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Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

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Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


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giovedì 26 novembre 2009 - ore 20:16


"Love, Hate and Everything in Between"
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Periodo di merda periodo di merda periodo di merda
periodo di merda periodo di merda periodo di merda
periodo di merda periodo di merda...
da ripetere come un mantra.

Sacha Maric

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mercoledì 25 novembre 2009 - ore 14:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una volta il consuntivo esistenziale si faceva una volta l’anno, adesso l’anno muore ogni tre mesi circa, e adesso praticamente ho 108 anni e cerco di nuovo lavoro...se una volta tanto poi uscisse il sole, potrei dimostrarne anche 102, di anni.



"Anche questa è finita. Le colline, Torino, Roma. Bruciato quattro donne, stampato un libro, scritte poesie belle, scoperta una nuova forma che sintetizza molti filoni (il dialogo di Circe). Sei felice? Sì, sei felice. Hai la forza, hai il genio, hai da fare. Sei solo. Hai due volte sfiorato il suicidio quest’anno. Tutti ti ammirano, ti complimentano, ti ballano intorno. Ebbene? Non hai mai combattuto, ricordalo. Non combatterai mai. Conti qualcosa per qualcuno?"

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martedì 24 novembre 2009 - ore 21:51


Fine delle Trasmissioni
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Oggi ho visto come l’inerzia di una persona possa diventare acuto vittimismo da quattro soldi riuscendo a trasfigurare una situazione.
Ho visto anche la sottocultura di chi si accuccia al lato di un tavolo a parlar di "cultura"; tesoro mio caro non si parla di "cultura" ma la si fa, e tu purtroppo proprio non ci riesci, ma davvero puoi impegnarti quanto vuoi, ma finchè avrai la sostenuta immagine egoriflessa di te stessa come artista proprio non ce la farai, e poi detto così tra noi non è l’autostima che ti manca, quella ce l’hai, ma l’umiltà.
Detto questo come unico ed egoistico sfogo personale, mi piacerebbe, come ha detto ieri Ale, che in una qualsiasi trasmissione da Santoro, a Mi manda Rai Tre, a Ballarò e quello che volete, che si parlasse dei laureati, di quel reportorio di umanità lavorativa bistrattato, compromesso, umiliato: gli operai si arrampicano sulle cime dei sindacati, il laureato lavoratore invece, chi l’ha visto?? chi se ne occupa? possibile mai che un libero professionista laureato non ci sta nemmeno nelle spese tra partita iva e tasse?
Poi angolo coltura, io coltivo, non "culturo".

Fine delle Trasmissioni, vi presento Mario Schifano, giusto per gradire.


"Ritenuto da molti l’esponente di spicco della pop art italiana (sebbene lo stesso Schifano preferiva non essere inquadrato in alcuna corrente artistica), venne considerato l’erede di Andy Warhol.

Insieme ai "pittori maledetti" (Angeli, Tano Festa ecc.) rappresentò un punto fondamentale dell’arte contemporanea italiana ed europea; restano memorabili le sue esibizioni tra centinaia di allievi e appassionati con la creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici.

Moltissimi dei suoi lavori, i cosiddetti "monocromi", presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela; l’influenza di Jasper Johns si manifestava nell’impiego di numeri o lettere isolate dell’alfabeto, ma nel modo di dipingere di Schifano possono essere rintracciate analogie con il lavoro di Robert Rauschenberg. In un quadro del 1960 si legge la parola "no" dipinta con sgocciolature di colore in grandi lettere maiuscole, come in un graffito murale.

Ancora oggi le opere realizzate negli anni sessanta restano di incredibile attualità. Tra le più importanti, vanno ricordate le serie dedicate ai marchi pubblicitari (Coca-Cola ed Esso in primis) alle biciclette, ai fiori (omaggi a Andy Warhol) e alla natura in genere (tra le serie più famose troviamo i "Paesaggi anemici", le "Vedute interrotte", "L’albero della vita", "estinti" e i "Campi di grano"). Riguardo al marchio Esso, dobbiamo ricordare i cinque esempalri nei colori: bianco, rosso, blu, giallo, verde, tutti pezzi unici, sparsi nei musei fra Europa ed America. L’esemplare blu, unico, presumibilmente ancora in territorio italiano, venne ceduto dalla galleria Pieroni di Pescara ad una importante famiglia Piemontese.

Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, fu tra i primi ad usare il computer per creare opere, e riuscì ad elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate (le "tele computerizzate"). La prolificità dell’autore, e l’apparente semplicità delle sue opere, ha portato alla creazione di un numero impressionante di falsi che hanno inondato i mercati, soprattutto dopo la sua scomparsa. Tra i primi a sperimentare innesti tra pittura e altre forme d’arte come musica, cinema, video, fotografia, l’ultimo periodo[1] di produzione di Schifano è particolarmente segnato dai media e dalla multimedialità, interrotto soltanto da alcuni cicli più prettamente “pittorici”, in una fase di piena coscienza del proprio ruolo di artista-uomo del suo tempo.

Vicino alla cultura pop e all’ambiente musicale beat, sulla falsariga di Andy Warhol che aveva scoperto e prodotto i Velvet Underground, collaborò con un complesso, Le Stelle di Mario Schifano, che incise un album alla fine del 1967, con una copertina disegnata da lui stesso; inoltre disegnò copertine per altri gruppi italiani, come l’Equipe 84. Nel 1971 realizza un film documentario dal titolo Umano non umano, il quale vanta la presenza di diverse figure di spicco tra cui Adriano Aprà, Carmelo Bene, Mick Jagger, Alberto Moravia, Sandro Penna, Rada Rassimov, Keith Richards.

Appassionato di ciclismo, ha disegnato per due volte la maglia rosa. Muore a 64 anni, dopo una vita di eccessi e sregolatezze, in cui ha sperimentato il carcere, a causa della droga, il manicomio, e un tentativo di suicidio"


Un cortocircuito tra interno ed esterno, finestra del mondo e occhio fotografico, tubo catodico e fisiologia di una mano sempre graziosamente impulsiva.Scorrevole e delicato il passaggio sul mosaico di fotografie disposte in migliaia di esemplari, esemplificazione moltiplicata di un tassello infinitamente bidimensionale su cui scorre velocemente l’artista con la sua mano e l’occhio dello spettatore col proprio sguardo.Sotto la mano dell’artista, prima, e l’occhio dello spettatore, dopo, transitano immagini appartenenti al campo affettivo e a quello sociale, in cui un intreccio tra il sentimentale e l’esplorativo, secondo una frequenza volubile di tempo e spazio. Schifano si conferma artista totale, produttore di un’arte istantanea che sintetizza nell’occhio e la mano uno spaccato di vita senza soluzione di continuità.Un eclettismo stilistico guida l’occhio o regge la mano di Mario Schifano che non si identifica mai con l’oggetto o il personaggio televisivo sottratto dal piccolo schermo e miniaturizzato sulla superficie della Polaroid con un cerimoniale aggiunto, una svelta decorazione pittorica che sigilla l’immagine.L’assemblaggio visivo avviene fuori da qualsiasi ordine progettuale, ma segue il dettaglio di un accumulo che genera ogni volta un diverso statuto iconografico.È lo stile dunque a determinare la realtà dell’arte che non si mette in competizione col mondo ma stabilisce un accento di originalità sorprendente e leggero.
Achille Bonito Oliva: "Il cerimoniale aggiunto"



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sabato 21 novembre 2009 - ore 16:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")




E’ colpa mia
se siamo diventati indifferenti
più poveri più tristi
e meno intelligenti
è colpa mia
che non mi curo delle tue speranze
forse perché delle idee
non so più che farne

è colpa mia
non ci avevo mai pensato
è colpa mia
non presto mai troppa attenzione
è colpa mia
perché non prendo posizione
è colpa mia
mi crolla il mondo addosso
se ci penso
non me ne frega niente
.
.
.

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giovedì 19 novembre 2009 - ore 16:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Catherine Campbell

Siamo casi difficili...in effetti si, dopo due giornate passate ad accompagnare la prima metà di dna, che mi rappresenta e che mi ha partorita, in giro per ambulatori ne ho avuto conferma.
Ho trovato due medici eccezionali, delle persone pregne di vita e conoscenza. Di fronte a queste cose, purtroppo per mia madre, divento instabilmente curiosa e decado radioattiva per ore su domande e possibili diagnosi. Così sono arrivata a scoprire da una semplice domanda diagnostica di uno dei due ricercatori, che in america hanno fatto, e ne fanno ancora, uso di zecche, si proprio la zecca bestiolina minuta, come arma batteriologica per la trasmissione della malattia di Lyme. Allucinante. Comunque in tutto ciò mia madre è ancora al momento senza una diagnosi, la zecca non la riguardava, e con accanto una figlia con il complesso di Ippocrate, che me lo sono inventato su due piedi per dire che in realtà avrei voluto fare medicina. I gufi ci hanno sempre portato fortuna.


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mercoledì 18 novembre 2009 - ore 09:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sembrano passati secoli da quando quest’uomo qua, Marcuse, era sulle labbra di tutti, di chi iniziava a sostituire la religione dell’anticapitalismo, a quella dell’antisistema, che è la stessa cosa, solo "leggermenete" più grande. La disillusione adesso ti porta a sorridere di tutto, lo scetticismo solletica e protegge e detta la nuova professione dell’ideologo sul niente.
Stamattina mi sono svegliata però dopo aver fatto un bel sogno, non so dove fosse la mia ragione, ma si stava bene...Hebert non t’arrabbiare.



L’uomo a una sola dimensione è l’individuo alienato della società attuale, è colui per il quale la ragione è identificata con la realtà. Per lui non c’è più distacco tra ciò che è e ciò che deve essere, per cui al di fuori del sistema in cui vive non ci sono altri possibili modi di essere. Il sistema tecnologico ha, infatti, la capacità di far apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l’individuo in un frenetico universo cosmico in cui possa mimetizzarsi. Il sistema si ammanta di forme pluralistiche e democratiche che però sono puramente illusorie perché le decisioni in realtà sono sempre nelle mani di pochi. "Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà – egli afferma - prevale nella civiltà industriale avanzata segno di progresso tecnico"; la stessa tolleranza di cui si vanta tale società è repressiva perché è valida soltanto riguardo a ciò che non mette in discussione il sistema stesso. Tuttavia la società tecnologica non riesce ad imbavagliare tutti i problemi e soprattutto la contraddizione di fondo che la costituisce, quella tra il potenziale possesso dei mezzi atti a soddisfare i bisogni umani e l’indirizzo conservatore di una politica che nega a taluni gruppi l’appagamento dei bisogni primari e stordisce il resto della popolazione con l’appagamento dei bisogni fittizi. Tale situazione fa sì che il soggetto rivoluzionario non sia più quello individuato dal marxismo classico, cioè la classe operaia, in quanto questa si è completamente integrata nel sistema, bensì quello rappresentato dai gruppi esclusi dalla benestante società, quello che Marcuse in un passo chiave del suo libro descrive come: "il sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati di altre razze e di altri colori, dei disoccupati e degli inabili. Essi permangono al di fuori del processo democratico, la loro presenza prova quanto sia immediato e reale il bisogno di porre fine a condizioni e istituzioni intollerabili. Perciò la loro opposizione è rivoluzionaria anche se non lo è la loro coscienza. Perciò la loro opposizione colpisce il sistema dal di fuori e quindi non è sviata dal sistema; è una forza elementare che viola la regola del gioco e così facendo mostra che è un gioco truccato".


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lunedì 16 novembre 2009 - ore 18:23


Something yellow...like a submarine
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Appunti di viaggio stando ferma.
Sono gli altri che si muovono, si avvicinano, io divento sottomarino accogliente, quasi quasi ospitale.
Venerdì sera i Piano Magic sono stati il concerto che non t’aspetti, quello di cui hai bisogno, di poche persone intorno, quel che basta, di vicinanza, della scaletta regalatami direttamente dal chitarrista a fine concerto.
Domani arriva mamma, arriva dopo un lungo viaggio, il solito, l’Adriatico non si sposta, e lo si ammira da destra e poi da sinistra. Arriva per quei motivi che non vorresti mai e si inizia ad incrociare le dita. Nel frattempo me la godrò un pò a braccetto per le vie del centro passeggiando al ritmo calmo di una patologia non ancora diagnosticata, spero esca il sole, yellow.
P.s.: se la sanità pubblica fallisce, come succede spesso, una visita da uno specialista privato costa 200euro, UNO SCANDALO.


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venerdì 13 novembre 2009 - ore 19:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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mercoledì 11 novembre 2009 - ore 18:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Avrei un pò di cose da scrivere, oggi. Sui legami, su come le persone si idealizzano nei rapporti, su come ne escano cadaveri putrefatti animati da buone convinzioni. Gente che rimane indietro intrappolata in un vischioso edonismo adolescenziale, chi si circonda di gente ipocrita, chi pretende da me un rapporto che esiste solo nella sua testa di tele relazionali. Patetici. E mi fermo qui prima di mettermi a fare l’elenco delle persone sotterrate oggi... mia mamma non mi ha insegnato la buona educazione semplicemente perchè non prende mai in considerazione nemmeno che esistano cattive intenzioni, chiamasi ingeniutà o stupidità per alcuni, fatto sta che mi fermo, semplicemente perchè è il mio compleanno, perchè mi nutrivo di litri e litri di latte per raggiungere un posto chiamato "arrivederci" delle mie età, e perchè dormo e dormivo quintalate di ore...per la gioia dei miei genitori.
Ah...stasera mi sbronzo di brutto...dopo danza classica, anche se prima sarebbe più divertente.




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martedì 3 novembre 2009 - ore 20:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi sento ancora più orfana...se ne è andato lo stesso giorno di Alda Merini, alla veneranda età di 100 anni, Claude Lévi Strauss...se ne sono andati un pezzo di poesia e genio in una manciata di ore, dissolvendo parte dei pilastri della mia adolescenza...mi chiedo se ,adesso, in questo momento ci sia un’altra Alda che muove i suoi primi passi o un Claude da qualche parte, spero si sbrighino ad adottare i miei pensieri esistenziali smilzi e sciupati.




Da una conferenza il primo passo, da un’intervista, il secondo:

“Se l’umanità non vuol rassegnarsi a diventare la consumatrice sterile dei soli valori che ha saputo creare nel passato, capace di dare alla luce soltanto opere bastarde, e invenzioni grossolane e puerili, dovrà reimparare che ogni vera creazione implica una certa sordità all’appello degli altri valori, la quale può giungere fino al loro rifiuto se non anche alla loro negazione. Perché non si può, allo stesso tempo, fondersi nel godimento dell’altro, identificarsi con lui e mantenersi diverso. Se è pienamente riuscita, la comunicazione integrale con l’altro condanna, a più o meno breve scadenza, l’originalità della sua e della mia creazione. Le grandi epoche creatrici furono quelle in cui la comunicazione era divenuta sufficiente affinché dei partner lontani si stimolassero, senza essere tuttavia così frequente e rapida da ridurre gli ostacoli indispensabili tra gli individui come tra i gruppi, al punto che scambi troppo facili parificassero e confondessero le loro diversità. Certo il ritorno al passato è impossibile, ma la via in cui gli uomini si sono oggi incamminati accumula tensioni tali che gli odii razziali offrono una ben povera immagine del regime di intolleranza esacerbata che rischia di istaurarsi domani, senza che neppure gli debbano servire di pretesto le differenze etniche occorre capire che le cause sono molto più profonde di quelle semplicemente imputabili all’ignoranza e ai pregiudizi"

Cosa può dirmi sul futuro?

«Non me lo chieda. Siamo in un mondo al quale già sento di non appartenere. Quello che ho conosciuto, che ho amato, aveva un miliardo e mezzo d’abitanti. Il mondo attuale ne conta sei. Non è più il mio. E quello di domani, con nove miliardi di uomini e donne - anche se ci assicurano, per consolarci, che si tratterà del punto più alto della parabola - mi proibisce di fare qualsiasi predizione».




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