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"Per me, ciccino mio"





HO VISTO

la vergine suicida.

i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






STO ASCOLTANDO









ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


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venerdì 10 luglio 2009 - ore 17:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Close your eyes and see the skies are falling
+


Property of Camilla Candida Donzella
via


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venerdì 10 luglio 2009 - ore 14:41


The Sky is Falling...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



A. C.
Prima ed unica giornata di pausa.
Di queste settimane ricorderò solo la meta.
Quando arriverà.
Il resto sarà come attesa spasmodica,
tappe intermedie e acutilfosforo.

When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody’s help in any way.
But now these days are gone, I’m not so self assured,
Now I find I’ve changed my mind and opened up the doors.

Help, I need somebody,
Help, not just anybody,
Help, you know I need someone, help.

I know that I just need you like I’ve never done before.



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martedì 7 luglio 2009 - ore 15:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Guardami negli occhi e poi
Dimmi che non mi permetterai
Di lasciarmi andare o di dimenticare
Dillo pure a tutti io ci sarò
Rincorrere i sogni ci ha sempre portato fortuna.

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lunedì 6 luglio 2009 - ore 20:47


"Little Henry’s heart is not in the right place."
(categoria: " Vita Quotidiana ")



"Henry Joseph Darger, Jr. (April 12(?), 1892–April 13, 1973) was a reclusive American writer and artist who worked as a janitor in Chicago, Illinois. He has become famous for his posthumously discovered 15,145-page, single-spaced fantasy manuscript called The Story of the Vivian Girls, in What is known as the Realms of the Unreal, of the Glandeco-Angelinnian War Storm, Caused by the Child Slave Rebellion, along with several hundred drawings and watercolor paintings illustrating the story. Darger’s work has become one of the most celebrated examples of outsider art."


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sabato 4 luglio 2009 - ore 14:51


"...hey man... Romeo is bleeding... ...Where’s Juliet?"
(categoria: " Vita Quotidiana ")



I can’t seem to find any information about her...
"The photography of Alexandra Carr is a stellar fairy tale to read. Each image treats your eyes with sincerity. Seen as slow, graceful gestures captured in pure lighting, elegant fashion, stylistic treatments and soft textures."
A. C.: "I am self taught but I don’t have anything against formal education. I think that the primary learning experience comes from practice. Everyone has their way of finding their own voice and methods."



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venerdì 3 luglio 2009 - ore 08:28


La mia vacanza quest’anno, se mai andrò in vacanza.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Kelly Burgess,
The Fort Project


The fort project is a series of environmental portraits. I asked individuals to "construct a fort and fill it with what you love." I referred to the structures as forts because I wanted people to begin thinking about concentrating their space and about self-containment, and forts are the first private spaces that most people create for themselves. I was deliberately vague in saying "fill it with what you love" so that I wouldn’t pre-determine what they incorporated. Nevertheless, trends quickly emerged - many people included books, photographs, computers, letters. Objects. The arrangement of the objects, as well as the particular ones chosen, reveals something about each person, as does the way the subjects pose in their forts.


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giovedì 2 luglio 2009 - ore 13:13


Maledetti cinesi, senza offesa, eh.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Photos by Atticus Jackson.
Immagina che io sia in una stanza contenente scatole di ideogrammi cinesi e un manuale di regole (scritto in italiano) che mi permette di associare in modo corretto gli scarabocchi specificandone la forma (le regole sono del tipo: "prendi uno scarabocchio fatto così e mettilo nella tal scatola"). Fuori della stanza ci sono dei cinesi che introducono gruppi di ideogrammi. Usando il manuale io posso dialogare con loro restituendo altri gruppi di ideogrammi. Che cosa deciderà l’esploratore che assiste a questa scena: sono o non sono capace di parlare cinese?
Questo esperimento pensato mostra che si può superare ’stupidamente’ il test di Turing: si può agire ’in accordo con’ le regole del linguaggio cinese senza ’seguirle’. Fuor di metafora: il fatto che un calcolatore (corrispondente alla persona che parla dalla stanza) possa con un adeguato programma (e cioè il manuale a disposizione nella stanza) produrre le risposte corrette (le sequenze di ideogrammi che io passo ai cinesi veri) non vuoi dire che il calcolatore sappia partecipare ai giochi linguistici cinesi. Rispunta, a quarant’anni di distanza, la differenza tra seguire una regola (capendola) ed adeguarsi ad una regola (senza capirla). Oggi la medesima questione si pone con le simulazioni fatte mediante le reti connessioniste. Facendo girare uno di questi programmi gradualmente ’emerge’ l’uso di una regola appresa sulla base di risposte negative e positive fornite al sistema (date da chi sta al di fuori della stanza). Il formarsi (dentro la stanza) di regole sub-simboliche (così chiamate dato che non vengono rappresentate esplicitamente nel sistema: non sono scritte in nessun manuale!) è una prova che nel sistema artificiale è stata riprodotta quella data competenza cognitiva? La lettura di questi scritti di Wittgenstein aiuterà gli scienziati cognitivi a rispondere in modo non dogmatico a questa cruciale domanda.


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mercoledì 1 luglio 2009 - ore 21:46


"They All Died Singing."
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Storto e diritto
"I miei bimbi stanno cominciando a notare che il loro papà è un po’ diverso dagli altri. "Perché non hai un lavoro normale, come tutti gli altri?" mi hanno chiesto l’altro giorno. E allora gli ho raccontato questa storia:
Nella foresta, c’era un albero storto e un albero dritto. Ogni giorno, l’albero dritto diceva all’albero storto: "Guardami. Sono alto e sono dritto e sono bello. Guardati. Sei tutto storto e piegato. Nessuno ti vuole guardare." E crebbero in quella foresta, insieme.
E poi un giorno vennero i taglialegna e videro l’albero storto e l’albero dritto e dissero: "Tagliamo solo gli alberi dritti e lasciamo stare gli altri." Così i taglialegna trasformarono tutti gli alberi dritti in legname e stuzzicadenti e carta.
E l’albero storto è sempre là, a crescere ogni giorno più forte, ogni giorno più strano".

Tom Waits


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mercoledì 1 luglio 2009 - ore 15:28


Domani, mi sa che farò una schifezza.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




" - Che succede, Pekish?
- Schifezze - rispose.
- Cosa sono le schifezze?
- Sono cose che nella vita non bisogna fare.
- E ce n’è tante?
- Dipende. Se uno ha tanta fantasia, può fare molte schifezze. Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente nemmeno una.
La cosa si complicava. Pekish se ne accorse. Si tolse gli occhiali e lasciò perdere Jobbard, i tubi e le altre storie.
- Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E li i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci?
- Si.
- Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c’è una strada molto semplice: restare puliti.
- Puliti?
- Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare. E fin qui non c’è niente di complicato.
- No.
- Il complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qualcuno. Okay?
- Okay.
- E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
- Già.
- Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola li la schifezza.
- Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
- No. Ma sta’ attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. E’ solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.
Pehnt stette un po’ a pensare.
- Ma quante volte lo si può fare?
- Cosa?
- Fare schifezze.
- Non troppe, se si vuole riuscire a dormire ogni tanto.
- Dieci?
- Magari un po’ meno. Se sono vere schifezze, un po’ meno.
- Cinque?
- Diciamo due. poi se ne scappa qualcun’altra.
- Due?
- Due.
"


p.s.:...anche se non ci passi più per di qua, buon compleanno.

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lunedì 29 giugno 2009 - ore 10:16


The Last Thing I Said to You was Don’t Leave Me Here
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo quasi un anno...Tracey Emin.

‘I was completely broke and it was brilliant, having your own property by the sea’.



"Spesso chi vede il mio lavoro si chiede "Per quanto ancora riuscirà a esporsi, a parlare di sé?". Io sono sempre felice di rispondere "Amico, hai visto solo la punta dell’iceberg". Gli artisti non dovrebbero più produrre oggetti, dovrebbero parlare, discutere di se stessi: cosa mi piace, che cosa odio. Io scrivo, parlo e mi ispiro sempre e soltanto alla mia vita. Mi muovo in fretta, sempre più sicura di me. La vita è fatta di avvenimenti molto semplici che possono trasformarsi in catastrofi. Tutti si innamorano, tutti si sentono soli, hanno paura, scopano e muoiono. Facciamo tutti le stesse cose, le conosciamo bene ormai, eppure nessuno ne parla. È come se ci fosse una patina di educazione che ricopre ogni cosa, anche l’arte. Così i quadri restano oggetti puliti, dedicati a una classe privilegiata e altamente sofisticata."


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