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"Per me, ciccino mio"





HO VISTO

la vergine suicida.

i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






STO ASCOLTANDO









ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


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spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è
"NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"


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giovedì 3 aprile 2008 - ore 15:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Bat For Lashes


Sarah
They cut out her heart when
she was a little girl
And in a fishing boat she thought she saw the shadow of God
Sarah
He didn’t smile at her and she decided
He never came at all
And when she died, she was going nowhere, nowhere, nowhere

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mercoledì 2 aprile 2008 - ore 11:57



(categoria: " Vita Quotidiana ")






C’è una bella sezione di Repubblica dedicata ai manifesti ritoccati...amdate e ridete, che fa bene.

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martedì 1 aprile 2008 - ore 12:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


[ La foto è di chi si nasconde senza maschere, ha le mani di una vita che le bastano per cucire ampi tendoni di silenzio su espressioni incerte.
Non credo ci sia bisogno di altro. Fuori una scritta grande luminosa aspetta. Il finale ce l’ha racchiuso nella semantica rossa da cima di un palazzo.
Nel frastuono del mezzo ci sono visioni, riprese, rimaneggiate senza approssimazioni ma con il gusto perspicace delle cose realizzabili, così ha detto lui, fate cose realizzabili.
Le sequenze sono tre montate a scatti.
Il finale è il quarto, e l’uscita fuori dal cinema che ti accoglie e ti aspetta e ti rivela il gusto di ciò che hai appena visto.]




La paura, quella che ti aspetta dietro l’angolo e ti fa soffocare---giù.
L’immagine viene da lontano ed insieme alla mia paura vanno e vengono da posti freddi, surreali e pur sempre giornalieri, da Helsinki. Pensavo, se dovessi iniziare a scrivere una sceneggiatura per un corto in questo periodo sarebbero solo 10 minuti di quotidiano. Partirei da un viso coperto e dalla vergogna di un attimo di lucidità, paura, discrezione---su---poi---il campo si allarga e rientra la vita, perché così dev’essere.

L’artista viene da lontano appunto Helsinki, visionaria con i colori squillanti di figure colte nell’attimo di una disperata lucidità, eppur terribilmente giornaliera con i suoi paesaggi giocati a casa sulle scogliere, gli spigoli delle porte e la piscina d’inverno, quello che si spera sia appena finito.
Cover di Drome, anche.
Date uno sguardo. Lei è Susanna Majuri
Susanna


I throw myself into a fictive reality in the shootings. My heart
beats wildly when I can feel the presence of surprises. When
you´re in love, but bid farewell to the channel. You forgot the
ship and it sinks. When the fall is unreachable behind the grey
sorrow.
I want to narrate feelings like in novels. The reader of images
gets a chance to handle her lost and encounters. There is a
place for danger. Did you die when you saw the shadow of the
bird?
The language is a map and draws around us, unknown and
familiar.
I believe in a single image. It breaths strong.






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venerdì 28 marzo 2008 - ore 12:04


Macro su una mattinata di lavoro
(categoria: " Vita Quotidiana ")




L’estetica dell’immagine nell’iconografica rappresentazione del colore. C’è stato il tempo del bianco e nero nel cinema, delle sequenze intuitive dello spettatore, della forma mediata, del racconto in immagini che tanto ricorda la forma scritta del narrare. Poi il colore irrompe sulla scena, ma non come avvento avvenieristico funzionale di un accessorio appendice alla macchina da presa (adoro il linguaggio antico di alcune parole che riportano fedelmente ciò per cui una macchina è nata e cresciuta), ma come protagonista. Pellicole in cui la drammaticità di una scena, di una sequenza sono dati dall’arte sapiente di accentuare contrasti e luci ed ombre, dando così un copione tutto particolare al colore che con essa riscopre la sua preziosa linea di espressione.
Con questa premessa ci si può avvicinare a quella che è La terra di Mirò. In una mostra, mi aspetto che sia l’immagine a prendermi sotto braccio, la linea a parlarmi del colore e della storia di quel quadro. Con Mirò si ritorna alle prime pellicole a colori, è nella trama espressiva cromatica che riscopri il paesaggio, che conosci, ti presenti ad un personaggio. Il colore ti entra in testa come un allucinogeno, potente sagace ed immaginifico.
Sono tele che restituiscono un immagine che si rivela improvvisamente, che appare agli occhi del pittore come quello di un bambino nella culla, in tutta la sua immediatezza.
Dopo il colore il disegno.
Mirò riapproda alla linea, ritorna al cinema muto. Sembra nella sua mano ci sia la chiara intenzione di tracciare una reazione intensa ed emotiva immediata in una fase parallela ai dipinti. I materiali diventano protagonisti. Lascia trasparire le venature del supporto in legno sul quale ha tracciato dei segni allusivi, creando un equilibri visivo, ad un tempo una suggestione poetica, e lui che ti sussurra la volontà, il desiderio di «rendere sublime una linea o punto solamente»…sembra di vedere Buster Keaton nella sagacia della sua figura.
Ma il colore attende, come una minaccia. Lo aspetta allo svincolo del lutto della morte e dell’amore. L’impulso aggressivo e tragico scavalca la linea e si immerge in un bagno cromatico disperato senza mediatori scivola sulla tela goccia dopo goccia modellato solo dalla direzione della forza intuitiva di Mirò.

continua
...



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domenica 23 marzo 2008 - ore 19:58



(categoria: " Vita Quotidiana ")




"Mio padre era timido...
Le sue lettere erano affettuose, piene di consigli ragionevoli e sensibili; ma non appena ci trovavamo l’uno in presenza dell’altro, c’era in lui qualcosa di rigido che non sapevo spiegarmi e che aveva su di me un effetto sgradevole.
Non sapevo allora cosa fosse la timidezza, questa sofferenza interiore che ci perseguita fin nell’età più avanzata, che soffoca nel nostro cuore le impressioni più profonde, che ci gela le parole, cha snatura sulle nostre labbra tutto ciò che tentiamo di dire, e che ci consente di esprimerci solo con frasi vaghe o una ironia più o meno amara, come se volessimo vendicarci sui nostri stessi sentimenti del dolore che proviamo nel non poterli far conoscere. Non sapevo che, anche con suo figlio, mio padre era timido e che spesso, dopo aver lungamente atteso da me un’espressione del mio affetto che la sua apparente freddezza pareva vietarmi, mi lasciava con gli occhi pieni di lacrime, e si lamentava con altri che io non lo amassi."


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venerdì 21 marzo 2008 - ore 20:01


...escape
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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martedì 18 marzo 2008 - ore 13:56


trasportateMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ecco, allora, signorina, ci sarebbe una soluzione, passando per Roma con una durata di viaggio di due giorni netti per la modica cifra di 120euro...uhm, no, vabbé guardi pure le soluzioni in aereo...certamente, dunque dunque, ci sarebbe l’opzione, l’unica tra l’altro partendo da venezia alle 06:50 con scalo a Roma, e successivo scalo a bari, dunque taxi per brindisi...ehhhhhhhhhhhh???
che viaggio esotico...ma dove sto andando? in grecia?turchia?africa?newyork? (che tra l’altro per quelli di drome ci dovrei essere per domani giusto per l’inaugurazione),australia? ma, no no molto più lontano...Lecce...datemi una navicella o faccio autostop con i camionisti...



Alessandro Nassiri_Project_Clouds 2007


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giovedì 13 marzo 2008 - ore 14:45



(categoria: " Vita Quotidiana ")




E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.


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sabato 8 marzo 2008 - ore 15:22


Non si esce vivi...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ecco…quando proprio non resisto approdo sulla tastiera. Eppure volevo passare inosservata questa mattina, scendere dal letto non dico con il piede giusto, quello non accade quasi mai, ma almeno sforzarmi nel far finta di niente e scivolare perfettamente ai lati di questa giornata. Facendo il verso al centro delle aspettative disordinate del centro di una stanza, non sapete quante richieste avanza ogni momento la mia, ho percorso i confini di quello che mi sembra un risveglio che si sta costruendo, edificandosi tra il bianco di una parete e qualche ricordo sottile appeso. Arrivo alla finestra, apro, le aspettative non sono delle migliori, ma riconosco che mi basta la divisa da grigiore leggermente illuminato che la padova mi offre e i tetti uniformi…quasi quasi sfioro anche un’inutile contentezza…ma poi, ecco, eccolo lì il deficiente. Il deficiente, appartenente alla stirpe dei Sapiens, si aggira con una certezza gialla tra le mani, un mazzo di mimose, e mi riviene il disgusto, mi ritrovo arretrata al centro della stanza, consapevole adesso del gusto retorico della giornata.
Fatta la premessa non aggiungo altro, altrimenti sarebbe fuoco e fiamme e polemica.
Vi enucleo solo, il centro, dal quale stavo quasi per sottrarmi, ma non si può.
In ogni dove tripudio di donnedonnoleggiano.
Esempio, unwound…riporto qualche parola e mi astengo dai commenti…dico solo che io ci penserei un po’ a donnoleggiare come dj tre volte l’anno come la madonna: oggi, natale e compleanno.
>le abbiamo chiesto l’impossibile, ovvero spiegarci che cosa distingue una Suicide Girl da un Velina.
"È un mondo completamente diverso, anche se in entrambi i casi c’è la voglia di apparire, di esprimersi. Non voglio dire che noi siamo meglio o peggio, ma i riferimenti culturali sono diversi. Le veline hanno questa parvenza pulita da ragazze belle e semplici, della porta accanto. Le SG sono ragazze completamente diverse, che tirano fuori se stesse in maniera più violenta. Se si mettono in mostra non lo fanno per denaro, ma per se stesse, per il piacere di vedersi in un certo contesto".

Inutile obiettare che anche la Velina, se interrogata, probabilmente risponderà che il calendario lo fa perché ha voglia di esprimersi. Ma forse il problema è proprio questo: assumere che le SG siano le paladine di un nuovo modo di intendere il femminismo e chiedere a loro lumi sulle contraddizioni tra chi in passato marciava in zoccoli di legno e chi oggi si fa fotografare nuda per un sito a pagamento. "Non credo ci sia incompatibilità con i valori del femminismo. La cosa che mi piace di più di SG è che è una comunità di donne unite da un certo tipo di percorso, che hanno avuto esperienze simili ed è facile quindi che nascano delle amicizie. Ci si sente, ci si consiglia, si lavora insieme se si può, ci si aiuta a vicenda. E poi dal sito delle SG viene fuori una figura femminile diversa dai canoni estetici maschili. Nelle foto di qualsiasi rivista patinata le donne mostrano canoni estetici che poi in realtà non esistono: una donna fisicamente perfetta, con un ruolo nella società al top. Noi invece siamo ragazze normalissime: belle, brutte, basse, magre. Siamo le ragazze che potresti incontrare ai concerti o a una festa". Una ribellione all’omologazione che fatalmente diventa essa stessa omologazione: difficile trovare sul sito una ragazza meno che bella e che non abbia tatuaggi e piercing. "Ogni ragazza è diversa. L’omologazione non la si vede dal tatuaggio. E poi noi siamo ironiche. Anzi, se dovessi dare un messaggio politico direi: donne, divertitevi di più". Sì, smettiamo di chiedere a queste ragazze di prendere in mano le sorti del femminismo. Loro, giustamente, vogliono solo divertirsi.<

E adesso vado a divertirmi, da donna, mi diverto.
Detto questo, video, donnoleggiolo ovviamente.








I’m coming up man-sized
Skinned alive
I want to fit
I’ve got to get
Man-sized
I’m heading on
Handsome
Got my leather boots on

Got my girl and she’s a wow
I cast my iron knickers down
Man-sized no need to shout
Can you hear, can you hear me now?

I’m man-sized
Man-sized

I’ll measure time
I’ll measure height
I’ll calculate
My birthrite
Good Lord I’m big
I’m heading on
Man-size
Got my leather boots on

Got my girl and she’s a wow
I cast my iron knickers down
Man-sized no need to shout
Can you hear, can you hear me now?

My babe looking cool and neat
I’m pretty sure good enough to eat
Man-size no need to shout
Let it all, let it all hang out

I’m man-size
Man-size [X7]

Silence my lady head
Get girl out of my head
Douse hair with gasoline
Set it light and set it free

Silence my lady head
Get girl out of my head
Douse hair with gasoline
Set it light and set it free


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sabato 1 marzo 2008 - ore 13:31



(categoria: " Vita Quotidiana ")


For... wildwildlife


PunK Lullaby





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