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"Per me, ciccino mio"





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la vergine suicida.

i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






STO ASCOLTANDO









ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


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giovedì 28 febbraio 2008 - ore 13:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"...ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti..."

Ciao Bruna

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martedì 19 febbraio 2008 - ore 18:48


when I am sicksicksick hang me up to dry like a temptation
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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domenica 17 febbraio 2008 - ore 23:22


Componi il puzzle usando i connettori logici
(categoria: " Vita Quotidiana ")




_No, signori, non è uno Schnabel...in fondo...siamo solo al The million dollar hotel;
_Ma non Million dollar Hotel...allora si tratta di Basquiat;
_Insieme a Basquiat e Before the night falls...lo scafandro e la farfalla.

In fondo tutto torna...qualcuno suggerisce...e mi sembra di aver paura...chiamate un’ambulanza.

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sabato 16 febbraio 2008 - ore 15:45


StiLL lIFe...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Corrado Dalcò









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venerdì 15 febbraio 2008 - ore 19:11


mothlight
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Della libertà io non so nulla
Chi sa qualcosa alzi la mano.

…e si alzi in piedi…un post da leggere in piedi, frenetico senza tanto tempo e parole.
Irrequieta…lei è affetta da incessante fame, un pozzo di desideri, dove quest’ultimi non si buttano a capofitto, ma è il senza fondo che ne alimenta la nascita.
Si compongono così ogni giorno le ore, la prima track dell’arcobaleno. Sembra che ci sia un’essenziale e presente consapevolezza che mi fa scattare e percorrere le 24 ore come fossero una gara, perenne. Anche nel sonno, non v’è tregua. E stremata alle volte mi ritrovo davanti ad un perfetto divano di pensieri oltraggiosi e comodi, rilassatevi se riuscite…






“Conosco la rigidità delle regole, delle fissazioni e delle fobie che mi accompagnano, che mi placano e che mi guidano nelle scelte; quella rigidità è unica nel suo genere perché mia, e quelle norme sacrosante sono inviolabili perché me le sono imposte io, perché nessun altro al mondo riesce a farsi rispettare quanto me da me, perché è fondamentale. Perché ci teng. Perché non ci credo per niente a tutta questa mia pagliacciata…
ed è così che ribalto tutto di nuovo, che ci rido molto, che fotto a morte quello in cui ho creduto, quello su cui ho lavorato, senza prenderlo sul serio, senza rimpiangerlo, senza temerlo…”




Pubblicità senza acquisti.
-Il divano_Campagna pubblicitaria della United 1861
-Citazione_"Cosmesi" è Eva Gaetti e Nicola Toffolini
-"Tradire il fare"_è uno dei tanti giochi linguistici, ironici e paradossali, che Nicola Toffolini utilizza nel proprio lavoro ed espone nelle varie gallerie d’Italia. Una mostra che focalizza l’attenzione sulla progettualità e sull’interdisciplinarietà alla base della prassi operativa. Un’installazione di “Cento immagini” disposte in rigoroso ordine cronoligico: rendering, documentazioni di installazioni, studi progettuali mai realizzati e spazi scenici ideati per Cosmesi - progetto teatrale a cui Toffolini collabora insieme alla performer Eva Geatti


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lunedì 4 febbraio 2008 - ore 21:16


The indescribable moments of your life
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Grazie…
In principio c’erano le parole, tante, messe lì per stupire…assemblate non a caso, ma nemmeno in posizione strategica studiata, solo facile opportunità sonora.
Ma non rimane niente.
Poi sono venute le esigenze comunicative soprattutto, bisognava, dovevo comunicare, anche a costo di essere provocante e scioccante.
Ma non basta.
Adesso c’è da raccontare.
Sabato.
Parto dai gradini…a me sono rimasti impressi i gradini, quelli del datch forum, tanti davanti, tutti da attraversare senza tempo per le aspettative, le ginocchia sono collegate alla ragione mi sono detta, perché pesanti non andavano abbastanza veloci, per correre dietro a quello che si faceva strada sulle scale delle mie emozioni e del mio istinto…mi sono sentita quasi divisa: la metà che cercava di costruirsi l’anticipazione di quello che sarebbe stato, e quella che correva dritta dritta per prendersela quell’anticipazione.
Nel pomeriggio avevo sentito l’ebbrezza di un evento che avevo atteso. Se mi avessero chiesto di correre l’avrei fatto per come le scarpe perdevano la sensazione della consistenza di un asfalto di cose ragionate: mi ero divertita ad incontrare due persone in centro a bere uno spritz in un giorno che non mi sembrava né di festa, perché una di queste persone risaputamente lavora, né uno di quelli ordinari infrasettimanali, perché l’altra persona, fratello a quello di prima, ovviamente lavora…ma allora, Sara, che giorno era? Bah…io non lo so ancora, che giorno fosse, ma tra feriale e festivo credo ci sia posto per l’inusuale, l’impensabile…ecco.
Poi casa, il citofono e le cose che non funzionano.
Nella mattina di suddetto giorno avevo rotto il caricabatteria del mio portatile…non credo di aver scritto frase mai più semplice, ma è una cosa tragica, e la tragedia richiede semplicità, così come senso del ridicolo a posteriori, perché trovatemiuna persona normale che per far funzionare le cose le sfascia. Ed io avrei voluto scrivere prima questo post, con le mani ed i fremiti post concerto, ma volevo farlo dal mio pc…ma che cosa cambia? No, nulla…cioè si tanto, è come avere una propria moleskine…alla fine mi sono rassegnata, il mio pc è ancora malato ed io mi sono prostituita con un altro.
Ma esiste la libertà delle soluzioni immaginate anche quando quello che facciamo di solito è ritagliare e plasmare spazi su nostra somiglianza, dei piccoli e grandi recinti in cui sentiamo di essere liberi. Soluzioni altre diverse che creano lo scarto di un punto esclamativo.
Nel tardo pomeriggio passato in macchina, in uno spazio diviso per cinque e sovrapposto come piantine geografiche di stati vicini. E la musica in questa macchina? Mi sono trattenuta, perché se no passo sempre per la rompi balle…bè in questo spazio le aspettative le avevo buttate via dal finestrino, in autostrada, al primo autogrill mollate come una moglie impertinente (o come un marito, è uguale, come preferite). Risalita in macchina mi è piaciuto dormire un po’, ma solo poco, guardare il blackblock sciarpa blu che ballava a metà strada tra una ragazzinaindie e un ballerino heavymetal , sentire le richieste di soccorso stradale del guidatore(nel senso di quali direzioni prendere), vedere la manina di chi gli stava accanto che si allungava verso la luce per illuminare il percorso e poi ancora assistere al momento chiappe al vento per famigliola contenta.

E mi ritrovate di nuovo sui gradini adesso.
Ce l’ho fatta anch’io, dietro a quelle porte c’è qualcosa che non realizzo ma che vivo intensamente…non aggiungo altro. Perché non ho voluto foto, perché non ho commentato, perché non riesco a spiegare. Tempo fa l’avevo detto, la prossima volta, se proprio devo nascere, sarò un chitarrista, o una chitarra…per quella sera una di Billy possibilmente. Io non mi sono commossa, cioè, mi sono anche commossa…il resto è qualcosa di privato, e non è una provocazione, un po’ come fare l’amore.









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giovedì 31 gennaio 2008 - ore 20:42


Ho visto cose che...voi alieni non immaginereste mai
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Vi evito il sono stata, ho visto, fatto e mi sono sentita…
Parto semplicemente dalla frangetta spostata per l’evento frangettato di una mostra. Spostati a sinistra, i capelli - il resto oramai non sarebbe neanche più capace di orientarsi verso la sinistra di qualsiasi cosa visto il repertorio sociale politico monodirezionale - mi sono sentita meno da cliché e dall’alto, si fa per dire, di ciò mi sono goduta quelli degli altri e mescolato e ricercato i miei.
Lo stato dell’arte oggi, è anche questo, l’osservatore.
Osservatore capitato per caso, simpatici, dal passo rallentato lo sguardo disperso senza nessuna aspirazione ma con la sola apposizione fenomenologica alla manifestazione da curiosità da bambino di scuola materna…di quelli che si esprimono con breviari di frasi a singhiozzi di entusiasmi apostrofati da “bello!”, “che schifo, e questa la chiamano arte!”.
Osservatore infantile trascinato per speranze di osmosi che i genitori hanno riposto nelle premature meningi, osservatori esasperati dalle luci della fiera di un capannone felici solo nell’avere tra le mani l’opera d’arte summa di una domenica in famiglia, il gelato.
Osservatore coppia, nel senso che sono due, ma in realtà è solo un’illusione ottica, dietro ai due corpi si nasconde un’unica volontà cervello…mano nella mano si spostano da un quadro all’altro sulle scie dell’entusiasmo dell’uno o dell’altro rischiando in casi di momenti di indecisione verso quale direzione prendere, nella frattura delle due mani simbiotiche…nei casi peggiori non riuscendo a staccarsi i suddetti finiscono addosso agli altri visitatori o nei casi peggiori sulle stesse opere d’arte…da qui la mia proposta: evitate l’ingresso alle mostre a gente che entra presa mano nella mano, loro lì non possono entrare, previa separazione e giuramento che rimarrà tale sino alla fine.
Osservatore alternativo, facile facile, quello/a vestita nel modo che non immagineresti mai, quello che non ti sfugge alla traiettoria nell’occhio neanche se hai un Duchamp versione originale e gigante davanti agli occhi, ti devi per forza voltare a guardarlo/a.
Osservatore che compra per investire, lo sai, è lui, l’unico che sta parlando con il gallerista, con il completo buono e l’occhio di chi sa che sta per fare un autentico affare, perché sa, lui sa ha letto le quotazioni di ogni singola opera d’arte sulla settimana enigmistica.
Osservatori che vorrebbero comprare, li vedi, sono dietro il compratore di prima, cercano di carpire i discorsi e di farsi viaggi bellissimi immaginari su dove e come potrebbe stare quella gigantesca opera d’arte di un famoso fotografo composta da 30 pannelli che nemmeno ce l’ha una parete così grande.
…ce ne sarebbero ancora ma mi sono stancata e devo andare…
Osservatore che guarda gli altri osservatori, opere d’arte mobili, installazioni di pensieri ed emozioni e stereotipi luminose, componibili, mediamente piccole e grandi…alla prossima poi anche gli artisti.




...che poi ubriaca così di tutto...con il fumo tra le dita ed un film incatenato a ricordi mi farebbe felice anche solo piangere tanto...debolezza...vezzo che non sopporto



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mercoledì 23 gennaio 2008 - ore 13:08


Ulysses, why do you come so late poor fool...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vita eclatante e personaggi al buio...sicuramente non ha fatto scalpore, tra donne fatali e vezzi artistici, ma seduto accanto all’eccentrico Andy Warhol, sceso, Andy, dal mito del suo piedistallo da pubblico eccentrico, ce lo vedrei bene.



" Martial Raysse nasce il 12 febbraio 1936 a Golfe-Juan, nei pressi di Nizza; attualmente vive e lavora a Issigeac. Figlio di artigiani ceramisti di Vallauris, comincia a dipingere e a scrivere poesie a soli dodici anni. Nel 1958 partecipa ad una mostra collettiva presso la Galleria Longchamps e in pochi anni diventa uno dei maggiori pittori astratti della Costa Azzurra; nel 1961 espone con vivo successo a Milano. Durante il suo soggiorno negli Stati Uniti si avvicina alla Pop Art ed è tra i fondatori del movimento Nouveau Réalisme. Nel 1965 lo Stedelijk Museum di Amsterdam gli dedica una mostra retrospettiva. L’anno seguente, insieme a Niki de saint-Phalle e Jean Tinguely, realizza le scenografie per un balletto di Roland Petit. Alla Biennale di Venezia del 1966, anno in cui esegue l’opera qui in catalogo, vince il premio destinato agli artisti con meno di 45 anni.

Negli anni ‘70 si rivolge al cinema e realizza cortometraggi e lungometraggi.
"


"Je n’ai jamais fait de peinture, j’ai toujours travaillé sur des images. À les transformer, à en tirer un nouveau langage. "

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martedì 22 gennaio 2008 - ore 00:43


blablabla...
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Terminal. Alle volte mi affeziono alle parole senza un motivo semantico particolare, anzi molto spesso non è nemmeno preso in considerazione, è il suono che mi rimane come puro retrogusto sulla lingua del mio vocabolario giornaliero.
Toxicosmos è l’altra. Ancora per i periodi alquanto nuvolosi di queste ore senza permessi ma con una forte grammatica di sdegno rabbia e tenerezza.
Prima lo sdegno. Un catalogo di banalità. E adesso potrei elencare a dismisura le cose che odio, ma vi evito oltre che la lagna l’insulsa banalità del male. Preferisco argomentare le sottili linee del fastidio che per l’odio a dire il vero non sono ancora abbastanza grande.
Navigavo come sempre senza mare ed onde, e mi sono imbattuta in saccenti dalla penna facile e l’inchiostro come una laurea ad honoris tatuata sul template e mi sono accorta del fatale parlarsi addosso, di personaggi insulsamente cartonati di parole. Senza dire nulla con la sola volontà di stupire…mi sono arrabbiata, per le aspettative attribuite alla mia lettura…e poi mi sono intenerita e ho pensato a quanto fragile dev’essere la considerazione che alle volte si ha delle proprie capacità intellettive, quando basterebbe un silenzio per stupire e zampettare in una pozzanghera di divertenti non detti.
Correrei tanto in questo momento, per vedermi sfinita e senza fiato con l’indiscussa volontà di respirare a fondo. M’inebrio di gente e di discorsi altrui nei locali, dico troie a chi m’ispira, effettivamente le buone maniere devo averle perse per strada prima correndo.
Sono giorni in cui rivedo persone che cercano ad ogni costo di disegnarsi "bene", fumetti in cerca di autore si guardano intorno e per contrapposizione danno vita alle loro nuvolette di pensieri. Per lotta sembra che ci si affermi, per contrarietà ed ossimoro…colorati vs nero e non parlo del bucato, che oramai so fare alla perfezione. Non mi sento fumetto ed escluderei l’ipotesi di un mio camaleontismo solo mi piacerebbe evitare la semplicità ed il riduttivismo di un tavolo di posizioni scontate, mi rattrista. Poi penso alla mamma che mi dice che non può coesistere tutto nella medesima persona e che il bello di incontrarne una consiste nel non conoscerla mai…m’incontro spesso mamma, ma sembra non mi conosca mai.
Io ho le mani che cercano spasmodicamente questa sera, poesie di paglia da ardere in fretta.
Tempo fa qualcuno mi ha detto che avrebbe pagato per poter essere in uno ospizio a fermarsi a ricordare i giorni, come ricordare fosse più facile che viverli. Ti avrei preso a schiaffi se ti avessi avuto di fronte. Ma che cazzo credete? Ci siete mai stati in una casa per anziani? Ma porca puttana (si sente che ho appena visto south park??) romanzate anche il catetere dei ricordi dei vostri nonni o cosa?? Io e Bruna siamo d’accordo, venite a trovarci qualche volta, con un fiasco di buon vino e gli aggiornamenti calcistici sul milan e vi racconterà la gioia di starsene in una sala da pranzo da sola tutta il giorno che l’amica compagna di stanza con i suoi bellissimi 94 di memoria se la dimentica.
Tenerezza ed una carezza prima di andarmene a dormire. Mi piacerebbe scriverti le lettere con l’inchiostro blu ed ascoltare ancora dream brother sotto banco, milano, ma come si fa? Sembra siamo cresciute, sempre fragili e sbagliate con le parole scomode…mi piacerebbe che Folla adesso con Francesca Neri ricomparisse in tv, con la sua voce da filetti di platessa a suggerirci quella rivoluzione in testa fatta di scarpe di ginnastica e capelli davanti al viso…un pugno ed una carezza…a presto.


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giovedì 17 gennaio 2008 - ore 09:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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