OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD

5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
ESTRAGON AFRAID EVENTS
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mercoledì 3 maggio 2006 - ore 12:03
Things change
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ad esempio, il pomeriggio del primo maggio si prende e si parte, destinazione ormai tipica, il Terrazza a Jesolo. Diverso da quando l’estate scorsa noi ed i subsonici eravamo disperati, senza sigarette e con un certo numero di bevande in corpo ad un aftershow party molto provante dal quale ancora oggi molti non sanno come siano tornati.
Ricordiamo ad esempio qualcuno, dotata di Pandino, che non trovava più il cellulare ed ora è testimonial per RedBull
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O il subsonico ninja, appena arruolato da me medesimo per una serata presto nella nostra città.
Come eravamo:

Come siamo:
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Che in versione drum n’bass fa anche un altro effetto, ma non delude con un set Birmano-elettronico, gradito anche dai nostri ospiti prima profani del subsonico batteraio. Bravo Ninja, brava Martina, brava Ilaria, brava Elisa, bravo Luca, bravi tutti. Bravo anche il nostro simpatico amico terrazzato:
Posso scroccarvi due tiri? Dopo vi offro quello che volete
Hai creato un mostro. Mai dirci una cosa del genere 
Bravi pure gli eroi del Greenwich, dove a tarda notte, tra un "cavallo" a Silvia ed un altro, nascono frasi storiche come
ho provato ad andare, ma ho trovato tutto blindato. ho finito la coca prestissimo. la meditazione è importante.. mentre noi, nottambuli e digiuni (ma con in corpo "vokarè") riceviamo come dono dal cielo club sandwich e bruschette. E birra, ma non serviva dirlo, credo.
E mentre raccolgo in giro informazioni per un addio al celibato di un amico che si sposa ad ottobre (non hai idea di cosa sto preparando), la mia ADSL si trasforma a venti megabit (che culo), e il signor Alice mi porta a casa una scatola magica collegata alla televisione il cui unico scopo è farmi scoprire nuovi film trash ("La liceale seduce i professori" con Lino Bènfi) e, un po’in ritardo, vedere quel telefilm di cui parlano tutti, Orlando Curioso.
Nel frattempo, ricordo alla cittadinanza che questa sera il DNA club vi propone in consolle, tra gli altri, Bunna, degli Africa Unite e, a tempo "impiegato", Bluebeaters, colui che era ospite quando, per la prima volta, fui intervistato ad Help sulle chat nel ’97.

In consolle per una notte tra il reggae in sala grande e l’hip-hop in sala piccola...
A suo modo, panta rei.
DI PASSAGGIO - FRANCO BATTIATO
Passano gli anni, i treni, i topi per le fogne,
i pezzi in radio, le illusioni, le cicogne.
Passa la gioventù, non te ne fare un vanto:
lo sai che tutto cambia, nulla si può fermare.
Cambiano i regni, le stagioni, i presidenti,
le religioni, gli urlettini dei cantanti......
e intanto passa ignaro il vero senso della vita.
Si cambia amore, idea, umore, per noi che siamo solo di passaggio.
L’Informazione, il Coito, la Locomozione.
Diametrali Delimitazioni, Settecentoventi Case.
Soffia la Verità nel Libro della Formazione.
Passano gli alimenti, le voglie, i santi, i malcontenti.
Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume,
né prevedere i cambiamenti di costume.
E intanto passa ignaro il vero senso della vita.
Ci cambiano capelli, denti e seni, a noi che siamo solo di passaggio
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PERMALINK
lunedì 1 maggio 2006 - ore 14:44
I met her in a crowded room
(categoria: " Pensieri ")
O più precisamente al DNA la sera del concerto dei Dirty Pretty Things, o ex-Libertines che dir si voglia. Con stivali rossi e schietta, a breve la soprannominai bauschetta.
Basta prendere l’archetipo "killeriano" delle electric girls with worn down toys, aggiungere un’innata abilità nel preparare le bruschette, un paio di stivaletti rossi, una casa a Barbarano, le candeline per il suo compleanno, la sigaretta una-tantum, la tenda con le stelle dentro ad Amsterdam, le cioccolate calde d’inverno ogni settimana, una cultura musicale variegata, l’amore per i concerti.. e si ottiene Alessia.
Sticazzi, aggiungerei, perché si ometterebbero un sacco di cose su questa ragazza... che lacrima dal ridere mentre ti spia se mangi una pizza in macchina, va in ipotermia ed adora il mio divano, soprattutto la coperta, cerca di convincerci da tempo di stare per laurearsi, adora Chicks on Speed e Baustelle, esorcizza un certo tipo di privee in compagnia, ha un ibook come il mio e ci gioca amabilmente, fa un sacco di foto con ogni strumento possibile sulla terra, ogni volta che sta guardando qualcuno sembra stia aspettando che questa persona sia in una qualche posa strana, ti manda i messaggi alle sei della mattina per confortarti o per mostrarti che c’è, ti regala un cd fatto da lei ad arte, e ti fa venire i lacrimoni.
Insomma, questa è fairy*, o Alessia che dir si voglia, o starlightfairy su buzznet, o nei milioni di community in rete tra Padova e Berlino. E questa signorina, o il suo destino per lei, ha deciso di andare a Milano per un po’. Per tornare sporadicamente, e tornare definitivamente per quelle ferie a Benicassim che in tanti sospiriamo.
Nemmeno io ti odio, anche se te lo dico spesso. Torna presto a trovarci, Bauschetta, con i tuoi vestiti da adattare, la tua amica brava ragazza, le donne e gli uomini che impazziscono per te, gli gnocchi del Capitello, le macchie di vino sulla maglia.. insomma, ti aspettiamo. Come fosse una dedica su radio Birikina.
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Noi intanto faremo i bravi, ma non troppo.
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SUSANNA - VASCO ROSSI
Susanna è una bambina tutta colorata
che quando va a ballare sembra un’aranciata
e guarda già i maschietticon aria misteriosa
ma quando torna a casa la sera è tutta un’altra cosa.
Susanna balla sempre tutto il pomeriggio
ma non fa molto caso a chi le sta vicino
e quando guarda intorno muove appena appena gli occhi
con aria fatale tenuto conto degli anni
Non si mette le scarpette negli occhi perché le hanno tutti
e non si lascia affascinare da nessuno ma sorride a tutti.
Susanna ha la maglietta numero 28
coi ricciolini in testa sembra proprio un confetto
e non sta mai ferma un attimo gira dappertutto
e quando pensi di fermarla è già passata da un anno.
Quando sorride ha un’espressione maliziosa che ti fa coraggio
ma poi scompare e non la vedi più per tutto il pomeriggio
Susanna è una bambina colorata
Susanna è un’aranciata....
Susanna è una bambina tutta colorata
che quando va a ballare sembra un’aranciata
e se per caso ti vien voglia di mangiarla tutta
stai attento amico quella è frutta che scotta
attento amico....vacca, l’hai già rotta!
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PERMALINK
domenica 30 aprile 2006 - ore 19:10
Caro Babbo Natale
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ti pregherei di intercedere per me presso Nostra Signora della Toyota affinché un suo emissario mi telefoni quanto prima affidandomi una lieta novella.
Onde evitare di dover attendere i comodi di due adorabili pensionati e vedere i propri programmi cambiare come il tempo l’estate scorsa, quando ti dicono "torniamo presto" e si fermano a cena fuori.
Ti pregherei inoltre affinché, per sbaglio, i gruppi di pittori che organizzano le loro divertentissime cene, si sciogliessero, od organizzassero tali appuntamenti in zone, che so, dell’Arcella, o, comunque raggiungibili a piedi, autobus, dorso di cammello o in braccio a turno.
Gradirei moltissimo, inoltre, capire perché possiedo gli unici genitori che per contattarmi mi fanno uno squillo per essere richiamati, quando nelle normali famiglie dell’età moderna, solitamente, è il figlio a mendicare la telefonata.
Di grazia vorrei insistere sull’esigenza di un nuovo modo di tirare lo sciacquone da parte di quei due saltimbanchi, poiché, purtroppo, il pulsante che lo aziona si trova, oltre il muro, a venti centimetri dal mio orecchio destro o dal sinistro, a seconda del fianco sul quale ho scelto di dormire. Ed ogni volta, sai, mi sveglio.
Desidererei anche conoscere il motivo per il quale chiedo di mangiare leggero, mi alzo sconvolto dalla notte prima e, anziché actimel, tazza di the e Doriano mi trovo davanti un piatto di pasticcio di verdure e qualche etto di un cavallo che fino a pochi giorni fa correva libero e felice.
Mi sfugge, oltretutto, la motivazione che spinge una madre a caso ad esser timorata di un incendio imminente ogni qual volta io lascio acceso il mio strumento di lavoro (non il legislatore, bensì il computer).
Sotto l’albero vorrei anche trovare un sistema che risponda automaticamente alle stesse domande ripetute cinque minuti dopo.
Il mio sogno è da molto, oltretutto, la comprensione del fatto che sia lecito, che so, cinque ore prima di uscire il non aver ancora un piano ben preciso.
Insomma, Babbo Natale, fa’qualcosa per me. Perché se è vero che a Cento ogni mattina ero costretto a pulire i "resti" del mio coinquilino "Robbè" che scappava al lavoro dopo che gli era scappato altro, e non era una cosa piacevole, se non per il fatto che poi toccava a lui lavare tutto l’appartamento, è anche vero che, a 3 anni e mezzo dal "ritorno all’ovile" mi starei anche rompendo i coglioni.
Per cui ringrazio con tanto affetto
- MTV Italia, che ha fatto chiudere Roxybar e tanti altri programmi, lasciando a piedi, di fatto, una cinquantina di persone solo al Centergross
- Selvaggia Lucarelli, perché ha trasformato la mia permanenza a Roma in un incubo che ho saggiamente deciso di non affrontare (grazie Babbo Natale, perché hai inventato anche il subaffitto)
- l’ambiguo consigliere / pittore / giardiniere / scruttatore / gattaio / intelligentone che mi abita davanti, per il suo non farsi mai i cazzi suoi ed avere la famiglia più maleducata al mondo, per quando guarda dentro le case altrui con il binocolo
- il mio vicino che ha comprato la Lexus, in grado di occupare tre posti auto con una city car di lusso
Tutti dovrebbero avere ed adorare questa canzone. Per legge.
INSIDE JOB - PEARL JAM
Underneath this smile lies everything
All my hopes and anger, pride and shame
I make myself a pact, not to shut doors on the past
Just for today I am free
I will not lose my faith
It’s an inside job today
I know this one thing well
I used to try and kill love. the highest sin
Breathing insecurity out and in
Searching hope, I’m shown the way to run straight
Pursuing the greater way for all human light
How I choose to feel is how I am
How I choose to feel is how I am
I will not lose my faith
It’s an inside job today
Holding on, the light of night
On my knees to rise and fix my broken soul
Again
Let me run into the rain
To be a human light again
Let me run into the rain
To shine a human light today
Life comes from within your heart and desire
Life comes from within my heart and desire
Life comes from within your heart and desire
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PERMALINK
sabato 29 aprile 2006 - ore 16:40
Attenti a quei due
(categoria: " Musica e Canzoni ")

Finita una stagione, decisamente. E l’abbiamo finita con la coppia di dj più desiderati dal pubblico, quelli che hanno una fila di donne kilometrica sotto la consolle, quelli a cui arriva un imbarazzante reggiseno con numero di cellulare scritto dentro la coppa e frase d’amore all’esterno al grido di "almeno ci avrò provato". Apre la serata Merch

nel frattempo i nostri ospiti incontrano la Birmania

e le mie occhiaie

per poi mettersi al lavoro








Bella serata, è bello rivedere tante persone che hanno passato anni lì dentro insieme, arrivare tanti addetti ai lavori, belle donne, amici, sconosciuti, curiosi. Strano pensare a quante storie potrebbe raccontare ogni singolo bicchiere alleggerito di fretta, ogni mozzicone a terra, ogni nuvola di fumo schiantatasi contro quei muri. Un aftershow lungo e rilassato sui divanetti, dove scopro che Pisti è convinto io sia il figlio segreto di Coccoluto e Samuel riguardo il DRM non ha opinione. Ma indagherà, e chissà dove e quando si brinderà di nuovo a Vodka Lemon. Grazie a Samuel e Pisti anche per aver suonato il mio pezzo house preferito (Activator). E tra proposte di matrimonio, sigarette, altre sigarette, bicchieri, cd regalo da una fairy che emigra a milano per un po, bottiglie, baci, abbracci, auguri al Frescura trentenne, chiavi altrui in mano a una tale Kitri, urletti, uni posca, manifesti di saune, piacevoli conoscenze, gente che sta bene, gente provata.. resta una cosa, per l’estate..
ci vediamo alla Golena 
PARACHUTES - PEARL JAM
Why deny all the troubles when combined
With the missing links it don’t feel like home now
That your gone all the troubles suddenly explained infinitum
You’re always wishing and never here at home
You all the dreams we shared and
lights we turned on
but the house is getting dark
and I don’t want to know your past
but together share the dawn
and I won’t need nothing else
cause when we’re dead
we would’ve had it all and
I would’ve fallen from the sky til you
Parachutes have opened now
Heaven knows if there’s a ceiling
Come so low with the kneeling
Please know that I got all the friends I’m needing
Before my light go out
As the doors are closing now
And far away will be my home
And to grasp this, I don’t know
But I don’t need
Further back and forth, a wave will break on me today
And love
Wish the world could glow again with love
One can’t see to have enough
And war
Break the sky and tell me what it’s for
I’ll travel there on my own
And love
What a different life
Had I not found this love with you
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PERMALINK
venerdì 28 aprile 2006 - ore 15:29
I have wished for so long... How I wish for you today
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Quella sera un Paolo a caso scattò un po’di foto.
Venti Giugno Duemila. Mi piace ricordarla come la sera in cui metà compagnia aveva la maturità e non poté prendere il biglietto per il concerto, penso a via Cortivo con venti persone cariche per partire sotto il sole, ad un arrivo a Verona con gli occhi che non hanno smesso di brillare nemmeno quando, dopo alcune ore, ci ritrovammo a Nogarole Rocca per aver sbagliato autostrada. O penso a Stefania, altra ex-Curielista trovata per caso in autogrill, come per caso l’ho ritrovata in un coffee-shop di Amsterdam tre mesi fa.

Soprattutto, penso a quelle ore di musica, di vita, che ricordo ancora oggi come fosse successo ieri sera, grazie alla pelle d’oca che la prima nota di chitarra di "Long Road" mi fa subito tornare, quando riascolto il doppio cd testimonianza di quella sera. La morosa dell’epoca lasciata a casa, non aveva il biglietto, senza nemmeno dispiacere, a dire il vero: i Pearl Jam erano miei. Non mi piaceva veder agitare le braccia quando i miei amici ne facevano le cover: ero geloso, non di lei, della "mia" musica.
Di quella musica scoperta per caso un’estate del ’91 a casa di Alice, grazie ad uno spot pubblicitario nel megamix di Radio Dj. L’intro di "Alive" mi aveva dato un segnale, un segnale che diceva "comprami", un segnale che mi faceva capire che era quella la musica che mi mancava, in mezzo alle centinaia di dischi che pur ragazzino mi ero già procurato. Ventisette Agosto Millenovecentonovantuno: esce "Ten", il mio album preferito. Esce un disco con una copertina strana, esce sudore quando chiuso in camera canto, ballo e salto per scaricare i nervi, esce una parte di me che forse non avevo mai conosciuto in mille air guitar suonate al vento a mo di Iron Maiden, primi Bon Jovi, Ac/Dc ed altre cose a cui ero dedito da bimbo.
Ten, Vs, Vitalogy, No code, Yield, Live on two legs, Binaural. E poi quel concerto, con Eddie che cade, con Eddie che brinda con il pubblico innalzando una boccia di rosso, con Eddie che fa provare forse le stesse emozioni degli spettacoli romani, emozioni forti nel vedere in passato una lotta cruenta, nel presente la più potente arma al mondo non fatta di cartamoneta o di carne.
Un nuovo album uscito oggi per un cavillo, in realtà atteso per il due maggio, che porta il nome del gruppo. Album che in realtà ascolto da un mese circa in un suo abbozzo, ma atteso come al primo ascolto nella sua scatola. Album che probabilmente comprerò in un’altra copia oggi, l’altra arriverà per posta tra qualche giorno.. questa sarà per la macchina.
E lascio che non mi capisca chi mi dice "ma quanti cazzo di concerti ti vai a vedere?". Tre date sono tante, sono impegnative come tempo, denaro, stanchezza. Ma sono i concerti della band che ascolto quando sono felice, per stare ancora meglio o per riflettere, che ascolto nei momenti peggiori ed in quelli piatti, e che nessuno mai saprà quanto riesca a darmi, anche con una sola Present tense tenendo gli occhi chiusi od una State of love and trust sparata dalle casse il giorno del mio compleanno.
Una nottata lunga, bevuta attraverso i concerti di C2KL e Pornopilots, che hanno regalato ciò di cui avevo bisogno per affrontare un weekend in cui dormirò molto poco. Il resto lo si fuma, lo si beve, lo si ascolta, aspettando quei sogni avverati, il festival di Benicassim a Luglio, i Pearl Jam nella mia Bologna, nella suggestiva Arena di Verona come sei anni fa, nella Torino della casa a fetta di polenta.
E non mi toccano gli a volte ritornano di chi forse non crescerà mai, non mi toccano gli screzi del giorno, niente mi può toccare. Ho il rifugio più sicuro del mondo, e tra un po’lo schiafferò, come ho sempre fatto, in una teca che lo faccia urlare in tutta la casa, in tutta la strada, soprattutto dentro di me.
Bentornati Pearl Jam
WORLD WIDE SUICIDE - PEARL JAM
I felt the earth on Monday
It moved beneath my feet
In the form of a morning paper
Laid out for me to see
Saw his face in a corner picture
I recognized the name
Could not stop staring at the
Face I’d never see again
It’s a shame to awake in a world of pain
What does it mean when a war has taken over
It’s the same everyday in a hell manmade
What can be saved, and who will be left to hold her?
The whole world...World over
It’s a worldwide suicide
Medals on a wooden mantle
Next to a handsome face
That the president took for granted
Writing checks that others pay
And in all the madness
Thought becomes numb and naive
So much to talk about
Nothing for to say
It’s the same everyday and the wave won’t break
Tell you to pray, while the devils on their shoulder
Laying claim to the take that our soldiers save
Does not equate, and the truth’s already out there
The whole world,... World over.
It’s a worldwide suicide.
Looking in the eyes of the fallen
You got to know there’s another, another, another, another
Another way
It’s a shame to awake in a world of pain
What does it mean when a war has taken over
It’s the same everyday and the wave won’t break
Tell you to pray, while the devils on their shoulder
The whole world,... World over.
It’s a worldwide suicide
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PERMALINK
giovedì 27 aprile 2006 - ore 12:26
Gigi il fenomeno
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Vogliamo ricordarlo così. Con lo sguardo tipico delluomo che combatte la stipsi con velata stizza ed unespressione immaginabile solo dal regista di The Blair Witch Project.
Il 24 febbraio 1967 nel napoletano si odono squilli di telefoni, suono di campane, fumo di trombe. Enato jijì, un bambino subito bollato come bambino prodigio e posta prioritaria. Alletà di quattro anni, pur di distrarlo un po, il padre gli regala una fisarmonica, allo scopo di levarselo dai coglioni.
Il padre non aveva fatto i conti con la dura realtà napoletana. Lo strumento musicale, acquistato ad una pompa di benzina di Portici, conteneva un mattone in luogo della meccanica. Ma il bimbo Gigi, memore del fatto che Giove ha cagato fuori Minerva da unemicrania, trova comunque il modo di far uscire melodie da tale bagaglio.
Una piccola macchia nera sul suo viso dà il nome ad un nuovo genere: il neomelodico. Gigi inizia a frastagliare lo scroto a tutto il vicinato, che inizia subito una sottoscrizione presso la cassa peota del bar del quartiere per mandarlo - il più lontano possibile - a studiare musica.
Così facendo, a 12 anni viene spedito a suonare pianoforte al conservatorio, purtroppo nella stessa città. I concittadini si assicurano che il ragazzo sia diligente, ed a 21 anni si diploma, etichettato ancora come bambino prodigio un poin età, un pocome il piccolo Eric di Beautiful che ormai percepisce la pensione.

La sua carriera decolla, purtroppo non dallaeroporto di Capodichino.
Inizia a suonare con Nino dAngelo e Gigi Finizio, luomo universalmente più illustre E sconosciuto al mondo assieme ad Alessandro Canino.
Nella speranza di sfondare nel mondo dei fotoromanzi, per ingenuità si associa alleroe della sceneggiata napoletana, Mario Merola: aveva capito sceneggiatura. Per lui suona il piano, in una interminabile serie di concerti che gli donano fama, denaro e stempiatura.
Lelemento chiave della carriera di Jijì, infatti, è la progressiva perdita di capelli, parafrasando Manuel Agnelli, proporzionale al suo successo.
Gigi vive dentro la propria anima una cruenta guerra: fama o non fama, fame o non fame, famo strano o non famo strano, capelli o non capelli?
A fugare ogni suo dubbio arriverà quel simpaticone di Niccolò Fabi con la sua canzone Capelli. Gigi ride di lui ed inizia a trascurare gli studi genetici sullalopecia molesta per dedicarsi alla creazione della propria bambolina.

Già, ogni uomo necessita di una passione che contamini o rovini la sua regolare vita. Jijì fa costruire, dopo averne codificato la mappa del genoma su un pentagramma (che era anche il nome con cui a Napoli chiamava mezzo cinquantino di fumo), una bella gnocca quasi maggiorenne.
Tale ragazza nascerà già con un nome, un cognome, il fondo tinta e due grosse tette. Qualcuno saprà che si chiama Anna Tatangelo, ma i più ricorderanno solo le sue forme.
Da Anna Gigi pretende molto. Per esempio i canti autobiografici su quando, giovincello, si iniziava al sesso nelle arnie delle api ("Miele") o sulle prime esperienze omosessuali a tradimento nella doccia della caserma (e nel tempo che verrà il mio amore ti sorprenderà).

Anna piace. Qualcosa, però, nella fase di clonazione - human engineering non ha funzionato, e llsd consumato dagli scienziati le causa forti allucinazioni: vede tutte le cose come doppiamente fragili anche sul palco del festival di Sanremo, dove notoriamente ci sono solo fiori, quattro coglioni a presentare e lorchestra di Peppe Vessicchio, il nuovo eroe dei due mondi con lo sguardo tipico da puttan-tour.
I media inventano ad arte una storia damore tra Jijì ed Anna, subito smentita: Gigi tiene famigghia, con prole a carico, anche se non ha ancora mai capito cosa voglia dire.

Gigi cerca di fare piazza pulita. Tra qualche stronzo che addirittura lo accusa di oscure connivenze, la sua più grande preoccupazione sembra sbaragliare la concorrenza.
Sogna di eliminare fisicamente pericolosi elementi, del calibro di Gigi la Trottola, Gigi Sabani, e soprattutto il temuto Gigi dAgostino. Li ha solo sentiti nominare, nel suo mondo esistono solo i suoi dischi ed Aumma Aumma di Teresa de Sio, oltre al fondo tinta di Anna Tatangelo, ma è necessario ucciderli, perlomeno moralmente.
Per questo il suo make up artist crea, tra un fondo tinta e laltro, la sua tipica espressione: Gigi dAlessio è luomo in sedici noni.
Da qualunque angolatura lo guardiate, Gigi apparirà sempre un omino dalla testa schiacciata, come le facciotte dei presentatori della domenica sui nuovi maxi-televisori.
Questo sarà per sempre il marchio di fabbrica di Gigi, un uomo che si è fatto da solo (non è una novità, tutti i tossici iniziano così).
Un uomo che quando canta in italiano pochi riescono a comprendere, e quando canta in spagnolo sembra un leghista che canta in dialetto.
Soprattutto, lo ringraziamo per aver donato al popolo italiano (uno alla volta, per carità) Anna Tatangelo. In ogni bugia cè un fondo di verità. In ogni Tatangelo un fondo tinta. Il MOIGE sta vegliando, prestate attenzione.
IL CAMMINO DELLETA - GIGI DALESSIO
Si comincerà quando il seno crescerà a sentire dentro il cuore un altro battito
e si perderà per un bacio dato già quella voglia di giocare con le bambole
cambierà il sapore delle lacrime se promette e poi non ti telefona
e la vita sembrerà una nave già affondata per metà
E ti inventerai quella solita bugia di dormire a casa di unamica sabato
quando insieme a lui fino allalba resterai per scoprire dove nasce il primo brivido
Guarderai le stelle mentre cadono quanti desideri avrai da chiedere
la tua penna scriverà quello che succederà
sulle pagine invisibili dellanima
Ti regalerà dentro il cammino delletà
una spiaggia dove il sole il giorno dopo arriverà
e ti stringerà dinverno dentro un cinema in città
e alluscita della scuola tutti i giorni aspetterà
Ti regalerà dentro il cammino delletà
un vagone tricolore per un anno se ne andrà
coi capelli un pò più corti quando lui ritornerà
sarai pronta a far lamore questa volta non soltanto per metà
Ci saranno crisi da difendere colpa di unamica troppo stupida
e se lui non chiamerà il tuo orgoglio piangerà
sulle pagine invisibili dellanima
Ti regalerà dentro il cammino delletà
due parole senza cuore quella storia finirà
e ti sentirai morire per le cose date già
dove poggierai lo sguardo tutto gli assomiglierà
Ti regalerà dentro il cammino delletà
quella rabbia di sapere se stavolta ci sarà
taglierai tutte le foto e strappando solo lui
sarà come una vendetta contro chi ha strappato tutti i sogni
tuoi
Proprio nel momento in cui non ci credevi più
tornerà quel sole dentro lanima
e darai colore unaltra volta al cielo blu
e potrai capire che la vita dà di più
Ti ritroverai dentro il cammino delletà
a capire se davvero luomo giusto è questo qua
e bagnando la tua penna dentro il cuore scriverai
il suo nome sulle pagine invisibili dellanima che hai
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PERMALINK
mercoledì 26 aprile 2006 - ore 16:45
Bad wed
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ma nemmeno tanto, considerando la gita in terra bolognese tra qualche ora per il concerto degli Architecture in Helsinki. I miei fratellindie mi devono ancora dare una valida motivazione al fatto che i gruppi più interessanti abbiano nomi lunghi e complicati, che mi spingono a chiamare la Jess dicendo uè, stasera scendo a Sbulagna, vieni al Covo a vedere un concerto?, ed alla sua domanda "chi suona?" sto zitto per un minuto fino a nome del gruppo balzato alla mente.
Amen, nel frattempo per l’ennesima volta mi preparo ad una rotazione a 90° vista l’ingloriosa fine del mio videofonino ed il prossimo acquisto di un nuovo esemplare a prezzo pieno (perché io sono furbo) dopo appena 4 mesi.
Niente panico, dopo una serata a Casamilano con il gelato di Bepi affronto meglio le rotture di oggi.. ed i clienti di domani, che oggi non è proprio aria.
E dal mio ritorno in Italia con furore, qualche istantanea del delirio

alberto and birmania

alra la tagliatella

mio fratello è figlio unico

davidoff und mist

serio avec cartina
Vado ad ordinare tre computer, arare il podere, emanciparmi dall’incubo delle passioni. Se mi avanza tempo, passo dal bagno.
Bologna, sto arrivando.
LA OLA - MAU MAU
Verde di un bel verde rettangolar
liscia naturale e artificial
piena di roboante umanità
la fossa è folle di amore e di crudeltà
Ozio perché domenica è il giorno di dio
vizi per meritare un girone all’inferno
poi la ola arriva la ola e rimbalza nell’aria
la ola arriva la ola uno zoo che si arrotola
Si gira si gira si gira e rigira
Si gira si gira si gira e rigira
SEGNALO PER NOI! PER LA CURVA!
SEGNALO PER NOI! PRINCIPESSA!
Svegliati leone che qui scoppia la curva
tremiamo di paura e ci gasiamo a meraviglia
il derby è come fossero pasqua e natale
feste inventate per farci dimenticare, così
Dribbla e corri avanti come un toro a testa bassa
siamo settantamila solo ad aspettar la mossa
poi la ola arriva la ola e rimbalza nell’aria
la ola arriva la ola uno zoo che si arrotola
"Stupendostupendissimo!vedounagrandeOLA
travolgenteburrascosaundeliriodiumanitàche
aspettaquestograndematchinternazionale!
attenzioneamiciall’atmosferasuwperelettrica!
allacciatelecinturesiparteeee!"
Si gira si gira si gira e rigira
Si gira si gira si gira e rigira
SEGNALO PER NOI! PER LA CURVA!
SEGNALO PER NOI! PRINCIPESSA!
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PERMALINK
martedì 25 aprile 2006 - ore 15:03
Unintended
(categoria: " Pensieri ")
La mattina del borghese che si infila i pinocchietti, le infradito nuove, la maglia della festa e fa scricchiolare il portone di casa, quello che nessuno ricorda mai debba essere spinto "al contrario".
Il rumore secco della chiusura della macchina di papà, la radio senza il cd, un parcheggio in Prato della Valle per un campionario di persone che non vivono Padova con la sveglia attaccata al collo. Una sigaretta come aperitivo ed una camminata che parte dall’isola Memmia ed arriva al Pedrocchi, passando per via Roma ed il listòn. E da quando hai aperto il cancello a quando lo hai richiuso una volta tornato, un giro di batteria ovattato ed un suono di chitarra che bussa per uscire ti lasciano prevedere che per tutto il giorno avrai don’t look back into the sun in testa, spalmata sulle corde vocali, pulsante nelle casse di risonanza del petto. Senti il caldo, guardi in alto e ripensi alla metodicità dell’aprire il cancello a Nizza, uscendo per capacitarsi di quanto caldo facesse rispetto ai freddi corridoi di scale ed ascensori.. e del ritorno, del dare un’ultima occhiata a quel sole prima di premere il tasto "a" e rientrare dalla doppia porta.
Don’t look back into the sun
Now you know that your time has come
And they said that it would never come for you
Immagini senza linea del tempo, immagini pescate random da una boccia di numeri come al lotto, di pazzi in treno, di puzza in treno, di pezze al culo in treno, di pozzo dei desideri dove infilare venticinque euro, vizi per meritare un girone all’inferno, di pizza turca a Nizza, di piazza "Place du Palais" dove trovare gente dell’Arcella.
Oh my friend you haven’t changed
Looking rough and living strange
And I know you’ve got a taste for it too
La chitarra continua a ronzare in testa, mentre il tempo gira più velocemente di un cd nella tua testa e come un altro secchio di cozze si prepara ad essere portato via, come succede ai tuoi bicchieri vuoti mentre qualcuno già ne riempie un altro, come ieri sera durante la processioni di polimeri ospitali nelle tue mani, o di cellulosa arrotolata ed aromatizzata per far arrossire almeno gli occhi.
They will never forgive you but they won’t let you go
No she’ll never forgive you but she won’t let you go, oh no
Le tante voci, i tanti accenti sentiti hanno lasciato il posto a quel comune sapore di polenta vaporizzato dai sorrisi dei tuoi amici, degli sconosciuti a cui vai addosso in un rustico dal tasso alcolico abbondante, delle ragazze, dei musici e dei selezionatori, quelle voci rassicuranti, quegli odori che ben conosci, i suoni che ti piacciono e quelli che detesti, poche cose da scoprire e tante che fa piacere ritrovare, altre che avevi volentieri lasciato in Italia ibernate per non essere risvegliate fino alla prossima glaciazione.
Don’t look back into the sun
You cast your cards but you’re on the run
And all the lives said hurt, did you say
Non ti sei perso in una città mai vista prima, eppure in un semplice rustico quasi vorresti il navigatore per capire dove sia l’altra sala. Sarà l’alcool, sarà lo sbalzo, sarà la stanchezza e la voglia di non pensare, sarà, ma la condizione è stranissima. E’l’ora di un altro bicchiere, come un altro crack al Jonathan’s, quando è più la moneta che ti cade a terra mentre con gesti confusi tenti di sembrare lucido di quella che devi dare alla cameriera incazzosa.
When they played that song at the death disco
It started fast but it ends so slow
And all the time it reminded me of you
Balli, nonostante tuo fratello davanti pronto a sfotterti e ti viene in mentre l’antro sotterraneo dai drink annacquati di sudore di quelle trenta persone che lo affollavano e ridevano, con la Redbull che non sa da Redbull, le due bottiglie che non abbiamo mai preso, il genovese rompicazzo che si autoinvitava a casa e Leila che faceva cenni con la testa a comando, Francesca che odia la Juve e qualche mio improbabilie minuto sul cubo, mentre mezza Nizza piange i local hero della loro squadra del cuore appena sconfitta.
Ah they will never forgive you but they wont let you go
She’ll never forgive you but she wont let you go, oh no
E’finita la canzone, sempre con la chitarra che vuole farsi ricordare a dare gli ultimi vagiti, è finita anche la nottata, è finito anche il tuo giro del mattino, anche se non hai mai preso la macchina, non sei andato al Pedrocchi, non hai comprato il giornale, ma hai tenuto gli occhi aperti per un po’ contro i buchi della tua persiana che lasciavano entrare un po’di sole nella vita di tutti i giorni, che ti lascia il tempo per un sacco di stronzate abituali che ormai ti basta immaginare per vivere.
Fosse così anche per il casino, le musiche sempre uguali eppure sempre diverse, le persone, un esofago che quasi non si fa vivo, un mare freddo quanto seducente, una pasta in mensa talmente schifosa da non riuscire a notare altro se non la bontà dell’hamburger... e tutto ciò che porto con me ed in me.. non avrei questa maledetta voglia di infilare le chiavi nel blocchetto di un auto che ancora non c’è e sentire il fischio del telepass, mentre fremo per vedere foto.
Grazie alla bella gente che ogni giorno mi sta intorno qui. Che non mi ha fatto sentire solo dopo gli anni a Bologna, dopo i mesi di esilio in cui esisteva solo Roma, dopo le tante ore al giorno in cui per me esisto solo io.
Penso alle cose belle e divertenti di Padova. Tipo rivedere i colleghi adorati e certe persone strane, e fare stronzate di cui parlare e pentirsi per mesi, quando certe vecchie conoscenze passano al locale

Credo sarà proprio venerdì che mi sveglierò. Per poi tornare in letargo subito, aspettando la stagione calda, o una botta di vita. Ci vediamo tra quelle quattro mura nere, dove la scritta fucsia "Love" a me dice ancora "Pachuca". Tanti anni non si cancellano con un adesivo colorato.
E sul piatto un vinile sette pollici che hai comprato quando eri veramente piccolo e non sapevi nemmeno come si pronunciassero titolo ed artista. Con tutti i graffi di unghie cresciute e mangiate, di puntine cambiate in più di vent’anni, sempre sulla stessa plasticaccia malleabile dai solchi irrimediabilmente incisi. Questo è godere con sette note
Ah.
una cosa che mi rende felice, giusto un po..
HO I BIGLIETTI PER I PEARL JAM A BOLOGNA E TORINO
Dio forse esiste.
BETTE DAVIS EYES - KIM CARNES
Her hair is Harlowe gold
Her lips sweet surprise
Her hands are never cold
She’s got Bette Davis eyes
She’ll turn her music on you
You won’t have to think twice
She’s pure as New York snow
She got Bette Davis eyes
And she’ll tease you
She’ll unease you
All the better just to please you
She’s precocious and she knows just
What it takes to make a pro blush
She got Greta Garbo stand off sighs
She’s got Bette Davis eyes
She’ll let you take her home
It whets her appetite
She’ll lay you on her throne
She got Bette Davis eyes
She’ll take a tumble on you
Roll you like you were dice
Until you come out blue
She’s got Bette Davis eyes
She’ll expose you, when she snows you
Off your feet with the crumbs she throws you
She’s ferocious and she knows just
What it takes to make a pro blush
All the boys think she’s a spy
She’s got Bette Davis eyes
And she’ll tease you
She’ll unease you
All the better just to please ya
She’s precocious, and she knows just
What it takes to make a pro blush
All the boys think she’s a spy
She’s got Bette Davis eyes
She’ll tease you
She’ll unease you
Just to please ya
She’s got Bette Davis eyes
She’ll expose you, when she snows you
She knows ya
She’s got Bette Davis eyes
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lunedì 24 aprile 2006 - ore 20:08
And so it is
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Treni in ritardo, americani, americane, australiane, italiani puzzoni, Anna a Milano Centrale, la Birmania nel mio stesso vagone...
Sono tornato. Non che ne avessi voglia.
GHETTO GOSPEL - 2PAC FEAT. ELTON JOHN
Uh..
Hit ’em with a little ghetto gospel
Those who wish to follow me (My ghetto gospel)
I welcome with my hands
and the red sun sinks at last
into the hills of gold
And peace to this young warrior
Without the sounds of guns
If I could recollect before my hood days
I’d sit and reminisce thinkin of bliss of the good days
I stop and stare at the younger my heart goes to ‘em
AIDS tested, it was stress that they under
And nowadays things change
Everyone’s ashamed of the youth, cuz the truth look strange
And for me it’s reversed, we left them a world that’s cursed and it hurts
Cuz any day they’ll push the button
And all good men like Malcolm X and Bobby Hutton died for nothin
Told em they could get teary, the world looks dreary
When you wipe your eyes see it clearly
There’s no need for you to fear me
If you take your time to hear me, maybe you can learn to cheer me
It aint about black or white, cuz we’re human
I hope we see the light before it’s ruined
My Ghetto Gospel
Those who wish to follow me (Ghetto gospel)
I welcome with my hands
and the red sun sinks at last
into the hills of gold
And peace to this young warrior
Without the sounds of guns
Tell me do you see that old lady, aint it sad?
Livin outta bags, but she’s glad for the little things she has
And over there there’s a lady
Crack got her crazy, yet she’s givin birth to a baby
I don’t trip and let it fade me
From outta the frying pan we jump into another form of slavery
Even now I get discouraged
Wonder if they take it all back, will I still keep the courage?
I refuse to be a role model
I set goals, stay in control, drink out my own bottles
I made mistakes but learned from every one
And when it’s said and done
I bet this brother be a better one
If I upset you don’t stress
Never forget, that God isn’t finished with me yet
I feel his hand on my brain
When I write rhymes I go blind and let the Lord do his thang
But am I less holy?
Cuz I chose to puff a blunt and drink a beer with my homies
Before we find world peace
We gotta find peace and end the war in the streets
My Ghetto Gospel
Those who wish to follow me (Yea, ghetto gospel)
I welcome with my hands
and the red sun sinks at last
into the hills of gold
And peace to this young worrier
Without the sounds of guns
Lord can you hear me speak?
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domenica 23 aprile 2006 - ore 15:17
Big Nizza nights (by day) #5
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Diciamo che dovrei essere in treno. Diciamo anche che lo prenderò domattina alle dieci, in realtà. Troppe cose belle per aver voglia di partire, nonostante quanto di bello ho a Padova. Ieri per la prima volta in giro per conto mio nella città delle meraviglie, poi una cena al Cascades, dal local hero Giovanni, e una notte in città in un piccolo club, con francesi dall’alito fortunato all’arrembaggio, per finire poi la nottata in cucina e svegliarsi con Gigi d’Alessio (non in persona).
Il tempo scorre velocemente, troppo.
E penso anche a Padova, a domani sera al Badia, a venerdì al.. Pachuca con Samuel e Pisti, per un’altra serata Krakatoa. Ma al momento la testa italiana è in Francia, la voglia di scrivere sepolta sotto i pensieri.
STRADE DI FRANCIA - DANIELE SILVESTRI
Parigi, Parigi a me va bene per non tornare più
così dicevi perché i miei occhi pieni di stazioni e chiese
ritornassero blu
Le mani, le mani già lo sanno che non vivranno qui
e, mi spiegavi, per questo vedi amore non si fermano un momento
e tremano così.
perché le cose non vanno mai come vuoi tu
anzi è più facile cambino ancora di più
Così io ti prendo per mano e ti porto con me
perché a darsi un appuntamento che speranza c’è
Le strade, le strade dei francesi che non ho visto mai
eh, ma se i sogni non li avessi già completamente spesi
in quello che sai
perché le cose non vanno mai come vuoi tu
anzi è più facile cambino ancora di più
Così io ti prendo per mano e ti porto con me
perché a darsi un appuntamento che speranza c’è
E se Parigi è così immensa e tu non hai paura come me
per queste strade di Francia io vengo con te
E allora adesso che ogni cosa ha un nuovo nome
e questo nome me lo insegni tu
com’è che vivo ancora tra una chiesa e una stazione
e i miei occhi, i miei occhi non ritornano blu...
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