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ORA VORREI TANTO...



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1) Dimenticare
2) Essere disprezzato in quello che ritieni ti renda speciale.
3) dare l'anima per aiutare gli altri e prendersela sempre in quel posto!!!!!!!!
4) la vita è come una lavagna..dove lasperanzascrive la realtà cancella..

MERAVIGLIE


1) il sesso
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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SONDAGGIO: UN NUOVO GOVERNO MIGLIORERÀ LA SITUAZIONE DELL’’ITALIA?


E’’ caduto il governo Prodi. Il futuro sarà migliore? A mio avviso no. Per migliorare la loro vita gli italiani devono fuggire all’’estero.

SI
NO

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venerdì 17 novembre 2006 - ore 15:14


Cori razzisti contro l’arbitro marocchino
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Venerdì, 17 Novembre 2006 (Il gazzettino)

Un’ombra di razzismo sul calcio dilettante padovano. I tifosi di entrambe le squadre, durante l’incontro di Seconda categoria di domenica scorsa tra Fratte e Torreselle, hanno lanciato cori razzisti all’indirizzo dell’arbitro Noreliman Naciri, marocchino di 20 anni della sezione di San Donà di Piave. Le urla dei supporter xenofobi sono costate ai due club una multa di 300 euro cadauno [...].


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venerdì 17 novembre 2006 - ore 15:02



(categoria: " Poesia ")


[...] cantando all’Inferno la tolse,

ma non poté servar la legge data,

ché ‘l poverel tra via drieto si volse,

sì che di nuovo ella gli fu rubata,

però ma’ più amar donna non volse,

e dalle donne gli fu morte data.

(Poliziano)



Anche il protagonista di questi versi mentiva ed era un menefreghista insensibile e falso? Non credo proprio...



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venerdì 17 novembre 2006 - ore 00:37



(categoria: " Fotografia e arte.. ")





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giovedì 16 novembre 2006 - ore 13:30


Le bugie
(categoria: " Riflessioni ")



I bugiardi affermano che la cosa che li fa innervosire di più sono le bugie.



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mercoledì 15 novembre 2006 - ore 21:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alleggerisco un po’ i discorsi di attualità-politica con questa bellissima canzone, secondo me la più bella in assoluto di questo periodo.

"Starlight"

Far away
The ship is taking me far away
Far away from the memories
Of the people who care if I live or die

Starlight
I will be chasing the starlight
Until the end of my life
I don’t know if it’s worth it anymore

Hold you in my arms
I just wanted to hold
You in my arms

My life
You electrify my life
Let’s conspire to ignite
All the souls that would die just to feel alive

But I’ll never let you go
If you promised not to fade away
Never fade away

Our hopes and expectations
Black holes and revelations
Our hopes and expectations
Black holes and revelations

Hold you in my arms
I just wanted to hold
You in my arms

Far away
The ship is taking me far away
Far away from the memories
Of the people who care if I live or die

And I’ll never let you go
If you promise not to fade away
Never fade away

Our hopes and expectations
Black holes and revelations
Our hopes and expectations
Black holes and revelations

Hold you in my arms
I just wanted to hold
You in my arms
I just wanted to hold


by MUSE

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mercoledì 15 novembre 2006 - ore 00:18


Falsità
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.

Einstein, Albert Pensieri di un uomo curioso, Mondadori, Milano, 1997, p. 166.


Purtroppo, a volte, non è facile a causa dell’ingenuità e della buona fede o a causa dell’abilità della persona falsa, simulatrice, egoista, arida e priva di valori.

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martedì 14 novembre 2006 - ore 23:46


L’imam: «Il Dio cristiano non esiste e i cristiani sono bestie»
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Per sentire gli accidenti di qualche imam basta andare in una moschea a caso, un giorno a caso, e ascoltarne la predica. Un esempio: quella dell’imam di Segrate Abdur Rahman, alias Rosario Pasquini, ex avvocato di 72 anni convertito all’islam …

Avviso ai naviganti. Pensate che per meritarsi gli accidenti di qualche imam occorra disegnare vignette o stuzzicare l’orgoglio musulmano citando vecchi imperatori che nessuno ricorda (vedi il discorso di Ratzinger a Ratisbona)? Credete che per eccitare gli animi dei musulmani più integralisti occorra chiamarsi Oriana Fallaci, o mettersi a criticare l’usanza del velo per le donne? Niente affatto. Basta andare in una moschea a caso, un giorno a caso, e ascoltare la predica di un imam a caso. E sentirsi dire, udite udite, che chi non è musulmano è una «bestia». Tale e quale, alla faccia del dialogo e delle bandiere arcobaleno. La cronaca: giorni fa veniamo a sapere che alla moschea di Segrate, alle tre del pomeriggio, ci sarà la predica dell’imam Abdur Rahman, alias Rosario Pasquini, un ex avvocato di 72 anni, che si è convertito all’islam quando ne aveva quaranta. Pasquini è amico e sodale di Ali Abu Shwaima, che del Centro Islamico di Milano e Lombardia, cioè della moschea di Segrate, è tra i fondatori nel 1988. E proprio Shwaima è l’imam che qualche settimana fa ha gridato insulti a Daniela Santanché, rea di avere biasimato l’usanza del velo: «Ignorante! Falsa! Infedele!», il tutto in diretta tv. Invettive, o forse una vera e propria fatwa, che alla deputata è valsa l’assegnazione della scorta da parte del Ministero dell’Interno. Bene, Shwaima ha detto recentemente in un’intervista a Tempi che nel giro di dieci anni «l’islam sarà nel cuore degli italiani». Perfetto, ci siamo detti noi di Libero, perché diffidare? Andiamo a conoscere questo islam che ci entrerà nel cuore. Così eccoci a Segrate. La moschea spunta come un fungo in uno spazio desolato. Davanti c’è un distributore di benzina, più in là il cavalcavia, la strada per Milano. Entrando si ode il mormorio degli uomini che pregano. Le donne si radunano in un’altra sala, ben distante. Finita la preghiera ci uniamo al gruppo, togliamo le scarpe, come vuole il rito, ed entriamo nella stanza accanto, dove, in fondo, dietro a un tavolo, scorgiamo finalmente l’Abdur Rahman-Pasquini di cui sopra: un uomo dai modi gentili, il volto simpatico, incorniciato dalla barbetta bianca. La sala è colma di gente che siede in rispettoso silenzio, gli uomini nelle file davanti, le donne più indietro. Pasquini, che ci dicono essere uomo di grande e illuminata saggezza, ci chiama per nome e ci fa accomodare in prima fila: devono avergli detto che siamo giornalisti. Nessun problema, scattiamo persino delle foto. Nel chiaro intento di convertirci, Pasquini ci dimostra l’esistenza di Allah, unico e vero Dio. «Allah», dice, «esiste come è vero il teorema di Euclide». Come negarlo? Impossibile. Lo dice espressamente Pasquini: a Dio non si "crede", di Dio ci si convince, coi giusti ragionamenti. Gli stessi che, sempre secondo Pasquini, dimostrano la falsità della religione cristiana. «Come può Dio avere un figlio? Questo lo fanno gli uomini!», e oplà, in un minuto è demolito il cristianesimo. Gli astanti, una quarantina, sorridono compiaciuti. Molti sono gli italiani convertiti, che intervengono a domandare le cose più svariate. Ce n’è uno oltre la cinquantina, che chiede se bisogna per forza pregare in arabo. «Certo», risponde Pasquini, «altrimenti la tua preghiera non vale niente», e giù a biasimare la chiesa cattolica che ha abbandonato il latino. «Però», prosegue l’imam, «la pronuncia più stentata per Allah sarà uguale alla più perfetta». Meno male, pensiamo. Ma il peggio deve ancora venire. Arriva infatti il momento di parlare degli infedeli. Pasquini: «Vivono in modo automatico, come degli animali». Infatti non sanno che Allah è il "vero" Dio, perciò nulla comprendono della vita. Colpiti da tanta intransigenza domandiamo all’imam: un uomo come Salvo D’Acquisto, un carabiniere che si incolpa di un attentato e si fa uccidere dai nazisti, salvando la vita a una ventina di innocenti, dobbiamo definirlo «una bestia»? L’esempio è di quelli pesanti, ma Pasquini non fa una piega. Premette che «Allah nella sua misericordia ne terrà conto», ma ciò non toglie che chi non riconosce Allah «ha vissuto come una bestia». Nella sala c’è ancora più silenzio e grande attenzione. Noi insistiamo: dobbiamo forse dire che tutti i non musulmani, se pure si sacrificano al di là dei loro egoismi, vivono come bestie? «Non vivono come bestie, sono bestie», risponde secco Pasquini, mentre ci guarda con freddezza inquietante. Intanto il tizio seduto accanto ci interrompe con cortesia: «Scusa, ma i carabinieri che vanno in Iraq, cosa credi tu, ci vanno per questi», e con la mano il ragazzo, forse un egiziano, fa il cenno dei soldi. Siamo esterrefatti. Pasquini dice ancora che le donne «sono razionalmente inferiori agli uomini, ma hanno altri doni ben più grandi». Però sono le occidentali le vere schiave, altro che donne islamiche, perché sono incalzate dalle ossessioni del consumismo. Dopo un’oretta così la predica si chiude e i fedeli se ne vanno. Certi ci guardano con un sorriso che non riusciamo a decifrare. Ecco Yussuf, un italiano convertito sulla quarantina. «Ho due figlie piccole ma gli faccio portare già il velo», dice, «è per abituarle». Si parla di cristiani: «In cosa credono, me lo dici tu?! Può esistere un Dio che è uno e tre allo stesso tempo, padre, figlio e spirito santo?!», chiede Yussuf, che negli occhi ha sempre la stessa espressione vitrea, e mentre parla non fa una piega e non cambia mai tono. E incalza: «Chi ha scritto i Vangeli? Uomini vissuti cent’anni dopo Cristo, che raccontano per sentito dire! Invece il Corano è vero, è la parola dell’arcangelo Gabriele rivelata a Maometto». Insomma, l’importante è battere il cristianesimo. Intanto si è fatto tardi: sconfortati, lasciamo la moschea dell’Ucooi, «la prima in Italia con cupola e minareto», come si legge nei siti online che le sono dedicati. Sarà, ma questo islam non ci è entrato nel cuore. Proprio per niente.
LA PRIMA MOSCHEA IN ITALIA CON CUPOLA E MINARETO
La moschea di Segrate, alle porte di Milano, si trova in via Cassanese 3. È stata fondata da Ali Abu Shuwayma e Abdur-Rahman (Rosario Pasquini) ed è la prima in Italia con cupola e minareto. Il Centro islamico pubblica "Il messaggero dell’Islam" dal 1982 e anima anche una casa editrice, le Edizioni del Calamo, che ha pubblicato testi sull’abbigliamento e l’alimentazione islamiche, e sulle donne nella società

di Alessandro Trevisani

LIBERO 12 nov. 2006


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martedì 14 novembre 2006 - ore 23:42


La lettera apocrifa del «ministro» Dachan, presidente dell’Ucoii
(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’Italia è diventata uno Stato islamico? Ovvio che no. Il ministro dell’Interno è un dirigente islamico? Ovvio che no. Ma non è di questo avviso Nour Dachan, il presidente dell’Ucoii…

di Magdi Allam

L’Italia è diventata uno Stato islamico? Ovvio che no. Il ministro dell’Interno è un dirigente islamico? Ovvio che no. Ma non è di questo avviso Nour Dachan, il presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) che ha scritto di proprio pugno la bozza di un documento ufficiale che inizia così: «Caro Amico, cara Amica, sono il Ministro dell’Interno. Ti do il benvenuto nello Stato Italiano». Firmato: «On. Giuliano Amato, Ministro dell’Interno». Solo che Amato non ne sapeva nulla e, ovviamente, non potrebbe mai aver affidato a Dachan il compito di redigere il testo di una lettera dello Stato rivolta agli immigrati.
Mi sembra evidente che ciò che a tutti noi oggi appare inverosimile se non impossibile, così non è per gli integralisti e gli estremisti islamici che sin d’ora manifestano le loro ambizioni di conquista e di potere. Ovviamente all’insegna del più rigoroso islamicamente corretto. A cominciare dalla rigida discriminazione tra i sessi: la lettera dovrebbe essere su un foglio rosa se è rivolta a un’immigrata, su un foglio azzurro se è per un immigrato. Non solo: «Per qualsiasi informazione o disagio», Dachan propone l’attivazione di due linee verdi, una per le donne e una per gli uomini. Meglio evitare la promiscuità anche se a distanza via cavo, bisogna essere il più possibile previdenti in vista dell’instaurazione dello Stato Islamico d’Italia.
Dachan ha ritenuto opportuno distribuire il testo della lettera a firma di Amato, ma scritta da lui, nella sede del ministero dell’Interno nel corso dell’ultima riunione della Consulta per l’islam italiano svoltasi sabato 11 novembre, in assenza di Amato. È una sequela di farneticazioni lesive della sovranità e dignità dello Stato, dei diritti fondamentali della persona, nonché un elenco di rivendicazioni quasi si trattasse di approdare in una terra di nessuno dove non esistono doveri: «Caro amico, cara amica, lo studio per i tuoi figli è un diritto garantito dalla Costituzione, le cure di urgenza sono assicurate dallo Stato Italiano, le forze dell’ordine (polizia, carabinieri) sono, nello Stato democratico, al servizio del cittadino, ci sono nella tua fabbrica associazioni chiamate sindacati per difendere i tuoi diritti».
C’è un passaggio sulla parità tra i sessi che sarebbe ineccepibile se non fosse per l’attribuzione di titoli islamici che costringono a riflettere: «Ricordati: caro fratello e cara sorella, che maschi e femmine sono di pari diritti, doveri e dignità nello Stato italiano». Poi, però, all’atto pratico il Dachan-Amato chiede la discriminazione sessuale persino nel colore della lettera ufficiale del Viminale, per accreditare questo principio a livello delle istituzioni dello Stato. Più in generale l’immigrato viene esaltato come una sorta di salvatore dell’Italia e l’immigrazione viene considerata come un fenomeno automaticamente positivo: «Caro amico, sei una risorsa per l’Italia. (...) La diversità di sesso, religione, etnia, ecc. devono essere una ricchezza e uno stimolo al dialogo, una ricompensa e mai fonte di scontro». Il concetto di integrazione non compare mai ed è sostituito da quello di «partecipazione», che sottintende che l’immigrato non deve perdere i propri valori e la propria identità religiosa e nazionale, bensì cercare di conciliarli con quelli degli italiani.
Al riguardo, sempre nella stessa riunione al Viminale, Dachan ha in realtà chiarito che, se dovesse essere costretto a scegliere tra la lealtà all’Italia e la lealtà all’islam o alla Siria, il suo Paese d’origine, ebbene lui non si schiererebbe dalla nostra parte: «Io non posso firmare una Carta dei valori in cui si condanna la pena di morte perché è prevista dal Corano. Ugualmente da noi in Siria la pena di morte è accettata ed eseguita. Non mi potete costringere ad affermare il contrario».
Dachan può essere tranquillo. Perché lui ha già vinto. La «Consulta per l’islam italiano» si è trasformata nella «Consulta dell’Ucoii». È lui il vero protagonista che detta legge e impone la sua volontà. I comunicati ufficiali del Viminale sono rassicuranti e il prefetto Testa ha chiesto ai membri della Consulta di non rilasciare interviste alla stampa. Non aiutano la mediazione, eterna e interminabile, sui valori su cui non si dovrebbe mercanteggiare: la sacralità della vita, la dignità e libertà della persona. Ed è così che alcuni dei musulmani «moderati» stanno disertando le riunioni della Consulta. Si sono stufati anche dei dolcetti che Dachan regolarmente offre, come se si trattasse del salotto di casa sua e non il ministero dell’Interno.

www.corriere.it/allam

Corriere della Sera 13 novembre 2006



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lunedì 13 novembre 2006 - ore 21:18


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