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mercoledì 4 aprile 2007 - ore 17:39


I’D LIKE, YOU MUST
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Spandicenere e percuotere di noi, debordare dei

sensi in una vasca di rimorsi che schizzano ai muri e

si riversano a terra, fragili e impastati della nostra fine.

E’ difficile dire quandocome tutto smotti, e noi col tutto

avvinti in una distinzione siderale.

Orami non contano più i ricordi e nemmeno i lavasmacchia o

le intenzioni.

Oramai non siamo più che questo, io e te, e tutte le cose che

avremo dovuto.




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mercoledì 4 aprile 2007 - ore 09:01


AFORISMI #1
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Farsi del male attraverso gli altri

è lo svantaggio dell’inesperienza.




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martedì 3 aprile 2007 - ore 19:43


NICOMACHEA – Mezzanotte e due
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Il mio giardino della bestialussuria trionfante è minacciato da un’Apocalisse bruna che incombe, ma che tarda ad arrivare, come Godot, come una vincita, come il re del rock’n roll. Domani è un altro giorno, mi dico, un altro giorno in cui la realtà di pungente ovatta nella quale sono adagiato, mi sedurrà nuovamente come un carnevale. Butterò allora all’aria i dubbi sul domani, allegro gondolarlecchino, e mi abbandonerò alla follia del presente. Alla follia presente.
Ignoro a chi spetterà il compito di ripulire la mia vita dai resti della festa, ma so che niente è definitivo: non si finisce mai di scrivere un libro, come non si finisce mai di vivere, come non si finisce mai di amarti. Semplicemente, ad un certo punto, si smette. O forse, Qualcuno ci fa smettere, ci uccide, e questa sarebbe l’unica prova di.




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martedì 3 aprile 2007 - ore 09:04


CERCO LAVORO #1
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Apprendista scrittore offresi

per coniare slogan di regimi autoritari.




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lunedì 2 aprile 2007 - ore 18:12


NICOMACHEA – Mezzanotte e uno
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Se potessi lodarlo per la morte corporale, cattedrale di verde per candeggiare l’anima, e da cui nessuno può fuggire, mi sentire più simile ai miei simili, consolato per una frazione.
Ma chi ci pensa a certe cose?
La vita, questo mio esserci, è un cadere. I sentimenti, questo mio patire, un inganno. La morte, questa nostra sorella, una certezza.
Ed è peggio di un vecchio che muore insozzato dalla terra.
In questo preciso momento, sono una palude di nervi che ravviva il tedio di un’era. E Nietzsche è un tarlo destrorso cui non so resistere.
Ho il futuro aperto sul mondo e ne ho disgusto, ne sono impedito, come un punto attraversato da infinite rette tra cui non mi decido a scegliere. Come disse Qualcuno: scelgo di non scegliere. Come disse Kierkgaard: abnegazione e disperarsi. E questa noia, il mostro che noi tutti conosciamo, è una pallina di gomma che rimbalza in una stanza infinita - una sacca nello stomaco di chi la osserva con tolleranza impaziente.
La primavera batte i piedi, non ci sono ostacoli al risveglio, e da un punto di vista spinoziano non ce ne sono nemmeno in generale. Eppure, continuo lo stesso a girarci intorno, come qualcuno che camminasse per anni a bordo vasca formulando teorie sull’acqua. Si tratta forse del fatto che non so nuotare? Si tratta forse del fatto che sono in mare aperto e la seconda navigazione è la metafora di un naufragio?
Mah, risponderei a Socrate in piazza Garibaldi - tra i miei simili tirati a festa - so solo che tutto il sacrificio se ne va in inutili esigenze: nell’organetto meccanico della masturbazione, in quel qualcosa che devo avere ad ogni costo e nella botola a spirale di un misticismo indotto, innaturale.
Magari, un giorno, mi farò la sorpresa di non andare, di non farmi trovare, di disparirmi, di bis-sparire…





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lunedì 2 aprile 2007 - ore 10:01


PLACEBO
(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’onniscenza divina mi preclude a priori l’originalità.




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venerdì 30 marzo 2007 - ore 20:01


NICOMACHEA – 20 e 00
(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’educazione è un’accozzaglia di divieti.



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venerdì 30 marzo 2007 - ore 16:53


NICOMACHEA – Sfogo
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ancora in accappatoio, apro il frigo e mi scopro incazzato, causa un filo di rabbia che ho seguito da dopo il balsamo. Detesto la gente che si consola nelle proprie piccolezze – fumo, seghe, dvd e lattine - e in special modo quelli che si s-fanno per essere creativi e ti ossessionano con le loro porcate. Hai presente quel Tizio? Quel Nico? Hai presente i giovani esteti scuri decadenti neri, salici piagnoni e bulimia di lamenti? Sì, sì, quelli lì, la mia generazione del cazzo, quella che il regno è perduto perché manca un chiodo…




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venerdì 30 marzo 2007 - ore 15:44


NICOMACHEA – Pomeriggio #2
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dicevo dunque: studio, disciplina, evoluzione che vorrei, costruire un minareto e non concedermi nemmeno l’ultimo peccato del funambolico Zarathustra. Però la solitudine che trovo, di cui sono capace, è una fata epilettica, puttana, una volontà feroce che ingravida i miei abissi esistenziali e li percorre come la voce di Marlene D., l’angolo buio per eccellenza. Ed è lì che mi prende un bisogno costringente di uno spazio che spazi, il vizio di un bagno di folla che confonda la fandonia, l’urgenza di un essere umano che mi offra almeno l’amo o il t’amo avvelenato della sua presenza fisica.



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venerdì 30 marzo 2007 - ore 14:22


NICOMACHEA – Pomeriggio #1
(categoria: " Vita Quotidiana ")



E’ tempo che prometta di fermarmi: ho bisogno di lotosedermi e di ingrassarmi di nulla.
Dietro al cancro che si estende nonostante, riprendo fiato e mi autorappresento, in attesa che passi.
Sono un guinzaglio su di un corpo senza testa. Le mattonelle in terra mi infondono sincerità e conforto. Sono la duplice sepoltura di una stereotipia di vita: dall’adolescenza al matrimonio; dal matrimonio a non saprei che cosa, nausea e ascensore.
E’ un certo incerto che mi inquieta, ma tra un po’ mi calmo e smetto di parlare.

Dilemma: mi chiuderò per fare il padre?
Attesa di un’attesa per.
Candori acerbi e candelare?

Da qualche tempo ho un desiderio: rasarmi e chiudermi da qualche parte indefinito, indifferente ai capelli che crescono, alla barba, alle unghie - senza lavarmi, senza orari, senza toccarmi, senza pasti regolari. In breve pri-va-ti-vo, semplicemente sottratto e occidentale, per informare la chimera che mi porto appresso: “Quelle Marlboro mi spettano, e non provarci nemmeno! Ok?”





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