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COSA COMBINO: Non è da questo che si giudica una persona!
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ORA VORREI TANTO...
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OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
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ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
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MERAVIGLIE
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Scopo del mio Blog non è solo quello di parlare di me stessa e di quello che mi piace, ma anche quello di diffondere una mia grandissima passione:il palio di Siena...ed in particolare la mia contrada (il NICCHIO)!
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mercoledì 14 luglio 2004
ore 09:50 (categoria:
"Musica e Canzoni")
eros
ieri sera sono stata al concerto di eros
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venerdì 9 luglio 2004
ore 09:57 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il palio di siena-52°puntata
...(continua)la Nobile Contrada del Nicchio Lo sportivo ruspante Non ci volle molto prima che si passasse dal concetto di tempo da passare dentro i locali, a quello di tempo da passare all'aria aperta. Nel Nicchio esisteva da tempo l’ASAP (o, sciolta la sigla, la "Associazione Sportiva Antonio Palmieri") che aveva dato belle prove di sé e altrettante ne avrebbe date in vari campi dello sport. Ma quella che stava nascendo era qualche cosa di diverso: era una concezione dello sport a metà strada fra l’agonismo dIlettante e la scampagnata fuoriporta: era uno sport ruspante la cui attrezzistica era fatta, sì, da biciclette, calzoncini corti e magliette ma, altrettanto, dal necessario per mangiate a strafogo e fiaschi di vino per recuperare i liquidi persi con i! sudore. Insomma: dietro i gareggianti si muovevano salmerie che nemmeno un battaglione in marcia di trasferimento avrebbe potuto vantare: cucina da campo e tavolini smontabIli inclusi. Le foto dell'epoca mostrano atleti che paiono più affaticati dalle libagioni che dall'agonismo: stravaccati su sedie pieghevoli intorno a tavolate lunghe e gremite, con in mostra i resti di quello che fu - evidentemente - un pantagruelico pasto, e costellate da cadaveri di fiaschi dei quali si nota la trasparenza del vetro reso vedovo del contenuto, bottigliette di birra, bottiglie di acqua minerale. In una foto, addirittura, un atletacommensale regge in mano (e guarda con cupida aria di godimento) una tazzina da caffè: tant'è che nemmeno questo si facevano mancare sotto le fronde degli alberi e con L’erba che arrivava ai polpacci. La chiamarono "coppa Pania": forse con Il pensiero più rivolto alle coppe di vino che non alle coppe che si offrono ai campioni. Si cominciò nel 1950 con la gara ciclistica - biciclette da passeggio, beninteso: ché nessuno si sognava di procurarsi costose attrezzature da professionisti Siena-Acquaborra (vinta da Adige Bartalozzi) alla quale seguirono poi altre eterogenee edizioni, tutte all'insegna dell'estemporaneo e del più o meno regolare. Nel 1952, la seconda edizione vide come tappa finale Lucignano d'Arbia (percorso sempre da fare in bicicletta) e vide la vittoria di Luciano Scali dopo che Il vero vincitore - Angelini - era stato squalificato perché corridore tesserato. E poi via di questo passo: Siena-Camposodo (ciclistica a cronometro a squadre) nel 1953 con la vittoria di Vasco Poggi, Vinicio Morrocchi e Gusmano Frontani; Siena-Renaccino (marcia a staffetta per squadre) nel 1954. Nel 1955 la gara assunse finalmente un nome che le era pienamente confacente: “gara gastronomicaorgiastica". Le edizioni che si susseguirono non si allontanarono di molto da questo modello: percorsi di guerra, gimcane, gare motociclistiche; gare miste di moto-ippica (si fa per dire) e percorso di guerra; automobIlistiche con camuffamento; ittico-ciclistico-ostacolistica. E via di questo passo con una fantasia che avrebbe fatto impallidire Marinetti e tutti i Futuristi. Lo sport vero arrivò dopo...(continua)
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giovedì 8 luglio 2004
ore 09:16 (categoria:
"Pensieri")
sono giù di morale...mi sento molto triste...e non posso farci niente
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mercoledì 7 luglio 2004
ore 09:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il Palio di Siena-51°puntata
...(continua)La nobile Contrada del Nicchio Il mal del calcinaccio, due Si era nel settembre, quando Benito Giachetti, all'epoca presidente della Pania, informò il consiglio direttivo della società di aver acquistato un vasto locale, adibito a magazzino, sotto i locali della Pania stessa. La società era interessata a entrare in possesso del fondo? Egli era disposto a cederlo senza alcun guadagno; se no, non importava: lo avrebbe utilizzato lui. Altroché se interessava. Già. Ma i soldi? Fu Arturo Malatesta, cassiere della società, che buttò giù un abbozzo di piano finanziario: c'erano i soldi per L’organizzazione del Carnevale 1953; c'era qualche disponibilità di cassa. Se anche la contrada avesse fatto la sua parte...La contrada, ovviamente, la sua parte la fece: L’importanza dell'operazione non poteva sfuggire a nessuno. Entro la fine del mese era stato stipulato il contratto: la commissione che il seggio aveva costituita per provvedere in merito prese contatto con poco meno di trecento Nicchiaioli. E fra tutti misero insieme una cifra che era il 70% delle necessità totali. Leonardo Giovannetti buttò giù un progetto suggestivo e ambizioso: giù le vecchie strutture e unificazione dello spazio in due saloni contigui, con il soffitto costituito dalle volte a vela, e aperti verso il retrostante spazio verde. Bello. Ma costoso. Si prese tempo (un tempo impiegato in discussioni - e polemiche - senza fine) e poi fu dato incarico all'ingegner Silvestro Nozzoli di stendere due progetti: uno minimo e uno di più ampio respiro. I due progetti arrivarono, finalmente, nella primavera del 1953. Il progetto "economico" era piuttosto semplice: si sarebbe dovuto risistemare solo Il primo piano; si sarebbe ricostruita la scala di accesso e si sarebbe attrezzato Il giardino. Poco da fare e poco da spendere. Il progetto "di lusso" invece andava in grande: dell'edificio, praticamente, restava intatta la sola struttura portante, perché, per Il resto, Il piano terreno veniva completamente ricostruito, Il primo piano si trasformava del tutto, e si attrezzava Il giardino. Bello. Ma costoso da far paura. Si adottò una soluzione intermedia. Che poi tanto intermedia non era, dal momento che si avvicinava più alla proposta "di lusso" che non a quella "supereconomica". I locali restarono scanditi su due piani; fu rifatto Il solaio di divisione e furono smantellati i parapetti del primo piano. La scala di accesso al primo piano fu ricostruita. Fu attrezzato un banco bar degno di questo nome e si mise mano all'adeguamento dei servizi sanitari. E infatti i soldi vennero a mancare quasi subito. Di necessità virtù, propose qualcuno: vendiamo un appartamento di proprietà della contrada e una parte del grande magazzino a pian terreno. Figuriamoci: non bastava di meglio per dar fuoco a quella gente che la società L’aveva voluta e curata giorno per giorno come si cura e si ama una cosa propria. Si fece ricorso di nuovo ad una sottoscrizione, e se la cifra raggiunta non fu sufficiente a coprire l’intera necessità, tuttavia bastò per garantire la differenza, che venne colmata con L’accensione di un mutuo fondiario. I lavori ripresero e finirono con Il 1953. Era presidente Benito Giachetti: L’anno dopo gli sarebbe succeduto alla guida della società Alberto Corradeschi ("Donde" per tutti) che avrebbe tenuto la carica ininterrottamente fino al 1959 (e che poi sarebbe stato di nuovo presidente della Pania nel 1962 - 1964)...(continua)
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lunedì 5 luglio 2004
ore 09:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il Palio di Siena-la contrada vincitrice del Palio di Provenzano
 Ha vinto: la GIRAFFA


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mercoledì 30 giugno 2004
ore 10:02 (categoria:
"Vita Quotidiana")
a Siena ci sono le prove per il Palio...ed io purtroppo sono a Padova...che sfiga. in compenso alla mia contrada nemica è stato assegnato un cavallo sconosciuto e magari è una brenna!
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venerdì 25 giugno 2004
ore 11:02 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il Palio di Siena-50°puntata
...(continua) La Nobile contrada del Nicchio I pionieri degli anni cinquanta
I modesto locale autogestito delle origini poteva andar bene, appunto, nella prima fase, ma chi aveva pensato e voluto la società aveva in mente idee più grandi. Nel settembre del 1950 (presidente era Roberto Sommazzi che tenne la carica anche per il successivo 1951 e che avrebbe poi ceduto il "comando" - è il caso di dirlo, alla lettera - a Benito Giachetti) la società entrò in possesso di ulteriori tre stanze del primitivo stabile e cominciarono i primi lavori di adattamento (da notare che erano passati poco più di tre anni dal debutto della Pania) e si poté dare alla società un aspetto più decoroso: un banco di bar vero e proprio, un biliardo, alcuni tavoli da gioco. E appena un anno dopo la storia continuava ancora: la società occupò i locali del primo piano e attraverso la terrazzina scoperta, per mezzo di una scala che prima fu di ferro e poi in muratura, collegò gli interni con L’orto sottostante che divenne così il teatro delle attività estive. E le attività, intanto, avevano decollato alla grande. Nel tardo inverno del 1949 qualcuno pensò che si sarebbe potuto dar vita ad un avvenimento che a Siena non si celebrava più da decenni: il Carnevale. Inteso, ovviamente, come sfilate di carri allegorici e maschere per le strade della città. L'iniziativa fu presa su base territoriale, e non su base contradaiola, poiché non erano pochi a ritenere che la contrada in quanto tale dovesse restare del tutto estranea a questa organizzazione. In realtà, anche se informalmente, fu la Pania a costituire il fulcro di riferimento per quanti Nicchiaioli o no - volevano imbarcarsi nell'operazione. Non se ne fece di niente: le riunioni fra i rappresentanti degli abitanti del rione all'inizio di marzo - mise solo in evidenza le differenti opinioni e le idee le più inconciliabili l’una con L’altra. Ci fu perfino che propose di trasformare il tutto in una festa dell'uva da fare nel prossimo autunno. Si ritornò a parlare dell'iniziativa l'anno successivo, per questa volta, a scanso di problemi, l’organizzazione fu tutta nicchiaiola. La Pania fu in prima linea e tirò fuori dal suo bilancio una cifra che servì ad acquistare i primi mascheroni. Si era nell'autunno quando fu costituito il comitato promotore che avrebbe dovuto sovrintendere all'iniziativa: Giulio Capitani era il presidente e si avvaleva della collaborazione di una serie di altre figure di contradaioli. A Carnevale ci si arrivò, e per la prima volta nella vita cittadina, una contrada riuscì, la sera del giovedì grasso, a far sfilare in Piazza del Campo un carro allegorico che metteva, fra L’altro, in caricatura alcuni noti personaggi senesi e che apriva la sfilata di una serie di contradaioli in maschera. Pioveva, ma la pioggia non fermò nessuno: né i Nicchiaioli che si stavano divertendo come matti, né i Senesi che avevano sciamato dal primo pomeriggio in piazza per vedere. Piacque talmente, che la sera del successivo martedì, ultimo giorno di Carnevale, tutto il complesso si rimise in moto e traversò l’intero centro della città. Alla fine delle operazioni, il Nicchio si trovò ad aver sborsato per questa iniziativa 153.000 lire, praticamente tutte coperte in tempo reale, come con orgoglio si sottolineò nella relazione contabile presentata al consiglio della società all'indomani della festa. Per L’occasione fu stampato anche un giornaletto: numero unico, lo chiamarono, forse un po' esagerandone la portata e le dimensioni. In realtà erano quattro facciate a stampa con, in mezzo, in carta di differente colore, un foglio staccato contenente una serie di inserzioni pubblicitarie. "Carnevale" era il titolo, e sulla prima pagina, sotto il titolo "Torna a Siena carnevale!" si rivendicava L’originalità di questa manifestazione che non voleva essere – si precisava - "una imitazione di quei famosi corsi mascherati che si fanno in Toscana ed in altri luoghi d'Italia, ma è la ripresa di una tradizione, che per essere aderente al carattere della cittadinanza non potrà mancare di un meritato successo: successo di iniziativa e di interesse agonistico, in quanto, se alla simpatica iniziativa della gente del Nicchio, risponderà con eguale spirito L’amor proprio dei diciassette rioni di Siena, il vecchio carnevale senese, certamente, rifiorirà." La pubblicazione proseguiva poi con il testo della canzonetta ufficiale della manifestazione: una composizione che, su musica di G. Santini, adattava una serie di strofe (anche alquanto audaci) di F. Bencini. Le cagnare notturne, di quelle che facevano verosimilmente imbestialire i vicini di casa, dovevano essere mercanzia corrente. Nella quarta pagina della pubblicazione il concetto era ribadito in una serie di comici rinvii sotto il titolo "Che cos'è la Pania", dove fra altri concetti si trova espresso anche quello di "un rompimento" attribuito al pensiero degli abitanti delle case contigue alla rumorosa società. La cosa fece scalpore. La stampa cittadina cominciò a martellare L’opinione pubblica affinché fosse costituito un comitato civico che preparasse, a più alto livello, un corso mascherato per L’anno successivo. Altre contrade, visto il successo dell'iniziativa nicchiaiola, pensarono che tanto valeva imitarla e cominciarono a preparare - o a pensare, o a far sapere che ci stavano pensando qualche cosa di analogo. In questa clima, la Pania poteva abbandonare o rilanciare. Rilanciò. Ovviamente. Si pensò, dunque, che il Carnevale nicchiaiolo del 1952 avrebbe potuto svolgersi nelle strade del rione e che avrebbe potuto essere, per gli spettatori, a pagamento. Giulio Capitani, in previsione del nuovo impegno, nell'estate si mise in contatto can i costruttori di carri del Carnevale di Viareggio e, a sue spese, acquistò un carro da riutilizzare in contrada. Arrivò L’autunno - epoca per cominciare a dare sostanza al!e idee - e nel frattempo fu chiaro che le ventilate ipotesi di carnevali di altri rioni erano chiacchiere e basta. Solo in San Marco andavano avanti facendo sul serio: gli altri si erano ritirati in buon ordine davanti alle difficoltà organizzative tutt'altro che indifferenti. Fu messo a disposizione un vasto locale, fuori porta Pispini in via Aretina, di proprietà della ditta Sali e Giorgi, e lì, la sera dopo cena facendoci le ore piccole del mattino, i frequentatori della Pania cominciarono la paziente opera di costruzione di carri e maschere. Da molte parti, però, arrivava l'invito a non circoscrivere questa manifestazione alle strade del Nicchio e a ripeterla, come del resto era stato nell'anno precedente, in Piazza del Campo. Non che fosse facile organizzare un corso mascherato - e per di più a pagamento - in Piazza del Campo. Fu Leonardo Giovannetti che ebbe il lampo di genio. !'incasso, propose, sarebbe stato versato in beneficenza all'Istituto per gli Orfani dei Vigili del Fuoco. Se si volevano prendere i classici due piccioni con una sola fava, L’intento riuscì: grati per L’iniziativa benefica, i Vigili del Fuoco offrirono il loro prezioso supporto in termini di uomini e di mezzi. Adesso il Carnevale nicchiaiolo era diventato il carnevale dell'intera città. Ma questo impegnava ulteriormente a dare la garanzia che sarebbe stata una cosa di buon livello. Furono allestiti altri due carri, oltre a quello comparto a Viareggio che, nel frattempo, stava subendo le trasformazioni e gli adattamenti alla situazione specifica del caso. Però restava una spina nel fianco: gli abitanti di San Marco confermarono che i loro progetti non erano velleitari come quelli di altri rioni: la sera del corteo nicchiaiolo anch'essi avrebbero fatto sfilare una mascherata di bambini per le strade della città. Il rischio che le due iniziative si facessero concorrenza era più che reale. Con l'altro comitato organizzatore, dunque, i Nicchiaioli intavolarono una trattativa fitta di riunioni, quali nemmeno per fare i partiti per il palio si sarebbero potute avere. Alla fine l'accordo fu trovato: anche il carnevale di San Marco avrebbe avuto come scenario Piazza del Campo, ma esso sarebbe entrato per primo, in modo che i bambini in maschera avrebbero effettuato il giro della piazza e sarebbero usciti da San Martino lasciando poi il via libera ai carri e alle maschere dei Pispini. E così avvenne: la sera di domenica 24 febbraio Piazza del Campo fu chiusa e si trasformò in un teatro al quale si accedeva da sei ingressi muniti, ciascuno, di una biglietteria. E per la gioia di una folla che aveva riempito ogni angolo della piazza il corteo fece ingresso. Fu ancora una volta un successo. Anzi, di nuovo, si richiese a furore di popolo di ripetere la sfilata la sera del martedì grasso. Anche l'incasso non fu indifferente. Ma il compito era stato gravoso; forse un po' troppo. Così, quando qualcuno propose di ripetere per la terza volta L’iniziativa, si decise di non farne di nulla. "Carnevali" ne sarebbero stati organizzati, sì, negli anni successivi - splendido quello del 1958 - ma esclusivamente per i bambini della contrada o per i soci della società (fantasmagoriche - pur nella loro ingenuità - le scenografie per il grande veglione del Carnevale 1957 con il ballo a tema "Una notte a Venezia"). Ma L’esperimento "esterno", per il momento (anche se ci sarebbe stata una ripresa negli anno Ottanta) si poteva definire chiuso. Tanto più che il mal del calcinaccio era tornato a scoppiare con più furore di un'epidemia. I fondi a disposizione della società dovevano servire per acquistare nuovi locali e per ampliare la sede della società...(continua)
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venerdì 25 giugno 2004
ore 09:22 (categoria:
"Università / Scuola")
laurea di mamo76

COMPLIMENTI MAMO!
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mercoledì 23 giugno 2004
ore 09:41 (categoria:
"Pensieri")
la gente!
detesto la leggerezza della gente! l'altro giorno una mia conoscente mi ha mandato un messaggio, spero pensando di farmi del bene, dicendomi di aver visto il mio ex in un locale solo come un cane...a dire il vero mi ha fatto solo pena... vabbè che anch'io sono sola in questo periodo, ma io almeno sono una donna e il più delle volte è più facile per una donna trovare amici...
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mercoledì 23 giugno 2004
ore 09:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
compleanno
oggi compie 6 anni mia nipote di nome Lisa...tanti auguri!
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