avremo altri nomi e altri modi per perderli di nuovo.
(questo BLOG è stato visitato 2638 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
lunedì 13 aprile 2009 - ore 22:39
Non passa lo straniero.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oh it’s such a perfect day,
I’m glad I spent it with you.
Oh such a perfect day,
You just keep me hanging on...
(mormorava il Piave)
LEGGI I COMMENTI (6)
-
PERMALINK
domenica 12 aprile 2009 - ore 00:25
Monna Lisa, Monna Lisa...Lisa.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ivan mi fa provare i suoi occhiali, che è un pomeriggio da trentasei e novantasette di febbre e la testa mi pesa come se avessi fatto un patto con il teletubbies rosa.
Restano le briciole di un litigio posate fra le pance rotonde delle p e b delle mie parole. Restano nell’attimo prima che rispondi al telefono, l’inclinazione rigida della tua voce, l’increspatura delle risate da pubblico di Mediaset.
E resuscitare fra le lenzuola pensando al custode parigino che spiava le bambine dell’asilo, mentre la tachipirina rotola in gola. E ricevere un invito a cena all’improvviso, e ad un tratto la necessità di sprofondare la faccia nel biondo scuro dei suoi capelli e farmi insegnare dove si mette l’ombretto di plasticone e fingere di leggere parole in scarabocchi pieni di colore.
Mi dice che per essere felici bisogna passare il rossetto sulle guance, e se non basta, anche sui capelli.
Tre secondi di silenzio.
(In cucina il rumore dei piatti, Anna di là che ride, fuori il cielo che se non è buio non si può andare a dormire.)
Applausi, recita il cartello Mediaset.
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
mercoledì 8 aprile 2009 - ore 20:59
Sfreccia in cielo un aereoplano.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io ti amo e non ti penso mai.
Dice Rachele.
Riesumata da chissà quale angolo di polvere e cantieri per farmi compagnia in un pomeriggio di sole.
Che ci vogliamo tatuare le regioni addosso e trasformare la topografia in una religione di stato.
Che resto sempre incastrata dentro questa pecorella smagrita tra Treviso e Venezia ignorando gli orizzonti che si disegnano con diciassette euro di pieno.
Scrivo poco. Penso molto meno e la terra trema.
Regalo pesci e ricevo spalle da Vienna proprio io che sono così poco coordinata e di certo mi perderei nellun-du-trì di un valzer.
Scrivo poco e mi faccio meno domande.
Perchè questa primavera fa germinare risposte.
E la camicia con i gatti neri per Giulia, il mio collo avvitato al contrario, le tue mani sempre con me, Shiele affidato alle Poste Italiane e la filosofia del cinismo petìn e petèe.
Danke.
Ah già, non ho ancora trovato qualcuno che mi insegni unaltra lingua.
LEGGI I COMMENTI (3)
-
PERMALINK
venerdì 3 aprile 2009 - ore 10:39
Tra krapfen e boiate
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E tu?
Te lo domando tra un panino onto e la mozzarella di plastica e la biondina che mi saluta con la mano solo perchè le ho fatto prendere otto in latino qualche anno fa.
Me lo sono chiesta tutto il giorno e tutto il giorno prima, dopo un colloquio con un professore sempre in ritardo e forse più entusiasta di me, e il Sile che sta sempre al suo posto, e i cigni che si mangiano i Cayenne del parchetto.
Guccini ci aspetta dentro. Dietro, i quarantenni attrezzati per il pic nic che manca solo la tenda da campeggio, e le carte da uno che sembrano state fabbricate nella Germania dell’Est. Vicino, l’incubo di ogni sano avventore di concerti: la ragazza più stonata e sbracciata che pretende di cantare ogni canzone dall’inizio alla fine. Davanti, l’uomo con la testa più grossa che abbia mai visto ed un primo accenno di parkinson.
Noi, in mezzo. Il mio ’E tu?’ che preme fa le mie e le tue costole.
Lui canta di maglioni sformati su un paio jeans e io vorrei raccontarti di Serena e di quella frase che campeggiava nel muro bianco di camera sua. Di un bigliettino che la terra si è risucchiata mentre guardavo Giacomo andarsene via, e io volevo solo provare a spiegargli che portavo allora un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà. Di quel pomeriggio che l’ho trovata a ciondolare in pigiama per casa, e non capivo quale infelicità sentisse vicina.
E tu? ci buca i vestiti.
Il concerto finisce che Francesco deve prendere la pastiglia per la pressione.
Mi riporti a casa mentre il telefono di incazzosa fa gnorri.
Lo sai?La città addormentata non era mai stata così tanto bella.
Anche se non sto in via Paolo Fabbri, quarantatrè.
LEGGI I COMMENTI (3)
-
PERMALINK
lunedì 30 marzo 2009 - ore 00:33
I milanesi ammazzano il sabato.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi aggiusti con un sorriso ed una maglia a righe verdi.
Che tanti uomini con la bombetta ci piovono in testa a Milano, cosparsa di strane impronte di drago e di macchine parcheggiate sui marciapiedi.
E ci sono mele nascoste dietro ad una maschera, notti chiuse in grandi case, torri che crollano se Dio fa loro il solletico, e strana schiuma sullasfalto.
Mi dici la verità, e forse per questo penso per una sola frazione di secondo che vorrei aprire la portiera della macchina e scappare via, e invece mi vinci, e immune e sterile resto a stringerti.
Questa donna non è una donna, canta Dente.
Questa pipa non è una pipa.
Questa qui non sono io.
Ma incazzosa è sempre quella che dici tu, e che riesci a riconoscere da lontano perchè ha un viso strano. Quella che mi sogna vestita di bianco in mezzo ai prati, monsieur Freud.
LEGGI I COMMENTI (1)
-
PERMALINK
sabato 28 marzo 2009 - ore 01:32
Senza sangue
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quel libro piccolo e bianco, con una linea rossa sottile, uno scarabocchio che lo attraversa.
Un libro inutile, con una storia inutile ma breve.
Che ho sempre avuto la tentazione di strappare tutte le pagine tranne l’ultima facciata in cui si dipana la soluzione.
Dobbiamo sempre tornare all’orrore di un tempo, dice sommariamente, per rilegarci idealmente a chi un tempo da quell’orrore ci ha salvato.
Oggi Mirca fa scivolare dallo scaffale un libro.
Inizia col citare frasi d’altri.
Che pare che per iniziare a scrivere bisogna imparare a raccontare la propria prima storia d’amore, dicono.
Oggi Anna se ne è andata e non so nemmen se avrò più indietro le foto di me poco più che bambina, che mia madre le aveva prestato.
Mia madre che resta zitta tutto il pomeriggio e riassetta la cucina.
C’era quella di me che crollo d’inverno su una spiaggia, la testa piena di treccine, i piedi a bagno nell’acqua di quel febbraio sporco.
Va bene così? Era amore, certo.
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
giovedì 26 marzo 2009 - ore 23:58
Che cosa? Indovina!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Anne Sexton mi tiene in braccio, seduta sulle sue ginocchia, mentre in questa casa cominciano a sparire le sedie, come in quel gioco che poi si fermava la musica e..
Vado a cercarla in mezzo alle scartoffie, in mezzo alla nostalgia per Valeria che scrive in greco e a i biscotti che faceva con le formine, in mezzo ad una stanza che sa di vernice e i manichini ridipinti di bianco e io che mi sbriciolo sul letto ogni sera.
E poi scoppio a piangere e a dire parolacce una dietro all’altra e ad inventarle e a nascondermi dietro gli stipiti delle porte. Ti chiamo per ritrovare una normalità meno salata. Tu ridi e decidi che va tutto bene, un po’ come i posti da prenotare e i regali da fare.
Non so da quale angolazione guardarmi, per provare meno orrore.
Senza ansiolitici, senza lo xanax.
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
domenica 22 marzo 2009 - ore 22:43
Che cosa ti manca per correre al prato.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Però. Che cosa vuol dire però.
Mi guardi stanco al tavolino di un locale per quindicenni posati e con la riga in parte. Nomino persone che ho sfrattato dalla camera degli ospiti della mia vita.
Lo so che è spontanea la domanda, dove sono ora.
Spontaneo è sorriderti poco disinvolta e dirti che non lo so.
Che spero che Milano se li sia risucchiati tutti quanti. Milano che ha fame delle nostre tasche e della musica dei nostri auricolari. Milano che ucci ucci, sente odor di cristianucci.
E tu che mi proponi di raggiungerti lì dove non volano mosche.
E io che mi sento di latta e mi percuoto con una forchetta e faccio un rumore infernale, tanto sono vuota.
Cosa vuol dire però?
Niente.
Spero solo di non ricevere più buone notizie.
Perchè non saprei a chi correre a raccontarle.
Sarà per questo, che di continuo, fallisco.
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
sabato 21 marzo 2009 - ore 00:52
Var så god
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Perdo scarpette di cristallo come i puntini della varicella.
C’è una foto di me che fumo la pipa e dietro un cantiere, ma il freddo non si vede, e nemmeno l’odore buono del tabacco chiuso dentro una scatola dorata.
Non si vede nemmeno che siamo seduti su una strana torre fatta di legno vicina alla riva, e che di lì a poco perderemo l’ultimo bus per Gamla Stan e che il giorno dopo finirai a vegliarmi sul divano e ad imboccarmi per una birra di troppo... quel tanto che basta per masticare meglio l’inglese e parlare di stato sociale con Sebastian.
Non si vede nemmeno che è da quel pranzo pagato con i buoni pasto che non ci parliamo più.
Si vede solo una periferia oltre la riva in lontananza, bluastra e alla Vasco Brondi, e io che fingo di fumare la pipa.
Lo scatto successivo, così come in tutte le cose, sarebbe stato solo un colpo di tosse...
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
venerdì 13 marzo 2009 - ore 15:02
Oggi è un giorno balordo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
LEGGI I COMMENTI (5)
-
PERMALINK
> > > MESSAGGI PRECEDENTI