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lunedì 15 maggio 2006
ore 22:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
calcio volante pugno arrapante gola disidratante, mio nonno idrante
Per omettere questo misfatto non dirò ne quando e dove è successo, ne del perché e neanche del percome. Lo faccio per salvaguardarmi da linciaggi vari di linci di periferia.
Era un giorno x della settimana secondo Giove e Plutone in Venere aiutano una serata tranquilla per i nati nella prima decade del sagittario.

La serata doveva essere tranquilla e senza eccessi di alkol, ma grazie a Venere su Plutone ero spolpo in Giove, e Saturnio con la Luna faceva capolino e non pompino.

Durante la mia spolpaggine perdevo i pantaloni, credo che era colpa della forza di gravità di marte, nel frattempo mani maestre abusavano del mio fondo schiena e delle mie zone intime rendendo successivamente pubblico il fatto che ho due palle e il pelo ricciolo dove vi si è accampato l’astronauta pasticcione.

Non ero per niente imbarazzato,anche se ero in mezzo a circa una cinquantina di persone che probabilmente vedevano le mie nudità, ma questo forse è dovuto dal fatto che comunque non mi accorgevo di nulla nel momento. Ero assorto nei pensieri offuscati dal leone che secondo l’astrologo di turno e la cartomanzia che è sempre d’aiuto dicono che la torre non si presenta, ma la loro vita sarà piena di spocchiosità come l’ascendete vuole.
La Elena che era in macchina con me dopo un suo delirio momentaneo durato pochi secondi e terminato grazie ad un litro di birra, voleva tornare a casa. Io in 4 e 4, 8 e 8 e 8, 16 e 16 e 16 32 mi avvio verso la macchina con lei. Montiamo, inserisco la chiave ma mi accorgo che un coglione figlio della sua stessa ignoranza aveva posteggiato nella unica via d’uscita del mio posteggio e dietro di me c’era varco ma troppo stretto per passarci.


Le soluzioni erano due: o aspettare il conducente per dargli del deficiente o passare nel cunicolo alle mia spalle per poi darmi del coglione senza palle.
yo! yo!

Dico alle elena vabbe aspettiamo 5 minuti che magari vanno via pure loro adesso. Tempo una manciata di secondi e ci salta in testa la terza ipotesi: usciamo dalla macchina non per fumarci una cicca; non per magari a chiedere a qualcuno se era sua la macchina, non per ballare la macharena, ma ben si per… Prendere a calci quella macchina che bloccava il nostro passaggio provocano dei danni notevoli nella carrozzeria, stacchiamo pure i tergicristalli e li buttiamo nel giardino di una casa che faceva capolino la vicino.

Dopo alcuni minuti di inutile distruzione ci fermiamo e affannati dal duro lavoro e optiamo per fermarci un attimo e fumare una sigaretta.
“La sigaretta degli inutili chiarimenti” la chiameremo.
Accendiamo il nostro tabacco rollato e in quel mentre arrivano i proprietari della macchina. Perfetto tempismo direi. Ovviamente scoppio a ridere e la elena pure. Eravamo nel luogo del nostro stesso misfatto. Loro erano più fotutti di noi evidentemente perché dicono qualcosa del tergicristallo mancante e partono, ignorando la fiancata nuova che avevano. Bene in quel momento potevamo andare a casa. Se non che arriva una amica a dirmi: sica per piacere ferma **** non può guidare in queste condizioni. Lo guardo e in effetti aveva ragione. Camminava e cadeva per terra assolutamente tutto da solo.

Non era messo bene. **** aveva in macchina altre due persone oltre che al suo corpo. Cerco di convincerlo di darmi le chiavi che gli spostavo la macchina per lo meno, ma niente lui era convinto di farcela. Battibecchiamo come due morosi idioti che stanno decidendo le vacanze e lui vuole andare in montagna dove le capre ti fanno ciao e lei al mare sedie e sdrai e mosconi. Non Germano Mosconi.
Uno dei 4 infastidito che nessuno lo portava a casa afferma che si stava perdendo tempo prezioso (prezioso per fare cosa visto che erano le 5 di mattina???) e dice che sarebbe andato a casa a piedi. Nel frattempo la elena in macchina sbucava dal finestrino urlando una frase senza senso e a ripetizione: pensa chi domani mattina si sveglia e va a messa e si trova un tergicristallo nell’aiuola. Cioè bho. Cosa avrà voluto dire???
Perciò riassumendo la situazione era questa: lo spolpo che voleva guidare una pazza in mezzo alla strada che cercava aiuto dai camionisti


una pazza in macchina che urlava una frase che faceva ridere solo lei e un celebroleso che voleva andare a casa a piedi. Dovevo tenere a bada questi 4 scalmanati, oltre che me stesso. Ma in due secondi precipitò tutto. **** riuscì a salire in macchina e a chiudersi dentro. L’altro andò a casa a piedi sbagliato completamente strada. La pazza mi strappo una promessa, e cioè che dovevo seguire la macchina di **** fino a quando non la avrebbe portata a casa. E io a questa cosa dissi di si. E la elena?? Era ancora fuori dal finestrino che urlava quella frase senza senso. Mi sento un po’ afflitto, ma monto in macchina. **** ci impiega due ore per partire perché non so che cazzo stava facendo. Parte, mi suona e lo seguo.

Dopo un po’ che seguo questa macchina bianca, mi domando dove cazzo stava andando visto che la meta era da un’altra parte.

Ad un semaforo mi fermo e lo accosto accorgendomi che avevo seguito una macchina sbagliata. Ma dello stesso modello e colore. Insomma di 4 cose che dovevo fare non sono riuscito a farne neanche una. Mi dirigo verso casa mia e proprio nel momento che stavo per gustare il mio letto giro lo sguardo alla mia sinistra e mi ritrovo l’elena. Mi ero dimenticato della sua esistenza, la guardo e bestemmiando gli dico: cazzo elena non potevi ricordarmi che eri in macchina mia?

Seguendo percorsi indubbiamente opinionabili, e ringraziando di essere ancora qua la porto al suo motorino e me ne vado a letto.
Il giorno dopo sento un po tutti e scopro che: **** è tornato a casa. Il pazzo che è andato a piedi nessuno lo ha visto per strada e lui non si ricorda niente, anzi non si ricordava neanche di aver visto nessuno. La pazza è scesa dalla macchina di **** dopo pochi metri perché il guidatore dormiva con il volante in mano. **** non sapeva cosa aveva fatto, ma si ricordava solo di aver bevuto. La elena non si è più sentita. A hahahh ahah h hah a hah ahah hah a hah ha haha
Per fortuna/sfortuna non sono stato a casa a dormire.

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giovedì 6 aprile 2006
ore 21:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
nel mezzo del camin di nostra vita
Rimembrando vecchi episodi che mi fanno riaffiorare vecchi ricordi, a me molto cari e indelebili nella loro interezza, una fase la avevo persa. Dimenticata.
Perché noi vogliamo l’abolizione della memoria. [pogo]
Come tutti ben sanno in Spagna difficilmente giravo da solo, nel senso che ero sempre accompagnato da una persona a me molto cara. E cioè nientepopodimenochè, fiammetta la sarda.

Quella sera eravamo spolpi sia io che lei, come accadeva spesso e volentieri; tornavamo dalla festa di Cornelia, una festa organizzata da punky in un quartiere omonimo a Barceloka.

Insomma in questa festa presi da un delirio, e da una voglia di combinare cazzate avevamo riempito lo zaino di qualcuno di cartelli stradali, prima staccati dalle rispettive postazioni prestabilite dalla legge, e non contenti ne avevamo anche un paio in mano, in più, siccome Fiammetta fa la scavatrice in cerca di rane morte e pinguini d’epoca imbalsamati tra le rocce, avevamo preso anche un elmetto; arraffato in un cantiere sempre la vicino, e questo era stato legato saldamente allo zaino in modo da non farcelo rubare. Sarebbe stato un circolo vizioso rubare quel elmetto.
Io lo rubo a te, lui lo ruba a me, egli lo ruba a lui, voi lo rubate a egli, noi lo rubiamo a voi, essi lo rubano a noi, e così via insomma.

Ignoriamo tutt’ora del perché volevamo tutti i cartelli che trovavamo per strada, forse per giocare con le micro machines, o forse per giocare a risiko, o solamente per fare i deficienti, che ci è sempre riuscito bene in tre mesi.


Fatto sta che ci avviamo con una delle prime metro mattutine verso casa mia, ma, per oscuri motivi, tutt’ora ignoti, abbiamo cambiato linea e destinazione. Ci eravamo misteriosamente trovati verso casa sua e siamo usciti in una delle fermate più controllate della metro, con questo bellissimo divieto d’accesso in mano io, e lei con il cartello di rimozione forzata e l’elmetto che penzolava, e immancabilmente tutti senza biglietto.
Ridendo e sbavando siamo usciti il più in fretta possibile da quella fermata, solo che ci mancava una grande impresa, peggio di indiana jones alla ricerca delk sacro graal. Dovevamo attraversare un incrocio pericoloso. Pericolosissimo. Terribile. Robe mai viste. Potevamo piazzare i cartelli precedentemente presi, per farci strada tra le macchine, il tram, i fili, i semafori,le luci, le ombre, le righe per terra; ma non si capiva una cippa, e neppure noi capivamo una cippa, e neppure Cippa capiva nulla di noi.

Stavamo aspettando un cenno, un segno divino per capire cose fare, una luce verde, una birra che ci indicasse la retta via. Questo cenno, questa risposta divina non tardò ad arrivare, e si presentò sotto forma di uomini. Uomini comuni come io e te all’inizio, ma che ben presto si tramutarono in 4 venditori di carrube statali.
Arrivarono in gruppo, scendendo da una macchina che avevano lasciato in mezzo alla strada. Erano 3 o 4 (il numero è ancora imprecisato) ci fermano urlando qualcosa in spagnolo, e noi ridevamo e ci raccontavamo chissà quali nefandezze del passato, presente e futuro prossimo.

Fino a quando non ci hanno mostrato il loro distintivo. Erano sbirri in borghese.
L’attimo fuggente insegna che era giusto smettere di ridere un attimo, per passare ad un momento di serietà, il quale, durò poco, per poi iniziare a pensare ad aggirare l’ostacolo girando la segnaletica in nostro possesso in modo che non si vedessero che erano cartelli,ma che sembrassero che ne so, pentole per esempio, o dei semplici medaglioni da collo. Ma ormai era troppo tardi.
Uno di loro tira fuori delle manette, probabilmente per intimorirci, guardo la mia Clyde e ci capimmo subito al volo su cosa dovevamo fare, solo che fece una precisazione per assicurarsi che il suo Bonny avese intuito esattamente ogni sfumatura del suo pensiero e disse: “jhon non dire cazzate…”e subito capii che il mio sguardo non era stato inteso bene…

Ovviamente si parlava in spagnolo, dato che codesti borghesi erano autoctoni, e a quello che loro dicevano io capivo la metà o nulla perché non avevo voglia di applicarmi, ma nella mia testa giravano solo tre parole e non erano “sole, cuore e amore”, ma ben si erano più nichiliste, meschine, viscide, ricche di voglia di sfottere e di fottere. Stiamo parlando del fenomenale trittico: NEGARE ANCHE L’EVIDENZA. Sul come arrivare a questo scopodellamattinata avevo le idee ben chiare; bastava dire cazzate, non ascoltare, blaterare, insomma qualsiasi cosa mi poteva suggerire la mia mente offuscata per raggiungere il mio obbiettivo e non sbagliare mira, e per l’appunto spiegare che era un atto legittimo avere quei cartelli stradali.
Alle loro domande sul perché avevamo quei cartelli e da che posto venivamo e perché eravamo a Barcellona e dove vivevamo e come vivevamo, e perché due più due fa 4, e perché mi comprerò un merlo che vola, si che mi comprerò un merlo che vola, e perché il cielo blu sopra le nuvole, e perché hanno ucciso l’uomo ragno, e perché il punk non è morto, e perché laura non c’è e del perché anche se ne fosse andata via, e perché marco se nè andato e non ritorna più, del perché Il treno delle sette e trenta è senza lui, e come mai avesse un cuore di metallo senza lanima nel freddo del mattino grigio di città, e come mai a scuola il banco è vuoto, e se secondo me Marco è dentro me, e del perché e’ dolce il suo respiro fra i pensieri miei, e anche se Distanze enormi sembrano dividerci e se sapevo che il cuore batte forte dentro me, dopodiché mi domandarono se sto mai rinchiuso in camera e non voglio mangiare e se stringo mai forte a me il cuscino e se piango e non lo so…

Ecco a questo punto smettono anche loro di cantare la Pausini e si pongono la mia stessa domanda: ma come fa a piangere e non saperlo?...

A tutte queste domande io rispondevo che non capivo, e come spesso accade dopo aver detto queste parole ridevo. Ma in spagnolo. Era per farmi capire.
Successivamente ci fecero una perquisizione a sorpresa sia sotto i vestiti che dentro lo zaino che teneva Fiammetta, al che lei da subito cercò un assorbente, per depistare le indagini, ma non trovandolo estrasse uno spazzolino e una truss di trucchi e altre cose che servono in bagno e gliele pose tutte nella mano, con tanto di dentifricio, era un abile mossa per guadagnare tempo.

Ma dopo un attimo di sbigottimento del suddetto servodellostato, mise lui le mani nella borsa di mary poppins, e come il ragno che esce dal buco, saltarono fuori altri mille cartelli focomelici e io mi sentivo preapista, e perciò difendevo a spada tratta qualsiasi oggetto che secondo me era mio, compreso l’elmetto che continuavo a dire che lo avevamo preso in Francia anche se ignoravo che a lettere cubitali c’era scritto “ajuntament de barcelona”, chiaro rifacimento alla lingua spagnola, e indi per cui poco credibile la mia versione dei fatti…
Si continuava a blaterare. Loro non volevano sentire nulla, volevano portarci in centrale per fare accertamenti sul nostro conto, solo perché eravamo in possesso del tesoro del cartello, al che dopo queste continue minacce e accuse, ovviamente infondate, nei nostri riguardi io dissi la frase più geniale che mi venne in mente, e che uso spesso fuori dall’italia per salvarmi il culo: “in Italia si possono prendere i cartelli stradali e portarli a casa se non hanno un codice nel retro”, ci fu un attimo di silenzio attorno a me. Si sentiva solo il traffico mattutino di gente che probabilmente tornava a casa da chissà quali loculi mortuari del divertimento del nuovo millennio, e fiammetta ripetè: “jhon non dire cazzate per piacere” e intervenente lei mentre gli sbirri si riprendevano ciò che era loro, anzi dello stato, ma nel delirio più totale nel mio cervello stavo convincendo di queste cose anche gli sbirri senza divisa, perché continuavamo a guardare i cartelli per cercare un codice che potesse incastrarmi, e indicavo in giro anche altri cartelli e probabilmente me li sarei portati a casa tutti si cartelli, ma una cosa mi lasciò basito… La faccia che aveva uno di loro mi guardava a occhi sbarrati, come se stesse ascoltando cazzate da più di un ora, come se avesse trovato il più coglione della città al suo cospetto, fino a quando si svegliò dal suo stato di tacito consenso e riprese in mano le redini della situazione: ci lasciò andare; ma si prese i cartelli più grandi e ci lasciò quelli più piccoli.
La morale della favola è che:
loro(i cartelli) appartengono allo stato, come la polizia, perciò potremmo azzardare a dire che tutto ciò che serve lo stato, o allo stato, è dello stato, e la subordinata che ne consegue è che è sostanzialmente inutile e da inculare e dal quale si potrebbe farne anche una semplice equazione matematica.
Sbirri:stato=X:cartello stradale

Che tradotta in italiano risulta sbirri stanno a stato come x(che è l’incognita) sta a cartello stradale, e per risolvere questo difficilissimo enigma e trovare questa misteriosa x si fa sbirri per cartello stradale e il risultato diviso stato. Per una proprietà a me nota ne è risultata la seguente cosa = BIRRIRELLSRADALE. Anagrammando potremmo farne risultare la seguente composizione a senso compiuto: Lerci da sbirri! Alè.

Me ne sbatto i coglioni se non mi seguite, dovreste farlo per capire bene ogni singolo passaggio del mio discorso.
Passo Il mio discorso.
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domenica 19 marzo 2006
ore 17:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Una cosa che non ho mai capito.
PREFAZIONE: visto largomento apparentemente maschilista, premetto che per chi non mi conoscesse è solamente una cazzata partorita in una domenica pomeriggio. perciò che non saltino fuori inutili discordie sul femminismo radicale, che sarebbero alquanto fuori luogo, in quanto è stato preso questo aspetta di vita quotidiana e ci ho scherzato un po su. nulla di personale, nulla di maschilismo in queste parole, ma solamente un giovine annoiato dalla domenica pomeriggio ha cercato di darsi una risposta su un argomento alquanto attuale. baci e abbracci ai miei cari lettori.

Una cosa che non ho mai capito. E adesso non ridete per piacere, e dite che tanto non capisco mai niente. Perché sappiamo tutti che non è vero. Cioè la Vero potrebbe portare degli esempi, e anche Che non è o Noè potrebbe portarli, ma non stiamo qua a sfagiolarci il cervello per cose futili come la “disparità delle targhe diapri”; pari o dispari? Dispari! Pari!, ho vinto io.


A parte cazzate dispari che oggi non possono circolare, parlerei di cazzate pari. E se non siete d’accordo puoi anche non dire niente ad Accordo, che sto parlando di lui. Tanto non mi viene in tasca nulla, e poi sai che schifo se mi viene in tasca, cioè metti la mano in tasca per prendere qualcosa e ti trovi le mani piene di sborra liofilizzata, e un accendino che non va più.

Non si sa dove dovrebbe andare un accendino, ma lo si lascia andare, o fallo girare fallo girare, certo che un cazzo che volteggia la vedo come cosa ardua a meno che non sia tipo un cordone ma mica sono scemo e neanche orba questo è cazzo non è corda.

Cmq il succo fondamentale del discorso è che non ho mai capito una cosa. E non è che non ho capito perché i ricchi e poveri si chiamavano con una figura retorica, ma ben si la questione è: la serata donne. Tutti noi avremmo sentito parlare di questa cosa chiama “serata donne”.

A cosa serve? Che utilità ha? Perché la fanno? Ho cercato di entrare nella mente di uno stereotipo di donna comune. Non comune di Padova comunque. E oltre a trovarmi nel vuoto più assoluto e solo come una particella di sodio della acqua lete, ho capito una seconda cosa. Ma non ve la dirò per rispetto di coloro che si sentono prese in questione. Non so cosa volevo dire, ma un fondo c’è. Un fondo di caffè.

Cosa porta le giovani d’oggi ad escludere i penuti dalla loro serata, riunione, festa? Perché si trovano spesso in una casa e tutte in pigiama a mangiare torte e a dire cazzate spesso e volentieri? Anche un muro è spesso, ma è anche volentieri. E perché un muro non fa una serata tra muri? Perché sarebbe una rottura di muri.

E si sa che se i muri si incazzano neanche germano mosconi potrebbe dire nulla. Nessuna imprecazione, nessun sbattimento di pugni sul tavolo, niente di niente. Ma invece di imprecazioni ne escono a iosa tra i giovani d’oggi che si ritrovano esclusi. Cioè cosa è un club privè? Vuoi la tessera? mi faccio la tessera. Vuoi un mazzo di fiori? Te lo vai a comprare. Non ha senso. Stanno la tra di loro, a esporre problemi femminili, di glutei a buccia d’arancio, e aranci a forma di glutei, e pistacchi a forma di reggitette, e tete a pistacchio, con tanto di buccia. Parlano di come è dura al mondo oggi essere una spocchiosa moderna, sempre al passo con la cafonaggine dell’esclusione del loro marito,amico,amante, bois, solo per una questione di seno. Cioè noi vorremmo avere un seno. Sai che goduria. Ma se ce lo facciamo ci trattano da transessuali. Cioè io sarei contento, ma sarebbe contro natura, vabbe anche renato zero è contro natura, ma io ho detto si alla natura e no al colesterolo, ho detto si lo voglio, no non lo voglio, l’erba voglio non esiste neanche nel giardino del rè. Ma nel giardino del do,mi,fa o sol non ha mai guardato nessuno.

Eppure io sono convinto che se ci liberassimo da questa esclusione ci sarebbe anche qualcosa di più positivo, pure anche di jovanotti, perché la mia moto è un sovversivo amore. Questa esclusione sfocia senza ombra di dubbio in una cosa che voi, inteso come voi pettorute, volete da anni ed è la parità del sesso. Nessuno ha mai detto niente su questo, facciamolo sto cazzo di sesso.

No dire, si oggi ho mal di testa, sono indisposta, oggi ho il mar rosso, il marinaio del tonno nostromo diceva sempre che il miglio marinaio naviga anche nel mar rosso. Perciò liberiamoci dalla “serata donne”. Se le pareti che ospitano una serata donne potessero ascoltare pregherebbero di nascere sorde. È quasi un eufemismo dire eufemia, ma qui non parliamo di Quo e Qua, ma cerchiamo di svelare un mistero irrisolto, neanche murder e skelly hanno avuto fortuna in questa disperata ricerca del sapere, del mistero. Io ho la mia teoria. Io credo che si trovino tra di loro per una questione di sabotaggio. Di sabotaggio dell’orine predisposto. Potremmo azzardarci a dire che è quasi come una sfida. Una sfida per vedere cosa fanno i pantalonai del 2006 di fronte a questa aggregazione massonica dove l’unica esclusione è chi non ha il ciclo. Ebbene care signore, signorine, madri, e tutti coloro che si sentono un po’ meno mascolini, ma più femminini. Quando non ci siete noi ce la spassiamo. Andiamo in giro con gli amici, nessuno che parla di assorbenti, rughe premature, nell’aria non c’è odore di mascara, profumi alla vaniglia, tacchi a spillo, e in più cosa importantissima, in più puoi … potresti… si dai diciamolo andiamo in giro con i coglioni di fuori.

Ebbene si a noi ci piace girare con i coglioni fuori.

E questa è la nostra risposta alla vostra “serata donna”, al vostro volervi ghettizzare nelle vostre paranoie e le gonnelline, tra i vostri segreti inconfessabili e dibattiti sui migliori peni esistenti.
Perciò a voi la serata donne, a noi la libertà dei coglioni.

Ahah a hh a ha ha h hahah a ha hahhahaaa
Conlcudo questa estroversa opinione da opinionista opinionabile mettendo il link del mio test.
test
neanche io sono arrivato primo nel mio testo se qualcuno ci riesce evidentemente lui è sica e non io. ah ah ha hah ahah ha hah a ha hh ah a ha ha h ha hahaa
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domenica 5 marzo 2006
ore 19:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
FE come FErrara CO come COmo MO come MOna.
Dato che ieri dovevo andare a Ferrara, ma ovviamente non ci sono andato, racconterò una storia che forse ai più è già nota, ma fa sempre ridere.
Eravamo ai buskers, o come cazzo si scrive, il festival degli artisti di strada, ci ero andato trascinato da "mister x" e dovevo starci solo per una giornata, ma stetti la per 3-4 giorni, sono confuso anche in questo ricordo.

Sta di fatto che per non smentirmi mai bevetti tutto il dì con gli amici più o meno consolidati nel tempo. Il mio stato mentale non era dei più lucidi, e infatti non feci proprio ottime figure in giro per la città.
Mi ricordo che entrai in un bar e con la massima tranquillità obbligai il barista a farmi due bicchieri doppi di amaro Montenegro e senza ghiaccio, ma gratis. Dopo varie discussioni un altro cliente disse al barista che lo avrebbe pagato lui il mio conto. Ringraziai il simpatico amico appena conosciuto e me andai.

Ritornai dopo poco più sbronzo di prima e feci la stessa scena. Sta volta riuscii nel mio esproprio alcolico. Ringraziai pure il barista, che gentilmente porgendomi il bicchiere mi disse: “adesso però vai fuori dai coglioni”. E fu quello che feci.

Ma il fatto più saliente di tutti fu che la notte la passai in cerca di spaccare la testa a delle persone. Mi avevano fatto un torto e io da diplomatico quale sono avevo la situazione in pugno.
Si nel mio pugno tenevo un piccone.

Un piccone trovato chissà dove.
Cioè per forza a Ferrara, ma ignoro il posto e il come, ma però sapevo benissimo il perché.
Da ora iniziano mie azioni senza senso in una sequenza alquanto immorale verso la fede cattolico cristiana.

Che non ho.
Con forza e anche con foga scavai una buca ci infilai dentro degli oggetti che tenevo nello zaino, come un simpatico gremlin fatto a mano comprato(???!!!) il giorno prima; lo facevo per protegger questi oggetti.

Girovagai tra il parco dove si dormiva e tra “il nulla” con questo piccone in spalla cantando “andiam andiam andiam a lavorar”.

Ben presto ebbi un coro gospel composto da una trentina di punk che stazionavano sotto le mura storiche, che mi seguiva in questo allegro stornelletto.
Trovai pure la “Giù” che tornava da un rave… camminava con la schiena per terra… non so come facesse… ma in qualsiasi caso era brava e gli proposi un ingaggio.

Nel frattempo si era sparsa la voce tra i miei amici non che compagni di sventura che io stavo girando con un piccone in mano. E mi stavano dando la caccia per fermarmi.

Io lo sapevo e mi mimetizzavo tra gli alberi.
Trovai chi stavo cercando. Era quasi l’alba. Prima di compiere il mio atto malsano decisi di fumarmi una sigaretta. E colassai.
La mattina, cioè dopo ben 3 ore, mi svegliai in stato confusionale, tra le risate generali, e con un mia amica che mi stava facendo un servizio fotografico di amore.
Avevo passato la nottata abbracciato al piccone.
Di fianco a me avevo il mio bersaglio ma mi misi a ridere. e mandai a fanculo tutti indistintamente. Avevo un problema più grande. Ritrovare gli oggetti che avevo sotterrato non si sa bene per quale motivo. Ovviamente non ritrovai un cazzo. Decisi di finire quella sequela di giornate inutili passate tra il fango e i cocci di bottiglie frantumate.
Io volevo portare il piccone con me, ma pesava assai e in quella condizioni quali ero era meglio non fare inutili sforzi.
Così ebbi la brillante idea.

Io vivo di brillanti idee.
Vidi un gruppetto di bambinette che si era messo nel parco. Erano sedute a cerchio.

Cosa che mi ha sempre dato fastidio il cerchio.

Le vidi e mi Sali la cattivà. Con un urlo mi diressi verso di loro e rovinai il loro fottuto cerchio impiantando il piccone nel mezzo del cammin della loro vita. Rimasero pietrificate e mi osservavano. Ridendo me ne andai a farmi sbattere giù dal treno un bel pò di volte vista la assenza del biglietto.
Questa è una foto del fattaccio. custoditela bene.
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domenica 26 febbraio 2006
ore 17:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il ritorno nella fissa dimora.
Era stata una serata nella normalità. Bevuto le birrette, riso con gli amici, pasta con i nemici, crauti con i crucchi, foto in giro, cosciente di ciò che vedevo, ma incosciente negli atti che stavo per compiere.

Il fulcro della storia è stato il ritorno verso casa.

La Giorgia mi stava dando un passaggio verso casa, io come spesso succede blateravo cazzate durante il tragitto, e se avesse saputo cosa le stava per aspettare mi avrebbe lasciato a piedi. Con abile mossa tattica, riuscii a inculargli le mutande. Ora evitiamo domane imbarazzanti. È successo questo e lo si prende come dato di fatto.
Mi misi le mutande in tasca e barcollando tra un urlo suo e un accenno di sbauscia che mi scendeva dalla bocca cercai di aprire il cancello di casa.
Impresa quasi biblica viste le condizioni da “l’alba dei morti viventi”.

Per le scale mi aggrappavo come il mio vicino 90enne con la catturata ai poggioli per non cadere. Ma non mi servi. Rotolavo per le scale. Rotolando ruppi pure l’ultima birra che tenevo gelosamente in tasca per bermela a casa da solo. Lasciai la i cocci e pure la birra, consapevole che stavo svegliando tutto il condomino. Mi ritrovai in cucina. Cercavo di svestirmi, ma una brillante idea mi venne in mente.

In frigorifero c’era di sicuro birra. Degustando una buonissima dreher collassai fottutamente sulla tavola della cucina in posa plastica: con la birra in mano e le mutande in faccia.

Mi si informicolirono le gambe(???!!?), e caddi dalla sedia sbattendo l’arto inferiore al suolo per cercare di riprendere i sensi; il rumore che ne usciva dalla cucina sveglio definitivamente mia madre, la quale inizio a urlarmi dietro se era il caso di fare quel rumore, ma quando focalizzo la scena che gli si presentava davanti agli occhi, si mise a ridere e con uno sguardo inquisitorio mi fece un trittico di domande imbarazzanti. Ma sei ubriaco? Ma sono mutande quelle? Ma di chi sono quelle mutande?

Io rispondevo in unaltra lingua. Di sicuro non in inglese cmq. Decisi che era giunto il momento di andare a letto, mi svestii, presi le mie cose, cioè le mutande e me ne andai a corricarmi.

Ma tra i vari fili che pendevano dalla mensola uno era importantissimo ed era il carica batterie per il cellulare. Misi a caricare il telefono, e come un bravissimo scout quale ero feci dei nodi scorsoi e a bocca di lupo in modo da incastrare tutto in una unica immensa matassa di fili e cavi. Rimasi impigliato pure io e spostandomi ruppi un bicchiere che conteneva una miriade di biglie, e come in un commedia i vetri e le biglie si mischiarono con le coperte, ma incurante mi addormentai.
Al risveglio avevo il pigiama che era come una maglia di vetro resina e in più mi ero massaggiato tutta la notte grazie al tappeto di biglie metalliche e concentriche che si era formato sotto il mio corpo.
Un ottimo risveglio insomma.
Tra una imprecazione della madonna, e una bestemmia del signore, ritornai dove tutto incominciò. Cioè in cucina. Mi madre mi fece un trittico di domande imbarazzanti, mentre rideva: Ma sei ubriaco? Ma sono mutande quelle? Ma di chi sono quelle mutande?

Mi ero dimenticato di togliermi le mutande dalla testa.
Aah hahah a h ha ha ha hha h ah ah ahh a ha ha h ha ha ha h hah a ha haa
Cosa ne rimane di quella serata? Nulla. Se non che la Giorgia non si vuole più far vedere a casa mia.
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domenica 12 febbraio 2006
ore 17:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
milo manara.
Grazie ad un incidente provocato da me medesimo, poco tempo prima, avevo spaccato il cellulare e mia sorella decise di imprestarmene uno dei suoi.

Con la promessa che ogni tanto lo avrebbe ripreso per scaricarsi dei numeri di telefono, suonerie e cazzate che c’erano dentro.

Questo cellulare aveva la fotocamera; una cazzata che ho sempre pensato che non la avrei mai usata, perché non ne trovavo un senso, una spiegazione, che cazzo serve fare una foto con il cellulare?? Che utilità ha?? Facciamoci anche la barba con il cellulare, usciamoci a cena, presentiamo il cellulare alla famiglia di lei. Stronzate del nostro secolo. Stronzate made in “occhi a mandorla”.

Era domenica pomeriggio, e mi stavo accingendo ad alzarmi dal coma profondo nel quale mi ero auto trasportato nel corso del sabato sera. E come ogni volta che ci si alza in quelle condizioni i primi momenti sono dedicati a capire chi sei, cosa fai e da dove vieni, e dopo cerchi di capire cosa hai fatto, aiutato magari da stimoli esterni, o da racconti di amici, parenti o foche monache.






Stavo fumando la sigaretta del ripiglio e sorseggiando un buon bicchiere di acqua gassata, per sistemare la mia bocca impastata dall’impepata di alcolici digeriti. Arriva mia sorella con il suo-mio cellulare in mano. Mi fissa, e mi manda un sorrisino e mi dice: “ci sono delle tue foto qua dentro,io ho preso solo dei numeri che erano salvati nella memoria del cellulare”.
Le sue parole entrano e alla velocità della luca escono dall’altro padiglione auricolare. Ero ancora in fase–ripiglio.

Fase ripiglio completata.


Mi siedo e accendo sto cazzo di telefono, scrivo un sms, guardo il credito residuo ed era azzerato, mi ricordo che ieri avevo come minimo 2 euro, mi gratto il culo e aspettando che l’acqua bolla in pentola, guardo le varie suonerie, registrazioni che ci sono salvate dentro.
Fino a quando apro la cartella immagini.
In rodine sparso trovo le seguenti foto.
Foto di billi jò(nano cantante dei gren dei), foto di mia sorella, primo piano di un glande, pupazzo di neve, un pene nella sua interezza, fiore giallo su campo verde, pene visto dall’alto…

Rimango un attimo attonito, riconoscendo alcune di queste figure… Guardo la data di quando sono state scattate. Ed era proprio domenica alle 5:30 di mattina. Erano tantissime.
Avevo passato la mattinata pre colasso a fotografarmi il pene.
Non sapevo ancora per quale scopo.
Non ricordavo fottutamente nulla.
Mi sentivo un po’ imbarazzato.
Feci uno più uno, e mene risultò con immenso stupore 3. Contando che: avevo due euro la sera prima. Mi ero auto fatto foto e come soggetto principale presi gli oggetti di famiglia. Svegliatomi ero senza soldi.
La statistica mi dice che per forza ho spedito dei messaggi o degli mms.


Non ricevetti mai risposte per fortuna e questo sta significare che: forse ho scritto solo sms…

anzi diciamo che mi piace pensare che si andata proprio così. Ah aha h hah ah a hhahaaa
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domenica 29 gennaio 2006
ore 21:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La voglia dire la mia.
La mia amica detta-tetta o la mia amica detta: Tetta o la mia amica Detta(tetta).
Che è vergine ascendete vergine, ma non è vergine.


Insomma sa solo lei che cazzo è. Ma a quanto sembra non lo sa neanche lei tanto bene. Ma gli vogliamo tutti bene per questo. E cerchiamo di aiutarla sempre nei momenti di difficoltà. Numerose e svariate sono state le serate senza senso e senza renzo e senza renza e senza patria, servi e padroni, ma, una me la ricordo particolarmente.

Era l’estate del 2005, eravamo a radio serva(hood), e come ogni mattina eravamo spolpi, e come ogni mattina il mio amico Michele veniva chiamato dagli altri disobbedienti perché c’erano dei punk facinorosi che non se ne volevano mai andare. Il nostro amico Michele era l’unico che sapeva mandarci via senza tante storie… ci offriva una birra a testa...quale metodo migliore per mandare via delle vecchie spugne con il famigerato bicchiere della staffa?

Cmq quella sera-mattina, ero arrivato nella collinetta di stampo mafioso scroccando un passaggio alla detta(??!!!??), e con la frase:”è la prima sera che i miei mi danno la macchina” mi convinse ad andare con lei. La Detta come ogni mattina era spolpa, e dopo poche manovre, in posteggio praticamente vuoto, finite in malo modo, decisi di prender io le redini dell’automezzo, e di fare cocchiere dei cavalli della sua macchina.

Lei non oppose resistenza, anzi le sembrava la soluzione migliore, visto che per di più si era fissata che avendo gli anfibi che gli arrivavano fino al ginocchio, non sarebbe stata in grado di schiacciare il freno… Insomma forse riuscivamo a tornare a casa.
Forse tutti sanno che il festival di radio sherwoodstock è nel parcheggio dello stadio Euganeo che è situato in prossimità della tangenziale. Bene decisi di prendere la tangenziale e anche l’autostrada per tornare a casa.

Fatto sta che la birra finì, e la detta dall’alto della sua spolpaggine disse: “ma sica come è possibile che dobbiamo ancora arrivare a casa tua?” Quella frase ebbe una sorta di ripiglio totale nei miei sensi. Stavamo andando a Bassano, Vicenza o forse era verso Bologna. E senza passare per il via. In qualche maniera ritornai nel verso giusto, facendo sia il guidatore sia il passeggero che stava scroccando il passaggio all’amica sbronza. Per strada la detta fu invitata da un’amica a casa sua, che, fatalità dei casi, abitava vicino a casa mia. La portai la, sempre con la sua macchina, e scendendo scoprii che la sua amica era pure una mia amica. Salimmo tutti e due e scoprimmo con immenso stupore che era ancora buio, e poi che la nostra amica stava ospitando a casa due suoi amici americani. Quale migliore occasione per sfoggiare il mio inglese??? Capii ben presto che di sicuro non era quella l’occasione migliore per sfoggiarlo, ed ebbi la brillantissima idea delle 4(?) di mattina: ---parlare ad un americano in spagnolo---
magari ci potevamo capire.
Ma senza ombra di dubbio mi sbagliavo.

Mi sembra che… tra una bottiglia di vino e un “please too met you” facemmo mattina. E mi sembra che… ci abbia provato anche con la tipa americana che in seguito scoprii che era la girlfriend del american idiot, dopo non ricordo niente altro, forse abbiamo costruito la macchina del teletrasporto perché ci trovammo al gramigna e poi bho… un collasso temporale per finire diretto a casa mia nudo ma con gli anfibi sotto le coperte del mio letto. Ma una domanda assilla la mia mente… come è tornata a casa la detta dopo?? Ah a ha hh ah ah ah h ah a ha h ah hahah ahah ha ha ha h haaaah ah ha ha ha

io e la detta in versione censored. a hah ah h ah ah ah hah a hahahaa
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giovedì 19 gennaio 2006
ore 19:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il toblerone e qualcuno sa il perchè.
Averi voluto scrivere un altro post, ma posto di fatto e dato di fatto e dato di post nin so msn, bho.

È da questa settimana che lavoro come “omino che rompe i coglioni e ti infila i giornali in mano anche se non li vuoi alla mattina” . Simpatico lavoro, ricco di aspettative, e di suspance.
Di sicuro avete presente di chi sto parlando; quelli con la casacca della nazionale per la quale lavorano, e che sono la fermi all’incrocio ogni mattina cercando di dare via questi schifosissimi(issimi) giornali.

Bene vi faccio un appello a nome di tutti noi omini giornalai ambulanti: ogni volta che ne vedete uno accorrete da lui, prendetegli codesti schifosi giornali, porgetegli la manina, mica ve la taglia via di netto, lui vi ringrazierà, come è sempre suo uso e consumo. Gli fate un bene se ne prendete anche più di uno, e magari lo portate ai parenti, o cosa migliore ne fate una collezione e la regalate per l’anno prossimo al vostro cognato, ne rimarrà soddisfatto.

Fidatevi di un cretino.
Comunque aparte questa breve parentesi e a parte che aparte si scrive: a parte e non aparte e neanche apparte vi racconterò di alcuni personaggi che ormai sono diventati abituè delle mie mattinate tra la brina, un giornale e un matto che passa.
Ora vi illustrerò le categorie e casi ben specifici che vedo ogni mattina in quel di Padova.
Il giornalaio in tutta la sua persona..

Innanzi tutto ho appurato che nessuno edicolante serio, vuole saperne di questi giornali gratuiti, e senza senso. Ho provato a rifilarne qualcuno, ma mi hanno sempre guardato con un senso di “ma vaccagare va, non vedi che sono pieno di supporti cartacei che cazzo vuoi rifilarmi il tuo giornale che mi toglie il pane dai denti??”. Non avevano tutti i torti.
Studente medio.

Poi tra i passanti ci sono da ricordare gli studenti superiori, i quali tutti lo prendono, e lo tengono in mano ben 10 millesimi di secondi e dopo i giornali si trasformano magicamente in palle da calcio. Milioni di palle da calcio in tutto il marciapiede e mille giocatori ammaestrati che tirano, si scartano, bestemmiano, danno del cornuto all’arbitro, per dopo lasciare la tutti questi ammassi di carta, infastidendo i proprietari dei negozi, infatti dopo ben 30 minuti che stavo lavorando arrivò un commerciante e con la sua sciarpa di flanella e il rolex in bella vista mi disse: “guarda che maleducato che sei, guarda cosa hai fatto, ti sembra il modo di inzozzare la mia città”, la mia risposta fu:”lei ha manie di protagonismo” e infastidito se ne andò.
La signora. Poi c’è la signora che cammina e quando mi nota si ferma, mi fissa, e con voce suadente mi dice: “buona giornata” e non prende neanche un giornale. Secondo me mi prende per il culo o non sa leggere neanche il giornale.

I tuoi amici.

Poi trovi i tuoi amici che passano di la, e pure la vecchia barista di un bar che frequentavi con tuo padre, e ti fermi a dire due cazzate senza cagare più nessuno. E proprio in quel momento tutti vogliono il giornale. Perciò invito sempre qualcuno a venirmi a trovare. Sia mai che li finisco prima.
Il docente universitario. Ogni mattina passa e si ferma e mi racconta che lui è siciliano e che lui sa benissimo che io lo considero un terrone anche se non glielo dico… di sicuro lui ha manie di persecuzione.

Poi c’è la vecchietta.

Che è convinta che ogni giorno passi la fiaccola per le olimpiadi e che non si dovrebbe neanche venire in centro per gli attentati che potrebbero fare. E mi consiglia ogni giorno di andare a casa. Finche posso.
Poi c’è il puntiglioso.

Un tizio che accortosi che gli avevo dato due giornali al posto di uno, ha pensato bene di tornare indietro in bicicletta, e di farmi notare che due giornali uguali non servono, potevo portagli degli esempi, ma preferisco dirli a voi.
il pazzo.
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Un pazzo una mattina mi chiede due giornali, e la mattina dopo al grido:”non farmi perdere tempo”, mi scansa con abile mossa sciistica, come se fossi un paletto, e i giornali fossero la bandierina; per dopo la mattina seguente chiedermene di nuovo due…insomma li vuole a giorni alterni. Forse è per questo che me ne chiede due ogni mattina.
la malata. La chicca finale la dedico ad un genio di donna. La quale ha avuto il coraggio di dire: “ma adesso siete qua ogni giorno? Perché io sono una appassionata del ***** e uno lo leggo e l’altro lo tengo per la mia collezione”.

…
Signora ma è appassionata di cosa? Della super notizia del pappagallo che svela la tresca amorosa della moglie? O dell’articolo dei documenti segreti lasciati al pub? O del cannibale che ha affermato “io lo volevo solo magiare, mica ucciderlo”? o del super consiglio che solo un giornale come questo può dare e cioè che veder un film divertente è meglio di una corsa nel prato? Vaglielo a spiegare tu al mio vicino di casa di 150 kg che non deve guardare più le soap opera strappa lacrime, ma solamente le comiche di Paolo Villaggio o i film di ciccio e franco, o zoolander. O anche il film dell’uomo-talpa (Hans Moleman) pallonata all’inguine.

aj h a hah a hah h a hah ha ha haah ha ha ha hha ha hah ahah ha ha h ah ha ha haaa
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giovedì 5 gennaio 2006
ore 18:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
L’anno è iniziato i link ai vostri blog qua di fianco li ho sistemati così finalmente nessuno mi romperà più i coglioni. Se manca qualcuno è perché sono una miriade e mi sarà sfuggito, non c’è nessuna questione di papa polacco in mezzo. Basta avvertire della dimenticanza e della fattanza e sarà prontamente aggiunto. Sono in ordine come dio non comanda, ma pensate bene l’ordine predisposto cosa è se non il frutto di una sega mentale moderna?

Bene, perciò detto questo adesso non ci sarà mai più un ordine dettato dalla ragione, ma ben si dalla mia fantasia.

Fra poco c’è la befana.


Ricordatevi di mettere fuori la calza per la befana e non il culo che se no vi arriva un cazzo come l’anno passato.
E so già che alcuni ne sarebbero contenti.
Me compreso.
un altro fatto ecclatante che va sottolineato è che da poco ho scoperto questo telefilm.
È molto appassionante.

Per il resto sangue e merda.
a a h ahh a ha hha h a hah ahah ha hah ah a hha
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giovedì 22 dicembre 2005
ore 15:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il babbo natale verde.

Come sempre avevo fatto i sofficini, e i 4 salti in padella, sapevo che stava per arrivare lui, il mio amico Babbo Natale. Era il 24 dicembre del 1932, e puntuale alle 5 di pomeriggio mi suono il campanello. Entrò con il suo sacco nero, che gli regalò sua sorella befana tanti anni a dietro. Si sedette con noi al tavolo del “se” e del “ma”, per parlare e discutere di ciò che stava succedendo nel corrente anno, ma ancor prima di iniziare a sparlare di Tizio Caio e Sempronio arrivò mio cugino e chiese al uomo barbuto di donna Concetta: “ma tu non sei sempre stato rosso vero???” “ma rosso inteso come il vino?O come la coca cola?” rispose l’individuo inventato dalla fantasia e dalla poesia. Mio cuggino fece finta di nulla e continuò:“Si esatto tu eri verde, verde come l’erba, verde come quelli del caroccio.Verde come la speranza, verde come il bianco rosso verde il colore delle tre merde.”

“ma cosa vuoi che sia un colore”, ribatte “i colori creano tanta confusione, guarda per esempio il rosso e il nero, importunatamene sfruttati per motivi politici, se stiamo qua a dare peso a tutto allora l’ultimo dell’anno, se guardiamo le mutande di tutti, scopriremo che sono tutti comunisti o che direttamente non le usano.”
“Si ma non mi sembra giusto che il tuo sia un colore dettato da una pubblicità. Io ti voglio vestito di verde come i folletti di kinder sorpresa, se no che mare è se non c’è il canotto? E che dodici è senza ottantotto? Suvvia babbo natale non vedi? Siamo tutti strumentalizzati dalla pubblicità, non puoi essere strumentalizzato anche tu, ritorna del tuo colore, ritorna di quel verde canapa indiana che ci piace tanto.” Il PapàNatale non sapeva cosa dire, ma decise di cambiarsi il vestito, alla fine l’abito non fa il monaco, e il cappuccino non sempre si beve e la suora non sempre pesta una merda.
Così tutto bello con il suo nuovo vestito verde prese le renne e si avviò per compiere il suo lavoro. Ma come tutti ben sanno il mattino ha l’oro in bocca, ma che ti lascia quel gusto di amaro… amaro averna… Infatti una telecamera di una villa lo aveva immortalato mentre, sceso dal caminetto dove prima si era cucinato il vitello dai piedi di balsa, si accingeva a portare i doni. Questo filmato fece scandalo, e fini in tutte le prime pagine dei giornali e dei vari programmi non che nelle bocche della gente. La cosa che scandalizzava tutti non era che aveva rubato in casa dei ricchi & poveri ma ben si perché Babbo Natale era verde non rosso!! “Pazzesco” pensò il Barbuto Natale: “io sono sempre stato verde, mi hanno cambiato il vestito per fare una stupida pubblicità della bibita gassata, e adesso che mi sono rimesso nei miei panni nessuno mi riconosce più? Avete perso le radici… a voi basta un qualunque stronzo che sia vestito di rosso…Siete tutti facilmente plasmabili, state pure li di fronte al vostro maxi schermo a farvi dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, convincetevi pure che babbo natale era rosso, convincetevi pure di tutto ciò che volete. Io non farò più il Babbo Natale.” E cosi’ fù.

L’anno seguente se ne presentò uno bassetto bassetto sempre vestito di rosso, che aveva uno strano conflitto di interessi in testa, e distribuiva non più doni, ma ben si la sua autobriogafia. “La vita di Silvio.” Ecco ora Babbo Natale ha anche un nome e non sarà mai più verde, perché il commercio ha spezzato tutto, il vil denaro ha cancellato la sua vera immagine per farne una a suo uso e consumo.
.Since 1932.
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