BLOG MENU:
STO LEGGENDO



HO VISTO



STO ASCOLTANDO



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:




BOOKMARKS


freerise
(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )


UTENTI ONLINE:






(questo BLOG è stato visitato 6406 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



lunedì 3 dicembre 2007 - ore 00:36


COCCOLE-COCCOLE-COCCOLE
(categoria: " Vita Quotidiana ")




- PERMALINK



domenica 2 dicembre 2007 - ore 21:18


Lezioni di cioccolato
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un film di Claudio Cupellini. Con Luca Argentero, Violante Placido, Neri Marcorè, Hassani Shapi, Josefia Forlì, Matteo Oleotto, Monica Scattini, Francesco Pannofino, Ivano Marescotti, Vito Bicocchi. Genere Commedia, colore 99 minuti. - Produzione Italia 2007. - Distribuzione Universal Pictures




- PERMALINK



sabato 24 novembre 2007 - ore 16:26



(categoria: " Vita Quotidiana ")


per la cronaca...
...il mio Babbo Natale non entra dalla finestra perchè è un ladro,
ma è moro, fisico atletico ed ha fatto il corso roccia




- PERMALINK



sabato 24 novembre 2007 - ore 15:13


25 NOVEMBRE Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
(categoria: " Riflessioni ")


25 Novembre, GiornataInternazionale per il No alla Violenza Contro la Donna Indymedia Euskal Herria, 2004-11-24 20:49 Il 25 novembre de 1960 continua a vivere nel nostro ricordo. http://www.lasdignas.org.sv/25noviembre.htm Il 25 novembre del 2004 noi donne camminiamo con la testa alta e continuiamo a guardare avanti; affrontiamo il futuro con le palme delle mani tese.

Il 25 novembre del 2004 noi donne camminiamo con la testa alta e continuiamo a guardare avanti; affrontiamo il futuro con le palme delle mani tese. In questo giorno rinnoviamo le nostre forze e con un gran no diamo testimonianza del nostro rifiuto:
al donnicidio,
alla violenza familiare,
agli stupri,
ai maltrattamenti,
ai sequestri,
agli abusi,
alla molestia sessuale,
al machismo,
al sessismo,
ed a tutte le altre aggressioni che violrano i diritti umani basilari, i diritti sessuali ed i diritti riproduttivi.
Perchè continueremo a lottare fino a che riusciremo a vivere in tolleranza, in uguaglianza in realtà, in uguaglianza di diritto, in uguaglianza di opportunità ed in uguaglianza di genere.


Perchè Il 25 Novembre - Il Giorno Contro La Violenza Verso La Donna?

La scelta del 25 di novembre come data internazionale della lotta contro la violenza sulla donna fu un accordo preso dalle partecipanti all’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi che si realizzò a Bogotà nel 1981, accettando il sollecito della delegazione della Repubblica Dominicana che proponeva che in questo modo si rendesse omaggio alle sorelle Mirabal: Minerva, Patria e Maria Teresa. Esse sono un esempio vivo del tipo di donna impegnata nelle lotte del suo paese.
Le tre sorelle caddero per la violenza dal regime di Trujillo che mantenne il paese dominicano nell’arretratezza per 30 anni, nell’ignoranza e nel caos. Nel 1960, il paese dominicano scontento e stanco di una dittatura tanto lunga, tutti i giorni portava a termine lotte nelle strade contro le forze militari repressive che sostenevano il dittatore.
Le sorelle Mirabal nacquero nella sezione Ojo de Agua, provincia di Salcedo, Repubblica Dominicana. Le condizioni di vita che si davano nel paese e la zona dove vissero, conseguenza del dominio statunitense ed il ritardo delle relazioni di produzione, determinarono la loro sensibilità di fronte agli acuti problemi sociali. La partecipazione attiva delle sorelle Mirabal nella lotta contro Trujillo guadagnò loro la fama di rivoluzionarie, motivo più che sufficiente affinch� in una certa occasione Trujillo manifestasse davanti ad un gruppo di persone che i suoi due unici problemi erano le sorelle Mirabal e la Chiesa.

Che cosa accadde il 25 novembre 1960?

Minerva e Maria Teresa andarono a visitare i loro mariti alla prigione, in compagnia della sorella Patria. Furono intercettate in un posto solitario della strada da agenti del Servizio Militare di Intelligenza. Condotte ad un canneto vicino, furono oggetto delle più crudeli torture, prima di essere vittime di quello che si considerato il crimine più orripilante della storia dominicana. Coperte di sangue, massacrate a colpi, strangolate, furono messe nuovamente nel veicolo nel quale viaggiavano e gettate in un precipizio, con la finalità di simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal produsse un gran sentimento di dolore in tutto il paese, ma servò per fortificare lo spirito patriottico di un paese desideroso di stabilire un governo democratico che garantisse il rispetto alla dignità umana.
La memoria di queste coraggiose sorelle, martiri che rischiarono le loro vite e le diedero, effettivamente per la causa della donna ci riempie di speranza e ci dà forza per continuare a lottare per una società ugualitaria nella quale donne ed uomini possano vivere in fraternità umana.

Patrio Mirabal
La sorella maggiore fu testimone viva delle numerose ingiustizie che si commettevano nel suo paese. Si sposò molto giovane con Pedro Gonz�les Cruz con cui alleva tre figli. La sua casa servì da rifugio e punto di riferimento nel coordinamento ed organizzazione del movimento 14 giugno. Scoperto il movimento furono imprigionati i suoi dirigenti e la maggioranza dei suoi membri, tra essi suo marito e suo figlio di 12 anni. La sua casa fu spianata dalla furia trujillista ed i suoi beni espropriati. Ebbe una morte orrenda.

Minerva Mirabal
A 22 anni e per avere respinto le pretese amorose del dittatore, fu fermata ed imprigionata. Nella pienezza della sua maturità politica, Minerva fu anche una delle organizzatrici del movimento 14 giugno.
Nel 1955 si sposò con Manolo Tavarez Justo con cui ebbe due figli. Minerva, rappresentante delle idee politiche più avanzate della sua epoca, costituisce un riferimento storico per i paesi che costantemente lottano per la loro libertà. Anche ella soffrì una morte crudele.

Maria Teresa Mirabal
La più giovane delle tre sorelle. L’ambiente di attività rivoluzionarie ed antitrujillistas che la circondava e la sua profonda sensibilità sociale la portarono a collaborare attivamente col Movimento 14 giugno. Vittima della repressione fu imprigionata varie volte. Mar�a Teresa si caratterizzò per la sua fermezza e dignità negli interrogatori davanti agli uomini del" Servizio di Intelligenza Militare" (SIM). La sua morte commosse tutto il paese.


Genocidio contro le donne

Per il 25 di novembre, Giorno Internazionale per il No alla Violenza contro le Donne, i gruppi di donne e femministe si apprestano a realizzare azioni in tutta l’America Latina ed i Caraibi per esigere il termine della violenza contro il 52 percento della popolazione mondiale: le donne. Una delle forme pi� perverse di violenza � il femminicidio, quello che ha gi� al suo attivo pi� di 1.500 casi in America Latina.
(Mujereshoy) Le donne, soprattutto se sono giovani, operaie e povere, corrono il rischio di venir trovate sgozzate, mutilate ed oltraggiate sessualmente una mattina chiunque in piena strada di qualunque citt� latinoamericana, come certificano pi� di 1.500 casi nell’ultimo decennio e che continuano ancora a rimanere impuniti.
Sono crimini che pesano sulla coscienza degli Stati che, non intervenendo secondo gli obblighi stabiliti nel diritto internazionale, permettono l’impunit� di questo fenomeno, conosciuto come femminicidio, sostennero partecipanti dell’incontro.
Gli assassini di donne registrati specialmente nella messicana Citt� Ju�rez, confinante degli Stati Uniti, nella capitale del Guatemala, in Alto Hospicio, Cile, oltre a Brasile ed El Salvador lasciano una scia di sangue che nessuno sa dove finisce, secondo attiviste femministe, organizzazioni di donne, accademici, parlamentari e funzionari riuniti in Santiago del Cile.
La" Giornata di Riflessione, Il femminicidio in America Latina", fu realizzato il 5 di questo mese in Santiago dall’organizzazione Amnesty International (AI), e dove fu invitata come pannellista Ana Mar�a Portugal, coordinatrice di Isis Internazionale.
Ana Mar�a Portugal si rifer� al termine femminicidio per distinguerlo dal femicidio che si usa anche per designare gli assassini contro donne.
Portugal manifest� che la teorica, antropologa e deputata messicana Marcela Lagarde ha definito l’atto di assassinare una donna, solo per il fatto della sua appartenenza al sesso femminile, come femminicidio. Aggreg� che Lagarde stabilisce che la categoria femminicidio � parte del bagaglio teorico femminista introdotto dalla statunitense Diana Russel e Hill Radford sotto la denominazione femicide che, tradotta alla nostra lingua � femicidio, termine omologo ad omicidio che significa solo assassinio di donne.
Tuttavia, per segnare una differenza con quel termine, Lagarde scelse la voce femminicidio, per parlare di genocidio contro le donne, cosa che gli d� un significato politico.
Il concetto di femminicidio non � stato raccolto da nessuna legislazione ancora, ma si impiega negli ambiti accademici e del movimento femminista, perch� �" pi� politico, poich� non include solo l’aggressore individuale ma ricorre all’esistenza di una struttura statale e giudiziaria che avalla questi crimini", rincar� Isabel Spinosa, un’altra delle espositrici della Giornata.
D’altra parte, anche il femminicidio ha una connotazione sessuale intenzionale. Isabel Spinosa indic� che i corpi di molte donne assassinate in Citt� Ju�rez, per esempio, sono stati trovati " coi genitali mutilati e la maggioranza presenta segni di stupro", spieg�. I "loro corpi sono ubicati in tale maniera che i loro organi sessuali sono esposti e non � la stessa cosa se si ammazz� un uomo o una donna. Cio�, c’� una connotazione sessuale intenzionale", aggiunse l’esperta.


Ciudad Ju�rez

Uno degli esempi pi� emblematici del femminicidio sono le cosiddette morti di Ju�rez. Si tratta di pi� di 300 donne assassinate dal 1993 dopo essere state sequestrate, violentate e torturate.
La maggioranza delle donne assassinate erano giovani, di scarse risorse economiche, immigranti in direzione degli Stati Uniti, studenti o lavoratrici della cosiddetta" maquila", l’industria di assemblaggio in zone franche che attrae i maggiori investimenti esterni e non conta su nessuna regolamentazione data la liberalizzazione del commercio.
Le pressioni internazionali fecero che il governo del Messico iniziasse un’investigazione a partire dal 2001, ma secondo l’informazione raccolta dalla Spinosa, fino ad oggi all’impunit� di quegli assassini, si uniscono tra 400 e 4.000 donne reportate come scomparsee e ancora fra i 30 ed i 70 cadaveri non identificati.
"� sospetta la poca chiarezza tra le cifre del governo e quelle di organizzazioni di donne", not� l’antropologa.

Alto Hospicio

Intanto, nell�impoverita localit� cilena di Alto Hospicio, 1.800 chilometri a nord di Santiago, 17 giovani, 11 di esse minori di 18 anni, furono sequestrate, violentate, colpite ed assassinate tra il 1998 ed il 2001.
Le autorit�, dopo le denunce corrispondenti una volta che fossero sparite le giovani, incolparono le stesse vittime, attribuendo loro l�abbandono di casa e l�essere coinvolte in storie di maltrattamento familiare, prostituzione e tratta di bianche, in un atteggiamento qualificato dagli esperti di criminalizzazione della povert�.
"Le donne di Alto Hospicio non furono considerate cittadine di diritto durante la loro sparizione n� dopo il verificarsi le ragioni della loro morte", afferm� la sociologa Sonia Vargas nella sua esposizione nel forum di AI.
Nel caso cileno, lo Stato offr� riparazione economica ai parenti delle vittime di Alto Hospicio, ma essi trascinano ancora lo stigma di essere poveri, cosa che strappa il diritto alla giustizia, assicurarono.
Affinch� la gente non si dimentichi dei casi di Alto Ospizio n� di altri assassini di donne, assassinate dauomini con cui esse ebbero relazioni di intimit�, coppie, ex-coppie, amanti; quelle che morirono per strada per l’intervento di violentatori; o quelle che si intromisero in difesa di un’altra donna, la Rete Cilena contro la Violenza Domestica e Sessuale realizz� il mese scorso un’azione di riparazione simbolica alle donne assassinate. L’azione consistette nella esposizione di un centinaio di paia di scarpe, rappresentanti le donne vittime di femminicidio in Cile.
Le attivit� della Rete Cilena, come di decine di gruppi di donne dell’America Latina e dei Caraibi, intorno al 25 di novembre, saranno rese dal nostro portale nei prossimi giorni.

Guatemala

Il Guatemala � un altro chiaro esempio che per Amnesty International urge rendere visibile. Dal 2001, pi� di un migliaio di corpi di donne sono apparsi strangolati, decapitati o mutilati in hotel o nella via pubblica. Molti portavano una scritta dove si leggeva" morte alle cagne", ricordando le forme di tortura utilizzate durante i 36 anni di guerra civile che flagell� il paese.
Le assassinate erano residenti di quartieri popolari ed aree marginali, impiegate in faccende domestiche o studentesse la cui et� fluttuava tra i 13 ed i 36 anni.
L’anno scorso si registrarono 383 crimini violenti con caratteristiche di femminicidio, 306 dei quali ancora non sono chiariti, secondo l’unica investigazione realizzata dall’organizzazione Reti di Non Violenza.
In febbraio, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ONU, concluse che il femminicidio in Guatemala aveva oltrepassato ampiamente il caso di Ju�rez, a dispetto del quale era passato quasi inosservato.
"Quando esistono questi livelli di impunit�, si suppone che c’� violenza commessa dalle autorit�", dichiar� la relatrice speciale dell’ONU sulla violenza contro la donna, Yakin Ert�k.
Per le organizzazioni di donne, questi assassini rispondono ad un sistema patriarcale nel quale sono immerse le societ� di tutta l’America Latina. Esiste un modello dell’esercizio del potere eminentemente maschile che colloca in una situazione di vulnerabilit� donne che provocano rotture delle matrici culturali.
C’� qualcosa che sta premendo, perch� sono bambine che rompono i ruoli di genere tradizionali. Sono giovani studentesse che andavano alle discoteche, non temevano di uscire di notte, cosa che appare come trasgressione", spieg� Spinosa.
In tutti i casi i rispettivi poliziotti operarono con indolenza davanti agli assassini," riflettendo stereotipi di societ� patriarcali che appoggiano la violenza, con una certa forma di dominazione e prevalenza di norme e valori che situano la donna in inferiorit� rispetto all’uomo", sostenne Ingrid Wehr, scienziata politica dell’Universit� del Cile.
Il coordinatore del Centro di Diritti umani dell’Universit� del Cile, Claudio Nash, disse che la spensieratezza delle autorit�" ubbidisce a fattori culturali ed istituzionali che permettono non solo la violenza in serie, come in questi casi, ma anche la violenza domestica, acquisendo una pratica sistematizzata di occultamento da parte dello Stato."
Lo Stato ha una responsabilit� indiretta per le sue omissioni e mancanza della dovuta diligenza nelle investigazioni, sanzioni e riparazioni alle vittime ed i loro parenti, cosa cui sarebbe obbligato in accordo al diritto internazionale.
Per Nash, esiste anche un aspetto culturale e di genere che minimizza questi problemi. "Sembra che solo per il fatto di essere donne le vittime, la situazione di violenza o povert� sia meno grave, come se essere oggetto di queste aggressioni fosse qualcosa di intrinseco all’essere donna. Non sono viste come violazioni di diritti fondamentali."
La Convenzione Interamericana dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) nel 1994, conosciuta come Belem do Par� (Brasile), defin� e precis� la violenza contro le donne, specific� gli ambiti ed agenti che possono commetterla ed incorpor� le responsabilit� dello Stato nel tollerarla.
Anche lo Statuto di Roma, del 1998 e che regola la Corte Penale Internazionale (CPI), definisce la discriminazione per genere ed identifica i crimini di lesa umanit� come quelli che sono commessi in forma generalizzata e rispondono ad un modello sistematizzato, coordinate entro cui si situa il femminicidio.

Fonti: IPS, Mujereshoy.


Violenza intrafamiliare, crimine organizzato ed impunit�

La Relatrice Speciale della Donna della Commissione Interamericana di Diritti umani (CIDH, dell’OEA), Susana Villar�n, afferm� che negli assassini di donne in Guatemala si scopre un modello di violenza intrafamiliare e di morti causate dal crimine organizzato. Villar�n deplor� l’impunit� di questi crimini.
(Mujereshoy) Susana Villar�n � stata invitata dalla Rete del No alla Violenza contro le Donne del Guatemala, con l’obiettivo di determinare le possibili cause del femminicidio in quel paese. La principale funzione di Villar�n, in quanto Relatrice Speciale della Donna della CIDH, � proteggere e promuovere un maggiore rispetto dei diritti delle donne nell’emisfero.
Dopo essersi incontrata con autorit� del governo del Guatemala, rappresentanti di organizzazioni non governative di donne e di diritti umani tra il 13 ed il 17 di settembre, per conoscere le differenti visioni sugli assassini di donne che si commettono nel paese centroamericano, Susana Villar�n ha fatto conoscere le sue prime osservazioni in una conferenza stampa realizzata sabato scorso.
Ed � stata enfatica": Una manifestazione grave del ciclo della violenza contro la donna � l’impunit� nella quale rimangono dette violazioni ai diritti fondamentali della donna."
Villar�n ha addotto che le morti di donne in Guatemala rispondono ad un problema di discriminazione, da cui derivano fattori come la violenza intrafamiliare e l’assenza di politiche pubbliche che favoriscano lo sviluppo delle donne, la loro educazione e la loro salute, come piani effettivi per prevenire il delitto.
Sui responsabili dell�aumento di violenza ha detto che "non esiste consistenza nelle distinte istituzioni dello Stato nel darci un’idea chiara"", ma ha aggiunto che non condivide l’idea che i responsabili degli assassini siano in maggioranza membri delle maras, combriccole, tesi che ppropone il governo del Guatemala.
Per la Relatrice Speciale quello che sembra pi� probabile � che si tratti di un modello che ha a che vedere con violenza intrafamiliare e morti causate dal crimine organizzato.
Sugli assassini di donne, la Relatrice ha sottolineato che da gennaio del 2001 fino ad agosto del 2004, si sono verificate 1.088 morti violente di donne, cosa che evidenzia un problema di insicurezza cittadina.

Il messaggio dietro i crimini

Dopo aver ascoltato numerose attestazioni, Villar�n ha riferito che i crimini sembravano avere un messaggio ed un modello speciale. "La situazione degli assassini ed omicidi riflette un aumento in termini numerici, ed un aggravamento nel grado di violenza ed accanimento esercitato contro i corpi delle vittime; vogliono inviare un messaggio di terrore ed intimidazione", ha detto.
Villar�n ha espresso che in molti casi le aggressioni si accompagnano ad attacchi sessuali, ci� che riflette la discriminazione esistente contro le donne.
Aggiunse che la violenza si � incrementata a partire dal fatto che le donne latinoamericane incominciarono ad uscire delle loro case. Stanno dando un segnale per cui � meglio che ritornino alla loro casa, che stiano tranquille che non usi gonne corte e che non escano nelle ore notturne," disse la Relatrice.
L’anno scorso, l’attrice statunitense Jane Fonda paragon� gli assassini di donne in Guatemala con quelli di Citt� Ju�rez, citt� nell’antistante nord del Messico, dove pi� di 300 donne sono statie assassinate nell’ultimo decennio, senza che le autorit� abbiano chiarito i casi.

Senza giustizia

La stessa cosa succede in Guatemala, dove quasi il 95 percento degli assassini di donne non � stato chiarito, in parte dovuto alla mancanza di risorse ed all’assenza di allenamento della polizia e delle autorit� giudiziali.
La Relatrice Speciale della Donna segnal� che" rappresentanti dello Stato e della societ� civile, come pure vittime della violenza o i loro parenti confermarono che dei casi denunciati, pochi arrivano alla tappa di dibattimento. Come esempio, dei casi di assassini inoltrati dalla Procura della Donna solo uno � arrivato alla tappa di dibattimento."
Ha criticato la legislazione guatemalteca come obsoleta e tollerante di condotte" medievali come il diritto di gambata". nel quale i signori feudali del medioevo avevano il diritto di passare la prima notte con la moglie di un servo. e per assolvere da responsabilit� i violentatori che si sposano con le loro vittime.




Le pi� vulnerabili

La funzionaria internazionale indic� che deve mettersi speciale attenzione nei casi di discriminazione ed esclusione delle donne indigene e delle bambine, poich� sono i segmenti pi� colpiti dalla povert� e, pertanto, i meno protetti dalla legge nazionale, come i pi� vulnerabile alle violazioni dei loro diritti.
Sulle debolezze nel sistema di giustizia, la funzionaria della CIDH ha rilevato che la donna indigena e povera � la pi� colpita, poich� nei posti lontani delle grandi citt� e nelle aree rurali non si conta su uffici che rispondano alle sue denunce, o deve camminare lunghi tragitti per riferire sulla violazione; queste dipendenze nemmeno le assistono nella loro lingua materna, cosa che rappresenta un chiaro caso di discriminazione da parte del governo.
La Relatrice disse che anche la violenza � un problema di mancanza di rispetto verso i diritti umani che colpisce la donna, i suoi figli, le famiglie e la societ� in generale; � un’espressione di discriminazione con radici nelle relazioni di disuguaglianza tra uomini e donne che hanno colpito la societ� guatemalteca per molti secoli.
Secondo l’esperta, le violazioni verso i diritti delle donne possono constatarsi in tutti gli ambiti del daffare quotidiano; la violenza in suo contro si evidenzia anche nella mancanza di politiche pubbliche di educazione, di salute, di abitazione, di impiego e di cultura.
I piani di sicurezza cittadina, eseguiti attualmente da autorit� di governo, non rispondono ai lineamenti elementari come la prevenzione del delitto, la riduzione dei livelli di violenza ed il suo sradicamento; quella situazione si produce a causa del poco presupposto designato a quelle istituzioni e la loro mancanza di coordinamento per portare a termine i progetti, indic� Villar�n.
La specialista chiese al governo la creazione di case di rifugio, con la finalit� di offrire protezione alle guatemalteche che denunciano e per cause altrui devono ritornare a convivere col loro violentatore o coniuge; la costruzione di questi posti di accoglienza potrebbe evitare molti omicidi.
La relazione finale sulle sue investigazioni sar� consegnato in dicembre prossimo con un comma speciale di raccomandazioni e conclusioni affinch� il governo adotti misure che determinino cambiamenti nei modelli sociali che colpiscono le donne.

Fonti: Cerigua, Guatemala, Agenzie, Terra Guatemala.

Donne africane denunciano stupri sistematici in Darfur

(Mujereshoy) Un’organizzazione non governativa (ONG) africana ha richiesto alla dittatura sudanese e la comunit� internazionale che intervengano per fermare le violazioni massicce che subiscono le donne in Darfur. I denominati janjaweed. terroristi arabi appoggiati dal regime islamista di Kartum stanno perpetrando una vera pulizia etnica in detta regione, abitata maggioritariamente da neri animisti e cristiani.
In un comunicato inviato ad un’agenzia di stampa, l’Iniziativa Strategica per la Donna nel Corno d’Africa chiede" misure pratiche ed azioni immediate" per far finire le violazioni e migliorare le condizioni di vita delle darfurensi. Ci sentiamo molto preoccupate per la sofferenza della donna in Darfur", dice l’ONG, che recentemente invi� una delegazione nella zona.
Un anno e mezzo fa (febbraio 2003), le trib� subsahariane darfurensi si sollevarono in armi contro il regime di Kartum, in protesta per la situazione di abbandono e povert� in cui vivevano e vivono. La repressione che si � presa la vita di 50.000 persone e ha provocato lo spostamento di un milione e mezzo, corse principalmente per mano dei janjaweed.
La comunit� internazionale denuncia che questi terroristi filo-governativi - la dittatura sudanese nega avere vincoli con essi- hanno intrapreso una pulizia etnica e perpetrato crimini contro l’umanit�, raso al suolo villaggi, stupri di massa...)
"Le donne subiscono stupri, sono picchiate quando tentano di ritornare a casa loro o cercano di raccogliere acqua. Le donne e bambine di Darfur conoscono la paura e l’umiliazione. La loro vita � stata distrutta, perch� non hanno accesso ai prodotti ed ai mercati", denuncia lo scritto menzionato.
L’Iniziativa Strategica per la Donna nel Corno dl’Africa afferma che gli abusi sessuali e la violenza contro le donne sono anche frequenti nel sud del Sudan, come in Somalia, Etiopia, Gibuti ed Eritrea.


Fonte: Libert� Digitale, la Verit�.


Non pi� violenza contro le donne: una su tre subisce maltrattamenti

(Mujereshoy) Una ogni tre donne nel mondo subisce maltrattamenti nel suo ambiente familiare, situazione che colpisce, in maggiore o minore misura, tutti i paesi senza eccezione, secondo dati del Fondo delle Nazioni Unite per la Donna (UNIFEM).
’’ Una ogni tre donne nel mondo sar� violentata, aggredita, forzata ad avere relazioni sessuali o sar� maltrattata altrimenti durante la sua vita ’’, disse questo luned� 24 la direttrice esecutiva di UNIFEM, Noeleen Heyzer.
Le sue dichiarazioni sono avvenute durante il lancio della campagna Non un minuto pi�, basata sulla statistica che mostra che il 33 percento della popolazione femminile � maltrattato nella sua propria casa.
L’ONU ha invitato oggi , marted�, commemorazione del Giorno Internazionale per il No alla Violenza contro le Donne, ad informare il mondo di questo grave flagello di cui soffrono tutte le societ�.
’’ La violenza distrugge non solo le vite delle donne, bens� il potenziale che si potrebbe avere in esse. Ci� provoca gravi perdite ed arretramento nelle loro stesse comunit� ’’, disse la direttrice esecutiva di UNIFEM.
Secondo la sua opinione, ’’ il mondo attuale � sempre di pi� violento ’’, e per ci�, esiste la necessit� di ’’ fortificare la capacit� delle donne di avere influenza sulla direzione del mondo ’’.
UNIFEM conta su un Fondo di Fedecommesso che tenta di proporzionare risorse di appoggio alle donne. L’anno scorso ha ricevuto richieste per 15 milioni di dollari, ed ha potuto rispondere solo con un milione.
Per ci�, questa organizzazione ha lanciato un appello agli ed alle donatrici affinch� aumentino l’importo dei loro contributi, e cos� potere lottare per lo sradicamento di questo tipo di situazioni.
L’atto cont� sulla partecipazione della commissaria dell’Ufficio contro la Violenza Domestica della citt� di New York, Yolanda Jim�nez, che spieg� la sua esperienza nella lotta contro i maltrattamenti.
’’ New York � un microcosmo del mondo. Vi stanno rappresentate praticamente tutte le lingue e culture ’’, disse la commissaria, che rilev� l’importanza di fomentare l’educazione per lottare contro la violenza di genere.
Jim�nez che lavor� per 14 anni per la polizia di New York prima di occupare il suo incarico, spieg� che ogni giorno, i commissariati della citt� ricevono 600 chiamate relazionate con la violenza familiare, contro donne, bambini, bambine o anziani ed anziane.

Fonte: Agenzie.





La risposta sociale davanti agli assassini di donne a Ciudad Ju�rez

Marisela Ortiz[1]

A Ciudad Ju�rez essere donna, giovane e carente di potere economico rappresenta il maggiore rischio di essere sequestrata, violentata in maniera selvaggia, colpita brutalmente e sottoposta ad ogni tipo di torture per poi essere strangolata e lasciato il suo corpo sulla strada, in qualche terreno solitario o lo stesso deserto, per dopo essere trovati i suoi resti per caso, senza che autorit� alcuna si occupi di investigare su chi commise le atrocit� che portarono alla sua spaventosa morte, ma piuttosto di fare dichiarazioni per diffamare la morale delle vittime ed i loro parenti, al fine di giustificare i loro assassini affermando che sono da riferire con gente del mondo della droga e la prostituzione rimanendo per ci� il loro terribile crimine impunito, ed alla loro famiglia nella pi� profonda tristezza, indignazione, dolore ed impotenza, sottoposti alla persecuzione, intimidazione e minacce di morte da parte delle autorit� se osano incominciare una lotta per conoscere la verit� e fare compiere giustizia.
Questa storia si trasforma nel paradigma pi� terribile e straziante di violenza contro il sesso femminile, e concede al Messico l’esclusivit� come unico paese del mondo attuale in cui si assassinano giovani sistematicamente ed abitualmente a base di torture, compresa la violazione e mutilazioni, per il solo fatto di avere corpo di donna, caratteristiche di sterminio regolare per ragioni di sesso che trasformano questo crimine atroce in un femmicidio, delitto contro l’umanit�.
Davanti a questi dolorosi vergognosi assassini, i differenti livelli di governo e le autorit� incaricate di procurare ed amministrare la giustizia rispondono come con indifferenza, omissioni, inettitudine, passivit� e negligenza nelle investigazioni.
Invece di investigare, reagiscono con squalifiche denigratorie verso le vittime e le loro famiglie; intimidazioni e minacce a familiari e patrocinatrici di diritti umani; fabbricazione di prove e colpevoli; consegna di corpi alle famiglie senza evidenze sufficienti che dimostrino la loro identit� e non esistono politiche di prevenzione che garantiscano la vita delle donne nella comunit� dove appartenere al sesso femminile � un rischio permanente.
Oltre all’indifferenza, il governo dello Stato di Chihuahua, al quale appartiene Ciudad Ju�rez, frustra, minaccia e squalifica sistematicamente le organizzazioni della societ� civile e familiari di vittime, oltre a comprare i mezzi di comunicazione.
La repressione � generalizzata, a grado che esistono minacce di morte a madri di giovani desaparecide ed assassinate, percosse, fino all’omicidio dell’avvocato di uno dei capri espiatori che cercano di fare apparire come colpevoli, pur sapendo che sono obbligati a confessare sotto tortura, si screditano anche i giornalisti onesti e davanti a qualunque tipo di manifestazione contro le attuali politiche oppure dichiarazioni in cui si evidenzi la mancanza di volont� delle autorit� o la loro incapacit� per investigare esistono repressione e minacce.
Non c’� ancora una risposta incisiva dato che la disattenzione al problema ha prevalso, tuttavia, si sono generate infinit� di ipotesi intorno alle cause di queste morti, senza che si sia potuta stabilire una linea di investigazione derivata da esse. Nonostante questo, si trova attualmente al tavolo di discussione una nuova e pi� credibile versione circa quello che succede in Ciudad Ju�rez e le possibili moventi di questi crimini": Crimini simili, considerati inspiegabili per i mezzi ed i praticanti," senza linee di investigazione" per i funzionari di governo e la polizia, e vincolati al traffico ed al potere economico per l’opinione pubblica, ubbidiscono, come credo, alla creazione e perpetuazione di fraternit� mafiose. I membri di queste fraternit� sigillano il loro patto di silenzio e lealt� macchiando, in comunione nefasta, le sue mani col sangue delle donne mediante la loro morte atroce, in veri rituali dove la vittima sacrificale � posta in quella posizione per nessuna altra ragione se non la natura della sua anatomia femminile - indice ultimo di subalternit� nell’economia disuguale del genere., destinata al consumo cannibalistico nel processo di retroazione della fratellanza mafiosa. Lontano da essere la causa del crimine, l’impunit� � la sua conseguenza, perch� la confraternita mafiosa sigla il suo giuramento di lealt� e silenzio col sangue del corpo profanato in complicit�. Il tributo, reso in un banchetto macabro, qui coincide con la stessa vita subalterna, ed il suo destino � accreditare i confratelli per l’entrata o la permanenza nell’ordine di pari. In questo senso, questa nuova modalit� di femmicidio. il femmicidio mafioso o femmicidio di fratellanze. � l’allegoria perfetta, lo sposo estremo e la concrezione stessa del modello che qui presento." [2]
Fino ad ora la responsabilit� l’hanno assunta solo le famiglie e le organizzazioni, ma l’obbligo � delle autorit� ed il governo, per investigare e punire i colpevoli, ma lontano dal capirlo ingannano, alterano cifre, minimizzano i fatti ed occultano informazione e perfino i cadaveri.
Argomentano che" fanno quello che possono" e che" hanno la migliore intenzione di risolvere." Facciamo allora una richiesta sul perch� possano riscuotere molto bene e fare molto poco. Ripetute volte li si � invitati da parte della societ� a lasciare i loro carichi e prenderne altri che invece possano intervenire, perch� non � difficile fermare chi tortura ed assassina quando i nomi di chi pu� apportare dati che portino alla detenzione dei criminali circolano gi� in quotidiani messicani e stranieri. Nessuna soluzione apporta chi solo manifesta buone intenzioni; queste deve dimostrarle con fatti.
Davanti ad alcune autorit� che pressate per risolvere torturano chi pretendono di presentare come colpevoli, familiari di donne assassinate e familiari di detenuti che sono torturati per confessare crimini che non commisero magari, si uniscono in una lotta per trovare la giustizia e la verit�, ed esaurendo le possibilit� di raggiungerla nel loro stesso paese, accorrono davanti alle istanze internazionali
Come risposta, governo ed autorit� statali hanno tentato di ostacolare familiari e patrocinatrici di diritti umani nel continuare questa lotta tanto importante, e la forza del potere ha tutti i mezzi per farlo, come manipolare perfino un gruppo di madri di ragazzine scomparse che a partire dalle imprecisioni, mancanza di informazione, ed occultamento delle stesse, e soprattutto a partire dai risultati sul DNA praticati ai resti e le loro supposte famiglie, non � possibile determinare se tutti i corpi trovati in un campo di cotone nel novembre di 2001 siano quelli di queste giovani donne, figlie di chi sono stati e sono manipolati dal Governo, attraverso l’appena installato Istituto Chihuahuense della Donna (ICHiMu) la cui titolare, dimenticando il fine per il quale fu creato questo istituto, e bench� fosse conosciuta per rivelare i crimini di donne in questa frontiera, ora, dalla sua posizione come parte del governo ha preso come principale obiettivo attaccare le organizzazioni ed affrontare gruppi col fine di deviare l’attenzione verso situazioni che sebbene sono importanti come lo � il denaro, non sono la cosa principale, visto che � per quello che lavoriamo: il chiarimento di questo femmicidio.
Pure, pretendendo di dare legittimit� al �suo" Istituto, e soprattutto orientare il suo funzionamento basandosi sugli interessi del governo, la titolare dell’ICHiMu non nota il gioco perverso del governo per il quale ora lavora. Non si rende conto di come � utilizzata affinch�, dalla sua posizione, disarticoli tutto il movimento che ha capeggiato la societ� civile, e cos�, attraverso l’Istituto Chihuahuense della Donna, si porti a termine qualunque gestione, col rischio di non contare sui contrappesi necessari che ogni sana democrazia esige. Si ama solo una voce: l’ufficiale.
E� che le autorit� vogliono rimediare i problemi pulendo la loro immagine invece di investigare. E vanno dove abbiamo continuato a condividere la nostra deplorevole esperienza in questa storia di dolore ed indignazione, smentendo la nostra voce come difensori dei diritti umani e negando le versioni delle famiglie colpite. Il governatore dello Stato di Chihuahua persino ha messo come in interdetto la capacit� e l’etica di istanze internazionali patrocinatrici dei diritti umani la Commissione Interamericana di Diritti umani, Amnesty International e la stessa Commissione Nazionale di Diritti umani del Messico che riferisce pi� di quattromila denunce di sparizioni di donne nella sua recente relazione nell’ultima decade.
Le relazioni dei differenti relatori che sono accorsi a Ciudad Ju�rez attratti dall’insistenza delle organizzazioni e le loro denunce, coincidono nel dire che persiste un sistema di impunit� per una possibile complicit� delle autorit� con gli assassini, dove la polizia collabora nei sequestri ed assassini.
Visto che questo fenomeno sociale di una decade di durata non � stato risolto dallo Stato, doveva operare una forza sociale organizzata cercando di fermare il problema ed applicare la giustizia. Questo movimento sociale � stato iniziato da un gruppo di madri di ragazzine assassinate e scomparse che hanno formato una rete a livello locale, statale, nazionale, ed ora internazionale con organizzazioni e gruppi della societ� civile per portare a conoscenza di tutti questa problematica. C’era senza dubbio necessit� di una gran pressione internazionale. Ogni volta che la risposta locale e nazionale non arrivava nonostante le pressioni e l�intenso lavoro delle famiglie organizzate, uno degli obiettivi che si pose fu la diffusione a livello nazionale ed internazionale che incidesse sui differenti paesi affinch� i loro rispettivi governi cominciassero ad esigere dal governo messicano una soluzione.
Allo stesso tempo, richiamano l’attenzione delle differenti istanze a livello internazionale che promuovono il rispetto dei diritti umani e la lotta contro la discriminazione, e che � risaputo che intervengono quando i meccanismi di giustizia del paese non hanno risolto gi� sia per incapacit� od omissione.
Era dunque, necessario evidenziare gli eventi e la disattenzione delle autorit� affinch� la comunit� internazionale realizzsse azioni e che in ogni relazione presentata intorno ai diritti umani, si incrociasse informazione che risaltasse il caso chiamato" Le morte di Ju�rez", cosa che ha generato un’enorme diffusione della costante violazione dei diritti umani delle donne in questa comunit� confinante e la mancanza di risposta delle autorit� per un freno ai massacri di donne e la conseguente impunit� che li circonda.
Questa pressione nei due ultimi anni, di personalit� ed organizzazioni nazionali ed internazionali per farla finita con gli assassini" normali" o" castighi". secondo funzionari della procura di giustizia alle denunce angosciate di madri e familiari delle vittime -" � riuscita ad ottenere che quella" normalit�" misogina ed aberrante sia vista da tutto il mondo come lo scandalo intollerabile e l’abiezione umana che �." [3]
A partire da ci� si succedono in catena una serie di interventi governativi del nostro paese che nonostante con tutto l’apparato con cui sono annunciati e messi in moto, in nessun modo hanno significato una soluzione. Succede che le autorit� sono arrivate tanto tardi che, a questo punto, gli assassini di donne costituiscono un crimine contro l’umanit�, cio�, uno sterminio regolare e sistematico per la sola ragione di essere donne, di avere corpo di donna.
Tuttavia, c�� chi considera che l’intervento degli organismi internazionali in casi interni del Messico sia un’intromissione inaccettabile. Ma si deve ricordare che quelle leggi internazionali e l’azione delle sue agenzie sono parte della legislazione messicana. Sono impegni fatti propri". [4]
La funzione della notizia commissionata gener� in principio una speranza in pi� tra le molte che sono sorte in questa ricerca della verit� e della giustizia, le organizzazioni e famiglie pregano perch� non costituisca pi� un fallimento, e motivo di nuove disperazioni che accrescano la sfiducia a tutto quello che si intraprende da parte del governo. Tuttavia, non � la soluzione unica all’enorme insieme di problemi che sono diventati come un groviglio immenso difficile da disfare, date le facolt� tanto limitate che gli hanno concesso.
Un’altra delle stime che faremmo alla nomina, non alla persona, � che � le spetta l’uscita dal governo messicano davanti alle severe critiche internazionali.
D’altra parte, quando Guadalupe Morf�n dichiara che i crimini si devono alla decomposizione del tessuto sociale, dubitiamo che possa imputarsi alla societ� un problema di questa natura quando si sta tanto vicino alla verit� e si menzionano nomi di gente che pu� apportare dati importanti circa le ipotesi assassine, e si conoscono i possibili moventi degli assassini.
Per ci�, bench� le autorit� federali implementassero con molto rumore un piano integrale di sicurezza, sappiamo che in nessun modo garantir� la vita alle donne che vivono in Ciudad Ju�rez e che stanno nello stesso rischio di essere vittime di queste tragedie, perch� questo � prodotto dell’impunit�, e l’impunit� non si risolve precisamente con azioni preventive o punitive: spetta all’apparato di procura ed amministrazione di giustizia attaccarla.
Di fronte alle forme errate del governo di concepire il femmicidio e le soluzioni a questa crescente problematica, sorgono le relazioni dalla Commissione Interamericana di Diritti umani, di Amnesty International, dell’Organizzazione di Stati Americani e della Commissione Nazionale di Diritti umani messicana, basate tutte su investigazioni attraverso le attestazioni delle famiglie e delle parti incluse in una possibile soluzione, ed al momento di fare conoscere dette relazioni il governo ha risposto con le pi� aberranti squalifiche, le stesse che perfino ha fatto pubblicare in certe occasioni pagando i mezzi d�informazione grandi somme di denaro per la pubblicazione.
Il governo dello Stato di Chihuahua, qualific� la relazione di Amnesty International come ’’ parziale, travisata, distorta e tendenziosa ’’forse perch� vi si denunciano errori e negligenze del sistema giudiziario messicano e si accusano i governanti ed autorit� di tollerare questi crimini, ed alle autorit� statali e municipali di frustrare le famiglie delle vittime e contemplare gli assassini con indifferenza. Anche detta squalifica verso la relazione di Amnesty International contiene una critica di questa natura perch�" denigra legittimamente Chihuahua e le sue autorit� costituite." Ed insiste il governo nel minimizzare o negare la problematica dicendo che la maggioranza dei crimini sono risolti o facendo classificazioni con la chiara intenzione di trivializzare e minimizzare il problema.
Di l� la sfiducia delle famiglie ed organizzazioni di vedere risolti i casi, per ci� hanno intrapreso una ricerca della giustizia attraverso le azioni nell’ambito internazionale, e hanno puntato sulla pressione della societ� ed i governi altrui per riuscire a muovere le strutture del loro proprio paese, al fine di recuperare con dignit� i diritti di cui sono stati spogliati dallo stesso momento in cui furono sconvolte le vite delle loro giovani figlie, e sradicare le cause di tante morti assurde, facendo di Ciudad Ju�rez uno stato di diritto dove si transiti liberamente, dove questa accanita lotta in onore delle donne assassinate e scomparse nello stato di Chihuahua, in Messico, serva affinch� questo dolore non l’arrivi a sentire nessuna altra madre, e porre fine a questi spaventosi crimini che oltre a causare un tremendo dolore alle loro famiglie e la comunit� intera, le loro ripetizioni hanno trasformato la nostra societ�, limitando lo sviluppo delle donne, in una citt� dove la paura ha provocato che centinaia di esse rimangano nelle loro case senza lavoro e senza studio, davanti all’enorme rischio che rappresenta uscire per strada.

[1] cofondatrice di" le Nostre Figlie di Ritorno a Casa", associazione civile formata da familiari ed amici di donne assassinate e scomparse in Ciudad Ju�rez, fu maestra di Lilia Alejandra Garc�a Andrade, giovane di 17 anni di et� assassinata nel febbraio di 2001.
[2] Segato, Rita, I Principi della Violenza, Segato, di origine argentina, oltre che accademica nell’Universit� di Brasilia, � Direttrice di Progetti dell’Organizzazione non governativa brasiliana AGENDE, Ac��es em Genere, Cittadinanza e Desenvolvimento, per le sue sigle in portoghese,
[3] Isabel Vericat, avvocato e consigliere della Nostra organizzazione Figlie di Ritorno a Casa, direttrice dell’ONG Epikeia, giustizia con equit�, esperta in meccanismi internazionali di giustizia.
[4] Gilberto Angolo Gagliardo, giornale Riforma, 17 maggio di 2003.


Gioco pulito
Carmen de Paz *

Nell’industria di vestiti e calzature sportive, le donne lavorano fino a 16 ore per giorno.
Gioca pulito nelle Olimpiadi � una campagna di denuncia della situazione di sfruttamento e di schiavit� lavorativa che affligge migliaia di lavoratrici e lavoratori del Terzo Mondo che confezionano vestiti e materiale sportivo. La campagna durer� fino ad agosto del 2004, data in cui si realizzeranno i Giochi Olimpici ad Atene.
La campagna Gioca pulito nelle Olimpiadi, che si estender� per pi� di 20 paesi, ha come oggetto informare e denunciare le brutte condizioni lavorative di milioni di lavoratori e lavoratrici in tutto il mondo, dall’Asia fino all’America Centrale passando per l’Europa Orientale ed Africa. I paesi pi� colpiti da questa situazione sono Bulgaria, Cambogia, Tailandia, Cina, Indonesia e Turchia.
Questa campagna � organizzata dalla Confederazione Internazionale di Organizzazioni Sindacali Libere (CIOSL), Campagna Vestiti Puliti ed Oxfam Internazionale, che hanno iniziato un piano di lavoro internazionale che durer� fino ad agosto prossimo, data di realizzazione dei Giochi Olimpici ad Atene.

Usi ed abusi

Il mercato mondiale di vestiti e calzature sportive ha prodotto durante il 2002 pi� di 58 mila milioni di dollari, bench� la forte competenza tra le marche obblighi al taglio graduale dei prezzi di questi prodotti, organizzandosi un complicato sistema internazionale di fornitori e subappalti che hanno come fine la riduzione di costi ed il calo di prezzi.
Le persone contrattate per questo commercio sono, con troppa frequenza, vittime di abusi e sfruttamento. Devono realizzare prestazioni fino a 16 ore giornaliere per 6 giorni alla settimana e, dati i loro bassi salari legati al" cottimo", se non hanno finito la loro quota giornaliera di lavoro, sono obbligate a fare ore straordinari senza ricevere una rimunerazione per ci�.
I loro contratti, quando esistono, non rispettano le leggi lavorative e sono quasi sempre temporanei e di breve durata. Le punizioni corporali, abusi fisici e verbali sono all’ordine del giorno. Non hanno la protezione lavorativa basilare. Possono essere licenziate senza compenso alcuno e normalmente sono escluse dai sistemi di protezione sociale, tali come la pensione o il compenso economico in caso di incidente sul lavoro.

Sindacati proibiti

Non hanno nemmeno il diritto di affiliarsi o ad organizzarsi in sindacati, sotto minaccia di sanzioni o licenziamenti, per cui � impossibile la negoziazione collettiva con le imprese. Nemmeno � facile tentarla, poich� normalmente non esiste un impresario identificabile o legittimo col quale si possa negoziare. Ogni volta con maggiore frequenza, i vestiti e le calzature sportive si fabbricano in zone franche industriali, dove i sindacati sono semplicemente proibiti.
Il collettivo di lavoratrici si trasforma in uno dei pi� vulnerabili ed � esposto con maggiore intensit� a situazioni di abusi d oppressione sessuale e morale. Oltre al doppio carico che suppone il lavoro nella casa e l’attenzione ai figli ed agli anziani, devono affrontare lavori ancora peggio rimunerati che quelli dei loro compagni maschi ed ai quali non possono rinunciare, poich� il salario che apportano al loro gruppo familiare � molte volte l’unica risorsa economica su cui contano.
"Lavoravamo dalle7 della mattina fino alle 4 della mattina seguente per risolvere una domanda. Allora ci lasciavano andare a casa ma dovevamo ritornare alle 11 e lavorare fino alle 10 della notte"," I capi molestano sempre le ragazze belle e le minacciano col licenziamento se non accettano di avere relazioni sessuali"," non ho nessun tipo di sicurezza lavorativa", queste e molte altre sono le testimonianze di alcune lavoratrici che si riconoscono nella relazione elaborata per la campagna Gioca pulito nelle Olimpiadi.
Alcuni imprese, come Adidas, Nike, Reebook e Puma, contano gi� su Codici di Condotta coi quali cercano di proteggere le persone che lavorano per esse. Ma questi sono ignorati dai fornitori, pressati per compiere le domande in minor tempo e con maggiore qualit� al minore costo, cosa incompatibile coi Codici di Condotta e col diritto ad organizzarsi sindacalmente.
La campagna Gioca pulito nelle Olimpiadi vuole che il cittadino medio conosca la situazione di milioni di lavoratori, in maggioranza donne che lavorano fabbricando, impacchettando e distribuendo vestiti sportivi in condizioni di autentica schiavit� nel secolo XXI.
Pretende anche di sollecitare le compagnie chiave di questa industria (Fila, Puma, Asics, New Balance, Umbro, Adito, Nike e Reebook), a lavorare congiuntamente, a livello settoriale, nello sviluppo di un programma di miglioramento nelle condizioni lavorative, nell’ultimo anello della catena di produzione, se possibile prima delle Olimpiadi di Atene di agosto 2004, e che deve produrre risultati concreti prima di Beijing 2008.
D’altra parte, cerca che il Comitato Olimpico Internazionale, COI, si comprometta, pubblicamente, ad intraprendere azioni nella sua stessa catena di acquisti a fornitori in vista delle Olimpiadi di Bejing 2008, e che i governi discutano misure concrete ed effettive per proteggere e promuovere le condizioni lavorative in tutta la catena di produzione dell’industria sportiva.
Speriamo che nell�agosto del 2004, mentre godiamo dello spettacolo delle Olimpiadi dove si batteranno records sportivi, e porteranno atleti sul podio, si abbia tutti consapevolezza di questa situazione tanto disperata per milioni di lavoratori e lavoratrici in molti paesi e tra tutti e tutte si sia ottenuto, almeno, l�impegno da parte di impresari e governi della soluzione completa a Beijing 2008.

* Carmen de Paz fa parte della squadra della Segreteria Confederale della Donna di Commissioni Operaie, Spagna.
Fonte: Rivista�Trabajadoras" numero 11, aprile di 2004, Mujereshoy.


Donne irachene sotto l’occupazione

Vittime di atroci torture, le donne irachene imprigionate sono utilizzate come oggetti per rompere l’onore della societ� irachena attraverso innumerabili violazioni all’integrit� fisica, psichica e morale. Questo � un breve riassunto dello studio realizzato da Eman, Jamas direttrice del" Centro dell’Osservatorio dell’Occupazione" che opera a Baghdad dopo l’invasione anglo - statunitense.
(Mujereshoy), Nella sua relazione Eman Jamas sottolinea la quantit� di ostacoli psicologici, sociali e culturali affinch� le donne irachene parlino apertamente di quello che � successo loro dentro le prigioni dell’occupazione.
Il valore dell’onore, dice Jamas, � il pi� sacro di tutti in Iraq, perfino pi� che la vita stessa ed in questo contesto culturale, risulta molto complesso che le donne vittime di violazioni e torture, descrivano e denuncino apertamente questi fatti.
Tutte rifiutano di fornire i loro dati personali, ancor pi� davanti a fotografi o registrazioni di qualunque tipo, bench� siano di forma nascosta.
La paura di rappresaglie, al ritorno alla prigione, � un argomento che almeno circa 4 donne gi� liberate, confessarono ai professionisti del Centro dell’Osservatorio dell’Occupazione.
In realt�, l’organismo iracheno ha raccolto testimonianze di uomini scarcerati che hanno dovuto firmare insolite lettere di compromesso coi militari invasori, dove promettono una lunga lista di cose che limitano la loro libert� personale. Tra esse, non parlare.
Ma inoltre, menzionare la molestia sessuale o qualunque altra situazione che comprometta direttamente l’onore, � una mancanza troppo grave e come sottolinea la stessa Eman Jamas: �Qualunque donna o uomo preferirebbe morire prima di compromettere la reputazione della sua famiglia."
D’altra parte, tanto gli uomini come le donne vittime di violazioni ai diritti umani nelle prigioni irachene, hanno perso la fiducia nei mezzi di comunicazione, e la maggioranza è spaventata dai servizi di intelligenza statunitensi o rassegnata alla profonda umiliazione che significa, nel contesto arabo ed islamico, avere perso la dignità e l’onore.
Al rispetto, la relazione indica": Di tutte le storie narrate, e di molti altre, spicca ovviamente che le donne irachene stanno venendo usate come oggetti e strumenti di violazioni. Si usano contro gli uomini."
"Utilizzare il valore dell’onore nel suo contesto arabo ed islamico per romperlo significa che attraverso questi abusi si pretende di rompere la struttura psicologica e culturale della società irachena. Gli abusi si stanno usando per rompere l’immagine che le stesse irachene hanno di se stesse, l’immagine che hanno le donne nella societ� e quella che hanno di loro stesse."

Le detenzioni

Il Centro dell’Osservatorio dell’Occupazione di Baghdad aveva visitato già la prigione di Rusafa il 19 dicembre 2003. In quell’opportunitàc’erano 13 donne nella categoria di interni come le autorità dell’occupazione chiamano i carcerati politici fermati presumibilente vincolati in qualche forma alla resistenza.
La detenzione di donne come ostaggi o il meccanismo di pressare gli uomini mediante le loro donne, costituiscono un affronto singolare per la società irachena. Le donne si sono trasformate per le truppe occupanti e per i servizi di intelligenza, in un oggetto ed uno strumento di violazione, contrariamente a quello che il discorso di Bush propugna davanti alla comunità internazionale circa il fatto che gli USA ha occupato l’Iraq per liberare le donne irachene come parte della sua missione.
Nel suo programma elettorale Bush conferma questo atteggiamento di opporsi ad ogni discriminazione contro le donne, quando dice, per esempio, che picchiare una donna incinta costituisce una violazione dei diritti delle donne e dei bambini.
Secondo testimoni della prigione di Abu Ghraib, ci sono state donne che hanno dato alla luce i loro bebè dentro la prigione dell’occupazione. Furono fermate quando erano incinte. Una detenuta alla periferia di Kirkuk aveva dato alla luce un bebè 18 giorni prima e stava allattandolo. Un soldato statunitense prese il bebè;, lo diede alla nonna e si porta; via a strattoni la madre mentre il latte si spargeva per i suoi vestiti.
Gli Informatori maliziosi, sono stati una fonte attraverso la quale molti uomini e donne sono imprigionati. Per esempio, una donna fu fermata perchè; una sorella schizofrenica diede informazioni contro di lei, contro suo marito e contro il figlio di ambedue.

Le detenzioni continuano

Eman Jamas commenta, inoltre, che alcune prigioniere sono state scarcerate ma che le detenzioni di donne non sono cessate.
In realtà;, afferma Jamas che si sono incrementate in posti come Abu Ghraib. La campagna di detenzioni incluse abitanti dell’area di Falluja. Si sono mantenut le perquisizioni nelle case e si sono trattenute donne di tutte le età;.
Un carcerato intervistato dai/lle professionisti del Centro, informa; che aveva visto una donna anziana molto vecchia, di più; di 80 anni, camminando per la prigione di Abu Ghraib con un bastone.
Ma inoltre, il Centro dell’Osservatorio intervista; già; e documenta; il caso di una bambina di dodici anni che fu fermata con le sue due sorelle di 19 e 21 anni di età; e con sua madre, di 50 anni, nel centro di detenzione dell’aeroporto [internazionale] di Baghdad il passato mese di dicembre.
Recentemente, il Centro ha sostenuto nuove interviste con donne imprigionate e con molti carcerati, dei quali la maggioranza si rifiutò; di parlare apertamente. Alcuni lo fecero in condizione di anonimato. Chiesero che i dettagli di data e posto della detenzione o di ritorno in libertà; non fossero menzionati per paura di essere riconosciuti dalle autorità; di occupazione.





- PERMALINK



venerdì 16 novembre 2007 - ore 22:21


e da oggi ce l’ho anch’io...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




BABBO NATALE SULLA SCALA LUMINOSA


suggestivo con il vestito, la barba, gli occhialetti ed il sacco sulle spalle.
Le corde della scala sono piene di luci luminose .

Sono peggio di una bimba x le cose natalizie...mah



- PERMALINK



martedì 13 novembre 2007 - ore 22:25


ACQUA SPINNING
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Il suo nome è Aqua Bike, ed è l’ultima novità per il settore delle piscine: la cyclette tradizionale acquatica.
Ha un metodo di installazione molto facile ed è dotata di diversi livelli di resistenze.
Unisce sia i vantaggi della cyclette tradizionale a quelli delle pedalate in piscina.

È costruita con dei materiali adatti a un immersione a tempo molto prolungato e la si può immergere sia in piscina che nell’acqua salata del mare.
La Aqua Bike può essere sistemata in piscine con acqua dolce, salata, calda come quella termale.
Lo Spinning in acqua può essere effettuato in entrambe le direzioni: cioè si può pedalare in avanti o indietro. Questo è fondamentale per effettuare con successo terapie riabilitative.

L’idromassaggio procurato dal movimento dell’acqua rassoda gambe e glutei, tonifica braccia e addome irrobustendo cuore e polmoni.
Non occorre saper nuotare e si può ottenere un’invidiabile forma fisica.
Si dimagrisce con estrema facilità grazie ad un esercizio aerobico lento e prolungato. Le pulsazioni cardiache si riducono del 15/20%.

L’acqua bike è l’erede delle vecchie biciclette con caratteristiche del ventunesimo secolo. Infine elimina maggiormente i grassi trattandosi di un
lavoro puramente aerobico.

SI ELIMINA LA CELLULITE
Vengono sfruttati tutti i vantaggi del massaggio dell’acqua particolarmente utile per ridurre gli inestetismi della cellulite.

I MUSCOLI SI ALLUNGANO
In breve tempo vedrete crescere ed allungare i muscoli, noterete il vostro aspetto più asciutto ed affusolato. Alla fine di ogni lezione i muscoli
vi faranno meno male rispetto ad altre tecniche sportive ed avrete una formazione ridotta di acido lattico.

ALCUNI ACCESSORI USATI
Borraccia con acqua e integratori minerali per il riequilibrio dei liquidi.
Costume intero per le donne (il mio è un bikini) .
Pantaloncini in licra con imbottitura rinforzata rendono più pratico e comodo alzarsi e sedersi sul seggiolino.
Scarpette (le mie sono fucsia -fantastiche) aiuteranno a non farsi male ai piedi.

Le lezioni sono semplici ed economiche, è uno sport completo, spiega Massimiliano Fella istruttore in alcune piscine di Modena e provincia.
Normalmente sono gruppi di una quindicina di persone di ogni età e sesso. Hanno un sottofondo musicale, se la musica va a 120 BMP in un
minuto si faranno 60 pedalate con la gambe destra e 60 con la sinistra.
L’Aqua bike sono regolabili e collocate ad una profondità di 100/170 cm e l’acqua deve arrivare all’altezza del bacino o del torace.


In fondo per divertirsi ed ottenere tutti i risultati descritti basta seguire l’istruttore e la musica.


- PERMALINK



domenica 11 novembre 2007 - ore 23:45


» L’emozione non ha voce «
(categoria: " Musica e Canzoni ")



Io non so parlar d’amore
l’emozione non ha voce
E mi manca un po’ il respiro
se ci sei c’è troppa luce
La mia anima si spande
come musica d’estate
poi la voglia sai mi prende
e mi accende con i baci tuoi

Io con te sarò sincero
resterò quel che sono
disonesto mai lo giuro
ma se tradisci non perdono

Ti sarò per sempre amico
pur geloso come sai
io lo so mi contraddico
ma preziosa sei tu per me

Tra le mie braccia dormirai
serena..mente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi

Un’altra vita mi darai
che io non conosco
la mia compagna tu sarai
fino a quando so che lo vorrai

Due caratteri diversi
prendon fuoco facilmente
ma divisi siamo persi
ci sentiamo quasi niente
Siamo due legati dentro
da un amore che ci dà
la profonda convinzione
che nessuno ci dividerà
Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi

Un’altra vita mi darai
che io non conosco
la mia compagna tu sarai
fino a quando lo vorrai

poi vivremo come sai
solo di sincerità
di amore e di fiducia
poi sarà quel che sarà

Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi
pienamente noi uhu uhu



- PERMALINK



sabato 10 novembre 2007 - ore 00:04


???
(categoria: " Pensieri ")


e domani sera cosa si può fare?
avete proposte?...


- PERMALINK



martedì 6 novembre 2007 - ore 00:05


...aperitivo e cena a Verona...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



  • Da Piazza Bra’ a Porta Leoni: i Monumenti principali
    Punto di partenza di ogni turista è sicuramente la piazza più ampia e conosciuta, Piazza Bra’, che oltre alla monumentale Arena vede affacciarsi, come gioielli incastonati in una corona, il Palazzo della Gran Guardia, i Portoni della Bra’, il Liston, Palazzo Barbieri solo per citarne alcuni.
    Il termine Bra’ è di origine longobarda, probabilmente breit, ed equivale a spazio aperto; lo si ritrova attribuito anche ad altre zone della città, come la Bra’ dei Molinari nei pressi del Ponte Pietra e la chiesa di san Giorgio in Braida.

    L’anfiteatro romano, l’Arena, fu in origine costruito fuori dalle mura cittadine nella prima metà del primo secolo d.C., a cavallo tra l’impero di Augusto e quello di Claudio, successivamente inglobato nella cinta muraria dall’imperatore Gallieno nel 265 d.C. Dell’anello esterno alto 30 m. dopo il disastroso terremoto del 1183 che rase al suolo la maggior parte delle chiese veronesi, si può vedere la cosiddetta "ala", a 3 ordini di arcate.
    L’Arena, che al suo interno ospitò sin dai secoli più antichi spettacoli di ogni genere, da quelli gladiatorii a giostre, tornei, concerti, è oggi conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo per la stagione lirica estiva, inaugurata per la prima volta nel 1914 con l’Aida di G. Verdi dal tenore Zenatello. Risale inoltre al 1996 la designazione da parte dell’Unesco di capitale della musica e della poesia e di quest’anno 2001 l’annovero tra le città il cui valore artistico è patrimonio dell’umanità.

    Si distinguono nella piazza le mura comunali, risalenti al 1100, rinforzate in epoca viscontea e la Torre Pentagona, il cui orologio segna lo scorrere inesorabile delle ore adossata ai , punto d’ingresso alla città durante il periodo comunale.

    L’Arena
    E’ il monumento che più di ogni altro ricorda le origini romane della città e simbolo di essa in tutto il mondo.
    Un grandioso anfiteatro, il terzo per grandezza fra quelli giunti fino a noi e sicuramente quello meglio conservato, nonostante il terremoto del 1183 che distrusse il triplice ordine di arcate sovrapposte che lo circondavano interamente. Oggi di quel paramento rimane solo una porzione formata da quattro campate che con amicizia i veronesi chiamano "ala", ma tanto basta perché anche il turista più distratto possa cogliere l’imponenza del suo aspetto originale.

    Perfettamente integro è invece l’ordine interno, ininterrotta sequenza formata da 72 doppie arcate in pietra che creano un’ellisse larga centodieci metri e lunga centoquaranta.

    Costruita nel primo secolo dopo cristo con il marmo estratto da cave della provincia, originariamente era collocata all’esterno delle mura cittadine. Fu solo nel 265 che, per necessità difensive cagionate dalla presenza di orde barbare nella pianura padania, essa venne inglobata nel perimetro cittadino con possenti mura fatte erigere dall’imperatore Gallieno. Mura che sono ancor oggi visibili nell’omonima piazzetta ad essa retrostante. L’ovale interno ha un’asse maggiore di circa settantaquattro metri e un’asse minore di quarantacinque metri. La cavea è formata da 45 gradini che hanno una altezza media di 45 centimetri.

    Durante gli anni dell’impero essa ospitò numerosi combattimenti di gladiatori, ricordati anche da Plinio il Giovane, nel corso dei secoli al suo interno furono allestiti spettacoli di ogni genere: tornei, giostre, duelli, balletti, circhi e rappresentazioni di prosa. Nell’ottocento qualche "luminare" pensò bene di utilizzarla anche per le ascensioni di mongolfiere ed improbabili corride, a cui nel 1805 assistette anche l’imperatore Napoleone Bonaparte.

    La stagione lirica è ospitata nelle antiche mura dal 10 agosto del 1913. Fu il tenore veronese Giovanni Zenatello ad avere l’idea di allestirvi uno spettacolo d’opera per celebrare degnamente il centenario della nascita di Giuseppe Verdi; la scelta cadde ovviamente su Aida, la più spettacolare tra le opere di Verdi e straordinariamente adatta alla grandiosità dell’anfiteatro sostenuto da una acustica miracolosa.

    Di fronte ai Portoni il Museo Maffeiano ospita lapidi di diversa provenienza ed adiacente ad esso, lungo via Roma, si trova il Teatro Filarmonico, dove annualmente orchestre di fama internazionale si esibiscono, secondo una tradizione musicale da tempo consolidatasi a Verona. Nella stessa via ha sede il Palazzo dell’Accademia Filarmonica ma purtroppo oggi si è persa la forma originaria, risalente al progetto dell’architetto bolognese Bibbiena, a causa delle considerevoli alterazioni dovute ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale.

    Castelvecchio Al termine di via Roma spiccano le mura merlate del castello medioevale, Castelvecchio, l’imponente dimora voluta dagli Scaligeri al tramonto della loro dominazione, costruito nel 1354: il lungo ponte sul fiume a 3 arcate garantiva una sicura via di fuga in caso di insurrezione della città.

    Al termine del corso si varca la porta romana dei Bursarii, Porta Borsari, dove venivano riscossi i dazi sulle merci che transitavano in città in epoca romana.

    Proseguendo per l’omonimo corso, adornato dalle bellissime vetrine di numerose griff internazionali, si giunge in Piazza delle Erbe, sede del Mercato Nuovo voluto dagli Scaligeri per ampliare il Mercato Vecchio sito nell’omonima piazzetta ai piedi della torre dei Lamberti.

    Piazza erbe ha mantenuto inalterata la lunghezza originaria dell’epoca romana, mentre la larghezza ha subito ampliamenti per i successivi edifici a ridosso della medesima.

    Piazza erbe ha mantenuto inalterata la lunghezza originaria dell’epoca romana, mentre la larghezza ha subito ampliamenti per i successivi edifici a ridosso della medesima.

    Si riconoscono i palazzi del periodo comunale: il Palazzo del Comune lungo la parte orientale, sul lato opposto la Domus Mercatorum voluta dagli Scaligeri come sede delle Arti e dei Mestieri. Il lato orientale dove vi era la Domus Bladorum (magazzino dei foraggi) è occupata dalle case Mazzanti riconoscibili dai vivaci affreschi in facciata a soggetto mitologico: sono fra i palazzi più antichi di Verona, risalenti al 1300.


    L’Arco della Costa All’altezza del palazzo comunale si attraversa l’Arco della Costa, così denominato per la presenza di un osso di cetaceo che vi è appeso, e si entra in una seconda piazza caratteristica di Verona, P.zza dei Signori (gli Scaligeri), o Piazza Dante, in onore alla statua edificata al centro in onore del sommo poeta che qui soggiornò durante il suo insopportabile esilio.
    L’imponenza dei due palazzi scaligeri del Tribunale e della Prefettura collegati dall’Arco della Tortura fanno rivivere quel clima di sapore antico che non si è mai perso in tanti angoli di Verona.
    Se ci si sposta un poco dal Palazzo della Prefettura si scorge la chiesetta di S. Maria Antica, che ospita sulla facciata il monumento funebre e la statua di Cangrande I di Verona, che vigila dall’alto con un ironico sorriso enigmatico. Adiacente alla chiesa si ammira la cancellata in ferro battuto a maglie flessibili che delimita il cortile dove sono conservate le tombe dei signori di Verona, tra le quali spiccano rialzate dal sottosuolo quella di Mastino II e quella di Cansignorio, la più articolata ed arzigogolata negli elementi decorativi.


    Torniamo in Piazza delle Erbe e dirigiamoci verso via Cappello,l’antico Cardo Maximus romano; a metà circa della via sulla sinistra entriamo nel cortile della casa attribuita alla celebre Giulietta.
    L’atmosfera della storia d’amore tra i due giovani provenienti da due famiglie potenti ma avverse, i Montecchi e i Capuleti, si rivive affacciandosi al balcone in marmo bianco, da dove secondo la leggenda la fanciulla strappò la prima promessa d’amore al suo caro Romeo.
    Le fattezze dell’eroina shakesperiana sono state immortalate nel bronzo da Nereo Costantini nella statua che, in segno propizio, viene toccata se non abbracciata dai turisti.

  • Da Casa di Giulietta a Ponte Pietra
    Cominciamo la nostra passeggiata appassionata e irregolare dalla Casa di Giulietta, nella centralissima via Capello, la cui vicenda amorosa, sapientemente narrata da William Shakespeare ha reso la nostra città famosa in tutto il mondo. Si tratta di un’alta casa medioevale dalla facciata di mattoni scuriti dal tempo nel cui cortile si può ammirare il balcone, forse artisticamente non eccezionale, ma sentimentalmente carico di una suggestione che è ritrovabile solo in pochissimi angoli del mondo.
    Risalendo via Cappello si arriva all’antico foro romano, oggi Piazza delle Erbe, a cui ombrelloni del mercato danno un aspetto caratteristico, originale soggetto per numerosi pittori. Lungo la via mediana della piazza sorgono alcuni monumenti tra i quali la colonna Antica, pilastro gotico con edicola eretto nel 1401 per portare le insegne viscontee; il Capitello del XIV¡ secolo, un baldacchino in marmo dove si insediavano i signori e il podestà; la fontana (fatta erigere nel 1368 da Cansignorio della Scala quando condusse sino alla piazza le acque del Lori) costituita da una statua romana chiamata Madonna Verona, recante il motto "est iusti latrix urbs haec et laudis amatrix"; la colonna di san Marco, eretta nel 1523 per sancire l’avvenuto ristabilimento del dominio veneziano (il sovrastante leone è del 1886 e sostituisce quello abbattuto nel 1797 dai Giacobini).


    Costeggiando la Torre dei Lamberti (1172-1464), che con i suoi 83 metri è la più alta della città, e attraversando il volto della Costa, che prende il nome dall’osso di cetaceo appesovi (osso che la leggenda vorrebbe essere la costola di un gigantesco concittadino) si passa nella rettangolare e aristocratica piazza dei Signori, al cui centro spicca il monumento a Dante Alighieri (realizzato nel 1865 da Ugo Zanonini). Il lato sud est della piazza è formato dal fianco romanico del palazzo del Comune e dal palazzo dei Tribunali, nel cui cortile si erge la bizzarra porta dei bombardieri, capricciosamente composta e ornata da elementi e arnesi militari. Nel lato nord ovest la quattrocentesca loggia del Consiglio (detta anche di frà Giocondo, dal nome del suo architetto), il cui splendido cornicione è sormontato da statue raffiguranti i più grandi veronesi dell’epoca romana (Catullo, Plinio, Emilio Macro, Vitruvio e Cornelio Nepote).

    Scandendo verso il palazzo della Prefettura (già residenza degli Scaligeri) si giunge alla meraviglia delle tre Arche Scaligere maggiori, tutte di stile gotico: la tomba di Cangrande I¡ (1329) che è posta sopra la porta della chiesa, e le tombe di Mastino II¡ (1351) e di Cansignorio (1375) che con altri sarcofaghi minori sono chiuse entro un recinto in ferro che riporta intrecciato il simbolo scaligero.


    il liston
    Risalendo il centro storico attraverso via Mazzini (da sempre vasca dello shopping elegante cittadino) si raggiunge piazza Brà, il salotto più noto ed accogliente della città, dove i turisti che passeggiano sul largo Liston di marmo possono avvicinare il comune sentire della comunità veronese.
    La piazza che vi si affaccia è assai irregolare ma grandiosa, per i monumenti che la circondano: l’Arena (monumento simbolo di Verona), anfiteatro romano le cui dimensioni sono inferiori solo al Colosseo, costruito verso la fine del primo secolo dopo cristo con il marmo estratto da cave della provincia. Il palazzo del Municipio, un grande edificio corinzio con pranao sporgente, e il palazzo della Gran Guardia (1610/1821), di nobili forme tardo rinascimentali, si caratterizza per il suo essere rialzato da parecchi gradini rispetto alla piazza ed adornato con uno splendido porticato.
    Unito alla gran Guardia dai portoni della Brà c’è il museo Lapidario, incominciato (primo in Europa) da Scipione Maffei nel 1714. I Portoni, fatti erigere da Gian Galeazzo Visconti nel 1389 sono parte di un percorso sopraelevato destinato a consentire il passaggio dalla Cittadella a Castelvecchio (un vero e proprio castello dalle forme marcatamente militari, con lunghe cortine merlate, sette torri angolari e un mastio centrale, costruito nel 1354).
    Quest’ultimo, raggiungibile da piazza Brà percorrendo via Roma, era nel medio evo il punto d’incontro delle vie consolari Postumia e Gallica e abbracciava in una continuazione muraria l’Arco dei gavi (monumento funerario dell’omonima famiglia eretto dall’architetto Lucio Vitruvio Cerdone) che nel 1805 fu demolito dai francesi per ragioni di viabilità e in seguito ricostruito a fianco del castello.


  • Arche scaligere
    Così Giovanbattista da Persico descrisse le Arche scaligere, ed è difficile dissentire dal suo giudizio.
    A pochi passi da piazza delle Erbe e dai palazzi scaligeri, su un lato della medioevale chiesa di santa Maria Antica, le Arche scaligere sono indubbiamente uno dei siti più notevoli e suggestivi di Verona.
    Un piccolo cimitero privato, monumentale e scenografico, nel quale sono conservate le arche di Alberto I, Alboino, Bartolomeo, Mastino I e Cangrande II, unitamente ai grandiosi monumenti funebri di Cangrande I, Mastino II e Cansignorio, le cui sculture equestri che si levano verso il cielo pare vogliano gareggiare in un interminabile torneo che un sortilegio ha pietrificato.
    Esternamente è protetto da un massiccio recinto in pietra veronese sovrastato da una trecentesca cancellata in ferro battuto, formata da anelli quadrilobi cingenti il simbolo araldico della scala e sorretta da eleganti colonne marmoree sormontate da statue.
    Varie sono le arche a forma di sarcofago in esso presenti, anche di pregevole fattura, ma sono quelle pensili ad attirare maggiormente lo sguardo e la curiosità di quanti hanno transitato per questi luoghi, in ogni tempo.
    La tomba più antica, priva d’ogni elemento ornamentale, risale al 1277 ed ospita le spoglie mortali di Mastino I. Poco più avanti è presente il sarcofago di Alberto I (1301), pregevolmente figurato su lati lunghi e sui fianchi con immagini del defunto accanto a santi e marie, bassorilievi e simboli araldici.


  • La gran Guardia
    Piazza Brà raggruppa una serie di edifici che scandiscono il tempo della storia cittadina e che, nella serena e ridente luminosità dei loro colori, animano la piazza intera in sincronica armonia.
    Il termine Brà è la corruzione del toponimo braida, dal tedesco breit, largo, e nell’Alto Medievo indicava quel tratto al di fuori delle mura romane fino all’Adige. Quando la piazza venne inclusa entro le mura l’appellativo restò, come eredità da trasmettere alle successive generazioni.
    La piazza cominciò ad assumere l’aspetto odierno molto tardi, a partire dalla prima metà del Cinquecento, grazie alla costruzione del Palazzo Guastaverza ad occidente, che con il robusto porticato a bugne del piano inferiore intendeva richiamare, nel progetto del suo architetto Michele Sanmicheli, la possenza delle arcate dell’anfiteatro che gli sta in posizione frontale.
    Un analogo richiamo venne fatto nel lato meridionale della piazza dall’architetto Domenico Curtoni nel progetto della Gran Guardia del 1610.
    L’anno precedente il podestà veneziano di Verona Giovanni Mocenigo ebbe da Venezia l’autorizzazione ad edificare un possente edificio all’altezza della vicina Arena. Visto che la piazza aveva assunto nel corso dei secoli le sembianze di una discarica di pietre e materiali di scarto di edifici cittadini, si decise di ripulirla e di costruire la Gran Guardia, addossata ai Portoni della Brà. I Portoni, due ampi fornici voluti da Gian Galeazzo Visconti al tempo della sua signoria nel secolo XIV per collegare la fortezza di Castelvecchio con la Cittadella viscontea, si saldano da un lato alla Gran Guardia tramite la Torre Pentagona e dall’altro lato al museo maffeiano.
    Il palazzo fu progettato dal Curtoni su due piani. Si manifesta in tutta la sua imponenza per le dimensioni impressionanti: la facciata infatti è lunga oltre ottantasei metri. Il piano terreno, costituito da tredici arcate in robusto bugnato rustico (ogni arcate ha un diametro che supera i tre metri e mezzo) a richiamo della vicina Arena, fu scelto come sede delle esercitazioni militari. Sull’architrave a metope e triglifi si eleva il piano nobile, destinato ad accogliere la scuola dell’ Accademia d’Armi dei Filotimi (amanti dell’onore). Esso è ritmato da finestroni rettangolari separati da semicolonne doriche binate, inquadrate da un’alternanza armonica di timpani triangolari e curvilinei, al di sopra dei quali corrispondono semplici aperture di dimensioni modeste. Cinque fra esse sono riprese nel piano attico che fa da coronamento finale al palazzo. I due lati che si saldano alle mura medioevali presentano le stesse caratteristiche della facciata centrale: un volto a bugnato al piano terra che immette nel portico e al piano nobile tre grandi finestre, ma solo la centrale è sostenuta da un timpano rettangolare.
    Le linee del palazzo palesano l’influenza dello stile sanmicheliano: la divisione in due piani, ad arcate quello inferiore, ad ampie finestre il piano nobile, ricche di una magia chiaroscurale che richiama il vicino palazzo Guastaverza. Un motivo diretto di raccordo con l’arte del Sanmicheli è costituito dai timpani delle finestre superiori, come quelli di palazzo Bevilacqua in Corso Cavour. Ad essi a sua volta il Sanmicheli fu ispirato dai fornici di Portoni Borsari, una delle porte romane più antiche della città.
    Vi è quindi una congiunzione con il mondo classico che, passando dal manierismo del tardo Rinascimento del Sanmicheli, viene interpretato con una nuova sensibilità che prelude allo stile barocco: troviamo un’amplificazione ed un’enfasi, per la verità ancora contenute, che danno l’impressione di trovarsi di fronte ad una maestosa scenografia teatrale. La soluzione architettonica privilegia la larghezza rispetto all’altezza, secondo i richiami di un inquieto gusto barocco che toglierà l’armonica essenzialità tipica delle costruzioni rinascimentali. A segnare questo passaggio di stile sarà la peste del 1630 che porterà come dolorosa conseguenza la crisi economica, artistica ed architettonica di questa fiorente città.
    I lavori subirono un arresto per ristrettezze economiche nel 1614 e furono ripresi nel 1820 sotto la direzione dell’architetto Barbieri, lo stesso che realizzò Palazzo Barbieri, detto anche Gran Guardia Nuova. Successivamente, nel 1836, il progetto del Barbieri fu terminato sotto la direzione dell’ingegnere Enrico Storari che fece completare la parte sinistra del piano superiore e realizzò l’imponente gradinata di accesso. Questa immette nello scalone centrale che collega i vari piani e che lo Storari edificò su progetto di quello del Barbieri. Rispetto ai disegni originari, però, l’accentuata ripidità delle rampe fu ammorbidita, perché non si armonizzava con gli altri elementi architettonici. Furono realizzate due rampe addossate ai muri perimetrali che si riuniscono in un unico scalone. Da qui si accede ad un locale di ragguardevoli dimensioni delimitato da una balaustra che porta nei saloni espositivi.
    Nel 1853 l’edificio poteva dirsi concluso con soddisfazione di tutta la cittadinanza. Purtroppo ebbe bisogno di interventi di sostegno a causa della posizione instabile per la natura del terreno ghiaioso su cui sorge. Il primo venne effettuato nel 1840, poco prima del suo completamento, allorché il porticato dette segni di cedimento e dovette essere puntellato con un rinforzo robusto. L’ultimo intervento risale al 1989, durante il quale si procedette ulteriormente a rafforzare il porticato.
    Anche se il progetto dello Storari concepì l’utilizzo del primo piano in direzione della Brà come Pinacoteca, mentre i saloni verso l’Adigetto come Accademia di pittura, tale piano non fu attuato per la scarsa illuminazione del primo piano, di ostacolo nella valorizzazione dei colori delle pitture. Il palazzo fu invece utilizzato per esposizioni e mostre di diversi temi, proiezioni cinematografiche, concerti e rappresentazioni teatrali. Dopo il 1945 vi trovarono collocazione gli uffici dell’anagrafe.
    La Gran Guardia è stata lo scenario di innumerevoli mostre d’arte a cominciare dall’undici agosto 1869 in cui ebbe luogo la Biennale Nazionale della Società delle Belle Arti. Seguirono la Cispadana nel 1919, la postuma di Alfredo Savini, direttore dell’Accademia Cignaroli nel 1925, la I Sindacale Fascista nel 1931 e la retrospettiva di Angelo Zamboni nel 1939, la XII Mostra d’arte Veneta e il I Premio Verona nel 1942, quest’ultimo reiterato nel 1943. Le esposizioni continuarono nel 1949 con la quarantanovesima Esposizione della Società delle Belle Arti, inaugurata dal Ministro Guido Gonnella. Molte rassegne furono dedicate a nomi illustri della pittura locale: Vedova nel 1961, Dall’Oca Bianca nel 1967 e De Pisis nel 1969. Durante l’estate del 1981 l’arte si aprì agli influssi stranieri, grazie ad una interessantissima mostra dedicata alla Pop Art e al Nouveau Realisme tra gli anni sessanta - ottanta, mentre nel 1989 si tenne "Il Veneto e l’Austria", una rassegna sulla vita culturale ed artistica delle città del Veneto tra il 1814 - 1866. Nel 1990 fu organizzata una seconda Biennale dalla Società delle Belle Arti, visto il successo riscosso dalla prima.
    A partire dal 1998 il palazzo, sotto la direzione dell’architetto Calcagni, ha subito un paziente lavoro di pulitura che ne ha ripristinato la purezza della pietra originaria sia del bugnato nel portico al piano terra, sia al piano nobile dove le grandi finestre amplificano l’effetto luminoso della luce che vi si rifrange, nell’abbaglio di una scintillante e diffusa luminosità.
    La riapertura al pubblico risale al 28 giugno 2001, con l’inaugurazione dedicata ad una mostra di opere americane facenti parte della collezione del conte Giuseppe Panza di Biumo, dal titolo "La percezione dello spazio, arte minimal della collezione Panza, dal Guggenheim di New York". La mostra, nell’accogliere la contaminazione di generi diversi e moderni, ha dato l’avvio a concepire la Gran Guardia funzionale alla sua posizione, su un lato di una delle piazze più affascinanti d’Italia.Da questo momento fa da quinta imponente a manifestazioni congressuali ed eventi culturali di elevatura internazionale che trovano collocazione nei saloni al piano superiore, coniugando l’esaltazione di un edificio antico con le più moderne esigenze cittadine.
    Per rendere attuabile lo spazio sia di un centro congressi, sia di un auditorium, l’edificio è stato ampliato con l’aggiunta di una struttura non visibile a prismi che degradano in altezza dietro il palazzo e si saldano alle mura medioevali. I saloni sono stati modificati in base alle esigenze di ottenere una struttura divisa in cinque livelli con funzioni diverse. Si passa dal primo livello costituito dal piano scantinato che accoglie gli impianti per l’energia, al secondo all’altezza di via Adigetto dove è stata realizzata la sala congressuale e concertistica, preceduta a una hall e relativi servizi, con la capienza di cinquecentoquaranta posti a sedere. Si accede quindi attraverso il portico alla galleria del terzo livello, dotata di foyer, che si integra alla precedente sala con una capienza di centoquaranta posti. A questa altezza è stato realizzato il servizio biglietteria, il bookshop e gli ascensori. Vi è altresì la cosiddetta sala "Torre Pentagona", un grande vano dotato di caffetteria per conversare piacevolmente nei momenti di sosta. Attraverso lo scalone centrale si passa a quarto livello che accoglie una sala multifunzionale dalla capienza più contenuta di quaranta posti a sedere. Il piano nobile corrisponde al quinto ed ultimo spazio. Qui, oltre ad una sala convegni di duecentodieci posti è possibile ammirare le antiche sale in occasione di mostre importanti.
    Per rispondere alla moderna tecnologia che un centro congressi richiede, si è provveduto a climatizzare gli ambienti interni e a dotarli di televisione a circuito chiuso, postazioni di controllo dati e gestione degli impianti, apposite cabine per la traduzione simultanea, la proiezione, videoconferenze, sistemi antincendio ed anti intrusione, apparecchiature informatiche e sonore. Tutto ciò è stato realizzato nel rispetto e nella consapevolezza che il monumento è antico e non deve essere alterato in maniera brutale, intaccandone le fattezze originarie.
    Tutto il paziente lavoro di sistemazione al servizio dei bisogni cittadini è stato reso possibile grazie agli stanziamenti della ditta farmaceutica britannica Glaxo, che proprio a Verona ha impiantato importanti stabilimenti, ma mancava finora di adeguate sale per accogliere i continui congressi mondiali inerenti al mondo della medicina.

  • Palazzo Barbieri
    Sotto la dominazione austriaca a Verona (1814- 1866) la città assistette in tempi brevi al progresso ed all’industrializzazione.
    Nel 1837 si avviò la costruzione della Strada Ferrata Ferdinandea, destinata a congiungere Milano con Venezia, a cui seguì tre anni più tardi la congiunzione di Porta Nuova con Porta Vescovo tramite il Ponte della Ferrovia. L’inaugurazione successiva (1867) della linea ferroviaria con Bolzano (quella che sarà la famosa Brennero - Modena), fece assurgere la città a nodo centrale del sistema di comunicazione del Lombardo - Veneto.
    Ma ad un’attente analisi delle condizioni socio - economiche tale progresso fu forzato e non rispondente ai bisogni cittadini, poiché i piccoli commercianti, che per i traffici si erano sempre serviti della navigazione atesina, ricevettero un duro colpo dall’avvento della ferrovia, ritrovandosi in condizioni di indicibile miseria.
    Le fabbriche che prosperavano erano quelle delle armi e degli alcolici, consumati in larghe quantità dagli Austriaci, non tenendo conto delle esigenze della popolazione, da sempre dedita ad attività rurali ed al piccolo commercio della lana e della seta, anzi soffocandole.
    Alla popolazione sradicata dal proprio mondo non restò altro che essere impiegata nelle nuove fabbriche, sotto il giogo di nuove disposizioni, tra cui le pesanti servitù militari che vietavano sopraelevazioni, demolizioni e ricostruzioni di qualsiasi tipo. Verona mutò radicalmente aspetto: da città di piccoli commercianti e coltivatori passò a cittadella militare con incombenze amministrative.
    Il fulcro della vita cittadina si era spostato da piazza Erbe a piazza Brà.
    Qui nel 1770 era stato creato l’elegante listòn, il lastricato in pietra di Prun, dove la cittadinanza amava passeggiare nelle ore di ozio, ritrovandosi piacevolmente a chiacchierare.
    Ornamento e vanto della piazza erano già importanti edifici come la Gran Guardia, il Museo Maffeiano, il Teatro Filarmonico, affiancati da palazzi nobiliari dal gusto sanmicheliano, tutti con la funzione di richiamare e suggerire un continuum con l’Arena, il meraviglioso anfiteatro romano risalente al periodo augusteo. Nel 1827 venne vagheggiata la costruzione di un’ imponente fabbrica neoclassica sul lato nord est della piazza, aumentandone l’imponenza, per trasportarvi gli uffici dell’amministrazione austriaca che si trovavano nella Gran Guardia. Fu così che nel 1830 si avviò la costruzione di un nuovo palazzo detto della Gran Guardia Nuova, per distinguerlo dal suo omonimo.
    Il progetto fu affidato all’ingegnere ed architetto Giuseppe Barbieri che costruì anche il Cimitero Monumentale e terminò la facciata della Gran Guardia Vecchia.
    Il lato sud-est di piazza Brà era occupato dal piccolo rione di S. Agnese con l’omonima chiesetta, attestata già nello Statuto dei Notai di Verona del 1268.
    Nel Quattrocento la piccola chiesa di S. Agnese cedette la propria giurisdizione parrocchiale alla vicina chiesa di S. Donato alla Colomba, che sorgeva al posto dell’attuale hotel Colomba d’Oro in via Carlo Cattaneo, perché il rione si era fortemente degradato ed era quasi deserto.
    Nel 1478 si decise di costruire un ricovero vicino alla chiesa di S. Agnese per accogliere chi avesse bisogno di cure in caso di pestilenza, ricovero che poi si trasformò in ospedale.
    Il primo marzo 1520 venne inaugurato il nuovo Ospedale della Santa Casa della Misericordia, che fu ampliato da un secondo fabbricato più grande nel 1782. Quest’ultimo fu costruito nel centro della piazza ed il progetto a pianta trapezoidale venne deciso dall’architetto Antonio Pasetti: il piano terra rispondeva a caratteri di funzionalità per i cittadini, con spazi aperti nei fornici al piano terra per i magazzini e le botteghe: i due piani sarebbero serviti come ricovero per gli ammalati e dormitorio per i bisognosi ed i mendicanti.
    Nel 1786 anche il secondo ospedale era concluso e fu intitolato alla Misericordia Nuova per distinguerlo dal primo. Sotto gli Austriaci questa costruzione al centro della piazza più importante della città subì critiche così forti, che ne fu deciso il repentino abbattimento nel 1819. La piazza venne liberata e ripulita: si decisero alcuni interventi relativi all’aumento del decoro urbano: fu abbassato il livello della piazza per mettere in vista le parti interrate dell’anfiteatro, che nel frattempo era stato ripulito da rifiuti e macerie che si erano accumulate nei secoli, mentre gli anfratti sotto i fornici terreni erano stati sgomberati dalle botteghe polverose dei commercianti.
    Si pensò inizialmente di costruire al posto dell’ospedale una sede stabile per il mercato delle biade e del grano che fin dagli inizi del Settecento si teneva in Brà.
    La proposta era quella di due corpi di fabbrica, uno verso via Pallone, a pianta semicircolare, con portico ad uso sia di magazzino sia di teatro, mentre il secondo verso il Listone, ad esso collegato e parallelo, con pianta rettangolare, ad uso di retroscena del teatro. Il Barbieri presentò un progetto molto ambizioso che prevedeva la realizzazione di un "porticale quadrilatero con trentasei colonne del diametro di Piedi sei, che servirà d’ingresso al pubblico passeggio, nonché per uso del mercato biade."
    Ma il Comune all’ultimo momento accantonò tale realizzazione per far posto al Palazzo della Gran Guardia Nuova, che, terminato nel 1848, fu destinato ad accogliere gli uffici della guardia civica austriaca.
    Il Barbieri costruì un palazzo dalle chiare linee del gusto neoclassico che allora era di moda. Il Neoclassicismo fu una corrente diffusa da due tedeschi, Joachim Winckelmann, esteta ed archeologo, e Gotthold Lessing, filosofo e letterato. Essi auspicarono il recupero dell’arte greca nelle sue forme essenziali ed armoniche, arrivando ad un modello di bellezza oggettiva, i cui caratteri di compostezza, misura ed equilibrio assolvevano ad una precisa funzione rasserenatrice della mente.

    L’intera facciata è disegnata da linee che ricordano lo stile bugnato di innumerevoli palazzi sanmicheliani. Durante la seconda guerra mondiale il palazzo venne danneggiato dai bombardamenti e nel 1947 gli architetti Raffaele Benfatti e Guido Troiani lo ristrutturarono, decidendo inoltre l’aggiunta di un altro corpo sul retro di forma ellittica, per sopperire all’incipiente bisogno di nuovi uffici comunali. La nuova costruzione non stona con la visione d’insieme del palazzo, sia perché è nascosta sul retro, sia perché richiama con l’andamento circolare le forma dell’Arena. Maggiori perplessità suscitò invece palazzo Barbieri nei cittadini veronesi, che lo giudicarono freddo ed accademico, una imitazione semplificata ed essenziale della classicità.
    Ma si deve considerare che gli architetti del tempo, compreso il Barbieri, erano fedeli osservanti delle richieste austriache, che davano moltissima importanza alla posizione degli edifici che dovevano assolvere alla funzione di aumentare il decoro della città, più rispondere a canoni artistici ed estetici dell’edificio in sè. Inoltre ciò che si perseguiva era soprattutto la semplicità delle forme e la suddivisione funzionale degli spazi interni, a scapito talora di un tocco più personale dell’architetto. Palazzo Barbieri risponde in pieno a queste esigenze e non manca da sempre di stupire i turisti che, sostando sulla scalinata centrale, godono un’ariosa visione del parco nel centro della piazza, deciso nel 1873 dalla Municipalità.



scusate se testo, storia e foto sono ’scopiazzate’...vi assicuro che è stata una piacevole improvvisata...una serata alternativa, tanto piacevole quanto imprevedibile e suggestiva per igli scenari proposti

- PERMALINK



mercoledì 31 ottobre 2007 - ore 00:15


l’amore non va in vacanza
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Amanda vive a Los Angeles dove è il capo di una società che realizza trailer cinematografici. La sua vita professionale va a gonfie vele mentre la sfera privata è un disastro per via della sua tendenza a voler avere ad ogni costo il controllo sulle sue emozioni. Dall’altra parte dell’Oceano c’è Iris, una giornalista inglese di cronaca rosa che si innamora sempre delle persone sbagliate finendo per essere vittima dell’amore a causa della sua natura romantica. L’ennesima delusione sentimentale spingerà le due donne, così diverse fra loro, a sentire la necessità di un cambiamento netto. Grazie a un annuncio online decidono di scambiarsi l’abitazione per le vacanze, e a 6000 miglia di distanza da casa riusciranno finalmente a riappropriarsi della propria vita. Cameron Diaz e Kate Winslet danno volto, corpo e sfumature a Amanda e Iris rendendole vere e toccanti. I loro personaggi rappresentano tutte le donne del mondo: sono fragili, decise, ambiziose, sognatrici, buffe, tenere, sensuali, appassionate, ironiche, sono piene di complessi e imperfette, ma così infinitamente deliziose. La presenza di Jude Law e Jack Black giustifica la massima di Shakeaspeare citata a inizio film dalla voce fuori campo della Winslet, "i viaggi finiscono laddove si incontrano gli amanti", una frase che ben definisce la sostanza dell’opera. La regista, sceneggiatrice e produttrice della pellicola Nancy Meyers, che già aveva dato prova di abilità nel confrontarsi con il mondo maschile proiettato in quello femminile in What Women Want, si posiziona sulle coordinate segnate da Nora Ephron ai tempi di Harry ti presento Sally per descrivere nuovamente il complesso universo dell’amore. Ma al di là del contenuto sentimentale non si tratta semplicemente di una commedia romantica. È innanzitutto un omaggio alle grandi commedie americane degli anni ’50 e ’60 delle quali possiede la brillantezza della sceneggiatura (non c’è neanche una battuta fuori posto), il ritmo e l’ambientazione fiabesca resa ancora più dolce dal contesto natalizio. Il film contiene tutte le componenti della settima arte: il trailer (Amanda ne è ossessionata), il soundtrack (Jack Black è un compositore di colonne sonore) e la scrittura (Eli Wallach è un anziano sceneggiatore hollywoodiano in pensione) e ritrova il vecchio glamour della Mecca del cinema. Il pubblico femminile si identificherà con le protagoniste e verrà travolto dalle emozioni sperando in un finale felice. Gli uomini probabilmente troveranno L’amore non va in vacanza un po’ sdolcinato, ma i cuori sensibili sapranno apprezzarne la "purezza".




...non è forse bello pensare che qundo meno te l’aspetti puoi trovare la persona giusta...

- PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI


silvy82, 25 anni
spritzina di provincia di Pd
CHE FACCIO? Ingegneria Civile
Sono sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30