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lunedì 26 luglio 2004
ore 14:49 (categoria:
"Musica e Canzoni")
 Battiato… che dire di questo immenso artista? Quando ho visto che sul palco mancavano chitarra elettrica, basso e batteria, mi sono un po’ preoccupato, forse per la mia stretta visione musicale. Tre violini, un violoncello (o era una viola? bo, non so, ignoro), un pianoforte a coda e una doppia tastiera. La solita panca col solito tappeto persiano completavano il set. Il Castello di Este poi si prestava a meraviglia per un concerto del genere. E poi lui, Battiato, con quel suo modo di vestire assurdo e con quell’ironia profonda che ci ha fatto sorridere. Ma soprattutto emozionare e commuovere. Ha fatto una scaletta coraggiosissima con pezzi che dubito abbia mai suonato dal vivo. Mi è piaciuta tantissimo Povera Patria, ascoltata ad occhi chiusi in intimità. E poi La Cura, interrotta da continui applausi. Son curioso di sapere i commenti del Wis. A proposito, ho finalmente conosciuto la sua principessa Neus e sabato (era la vera data del concerto, poi spostata a ieri) siamo anche andati a mangiare la pizza all togheter, a ridere, bere e scherzare. Bella coppia. Al concerto c’erano anche EmmaBovary e Irenita, quest’ultima veramente ridotta come una rana spellata. Collarino, ombrello che le faceva da bastone e spellature su gamba e braccio. Che male! Credo abbiano aspettato Battiato per ringraziarlo dell’emozione profusaci. Ci siete poi riuscite?
Povera patria (da "Come un cammello in una grondaia", 1991) Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos'è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Questo paese è devastato dal dolore... ma non vi danno un po' di dispiacere quei corpi in terra senza più calore? Non cambierà, non cambierà no cambierà, forse cambierà. Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali. Me ne vergogno un poco, e mi fa male vedere un uomo come un animale. Non cambierà, non cambierà sì che cambierà, vedrai che cambierà. Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature se avremo ancora un po' da vivere... La primavera intanto tarda ad arrivare.
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venerdì 23 luglio 2004
ore 11:23 (categoria:
"Pensieri")
Rabaltone
Il post precedente sulla pericolosità della moto, la spericolatezza di chi la guida e Irenita che mi ha detto di essersi spellata come una rana, mi ha fatto venire in mente un episodio accadutomi esattamente vent’anni fa. Avevo quattordici anni e una gran voglia di moto, le scuole erano appena finite e mio padre aveva promesso che mi avrebbe comprato un motorino nuovo di zecca. Nel mentre, per soddisfare la mia voglia paurosa di due ruote col motore, scorrazzavo per la città con un Califfo Rizzato color turchese, vecchio di almeno quindici anni. Una schifezza di motorino, senza freni, ammortizzatori inesistenti e poi faceva veramente inorridire come estetica. Si insomma, viaggiavo con la maschera di paperino sempre in faccia per non essere riconosciuto dalle ragazzine alle quali facevo il filo. In più vibrava in maniera paurosa, ti sembrava di fare il trattamento Tesmed, oggi tanto pubblicizzato. Ebbene, una domenica io e gli amici decidiamo di andare a Sottomarina per una giornata di sole e mare. Il mio abbigliamento: cappellino con frontino dei Chicago Bulls (era la mia coperta di Linus, l’ho dimenticato e perso nella corriera che ci ha portato allo spareggio del Padova a Firenze…); canottiera color verde smeraldo con scritto Hawaii Paradise, perfetto stile bajano; pantaloncino Adidas bluette ancor’oggi utilizzato dai camionari della Repubblica Ceca (ne ho appena visto uno qui in azienda); espadrillas rosse portate rigorosamente a mò di ciabatta (o savatta che me piase de più); zaino regalatomi dal Banco di Sicilia, banca alla quale i miei si erano appoggiati per il mutuo della casa…; il telo mare era tutto un programma, comprato da un marocchino a Jesolo, raffigurava una tigre con le fauci spalancate e gli occhi storti (il designer forse era ubriaco) ed era di materiale antiscivolo, si perché sembrava di carta vetrata e ogni volta che mi ci stendevo sopra facevo il peeling; com’ero avanti io… Il viaggio si è mostrato traumatico fin dall’altezza di Legnaro, già lì avevo perso l’uso delle gambe. A Piove di Sacco non sentivo più i gioelli di famiglia. A Codevigo la mia virilità era messa in forte dubbio dal fatto che non sentivo più nulla nelle parti basse. Nell’attraversamento della laguna la mia mandibola tremava come il miglior vibratore di Hello Kitty agognato dalla maliss. Nel viale di ingresso di Sottomarina sbavavo come un essere morso da una tarantola e non c’era verso di smettere. E poi… e poi… finalmente lo vedo, stringo gli occhi ed è lui, si è lui, il mitico stabilimento del Granso Stanco, li dove la strada fa una curva di novanta gradi verso sinistra per diventare il lungomare di quel luogo ameno che è Sottomarina. Lo vedo, lo agogno, mancano pochi metri e ci sono, mi passano tutti i mali, tutti i formicolii, tutto. Imposto la curva… il telaio da competizione del Califfo non mi dà una grossa mano, i pneumatici originali di quindici anni prima hanno ormai la consistenza del panbiscotto, mettici anche un velo di sabbia portato dal vento di grecale che spira al mattino. Arranco, sento che il Califfo si imbarda, reagisco, va in stallo, tiro come un cavallo olandese, niente da fare, ormai la distanza fra me e l’asfalto non supera i dieci centimetri. Dichiaro la mia resa e mi lascio accarezzare dalla graniglia di bitume mista sabbia, lezzo, paglierino e cicche gettate dai finestrini. Rotolo un po’ di volte, mi fermo, mi rendo conto di essere intero, mi rialzo e inizio ad ispezionarmi. Il cappello è sotto alla siepe, la canottiera è diventata come quella di un asfaltatore, ho mezza chiappa fuori perché ho sbregato i pantaloncini, le espadrillas? Dove sono le espadrillas? Noto del cordame a pochi metri da me, con due straccetti rossi vicino, ecco cosa restava delle mie savatte… Ero abraso dappertutto, persino le punte dei piedi, i miei amici mi avevano già soprannominato l’uomo brosa. E il Califfo? Leggermente strisciato, non più di quanto lo era già… Andate piano gente, andate piano!

P.S. il suddetto post lo dedico ad Irenita, che con l'osso sacro in fiamme possa sollazzarsi un po' con i miei deliri 
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giovedì 22 luglio 2004
ore 11:59 (categoria:
"Riflessioni")
Quando vado al lavoro, in moto, la prima cosa che faccio è guardare i titoli dei giornali dell’edicola all’angolo. Da una decina di giorni non si legge altro che di morti schiantati in moto. Allora mi tocco il potente talismano portatile e spero che non mi succeda mai una cosa del genere. Poi leggo meglio l’articolo e la maggior parte delle volte è l’alta velocità la principale causa di questi incidenti. Moto supersportive lanciate a velocità folli nelle mani di gente spericolata. Io ho la moto dall'età di quattordici anni e anch’io ho avuto le mie disavventure, con una macchia d’olio e con i germogli dei tigli post-temporale (anche malice ne sa qualcosa ) e mi sono spalmato a terra senza essermi fatto nemmeno un graffio. Primo perché ho sempre corso piano e secondo perché ho sempre avuto un abbigliamento adeguato. Poi leggo in alcuni blog (odio fare nomi, anche perché so che aprirei polemiche inutili) dove si parla di sfide con le moto, tanto non credono in Dio, tanto la vita va goduta fino in fondo, tanto è meglio morire in moto da eroi che su un letto di malattia. E poi si cagnano pure, tipo la mia moto è più veloce della tua, si però la mia è più bella, la mia l’ho spremuta all’osso, spetta che la cambio e inghiottirai la polvere e via di seguito. Cose aberranti e che insinuano in me un germe di rabbia verso questi ragazzi che non capiscono quello che dicono. Se questi sono motococlisti, mi vergogno di essere giudicato tale. Io sono un amante della due ruote, che se la gode per la sua dote di praticità, perché mi da quel senso di libertà che poche volte provo, perché mi piace sentire la temperatura che cambia da luogo a luogo, perché è stupendo annusare gli odori dei posti, boschi, città, campagne, spiagge, perché è bello non avere i comfort, prendere la pioggia, conquistare mete lontane, perché è bello non avere fretta, fermarsi dove si vuole, perché è bello parlargli e pensare che anche lei ha un’anima e che ti vuole bene, perché è bello guardarla e vederla bella, perché c’è tanta gente come te che ti saluta quando la incroci e che non è lì per gareggiare con te ma casomai ti invita a fermarti al primo bar per scambiare due chiacchiere, perché hai fatto tanti sacrifici per lei, ma te li sta ripagando, perché è bello essere superati da una mountain bike in discesa sul Pasubio (ricordi sgnà?), perché è bello sentire il suo borbottio tranquillo e non l’urlo di quando la porti al limite, non la voglio trattare come i cavalli del derby, con la schiuma alla bocca. Insomma, chi non prova queste sensazioni non sarà mai un motociclista. O forse io per loro non sarò mai un motociclista, ma sapete cosa dico? Me ne vanto di questo!
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mercoledì 21 luglio 2004
ore 12:04 (categoria:
"Riflessioni")
Odio bestemmiare, però...
Domenica mattina mi sono messo a curare le mie amabili piantine. Alcune mi danno una grandissima soddisfazione, altre non capisco ma non devo essergli simpatico. Vabbé, penso che capiti anche nel mondo vegetale questa cosa. Insomma, stavo cambiando il vaso all’aloe arborescens (una di quelle a cui non sto simpatico…) ed ero in ginocchio stile pellegrino penitente, che porcheggiavo come un comune cittadino che osserva la busta paga alla voce detrazioni IRPEF. Ad un certo momento un colpo d’aria, credo l’unico refolo di quella torrida giornata, ha fatto chiudere la porta finestra che dà in poggiolo. Io con la coda dell’occhio e le mani su quella cazzo di pianta che continuava a pungermi e graffiarmi, ho visto che qualcosa incombeva dietro di me (a furia di trans e seratine particolari ho affinato i sensi nel percepire presenze minacciose alle spalle). Mi son girato di scatto e baaammm!, una tuonata addosso! O me o la porta, adesso volo giù dal balcone e chi s’è visto s’è visto ho pensato in un microistante. Ho vinto io, la porta è andata in frantumi sparando lame di Damocle per tutti i cantoni. No, non potevo crederci, la porta frantumata e la sala riempita di vetro. Ma porc…, ma vaff, e dio quà e dio là. Però, che stronzo sono, non mi sono fatto nulla e potevo veramente aprirmi in due come un mascio e nonostante tutto eresiavo come il baffo da Crema. Bisogna veramente farsi del male per capire che non serve porcheggiare? Chissà se lo capirò mai.
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martedì 20 luglio 2004
ore 15:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ogni tanto mi allibisco

Vogliamo parlare di Real Fighters? Ma io dico, è mai possibile realizzare una trasmissione del genere? Ma stiamo scherzando? E poi mettono al confino Luttazzi, Biagi, Santoro e Dario Fo per far vedere una trasmissione del genere? Giuro che non ci capisco più nulla, o meglio, capisco ma non credo ai miei occhi. Quell’Ascanio che fa il duro e poi se la Katia di turno gliela mena sotto il naso non capisce più nulla e diventa il peggior imbecille sulla terra! Ho visto che prendeva un sasso da terra e all’urlo questa è una trasmissione da duri! lo lanciava contro una vetrata infrangendola. Che poi il ragazzino senza cervello piglia un qualsiasi oggetto in casa e lo lancia contro le finestre! E sti sei energumeni che si sfidano in maniera scimmiesca; ho visto che dovevano resistere alla carica di quattro personaggi in tenuta antisommossa per non farsi trasportare fuori da una gabbia. Ma io ti avrei lasciato nella gabbia! Altroché! E avrei buttato via la chiave! Non meriti altro! E poi la prova finale dell’uno contro uno a mazzarsi su una pedana urlando come indemoniati per vedere chi rimaneva su! E questi scenari post-atomici di fabbriche in rovina! Non so cosa dire, sono senza parole, viva la televisione della violenza, quella si che ci insegna a vivere!
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martedì 20 luglio 2004
ore 09:28 (categoria:
"Amore & Eros")
Fantasia robotica
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lunedì 19 luglio 2004
ore 10:09 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Concerto di Marcon
Ebbene, venerdì io, la mestrina e la sgna siamo andati a Marcon a vedere gli Afterhours. La sgna col suo falco della notte blu e io col cappero rosso. Ho anche dovuto prestare il mio casco alla sgna perché il suo non le da tregua oltre i venti km. Le piglia un cerchio alla testa che le annebbia le idee e la fa barcollare verso il ciglio stradale. Non è il caso… Siamo arrivati che i Marlene Kuntz avevano appena iniziato a suonare, ma noi non li abbiamo visti perché ci hanno fatto perdere un’ora per fare il biglietto, tra bestemmie ed espressioni colorite nei vari dialetti veneti. Però il concerto degli After me lo sono proprio goduto. Bel palco, bell’impianto e grande Manuel Agnelli. Alla fine la mestrina ha avuto la bella idea di fare la teenager e di mettersi in attesa degli artisti per scambiare quattro chiacchiere nonostante io e la sgna che invece stavamo per morderci a vicenda dalla fame. Ha avuto ragione lei, siamo riusciti a parlare con Cristiano Godano dei Marlene (molto gentile a dispetto di quanto avevo sentito dire su di lui) e poi… e poi lui, Manuel Agnelli. Sono più di dieci anni che ascolto le sue canzoni e non sono mai riuscito ad avvicinarmi e invece venerdì c’è stato il grande contatto! Per nulla imbarazzato (nonostante le mie compagne di viaggio si aspettassero una mia pisciata in braghe), ho intavolato una breve discussione con lui. Secondo me aveva fumato almeno una decina di canne nel post-concerto. Aveva due occhi leggermente rossi… Mentre parlavamo notavo che ogni tanto distoglieva lo sguardo da me e lo perdeva verso… le tette della sgna! Nooooo, la sgna aveva fatto colpo sul Manuel! Sarà forse stata la maglietta con la stampa Troppo sexy per lavorare? Sgna… tu te lo trombi e io me lo faccio amico. Fatta?
So che mi puoi radiografare col tuo sguardo nucleare e puoi vedere e puoi vedere se c'è un tuo problema o trovi me se vuoi cambiare regole posso cambiarle sopra te voglio proprio capire i tuoi livelli d'amore ma non rivoglio più te
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venerdì 16 luglio 2004
ore 15:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tormentoni...
come stai... ti distingui dal luogo comune ti piace vivere come sei
umpfsssgnamfssss AAAAARRRRGGGGHHHHH!!!!!!!
stasera la luna ci porterà fortuna la luna
umpfsssgnamfssss AAAAARRRRGGGGHHHHH!!!!!!!
BASTAAAAAAAAAAAA!!!!!!! Non se ne può più!!!!!!!! Uno non fa in tempo ad accendere la televisione che si ritrova la Megan Gale che fa il periplo dell’Italia via telefono per invitare un anzianotto alla festa di compleanno oppure la Naomi che carica in pulmino un tipo in panne con la macchina. Queste cose che non accadranno mai!!!!! Non a me, quello è poco ma sicuro. Perché farmi star male… e poi ci meravigliamo se aumentano le tariffe…
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venerdì 16 luglio 2004
ore 09:05 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Trovata!!!!
Eccola, questa è la chitarra di cui parlavo ieri. Ha un suono divino e ignoravo la sua esistenza. Non è bella? Tra l'altro la Telecaster è definita la chitarra dei chitarristi

Fender '90s Telecaster Thinline with a single f-hole
Adottata anche da Lee dei Sonic Youth!
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giovedì 15 luglio 2004
ore 08:33 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Massimo Bubola
Ebbene, ieri sera ho disertato l'invito per il locale "più oltre" di Padova. Tutto ciò per coltivare una sana passione, la musica, che forse è più consona al mio essere. Ho ascoltato Massimo Bubola al Banale. Era la prima volta per me, mi incuriosiva il fatto che fosse il produttore artistico dei primi due album degli Estra. Che dire, averne di artisti così in Italia. Conoscevo molto poco del suo repertorio musicale e forse un po' di tempo fa avrei storto il naso se qualcuno mi avesse proposto di andarlo ad ascoltare. Mi è piaciuto veramente molto, ho goduto della sua musica e del suo essere artista in mezzo ad un gruppo di artisti. Mi ha attirato molto il batterista perché non è facile farsi notare suonando musica popolare. Il violinista poi, di una simpatia incredibile con quel suo cappello da buttero. E il chitarrista, molto rock a dispetto della musica che suonava. Tra le altre cose aveva una chitarra che mi ha intrippato tutta la sera perché aveva un suono stupendo e non l'avevo mai vista prima. Era una telecaster col corpo acustico. Bellissima nella sua linea lignea. Che dire poi della corista, voce melodica e azzeccata. Infine lui, Massimo, con quel suo essere scorbutico e quella voce che ormai non esiste più. Ma ieri sera ha ricevuto le sue soddisfazioni da parte nostra perché lo abbiamo applaudito con gioia e sincerità. A coronamento della serata ho finalmente conosciuto Wis, il nostro relatore preferito degli eventi musicali di rilevo e non, sempre attento ai particolari. Quindi, se volete un'analisi migliore della mia, andate a leggere il suo blog, non vi deluderà. 
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