entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso
STO STUDIANDO...
al primo anno di Psicologia Clinica
OGGI IL MIO UMORE E'...
...altalenante come al solito...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??
MERAVIGLIE
1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole... 2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno
Parlare di sè stessi è come parlare dei propri prodotti... Voi credete a tutta la pubblicità che vedete?!?!?! [M.J.W.]
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venerdì 9 settembre 2011 - ore 12:18
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Di giorni inutili ne ho già passati troppi con le unghie in bocca a disegnare scarabocchi. Escludo prospettive tese sull’azione i bei propositi scolpiti in preda alla ragione per arricciami più dei miei capelli tra ingorghi di naufragi sugli scogli ho un’ansia senza coda di lucertola che scappa da un lato muoio un po’ dall’altro resto vivo per metà. Respiro nuvole per essere di pioggia respiro lampi per schiantarmi dentro il tuono per crescere tempesta basta un soffio si rovescia il cielo stride la speranza come un graffio che può toglierti il respiro nemmeno tu mi credi mentre te lo giuro sto con le spalle al muro voglio almeno illudermi della mia ingenuità di credere che in fondo sia diverso ed è per questo... Penso che di giorni inutili ne ho già passati troppi silenzi immobili incastrati in mezzo ai denti orgoglio a grappoli raccolti a fine estate passiti al sole e morti al freddo delle nevicate e pugni di indecenze dritti al naso sorrisi storti inciampano sul viso la fuga senza coda di lucertole impazzite da un lato la salvezza dall’altro un abbandono mite. Le mie radici affondano nell’aria sorprese dai ritorni a prima sera e dimmi tu se c’eri dimmi tu dov’eri nascosta infondo a flutti di pozzanghere che infangano il respiro nemmeno tu mi credi mentre te lo giuro sto con le spalle al muro voglio almeno illudermi della mia ingenuità di credere che in fondo sia diverso ed è per questo che respiro per chi ha provato a soffocarmi chi ha voluto condannarmi con le spalle al muro voglio ancora illudermi che la mia ingenuità mi dica che davvero sia diverso ed è per questo. Penso che di giorni inutili no ho già passati troppo non ho più vie d’uscita dove vuoi che scappi dovrò staccare via la coda per riscatto dalla tua parte gli occhi dalla mia soltanto pianto. [Max Gazzè]
Giorni inutili. A caduta libera. E come questi tanti altri. G. aveva ragione. G. mi ha sintetizzata in una sola parola. G. forma frasi brevi, ma corrette. E crudeli. G. ha ragione. Se chiudo gli occhi posso sparire? Posso annullarmi nel niente? Il vuoto dentro si annulla nel vuoto fuori?
Olè. Frontespizio, Introduzione, Tesi, Conclusione e Bibliografia inviate alla proffa. Ricomincia il controllo ossessivo della mail (sono passati ben 11 minuti e ancora non ha risposto ). Però. Però. Però. Lho fatta. Lho scritta. Per qualche giorno posso dedicarmi solo al fottuto esame dellancor più fottuto professore. No, cioè. Lho fatta. Lho scritta. Cho pure messo -grazie ad un aiuto esterno, eh- la numerazione corretta (in basso a dx, ma io cho problemi a distinguere dx e sx senza cordini di diverso colore ai polsi). Cho pure messo limpaginazione come da istruzioni da sito di facoltà. E il logo delluniversità sul frontespizio. Lho fatta. Lho scritta. Eh. Sensazione di pace interiore e coscienza apposto quasi perfetta. Ci penserò domani a quel "quasi". Per stasera semplicemente: Lho fatta. Lho scritta.
Ho appena realizzato che non riuscirò a laurearmi perchè non so numerare le pagine in basso a sinistra nella tesi. Assoluto bisogno di caffè. Anche senza tutti quei cuoricini attorno. Che però sarebbero graditi. Trallallerò trallalà. Impazzirò. Impazzirò. Impazzirò. Sono impazzita. E. Cioè. E vabbè. Boh.
Sì, lo so che è in spagnolo. Ma l’ho visto così. E fu così che alle due del pomeriggio mi ritrovai con gli occhi pieni di lacrime. Un film d’amore che dribla i clichè sfiorandoli con audacia e lggerezza. Un bellissimo attore. Un titolo indimenticabile. Una storia di sguardi, promesse e amicizia. E l’amore che viene alla fine. E l’amore come scoperta lenta e consapevole. A cui non mettere fretta. Sono certa che tutto questo dovrebbe farmi riflettere su qualcosa. Ma sono le tre del pomeriggio e c’ho da fare. Nonostante una frase in testa che non se ne vuole andare. Già. Già. Già.
CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Soprattutto, non nella scuola pubblica. Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria.
Ascoltatemi: non studiate. Non nella scuola pubblica, comunque. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.
Qualsiasi libero professionista, commerciante, artigiano, non dico imprenditore, guadagna più di loro. E poi vi pare che godano di considerazione sociale? I ministri li definiscono fannulloni. Il governo una categoria da “tagliare”. Ed effettivamente “tagliata”, dal punto di vista degli organici, degli stipendi, dei fondi per l’attività ordinaria e per la ricerca.
E, poi, che cosa hanno da insegnare ancora? Oggi la “cultura” passa tutta attraverso Internet e i New media. A proposito dei quali, voi, ragazzi, ne sapete molto più di loro. Perché voi siete, in larga parte e in larga misura, “nativi digitali”, mentre loro (noi), gli insegnanti, i professori, di “digitali”, spesso, hanno solo le impronte. E poi quanti di voi e dei vostri genitori ne accettano i giudizi? Quanti di voi e dei vostri genitori, quando si tratta di giudizi – e di voti – negativi, non li considerano pre-giudizi, viziati da malanimo?
Per cui, cari ragazzi, non studiate! Non andate a scuola. In quella pubblica almeno. Non avete nulla da imparare e neppure da ottenere. Per il titolo di studio, basta poco. Un istituto privato che vi faccia ottenere in poco tempo e con poco sforzo, un diploma, perfino una laurea. Restandovene tranquillamente a casa vostra. Tanto non vi servirà a molto. Per fare il precario, la velina o il tronista non sono richiesti titoli di studio. Per avere una retribuzione alta e magari una pensione sicura a 25 anni: basta andare in Parlamento o in Regione. Basta essere figli o parenti di un parlamentare o di un uomo politico. Uno di quelli che sparano sulla scuola, sulla cultura e sullo Stato. Sul Pubblico. Sui privilegi della Casta. (Cioè: degli altri). L’Istruzione, la Cultura, a questo fine, non servono.
Non studiate, ragazzi. Non andate a scuola. Tanto meno in quella pubblica. Anni buttati. Non vi serviranno neppure a maturare anzianità di servizio, in vista della pensione. Che, d’altronde, non riuscirete mai ad avere. Perché la vostra generazione è destinata a un presente lavorativo incerto e a un futuro certamente senza pensione. Gli anni passati a studiare all’università. Scordateveli. Non riuscirete a utilizzarli per la vostra anzianità. Il governo li considera, comunque, “inutili”. Tanto più come incentivo. A studiare.
Per cui, cari ragazzi, non studiate. Se necessario, fingete, visto che, comunque, è meglio studiare che andare a lavorare, quando il lavoro non c’è. E se c’è, è intermittente, temporaneo. Precario. Ma, se potete, guardate i maestri e i professori con indulgenza. Sono una categoria residua (e “protetta”). Una specie in via d’estinzione, mal sopportata. Sopravvissuta a un’era ormai passata. Quando la scuola e la cultura servivano. Erano fattori di prestigio.
Oggi non è più così. I Professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. D’altronde, studiare non serve. E la cultura vi creerà più guai che vantaggi. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti! [Ilvo Diamanti. Estratto de "La Repubblica" del 01-09-11]
Non aspettavo che questo. La fine dell’estate. Non resta che attendere che cadano le foglie. Per camminare con i passi che scricchiolano. Per farsi riscaldare da un caffè in un bar. Per farsi rincuorare da un’atmosfera che non tarderà ad arrivare. Anche se in un paesino dimenticato da Dio c’è una casa con le lucine perennemente accese. E forse lì è Natale tutto l’anno. E’ quasi bello e confortante pensare che lì sia Natale tutto l’anno, che lì si viva un Natale illimitato. Lucine, lustrini, fiocchi e pacchettini. Che almeno qualcuno non se la passa male male. Che almeno qualcuno c’ha ogni giorno qualcosa di nuovo in cui sperare. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c’è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito. [José Saramago] Ho i miei viaggi da ricominciare. E posti che non ho mai visto con la pioggia o con la neve. Luoghi in cui non mi sono mai aggirata in autunno, in inverno o in primavera. Paesi che una volta visti, vorrò rivedere. Stazioni in cui una volta passata, dovrò ritornare. Bisogna rivedere, ritornare. Bisogna rivivire, rivisitare. Bisogna respirare, riannusare ancora. Bisogna continuare. Ecco, sì, bisogna continuare.
Questa notte una lucciola illumina la mia finestra e dentro un vecchio barattolo la conserverei lui diceva il segreto è ascoltare in silenzio e dentro il cuore di un fiore in citta non fiorire mai
ora che il tempo si è fermato io sto aspettando sto aspettando ora che il tempo si è fermato io sto aspettando sto aspettando
nodi in gola che graffiano le mani bianche del silenzio e verso un cielo in bottiglia vorrei non guardare mai
ora che il tempo si è fermato io sto aspettando sto aspettando ora che il tempo si è fermato io sto aspettando sto aspettando
sto aspettando sto aspettando sto aspettando
questa notte una lucciola illumina la mia finestra e nello scontrino di non so che io raccolgo immagini.