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szasz, 0 anni spritzino di 0 CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona! Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... ...esser pagato per non fare 1gaz, solo per il fatto che esisto STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
CI VUOLE CORAGGIO!!!
giovedì 19 luglio 2007 - ore 16:07 COSA PUO INSEGNARE UN LAUREATO IN PSICOLOGIA e IN QUALI SCUOLE LUNEDI 23 LUGLIO SCADE IL TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA PER LA GRADUATORIA DI TERZA FASCIA - INSEGNANTI NON ABILITATI - PROVINCIA DI MANTOVA. SE PER CASO QUESTA VOCE TI INTERESSA O TI PUO SERVIRE X POTER LAVORARE NEL SETTORE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE IN ITALIA... LEGGI QUANTO SEGUE TRATTO DAL sito MIUR - www.pubblica.istruzione.it Selezione effettuata: 1. Titoli di ammissione 2. Laurea 3. Laurea in psicologia Codice A036 Classe 36/A Descrizione Filosofia, psicologia e scienze delleducazione Nota Insegnamenti Negli istituti tecnici femminili per lindirizzo generale: Pedagogia. per gli indirizzi dirigenti di comunità, econome-dietiste: Psicologia e pedagogia. Negli istituti magistrali Filosofia, pedagogia e psicologia. Nella scuola magistrale Pedagogia. Negli istituti professionali Comunicazioni di massa. Pedagogia. Psicologia. Psicologia e pedagogia. Psicologia e sociologia. Psicologia e pubbliche relazioni. Psicologia, pubbliche relazioni, propaganda e pubblicità. Psicologia e tecniche delle comunicazioni di massa, storia e tecnica dellinformazione. Storia, sociologia e psicologia del turismo.Tecniche educative e di esplorazione. Psicologia e scienza delleducazione. Psicologia della comunicazione. Psicologia generale e applicata. Tecniche di comunicazione e relazione. corsi di qualifica per assistenti allinfanzia: Tecnica professionale corsi post-qualifica per assistenti per comunità infantili: Tecnica professionale. Condizioni per accedere a questa classe di concorso purché il piano di studi seguito abbia compreso due corsi annuali ( o quattro semestrali ) delle discipline di ciascuna delle seguenti aree: filosofica, pedagogica, psicologica e sociologica ( Vedi Tab. A/4 ) Tabella A/4 Esami Previsti Esami Omogenei Area filosofica Filosofia della scienza Filosofia morale Filosofia teoretica Logica Storia della filosofia Storia della filosofia contemporanea Storia della scienza -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Area pedagogica Didattica generale Pedagogia generale Pedagogia sperimentale Storia della pedagogia Tecnologia dellistruzione -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Area psicologica Epistemologia genetica Psicologia dello sviluppo Psicologia di comunità Psicologia generale Psicologia sociale Psicopatologia dello sviluppo -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Area sociologica Metodologia e tecnica della ricerca sociale Sociologia dellorganizzazione Sociologia della comunicazione Sociologia delle comunicazioni di massa Sociologia generale Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa Si ricorda di verificare laccesso del proprio titolo di studio alle classi di concorso anche attraverso la selezione: "Titoli di ammissione con validità temporale. Titoli che hanno cambiato denominazione ovvero lauree soppresse" se il percorso attualmente effettuato è relativo ai "Titoli di ammissione"; "Titoli di ammissione" se il percorso attualmente effettuato è relativo ai "Titoli di ammissione con validità temporale. Titoli che hanno cambiato denominazione ovvero lauree soppresse" COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 11 giugno 2007 - ore 17:12 Dalla Gazzetta di Mantova (vedi anche copia del 10 giugno) In 6 mesi incarichi esterni per 796mila euro Tutte le consulenze del Comune di Mantova Link correlati: Tutti gli incarichi di Luca Traini Cinquantasette incarichi esterni per una spesa complessiva che sfiora gli ottocentomila euro. Sono le consulenze e le collaborazioni che il Comune ha conferito nei primi sei mesi del 2006: studi complessi, firmati da professionisti di primo piano, accanto ad impegni sbrigati in poche ore. Per trasparenza, la Gazzetta li pubblica tutti, in rigoroso ordine alfabetico. Il quadro delle consulenze sarà completato nei prossimi giorni con gli incarichi dati nella seconda metà del 2006 e quelli definiti in precedenza che pure sono durati fino allo scorso anno. I medesimi dati sono stati richiesti anche alla Provincia: la Gazzetta li sta aspettando. Tra le collaborazioni elencate a lato, la più impegnativa riguarda quella accordata al Politecnico per ladeguamento degli strumenti urbanistici: 96mila euro. Alluniversità milanese, che ha messo radici in via Scarsellini, vanno anche altri 104mila euro per la ricerca sul recupero del Podestà e la predisposizione della valutazione strategica ambientale. Significativo linvestimento sullo studio per la realizzazione del piano strategico della città, affidato alla società Butera & Partners: 93.360 euro per un anno di lavoro che si è concluso con la fine di marzo. Il testo definitivo per lintegrazione della Grande Mantova sarà presentato al Te il 7 maggio. Nove mesi e mezzo di consulenze sul risanamento del polo chimico da parte della dottoressa Simonetta Tunesi, tra i maggiori esperti italiani di bonifiche, sono costati oltre 45mila euro. Una cifra a cui vanno aggiunti i 6.120 euro pagati allo studio Zangheri, che ha collaborato in alcune relazioni firmate dalla Tunesi, e i 17.326 euro annui per il facilitatore ambientale Daniele Marconcini, chiamato a coordinare il progetto per listituzione di una rete di delegati alla sostenibilità ambientale. Il progetto per Mantova confezionato dal direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis è costato 30mila euro, mentre in due anni la portavoce del sindaco Patrizia Soldi percepirà complessivamente 60mila euro. Maria Grazia Zavatti ha avuto 32.250 euro per lanno (scarso) in cui ha coordinato i progetti sociali del contratto di quartiere. Luca Bellini ha ricevuto oltre 28mila euro per la sua collaborazione annuale sul sistema informativo, mentre la consulenza tecnico giuridica di Aurelio Cacace, aperta e chiusa in meno di quattro mesi, ha portato nella tasca del professionista 24.786 euro. (06 aprile 2007) http://gazzettadimantova.repubblica.it/dettaglio/Tutte-le-consulenze-del-Comune-di-Mantova/1285453 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 29 maggio 2007 - ore 18:26 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 29 maggio 2007 - ore 18:21 Lunetta è un quartiere di Mantova. Mantova è in Lombardia e la Lombardia è solo una delle 20 regioni italiane se si escludono S. Marino e il Vaticano che fanno stato a sè. Lunetta fa spesso coppia con Frassine ed entrambi i quartieri fanno parte della città di Mantova. Ma non è la stessa città delle cartoline. Lunetta e Mantova sembra che facciano due comunità diverse in un Italia in cerca di definizione. Anni e generazioni si susseguono e certe voci non cambiano: Lunetta viene associata al degrado ambientale e alla emarginazione sociale. Perchè? E’ davvero questa la realtà? Perchè interessarsi a questo piccolo angolo di mondo e perchè farlo proprio adesso? COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 29 maggio 2007 - ore 18:20 Tre libri tra le mani ![]() Molti giovani psicologi vorrebbero lavorare nella scuola. Essi percepiscono infatti che si aprono in quel mondo terreni nuovi per loro, ma devono sapere che il percorso all’interno della scuola non è facile. Questo libro illustra con molti esempi i percosrsi di avvicinamento, i doveri, la creatività da mettere in atto, le difficoltà della prima volta, gli studi da reintraprendere per divenire – insieme agli insegnanti, ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie – i «coarchitetti» della nuova scuola. Mostra i punti di vista di chi osserva gli psicologi, ne rivela i pregiudizi e le credenze, racconta delle paure dei giovani psicologi, dei loro errori e delle loro vittorie, racconta dei rischi del mestiere, delle cautele da mettere in atto, e di quanto consenta di osare l’esperienza matura. Il libro è stato strutturato in tre parti: nella prima sono state raccolte le idee, le attese e i timori, la fiducia, le delusioni e le sorprese di studenti, genitori, insegnanti e dirigenti rispetto alla figura dello psicologo nella scuola. La seconda illustra i possibili luoghi che le norme esistenti e la tradizione assegnano allo psicologo nella scuola, con un capitolo dedicato alla disabilità. La terza racconta di formazione, esperienze, passioni e riflessioni di psicologi sul campo. (tratto dalla quarta di copertina) Contenuti - Come vengono visti gli psicologi, come li vogliono, cosa chiedono loro - Norme e spazi per l’attività dello psicologo nella scuola - Esempi di attività sul campo Rivolto a: Psicologi, insegnanti, educatori, genitori e studenti ![]() Il carcere, lo studio di psicoterapia, il tribunale, luniversita, le organizzazioni lavorative e le aule di formazione diventano i campi dazione e gli orizzonti di senso allinterno dei quali lo psicologo riflette di deontologia, emozioni, competenza, responsabilita, giusta distanza, dignita, riservatezza. A cura di Eugenio Calvi (tratto dalla quarta di copertina) ![]() Questultimo testo, invece, e tutto da scoprire... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 28 maggio 2007 - ore 16:50 Errata corrige Lintervista ad Orlando Bloom con annessa foto e biografia e stata inserita qui per sbaglio, quindi ho provveduto a rimuoverla. Questo blog e tuttora in fase di costruzione. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 17 maggio 2007 - ore 18:19 Lunetta raccontata da altri SOCIETÀ/Seconde generazioni Famiglie immigrate e minori stranieri nel quartiere mantovano di Lunetta di Nora Lonardi * 07/04/06 Se la presenza radicata e in crescita di famiglie straniere dentro un quartiere cittadino solleva molteplici questioni, per affrontarle uno sguardo attento va rivolto necessariamente e primariamente al tessuto storico e soprattutto attuale che costituisce il quartiere stesso. Questo e’ stato il presupposto che ha ispirato e guidato la ricerca - intervento in tre fasi, Famiglie immigrate e minori stranieri nel quartiere di Lunetta. Costruzione di strategie di mediazione interculturale, promosso dalla Provincia di Mantova, parte integrante del progetto. La mediazione culturale. Una risorsa per incontrarsi. Nel momento di avvio dell’indagine la popolazione immigrata rappresenta il 10,1% della popolazione di Lunetta, a fronte di un´incidenza media nel comune di Mantova pari al 5%. I nuclei familiari contano 98 unita’ , su un totale di 1.524 famiglie residenti, pari al 6,4%. I minori stranieri sono in totale 148 su un totale di 623 (23,7% , mentre i bambini compresi fra 0 e 14 anni di eta’ sono 125 su un totale di 493 (25,3% .Nello specifico la ricerca si e’ posta l´obiettivo di esplorare la situazione delle famiglie immigrate e dei minori stranieri residenti nel quartiere, al fine di valutare lo stato dell´inserimento, individuare modalita’ e spazi di comunicazione/informazione, delineare percorsi di mediazione all’interno della comunita’ . Il tutto, partendo dalla realta’ storico-sociale di Lunetta, per individuarne gli elementi che la caratterizzano e che si rivelano essenziali ai fini di una politica di integrazione. La ricerca si e’ svolta in tre fasi. La prima attraverso l’attivazione di un gruppo di confronto, composto da referenti della varie realta’ istituzionali e associative, ha cercato di far emergere le dinamiche sociali del quartiere e gli aspetti legati all’insediamento delle famiglie immigrate. La seconda e’ stata finalizzata a fotografare e interpretare le condizioni e le prospettive delle famiglie immigrati residenti attraverso la somministrazione di un questionario. La terza fase infine si e’ concentrata sul tema specifico della mediazione dopo aver individuato nella scuola un ambito privilegiato in questo senso e quindi ha approfondito il rapporto scuola, minori stranieri e famiglie. Da parte della popolazione italiana che vive nel quartiere affiorano talora e in alcune frange delle riserve nei confronti di questa nuova componente sociale, che va ulteriormente a diversificare e intricare una comunita’ dove la coesione rappresenta di per se’ un elemento critico. Se il sentimento di appartenenza ad un gruppo e’ questione complessa e non facilmente definibile, questa definizione appare ancora piu’ problematica in un quartiere come Lunetta, in ragione della sua popolazione eterogenea sotto il profilo della provenienza e scarsamente radicata. Tuttavia per creare comunita’ non e’ necessaria una comune origine ma, eventualmente, la condivisione di alcuni obiettivi comuni che possano costituire un progetto di sviluppo e di cambiamento, a propria volta in grado di favorire un maggiore radicamento e quindi una continuita’ generazionale al quartiere. L´atteggiamento verso gli immigrati risente però in buona parte di una percezione che li vede competitivi nell´accesso ai servizi, privilegiati in ragione delle iniziative che li vedono al centro dell´attenzione. La loro presenza in realta’ sembra sottolineare un disagio pre-esistente, o fa si’ che se ne prenda coscienza. Pertanto la riflessione si e’ concentrata sulle prospettive future, e nello specifico sulla realta’ giovanile di Lunetta, ragazzi piccoli e grandi, una realta’ che si rivela composita, mescolata, dove il noi e il loro e’ gia’ molto meno definito che nella societa’ adulta. I comportamenti sociali, i problemi, i desideri dei giovani immigrati e figli di immigrati, le seconde generazioni, non sono tanto diversi da quelli vissuti da tutti gli adolescenti, semmai sono resi piu’ evidenti dalla specificita’ dei diversi contesti di riferimento. Pertanto le azioni rivolte al futuro di Lunetta non possono non tenere conto di questa comunanza e insieme di queste specificita’ , e dei nuovi equilibri sociali che si vanno profilando e che si devono realizzare. Tali nuovi equilibri si possono costruire in particolare nella scuola, dove gli alunni stranieri o di origine straniera sono sempre piu’ numerosi, e dove si formano in buona parte le coscienze, le sensibilita’, le responsabilita’ dei singoli e della collettivita’ . Ma anche e soprattutto nelle strategie di mediazione che si possono mettere in atto nei rapporti fra scuola, famiglie, territorio. Dal canto loro, le famiglie immigrate sembrano esprimere una percezione del territorio del tutto simile alla rappresentazione comune, e nel contempo a far emergere alcune peculiarità . Anche per molti immigrati, come per tanti altri abitanti di Lunetta, il quartiere è luogo di vita ma non di lavoro; il pendolarismo è molto presente sia dentro che fuori l´area mantovana. Pertanto in buona parte le relazioni quotidiane si svolgono esternamente al quartiere. L´inserimento abitativo riguarda prevalentemente gli alloggi dell´edilizia pubblica, tuttavia circa una famiglia su dieci è proprietaria dell´appartamento in cui vive, segno di un progetto di radicamento sul territorio. L’interazione con le strutture territoriali appare piuttosto frequente ma quasi esclusivamente per quei servizi che possiamo definire obbligati (questura, uffici comunali e regionali, servizi socio-sanitari), mentre i rapporti con associazioni e luoghi di aggregazione (anche di o per immigrati) sono molto meno diffusi. D´altra parte emergono difficoltà di orientamento sul territorio, riconducibili in parte alle differenze linguistiche ma anche ad un problema di comunicazione più generale; nell´espressione dei bisogni, nell´acquisizione e comprensione delle articolazioni sociali, delle regole formali e delle prassi informali sottostanti i rapporti con le istituzioni. Nei rapporti sociali e interpersonali con la popolazione di Lunetta tende a prevalere, come accade anche altrove, quel senso di distanza, di lontananza sociale (talvolta percezione di ostilità ), che caratterizza la convivenza e che accentua il senso di estraneità vissuto soprattutto in determinate situazioni; un disagio generale verso la situazione del quartiere che sembrerebbe più diffuso fra le donne e fra gli immigrati meno giovani. Tuttavia la valutazione del quartiere, la fotografia che ne danno le famiglie immigrate, ricalca l´immagine che ne fornisce la popolazione in generale, segno questo di attenzione, di condivisione delle problematiche comuni. Anche i desideri riferiti a Lunetta sono per la maggior parte gli stessi espressi dai residenti e più in generale rappresentano le esigenze di qualsiasi famiglia. Se la mobilità per lavoro in parte attenua le opportunità di relazione con il quartiere, tuttavia i contatti sono mantenuti soprattutto grazie ai rapporti con l´ambiente educativo e scolastico di Lunetta, che coinvolge poco meno della metà delle famiglie straniere. Il rapporto con l´ambiente scolastico è nell´insieme soddisfacente, ma non mancano alcune osservazioni riconducibili alla non sempre facile (in generale e tanto più in questo caso) comunicazione scuola-famiglia, mentre si va definendo un bisogno di maggiore valorizzazione del proprio ruolo genitoriale, delle risorse familiari e culturali. La scuola di Lunetta si trova ad affrontare le difficoltà che ovunque ancora comporta l’arrivo di alunni stranieri, sia sul piano linguistico sia su quello più generale dell’inserimento scolastico e dei rapporti con le famiglie. Nell’ambiente scolastico appare difficile gestire al meglio le numerose e delicate questioni (dall’accoglienza all’alfabetizzazione, dagli strumenti didattici alla mediazione) aperte dagli alunni stranieri, i quali, come spesso accade, mettono in risalto prima di tutto quelle che sono le disfunzioni e le lacune di per sé esistenti. Soprattutto si fa strada la preoccupazione di riuscire a dare ai figli degli immigrati gli strumenti di cui abbisognano per potersi inserire al meglio nella scuola oggi e nella vita adulta domani. In altri termini la scuola di Lunetta sente di avere una grande responsabilità e un ruolo importante nella costruzione di modelli di inclusione e di strategie di mediazione, compito che ovviamente non può affrontare da sola, bensì con l’irrinunciabile partecipazione delle famiglie (italiane e straniere), della società civile e della realtà associativa da una parte, e con il contributo delle istituzioni amministrative e territoriali dall’altra, come del resto già sta avvenendo. E’ pertanto fondamentale che questo importante laboratorio di integrazione possa rimanere all’interno del quartiere, qualificandosi non come scuola degli straniera ma come scuola aperta, capace di gestire e trasformare in positività gli aspetti critici esistenti, di lavorare con l’amministrazione pubblica e con i centri educativi in modo tale da lanciare una nuova immagine della scuola in primis, e per riflesso, di Lunetta. * Sintesi della ricerca a cura di Nora Lonardi, Studio Res di Trento, studiores@tin.it http://www.migranews.it/notizia.php?indice=707 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 14 maggio 2007 - ore 18:28 Grazie ad un collega di Torino SI RILASSI PREGO di Daniela Finocchi "Sei uno psicologo", si dice abitualmente a chi riesce a intuire i pensieri e i desideri altrui. Chi non ha mai pensato da ragazzo, almeno una volta, di diventarlo? Si tratta di una professione che affascina, ma spesso nasce una certa confusione sulle reali mansioni e competenze. La tentazione è di fare di ogni erba un fascio, mettendo insieme psichiatri, psicologi, psicoterapeuti. Invece c’è una bella differenza. La psichiatria è una disciplina medica che ha per oggetto lo studio delle malattie mentali e degli stati morbosi affini, nei loro aspetti patogenetici, clinici e terapeutici. Gli psichiatri sono quindi laureati in medicina e possono prescrivere i farmaci. La psicologia è, invece, lo studio sistematico del comportamento dell’uomo (inteso sia come individuo che come collettività), del suo modo di reagire alle impressioni esterne e della sua capacità di modificare queste reazioni attraverso l’esperienza. Insomma, è lo studio di quel complesso di idee, emozioni, sensazioni, fatti affettivi che ogni individuo considera come caratteristici di se stesso. Un’indagine critica degli atti del pensiero per determinarne i caratteri, scoprirne le condizioni, studiarne i legami, precisarne il valore. Poi c’è la psicoterapia con le sue infinite branche e correnti. Il tutto parte dalla teoria psicologica enunciata da Freud, nata come metodo terapeutico delle nevrosi, basato sulla interpretazione dei processi mentali inconsci che, portati a livello cosciente, diventano conoscibili ed elaborabili. Ma le "scuole" sono moltissime: freudiana, junghiana, adleriana e così via. Come sono molte le correnti: da quella cognitivo-comportamentale alla sistemico-relazionale, alla psicoanalitica, che implicano differenti impostazioni nella teoria e nella tecnica. I profili professionali attualmente riconosciuti sono: psicologo e psicoterapeuta. Per diventare psicologo occorre la laurea nella facoltà relativa, un tirocinio e quindi l’esame di stato. Lo psicoterapeuta deve seguire in più una scuola quadriennale (cui possono accedere anche i laureati in medicina), si tratta di corsi a volte forniti dalle stesse università, altre privati. Formazione L’art.3 del Codice Deontologico degli psicologi italiani enuncia: "Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo, della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace". Come accennato, i rami speciali della psicologia sono tanti ed ecco così la psicologia applicata di cui fa parte la psicologia del lavoro, della scuola, della pubblicità, ecc.; la psicologia clinica diretta essenzialmente all’analisi della personalità e del suo adattamento all’ambiente; la psicologia dell’età evolutiva che riguarda lo sviluppo umano dalla nascita alla maturità; la psicologia etnica che studia i caratteri psichici e i comportamenti dei diversi popoli; la psicologia sociale, la psicologia sessuale, ecc. Oltre la laurea in Psicologia, la riforma universitaria ha introdotto anche i corsi triennali di "scienze e tecniche psicologiche", con materie d’insegnamento che cambiano a seconda dell’ateneo. Forniscono la formazione teorica, metodologica e tecnica nelle discipline psicologiche, inquadrate nel contesto delle scienze naturali, sociali e dell’uomo. Il corso di laurea dell’Università di Padova, per esempio, articola gli insegnamenti in quattro diversi curricula: psicologia cognitiva applicata, riabilitazione neurocognitiva, psicobiologia della salute, le basi psicologiche del comportamento. Alle figure professionali che si verranno a formare, a seguito di questo corso di studi triennale, verranno affidati compiti più ridotti, di tipo tecnico, ma esiste ancora un po’ di confusione soprattutto riguardo l’inserimento e la qualifica all’interno dell’Ordine. Per ora la certezza è che per diventare "psicologo" occorre svolgere il corso di studi quinquennale, il tirocinio e il conseguente esame di stato. Dopo la laurea Da cinque anni esistono tre nuovi diplomi di specializzazione universitari: Psicologia della salute, Valutazione psicologica e Psicologia del ciclo di vita (che già esisteva ma è passato dalla durata di tre a quattro anni). Vi sono poi i "corsi di perfezionamento", annuali e a numero chiuso, che forniscono una formazione approfondita in specifici campi. "La procedura di attivazione, più snella e rapida rispetto a quella dei corsi di specializzazione - si legge nel sito dell’Ordine - consente di adeguare meglio i temi di formazione teorico-pratica alle richieste del mondo della professione e di coprire più tempestivamente i settori emergenti". Si tratta di un’opportunità formativa breve e più facilmente conciliabile con la prosecuzione dell’attività professionale, inoltre la delimitazione del campo di studio consente in genere l’approfondimento e la programmazione di valide esperienze pratiche. E poi ci sono le scuole quadriennali (private riconosciute o universitarie) per diventare psicoterapeuta. Il lavoro Insomma, le specializzazioni non mancano, ma vediamo quali sono le prospettive occupazionali dei laureati che, in larga maggioranza, non hanno alcun titolo di perfezionamento. Libera professione a parte, gli sbocchi lavorativi per gli psicologi vanno dall’impiego in strutture sanitarie (sia pubbliche sia private) all’insegnamento, alle attività inerenti la riabilitazione (in ambito scolastico,sanitario, sociale allargato), alla psicologia giuridica. "La scelta verso la libera professione di quasi la metà dei laureati in psicologia - scrive Paolo Michielin nel sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi - è in molti casi una scelta di ripiego che nasconde una realtà di occupazione precaria o marginale e non, come in altre professioni, la mèta più appagante e ambita. Le possibilità di trovare un lavoro gratificante dipendono, oltre che dal tipo di laurea, dall’effettiva preparazione acquisita nel corso di studi e nella formazione post-lauream, dalla conoscenza delle lingue e dalle precedenti esperienze lavorative attraverso borse di studio, stages aziendali, periodi di volontariato e simili". Chi ha quindi intenzione di lavorare in questo settore è bene inizi al più presto. L’errore più diffuso, inoltre, è pensare che la professione abbia solamente delle applicazioni in ambito clinico/sanitario. Niente di più falso. "Sempre di più la nostra professione sta sviluppando una dimensione nell’ambito sociale - dice Laura Recrosio, presidente dell’Ordine Regionale del Piemonte degli Psicologi - lo sforzo dell’Ordine è proprio in questo senso. Soprattutto i giovani sono vittime dello stereotipo dello psicologo inteso come psicoterapeuta e spesso neanche si immaginano tutti gli altri possibili, interessanti, sbocchi professionali". Qualche esempio? Lo "psicologo del lavoro e delle organizzazioni" oppure lo "psicologo della scuola", inteso non come sostegno al singolo individuo ma come una figura che si prende carico di tutta l’organizzazione scolastica e rivolge la propria consulenza agli insegnanti, ai genitori ed anche ai ragazzi. E ancora lo "psicologo forense" che può essere impiegato come consulente tecnico in ambito civile e penale. Un settore, questo, ormai consolidato e per il quale si prevede un prossimo ulteriore sviluppo. Lo stesso dicasi per lo "psicologo dell’emergenza" il cui contributo si rende prezioso in presenza di catastrofi naturali, sciagure aeree o ferroviarie, conflitti. Insomma, una professione al passo coi tempi e dalle molte potenzialità. L’importante è imparare a conoscerla, esplorarne indirizzi e specializzazioni per costruirsi, in questo modo, anche buone opportunità lavorative. ************************************************* Scuole di Psicoterapia riconosciute a Torino Istituto Torinese di analisi transazionale e Gestalt srl, via Ormea 52, Torino. Scuola di Psicoterapia Cognitiva affiliata alla S.I.T.C.C., C.so Galileo Ferraris 110, Torino. Scuola di Individual-psicologia per Psicoterapeuti, Via Brione 40, Torino. Scuola Adleriana di psicoterapia, via S.Domenico 1, Torino. Scuola ASARNIA, C.so Unione Sovietica 409, Torino. Istituto Watson, C.so Francia 131, Torino. ************************************************* Il mercato del lavoro Dei laureati in psicologia risulta occupato il 75%. Il lavoro stabile è raggiunto dopo tre anni dal 50% degli psicologi maschi e solo dal 32% delle colleghe femmine (che costituiscono quasi l’80% degli iscritti). Di coloro che trovano occupazione il 46% diventa libero professionista e il 54% dipendente; quest’ultimo dato è composto da un 17% di insegnanti, 13% di quadri intermedi e il 3% di posizioni dirigenziali. (Dati Istat) ************************************************* Associazioni di Psicologia in Italia A.I.P. www.psy.unipd.it... A.U.P.I. www.aupi.it FORUM www.caen.it... Mo.P.I. www.mopi.it S.I.P.A.P. www.mopi.it/... S.I.P.s. http://web.tin.it/SIPs S.I.P.S.O.T. www.sipsot.it S.P.C.P. www.psyclin.it Ordine Psicologi Italiani www.psy.it/ordpsic.html Elenco Psicologi e psicoterapeuti (per regione) www.psicologi-italiani.it Ordine degli Psicologi-Regione Piemonte via S. Quintino 44, Torino, tel. 011.537686 Informapsicologo ogni lunedì dalle 11,30 alle 13,30 *** www.psy.it *** COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 10 maggio 2007 - ore 18:34 Psicologia al lavoro COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 10 maggio 2007 - ore 18:28 Questo potrebbe esserci utile credo OFFERTE LAVORO PSICOLOGI: Consigli per trovare lavoro in psicologia Trovare lavoro come psicologi non e sempre semplice. Questo articolo vuole dare alcuni consigli per evitare di darsi la "zappa sui piedi" da soli. Per uno psicologo trovare lavoro puo essere difficile, eppure, contrariamente a quello che si pensa, nella psicologia ci sono ancora molti spazi: lo scopo dellarticolo e iniziare a capire come fare per poterli occupare. Il curriculum dello psicologo. La prima trappola su cui e facile cadere e quella del curriculum. Nel 90% dei casi lerrore e nel fare un CV! Questa affermazione sembra strana, ma se ci fermiamo a riflettere, riusciamo a capirne il perche. Quando ha senso redarre un curriculum? Ha senso realizzarlo nelle "normali" ricerche di lavoro, in cui dallaltra parte abbiamo unazienda, e questa azienda vuole assumere una figura precisa. In queste situazioni il curriculum serve allazienda per avere una traccia di quanto quel candidato soddisfi le aspettative che lazienda si e posta. Quasi in ogni altra occasione, il curriculum e un vero e proprio intralcio. Quanto spesso accade di leggere su un giornale, su internet, o da unaltra parte di unazienda che assume psicologi? Purtroppo succede raramente. Generalmente quando ci proponiamo ad una cooperativa, ad un centro specializzato, ad una scuola (per esempio come come psicologo scolastico), ad una organizzazione che si occupa di formazione, ecc. siamo di fronte ad una situazione molto diversa da quella descritta precedentemente: probabilmente potremmo lavorare con loro da professionisti, piu difficilmente saremo assunti come dipendenti. La mia affermazione nasce proprio da questa constatazione: un professionista non si presenta mai con un curriculum, in quanto il farlo, crea unimmagine svilente per la sua professionalita. Per capire meglio questo concetto basta provare ad immedesimarsi nella situazione opposta: hai un tuo studio da psicologo o psicoterapeuta, lo studio e perfettamente avviato, ed in effetti vedi con regolarita un buon numero di pazienti. Il tutto prosegue tranquillamente, poi, ad un certo punto si presenta uno psichiatra con il suo curriculum in mano. Lo psichiatra, non appena si e presentato, inizia raccontandoti tutti i corsi che ha fatto, poi passa a spiegarti il perche puo essere importante una visita psichiatrica e continua parlandoti di alcuni casi in cui la psichiatria ha fatto passi da gigante.... Mettiamo invece che questa stessa persona, anche parlando del piu e del meno, ti mostrasse prima di tutto il suo lato umano, cercando in tutti i modi di gettare le basi per costruire un rapporto con te, rapporto basato prima di tutto sulla fiducia ed il rispetto reciproco. Con quale dei due collaboreresti piu facilmente? In breve, se ti proponi per rispondere ad un annuncio che parla di assunzione, e utile preparare un curriculum, se invece ti stai proponendo ad un centro (benessere, medico, sportivo, ecc.), ad una cooperativa sociale, o ad unaltra situazione simile, presentare un curriculum e controproducente, in quanto leventuale relazione che si andra a sviluppare non sara di dipendente verso datore di lavoro, ma di collaborazione tra professionisti. Nella collaborazione tra professionisti non dobbiamo dimostrare di "saper fare bene lo psicologo", ma di riuscire a collaborare efficacemente con loro (quindi la parola dordine e costruire un rapporto di stima e fiducia reciproca). Nota: in questo articolo si da per scontato che dobbiamo essere dei professionisti capaci, e che quindi ci si propone per un lavoro solo nel momento in cui si e in grado di farlo. Se mancano delle competenze importanti, forse piu che cercare lavoro, devo trovare un buon corso di formazione. Buongiorno, sono uno psicologo, che cosa vi serve? La seconda trappola e presentarsi, spiegare accuratamente chi siamo e cosa facciamo, aspettando che siano loro ad orientarci su cosa hanno bisogno. In questo caso, se abbiamo fortuna, ci proporranno un lavoro "sotto-qualificato" (es. educatore), o "sotto-pagato" (volontariato?), piu spesso ci risponderanno che "sono al completo". Spesso succede questo perche non sanno bene come poterci utilizzare allinterno della struttura, che vantaggi potrebbero avere, ecc. Facilmente pensano: o gli faccio fare quello che gia conosco e so che puo servire (es. educatore), oppure (volontariato): preferisco evitare di spendere soldi per qualcosa che forse e interessante ma che non sono sicuro di aver capito e sicuramente non saprei gestire a dovere. Il punto e: in quasi tutti i centri (benessere, medici, sportivi, sullalimentazione, ecc.), come in quasi tutte le cooperative sociali (devianze, condizioni femminili, immigrazioni, strati sociali deboli, handicap, tossicodipendenze, malattia mentale, ecc.) ce un forte bisogno di psicologi, eppure quasi nessuna di queste ha in organico la figura dello psicologo. La situazione e: se andiamo in queste strutture e ci presentiamo pensando che "se non hanno psicologi, evidentemente saro gradito", stiamo facendo un grosso errore: "se non hanno psicologi, e perche ad oggi non ne hanno ancora capito limportanza!". Risulta piu semplice riuscire a lavorare dove ci sono gia altri psicologi (per esempio conosco piu cooperative che hanno almeno due psicologi, rispetto a quelle che ne hanno uno solo; oppure ci sono medici di base che ospitano nel proprio studio 2 o anche 3 colleghi). Questi casi risultano piu semplici proprio perche la struttura ha gia affrontato e superato tutta una serie di problematiche. Purtroppo pero nella maggioranza dei casi lo psicologo non e ancora presente. La strada maestra per riuscire a lavorare nei centri dove ancora lo psicologo non ce e essere i piu concreti possibile. La psicologia viene vissuta in modo forse troppo astratto, e per questo alcune persone o diffidano di noi, e faticano a darci la possibilita di dimostrare quello che si puo realisticamente fare. Oltre a questo, e sicuramente piu spesso, il responsabile di una struttura si sente inadeguato a dirigere il nostro lavoro (che cosa gli faccio fare?). Gestire il lavoro di uno psicologo, se non si ha esperienza in merito o una buona competenza psicologica, e una cosa difficile: "Esattamente, quali compiti puo svolgere?"; "Che risultati posso aspettarmi?"; "In quali tempi?"; ecc. Ancora piu complesso e capire come inserire il lavoro dello psicologo allinterno della struttura: "Quali saranno i rapporti con gli altri operatori?"; "In quale punto del processo si inserisce il lavoro psicologico?"; "Come delimitare i confini e le competenze con le altre figure professionali?"; ecc. In realta abbiamo buone probabilita di riuscire a lavorare in queste realta, a patto di presentarci seguendo alla perfezione alcune regole. La piu importante e la seguente: presentarsi con un progetto concreto, strutturato nelle sue parti, ed in cui si evidenziano quelli che possono essere i vantaggi reali per il loro lavoro. Ad esempio, si tratta di una cooperativa che gestisce una casa di riposo per anziani? Un progetto che potrebbe essere interessante per loro e strutturare un intervento sul burn out: diminuire il turn over degli operatori; i periodi di malattia; i conflitti interni, ecc. Il progetto deve essere ben strutturato nelle sue parti, meglio se costruito in modo semplice e, deve essere credibile per la controparte. Una cosa che meravigliera molti colleghi e che mi e capitato spesso di sentire le "lamentele opposte": per esempio dirigenti di cooperative che si lamentano di non riuscire a trovare psicologi! Ad esempio la presidentessa di una cooperativa una volta mi ha detto: "mi arrivano spesso curriculum di psicologi, che io regolarmente cestino: la mia cooperativa non ha i soldi per assumere uno psicologo. Se invece mi proponessero un progetto, sarei piu che disponibile a supportarlo e anche ad andare dallassessore per richiedere dei fondi, oppure a stilare la relativa documentazione per presentarlo ad un bando". Queste problematiche spesso nascono dal non aver ben capito come funziona una determinata realta, o dal non avere ben chiari quelli che sono i nostri obiettivi. Utilizzare il CV, e un atto comunicativo che implicitamente significa due cose: - voglio essere assunto; - ditemi voi che cosa mi potete far fare (nel senso: mi dovete organizzare il lavoro). Le reazioni negative ("Non abbiamo bisogno") in tantissimi casi derivano proprio da questi messaggi impliciti: 1) difficilmente si assume, in senso stretto, una figura di alto livello (questo e vero in qualsiasi ambiente, ed in modo particolare nel nostro), mentre piu facilmente si instaura una collaborazione; 2) e altamente improbabile che serva una figura di alto livello a cui si debba organizzare il lavoro. Noi come psicologi siamo paragonabili a figure dirigenziali: mentre solitamente si assume un impiegato e si presuppone di organizzargli il lavoro (e lazienda che gli dice che cosa deve fare), non ha molto senso inserire in una struttura un dirigente, o un manager, che siano poi da gestire da altri. Detto in modo esplicito: quando uno psicologo si propone, deve aver gia chiaro che cosa vuole fare, e come lo puo concretamente realizzare. Questo discorso e fondamentale in tutti i casi in cui siete voi a proporvi alla struttura, e questa non ha gia al suo interno almeno un collega. Da tenere presente che molto facilmente questo puo risultare determinante anche quando vi sono gia degli psicologi allinterno della struttura. Il punto non e solo il "che cosa gli faccio fare", ma anche, e a volte soprattutto, il fatto che la struttura ha bisogno di inserire una persona autonoma, in grado di organizzarsi e gestirsi da sola, e che abbia capacita propositiva necessaria al compito che andra a svolgere. Viceversa, se ci affidiamo alle proposte dellaltra parte (la struttura a cui ci si presenta), questo approccio viene facilmente interpretato come mancanza di queste qualita ("Se fosse una persona autonoma, in grado di auto-organizzarsi, si sarebbe sicuramente presentato in modo diverso"). Esistono due strade principali da percorrere: - Costruire un progetto strutturato, e poi analizzare quali siano le strutture a cui lo si puo proporre. - Decidere a quali strutture proporsi, analizzare in dettaglio le realta specifiche, e costruire un progetto su misura per queste. Per costruire un progetto la prima domanda da porsi e "In che modo la loro attivita si sostiene economicamente?". Dobbiamo riuscire ad influire su questo punto, creandogli, o delle nuove occasioni, o diminuendo in qualche modo le loro spese. Forse e banale, ma e cosi. Solitamente le possibilita sono tre: 1) riuscire a portare nuove persone/clienti/pazienti; 2) proporre alle persone che gia frequentano, ad esempio il centro, un nuovo servizio che sia in linea con la loro impostazione; 3) ottimizzare i processi allinterno della struttura, in modo tale da renderli piu fluidi, economici, efficienti, efficaci, di qualita, ecc. Ovvio e che per un neo-psicologo la strada che sembra piu semplice da percorrere sia la seconda (es. proporre una consulenza psicologica allinterno del centro). Questa e la cosa piu semplice da proporre, e anche da pensare, ma e quella che risulta meno interessante e che verra piu facilmente rifiutata. La possibilita che ti potrebbe dare i migliori risultati e sicuramente la prima. Erroneamente si pensa che portare nuove persone sia impossibile per un neo-psicologo, invece nel complesso e la strada piu semplice e stimolante da seguire. Anche su HumanTrainer.Com succedono casi analoghi: veniamo contattati attraverso curriculum e non con proposte concrete. La realta paradossale e che HumanTrainer.Com e ben disposta a costruire nuove collaborazioni, eppure non e attraverso un curriculum che puo iniziare un rapporto proficuo, proprio per i motivi discussi precedentemente. Sono uno psicologo, ho fatto questo, quello e anche laltro... La terza trappola e parlare di quello che si e fatto: che riguardi la formazione, o che riguardi altri lavori svolti, il discorso cambia di poco. Nella comunicazione faccia-a-faccia queste cose dovrebbero essere date per scontate, in quanto, se le sottolineiamo, quello che in realta stiamo comunicando (e che laltro ad un certo livello percepisce) e che sentiamo il bisogno di dimostrare che siamo "allaltezza", quindi, paradossalmente, che noi ci sentiamo insicuri. La cosa importante non e se siamo realmente insicuri oppure no, ma che in qualche modo induciamo laltro a pensarlo, e non sarebbe un buon inizio. Proviamo a riprendere il caso ipotetico dello psichiatra che si propone per collaborare con noi. Se esordisce dicendo: "Il mese scorso ho curato un depresso....", in questi casi, spesso il pensiero che viene allascoltatore e che egli abbia trattato un solo depresso in vita sua, e che voglia farsi passare per quello che non e (cercando di far credere di essere piu bravo e con piu esperienza rispetto alla realta .Si tende a dare per scontato che uno psichiatra sappia che farmaci prescrivere nelle problematiche piu comuni, che sappia come lavorare, e che abbia gia avuto in cura delle persone. Nello stesso modo, le persone danno per scontato che lo psicologo sappia gestire efficacemente certe situazioni. Rimanendo nellesempio: in quali casi gli fareste delle domande sulla sua formazione, sulle sue competenze specifiche da psichiatra, o sulla sua esperienza professionale? I casi in cui succede sono generalmente due: - Il motivo meno probabile e che gli facciate queste domande perche lui, nel suo comportamento, o nel suo atteggiamento, vi ha in qualche modo messo dei dubbi sulla sua professionalita. - Il motivo di gran lunga piu probabile e che abbiate in mente un paziente e vogliate capire meglio la situazione (in che modo uno psichiatra puo essere utile in quel caso?). Il punto da tenere a mente e questo: le persone danno per scontato che un professionista sappia fare il suo lavoro, a meno che sia il professionista stesso a dargli modo di pensare altrimenti. In bocca al lupo, Stefano Sirri http://www.humantrainer.com/articoli/sirri-offerte-lavoro-psicologi.html vedi anche http://it.search.yahoo.com/search?p=lavoro+psicologi&fr=yfp-t-501&ei=UTF-8&meta=vl%3D COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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