Il riso ha in sé qualcosa di rivoluzionario. In chiesa e a corte non si ride mai, almeno apertamente. Solo gli eguali ridono fra loro. Il riso di Voltaire ha distrutto più dei pianti di Rousseau. [A. Ivanovic Herzen]
.jpg)
Stamattina, di fronte all’
ennesima disarmante prova dell’imbecillità umana, mi è tornata alla mente la seguente frase di
G. Leopardi “
Terribile e awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire” ed ho pensato al
potere del riso… Tutti ridiamo e non ridiamo per gli stessi motivi, ma tutti troviamo bello ridere…
Non è liberatorio ridere? Non fa star bene ridere?Ridere denota
coraggio, sfrontatezza ed è espressione di
libertà; il riso poi, spesso e volentieri, fa
pensare e riflettere… ecco perché il riso a molti, e soprattutto ai potenti, fa paura!
Molte sono le componenti e le possibili manifestazioni del riso: per citarne solo alcune... la
COMICITA’, che è data solitamente dalla commistione insolita, che poi risulta grottesca, dei caratteri degli esseri naturali; l’
UMORISMO, che è la capacità o la condizione di persone, oggetti o situazioni di evocare sentimenti di divertimento e suscitare la risata; la
PARODIA, che serve per mettere in ridicolo stereotipi e comportamenti attraverso una loro rappresentazione distorta; ed infine la
SATIRA, che critica la vita sociale e che solitamente ha un contenuto etico: è satira qualsiasi attacco letterario o artistico a personaggi detentori del potere politico, sociale o culturale, o più genericamente si considera satira qualsiasi critica al potere svolta in forma almeno salace (la satira ha origini antiche, a partire da Aristofane, anche se è a Roma che essa si sviluppa e trova una strada autonoma –
satura tota nostra est- ed il nome infatti deriva dall’espressione latina
satura lanx che indicava, nella Roma arcaica, un piatto di primizie offerte agli dei, da cui derivò il procedimento giuridico, detto
lex per saturam, che riuniva stralci di vari argomenti in un singolo provvedimento legislativo, per cui è quindi probabile che il valore di «mescolanza, varietà» fosse quello originario). E molti hanno scritto sul riso:
Aristofane, con la sua
Lisistrata,
Aristotele, nel VI libro della sua
Poetica,
Voltaire, F. Rabelais, via via fino a
L. Pirandello col suo
Saggio sull’umorismo e
U. Eco col
Il nome della rosa.
Il riso è innanzi tutto un
atto di liberazione, perché il riso mette in moto la
fantasia e la
creatività; il riso può far sorgere una
coscienza civile (oggi sono i grandi comici, come Grillo, Luttazzi e Guzzanti, a fare informazione); il riso può addirittura innescare
rivoluzioni... Il riso, secondo me, serve a migliorare il mondo ed è quindi necessario all’uomo...
Quindi, di fronte al desolante spettacolo della stupidità dilagante ed imperante, dell’arroganza miope e bieca e delle innumerevoli distorsioni e aberrazioni della nostra società,
ridiamo tutti e cerchiamo di andare avanti...