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sabato 9 dicembre 2006 - ore 15:30


Scoperta solo ora...
(categoria: " Vita Quotidiana ")






cuz the animal i am knows very well
that nature is our teacher and our mother
and god is just another
story that we tell





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mercoledì 29 novembre 2006 - ore 13:47


Un giorno a Milano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ vero quello che ieri mi diceva F. prima di addormentarci. Lui così innervosito dalla città e sicuramente anche da altro. Lui che in questo momento non ritrova più la via per la felicità. Io purtroppo non basto.

Ti svegli la mattina alle 8 e hai sonno e la voglia di andare al lavoro è pari a zero. Alle 8.30 comincia quell’insopportabile rumore che ti trapana la testa - i muratori che sistemano un palazzo nelle vicinanze della nostra fermata della metro. Esci e c’è puzza. Puzza di smog, spazzatura, puzza di un’aria che ristagna e non ossigena. Fai slalom tra le cassette del supermercato che a quell’ora carica i rifornimenti. Poi ti avvii verso la strada principale. Rumore di motori e di clacson, odore di smog che ti entra nel naso e ti si appiccica sulle labbra. Passi sotto la fonte del rumore assordante di cui ho già detto prima e scendi in metro sperando di trovare calma alle intemperie. E’ solo l’inizio. Un turbinio di aria fredda ogni volta che una metro si avvicina. Comincia già dalla scala mobile. Poi entri. Non c’è spazio vitale. I volti alienati della gente. Un rumore insopportabile. La linea gialla fa più casino di un aereo.

Il tempo di farci qualche carezza, qualche sorriso - parlare è inutile in quel baccano - e in Duomo ci separiamo. Io proseguo per Centrale e lì cambio con una metro più vecchia ma forse più confortevole. Almeno d’Inverno. F. cambia con la rossa. Arriva al lavoro prima di me. Lo aspetta un lavoro che credo gli dia poche soddisfazioni e molte rogne. La sera arriva stanco, sfiduciato, insoddisfatto.
Io... bè, io vado a momenti. E questo - a dispetto di un destino stronzo e beffardo - è un buon momento. Non per il mio lavoro, che è sempre lo stesso, ma per le mie speranze, i miei mattoncini per un habitat diverso in un futuro spero prossimo. Arrivo a casa - mi sembra - abbastanza rilassata ma tardi. C’è il tempo per cucinare - sparecchiare - lavare i piatti ( poche volte sono io che lo faccio devo dire ) e poco altro.
La mia presenza non è sufficiente per rallegrare F. O forse se ne rallegra ma la stanchezza supera qualsiasi altra cosa.
Abbiamo rispettivamente 27 anni io e 26 lui. Abbiamo studiato entrambi molto. Abbiamo i nostri sogni, i nostri desideri e anche le nostre paure. Ci amiamo mi sembra. Siamo lontani dalla vita che vorremmo, credo entrambi.
Non credo sia un problema di città. Almeno da parte mia. Almeno non solo. Credo sia un problema più complesso, che attraversa gran parte dei ragazzi e delle ragazze della nostra età. Un problema che credo abbia a che vedere con una società che non lascia spazio al divertente e crede solo nel necessario.
E invece... e invece così i nostri corpi e le nostre menti si atrofizzano. ALIENAZIONE. C’è chi ti dice che ti devi adattare a questo perché questa è la vita. Io credo invece che la vita sia e debba essere altro.
Credo che tutti abbiamo il diritto/dovere di costruire la propria felicità. A non soccombere a ciò che a volte sembra immutabile. Non lo è. Niente lo è. CAMBIARE.


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lunedì 27 novembre 2006 - ore 10:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")








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venerdì 17 novembre 2006 - ore 14:16


Un anno fa...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho preso un treno Roma-Torino che era un pò un treno verso il “non so ma voglio crederci”. Ecco... nonostante tutti i dubbi, le insicurezze, le incognite... ci ho creduto molto e credo di aver avuto ragione.
Alla stazione lui era come me lo ricordavo e aveva la barba che a me piaceva tanto. Faceva freddo – ancora di più perché io avevo scelto una mise in cui la fighettaggine era direttamente proporzionale alla leggerezza – ma io non lo sentivo molto, nonostante la mia avversione per il freddo sia proverbiale e anche abbastanza rompiballe!
Alla fermata dell’autobus – aspettavamo il 4 o l’11 – lui mi bacia inaspettatamente.
Non era la prima volta, ma era la prima volta dopo tanti mesi. Quel bacio ha segnato un confine tra il “prima e noi” – per citare uno dei miei cantautori preferiti - ed è per questo che, nonostante la costruzione di questa storia sia stata molto più tormentosa e graduale, abbiamo deciso di stabilire oggi come giorno del nostro anniversario.

Purtroppo stamattina invece di farci le feste ( perché era quello che dovevamo fare per festeggiare il nostro primo compleanno ) abbiamo litigato. Molto. Stasera non ci rivedremo e quindi non potremo fare pace come si deve fino a domenica sera.
La colpa è come sempre mia. Come forse di tante donne. Questi continui malesseri, disagi, insoddisfazioni che ci rendono sempre sfuggenti, lontane e diciamolo pure: INSOPPORTABILI!!!!

E le mestruazioni - prima durante e dopo – ... e le paturnie per il tempo grigio ( deh... ti poi immaginà a Milano!!! ).... e le paturnie per il lavoro, la famiglia, l’aspetto fisico, il mondo che non funziona, la guerra la fame e il maltrattamento degli animali...

Cavolini noi donne siamo una paturnia vivente!!! ( non tutte mi dicono... meglio per loro! Ma io ne conosco tante, tantissime. Tutte per la mia esperienza! )

Ma perchè???????????????????????????????????????


In ogni caso... oggi rimane il compleanno di Thrilly e Rohy! E come si dice in queste occasioni... 100 di questi giorni!!!





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mercoledì 8 novembre 2006 - ore 14:20



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Perché ci siano persone dalle idee chiare e persone che invece, come me, vaghino continuamente nel buio, spostandosi da una parte all’altra come le palline di un flipper... non è dato saperlo.
Perché ci siano persone che sanno intuire la strada giusta e la percorrono dritti come sulla TAV Roma Firenze e ce ne siano invece altre, come me, che si perdono in meandri tortuosi e inconcludenti, che finiscono per farti perdere la percezione del tuo punto d’arrivo, non è dato saperlo.

Ecco, la mia vita è un labirinto. E io attualmente mi sono persa. Il punto è che io sono sempre in uno stato di smarrimento. E attenzione: non è uno smarrimento dovuto all’ignavia, alla mancanza di passioni e all’essere trascinata dagli eventi. Il mio è lo smarrimento di chi per troppa curiosità e brucianti passioni si avventura un pò ovunque dimenticando la via principale. Ma c’è mai stata una via principale?
Da un pò di mesi a questa parte ho cominciato a ripercorrere mentalmente la mia vita, in ogni frammento di cui abbia ricordo, in modo quasi ossessivo, meticoloso, puntiglioso. Osservo le situazioni passate, le scruto come sotto una lente di ingrandimento, poi le ripercorro a ritroso, in rewind, come avessi una VHS. Dove ho sbagliato? O forse non erano sbagli in quel momento? E allora perché ho fatto quello e non altro? Un tentativo di comprendere i miei gesti in ogni loro sfaccettatura e trovare un segno delle mie inclinazioni, delle mie attitudini, cercando di declinarle in una possibile professione. Il risultato per ora è solo un rinfocolarsi della mia attività onirica e un aumento delle mie pause riflessive che provocano momentanee assenze dalla realtà sensibile, nonché preoccupazione da parte di chi mi è vicino ( sempre lui, paziente più di un santo. “Amorino, ci sei? Non eri qui in questo momento vero?” ).
Ma sono sicura che questo viaggio “au reboir” alla fine darà i suoi frutti. O almeno spero.
Circa una settimana fa, parlando con una mia cara amica al telefono, ho afferrato un punto dolente sulla mia situazione lavorativa. Mi piace la ricerca universitaria per ciò che comporta come studio e riflessione su una porzione del mondo che ci circonda, ma non ne sopporto le dinamiche professionali, più in generale la struttura che la sostiene. D’altra parte, pur trovandomi più a mio agio nella struttura di un’azienda, non ne sopporto la rincorsa al profitto e, almeno nel mio caso, i contenuti di riferimento, nonché la mancanza totale di studio e riflessione, l’appiattimento sul lato bieco dell’essere umano. In conclusione, nelle mie due grandi alternative al lavoro, non ce c’è una che mi vada a genio. Sarà questo un punto di partenza?
Intanto continuo a barcamenarmi tra lavoro embedded e tentativo di studiare, scoprire, scrivere nei ritagli di tempo. Ovvero, continuo a tenere i piedi su due staffe aspettando che s’illumini la terza via, che è sempre quella più giusta.

Chissà se anche voi condividete parte delle mie inquietudini e insoddisfazioni, chissà se sapete governarle meglio rispetto a me.
In ogni caso... alla fine di questa pseudo-riflessione nella mia pausa pranzo, ritorno e ribadisco che la mia chiave sta nel labirinto. Grande archetipo umano, molto femminile, affascinante e sicuramente pieno di arcani risolutivi. Se si è bravi, dal labirinto si esce avendo raccolto molte più visioni e stimoli di chi ha perseguito la retta via.





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lunedì 30 ottobre 2006 - ore 15:02


Torino
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Torino la città di mia Zia, quella che a Natale mandava i cioccolatini della pasticceria chicchettosa.

Torino la Petite Paris - città molto elegante - mi diceva la mamma.

Torino dei torinesi che hanno allontanato la solitudine dalla mia vita Parigina.

Torino di Mirafiori e Palazzo Campana – le grandi speranze della fine degli anni ’60.

Torino degli studenti e degli operai. Torino degli immigrati che riempiono gli autobus.

Torino dei miei baci appassionati che cancellavano il freddo.

Torino che ovunque quando ti giri vedi le Alpi e il tuo cuore si allarga.

Torino del mercato di Porta Palazzo, dove i colori ti scaldano gli occhi.

Torino di chi leggo ogni giorno sempre con grande piacere. Lui lo sa.

Torino dove nel gelo limpido di Novembre il mio amore è rinato.

Torino spero di rivederti presto.






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mercoledì 25 ottobre 2006 - ore 18:13


Oggi vorrei essere così:
(categoria: " Vita Quotidiana ")








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martedì 24 ottobre 2006 - ore 13:36


Memorie...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questi sono giorni intensi: incontri, letture, ascolti... e infine, porte che si aprono quanto basta per farti vedere il Paradiso ma che rischiano di chiudersi in faccia.

Domenica in treno da Livorno a Milano non riuscivo a trattenere le lacrime leggendo pagine intense di un bellissimo libro che era finito nel dimenticatoio della mia libreria. Ho dovuto chiuderlo. Raramente mi succede. Mi rendo conto che il mio punto critico, quello che spesso mi avvolge come un’anaconda togliendomi il respiro, è la memoria. Dile ne ha parlato spesso nei suoi ultimi post. Come si fa a fronteggiare il ricordo che fa male? Quello che trafigge lo stomaco e che offusca i tuoi occhi? Ma ricordare è sempre la via migliore, seppur dolorosa, seppur insopportabile. L’avvocato di una vittima di stupro, che stava affrontando un difficile processo ( sappiamo quanto sia arduo dimostrare uno stupro in tribunale ) le disse: “L’unica cosa che ti può salvare è la memoria. Devi ricordare tutto, tutto in ogni dettaglio come in un ralenti cinematografico”. In senso metaforico è vero che la memoria è ciò che ci salva. Ci salva dal volare senza meta come palloncini staccati dalla mano del bambino distratto, ci salva dal ricommettere errori, ci salva dallo sradicamento e dal vuoto dell’anima. Ci aiuta nello scoprire i nostri veri desideri. Perché scovando fino in fondo a cassetti dimenticati può capitare di trovare parole o immagini inaspettate, frammenti di un IO irriconoscibile quanto meraviglioso. In fondo, dovremmo sempre tenere sul comodino una foto di quando eravamo piccoli.



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mercoledì 18 ottobre 2006 - ore 14:45


MA chi l’ha detto???
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Che sia stata una conquista delle donne andare a lavorare?

Dopo due giorni di casalingato forzato ho deciso che, tutto sommato, non è per niente male.






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