E so che puo’ sembrarti strano ma cerco le parole per spiegarti che effetto fa sapere che se la giornata non e’ stata bella posso contare sulla mia coccinella..
chi sente:
"now you are free. And we’ll see again. But not yet, not yet."
te:
"forgive my lips. They find joy... ..in the most unusual places."
vita:
"you know, I couldn’t have done nothing without you. Yo, Adrian, we did it. We did it."
la fantasia:
..they say when you meet the Love of your life time stops, and that’s true
l’occasione:
..credo che se esista un qualsiasi Dio, non sarebbe in nessuno di noi, né in te né in me, ma solo in questo piccolo spazio nel mezzo. Se c’è una qualsiasi magia in questo mondo, deve essere nel tentativo di capire qualcuno condividendo qualcosa. Lo so, è quasi impossibile riuscirci, ma, che importa in fondo? La risposta deve essere nel tentativo..
la forza interiore:
..mi rattrista non avere Kelly, ma sono grato che lei fosse con me su quell’isola..e adesso so cosa devo fare...devo continuare a respirare.. perchè domani il sole sorgerà, e chissà la marea cosa può portare..
the joy:
..I miss you, Jenny. If there’s anything you need, I won’t be far away.
STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
voglio un nuovo flik flak..
ho il mio nuovo flick flack..! in stile primaverile... con le ragazze in bikini in una spiaggia esotica..
ORA VORREI TANTO...
...
..dove la posso trovare...?
mi sa che faccio un salto in America..
"babbo nataleeee..??!"
...e la mia francesina, madame Cotillard!!
**************************
lui
STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
always.. however.. nothing gonna stop me now..
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) accontentarsi di sopravvivere 2) aspettare al semaforo..e quando diventa verde non riuscire a passare.. 3) portarsi il cell anke in gabinetto
MERAVIGLIE
1) stare con lei dopo aver fatto l'amore 2) Sentire che per qualcuno tu conti davvero 3) trovare soppressa e pan biscotto alla fine dell'allenamento
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giovedì 20 febbraio 2014 - ore 23:01
c’è da vivere, per diventare quel che siamo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Guarda in quanti corrono spingendo il freno e non riescon più a prendersi la mano fermi tra abitudini e speranze vane se non ami l’amore poco niente alla fine rimane di noi"
…come da una vita, questa vita, muta in tante possibili e meravigliose vite.
ognuna ha i suoi momenti, piu o meno lunghi….che alla fine ci faranno toccare nuove spiagge, ci traghettano e ci porteranno a contatto con altre vite. E’ cosi bello buttarsi senza mai voltarsi e guardare indietro, dopo aver avuto l’impressione di conoscere tutto della vita precedente.
Ma dopo questo tanto vagare una vita ha il sopravvento sulle altre e tutto si ricompone, perché pur essendo cosi meravigliose e diverse… una e’ quella che ci abbraccia, ci stringe e ci tiene per se. Da li non possiamo piu scappare.
E torna ad essere cosi una, unica ed eterna.
Nel mezzo rimangono tante buche, una vicino all’altra, di una strada sterrata di campagna in Toscana,
e nel mio caso, li e’ dove queste vite mi prenderanno per mano e mi condurranno.
17 Novembre 2013: 9.01miglia, 1 ora e 14 minuti, 8’16”/miglio
9 Febbraio 2014: 4.01 miglia, 39 minuti, 9’40”/miglio
E’ una Domenica speciale Oggi ho ripreso finalmente a correre.
Tutto si era fermato quel giorno di 3 mesi fa a metà Novembre, quel giorno avevo raggiunto un mio record personale, guadagnato dopo mesi e mesi di allenamenti ogni fine settimana, tutte le stagioni. E in quel momento ero solo ad un punto dell’opera, non mi allenavo per correre la maratona, mi allenavo con piccoli obiettivi settimanali, piccole parti di miglia guadagnate settimana dopo settimana, fatica dopo fatica, scatto fotografico dopo scatto fotografico. L’ultima fotografia scattata aveva uno skyline con sfondo grigio, c’era qualche pozzanghera attorno alla Reservoir, la temperatura era molto più mite di quello che è adesso, e quel giorno stavo bene, stavo cosi bene.. non dovevo nemmeno arrivare a 9 miglia, me ne sarebbero bastate 8 e ½ ma la sfida era cosi entusiasmante..e andavo cosi veloce..
Se mi avessero detto che avrei ripreso a correre con obiettivo 4 miglia dopo 3 mesi di pausa, senza nemmeno tenere in considerazione il tempo, probabilmente avrei riso in faccia a chi me lo avesse pronosticato, di tutto quello che ho fatto l’anno scorso e l’anno prima tra golf, calcio, nuoto e palestra… la corsa sarebbe stata quella che avrei lasciato comunque in cima alla lista. Come mi è stato fatto notare tempo fa, e come ho potuto provare sulla mia pelle, correre è un modo per migliorarsi, una sfida lanciata contro te stesso. E quando veramente si arriva al significato profondo di questo sport, la sfida assume una fisionomia diversa, la fatica rimane in secondo piano e la gioia sta nell’essenza di questo sport, semplicemente correre per il gusto di farlo.
Oggi la mia corsa è diversa da allora; in un aggettivo: controllata. Fare da spettatore forzato per 3 mesi non è stato facile, credo che solo chi si sia mai trovato nella stessa situazione e abbia dovuto smettere per problemi fisici può capire quanto questo possa pesare nella vita di tutti i giorni. Per me la corsa è anche una maniera di interiorizzare attraverso i miei pensieri tutto il caos e le cose senza senso del vivere ogni giorno, cosi come qualcuno lo fa andando in Chiesa e pregando, oppure trovandosi a parlare con l’unica persona vicina e fidata, quella che ti sappia ascoltare “veramente” quando ne hai bisogno, anche magari consigliandoti male.. io tutto questo, spinto dalla necessita’ e dal vivere senza questa persona cosi importante al mio finco, nella mia vita di tutti i giorni, ho dovuto imparare a farlo da solo, e la corsa è un momento in cui questo processo va veloce, eccome se va veloce…il privarmene rende tutto molto più statico, più rigido, non proprio quello di cui ho avuto bisogno recentemente.
Quel giorno dopo Natale quando mi è stata comunicata quella notizia tutto è diventato subito nero; sapere di dovermi fermare con un grosso punto interrogativo sul mio futuro, non sapendo se veramente avrei mai più potuto correre, non poteva che essere una disgrazia per me. Totale.
Ora, ci sono cose nella vita su cui si ha una sorta di controllo e tante altre su cui invece di controllo proprio non ne abbiamo, zero. Non ho mai sopportato l’idea di non avere il controllo su quello che faccio. Ho sempre pensato che a tutto, ma proprio tutto si possa mettere qualche benda, qualche fasciatura, e il tempo poi faccia il suo corso e possa aggiustare anche le situazioni più disperate. Eppure, mi sono sempre sbagliato. Il tempo non aggiusta tutto, il tempo mitiga e ci fa guardare alle cose con una prospettiva diversa, ma le cicatrici, come quella che mi ritrovo sul mio viso, rimangono. Per sempre.
Si tratta allora di imparare a convivere con le proprie limitazioni.
Essere consapevoli che crescendo, abbiamo bisogno degli occhiali anche per leggere a poca distanza, che facciamo più fatica ad alzarci dal letto la mattina e a stare svegli la sera nonostante tazzone di caffe, persino fare le scale al 5° piano può diventare molto pesante nel corso del tempo e si possono rimpiangere i tempi in cui si poteva scegliere un appartamento con l’ascensore..e ancora diventare consapevoli con il passare del tempo che dovremo trascorrere la nostra vita futura al fianco di una persona che non ci completa totalmente, forse la limitazione piu’ grande tra tutte, il compromesso peggiore perche’ volontario, imposto da noi stessi per convenienza.
I vincoli possono essere più o meno alti, ma ci sono, non si possono togliere dal grafico. Quello che si può fare è agire sulla curva che noi controlliamo, l’unica nostra forza, questa si la possiamo alzare più che possiamo…per arrivare giorno dopo giorno alla ricerca del punto di massimo o se possiamo scegliere e siamo fortunati sulla stessa curva, dei punti di massimo, che magari non sono veri e propri punti di indifferenza perché noi, dotati di cervello, non siamo dei numeri in un grafico di microeconomia e la persona che scegliamo per la nostra vita ha sempre quella caratteristica a cui diamo precedenza, le sue carenze vanno in secondo piano.
Cadere e riprendersi, migliorarsi. Cadere di nuovo, riprendersi e continuare a migliorarsi.
Il fatto di cadere ci fa apprezzare di più le situazioni da cui ne veniamo fuori; oppure non ci sarebbe sfida, tutto sarebbe calma piatta e la nostra curva rimarrebbe li, ferma esattamente dove si trovava 10 anni fa o magari quando eravamo ancora bambini. I vincoli probabilmente assumerebbero dimensioni enormi alimentati dalla nostra insicurezza e dalla nostra idea della vita come uno stato di coma profondo, una sopravvivenza piu che una vita vissuta fino all’ultimo.
Nel nostro piccolo, gli obiettivi, quelli a portata, ci stimolano a crescere e a migliorarci; viceversa le mete illogiche, quelle che portiamo avanti confondendo il traguardo finale e solo perché costretti dalla situazione del momento, quelli portano all’autodistruzione. Questi sono un eccesso di stima, e l’eccesso, anche se fatto a fin di bene, porta solo all’autodistruzione. Accade dappertutto, continuamente, talvolta siamo talmente presi dal fare delle cose in maniera affannata e senza senso che non ci accorgiamo che tutto il resto sta andando a pezzi, intorno a noi prima e dentro noi stessi poi. Cosi come e’ accaduto a me quando mi sono detto: "faccio tutto" e le troppe cose insieme, come era giusto che fosse, mi hanno fatto cadere. Quello che ho imparato questi ultimi tempi a mie spese invece è che a tutto serve un equilibrio, una ragolata. Credo di essere stato bravo e fortunato, essendo arrivato all’eccesso, essendo caduto ma nonostante tutto, avendo ancora la possibilita’ di praticare in maniera controllata questo bellissimo sport. Sono riuscito a rientrare dentro i binari all’ultimo, prima di deragliare completamente. In questo paese dove la regola del "more, more and much more" viene trasmessa ininterrottamente a tutti, il rischio e’ di arrivare all’eccesso e cadere, senza alcuna possibilita’ di rialzarsi.
Oppure si finisce come gli inquilini in certi appartamenti qui attorno…che non potendo controllare il radiatore perché centralizzato, aprono tutta la finestra e si congelano oppure al contrario la lasciano tutta completamente chiusa e sudano, cosi la mattina si svegliano in una pozza di acqua.
Solo io posso regolarmi e trovare un equilibrio dentro di me.
Se riuscirò a raggiungere le 15 miglia che era il vero mio obiettivo e chissà, le 26 della maratona?
A piccoli passi, aggiungendo parti di miglia ad altre miglia, un giorno forse fermerò la mia app. della Nike a quota 26.01 miglia.
Quel giorno allora avrò capito anche io il significato profondo di questo bellissimo sport.
Per ora, mi limito solamente a correre la Domenica mattina a Central Park.
“..Something of a sense of.. I need to take a stand. The world can be so baffling at times, so you find yourself constantly trying to figure it out.... It’s also about looking at the aftermath of things. After all this darkness and disappointment with the personal battles you’ve gone through...contemplating the ashes of experience, and questioning what it was ever all about. It’s like the remains of a building that’s crashed and burned to the ground.”
Annie Lennox
How many times do I have to try to tell you? That I’m sorry for the things I’ve done But when I start to try to tell you That’s when you have to tell me Hey, this trouble only just began I tell myself too many times Why don’t you learn to keep your mouth shut? That’s why it hurts so bad to hear the words Keep on falling from your mouth Falling from your mouth Falling from your mouth
Tell me.. why Why?
I may be mad I may be glad I may be viciously unkind But I can still read what you are thinking What you are thinking What are you thinking I’ve heard it said so many times You be better off Besides, why can’t you see this boat is sinking? This boat is sinking Let’s go down to Waters Edge We can cast away these stones Some things are better left unsaid They still turn me inside out Turn me inside out Turn me inside out
Tell me.. why Tell me.. why
You tell me: This is a book I never read The words I never said The path I’ll never tread The dreams I’ll dream instead The drink I step and spilled Tears that we shed The fear, Madrid The conscious inside my head These are the years we spent This is what they represent This is how I feel Do you even know how I feel? Cause if you know I don’t think you know how I feel How can you know?
You never ask me Why
..e tutto ciò che hai sempre sognato lo sognerai una seconda volta, ancora più in grande
I really feel like I could be great at this..I need someone to take a chance
Well, I am not at work…I am right here.. What do you wanna hear…? The truth I mean…what are we doing here?
Hey, how’s your boyfriend..? What s his name again? Chris… oh we broke up, oh I am sorry, we really never fit anyway, he wanted me to be somebody I was not, correcting my grammar, buying me clothing I did not like, putting a pillowcase over my head and bending me over the furniture. Good guy, just not the one for me
This is your mom by the way, it is about your dad…he had a heart attack, he is ok though, he had a God damn hart attack, he ain’t dead
Drive, just drive
Would you shout up I am not paying you to talk, I am paying you to drive
Holy shit Morning… Where are we? 1 hour outside Pittsburg We are in Pennsylvania Just drive.
Where is that? California Oh God you are serious We are not doing that I pay what the meter says.. Name your price $5,000 Done $6,000
Have you noticed that lonely man have huge DVD collections? That’s the void I guess
If you are not gonna talk I am gonna fill the gap.. My father is in a hospital, he had a heart attack
Did you notice that of the whole man in the world only ¼ is monogamous, the rest is sleeping around? I bet they were insanity happy once upon a time and then they got married.. ..and now they are there after all these years without a thing to say Maybe, they are enjoying it, sitting with someone they really know, somebody that really knows them You are therapist…and a taxi driver, wow We might wanna change your focus, you are a much better taxi driver than a therapist
I have 83 dollars to my name So you are poor? No you are poor, I have 83 Dollars Can we use your 83 dollars to get us to the rest of the country?
I can’t call him Holy shit you cry a lot….shut up! I do not fight women..
There she is… Were did you go? Looking for food.. I thought you left…
I used to have these all the time growing up, can’t believe I never got tired of
I know this put you in an awkward position with the taxi company but It means a lot to me
Mam, dad.. this is Clare. So you drove from NY How often do you see your father…? Oh about 20years or so A cabbie? Do you drive a cab? What happen to Wall street? Why a cab driver?
Clare? Wow, did you know about this? I have no idea how we got here… You apparently went into a coma… That was gonna be so cool, you driving off..
They don’t care if you are a millionaire they just want you to be happy How do you know that? Because they are unhappy Whenever they had in the marriage they gave up a long time ago It can’t be all rainbows and chocolate hearts.. Some people settle down and some people just set
I left New York because I caught my husband having an affair I did not need to see something I just know.. I just know
I would just rather figure out how do we keep our self-warm? How do you suggest we do that? No thanks..
Because without you in the picture is like a postcard.. It’s not the same. So can I take you a picture now?
This car isn’t registered anywhere…. Is there anything else you haven t told me? I bought this car in an auction…I was embarrassed, I got kicked out from my apartment, also the dvd, they are mine I am tired of the way I am and I won’t ever lie to you again, I know…
Sweetheart…you got my message about your father right? Is he still in the hospital? You did not get my message? Monday night.. No I left another one after that The service is tomorrow…I am sorry Claire
I got in the plane as soon as I heard Point is Clare I never crossed that line, you gotta believe that.
He did not believe in second chances. We can change, we do change.. We leave it all behind…
I hope the check is ok, you are going back to NY.
I will take a last look, I think we are all good. I said, "I wish you could stay" ..I cannot do that I know.. Hey Clare, I am sorry about your father, he really missed out
Doesn’t get any easier darling… I hope you are doing ok..
Un posto nel mondo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"just press play, and let it go..
do You really feel what I feel?"
L’inverno qui a New York è più freddo del solito questo periodo dell’anno. Tutti sono rinchiusi nelle loro case a tentare di riscaldarsi perché alcune non sono completamente sicure e gli spifferi passano ovunque soprattutto per una persona che è abituata a vivere nelle zone più remote della città con una finestra grande come la sua stanza. Ha anche nevicato, parecchio questi ultimi giorni, e quando nevica e fa freddo l’unica soluzione a parte sperare di non inzupparsi le scarpe nelle pozzanghere tra le strade, è ripararsi; uno dei mille Starbucks a Midtown va benissimo al mio scopo. Questa è solo la mia prima tappa della giornata.
Ordino il caffè, lo metto sopra al tavolo. Ho imparato a bere questa tazzona piena di chiassa cosa senza nemmeno una bustina di zucchero, quanta fatica però…all’inizio, 5 anni fa non erano meno di 7 le bustine che usavo. Credo che con il tempo le persone si abituino a tutto, a vivere da sole, a farsi la spesa per i fatti loro (o ad ordinarsi a casa il cibo, beati loro), ad andar a cambiarsi i lacci delle scarpe.. la specie evolve quindi è normale che l’ambiente dove vive ne condiziona la vita. Io sono passato dal caffè con 7 bustine al caffè con 4 bustine di zucchero di canna, e passando per una buona dose di Sweet’n Low sono arrivato a berlo senza necessitare nulla. Ma proprio nulla. Adesso va bene cosi, anche se rimpiango i tempi in cui non facevo distinzione tra una bustina di colore rosa, una di colore marrone e una di colore bianco. Bei tempi.
Prendo il caffè ed esco. Quasi cado nel tentativo di salvare il caffè evitando una City bike che arriva alle mie spalle. Invece quando arrivo al lato opposto l’uomo che mi aveva appena incrociato scivola e finisce a terra; vedo che di lato una ragazza tira fuori il cellulare e in meno di 3 secondi immortala la scena; 3 minuti più tardi quella foto chissà in quale network sarà stata fatta circolare.. Oggi, a differenza di ieri, anche a me, che non ci ho mai creduto in queste cose, questa foto potrebbe arrivare dritta dritta al mio cellulare. Mi fa sorridere.
Continuo il mio percorso risalendo la Fifth, l’avevo già fatto migliaia di volte quel tracciato nel recente passato, ogni volta con stati d’animo diversi, fino ad oggi, in cui qualcosa di completamente diverso effettivamente c’era nella mia vita. Arrivo alla 53esima e giro, non c’è molta gente per la strada, e questo mi fa piacere, è bello anche godersela in questi momenti la città, io l’ho percorsa troppe volte facendo attenzione a non distrarmi per non finire addosso a qualche turista.
L’ingresso è come il solito, completamente avvolto dai grattacieli che circondano questo edificio, quasi non se ne riesce ad identificare l’entrata; ma come si fa in questi casi, basta notare dove il flusso maggiore di persone si ammucchia. Io so già dove dirigermi. Passo la zona ticket e mi ritrovo li, davanti a quella porta a vetri. Le persone alle mie spalle vanno e vengono, io mi fermo li ad osservare. Tutto è bianco, quei pochi alberi presenti hanno i rami completamente nudi, è molto più facile distinguere le proporzioni di quel piccolo spazio misto tra natura e cemento. In estate invece le foglie degli alberi parzialmente ostruiscono la visione. Ecco perché fa quasi più gola entrare, ogni volta che sei fuori e guardi verso l’interno viene da chiedersi "chissà cosa ci sarà di nuovo da vedere quest’anno, nascosto da quelle foglie". Nonostante il bianco sopra di esso, tutto è esattamente com’era l’ultima volta che ci avevo messo piede. Ricordo che quella volta trovare anche un piccolo spazio per sedersi era stata cosa ardita, adesso invece tutto sembrava cosi vuoto, cosi statico, immobile. Ci sono due spazi, due lati al suo interno, destro e sinistro, divisi da queste piccole pozze d’acqua e da qualche piccolo albero che spunta, qua e la. Vedo una fila di sedie sul lato destro, il mio lato preferito, ne vedo una più esposta delle altre, sembra stia aspettando un corpo a cui sostenere i tanti pensieri. Sarebbe stata la mia. Non ho mai capito perché’ in quella pochezza di spazio diventa quasi difficile muoversi velocemente e cambiare posizione al suo interno. Credo che anche oggi, anche se ci fosse un numero insignificante di persone al suo interno, fare pochi passi per spostarsi dall’altra parte sarebbe cosa non immediata.
Oggi e’ più facile osservare e trovare un po’ di serenità in questo luogo cosi frenetico, direi che l’unico altro luogo dove mi risulta possibile è quel grande parco che comincia qualche strada più in su… a pensarci bene questi due luoghi completamente diversi per grandezza e significato quasi si somigliano. Entrambi trasmettono una grande serenità. E io troppo spesso ne sono un accanito ricercatore.
Sono solo due situazioni, due momenti diversi. Com’è la vita. Ma vestirsi con una tuta la domenica mattina, mettersi un paio di auricolari nelle orecchie collegate con il tuo cellulare, sparare musica a tutto volume, uscire di casa, isolare i tuoi pensieri da tutto e da tutti, e cominciare a correre le tue miglia sull’anello della Reservoir, fermandoti ogni tanto su quel lato della distesa a fare qualche foto… alla fine non è lo stesso che indossare un maglione e un paio di jeans, mettere gli auricolare sulle orecchie collegate al cellulare, andare a fare una visita a quel giardino e sedersi su quella sedia che sembra porti il tuo nome, bevendo il caffè e ammirando la pace che solo quel luogo ci sa trasmettere? Io credo di si.
Se il giardino fosse aperto, mi siederei e accenderei il mio laptop, per scrivere.
Il desktop in genere è sempre stato ben pulito, ogni icona al suo posto; poi, dentro le cartelle magari si può trovare di tutto…ma il desktop è sempre stato impeccabile. In genere si. Da un mese nella mia pagina non riesco nemmeno ad individuare dove ho lasciato il cestino. Magari l’avro’ cancellato. Il desktop del nostro computer forse riflette un po’ come siamo fatti…o almeno il nostro stato d’animo. E il mio desktop adesso non ha un filo logico da seguire.
Negli ultimi mesi della mia vita non mi sono mai fermato ad ascoltare, ho solo e sempre rivolto le attenzioni su me stesso. Troppo preso dalle mie cose, lavorare per mettere al sicuro qualcosa, fare nuovi collegamenti che sarebbero serviti in un futuro ipotetico, come solo qui si possono fare, il desiderio di non staccare mai la spina difronte a niente. Arrivare a casa la sera e sapere di aver fatto “numeri” è stata la mia grande soddisfazione dalla fine dell’estate. Mi vantavo con me stesso che finalmente avevo fatto qualcosa di importante. E cosi, ho perso un po’ di vista il vero motivo per cui ero qui, che strano, io che ho sempre messo al centro del mio mondo una sola cosa. La città, questa città che tanto mi ha saputo dare in questi anni, alla fine mi ha tradito e io non ho saputo tenerle testa. Ma poi entrano in gioco tante altre cose.
Perche’ ad un tratto capita che quello che definisci un amore sulla carta di diversi anni, diventa con il senno di poi molto più breve, e questo perché la falsità l’ultimo tempo la fa da padrona, tanto che rileggendo le tue recenti memorie torna tutto, il motivo per cui la sera la sigaretta era la scusa per tornare a letto tardi, i messaggi neanche troppo celati che partivano dal suo cellulare verso un destinatario ignoto, le litigate con la sua amica per il ragazzo da contendersi. Ma tu sei portato a pensare sempre per il meglio, no? E’ la persona di cui ti fidi e che ami, in fondo.
Che strano e senza senso quanto è capitato a me, vorrei dire che ne ero preparato, in verità no, non si è mai, mai preparati quando capita. Nessuno. Soprattutto perché’ ci sono certezze nella vita che con il passare dei giorni sembrano diventare sempre più importanti e determinanti. Come quando l’ultima volta di te e lei insieme a letto, il mattino, la abbracci e la stringi forte forte, per farle capire che le tue braccia sono le piu’ sicure a questo mondo, che nessuno la potra’ abbracciare mai come fai te. Tutto inutile, se in quel momento la sua testa non e’ li con te. Del cuore forse ne e’ rimasto solo qualche brandello.
Oggi mi fa sorridere quanto innamorato e ingenuo sono stato allo stesso tempo. Ora accetto il dolore con consapevolezza.
Ma trovo la forza ancora di sorridere. Come sempre. Come avevo scritto tempo fa:
Esiste un’unica persona che si prenderà tutto te stesso perché è la più in gamba tra tutte e se lo merita.
Il resto della mia mente è diviso tra ricordi, sacrifici… e quanti, speranze di quello che verrà. E oggi le mie cicatrici sono più profonde che mai.
I miei pensieri tornano alla realtà odierna, il sole sta cominciando a calare qui sul giardino del MoMa. Poche persone sono rimaste dentro al museo, io penso che sia giunta l’ora di lasciare quel luogo cosi caro. Esco e mi dirigo sulla Fifth, per le strade invece la città sembra ripopolarsi gradualemente, nonostante il freddo gelido. Arrivo sulla Park.
Alzo lo sguardo e vedo l’edificio della Grand Central. Penso a quante volte ho fatto quella strada, quante maratone su e giù per la Park; se la mia vita, le nostre vite fossero rimaste a Padova, le maratone le avrei fatte con te, in centro, e adesso sarebbe tutto più scorrevole e già scritto. Una vita perfetta. Ma a noi non e’ bastato, abbiamo deciso di metterci in discussione anni fa, e avremo rifatto quella scelta tutte le volte. Una scelta di coraggio che alla fine ci ha riservato quest’ultima brutta sorpresa. Perche la vita non e fatta solo di cavalli bianchi o belle donne alla mia porta. Adesso possiamo dirlo entrambi, e’ stata la scelta giusta.
E oggi sono qui, in questa città, c’è una tazza a forma di pistola nella credenza del mio armadietto in cucina, uno spazzolino che era tuo, vicino a quello mio, c’è una scatola nella mia camera con dentro mille cose di cui tu ne usavi solamente 2 o 3, le tenevi li solamente per avere un piccolo spazio tuo nella piccola camera mia. E c’è un cassetto che ogni volta quando tu venivi era pronto con il tuo accappatoio, un phon e il tuo paio di infradito. Ogni mia azione era in funzione tua. Le piccole cose, ogni volta tu passavi quel poco tempo qui con me, mi rendevano una persona migliore.
Ma oggi tutto questo non c’è più. Solo ieri sono riuscito ad ammucchiare tutta la biancheria sporca. Ho tolto il copriletto e le federe. Non ero riuscito a metterle da parte da quando sono tornato. Avrei voluto lasciarle cosi, per sempre. Adesso finalmente sono pronte ad essere cambiate.
Nonostante l’unica certezza del mio futuro si sia sgretolata, come granelli di sabbia sottoposti al continuo movimento del mare, per quanto questa vita si sia presa una buona parte delle mie speranze e sicurezze… prima o poi arriverà il sole, e mentre la marea si ritrarrà, avrò costruito un rifugio per me e per Te, più sicuro, questa volta proteggendolo, per sempre.
Come avresti canticchiato te:"Perché domani non ci sei, domani non c’è noi, domani c’è solo domani". E infatti domani ci saranno altre canzoni da ricercare e da ascoltare e riascoltare, i vecchi gruppi che Ti piacciono usciranno con un nuovo album e allora io sarò qui come sempre, come un matto, a ricercare e scaricarli tutti, per Te.
Passo davanti a Bloomingdales, come anni fa mi trasmette le stesse sensazioni, vedendo le persone uscire ed entrare senza sosta e riversarsi nella Lex. La città è magica, come allora.
Entro sulla 59esima, scendo le scale, un po’ di conforto e un po’ di calore finalmente. Chi conosce bene la città, questa parte della città sa che la metropolitana è sempre affollata, non importa che ora sia, mattina, giorno e notte. Una ragazza sul ciglio della piattaforma sembra presa da diversi pensieri. E’ molto bella, mora, capelli lunghi e sciolti, avrà qualche anno meno di me. Mi avvicino, la vedo muoversi e infilare la mano nella tasca come a cercare qualcosa. E’ sicuramente tesa per qualche motivo. Lei gira lo sguardo fino a che incrocia il mio, pochi secondi mi lasciano fermo e immobile. Vedo che dalla borsa tira fuori energicamente un pacchetto di sigarette, quasi avesse il bisogno di fumare in quel preciso momento. Prendo un po’ di coraggio, mi avvicino ulteriormente. "Ciao, Stai tornando a casa?" "Ciao, si, è stata una giornata lunga e intensa.” “Immagino poi con questa neve” “Si, guarda, non vedo l’ora di sedermi, mangiare, guardare la mia email e poi finalmente a letto. Domani un’altra levataccia" "Dai che se sei fortunata stanotte si rimette a nevicare e domani te ne stai a casa". Fa un sorriso. "Me lo auguro proprio ma anche se dovessi stare a casa, ho talmente tante cose da fare, tante cose per la testa…forse preferirei andare a lavoro" "Credi che il lavoro ti possa aiutare?" "Beh forse, ma ho bisogno di tenere la mia mente occupata, sono in periodo cosi". "Non preoccuparti, basta solo che tieni duro un po’, poi vedrai che tutto andrà bene.." "Ti ringrazio, sei gentile, è bello sentire queste parole, anche se da uno sconosciuto".
Il treno arriva, sale prima lei, io la seguo, ci sono due spazi vicini, ci sediamo.
Le faccio un sorriso e continuo: "Non preoccuparti, ti ho vista un po’ giù, ogni tanto abbiamo solo bisogno di una parola…anche di uno sconosciuto." "Si e’ vero, non sai di quanto ne abbia bisogno! qui le persone sembrano sempre attente a farsi i fatti loro, non ci sono mai delle relazioni vere e profonde, anche le persone che chiamo amici, molti di loro sono semplici conoscenti niente più." "Tante volte vanno bene anche quelli, se sei consapevole di quello che sono, rimangono semplicemente dei conoscenti, ma anche da quelli qualcosa si può trarre, non credi?" "Si, si, loro pensano di sfruttare te in qualche maniera, invece è l’opposto. Basta tenere le giuste distanze." "Sembra tu sia un’esperta in queste cose.." "Vivo da sola da quando sono arrivata qui, all’inizio era tutto difficile, ma avevo un sostegno, una persona che ogni giorno anche se non era fisicamente presente, mi dava tanta energia. Per fortuna c’era lui altrimenti avrei mollato.. con il tempo ci siamo persi cosi ho dovuto fare tutto da sola..e ora sto bene, ho trovato il mio equilibrio". "E questa persona, la senti ancora?” "No, abbiamo preso due strade diverse, ma ogni tanto ci penso.." Le vedevo gli occhi un po’ lucidi al ricordo.
Il treno sta arrivando alla 77sima, lei continua: "Questa è la mia fermata, è stato un piacere fare due parole, magari ci ritroviamo prossimamente su questo treno." "Perché no, magari quando le giornate si fanno più lunghe e più calorose, ti invito a prendere un caffe da Starbucks. Come lo prendi il caffe?" "Che domande! Beh comunque, rigorosamente senza zucchero! Sono un caso strano, no?" "Beh ti sorprendero’ ma abbiamo una cosa in comune, a parte molte amicizie di facciata che ci portiamo dietro!" "Ahah, certo!"
Avevo gia capito che eravamo due persone uguali, per questo ne sentivo l’attrazione. Quando due persone sono uguali, sono destinate ad avvicinarsi sempre, prima o poi, l’attrazione è troppo grande, lo spazio che si crea nel dialogo, nei piccoli gesti diventa magico. E’ un istinto naturale, ne sarei sempre stato attratto in tutte le vite che avrei potuto vivere.
"Un’ultima cosa.. ho visto che avevi un pacchetto di sigarette prima con cui giochicchiavi tra le mani." "Si, certo, perché’ ne vuoi una?" E mentre si preparava a scendere da quel treno, sapendo che quella era forse l’ultima volta che l’avrei vista, le dico: "No, prendilo come il consiglio di uno sconosciuto che hai incontrato una sera d’inverno tornando a casa con la metropolitana.. butta via il pacchetto e smetti di fumare, le sigarette ti servono solo a sopportare la vita che stai facendo adesso. E allora trova la forza per cambiarla! Buona fortuna".
"Va bene! ci provero’!" e ricambiava lasciandomi un sorriso.
Le sliding doors del treno si chiudevano, la mia corsa continuava.
Aspettando di essere presi per mano e aspettando un bacio vero dalla persona che si prenderà tutto di noi stessi, che è lo scopo della nostra vita, spero che la citta’ in cui viviamo ci possa formare, cambiare ed evolvere, sempre in meglio: