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"Sapevo che non sarebbe durato, che questa pace sarebbe volata via come se mi venisse strappata dalle braccia, e io l’avrei inseguita, io, la più disperatamente sola tra tutte le creature di Dio, per riportarla indietro."

Da ’Intervista col Vampiro’, Anne Rice


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sabato 28 aprile 2007 - ore 18:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")


KAHLIL GIBRAN – "Sul dolore"

E una donna disse:
Parlaci del Dolore.

E lui disse:
Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza.
Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
Accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.
E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore.

Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
È la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male.
Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio.
Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell’Invisibile,
E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.





Qualcuno mi ha detto che sul blog metto troppe poesie di autori famosi, mentre, in quanto ad aspirante scrittrice, dovrei proporre qualcosa partorito dal mio ’genio creativo’...


- PERMALINK



sabato 28 aprile 2007 - ore 13:07


LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE
(categoria: " Pensieri ")


C’era in Grecia, migliaia di anni fa, una giovane principessa di nome Psiche, la cui bellezza era tale che tutti i principi delle città greche la chiedevano in moglfie. Era persino più bella di Afrodite, la dea della bellezza, tanto che essa, accecata dalla gelosia, impose ai genitori di Psiche di sacrificare la fanciulla legandola ad un’alta roccia per farla divorare da un drago feroce, pena l’ira divina, che avrebbe distrutto tutto il loro regno.
Il re e la regina non ebbero altra scelta che obbedire al volere della dea, e così Psiche fu condannata a morte e legata sulla roccia.
Il dio Amore, figlio di Afrodite, passando per le pianure che circondavano la roccia cui Psiche era legata, udì delle grida, e corse a vedere cosa stesse succedendo. Ma quando vide la bellissima principessa si innamorò perdutamente di lei, e non potè sopportare di vederla perire a causa dei capricci di sua madre, così chiamò Eolo, il dio dei venti, affinchè mandasse la brezza dello Zefiro a salvare la fanciulla e la portasse nella dimora di Amore, dove lui l’avrebbe aspettata.
Zefiro obbedì, e Psiche fu condotta al cospetto del dio, il quale si unì a lei tutte le notti, ma a patto che Psiche non lo guardasse mai in viso, poichè questo avrebbe infranto l’incantesimo che li teneva legati. Ma una notte, mentre Amore dormiva, Psiche non restistette alla tentazione di ammirare il viso del suo amato, ed accese la lampada, puntandola su di lui. Ma una goccia di cera cadde sul viso del dio, che subito si svegliò, e, scoppiando in lacrime fuggì via per sempre.

La favola di Amore e Psiche viene narrata da Apuleio nelle ’Metamorfosi’, per mettere in guardia i peccatori di ’curiositas’, affinchè tengano a freno la loro smania di sapere e non incorrano nell’ira degli dèi.


(Antonio Canova, ’Amore e Psiche’, 1793- Parigi, Luovre)

- PERMALINK



venerdì 27 aprile 2007 - ore 18:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che giornata!
Stando alle ’rivelazioni’ delle ultime ore, ho davvero l’impressione che avrò da divertirmi, prossimamente...
E, comunque, io già lo sapevo, tanto che non sono per nulla sorpresa.
Devo imparare a darmi retta di più, però, e a fare da interprete a me stessa, per così dire.. Ma, chissà perchè, o non mi capisco, o mi ignoro del tutto.

L’ho già detto che ho perso la pazienza?
Mi pare di si..
L’ho detto in una precisa occasione.
Ora, non solo la mia pazienza è perduta in maniera irreversibile e irrecuperabile, ma sono pure incazzata come una pantera.
Doppiamente incazzata.



- PERMALINK



giovedì 26 aprile 2007 - ore 19:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mia mamma ha appena chiamato da Barcellona.
Oggi è il suo compleanno, ed è tutto il giorno che si strafoga di sangria... E’ mezza sfatta alle sette di sera, e tra poche ore ci sarà una festa.
MISERERE NOBIS!!!!

- PERMALINK



giovedì 26 aprile 2007 - ore 18:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Mmm. ’Fanculo!

- PERMALINK



giovedì 26 aprile 2007 - ore 13:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"E’ facile mostrare quanto sia
musica dolce di fiore soave
la vita di fortuna della nave
dei sogni che portate sempre via?

E perchè? Forse è solo fantasia
la piega di conchiglia ch’è la chiave
d’ingresso al più felice ed al più grave
viaggio per un mare di magia.

Tu lo sai e dimostri che respinta
hai per sempre l’antica congiura
che ti voleva ignobile, sospinta

al male senza prova. E la paura
l’hai con coraggio finalmente vinta
e sei felice e più sublime e pura".


Questa poesia mi è stata dedicata oggi, mandata via e-mail, proprio da colui che mi ha rapita....
Non è bellissima?



- PERMALINK



mercoledì 25 aprile 2007 - ore 22:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tutto ciò è davvero incredibile.
E difficile da gestire, soprattutto......



"Ho provato a uccidere il dolore
Ma ciò me ne ha solo provocato dell’altro
Giaccio morente
E zampillo rosso rimorso e tradimento
Sto morendo, pregando, sanguinando e urlando
Sono troppo perduta per essere salvata?
Sono troppo perduta?"


- PERMALINK



mercoledì 25 aprile 2007 - ore 19:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mmmmmmmmm.....................
Di male in peggio.
Non so perchè, ma ci sono cose che, seppur insignificanti, mi fanno venire una malinconia terribile. Sono spinta a pormi domande, e a guardarmi intorno, ma le risposte e ciò che vedo voltandomi sono davvero squallide.
Uff... Odio la mia vita....
Un attimo di pace, è possibile??
E dai, uno solo, cribbio!!
Tremo al pensiero di cosa potrà succedere domani, e quel che succederà venerdì sarà ancora peggio...

- PERMALINK



mercoledì 25 aprile 2007 - ore 17:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oddio...
Losapevolosapevolosapevolosapevolosapevolosapevo...LO SAPEVO.
Omaccheccazzo......
Mannaggia mannaggia.
Perchè c’è gente che ha una vita tranquilla e serena mentre la mia fa schifo??
E dire che stamattina mi ero pure svegliata bene....
Sono stufa.
Ecco.



- PERMALINK



mercoledì 25 aprile 2007 - ore 17:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Grande, meraviglioso, splendido Giacomo Leopardi...
Il più sofferente dei poeti, eppure il più delicato.
Non finirò mai di amarlo....



GIACOMO LEOPARDI – "Amore e morte"

"Muor giovane colui ch’al cielo è caro."
(Menandro)

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
Ingenerò la sorte.
Cose quaggiù sì belle
Altre il mondo non ha, non han le stelle.
Nasce dall’uno il bene,
Nasce il piacer maggiore
Che per lo mar dell’essere si trova;
L’altra ogni gran dolore,
Ogni gran male annulla.

Bellissima fanciulla,
Dolce a veder, non quale
La si dipinge la codarda gente,
Gode il fanciullo Amore
Accompagnar sovente;
E sorvolano insiem la via mortale,
Primi conforti d’ogni saggio core.

Né cor fu mai più saggio
Che percosso d’amor, né mai più forte
Sprezzò l’infausta vita,
Né per altro signore
Come per questo a perigliar fu pronto:
Ch’ove tu porgi aita,
Amor, nasce il coraggio,
O si ridesta; e sapiente in opre,
Non in pensiero invan, siccome suole,
Divien l’umana prole.

Quando novellamente
Nasce nel cor profondo
Un amoroso affetto,
Languido e stanco insiem con esso in petto
Un desiderio di morir si sente:
Come, non so: ma tale
D’amor vero e possente è il primo effetto.

Forse gli occhi spaura
Allor questo deserto: a se la terra
Forse il mortale inabitabil fatta
Vede omai senza quella
Nova, sola, infinita
Felicità che il suo pensier figura:

Ma per cagion di lei grave procella
Presentendo in suo cor, brama quiete,
Brama raccorsi in porto
Dinanzi al fier disio,
Che già, rugghiando, intorno intorno oscura.

Poi, quando tutto avvolge
La formidabil possa,
E fulmina nel cor l’invitta cura,
Quante volte implorata
Con desiderio intenso,
Morte, sei tu dall’affannoso amante!

Quante la sera, e quante
Abbandonando all’alba il corpo stanco,
Se beato chiamò s’indi giammai
Non rilevasse il fianco,
Né tornasse a veder l’amara luce!

E spesso al suon della funebre squilla,
Al canto che conduce
La gente morta al sempiterno obblio,
Con più sospiri ardenti
Dall’imo petto invidiò colui
Che tra gli spenti ad abitar sen giva.

Fin la negletta plebe,
L’uom della villa, ignaro
D’ogni virtù che da saper deriva,
Fin la donzella timidetta e schiva,
Che già di morte al nome
Sentì rizzar le chiome,
Osa alla tomba, alle funeree bende
Fermar lo sguardo di costanza pieno,
Osa ferro e veleno
Meditar lungamente,
E nell’indotta mente
La gentilezza del morir comprende.

Tanto alla morte inclina
D’amor la disciplina. Anco sovente,
A tal venuto il gran travaglio interno
Che sostener nol può forza mortale,
O cede il corpo frale
Ai terribili moti, e in questa forma
Pel fraterno poter Morte prevale;

O così sprona Amor là nel profondo,
Che da se stessi il villanello ignaro,
La tenera donzella
Con la man violenta
Pongon le membra giovanili in terra.
Ride ai lor casi il mondo,
A cui pace e vecchiezza il ciel consenta.

Ai fervidi, ai felici,
Agli animosi ingegni
L’uno o l’altro di voi conceda il fato,
Dolci signori, amici
All’umana famiglia,
Al cui poter nessun poter somiglia
Nell’immenso universo, e non l’avanza,
Se non quella del fato, altra possanza.

E tu, cui già dal cominciar degli anni
Sempre onorata invoco,
Bella Morte, pietosa
Tu sola al mondo dei terreni affanni,
Se celebrata mai
Fosti da me, s’al tuo divino stato
L’onte del volgo ingrato
Ricompensar tentai,
Non tardar più, t’inchina
A disusati preghi,
Chiudi alla luce omai
Questi occhi tristi, o dell’età reina.

Me certo troverai, qual si sia l’ora
Che tu le penne al mio pregar dispieghi,
Erta la fronte, armato,
E renitente al fato,
La man che flagellando si colora
Nel mio sangue innocente
Non ricolmar di lode,
Non benedir, com’usa
Per antica viltà l’umana gente;

Ogni vana speranza onde consola
Se coi fanciulli il mondo,
Ogni conforto stolto
Gittar da me; null’altro in alcun tempo
Sperar, se non te sola;
Solo aspettar sereno
Quel dì ch’io pieghi addormentato il volto
Nel tuo virgineo seno.





- PERMALINK




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