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xxcipoxx, 24 anni
spritzino di Il paese dei balocchi!!!
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STO LEGGENDO

La vita....anche se a volte perdo le parole....ma non mi spaventa....ho più paura perdere i sogni e la fiducia in me stesso.....

HO VISTO

La morte negli occhi,la gente che non vive,chi si lascia vivere,e chi non ha sogni....

E tutto questo non mi piace....

STO ASCOLTANDO

Tiesto "in search of sunrise 7"
Il mio cuore che sembra voglia fermarsi da un secondo all’altro....

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Svegliarmi da questo incubo, e ritrovarmi accanto la persona a cui più ho voluto bene....

STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...

Tristezza...sconforto....inutile speranza....

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
3) il bello dei ricordi che ci restano in mente è la consapevolezza di capire che non siamo stati mai in grado di dimenticarli...
4) capelli biondi, due occhi verdi che ti guardano, un viso dolce che sorride, insomma la ragazza ideale, che sa quel che altri non immaginano nemmeno e che sa tutto di te senza che tu abbia detto nulla
5) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...






NON E’ TEMPO PER NOI

Sono costretto a prenderli i sogni.....mai che ne arrivi uno solo per me.....uno che possa essere definito tale.....mi sento sempre in prova....mi sento sempre messo alla prova dalla vita.....pare proprio mi stia dicendo....ma quanto hai intenzione di tener duro??? Bè confesso.....sono debole.....ma fortunatamente tanto quanto sono forte, è un controsenso ma funziona così.....più vengo sommerso e più poco alla volta trovo la forza per stare a galla.....è difficile ma è la mia vita.....e la devo vivere così...



Io sono semplicemente questo...ci credevo.....

Pensieri riscoperti....

Pensieri riscoperti....parte 2



...RICORDA SEMPRE...
...LA VITA E’ BREVE...
...ROMPI LE REGOLE...
...BACIA LENTAMENTE...
...AMA SINCERAMENTE...
...RIDI SENZA CONTROLLO...
...E NON RIMPIANGERE MAI QUALCOSA CHE TI HA FATTO RIDERE....


Il numero di respiri che fate in vita vostra è irrilevante.
Quello che conta sono i momenti che il respiro ve lo tolgono.














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mercoledì 7 giugno 2006 - ore 14:56


UNIVERSO FEMMINILE....!!! Tutto il contrario di tutto!! xx...° parte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Waaaaaaaaaa!!!! Se non divento scemo questa volta!!!! Mi faccio prete!!!!

Ma chi mai le capirà ste ragazze....5 giorni di mezze parole....dubbi...apparizioni e sparizioni....uscite....incontri...messaggi silenzi.....chiamate,sorrisi,scontri...incazzamenti....e oggi.....?

Le scuse....... ....ma come?di cosà?
Torniamo a ieri...quando dopo alcuni mex non vedendosi più risp...terrorizzata e indispettita sta tipa inizia a minacciarmi...ma in un modo tale, che mi ha fatto capire quanto davvero ci tiene me...
Oggi appunto si è pure scusata...per qualcosa che comunque mi ha aiutato più a capire da che parte stava più che offendermi o mettermi paura....
Troppo speciale sta ragazza... ...da riempire di baci...
Però che parto per riuscire a capire cosa pensano ogni volta!!!


Ciao

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lunedì 5 giugno 2006 - ore 17:54


CHE GIORNATA!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giornata strana....momenti di gioia alternati a momenti di abbattimento....bò sarà il tempo, un pò il sole,unpò la pioggia,poi di nuovo il sole e ancora pioggia....e via così....son andato talmente in tilt che ora piove ma son contento!!! Non ci capisco più niente

In ogni caso auguro una buona serata a tutti!!!1
La mia è ancora una incognita,potrebbe essere la realizzazione di un sogno....come una serata da dimenticare!!! Stiamo a vedere!!!
Be non proprio con gli occhi cosi sbarrati!!! Ecco si così va già meglio!!! HOLA!!!!!

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lunedì 5 giugno 2006 - ore 11:48


DUBBIO AMLETICO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nel week-end durante i soliti tour enogastronomici nasce spontanea una domanda....Ma come si chiama il settimo nano di "BIANCANEVE E I SETTE NANI" ?
Da qui è partito un sondaggio che ha interessato diversi bar...camerieri/e e un sacco di gente....addirittura un cameriere stava per essere licenziato.... Girava per i tavoli...non per prendere le ordinazioni ma addirittura per scriversi sul quadernetto le varie risposte....qdo si dice prendersi a cuore la soddisfazione del cliente "che eravamo noi"

Ora giro la domanda a tutti quelli che passeranno di qui!!!
COME SI CHIAMANO I SETTE NANI?

...tra tutti il settimo più quotato era PRENDILO....CIUCCIALO...METTILO....ma non ne sono proprio sicuro....
HOLA !!!!


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sabato 3 giugno 2006 - ore 11:06


PER NON DIMENTICARE...CHI CMQ HA AVUTO PIU’ CORAGGIO D NOI!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Fabrizio Quattrocchi aveva capito che lo portavano a morte. E alla fine Abu Yussuf, l’uomo che lo scortava da una prigione all’esecuzione, tenendogli una pistola puntata alla schiena, ammise. Yussuf non aveva pietà: «Sarebbe andato all’inferno per cogliere il suo destino», dice, citando il Corano.
Allora Quattrocchi chiese come la sua morte sarebbe stata annunciata in Italia: «Chiederemo al governo italiano di ritirare le truppe», disse Yussuf. E la vittima predestinata: «Non credo che accadrà. Noi ostaggi non significhiamo nulla per il nostro governo in questioni come questa. Non valiamo così tanto e non ritireranno le truppe». Usciti dall’auto, Quattrocchi divenne davvero spaventato. «Lo bendammo, gli legammo le mani dietro la schiena e lo portammo vicino a una tomba che era stata scavata».
Fu allora che la vittima chiese che gli fosse tolto il bavaglio: «Tu che parli italiano, concedimi per favore un ultimo desiderio», disse a Yussuf: «Toglimi la benda e fammi morire come un italiano». Ma la richiesta fu negata dal capo del gruppo. Quattrocchi fu ucciso «con la sua pistola ma con una pallottola irachena», conclude Yussuf, mentre tentava di togliersi la benda: «E sono io che ho ripreso la scena». Poi il cadavere fu venduto da un «traditore» del gruppo, dice, per 200 mila dollari: «Ma lo troveremo e ci occuperemo di lui».
E’ un racconto spaventoso quello che Hala Jaber, giornalista del Sunday Times , ha raccolto da quest’uomo che si fa chiamare Abu Yussuf, 27 anni, laureato, esperto di computer, che parla correntemente francese e italiano, un giovane che non avrebbe mai pensato di combattere contro gli occidentali, visto che beveva alcol e amava le donne, finché non sentì un’intervista di Osama Bin Laden e così, dopo l’11 settembre, aderì alla Jihad, la guerra santa. Ed è un’intervista coraggiosa quella della Jaber, perché quando seppe che qualcuno coinvolto nel rapimento degli italiani voleva parlarle temeva di fare le fine di altri ostaggi, l’americano Nick Berg, il coreano Kim Sun-Il, e soprattutto Quattrocchi, la guardia del corpo di 36 anni che è stata assassinata in aprile.
Ma la Jaber ha accettato, ha scoperto che il suo interlocutore non era un seguace di Abu Musab Al Zarkawi, il brutale capo di un gruppo legato ad Al Qaeda, ma era invece un membro della guerriglia irachena. Un giovane magro, con una leggera barba, che, sdraiato sui materassi in una casa a occidente di Bagdad, raccontava una storia sanguinaria. In cui rivelava: Quattrocchi fu scelto come vittima perché il capo di Abu Yussuf diceva che aveva lavorato in Bosnia e in Nigeria, entrambi Paesi dove i musulmani avevano sofferto. Per questo fu scelto fra i quattro ostaggi, e assassinato.
Tutto era cominciato in aprile, quando l’assalto americano a Falluja fu vendicato con l’assassinio di quattro americani. La cellula di Yussuf (ogni cellula è composta di alcune decine di persone, da 20 a 50, ed è comandata da un «emiro») prese posizione nella zona, e cominciò ad attaccare i civili, non solo americani, come i due tedeschi uccisi mentre scortavano diplomatici dalla Giordania. E i quattro italiani caddero in un agguato: «Dicevano che lavoravano in una società che garantiva sicurezza a individui, ma dalle carte che avevano addosso e dai loro computer portatili capimmo che erano qualcosa di più: avevano lavorato e si erano addestrati in Israele». Non vennero bendati né incatenati, dice, «e la porta della loro stanza era aperta, perché visto il posto in cui erano tenuti sarebbe stato difficile per loro trovare una via di fuga». Solo dell’autista iracheno, invece, si preoccupavano.
Gli ostaggi continuavano a chiedere se sarebbero stati uccisi o liberati. «Inshallah (se Dio vuole, ndr ), tornerete a casa dalle vostre famiglie», rispose una volta Yussuf, il carceriere. Al che Salvatore Stefio replicò: «No, non se Dio vuole. Se tu lo vuoi, noi torneremo a casa». Poi gli ostaggi gli chiesero perché combatteva, e Yussuf rispose che combatteva la guerra santa di Dio: «Se dovessi andare via da qui, ci sarebbero solo la Cecenia o la Palestina».
Fu poco dopo che Yussuf ricevette l’ordine di prendere Quattrocchi e di separarlo dagli altri. Lui, Yussuf, sapeva benissimo che cosa significava. Sostenne che Quattrocchi era stato più degli altri in Iraq, che forse aveva più informazioni, e quindi sarebbe stato meglio risparmiarlo. Niente da fare, a causa deiprecedenti di Quattrocchi in Bosnia e Nigeria.

Allora la vittima fu fatta salire in auto e, con l’arma puntata alla schiena, fu portata via. Naturalmente capì che qualcosa di terribile stava per accadere, e continuava a fare domande. Yussuf negava: «No, ti portiamo solo in un altro posto». Fino all’ammissione della verità, e all’esecuzione senza nemmeno l’ultimo desiderio esaudito: «Voleva guardarci negli occhi mentre gli sparavamo». Yussuf, davanti alla giornalista del Sunday Times , mima la morte dell’italiano, colpito con un colpo alla testa mentre cerca di togliersi la benda dagli occhi.
«Non l’avevo mai fatto prima, ma anch’io a questo punto cominciai a gridare "Allah Akbar"», Allah è grande. Una scena orrenda, di fanatismo, che non si ripeté per gli altri tre ostaggi: per la loro libertà, dice Yussuf, furono pagati 4 milioni di dollari. Ed è questo l’ultimo veleno che Hala Jaber, che è tornata in patria per ovvie ragioni di sicurezza, ha ottenuto dalla voce di Abu Yussuf.


Articolo tratto da Repubblica

Resteranno, le ultime parole di Fabrizio Quattrocchi. Magari qualcuno, nella politica, o nei media, le userà a suo uso e consumo. Perché malgrado l’orrore della morte, di "quella" morte, la propaganda è sempre in agguato. Ma certo, l’ultima frase di Fabrizio è destinata a restare. Una di quelle frasi che marchiano, e nel profondo, un pezzo di storia del nostro Paese. "Adesso vi faccio vedere come muore un italiano", ha detto togliendosi il cappuccio, un attimo prima che il colpo partisse. Guardando negli occhi i suoi assassini.

Un italiano dalle origini siciliane, che da anni viveva a Genova, ed ha finito per morire in Iraq. Ma prima, quella frase. Pronunciata con la rabbia impotente di chi vede vicina la fine. Ma anche con l’orgoglio di chi, prima della fine, pronuncia il nome del suo Paese.

Fabrizio non era in Iraq a rappresentare lo Stato italiano. Non era un soldato della missione Antica Babilonia. Ma per il suo essere italiano è stato ucciso. Deve essergli stato chiaro, per rivolgersi a quel modo ai suoi assassini: "Così muore un italiano".

La sua frase in punto di morte è il titolo di apertura di tutti i telegiornali della sera. Sarà, sperando che non arrivino altre notizie tragiche dall’Iraq, tra i titoli di apertura dei giornali di domani. Grazie a quella frase, dice il ministro Frattini, "è morto da eroe".

Nemmeno troppo tempo fa, Fabrizio Quattrocchi lavorava come panettiere nel forno del padre, a Genova. Poi, già esperto di arti marziali, si era specializzato nella security. Aveva seguito corsi di addestramento specifici, aveva iniziato a collaborare con agenzie di sicurezza nei locali notturni, aveva fatto la guardia del corpo. Ma la sua famiglia, tra le lacrime, dice che era uno che "non aveva mai fatto a botte".


Poi, la partenza. Per fare quello che era ormai il suo lavoro. Con molti più rischi, ma con la promessa di guadagni molto migliori. L’obiettivo finale, raccontano il giorno dopo i suoi amici, era tornare in Italia e comprare una casa. "Ci dovevamo sposare", dice Alice, la sua fidanzata. Adesso, piange, "l’ unica consolazione è sapere che è morto con onore". Ancora quella frase, dunque: "Vi faccio vedere come muore un italiano". Detta nella sua lingua, anche se Fabrizio parlava bene l’inglese.

Ci sono parole che vanno usate con prudenza, e la parola eroe è una di queste. Di certo, si può dire che Fabrizio Quattrocchi è morto in piedi, da uomo prigioniero ma non sconfitto, senza permettere a quel colpo di pistola di uccidere la sua dignità. Difficile dire cosa sia un eroe, facile dire che quelle sue parole, sono parole che restano, e resteranno.







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giovedì 1 giugno 2006 - ore 18:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


DAI RAGASSI ANCORA UN VOTO E FESTEGGEMO I 10

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giovedì 1 giugno 2006 - ore 18:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ora ho voglia di:Guidare un gioello simile!!!





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giovedì 1 giugno 2006 - ore 08:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lo scopo di questa missiva è quello di rendere giustizia a una generazione,quella di noi nati agli inizi degli anni ’80 (anno più, anno meno),quelli che
vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni.

Noi non abbiamo fatto la Guerra, non abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, non abbiamo votato il referendum per l’aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia
’90.
Per non aver vissuto direttamente il ’68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.

Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo
dire, e
lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono
venuti
dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.

Siamo l’ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a
saltare la
corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i
primi ad
aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori.

Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche
sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni.

Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non
Halloween,
quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la
Maturità e i pionieri del 3+2...

Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci
Sentieri e
i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a
rivederli
adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo
innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con
Heather
Parisi, cantato con Cristina D’Avena e imparato la mitologia greca con
Pollon,
non con Hercules o Xena! Siamo una generazione che ha visto Maradona
fare
campagne contro la droga.

Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima
che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico.
Abbiamo imparato che cos’è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza
Ovale; siamo state le più giovani vittime di Chernobyl; quelli della
nostra
generazione l’hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.);
abbiamo
gridato NO NATO, fuori le basi dall’Italia, senza sapere molto bene cosa

significasse, per poi capire di colpo che ci sbagliavamo un 11 di
settembre.

Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro,abbiamo giocato a Pac-Man, Bill Gates ci sta antipatico e credevamo che
internet sarebbe stato un mondo libero.

Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di
Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e
del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman,ET o Alla Ricerca dell’Arca Perduta.

Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba
erano
male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero
come
resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi
giocare..."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a
forma
di
mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì
Ayuara,
l’Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Creamy, Kiss Me
Licia,
i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma
con
l’ascensore.
Siamo la generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine
vanno
insieme.

La generazione che non ricorda l’Italia Mondiale ’82, e che ci viene un
riso
smorzato quando ci vogliono dare a bere che l’Italia di quest’anno è la
favorita...

L’ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi
della
macchina all’inverosimile per andare in vacanza 15 giorni.

Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi:
viaggiavamo
in
macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag;
facevamo
viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. No
avevamo
porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a
prova di
bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le
ginocchia o
i
gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle
penitenze era bestiale.

Non c’erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni,
tutti
infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e
tanto
meno le rotelle!!

Mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno
era
grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno
si è
mai
infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre
madri
sistemavamo lavandoci la testa con l’aceto.

Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi,
dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo
tirandoci
gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l’acqua
direttamente dalle fontane dei parchi, acqua
non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze si intortavano
inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della
bottiglia o
a
quello della verità, non in una chat dicendo

Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo
imparato
a crescere con tutto ciò.

Tu sei uno di nostri? Congratulazioni!

A tutti coloro che hanno avuto la fortuna di crescere come
bambini.




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giovedì 1 giugno 2006 - ore 08:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Oggi son alle stelle...Sto da Dio e inizio ad alzarmi al mattino con un’altra visione del mondo...Con la consapevolezza che qualcosa deve e può cambiare...Con la speranza che i sogni non rimangano sogni e possano realizzarsi giorno dopo giorno...Con il sorriso che mi attraversa il viso e con la serenità di un bimbo!!!Adoro le persone che mi son vicine e mi vogliono bene perchè le loro parole mi han dato la spinta per continuare a sorridere, anche quando non c’era niente per cui essere felici.... Ringrazio e mando un bacio a chi ha reso possibile tutto questo!!! ...



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mercoledì 31 maggio 2006 - ore 17:53


FINE GIORNATA!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Waooo...tra un po’ me ne torno a casa e mi vado a preparare...stasera...cenetta romantica!!! Naturalmente e ufficialmente in amicizia...ma in due soltanto e da alcune premesse...mi sa poco in amicizia...
Non ci resta che aspettare sperare e vedere!!! Certo non si sa mai!!
Ma davvero son due settimane che sto con il sorriso...e questo mi fa sperare bene!!!

Bona serata a tutti!!!Anche se spero che la mia sia migliore!!



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mercoledì 31 maggio 2006 - ore 15:31


Evviva i veneti!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quattro giovani laureati di 4 importanti università tecniche, Yale, Harvard, Sorbona, e Padova, cercavano impiego in una importante multinazionale con sede in Brasile.
I quattro candidati furono chiamati insieme per un’intervista con il Direttore Generale. Il Direttore disse loro che dovevano rispondere ad una sola domanda, e che a seconda della risposta, il posto sarebbe stato loro.
Il Direttore chiese:
- Cos’è più veloce al mondo?
Il laureato di Yale rispose:
- Il pensiero!
E il Direttore chiese:
- Perché?
- Perché un pensiero è pressoché immediato!
Il Direttore pensò che era una eccellente risposta.
Il laureato di Harvard rispose:
- Un battito di ciglia. Perché è talmente rapido, che non ci accorgiamo nemmeno di farlo!
Il Direttore restò incantato.
Il laureato della Sorbona rispose:
- La corrente elettrica!
- Perché? - volle sapere il Direttore.
- Perché ci avviciniamo all’interruttore, e con un leggero movimento possiamo accendere subito una luce a 5 km di distanza!
- Eccellente! - rispose il Direttore.
Fu il turno del laureato di Padova, che rispose:
- Signor Direttore... è la diarrea...
Il Direttore stupefatto gli disse:
- Lei ha voglia di scherzare, che dice?
Il laureato replicò:
- Proprio la diarrea. Stanotte avevo una diarrea così forte che prima di poter pensare o battere le ciglia, e senza
darmi il tempo di accendere la luce, mi ero già cagato addosso...



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