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mercoledì 4 agosto 2004 - ore 19:07
Test di guida
(categoria: " Riflessioni ")
Una bicicletta procede lentamente davanti a voi.
Come vi comportate?
1) La superate
2) Non vi permettereste mai di superarla

Semplicemente un messaggio di prova dopo il blackout.
Bentornati blogs!
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giovedì 29 luglio 2004 - ore 17:00
Mother Kate stands for comfort...
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Kate Bush non incide un disco da 11 anni, eppure oggi si possono contare molti suoi eredi, da Bjork a Tori Amos. Cantautrice dotata di un'estensione vocale di ben quattro ottave, ma anche attrice, ballerina (allieva - come David Bowie - di Lindsay Kemp) e polistrumentista, a soli 16 anni riuscì a catturare l'attenzione di
David Gilmour dei Pink Floyd, che le fece avere in breve tempo un contratto con la Harvest/EMI. Il debutto è nel 1978 con l'album
The Kick Inside, lanciato dal celebre singolo
Wuthering Heights ispirato dal libro di Emily Bronte. Seguono gli album
Lionheart, che a grandi linee ricalca il precedente, il transitorio
Never For Ever e nel 1982 l'ostico
The Dreaming, apprezzato dai fans ma non dal grande pubblico. Nel 1985 Kate produce e arrangia negli studi di casa sua il brillante LP
Hounds Of Love, che alterna sperimentazione e hit-singles più accessibili, spesso corredati da ottimi videoclip.
A settembre, l'album spodesta Madonna dal vertice delle charts inglesi ed entra in Top30 anche negli Stati Uniti.

L'edizione presa in considerazione è quella del 1997, pubblicata in occasione del centenario della EMI Records (come è successo con Private Dancer di Tina Turner e Viva Hate di Morrissey) rimasterizzata in digitale e con sei bonus tracks aggiunte. La prima traccia,
Running Up That Hill, è stata riportata da poco al successo dai Within Temptation (ma anche i Placebo ne hanno realizzato una cover, inclusa nella seconda edizione dell'album "Sleeping With Ghosts"); la title-track è stata pubblicata anche come singolo, così come la successiva
The Big Sky (un sottovalutato brano dalle sfumature
funky).
Mother Stands For Comfort ha un testo oscuro e una struttura più sobria ed essenziale, con un ampio uso di
fairlight (un complesso sintetizzatore e campionatore, nella foto qui sotto). Ma forse il vero capolavoro dell'intero LP è il bolero di
Cloudbusting, il cui testo si basa su un romanzo di Peter Reich e in cui le tastiere si innestano in un arrangiamento orchestrale che termina con un coro al ritmo di una marcia.

Con questo brano si conclude la prima parte del disco: la seconda è una lunga suite intitolata
The Ninth Wave sulla storia di una donna che sta annegando (ma non mi è chiaro se si tratti di un tentato suicidio o solo di un sogno); a voci campionate e strumenti elettronici (il suono dell'elicottero in
Waking The Witch è tratto da
The Wall dei Pink Floyd) si alternano brani suonati al pianoforte come
Dream of Sheep e persino un episodio di ispirazione irlandese rielaborato con il fratello Paddy Bush,
Jig of Life. La migliore porzione della suite è a mio avviso l'inno alla vita
Hello Earth; tra le bonus tracks ho particolarmente apprezzato il remix di Running Up That Hill e la b-side
Under The Ivy.
Nel 1986 è stata pubblicata una trascurabile e incompleta raccolta intitolata
The Whole Story, e nello stesso anno Kate incide
Don't Give Up insieme a Peter Gabriel (con cui già aveva collaborato nel 1980, nel brano Games Without Frontiers). Poi ci sono stati altri due album,
The Sensual World nel 1989 e
The Red Shoes nel 1993 (tra gli ospiti ci sono anche Prince ed Eric Clapton). Presto l'intero catalogo di Kate Bush sarà rimasterizzato; si parla anche di un album nuovo di zecca. Intanto consiglio caldamente l'ascolto di questo disco, uno tra i più validi degli anni Ottanta, vicino a
III di Peter Gabriel e
The Hurting dei Tears For Fears.
KATE BUSH - CLOUDBUSTING
I still dream of Orgonon.
I wake up crying.
You're making rain,
And you're just in reach,
When you and sleep escape me.
You're like my yo-yo
That glowed in the dark.
What made it special
Made it dangerous,
So I bury it and forget.
But every time it rains,
You're here in my head,
Like the sun coming out
Ooh, I just know that something
good is going to happen.
And I don't know when,
But just saying it
could even make it happen.
On top of the world,
Looking over the edge,
You could see them coming.
You looked too small
In their big black car,
To be a threat to the men in power.
I hid my yo-yo in the garden.
I can't hide you from the government.
Oh, God, daddy - I won't forget
'Cause every time it rains,
You're here in my head,
Like the sun coming out
Ooh, I just know that something
good is going to happen.
And I don't know when,
But just saying it
could even make it happen.
The sun's coming out.
Your son's coming out.
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mercoledì 28 luglio 2004 - ore 09:53
Coffee and Cigarettes
(categoria: " Cinema ")

Curiosa commedia in bianco e nero che raccoglie diversi
cortometraggi, in cui si possono riconoscere personaggi come un nevrotico
Roberto Benigni, uno Steve Buscemi che parla di complotti sulla morte di Elvis, un
Tom Waits che parla di musica e medicina con
Iggy Pop (e non sono i fraintendimenti a mancare, dai dischi nel juke-box alla proposta di "testare" un nuovo batterista). A questi tre episodi se ne aggiungono altri, solo in apparenza slegati ma tutti uniti dalle chiacchiere davanti ad una tazza di caffè - con la sola eccezione di Alfred Molina e Steve Coogan che parlano di una loro probabile parentela bevendo tè - e molto fumo. Tra i più interessanti cito quello con
Cate Blanchett, nella doppia veste di se stessa e di sua cugina, poi quello con i
White Stripes che si mettono a discutere del fisico Tesla (tema che tornerà anche alla fine del film) e uno sketch di due rappers del Wu-Tang Clan - dove torna il rapporto musica e medicina, stavolta alternativa - serviti da un depresso
Bill Murray che scola caffè dal bricco.
Tra conversazioni, silenzi, marche di sigarette, bar, suite d'alberghi, imbarazzi (esemplare quello tra Alex Descas e Isaach De Bankolè), camerieri invadenti o imbranati, nicotina usata come insetticida, ghiaccioli al caffè, considerazioni sulla generazione anni 40 di Gianni e Pinotto, corteggiamenti (il cameriere che serve Renée French, ma anche i due anziani lavoratori dell'ultimo episodio, il più lento e malinconico, che immaginando di bere champagne al posto del caffè e citando Mahler corteggiano la vita quando se ne sta per andare), camere fisse e una soundtrack appena accennata, lo spettatore si avvicina facilmente ai personaggi, che qui ci mostrano il loro lato meno "ufficiale".
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lunedì 26 luglio 2004 - ore 12:54
Test number two
(categoria: " Cinema ")
...e visto che ci siamo, ho fatto anche il Classic Movie Test appena proposto:
LINK. Il profilo finale è veritiero...

"...La storia è quella di un giovane leader dei boy scouts (James Stewart) che viene scelto per sostituire un senatore deceduto. I politicanti che ne caldeggiano e appoggiano la nomina contano di manipolarlo a loro piacimento, fidando nella sua inesperienza e soprattutto nella sua candida ingenuità. Ma il giovanotto si accorge presto in che razza di verminaio è andato a cacciarsi. Scopre che gli intrallazzi, il favoreggiamento di interessi personali contrastanti con il bene pubblico, sono pane quotidiano della politica. E decide che lui non starà al gioco. Aiutato da una ragazza (Jean Arthur) si batterà contro i "cattivi", (tra cui spicca uno straordinario Claude Rains, ancora una volta nei panni dell'eroe negativo destinato alla sconfitta). In un serrato finale in crescendo lo vediamo usare l'arma della parola in un estenuante "filibustering" nella seduta decisiva del congresso per l'approvazione del progetto di una diga che avrebbe nefasti sviluppi sull'ambiente ma colossali guadagni per i corrotti e le lobby che li finanziano. Un duello in punta di fioretto sui regolamenti parlamentari ma dove non si lesinano colpi di clava..."
(opinione tratta da dooyoo.it)
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domenica 25 luglio 2004 - ore 17:46
Test results!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ebbene, signore e signori, ho fatto anch'io il test proposto in un post di
Lucadido. Ho scelto il questionario con 45 domande, per un profilo più accurato...
Questo il risultato

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sabato 24 luglio 2004 - ore 17:43
KEANE
(categoria: " Musica e Canzoni ")
ovvero speranze e paure del pop d'Oltremanica
Hopes And Fears, cd di debutto degli inglesi
Keane, tre ragazzi del Sussex, rischia di essere il miglior disco pop dell'estate 2004. Un album che in Inghilterra è ancora saldo ai primi posti delle charts, ma che in Italia ancora pochi conoscono; una collezione di 11 brani (per 45 minuti di musica) tutti in bilico tra le classiche sonorità britanniche dei Coldplay (soprattutto nel brano
Your Eyes Open) e dei Travis, e il pop degli A-Ha - in particolare degli ultimi due lavori della band scandinava. Dopo aver pubblicato degli EP per la Fierce Panda (la stessa etichetta che ha lanciato la band di Chris Martin) i Keane, guidati dal cantante Tom Chaplin, hanno firmato un contratto con la Island Records, etichetta fondata da Chris Blackwell che negli anni ha lanciato artisti come i Traffic di Steve Winwood, gli U2, Grace Jones, nonché i Cranberries e i dischi di maggior successo di Bob Marley and the Wailers. Il primo singolo pubblicato in Italia è stato
Somewhere Only We Know, traccia #1 del compact, e attualmente le radio stanno promuovendo
Everybody's Changing. E' difficile trovare del riempitivo, visto che quasi ogni brano potrebbe essere un hit-single:
This Is The Last Time più di ogni altro pezzo mostra le abilità canore di Chaplin, dotato di un falsetto malinconico ma non lagnoso né ruffiano; la melodia ariosa di
She Has No Time non sfigurerebbe in un disco del cantautore tedesco Maximilian Hecker. Volendo essere severi, Hopes And Fears è un po' troppo
perfettino e piacione (c'è chi insinua che sia opera di un gruppo studiato a tavolino) e spesso poco fantasioso negli arrangiamenti; non c'è nulla di rivoluzionario, se escludiamo l'assenza delle chitarre. Tuttavia rimane un disco solido e piacevole, consigliato a chi già ha avuto modo di apprezzare
Rose del già citato Hecker e
Stop All The World Now, secondo album di Howie Day.
KEANE - THIS IS THE LAST TIME
This is the last time
That I will say these words
I remember the first time
The first of many lies
Sweep it into the corner
Or hide it under the bed
Say these things they go away
But they never do
Something I wasn't sure of
But I was in the middle of
Something I forget now
But I've seen too little of
The last time
You fall on me for anything you like
Your one last line
You fall on me for anything you like
And years make everything alright
You fall on me for anything you like
And I no I don't mind
This is the last time
That I will show my face
One last tender lie
And then I'm out of this place
So tread it into the carpet
Or hide it under the stairs
Say that some things never die
Well I tried and I tried
Something I wasn't sure of
But I was in the middle of
Something I forget now
But I've seen too little of
The last time
You fall on me for anything you like
Your one last line
You fall on me for anything you like
And years make everything alright
You fall on me for anything you like
And I no I don't mind
The last time
You fall on me for anything you like
Your one last line
You fall on me for anything you like
And years make everything alright
You fall on me for anything you like
And I know I don't mind
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giovedì 22 luglio 2004 - ore 17:38
La voce, eco della visione...
(categoria: " Musica e Canzoni ")
a Ferrara il 21 luglio 2004Strano concerto, quello di
Vinicio Capossela tenutosi ieri in Piazza Castello a Ferrara. O meglio, un "concertato" di parole, musica, visioni...canzoni da lui composte (estratte soprattutto da "Canzoni a manovella", l'ultimo suo album di inediti), ma anche classici di Bach, "Adios Nonino" di Astor Piazzolla, un estratto da "Madame Butterfly", una poesia di Michelangelo messa in musica. Il tutto eseguito insieme all'orchestra di diciassette elementi e un violoncello di quattro secoli fa suonato da
Mario Brunello. Insoliti accostamenti, tra ballate al pianoforte sentimentali e sarcastiche, reminiscenze di un passato lontano insieme a scratches e campionamenti realizzati da Cesare Malfatti (dei La Crus, altra realtà musicale italiana da tenere d'occhio). Raffinato e incredibilmente popolare allo stesso tempo, con un'aria da artista bohémien d'altri tempi, Capossela ha estrapolato dei brani dal suo libro "Non si muore tutte le mattine", pubblicato da Feltrinelli all'inizio di quest'anno.
Siamo rimasti solo voce. Come la ninfa Eco, che a furia di consumarsi, per passione, finì col rimanere voce... eco di voce, eco della sua voce. Non abbiamo più peso, né corpo, né vita, siamo soltanto voce. La voce che si spande nei canali della quantità, la voce rinchiusa, asserragliata a spurgare, incarcerata. La voce dai motel, la voce rimasta impigliata nella rete dei telefoni, delle strade, dei binari. Siamo rimasti Voce, senza più corpo, sul bordo della nostra gioventù, sull’orlo di come sarebbe dovuta andare. La voce delle serenate, che ci echeggiano nelle orecchie, e non ci lasciano in pace. Puniti dalla troppa passione, ci si è portati al punto di rimanere fermi davanti ai bivi. Allora ci è voluto il ritiro, l’impresa e l’epopea. La voce è diventata la nostra divinità, il nostro nume. Essa soltanto ci tutela e conserva, ci riproduce, che ci ha infebbrato la vita, ingravidati, e solo la voce è rimasta per sgravare quella colica di immaginazione, quel mare grosso che ci ha sollevati fino a dove Dio si è fatto intravedere e poi ancora, ci ha annegati, ributtati dalla parte di sotto. La voce è la nostra barca, il nostro confine, quel che resta di noi, l’eco della nostra voce, rimbalzante per tutti gli spigoli dai quali ci siamo intravisti. La voce, eco della visione. 
Dopo un inizio lento e un po' troppo autoindulgente, lo show decolla con l'esecuzione di
Con una rosa. Altri brani in scaletta appartenenti al repertorio del cantautore, nato ad Hannover nel 1965 e vincitore della Targa Tenco nel 1990 con "All'una e trentacinque circa" (definito il miglior disco di debutto dell'anno), sono stati
Una giornata senza pretese, dal primo album e dedicato alle
prime sbornie,
Il corvo torvo (da "Il ballo di San Vito"),
Zampanò, poi
Maraja (e stavolta ha ricordato quasi tutte le parole del testo, dopo quanto è accaduto al concerto del Primo Maggio...),
I pianoforti di Lubecca e in conclusione
Contratto per Karelias - ed erano in molti a cantarla. E' stato presentato anche un brano inedito davvero molto suggestivo, mentre
Che coss'è l'amor era stranamente assente. Tra gli strumenti presenti sul palco, c'era anche il
theremin, uno dei primi strumenti musicali completamente elettronici, inventato nel 1920, molto difficile da suonare - è composto da due antenne, e con le due mani si controllano intonazione e volume.

Intanto sembra che siano in molti a riscoprire Capossela: leggendo le classifiche di questa settimana dal sito della FIMI, si può notare che l'antologia pubblicata l'anno scorso,
L'indispensabile, riappare al 61esimo posto...se volete avvicinarvi al suo repertorio (originale tra suggestioni balcaniche e influenze di artisti del calibro di Tom Waits e Joe Jackson, ma anche del miglior Paolo Conte) ed evadere dalla monotonia delle programmazioni radiofoniche, saranno 10 euro spesi molto, molto bene.
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martedì 20 luglio 2004 - ore 12:10
B-AIV
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Ecco un link che mostra alcune possibili conseguenze della visione continuata del programma...non si tratta di un tributo a Luca e i Beehive, ma di qualcosa di preoccupante...
Per palati fini
->
LINK <-
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domenica 18 luglio 2004 - ore 18:51
Playlist della settimana
(categoria: " Musica e Canzoni ")
THE CURE
The Cure (Enhanced CD)(c) 2004 GEFFEN Records.
Secondo album del nuovo millennio per il gruppo di Robert Smith, dopo "Bloodflowers" del 2000 - ma nel frattempo sono stati pubblicati anche un Greatest Hits (non del tutto riuscito) e un ottimo box set, "Join The Dots", contenente gran parte dei lati B dei loro singoli, brani rari inclusi in vecchie compilation, alcuni remix difficilmente reperibili e canzoni composte per colonne sonore (per esempio "Burn" per il film "Il Corvo"). I Cure compiono 25 anni nel music business (mica male, se consideriamo che la band aveva minacciato lo scioglimento già con "Disintegration" del 1989!), e questo CD omonimo è il primo dopo la conclusione del contratto con la Fiction Records. Prodotto da Ross Robinson (già con i Korn e gli Slipknot), "The Cure" ha una scaletta che varia a seconda dei Paesi: la nostra ha un brano in più dell'edizione statunitense ("Going Nowhere") e un brano in meno rispetto a quella inglese ("Truth Goodness and Beauty"). E' stato anche pubblicato in vinile ed esiste una limited edition con un DVD allegato.
(7/10)
Come sono le canzoni di questo nuovo album? Già su Internet si possono leggere recensioni contrastanti; alcuni fan si sono lamentati della produzione e dei suoni in generale - il compact è stato registrato in presa diretta. Rispetto a "Bloodflowers", "The Cure" è un disco disomogeneo, sembra più una raccolta di canzoni ognuna con un mood differente. Ormai Robert Smith e soci non stupiscono più, e alcune proposte sono prevedibili: la traccia #6,
Us Or Them, inizia come "Watching Me Fall" (del disco precedente), e la #7,
alt.end, ha un incipit che ricorda "In Your House" del 1980, sebbene velocizzato.
Anniversary è la canzone che più ricorda le atmosfere di "Disintegration", mentre
(I Don't Know What's) Going On e
Taking Off sono due possibili singoli pop (alla "Friday I'm In Love"). La bonus track
Going Nowhere è un ottimo brano di chiusura, acustico, che si distacca dai suoni più "tirati" degli ultimi pezzi della scaletta. In conclusione, The Cure non è un capolavoro, ma non è neppure scadente come parte della critica vuole far credere; lo si apprezza dopo più di un ascolto, anche se non lo trovo un disco adatto a chi non conosce la band.
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JOHN LENNON
Imaginedigitally remixed and remastered(c) 2000 Parlophone/EMI.
Nel 1971 (ad un anno di distanza da "Let It Be"), John Lennon pubblica un disco solista prodotto insieme a Phil Spector e alla moglie Yoko Ono, e tra i musicisti figura anche l'ex Beatle George Harrison. Considerato uno dei pochi album consistenti di Lennon, contiene dieci canzoni per 40 minuti di musica, e nel 2000 è stato ripubblicato in CD in veste rimasterizzata, senza brani aggiunti, che restituisce la dinamica e il calore del suono del vinile. I due brani più conosciuti del lavoro sono la
title-track, riproposta spesso da altri artisti (ricordiamo un'interessante cover di Randy Crawford) e
Jealous Guy, riportata al successo nel 1981 dai Roxy Music in una cover altrettanto valida.
(8/10)
Ci sono stati spesso dibattiti sull'effettivo valore dei dischi di John Lennon: alcuni titoli "sperimentali" realizzati agli esordi con la moglie restano delle curiosità giusto per i completisti, altri come "Double Fantasy" e il postumo "Milk and Honey" mescolano inspiegabilmente brani di John a composizioni di Yoko, che dopo la sua morte ha pensato bene di riempire gli scaffali dei negozi, quasi ogni anno, di registrazioni inedite, cofanetti e greatest hits vari (solo "Shaved Fish" è una raccolta autorizzata da Lennon, pubblicata per obblighi contrattuali). Quest'album contiene sei grandi canzoni: non solo i due singoli già nominati, ma anche
How?, con un arrangiamento orchestrale alla "Long and Winding Road"; l'energica
How Do You Sleep?, un vero e proprio attacco nei confronti di Paul McCartney; anche
Gimme Some Truth e la delicata
Oh My Love - ricantata da Martin Gore l'anno scorso nel suo album "Counterfeit2" - sono degne di nota. Poi ci sono altri due brani gradevoli,
Crippled Inside (non particolarmente originale nella melodia) e
It's So Hard. Bocciate invece la noiosa
Don't Wanna Be A Soldier (che comunque ha una batteria interessante, quasi alla Death In Vegas...30 anni prima!) e la filastrocca
Oh Yoko, dal testo stupido e sdolcinato ("Nel bel mezzo della notte/chiamo il tuo nome/oh Yoko/il mio amore ti accenderà..."). Nonostante ciò, Imagine resta un CD da riscoprire, e da preferire alle raccolte che si fermano ai brani più ovvi.
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lunedì 12 luglio 2004 - ore 21:58
Quando si ha soltanto l'amore
(categoria: " Poesia ")
Quand on n'a que l'amour
Quando si ha soltanto l'amore
Da dividere insieme
Nel giorno del grande viaggio
Che è stato il nostro amore
Quando si ha soltanto l'amore
Amore mio, io e te
Perché scoppino di gioia
Ogni ora ed ogni giorno
Quando si ha soltanto l'amore
Per vivere le nostre promesse
Senz'altra ricchezza
Che il crederci sempre
Quando si ha soltanto l'amore
Per arredare di meraviglie
E ricoprire di sole
La bruttezza della periferia
Quando si ha solo l'amore
Come unica ragione
Come unica canzone
E unico aiutoQuando si ha soltanto l'amore
Per vestire al mattino
Poveri e malandrini
Con mantelli di velluto
Quando si ha soltanto l'amore
Da offrire in preghiera
Per i mali della terra
Come semplici trovatori
Quando si ha soltanto l'amore
Da offrire a coloro
Che hanno una sola battaglia
Ed è cercare la luce
Quando si ha soltanto l'amore
Per tracciare il cammino
E forzare il destino
Ad ogni crocevia
Quando si ha soltanto l'amore
Per parlare ai cannoni
E nient'altro che una canzone
Per convincere un tamburo
Allora senza avere nient'altro
Che la forza d'amare
Avremo nelle mani
Amici, il mondo intero
Jacques Breltraduzione italiana di Angela Bruno.
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