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lunedì 20 febbraio 2006 - ore 12:55 SOAVE GUITAR FESTIVAL MANCANO PIU’ DI DUE MESI MA SONO GIA’ IN FERMENTO... UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE! Per saperne di più... LINK Sono curioso di sentire Laurence Juber all’opera, un chitarrista che ha collaborato con Paul McCartney e i Wings. TeleJD mi ha dato un CD di questo grande chitarrista dove suona delle cover dei Beatles solo con la chitarra acustica e devo dire che non ho mai sentito nulla del genere. Da brivido! LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK giovedì 16 febbraio 2006 - ore 08:32 George Harrison 3° Parte (ultima) Discografia. La produzione di album di George è sempre stata abbastanza discontinua. Dopo l’exploit di “All Things Must Pass” del 1971, George ha pubblicato in tutto nove album ufficiali dei quali ben sei dal 1971 al 1978 e solo tre negli anni 80. Oltre a questo, egli pubblicò due“Best”(uno nel 1976 e uno nel 1989), due Live uno nel 1971 e uno nel 1992 e due nell’era Beatles (“Wonderwall Music” 1968 e “Electronics Sound 1969”) nel quale anche qui George fu il primo dei quattro a pubblicare lavori solisti. L’ultimo di George “Brain Washed” 2002, il 10°, è stato pubblicato dalla moglie, un anno dopo la sua morte. Tralasciando per un attimo i Live e i Best, direi che i migliori album in assoluto a mio parere sono il primo, “All Things Must Pass” e l’ultimo, “Cloud Nine” che si avvalora di collaborazioni di altri artisti e che fu spinto su in classifica dall’ hit commerciale “Got My Mind Set On you”. Dispiace affermare che molti dei suoi lavori sono inferiori alla media o meglio, non all’altezza del suo primo album capolavoro. Tuttavia in tutti i suoi album è sempre presente qua e là qualche ottima perla “chitarristica”. Bellissimo il pezzo “Greece” contenuto nel album “Gone Troppo”. Uno strumentale con intrecci magici di numerose chitarre con lo “slide” raddoppiato numerose volte. Interessantissimo il progetto dei Traveling Wilburys (1988) che assieme a Tom Petty, Bob Dylan, Jeff Lyne e Roy Orbison, George diede vita ad un super gruppo, durato lo spazio di due divertentissimi album. Per l’occasione i cinque si diedero dei pseudonimi. George scelse Nelson Wilbury. L’hit del primo album era "Handle With Care". Ritornando ai due album Live: uno è il già citato “Concert For Bangla Desh”, mentre l’altro, “Live In Japan”, vede la band di Eric Clapton al gran completo (con Clapton stesso) messa a disposizione di George per una tournee suonando splendidamente tutti i suoi successi dai Beatles in poi. Altri album che personalmente ascolto volentieri sono “George Harrison” (1979), del quale Eric Clapton nel suo ultimo lavoro riprende una canzone, “Love Comes To Everyone” (suonò anche nel pezzo originale), poi “Somewhere In England” (1981), e “The Best Of Dark Horse 1976 – 1989” (1989). ![]() In termine di singoli George ne ha fatti molti dei quali alcuni splendidi: “Give Me Love”, “What Is Life”, “You”, “Dark Horse” nella quale si percepisce una vistosa afonia vocale di George per una forma di laringite acuta avuta in quel periodo (1974), “All Those Years Ago” dedicata a John Lennon; bella “Blow Away” del 1979 e la perla “When We Was Fab” dall’ultimo album “Cloud Nine”. Equipaggiamento di George. Recentemente un certo Andy Babiuk ha pubblicato “Beatles Gear”, un ottimo libro su tutta la strumentazione dei Beatles dalla primissima chitarra di Lennon del 56 al periodo di Let It Be. Qui menzionerò solo le chitarre più celebri usate dal vivo e in studio con i Beatles. George Harrison è un “Fender-Stratocasterista” mancato...almeno i primi tempi! Nel 1961, in una delle tante scorribande di Amburgo, notò una Fender Stratocaster dalla vetrina di un negozio. Racimolò i soldi per comprarla ma gli fu soffiata sotto il naso dal chitarrista di “Rory Storm & The Hurricanes” il gruppo di Ringo Starr in tounee da quelle parti. Chissà come sarebbe stato il sound dei primi Beatles con la mitica Fender. Tuttavia la usò abbondantemente a partire dal 65 e in tutto il periodo da solista. ![]() Nel periodo 59 – 61 circa, George usava una “Futurama”, una chitarra di produzione cecoslovacca, che aveva tre pulsanti del tipo interruttore della luce che servivano ad azionare i tre Pick Up. Come amplificatore usava un Selmer Truvoice Stadium e subito dopo un Gibson GA-40 Les Paul Amp. Nel 62 arrivò la sua prima “Gretsch Duo Jet” con pick up “De Armond” a bobina singola, che la leggenda dice l’abbia acquistata per poche sterline da un marinaio ed è quella che si può sentire nei primi due album. Anche gli ampli sono nuovi ed ecco il primo Vox AC30 con il cabinet bianco. ![]() Harrison aveva anche un’altra Gretsch simile alla Duo Jet e cioè una Jet Fire Bird, con pick up “Filtertone” a bobina doppia, usata pochissimo mentre in acustico usava una Gibson J-160E dotata di un pick up al manico e una chitarra classica, una “Ramirez” con corde di nylon . Con i soldi dei primi successi beatlesiani acquistò un’altra Gretsch mod. Chet Atkins Country Gentleman, che usò parecchio dal vivo e nel primo tour americano passa dal Vox AC-30 al Vox AC50 con testata e cassa. Altra Gretsch, questa volta il mod. “Chet Atkins Tennessian” che cominciò ad usare dall’agosto del 64 fino a tutto il 65 alternandola con la Rickenbacker 360/12 collegate ad enormi amplificatori Vox AC 100. Verso la fine del 63 Harrison aveva un’altra Rickenbacker, il raro modello 420/6 corde dotata di un solo pick up e che gli fu stata rubata. Un modello uguale è esposto all’ “Essemusicstore” di Montebelluna. Nel 65 in studio, usava spesso una Fender Stratocaster azzurrina, (vedi assolo di Nowere Man) che due anni dopo fu ridipinta con colori psichedelici e nel 66 andò in tour con una “Epiphone” mod. “Casino” sunburst (sfumata) dotata di leva vibrato “Bigsby” che alternava dal vivo con una nuova Rickenbacker 360/12 corde diversa dalla precedente con la quale eseguiva “If I Needed Someone”. La Epiphone venne usata fino all’ultimo concerto dal vivo dei Beatles. Raramente in tour tra il 65 e il 66 George usava anche una Gibson ES-345 con “Varitone. In studio e nel clip di Paperback Writer George ha una Gibson SG Standard, detta “diavoletto”, per i due cornetti che la contraddistingue. Dalle foto del 67 durante le sessioni di registrazione di Sgt. Pepper’s , si vede spesso George ancora con la sua Epiphone, o la Fender ridipinta collegate ad un Vox Supreme che aveva la cassa più larga della testata. Nel 68 Eric Clapton regalò a George una Gibson Les Paul Standard colore rossa con la quale eseguì l’assolo di "Something". Nel clip di Hey Jude, Gorge suona un “Fender Bass VI” ovvero un basso a sei corde accordato con gli intervalli di una chitarra, però un’ottava sotto. Questo particolare strumento si vede spesso nel film Let It Be suonato spesso anche da John Lennon. Sempre nel film Harrison predilige una stupenda Fender Telecaster Rosewood che usa anche sul concerto del tetto e un’acustica Gibson J-200. Gli amplificatori Vox , nel periodo 68 – 70 sono stati sostituiti con i Fender Twin Amp Silver Face. Con questo concludo la “trilogia” dedicata ad uno dei chitarristi più compianti della storia del rock, il buono e taciturno George. Non voglio parlare della sua malattia o della sua sofferenza perché in questa sede ho voluto rendere omaggio al musicista e chitarrista George, mentre all’uomo, il migliore omaggio è tenere sempre vivo dentro di noi , il suo ricordo. Ciao George! Tra 9 giorni è il tuo 63° compleanno. Alcune foto di George Harrison. ![]() George con Roger McGuinn e Bob Dylan ![]() I Travelin’ Wilburys ![]() George e la moglie Olivia LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK mercoledì 15 febbraio 2006 - ore 12:25 George Harrison 2° Parte La tecnica. La tecnica di George, di primo acchito potrebbe sembrare semplice ed elementare ma non è così. Egli possedeva, presenza, raffinatezza, buon gusto nel fraseggio, pulizia nel suono, sapeva intervenire al momento giusto senza manie di invadenza o protagonismo e soprattutto possedeva intelligenza nella tessitura delle note. Il suo tocco era così peculiare che decine di chitarristi sono caduti inesorabilmente nel tentativo di imitare uno dei suoi più celebri assolo, compresi quelli che si sono avvicendati nelle band di McCartney. In tutte le registrazioni live o no del primo periodo comprese anche quelle di pessima qualità, è evidente la precisione e la nitidezza dei suoi interventi. Qualsiasi gruppo beat dell’epoca avrebbe pagato oro per averlo nella propria band. ![]() Tuttavia ebbe una lieve flessione verso la metà dei 60 probabilmente per una forte inclinazione verso l’India e il sitar. Cominciavano ad emergere chitarristi del calibro di Clapton o Jeff Beck (ambedue con gli Yardbirds) ed Harrison sembra si stacchi un po’ dal suo strumento principale lasciando il posto spesso e volentieri a McCartney perfino negli assolo dei suoi pezzi! Infatti Paul è l’autore del bellissimo assolo di “Taxman” una delle più belle canzoni di George. Già in precedenza, egli aveva suonato delle parti di chitarra solista in brani come “Ticket To Ride”, “Drive My Car”, “Another Girl” “Sgt. Pepper’s” “Fixin A Hole” e sicuramente in diverse altri occasioni. Qui potrebbero esserci tutti gli elementi per la caduta di un mito, ma io non lo penso affatto. Credo che George abbia fatto molto di più di qualche assolo di chitarra. Privi di quell’influenza orientale, portata da George all’interno del gruppo, album come “Revolver” o Sgt. Pepper,s” o “White Album” non esisterebbero nemmeno e perle come “Strawberry Field Forever” o “Lucy In The Sky” probabilmente non sarebbero mai state scritte. George tuttavia, suona alla grande su “White Album”, “Abbey Road” e “Let It Be”, (anche se su Get Back, Lennon è alla chitarra solista) scrivendo anche i suoi migliori pezzi come “Something” e “Here Comes The Sun”. George solista. Sciolti i Beatles, George si ritrovò in mano una miriade di canzoni impossibilitate dall’ essere inserite negli album dei Beatles, poiché schiacciato dallo strapotere di Lennon – McCartney, ma da realizzare addirittura un triplo album solista, “All Thing Must Pass”. In quel periodo George spinto da slancio umanitario, organizzò il “Concert For Bangla Desh” , un po’ come Bob Geldof per il “Live Aid ” e il “Live 8”. Anche qui George è stato un precursore e cioè, il radunare il maggior numero di Rock Star per farle suonare in un concerto per poi donare il ricavato ad associazioni umanitarie. (Peccato che il Bangla Desh, per una miriade di cavilli burocratici, non ricevette neanche un centesimo inducendo qualcuno ad intascarsi i soldi). Tutte Le Rock Star che parteciparono al Concert for Bangla Desh, finirono ad essere ospiti anche nel suo triplo album di esordio, appunto “All Thing Must Pass”. L’album conteneva un pezzo, “My Sweet Lord” la celebre hit che meglio rappresenta il suo stile, ma che fu ritenuta un “plagio” da dover versare agli autori originali una gran parte delle “royalty” (il guadagno di ogni disco venduto). Infatti il pezzo assomiglia troppo a”He So Fine” delle “Chiffons” e la condanna fu inesorabile. Il paradosso è che sebbene il pezzo sia o non sia copiato, credo rappresenti al 100% lo stile di Harrison solista, uno stile che caratterizzò praticamente tutti i suoi album e cioè l’introduzione dello “Slide Guitar” sopra la base costituita da un “tappeto” di chitarre acustiche. ![]() Il fatto che George non usò mai questo stile con i Beatles nemmeno nell’ultimo periodo, resta per me un mistero. Credo che lo strumento per la tecnica dello “slide” che all’origine era un collo di bottiglia, da qui il nome “bottle-neck” sia stato rubato al blues e alla tecnica delle “Steel Guitar” ma c’è chi sa la storia meglio di me pertanto dirò solamente che George ne fece grande uso e in maniera eccellente, sicuramente con la tecnica diversa del blues, tuttavia diventando assieme a Ry Cooder uno dei migliori del mondo nel suo genere. Lo stesso Clapton dichiarò più volte la sua invidia di come George usava lo slide. Fine 2° Parte COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 14 febbraio 2006 - ore 14:15 La canzone più brutta... Un post-ino tra la I° e la II° parte di George Harrison che metterò domani. C’è un forum di Spritz che chiede di dire la vostra sulla canzone più brutta del mondo. Io lì ho detto la mia e la dirò anche qui. Tanti continuano a chiedermi qual è la canzone dei Beatles che mi piace di più o qual è la più brutta etc?… Non riuscirei a dire qual è la canzone dei Beatles che mi piace di più o di meno. Personalmente le amo tutte anche se potrei dire che più di qualcuna può essere banale. Ma la canzone più brutta che ho sentito in vita mia è proprio una canzone minore dei Beatles, una di quelle che fu regalata ad uno degli artisti della scuderia di Brian Epstein, il manager dei Beatles. Il pezzo scritto da McCartney, fu provato nelle stesse sessioni di registrazione di “Please Please Me” e uno schifato George Martin disse loro di tenerla per un’altra volta… (per carità)… Purtroppo non esiste una versione dei Beatles di questo pezzo, perché i nastri furono distrutti per prassi della EMI e la canzone fu allora affidata a tal “Tommy Quickly” che ne fece una versione ancora più orribile di quella che presumibilmente fecero i Beatles. Non ho ancora detto il titolo del pezzo… Tenetevi forte sulla sedia… il titolo è “Tip Of My Tongue”! che credo voglia dire il “tocco della mia lingua”. Già il titolo è come si dice, “tutto un programma” ma ragazzi, la canzone vi assicuro è orribile, inascoltabile, veramente. I coretti e il canto con la pronuncia sgraziata di Quickly ne fa un episodio di vero “trash musicale”… Non dirò altro.. se avete WinMx o Emule, scaricatela digitando “the beatles tip of my tongue”, ascoltatela e commentate. Certo che i Beatles fecero proprio un bel dispetto a Quickly… Bastardi!!!… LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 14 febbraio 2006 - ore 08:24 George Harrison 1° Parte “Honoris Causa”… Era ovvio che il primo chitarrista preso in considerazione sulla mia nuova rubrica è colui che ho esaminato e studiato di più fin da quando ho cominciato a imparare a suonare la chitarra una trentina di anni fa, il chitarrista dei Beatles, il compianto George Harrison. Per George ho voluto mettere più notizie possibili riguardo la sua carriera dagli inizi, con i Beatles, da solista e la sua tecnica cercando di restare il più sintetico possibile e ho dovuto comunque suddividere il post in 3 parti. George Harrison: Liverpool 24/02/1943 Los Angeles 29/11/2001 1° Parte Gli Inizi. George Harrison era la chitarra solista dei Beatles. Agli inizi, era prevalentemente amico e compagno di scuola di Paul McCartney che lo volle a tutti i costi nei Quarrymen, il gruppo “Skyffle”di Paul e John , previa la supervisione di quest’ultimo. Il provino del giovane e taciturno George per guadagnarsi il posto di chitarrista nei futuri Beatles, fu la corretta esecuzione del riff di "Raunchy", che altro non era che un elementare fraseggio eseguito sulle corde gravi (per i chitarristi, le note sono: mi sol la la do/do#/do/do# la la , partendo dal mi basso). Questo la dice lunga sulle qualità tecniche chitarristiche assai approssimative a quell’epoca di Lennon & C.. Infatti, a 14 anni George, si potrebbe definire già un "chitarrista" poiché sapeva eseguire correttamente numerosi riff e assolo dei suoi eroi del momento, fermo restando che siamo negli anni 50 e quindi parliamo di Carl Perkins, Buddy Holly, Chuck Berry, Chet Atkins etc. Oltre a questo, George sapeva pure cantare discretamente, cosa che gli servì negli anni a venire. Sebbene nei Quarrymen, il “capo” Lennon effettuasse numerosi avvicendamenti, il nucleo John-Paul-George, rimarrà indissolubile fino al 1970. Il “Beatle” George. Inutile sottolineare che a livello compositivo George fu messo in ombra dal duo Lennon-McCartney. Tuttavia il suo ruolo nei Beatles era tutt’altro che marginale. Oltre ad essere stato l’artefice di quasi tutti gli assolo di chitarra, egli compose una manciata di memorabili canzoni, sbocciando come autore non prima del 1965, sebbene già nel 1963 sul secondo album "With The Beatles" troviamo una sua composizione, "Don’t Bother me", certamente sottovalutata, (anche da lui stesso) ma a mio avviso valida per quanto riguarda il giro armonico di accordi e assolo. Fu il primo a portare innovazioni all’interno del gruppo e intraprendere strade e sonorità diverse. La prima novità assoluta di George fu quella di introdurre la chitarra 12 corde elettrica, la “Rickenbacker 360/12 De Luxe” ben presto imitato da numerosi chitarristi dell’epoca. Nessuno mi toglierà dalla testa che il suono di “A Hard Day’s Night”sia stato il punto di partenza del “brit sound” che ha influenzato una caterva di gruppi. ![]() Un’altra strada importante iniziata da George fu quella della cultura e la religione indiana. Nel 1965, introdusse il “Sitar” in Norwegian Wood”, suonandolo ancora con il concetto della chitarra per poi imparare a suonarlo con grande maestria e, grazie a uno dei più grandi maestri di questo particolare strumento, “Ravj Shankar”. Più tardi, verso la fine del periodo Beatles, George fu il primo a inserire nelle canzoni il “Moog”, la celebre tastiera elettronica in auge dagli inizi degli anni 70. Grazie ai tecnici degli “Abbey Road Studios” George fu il primo ad usare l”ADT” (Additional Double Track) un primitivo effetto che sdoppiava meccanicamente voci e strumenti, meglio conosciuto oggi come effetto “Chorus” usatissimo dai chitarristi. Fu il primo dei quattro a ospitare altri musicisti nelle sue canzoni. Uno su tutti, Eric Clapton, celebre il suo assolo su “While My Guitar Gently Weeps”. Durante le riprese del film Let It Be, portò all’interno del gruppo Billy Preston (assolo di piano in Get Back) che si diceva potesse diventare definitivamente il 5° beatle. Come possiamo notare, l’apporto di George Harrison con i Beatles fu di notevole importanza. Fine 1° Parte. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK lunedì 13 febbraio 2006 - ore 20:53 My Guitar’s Heroes Anche se “Spritz” continua ad essere lento, non posso ignorare i miei fedelissimi 25 – 30 visitatori che quotidianamente visitano il mio blog e per questo non finirò mai di ringraziarvi. Evitando di postare sarebbe una mancanza di riconoscenza verso di voi e quindi penso che per sopperire a tale manchevolezza ricomincerò con una rubrica che pensavo da tempo e che riguarda i miei chitarristi preferiti. È stata ispirata dal fatto che quest’anno è il 75° anniversario della “Rickenbacker Guitar”. Date un’occhiata al sito. LINK RICKENBACKER GUITAR Occhio a questo blog allora... Beat Shop è tornato!... LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK mercoledì 8 febbraio 2006 - ore 12:51 Link Wray Un post d’obbligo per Link Wray, uno dei miei "guitar heroes" preferiti che ci ha lasciato a 76 anni. È stato il pioniere della chitarra distorta e il suo stile veniva denominato “Power Chord”, che influenzò intere generazioni di chitarristi. Uno su tutti, Pete Townshend degli Who che dichiarò che se non avesse sentito Link Wray e il suo pezzo, “Rumble”, egli non avrebbe nemmeno preso in mano la chitarra. Indubbiamente l’influenza di Wray su Tonwshend è ineccepibile. Un aneddoto riguardante Link Wray e il suo pezzo di maggior successo, “Rumble” , ha dell’incredibile! È l’unico pezzo strumentale della storia della musica ad essere stato censurato perché si diceva esortasse alla violenza. La canzone andò tuttavia al primo posto delle classifiche. È incredibile sentire quel suono sporco e distorto fermo restando che siamo ancora negli anni 50! Sembra che per ottenere quelle sonorità, Wray lacerasse di proposito la membrana degli altoparlanti dell’amplificatore, cosa impensabile da farsi al giorno d’oggi… LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK sabato 4 febbraio 2006 - ore 13:31 Beat Shop allo "Stray Cats" Grazie veramente di cuore a tutti gli amici di “Spritz” presenti ieri allo Stray Cats. Spero di ricordali tutti: Kriss80, Brividoom, Biankaneve, Squeensy, Noel, Killercoke, Tampax, Zoso83, Patti64, TeleJD. Per una serie di circostanze che si sono allineate tra di loro, direi che la nostra prestazione di ieri è stata ottima. Alla fine dei due tempi dell’abituale repertorio 67/70 eseguito con buona attenzione e dai rituali bis, abbiamo voluto andare ad oltranza con un altro tempo di un’ora di “bonus tracks” del nostro vecchio repertorio Beatles 62/66. Non ancora soddisfatti, abbiamo scatenato in balli il calorosissimo pubblico con dei Rock & Roll anni 50. Personalmente non sarei più sceso dal palco dello Stray Cats perché percepivo dagli sguardi degli spettatori il “piacere di ascoltarci” e quindi per nulla al mondo avrei interrotto il magico feeling che eravamo riusciti a creare tra noi e il nostro pubblico. Stamattina un sms di Doc. Gino diceva più o meno così: “ieri mi sono sentito veramente in alto e in pace con la musica”. Anch’io... Grazie ancora a tutti! LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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