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giovedì 15 dicembre 2005 - ore 12:43 "Doc" Gino Guitar Il post di ieri potrebbe sembrare uno scherzo nei confronti di Doc Gino, invece questo occhialuto personaggio dalla faccia rassicurante, quando ha la chitarra in mano ed è sopra un palco è una fonte continua ed inesauribile. Sa una quantità industriale di canzoni e di tutti i generi ma quello che è straordinario è che si ricorda pure tutti i testi! Ma non è finita qui. Il "nostro" , sebbene abbia una tecnica vocale abbastanza istintiva, è quello che dei tre ha la voce più bella e accattivante e piace a tutti, donne e bambini... sarebbe anche in grado di sostenere tutta la serata da solo. Quindi se volete sentire questo "mostro" di bravura all’opera, domani al "White Dog" Pub... Ocio però... Ci siamo anche io e Bicio!!! Doc Gino all’opera. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK mercoledì 14 dicembre 2005 - ore 18:29 "White Dog Pub"!!! THE BEAT SHOP presents: Acoustic Jam Trio. ![]() BEATLES E DINTORNI IN "UNPLUGGED" !!! Venite a sentire le canzoni di "Doc Gino!!! Un vero JukeBox vivente!!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 14 dicembre 2005 - ore 12:43 Luigi Tenco Ieri ho sentito per radio una notizia che mi ha suscitato emozione proprio perché ne ho sentito talmente tanto parlare in passato, che mi sembra quasi averlo vissuto. Pare che vogliano riaprire il caso Tenco, ovvero, riesumare la salma del cantante e rifare delle perizie che all’epoca sono state fatte troppo frettolosamente da non essere attendibili al 100%. Per chi non lo sapesse Luigi Tenco era un grande cantautore della scuola genovese che si suicidò per protesta durante l’edizione di Sanremo del 1967 perché la sua canzone “Ciao Amore Ciao” fu eliminata a beneficio di “I Tu e Le Rose” cantata da Orietta Berti. Di trasmissioni sul caso Tenco ne avrò viste una decina dove dicevano le stesse cose, intervistavano sempre le stesse persone tra le quali Sandro Ciotti e Lucio Dalla che entrò nella sua stanza subito dopo il fatto. Sembra che l’ipotesi di omicidio sia stata fortemente avvalorata rispetto a quella ufficiale di suicidio e da ritenere fortemente responsabile la cantante francese Dalida con la quale Tenco aveva una burrascosa storia d’amore. Una commissione di giornalisti ha indotto la magistratura di Sanremo perché il caso venga riaperto per complementare le indagini, vale a dire, riesumare i resti per fare delle perizie balistiche della traiettoria della pallottola mai estratta dal cranio di Tenco. Il caso vuole che il commissario che effettuò le indagini all’epoca, sia stato assassinato quest’estate da un rapinatore. Ma parlando di Tenco come cantautore, egli, nonostante appartenga al passato, lo sento fortemente vicino alla mia generazione come nessun’altro cantautore attuale. . Mi hanno sempre affascinato tantissimo i testi delle sue canzoni come se fossero state scritte ieri. Forse il suo modo di scrivere era troppo avanti negli standard del tempo e probabilmente non fu capito abbastanza. Metto qualche testo di quelli che mi piacciono di più. Leggeteli perché ne vale la pena. La solita strada, bianca come il sale il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno se piove o c’e’ il sole, per saper se domani si vive o si muore e un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Andare via lontano a cercare un altro mondo dire addio al cortile, andarsene sognando. E poi mille strade grigie come il fumo in un mondo di luci sentirsi nessuno. Saltare cent’anni in un giorno solo, dai carri dei campi agli aerei nel cielo. E non capirci niente e aver voglia di tornare da te. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Non saper fare niente in un mondo che sa tutto e non avere un soldo nemmeno per tornare. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ho capito che ti amo. Ho capito che ti amo quando ho visto che bastava un tuo ritardo per sentir svanire in me l’indifferenza per temere che tu non venissi più Ho capito che ti amo quando ho visto che bastava una tua frase per far sì che una serata come un’altra cominciasse per incanto a illuminarsi E pensare che poco tempo prima parlando con qualcuno mi ero messo a dire che oramai non sarei più tornato a credere all’amore a illudermi a sognare Ed ecco che poi Ho capito che ti amo e già era troppo tardi per tornare per un po’ ho cercato in me l’indifferenza poi mi son lasciato andare nell’amore. Un giorno dopo l’altro. Un giorno dopo l’altroUn giorno dopo l’altro il tempo se ne va le strade sempre uguali, le stesse case. Un giorno dopo l’altro e tutto e’ come prima un passo dopo l’altro, la stessa vita. E gli occhi intorno cercano quell’avvenire che avevano sognato ma i sogni sono ancora sogni e l’avvenire e’ ormai quasi passato. Un giorno dopo l’altro la vita se ne va domani sarà un giorno uguale a ieri. La nave ha già lasciato il porto e dalla riva sembra un punto lontano qualcuno anche questa sera torna deluso a casa piano piano. Un giorno dopo l’altro la vita se ne va e la speranza ormai e’ un’abitudine. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK martedì 13 dicembre 2005 - ore 20:10 Meeting With The Shadows... (Aggiornamento al post di ieri degli “Shadows”) Era logico rendere omaggio a Tony Meehan ascoltando oggi un cd degli Shadows. Difficile stabilire quale sia la canzone più bella precisando che il periodo migliore va dal 1960 al 1967. Poi gli Shadows diventarono una sorta di “Fausto Papetti” inglesi della chitarra, ovvero, quello che faceva Papetti con il Sax, lo facevano gli Shadows con la chitarra o Richard Clidermann con il pianoforte. In sostanza tutte le canzoni da classifica venivano sistematicamente scimmiottate e la linea melodica veniva sostituita dalla chitarra. Almeno le copertine degli album di Papetti, erano dei veri e propri cult, (venivano chiamate “Raccolte N°….”), assolutamente degne delle copertine di “PlayBoy”… Io possedevo la Raccolta N° 12 che conteneva “Samba Pa Ti” di Carlos Santana suonata con il sax. Una vera ciofeka… Ma tornando all’ascolto di oggi, nel vassoio porta lattine del computer, ho inserito un cd del primo periodo degli Shadows dove alla batteria c’è Tony. Per fare alcuni titoli delle mie preferite di questo periodo: Apache, Blue Star, Man Of Mystery, e la bellissima Wonderful Land. Quella che però ascolto con un occhio di riguardo o meglio con un orecchio di riguardo è la velocissima e “funambolica” Gonzales. L’album contiene un pezzo cantato in coro dagli stessi Shadows, che piacerà sicuramente al mio amico Noel e cioè , All My Sorrows, che i Delfini ne fecero una versione in italiano dal titolo “Il Mio Dolore”. Ocio però!!! Almeno un “Best Of The Shadows” è d’obbligo nella propria discografia! LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 12 dicembre 2005 - ore 20:14 The Shadows Questa è una notizia che devo assolutamente segnalare. Morto il batterista di “Apache”, Tony Meehan, che con Hank Marvin alla chitarra solista, Bruce Welch alla chitarra ritmica, Jet Harris al Basso, formarono il nucleo primitivo dei mitici “The Shadows”. Nati come gruppo di supporto del cantante Cliff Richard, col nome di “Drifters, diventano “Shadows” poco tempo dopo una volta scoperto che il nome “Drifters” apparteneva già ad un gruppo vocale americano di neri, quelli di “Save a Last Dance For Me”. Gli Shadows un gruppo prevalentemente strumentale, ha avuto il merito di introdurre le chitarre “Fender Stratocaster” in Inghilterra e successivamente in Europa pertanto cari “fenderisti”, me compreso, se amate tanto questa chitarra lo dovete all’occhialuto Hank Marvin, detto il “Clark Kent” della chitarra. Tony Meehan ci ha lasciato il 29 novembre scorso per una banale caduta, battendo la testa, all’interno delle mura domestiche all’eta di 61 anni. Tony suonò con la prima formazione degli Shadows e abbandonò il gruppo assieme al bassista Jet Harris all’incirca nel 1961. Ma la notizia bomba è questa. Tony fu assunto subito dopo alla “Decca”, la mitica casa discografica inglese e sembra facesse parte anche lui della famosa commissione che bocciò l’audizione dei Beatles. Praticamente era il braccio destro di Dick Rowe, quello che disse al manager dei Beatles, Brian Epstein, di tornarsene pure a Liverpool a vendere dischi… Io ho avuto a che fare con gli Shadows dall’89 al 91 parallelamente ai Beat Shop assieme a Bicio , suonavamo in un gruppo Shadows – Cliff Richard Tribute con il nome di “Circus Apache”. Alla chitarra solista c’era Franco Mezzalira , l’attuale bassista di Vettore Blues Band, e alla batteria Pino Roncato dei “Puppyes”. Fu una bella esperienza e naturalmente “Apache” era una delle più richieste del repertorio e mi dispiace che il batterista di una delle canzoni più storiche del mondo ci abbia lasciato. Ennio Morricone 2 LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK lunedì 12 dicembre 2005 - ore 12:43 Creedence Clearwater Revival "Pendulum" All’interno del disco originale che si apriva a libro, c’era una grande foto, molto suggestiva che li ritraeva di spalle in concerto sopra il palco, mentre una fan cercava di toccare il piede di Fogerty. Quando presi la versione in cd di questo album ,speravo ci fosse ancora quella foto che da piccolo ammiravo per delle ore ed invece.. niente da fare! Pazienza… Non mi resta che riascoltare “Pendulum” ogni tanto, e riprovare quelle lontane emozioni.. . Ma non volendo annoiare nessuno, vi dirò che questo è il mio album preferito dei Creedence. Ad onor di cronaca è quello che non contiene nessuna cover rispetto agli album precedenti e suona anche in maniera totalmente differente. Contiene i due hits-capolavori “Have You Ever Seen Ther Rain” ed “Hey Tonight”, ma la mia perla preferita è “(Wish I Could) Hideway” della quale i miei amici DéjàVu fautori del repertorio Creedence, ne fanno una versione assolutamente degna, un regalo per me ogni volta… L’album tocca sonorità soul con “Chameleon” la quale atmosfera ricorda quella di I Feel Good di James Brown con sax e fiati in evidenza; psichedeliche con, “Rude Awakening #2” tutta strumentale, rock blues con “Pagan Baby” e barocche, con “It,s Just a Thught” che ruba l’intro ai Procol Harum con “A Wither Shade of Pale” (la nostra “Senza Luce”). In quasi tutto il disco c’è uno strumento che io adoro, l’organo “hammond” dal incredibile suono caratterizzato anche dall’effetto “leslie” unico nel suo genere, ovvero, una specie di vibrato che veniva azionato meccanicamente. Incredibile l’assolo di Hammond sul pezzo “Born To Move” che dopo circa un minuto e mezzo di canto, ne seguono altri quattro di assolo di hammond, tutto basato su due accordi ma di un’efficacia strepitosa. Che dire? Provatelo!!! Concludendo, “doc” Gino mi ha fatto vedere un Dvd di un concerto recente di Forgety attualmente sessantenne, grandissimo!!! ma con un difetto… assomiglia troppo a Baglioni… guardate qua!! LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK lunedì 12 dicembre 2005 - ore 09:13 Buongiorno a tutti! L’album che sta suonando in sottofondo mi ricorda la mia infanzia, quando mio fratello maggiore, possedeva una raccolta di vinili di prim’ordine. Ora di quei dischi, se ne sono salvati veramente pochi per la brutta abitudine che aveva di prestarli in giro ai sui amici. Questo è uno di quei dischi che di nascosto facevo girare più frequentemente nel suo intoccabile giradischi. Il disco originale deve essere ancora da qualche parte ma l’equivalente in cd lo acquistai nel 87 perché mi piaceva e mi piace moltissimo tutt’ora. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK domenica 11 dicembre 2005 - ore 15:23 Pink Floyd “Wish You Where Here” Parlare dei Pink Floyd, specialmente di questo album uscito qualche anno dopo l’altro capolavoro, “The Dark Side Of the Moon”, credo sia inutile e superfluo. Si rischia di cadere nel banale e quindi mi limiterò a raccontare qualche aneddoto di ciò che ricordo di quel periodo. Innanzitutto è stato l’amico Noel mi ha dato l’idea dell’ascolto supplementare di oggi poichè tramite speedy mi comunicava che al negozio “Il 23 Dischi” c’erano i cd dei Beatles e dei Pink in offerta. Comunque, questo disco uscì nel 1975. All’epoca avevo ancora velleità di chitarrista e il saggio dei chitarristi in erba era il fraseggio iniziale di “Wish You Where Here”, cosa che si eseguiva ogniqualvolta ci si trovava a schitarrare con gli amici. Tuttavia la canzone era abbastanza facile da eseguire poiché ha quattro o cinque accordi, ma se si trovava qualcuno che sapeva eseguire ancor meglio quell’arpeggio, si strabuzzavano gli occhi per cercare di copiare per poi migliorarsi . Per quanto riguarda “Shine On You Crazy Diamond” invece, l’unica cosa che si poteva fare era ascoltarla ripetutamente e sognare un giorno di diventare un grande chitarrista come Gilmour, cosa che nel mio caso non è avvenuta sebbene il pezzo lo ascolti ancora adesso spesso e volentieri… Anche la copertina, come quella di Peter Gabriel, è alquanto insolita… Due uomini si stringono la mano mentre uno dei due sta prendendo fuoco e ancora più affascinante sono le due mani meccaniche stampate sull’etichetta del disco. ![]() E non solo, all’interno della copertina del mio disco c’è ancora la cartolina postale con una foto particolarissima e cioè un tuffatore che si tuffa tra gli iceberg. ![]() Infine, una notizia che pochi sanno: Il primo produttore dei Pink Floyd, tale Norman Smith, era nientemeno che il braccio destro di George Martin, il producer dei Beatles. Iniziò come tecnico del suono con i Beatles nel 1962 e dopo 4 anni di “gavetta” (e che gavetta!!!), nel 1966 durante le lavorazioni di ”Revolver” affidarono a Norman questo giovane gruppo chiamato “Pink Floyd”, messo sotto contratto dalla EMI. Smith rimase con loro fino al 1970 con “Atom Heart Mother”, altro grande album, quello della famosa copertina con la mucca. Poi il resto è storia. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK domenica 11 dicembre 2005 - ore 13:32 Update!!! Dimenticavo... Oggi ascolto supplementare... Sul mio fidato piatto Technics sta già girando uno dei migliori dischi rock di tutti i tempi!!! Restate connessi su questa frequenza... LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK domenica 11 dicembre 2005 - ore 12:38 Peter Gabriel "PG III" ![]() Lasciando perdere le gloriose scorribande con i Genesis, questo è il Peter Gabriel solista che preferisco, e cioè a partire da PG III in su. Sebbene i due primi album, PG I e PG II contengono alcune indimenticabili perle, Peter è ancora alla ricerca di un’identità musicale, poi trovata dal terzo album “PG III”, dove tamburi etnici, sonorità tribali e percussioni africane vengono fuse perfettamente con tecnologie d’avanguardia. Questo caratterizzerà da qui in poi tutti i suoi lavori. “PG III è il vinile preso oggi in considerazione e già la copertina contraddistingue il personaggio. Ogni volta che la guardo mi mette una certa apprensione come quasi tutte le copertine dei suoi album. Mostra la sua faccia che sembra si stia sciogliendo come fosse una statua di cera. Già dalla prima canzone “Intruder” si sentono percussioni marcatissime e rumori strani unici nel suo genere. “Family Snapshot”, una delle mie preferite, fa sentire Gabriel più “genesisiano” che mai. Molto belle anche “I Don’t Remember” e “Games Without Frontiers”. Ma la massima intensità espressiva dell’album penso venga raggiunta con la celeberrima “Biko” dedicata al leader nero ucciso dal regime razzista sudafricano. I canti funebri dell’inizio è un documento sonoro di un vero funerale tribale, poi inizia l’ossessivo tamburo etnico che caratterizza tutta la canzone. Alla batteria oltre a Jerry Marotta, c’è un suo vecchio amico… Phil Collins … Poi la voce meravigliosa, incantevole di Peter fa il resto, una delle poche che mi emozionano a tal punto da provare quasi invidia per le sue corde vocali. Discografia consigliata di Peter? Tutta!!! LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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