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D R A G O
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CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
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Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
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3)

MERAVIGLIE
1)
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Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.
Benvenuti nel Blog di Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada, Cavaliere dell’Ordine della Porketta e Grande Ubriacone di Corte
Una Storia Come Tante:
Premessa & Brandello N°1 LINK Brandello N°2 LINK Brandello N°3 LINK Brandello N°4 LINK Brandello N°5 LINK Brandello N°6 LINK Brandello N°7 LINK Brandello N°8 LINK Brandello N°9 LINK Brandello N°10 LINK Brandello N°11 LINK Brandello N°12 LINK Brandello N°13 LINK Brandello N°14 LINK
A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog... Tales Of The Fall In Love With The Elf!! Parte Prima:LINK Parte Seconda:LINK Parte Terza:LINK Parte Quarta:LINK Parte Quinta:LINK Parte Sesta:LINK Parte Settima:LINK Parte Ottava:LINK Parte Nona:LINK Parte Decima:LINK Parte Undicesima:LINK Parte Dodicesima:LINK Parte Tredicesima:LINK Parte Quattordicesima:LINK Parte Quindicesima:LINK

Uhm...Porn-Groove. Allora non si involve solo la tv. Fa piacere. Fa paura. LINK


Che mi si coccardi, io dico.
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sabato 3 dicembre 2005
ore 10:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Che albero sito?
Da sempre invasa ovunque la mania dei tests. E lultimo lo lancia Alloro10 ed ecco che io mi scopro...
Albero Di Mela, lAmore
Di carattere leggero, molto carisma, è una persona vistosa ed attraente, di unaura gradevole, civetta, avventuriera, sensibile, sempre innamorata, vuole amare ed essere amata, compagna fedele e tenera, molto generosa, di talenti scientifici, vive giorno per giorno il, filosofa spensierata con immaginazione.
Direi che è una descrizione abbastanza fica. Mi piasce. Però dovrebbero pure dire che lalbero di mela è un po single perchè poi alla fine non lo caca nessuno, però per il resto va benone! 
Voi da che albero siete caduti? LINK
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sabato 3 dicembre 2005
ore 10:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Una Storia Come Tante
Brandello N°11
Stella non si fece vedere in aula studio nei due giorni dopo la confessione. “Meglio”, pensò R., sorprendendosi della sua stessa freddezza. Gli pareva di aver assunto una sorta di anestetico emozionale: quella era la sua reazione alla crisi che stava vivendo. Nelle ultime 48 ore aveva scambiato due parole solo col tipo del bar e la commessa del supermercato sotto casa sua. E basta. Avrebbe però potuto chiacchierare anche con una cinquantina di persone e sentirsi lo stesso “anestetizzato”. Il fatto era che non aveva più rivisto Stella e soprattutto non aveva sentito Mario. Ma lo avrebbe chiamato quella sera, perché era ora di scuoterlo un po’. Pensava che il suo amico fosse ancora chiuso in casa a piangersi addosso. E lui glielo aveva lasciato fare pensando di fare il giusto. Ma gli aveva dato anche una scadenza, al termine della quale lo avrebbe chiamato. Quello che non gli era neanche passato per la mente era di non aver per niente fatto la cosa giusta per Mario, ma la cosa giusta per sé stesso, non sapendo in che modo stare vicino al suo amico. Non sospettava neanche che a Mario forse avrebbe fatto meglio essere spronato fin da subito, che gli avrebbe fatto meglio rinforzare l’idea che qualcosa per Laura avrebbe potuto farla. E poiché R. non lo aveva intuito, essendo preda dei suoi problemi su come fronteggiare le difficoltà della vita, quella volta Mario fece da solo. E ce la fece. Ma si creò un abisso, tra i due. Un abisso che R. sarebbe riuscito a colmare solo col tempo, con molto tempo.
Era fuori dall’aula studio, quando gli suonò il cellulare. “Pronto…” “Oh R….” “Mario! Ti avrei chiamato appena arrivato a casa… come…” “Lo so… senti… io un po’ mi sono già ripreso…” “Sono contento… allora stasera…” “Mi spiace R., non posso… sto facendo la valigia e appena ho fatto, parto.” “…eh? E dove vai?” “Ho rintracciato i genitori di Laura e li ho convinti ad ascoltarmi. Sono tornati al loro paese con lei. È messa male, a volte delira. Crede che sia tutto una specie di brutto sogno. Crede che guarirà, ma pare non ci siano speranze. Ha chiesto di me e io vado a stare lì. Non so per quanto.” “…sei sicuro?” “Sì. Magari poi non vorrà più vedermi e io me ne vado. Ma ora voglio andare, voglio stare lì.” “Ma…” “R… sveglia… devi piantarla di comportarti da ragazzino.” “Ma stiamo parlando di te! Che c’entro io adesso??” “Cazzo… lo sai cosa voglio dire! Il casino è mio, ma scommetto che in questi giorni hai piagnucolato più di me! Cresci, dannazione!! Io parto.” “Però… complimenti. E io che volevo starti vicino. Magari parli così per via di quel che ti è successo… e per questo non dico nulla…” “Vedi? Sei sempre pronto a giustificare… pronto ad evitare di affrontare il problema. Ma non è così ce funziona. Ora scusami, ma devo finire di prepararmi e andar via.” “Buon viaggio. Stammi bene.” Incazzato e risentito. Così si sentiva. Abbandonato. Solo. Vittima. E quando la parola “vittima” gli venne in mente, arrivò vicino a comprendere cosa gli volesse dire Mario. Ma, come sempre faceva con i pensieri complicati, lo ricacciò indietro, mettendolo da parte per quando sarebbe stato pronto ad affrontarlo. Ma pronto, così facendo, non lo sarebbe stato mai.
Tornò a casa, nella sua stanza. Vi si chiuse dentro. Musica a tutto volume, quanto bastava per non sentire cosa aveva da dire a sé stesso, per lasciarsi andare ai suoi consueti vittimismi in silenzio. Stella era scomparsa. Mario era scomparso. Il mondo stava andando avanti ed R. restava lì indietro, chiuso nella sua stanza.
Fra era seduto davanti al computer nella videoteca in cui lavorava. Il proprietario gli aveva dato un compito noiosissimo: doveva scorrere tutto l’archivio per controllare se ci fossero film che non fossero stati riconsegnati da più di una settimana e contattare chi li aveva noleggiati per sollecitare la restituzione. Ormai aveva praticamente finito, gli restavano soltanto da controllare i film per adulti. E di solito non si trovavano mai insolvenze nella restituzione di quei film, dato che chi li prendeva aveva poi sempre cura di non fare brutte figure. Ma quella sera Fra beccò un ritardatario che ormai non consegnava il film da circa due settimane. “La Carica dei 101”. Sorrise, non per il titolo del film, ma perché vide chi lo aveva noleggiato. E il suo sorriso divenne presto un ghigno, mentre componeva il numero di cellulare del cliente.
R. mise giù il telefono. Normalmente avrebbe riso di una cosa del genere. Si fece due conti… 3 Euro e 50 per redici giorni… facevano 45 Euro e 50 per un film porno che non avevano neanche più visto. E gli toccava anche fare la figura di merda di doverlo riconsegnare! Il tipo della videoteca gli aveva detto che se non lo avesse riportato entro la mattinata seguente, gli avrebbero richiesto un indennizzo di 20 Euro oltre all’importo che già doveva loro per il noleggio; inoltre gli avrebbero annullato la scheda. Mandò un SMS a Mario per dirgli che aveva bisogno di passare da lui a prendersi il film. “Cazzo è vero. Io sono in viaggio. Ma se passi, domattina trovi mia madre in casa. Ci sentiamo.” E basta. Tutto qui. Anni di amicizia e ora solo un SMS come quello. E no, non c’era proprio un cazzo da ridere.
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 11:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Freddo Pungente
Babbo Natale è un personaggione. Sapete, di quei personaggioni positivi, che anche se li vedi una volta ogni tanto ti mettono sempre allegria. Perché non solo sorridono, ma sanno sorridere. Non tutti sanno sorridere, ma Babbo Natale è uno che sa. E poi quanta tenerezza fa quel pancione avvolto nel rosso? Un rosso vivace che trasmette calore e affetto; un colore che si fa notare. Un colore che in realtà è frutto di un’esigenza merceologica, si sa.
Chi non ha mai letto in qualche rubrica “Non tutti sanno che…” come mai Babbo Natale veste di rosso e non di verde, come invece vorrebbe la tradizione? Chi non sa che è tutta una trovata della The Coca Cola Company per farsi pubblicità? Anche la Coca Cola, grande invenzione. Chi se ne frega se la si può usare anche per sgrassare i motori. Che vita sarebbe senza potersi bere una bella cochina fresca ogni tanto?
E anche l’idea di cambiare l’abito a Babbo Natale è una bella storia. A me faceva un po’ cacare il vestito verde. Faceva molto separatista. Invece un bel rosso vivace è tutt’altra roba.
E il barbone bianco? Potremmo parlarne, ma non lo faremo. Tanto il barbone fa simpatia, per assioma.
È ben più interessante considerare quanto ganzo dev’essere Babbo Natale a convincere tutti, senza troppi dubbi e comunque mai significativi, che un ciccione di tal fatta possa entrare in una canna fumaria e fare il giro delle case di tutti i Paesi occidentalizzati del mondo in meno di 24 ore. Gente, potrebbe essere la più grossa presa per il culo della storia. Altro che “meno tasse per tutti” o “questo è l’anno dell’Inter”. È Babbo Natale il contaballe più tosto del pianeta.
Ed è un contaballe che dona la felicità, che mette allegria, che riscalda e imbambola i cuori di tutti con i suoi regali. Al punto che nessuno, poi, lo ferma mai per strada e gli chiede come sta.
“Come ti butta, Babbone?” non gliel’ha chiesto mai nessuno. “Oh oh oh!” direbbe lui, probabilmente sorridendo. “Magari sono un pochino triste… oh oh oh!” Eh già. Perché Babbo Natale i regali li porta a tutti. Ma sotto il suo albero non ne trova mai. Fare la felicità degli altri è bello. È bellissimo.
Ma non si vive della felicità degli altri. Se si dice che il freddo, a Natale, sia pungente, ci sarà un cazzo di motivo.
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 10:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il Di Davide501 Papiro!!
È giunto il momento, che soddisfazione, di sputtanare il novello dottore: sappiamo un po’ poco sulle sue origini, ma ora bevi che presto avrai le vertigini!
Fin da bambino di buon appetito Si sarebbe inglobato un maiale intero scondito. Computer e tv le sue passioni vere, già a tutti pareva uno sfigato ingegnere. Ingegnere poi non lo è divenuto, ma per lo sfigato ha ben provveduto. Il suo primo pc fu alla prima comunione, unico debito contratto con la religione.
Fino ai dieci anni della maestra fu il cocco, poi dalle medie nello studio fu un brocco. Il proverbiale tre era perenne in latino E Cicerone si rivolta nella tomba, poverino. Non andava meglio poi con l’inglese, ma con un deficiente non si posson avere pretese. Il buon Alceo lo aiutava, ma niente: anche in matematica lui era un perdente. Si diede al karate per poter fare il bello, ma nel dojo con Laura esercitava l’uccello.
Poi in quel di Padova si è dovuto trasferire, per picconarci i maroni, dobbiamo anche dire. Corrompendola con la sua giovane sbarra, finì le superiori per intercessione della Farra. Con l’amico Ivor giocava ad hokey in Prato E dalla Patty scroccava il gelato. Lo han sopportato Ruggiero, Orietta e Gianluca, che alla libertà il Signore li conduca!
Operato alle tonsille, è dimagrito, meno male, peccato per quell’atroce alito pestilenziale. La sera di antidolorifici si impasticcava E solo di minestra fredda si cibava. Poi in Erasmus partì per la Svezia E la sua assenza per tutti fu inezia. Lassù, per resistere al freddo oneroso, decise di diventare un uomo peloso. La barba e i capelli ha fatto slungare E a guardarlo bene fa proprio cagare; come se non fosse già un’orrenda creatura ecco che spunta un’evidente stempiatura.
Al rientro in Italia si è fato nuovi amiconi Per sua fortuna altrettanto ciglioni Tant’è che nel gruppo è una goccia nel mare E le sue mille cagate si fan meno notare. Una sera triviale in Prato della Valle, stonando Alba Chiara a tutti fece girar le palle e sa suscitare la stessa emozione con la cazzata del portafoglio marrone.
Un altro suo vizio a tutti è inviso: quando si avvicina con quel cazzo di sorriso, come un brufolo sul culo, inopportuno, deve sempre romper le palle a qualcuno con delle proposte alquanto scadenti… se c’è un Dio, dai con una palata nei denti! Ormai rinomata è la sua invadenza Che può dirsi ben non sarebbe lui, senza. Ad esempio un giorno doveva fare la grossa E gli venne in mente una gran bella mossa: “Mo vado da Claudio che abita lì, che nella Jappelli posso far sol pipì!” Nel mentre all’amico stava citofonando, non lo sfiorò il dubbio Claudio stesse scopando. Una volta capitolo, invece che chieder scusa, entra lo stesso a cacare e della sua ospitalità abusa. Distintivi anche i suoi attacchi di logorrea Che fanno cacare più della diarrea. Se sei con lui per strada e magari hai fretta, puoi star certo ti dirà: “Un attimo, aspetta!” Comprar cicche, salutar gente o altre minkiate, di inezie dietro cui perdersi ne ha a vagonate. Sostiene di sapere una grande figata: un modo innovativo di preparar la grigliata. Millanta migliore la sua metodologia, ma ea diferensa no a go mica capia…
Ci son cose che non dici, perché puoi vergognarti, ma tranquillo ci siam noi qui a sputtanarti! Vogliam ricordare che per placare il tuo ardore, Johnny ti portò drito dentro al Furore? E mentre il tuo amico era disinibito, tu ti vergognavi con quel pesce ammuffito. Ma pur comportandoti da totale imbranato Giurasti in quel posto ci saresti tornato. E la seconda volta fu molto più bella Perché fosti adescato da un’allegra pulzella. Con olio e con panna ti ritrovasti condito Che lo sappiano tutti: sei un pervertito!!! Il resto lo lasciamo all’immaginazione… Cos’avrà mai fatto, ‘sto gran bel porcone?
La scorsa estate, sotto il sole cocente, ha ancora dimostrato quanto sia un perdente: dopo anni a star fermo, così,senza fretta, ha provato con calma a fare una corsetta. Eppure soltanto dopo cento metri di spiaggia È crollato al suolo come cade la pioggia. A ventidue anni sei già spazzatura… Devi fare qualcosa, è contro natura! Per questo alla fine in palestra si è iscritto, ma dopo due lezioni la fatica l’ha sconfitto. Dice di esser pronto a sgobbar come un mulo, ma in realtà è pigro fin nel buco del culo!
Assai poco ci è dato sapere Del passato del prode cavaliere. Cavaliere, poi, dei mulini a vento, dato che il titolo glielo si può dare a stento. Tante le sue battaglie perse in partenza, come quelle per approcciar fiche con indifferenza. Dovete saper tutti che già dal liceo, più che un adolescente eo xera un porseo. Pur di fare la prima scopata della sua vita Istituì il Gruppo della Papera Erudita; che altro non era che Il Gioco Dell’Oca e comunque di figa ne vide assai poca. Anche in Prato sui pattini, per conoscer la gnocca! Ma che ce ne fosse mai una che abbocca! Si recò infine d’Estate a Monte Scaglioso, ubriaco, sudato, arrapato e bavoso e poi proprio lì, in Basilicata, ecco l’occasione per un’ingroppata! Anzi non una, ma due, forse tre… Però alla fine solo pippe, ahimè! Ma si sa, in queste cose ci vuole destrezza, “Quel che mi frega, ragà, è la timidezza!” Una sera una giovin donzella in una stanza lo conduce E all’improvviso, sorpresa! Lei spegne la luce! Il buio, un uomo, una donna: l’atmosfera era tesa… Ma nulla accadde: l’idiota la luce l’ha riaccesa!!!
Comunque anche se pochi ne ha avuti di successi, non sempre da solo ha raggiunto i suoi amplessi: ancor oggi di lui i suoi amici si fan beffe dacché in gita si scopò una di quinta F. A tutti lei era nota come Neanderthal E il suo alito profumava come un etto di emmenthal. Se interrogata in merito la tipa però nega, non deve aver poi gradito la di Davide tega. In la Svezia alla ricerca si perse di una vacca Finchè un bel dì si pinciò una bella polacca; pur non essendo il ragazzo assai pratico la tipa cedette al fascino del membro italico. Una sacra unione inconsapevolmente rovinò, poiché la polacca più a nozze non convolò. Parentesi svedese: perbacco! Corbezzoli! Lì c’è gente col nastro adesivo sui capezzoli! Cercava un’idea, le voglie eran tante Ma la figa sempre pareva distante. Poi un giorno: “Ragazzi, lì la dan tutte, son brave! Andiamo a farci un giro sulla trombonave!” Ritrovato in mutande nella sua cabina, rivelò di essersi fatto una sbarbina. Sbarbina poi, non lo era per niente, per l’età il seno era già un po’ cadente! Lui pareva stanco, stremato e appagato Forse era una esperta… che avesse pagato?? Tornato in Italia, dopo mesi di seghe Ancor le sue voglie non erano paghe. Il destino gli donò una tipa lituana Che lui trattò da grande… lituana. Se questa censura vi pare un po’ strana, lui vi dirà: “Era proprio puttana!” Finché poi una sera, il nostro amico Fritz, ne beccò una ubriaca di spritz. Ubriaca sì, ma pareva una stella… Non ci crederete, ma lei era bella! State attente ragazze, nessuna lo ferma… Se si mette in testa di spargere sperma!!
Sul melo le mele, sul pero le pere, ora vi dirò dei suoi problemi col bere. L’Italia si sa, è la Terra del Caco E Davide è da sbrego quand’è ubriaco. La frutta non c’entra, ma è risaputo: si sparan cazzate, quand’uno ha bevuto! E alle cazzate il buon Davide è avvezzo Ne ha fatte alcune che son senza prezzo. Sei volte sboccò alla gita di quinta Dopo aver bevuto più di qualche pinta. Un giorno in albergo restò chiuso Delle gioie di Bacco avendo fatto abuso. E sul Dio Greco del Vino sa tener banco e lezione, cercò di convertire anche il Prof di religione: totalmente sbronzo, da bravo demente al povero Zaramella stappò in faccia lo spumante. Ma ora lo dico, che lo sappia tutto il mondo: è a casa sua che ha toccato il fondo. Grigliata tra amici, con vino e risate Ecco che sfodera una delle sue cagate: sboccò in trionfo, ascoltate adesso, sporcò di succhi gastrici ogni metro quadro del cesso. Provando vergogna per il compiuto disastro Dell’arte della fuga si improvvisò maestro. Aperta la finestra, scappò sul balcone Con l’intento di accusar terzi della devastazione: “Ora vien fuori chi è stato!” con indifferenza, ma vai a dare il culo in beneficenza!!!
Che tu sia già dottore ci pare un po’ strano… Avanti: a chi è che l’hai dato il tuo ano? Darti una laurea è eufemisticamente ardito E per questo tutti ti mostriamo il dito. Comunque lo stesso ti sei riuscito a laureare. Sai che ti diciamo? VA IN FIGA TO MARE!
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martedì 29 novembre 2005
ore 16:34 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ah, vi piazzo giusto una foto del mio glorioso ritorno a Padova lunedì scorso! Grazie del regalo ragassi! Ho la tavoletta appesa in camera!

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martedì 29 novembre 2005
ore 16:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Allegriaaa!!
Ebbene rieccomi! Dopo una settimana che starvela a raccontare è troppo complicato, dopo che mi sono veramente sentito utile per qualcuno, dopo che mi sono sentito veramente simpatico e ben voluto, dopo che tante altre cose... rieccomi!
In primis auguroni al nostro Davide501 nazionale che è ieri è divenuto dottore dottore dottore del bucio del cul vaffancul vaffancul. Presto, col suo consenso, ma forse anche senza, lo sputtanerò sul mio blog inserendo il papiro che io stesso medesimo in persona ho composto: ben 200 versi di rime esilaranti e sputtananti. Un’Opera Magna che ritengo immodestamente ma meritatamente carina. E che peraltro chi di voi si troverà nei prossimi giorni a passare per la Jappelli, troverà affissa nell’ingresso di cotale aula studio. Anzi facciamo che vi propongo un giuoco: chi passa a leggersi il papiro magari vi apponga una sua firma con nick e tutto, magari con gli auguri al Dottor Davide, che è uno che sa.
Pooooi... beh, ho scritto un paio di nuovi brandelli della storia, domani cerco di metterne su uno, abbiano pazienza i fedeli lettori, ma a volte la vita mi tiene impegnaterrimo.
E ancora... chi c’era giovedì sera, prima al bar della Jappelli, poi allo Spaccone, sicuramente si è goduto le mie prestazioni alcoliche, canore, alimentari, sociali, oratorie e anche dialettali. Ragazzi se è stata roba forte! Ci sono filmati fattimi giovedì sera che dovrebbero assolutamente finire sui siti più trash del pianeta. E magari ci finiranno.
Ho mai parlato in questo blog della mia mania di salire sui palchi nei più disparati accadimenti socio-triviali? Mi pare di no. Beh, adesso non c’ho voglia, ma magari ve la racconto prima o poi, che è cosa bella, buona e giusta.
Oh, adesso mi fo un giretto di blogghi, poi me ne vo a casa a far nanna che stanotte è stata bella tosta. Vi voglio bene. A tutti.
Anche a te che mi segui e non mi caghi, ma l’ho capito. Ti sei fatta sgamare. Leggi tra le righe pure sta volta.
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Quando ti decidi, può essere che ti aspetto. Ma può essere di no. Perchè certe cose vanno alimentate. Soprattutto se tu hai pure le compagne di corso carine. E le hai. Ogni riferimento a Daunia è puramente casuale. __________________________________________________
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mercoledì 23 novembre 2005
ore 14:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Comunicazione di servizio criptata
E’ passato un mese, e non sei cambiata per niente. Sei sempre bellissima. Solo che… non sei cambiata proprio per niente. E allora stavolta mi sa che cambio io. Sai leggere tra le righe? No? Ti do una mano…
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Ti amo e tutto il resto, ma vaffanculo và. _________________________________________

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mercoledì 23 novembre 2005
ore 14:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Una Storia Come Tante
Brandello N°10
La mattina seguente R. uscì di casa prestissimo, ma non perché avesse fretta di vedere Stella. Non quella mattina. Era troppo preoccupato per Mario e anche per il fatto di essere totalmente impotente di fronte al problema che l’amico doveva affrontare. Certo, gli sarebbe stato più vicino che mai, ma… non bastava. E non poteva fare di più, non ne aveva il potere. Questa consapevolezza abbatteva il suo morale e lo distoglieva persino dalla cotta per Stella. Sulla sua faccia, le occhiaia per la nottata trascorsa e l’espressione persa erano chiari segni del suo stato mentale, ma non si era preoccupato di nasconderli, essendo troppo scosso per accorgersene. Sarebbe anche rimasto rintanato in casa, quel giorno, ma l’eco dei suoi pensieri cupi rimbombava troppo nella sua stanza e non sopportava più il suo chiassoso soffitto. Per cui decise di andare a perdere la giornata in aula studio.
Attese al freddo che il ragazzo delle pulizie gli facesse cenno di aver finito ed entrò. Non fece neanche a tempo a sedersi che sentì un “Ciao” alle sue spalle. Stella aveva fatto presto, quella mattina. “Ciao…” “Ehi… che hai? Sei ancora assonnato? Hai la morte in faccia…” Record del mondo di interpretazioni di espressioni facciali. Con una sola occhiata Stella aveva colto alla perfezione ciò che R. sentiva. La morte in faccia. E non ce la fece più. Si sedette, anzi, si accasciò sulla sedia e scoppiò a piangere davanti a lei. Non poteva trattenersi, per quanto si vergognasse. Era più grande il dolore che provava per l’amico. E anche si sentiva stupido, quasi infido, per aver pensato, fino al giorno prima, di stare veramente male, di soffrire come mai nessun altro. Per che cosa stava male? Per una merdosa cottarella? E allora Mario? E allora Laura? E allora i genitori di Laura? Il dolore non si poteva davvero misurare? Oppure adesso che il suo migliore amico si trovava nella merda sul serio doveva ammettere che esistono dolori oggettivamente più grandi di altri? Doveva ammetterlo, di essere ancora solo un poppante. E di non saper far nulla per il suo amico. E allora pianse. Perché cosa fanno i poppanti per esternare le loro frustrazioni? Piangono.
Erano ancora soli nell’aula studio e Stella era rimasta shockata dalla reazione di R. Si sedette vicino a lui e gli posò una mano sulla spalla chinando il volto in modo da guardarlo negli occhi. “Ehi… che è successo? Mi fai preoccupare…” “E’ successo che sono un coglione. Un poppante. Mario, il mio amico… ma lascia stare… scusa… è che sono preoccupato per lui e non so che fare…” “Posso chiederti che è successo? Sta male?” “No… no. Lui non si è fatto niente, lui… è lei… quella che è finita sotto la sua macchina, che potrebbe restare paralizzata… ma non è colpa sua! Lo ha detto anche lei… Mario non c’entra! Però… però…” R. singhiozzava e Stella era sconvolta. Non aveva mai visto un suo amico in quello stato ed R. era probabilmente l’ultima persona che mai si sarebbe aspettata di veder scoppiare in lacrime così. R… col suo sorriso sempre raggiante, con la battuta pronta e la capacità di sdrammatizzare qualunque situazione senza mai offendere nessuno… quella volta si era arreso ed era scoppiato. D’istinto Stella lo abbracciò e per un attimo lo sentì irrigidirsi. Poi si abbandonò e appoggiò la testa sulla spalla di lei. “Dai, tranquillo…” E mentre lui si vergognava da morire per l’immagine che stava dando di sé, lei si accorse di stimarlo ancora di più. Si accorse che ammirava la sua sensibilità, la sua capacità di stare male non per sé stesso, ma per qualcun altro. E in quel momento il suo pudore, la sua timidezza che sempre le impediva di manifestare quanto apprezzava certe cose nelle persone, che le impediva di dire qualcosa di bello a chicchessia, venne meno.
Gli disse quanto lo invidiasse, quanto lo ammirasse, quanto lo considerasse una persona stupenda. E il mondo cominciò a girare in tondo attorno a lui. R. non capiva più niente. Le lacrime cessarono, anche se dentro si sentiva ancora dilaniato. Ma ora si era aggiunto il problema di Stella. Il problema del suo amore inconfessato, da lei stimolato con quella… cos’era stata? Una dichiarazione? Cosa voleva dire con tutti quei complimenti? Nulla, probabilmente. Forse era solo compatimento. O forse affetto. Quasi certamente amicizia. E basta.
Ma era difficile capirlo. Impossibile, in quel momento. Ed R. era troppo fragile per riuscire a tenersi dentro il suo dubbio, per analizzarlo. E cedette di nuovo. “Devi stare attenta a dire certe cose… un po’ perché in buona parte non le condivido… ma soprattutto perché… io ti amo.”
Due secondi di silenzio.
Solo due. Ma anche ben due. Lunghi come ere geologiche. E dopo… ancora silenzio, ma R. si era alzato, aveva messo lo zaino in spalla ed era andato via. Stella invece era rimasta ferma, inebetita. Pietrificata. Doveva essere il giorno de colpi di scena, quello. “Io ti amo.” Questa era veramente bella. Una batosta, un fulmine a ciel sereno. E adesso? E adesso ecco che lei sfornava ancora la sua teoria del “quid”: R. era una persona stupenda e tutto il resto… ma il famoso “quid”, qualunque cosa fosse, lui non lo aveva. E questo faceva una bella differenza. E creava anche un problema. E Stella era stanca di avere problemi. Esausta.
-Bravo. Complimentoni davvero! Il tuo migliore amico è a casa che annaspa nella merda e tu che fai? Te ne vai in giro a fare le tue stronzate, ecco che fai. A dire ti amo. A fare l’adolescente del cazzo. E a restare un poppante.- R. era furioso con sé stesso. E ancora più incazzato lo divenne quando i pensieri ostili e autodenigranti furono interrotti dall’infantile emozione per essersi dichiarato e dalla curiosità un po’ timorosa di sapere cosa sarebbe successo da quel momento. In un attimo tornò però a concentrarsi su sé stesso e a denigrarsi mentre camminava veloce a testa bassa, senza una meta.
Camminò per più di un’ora, arrivando in periferia e superando anche gli ultimi palazzi abitati. In quella zona c’erano solo villette, occupate da famiglie benestanti oppure usate come luoghi di villeggiatura da turisti facoltosi. R. imboccò una stradina mal asfaltata e piena di buche. Più avanti la carreggiata si stringeva fino a concludersi bruscamente in uno sterrato che si affacciava su un torrentello. Ogni tanto lui e Mario erano andati lì a scolarsi qualche birra o a fare qualche personalissima indianata di fiume con un po’ di amici, non avendo una spiaggia a disposizione, nei paraggi. R. non sapeva perché era andato fin lì. E non se lo chiese neanche. Probabilmente era semplicemente il primo posto davvero isolato che gli era venuto in mente. E lui aveva bisogno di sparire dal mondo, nel quale il posto che occupava sentiva di non meritarlo. Si avvicinò al torrentello e andò a sedersi su una grossa roccia che sporgeva dal terreno. Su quel masso gli era capitato di pomiciare con una tipa davvero bella, in una delle loro indianate di fiume. La tipa era completamente ubriaca e lo aveva scambiato per un altro. Lui aveva anche cercato di spiegarle che si sbagliava e fermarla, ma essendo sbronzo anche lui, alla fine cedette. A quel ricordo sorrise, pensando a come la sua stupidità, che Stella aveva però elogiato, anche quella volta stava per costargli la perdita di una spassosissima pomiciata con una ragazza davvero bella. Raccolse alcuni sassolini e li scagliò in acqua, creando inspiegabilmente il vuoto nella sua mente. Poi si accasciò sulla roccia e fissò un punto indistinto nel cielo. Forse lo stesso punto che Mario stava fissando la mattina precedente, seduto in mezzo alla strada, poco dopo aver investito Laura. Le nuvole coprivano il sole e il freddo si faceva sentire. R. rabbrividì per una folata di vento gelida a cui non era preparato, ma rimase lì disteso a lungo, finché una goccia gli cadde nel mezzo della fronte, seguita presto da molte altre. Iniziò a cadere una pioggia insistente e lui sorrise. “Grazie… ci sei sempre, quando ho bisogno di te. Allora posso piangere un po’ pure io?” E pianse. Col sorriso e con la pioggia addosso. Ma nonostante il sorriso, se Stella avesse potuto guardarlo negli occhi in quel momento, ancora gli avrebbe detto che sembrava avesse la morte in faccia. La pioggia invece non poteva dirgli niente. La pioggia non poteva parlare. La pioggia cadeva e basta. Cadeva e capiva. Vociando in sottofondo, sempre con discrezione. La pioggia mi conosce bene, pensava R. Ma la verità è che lui era disposto a conoscere meglio sé stesso, sotto la pioggia.
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martedì 22 novembre 2005
ore 11:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Avviso di servizio
Ah, dimenticavo di dirvi che ora chiunque voglia bersi un caffettino, uno spritz o un frappè alla mela verde, può contattarmi telefonicamente o venirmi a cercare in via Jappelli, nellaula studio dove torno a vivere quasi 12 ore al giorno.
Sono quello enorme che fa un sacco di cazzate, non potete non riconoscermi!
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martedì 22 novembre 2005
ore 11:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Back to the present
Allora... come avrete notato dalla mia inevitabile scomparsa virtuale... sono tornato a Padova!! E ieri cè chi di voi mi ha accolto tutto festoso e mi ha subito regalato una bella tavoletta da cesso da indossare a mo di collana. Potevo esimermi dal farlo? E no... lho indossata e tutto fiero del mio collanone me ne sono pure andato in aula studio! E che bello vedere il sorriso sulle facce di tutti quelli che sanno quanto sono imbecille e sembravano quasi felici di vedermi tornare a far cazzate!! E che bello vedere come tutti quelli che non mi avevano mai visto in quanto nuovi frequentatori, ieri non sapevano se ridere o chiamare la neuro.
Del resto, a mio insindacabile giudizio, la meglia idea sarebbe stata di chiamare la neuro ridendo! 
Un ritorno in pompa magna, quindi! E grazie a tutti! Ve vojo ben!
Poi... domani cercherò di mettere su il nuovo brandello dalla storia, prometto che cercherò di farcela.
Adesso mi aspetta un mese di quelli tosti, in tutti i sensi. E devo tenere botta. Sono carico, ce la faccio. Cazzo se ce la faccio.
Un po di tempo fa mi perdevo dietro a pensieri come "Un giorno mi laureo. Poi farò questo. Poi questaltro. E poi questaltro ancora. No, anzi, questo no, meglio, se deciderò di non farlo."
Ed ero certo che il mio futuro sarebbe stato in un certo modo. Ora mi rendo conto che in generale tutte le certezze, ma soprattutto quelle sul proprio futuro, sono una prerogativa degli imbecilli.
Stavo vivendo per il domani, dimenticando di vivere oggi. Stavo.
Bella gente, il D R A G O è tornato.
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