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venerdì 26 gennaio 2007 - ore 08:35


Vendita al kg
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"9 euro al kg. Robe da matti!"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 26 gennaio 2007, pag. 6

In un supermarket di Padova, un cartellino m’ha ghiacciato. Su un mucchio di libri campeggiava una scritta: “9 € al kg”. Pensavo d’aver letto male. Ho affinato lo sguardo. Era vero: si parlava di kg! Non di temi e contenuti, di trame e racconti, di stupori e di sintassi. No! Si ragionava in kg! E il mio stupore crebbe quando intravidi tra questo ammasso un libro eterno: ”La Bibbia di Gerusalemme”. Venduta al kg…! Quotazione “personalizzata” per un testo nel quale Bertolt Brecht scorgeva l’alfabeto per leggere il mondo: la grandezza di un capolavoro che dice brutalmente e senza contraccettivi la nuda verità della vita e della morte, l’eros e la violenza, l’ incanto e il sapore di cenere, l’altezza cui possono arrivare gli uomini salendo al di sopra di se stessi fino a scorgere un Dio che li trascende, li sorregge o li annienta. E la bassezza cui quegli stessi uomini possono giungere.


In un supermarket! Ma nel silenzio di una chiesa cambia qualcosa? Finchè si legge la Parola di Dio…c’è chi sbadiglia, chi schiaccia un pisolino, chi scrive un sms, chi allenta la cintura, chi si mette le dita nel naso, chi scruta la vicina, chi getta gli occhi nel vuoto, chi ci prova con la penitente appena uscita dal confessionale. Certo: c’è chi ascolta!
Poi le conseguenze son ridicole! Proprio ieri, seduto sui gradini della chiesa, son scoppiato a ridere. Un automobilista ha fatto per quattro volte il giro della rotonda mentre tutti gli suonavano. Non sapeva dove andare! “Ah, per favore, forse potrebbe dirmi dove voglio andare?” – chiedeva Karl Valentin alle persone che andavano a passeggio. Ho riso…Eppure oggi tanti cristiani sono così: in stato di ebbrezza confusionale. Scontato.. finchè conquista più Il Codice da Vinci che la storia di Gesù di Nazareth. Finchè la Bibbia più famosa è quella di Giobbe Covatta, non quella tessuta dallo Spirito Santo. Finchè la verità è nel blog di Beppe Grillo, non in Colui che ha detto: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”. Finchè l’esodo più famoso è quello di ferragosto, non quello celebrato dal vecchio Mosè. Finchè il sex appel più ricercato è quello di Naomi Campbell e non la seduzione di Maria di Nazareth.
Stato di ebbrezza confusionale anche negli incroci della vita.
Con un avvertimento.
Se sentirai che ti fischiano dietro perché li fai ridere…non t’arrabbiare.
Sei tu che guidi in maniera ridicola!

don Marco Pozza


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lunedì 22 gennaio 2007 - ore 22:25


GF7
(categoria: " Vita Quotidiana ")


UNIQUIQUE SUUM
"Porcate di ordinaria schiavitù"

di don Marco Pozza

Miagolii di pruriti del mondo




Voci dalla Scrittura Sacra

"Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero". (2 Tim 4,1-5)



Preghiamo!

"Signore,
chi l’avrebbe mai detto che anch’io sono un genio.
Non ho mai fatto chissà quali invenzioni,
non ho mai scoperto chissà quali teorie
eppure anch’io posso essere un genio.
Grazie, Signore, perché mi hai fatto originale,
non con lo stampino;
grazie con tutto quello che sono con tutte le mie doti.
Grazie perché mi chiami
A venire fuori con la mia originalità
E mi chiami a dare all’umanità un contributo
Che solo io posso dare.
Signore, fa che io rifiuti la strada più comoda,
ma anche più squallida,
di intrupparmi, di fare quello che fanno tutti,
di non distinguermi dagli altri.
Signore, fa che io non abbia paura di essere me stesso,
di essere e-gregio, uno che sta fuori dal gregge.
Voglio proprio guardarmi dal pericolo
Di farmi clonare.
Così potrò dare al mondo intero
Quell’apporto che solo io e nessun altro può dare".
Amen



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domenica 21 gennaio 2007 - ore 11:10


Nella sinagoga di Nazareth
(categoria: " Riflessioni ")


III^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
"Partito scugnizzo, torna goleador"

di don Marco Pozza

Quanto pagherei per poter incontrare delle persone! Per esempio. Le maestre delle elementari di Roberto Benigni. Lo hanno visto ripetere l’alfabeto, imparare le tabelline, scrivere i verbi, sbagliare le doppie. Adesso è un genio nel parlare. Cosa si prova a rivederlo? I catechisti di Joseph Ratzinger: lo hanno visto imparare i comandamenti, ripassare le virtù teologali, cardinali, i sette vizi capitali, le opere di misericordia, le giaculatorie. Adesso è papa. Cosa si prova a rivederlo? La mamma di Pippo Baudo. Gli ha insegnato lei ad accendere la televisione premendo il tasto. Adesso fa parte dell’arredamento: lo trovi su tutti i canali! Cosa si prova a rivederlo? I compagni di classe di Fabio Cannavaro: lo hanno visto piccolo, che dormiva sui banchi di scuola, che sognava gli scarpini dorati, che si arrabbiava. Poi lo trovano con la Coppa del Mondo. Partito scugnizzo, torna goleador! Cosa si prova a rivederlo?


Lasciate le dure prove del deserto, Gesù – riempito di Spirito Santo – fa ritorno nella terra di Galilea, nella sua patria natìa. E lì insegna nelle sinagoghe, viene seguito, lodato, onorato. Ed è proprio questo calore umano, questo fiatone d’affetto, di comprensione e di umanità che lo spingerà a Nazareth, il paese “dove era stato allevato”, dove tutti lo avevano visto correre, crescere, lavorare il legno con le sue mani e piallandolo con un tocco di fantasia e di purezza. Chissà se avrà esitato seppur per un attimo… Se avrà intuito che stava per affrontare una delle prove più escandescenti della sua vita pubblica. Sai… accogliere un uomo diventato in pochi mesi straordinario quando si è prima conosciuta bene, molto bene, la sua ordinarietà non è cosa assai scontata. Soprattutto per quelle piccolissima arte che rende l’uomo genio: l’arte d’essere invidiosi. Ma questo sembra non disturbare il Nazareno più del dovuto. Anzi…un giorno scopriremo che provocare era un po’ il suo forte!
E allora, com’era solito fare sin dall’infanzia, Gesù entra nella sinagoga del suo villaggio per partecipare alla liturgia del sabato. E la novità non è quello che Gesù fa (qualsiasi uomo poteva alzarsi in piedi per leggere il rotolo della Legge e commentarlo). Novità è quello che Gesù dice dopo la lettura del brano di Isaia. Attenzione: non parla subito. C’è qualche attimo di silenzio: a Gesù servirà spesso il silenzio per dare impeto alle cose che ha da dire. Compie tre gesti sfruttando il silenzio di quegli attimi: arrotola il volume, lo consegna all’inserviente, si siede. Solo a quel punto, mentre gli occhi di tutti lo fissano, fa dono del segreto che porta dentro: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”(Lc 4,21).


Il tempo di tre gesti, quasi al rallentatore, per sfruttare il pensiero prima di parlare. Capisci? Quest’uomo ha un difetto: pensa prima di parlare. Pensa…Pensare! Sono anni che gli astronomi stanno frugando tra le stelle in cerca di vita. Finora han trovato silenzio, silenzio, ancora silenzio. Siamo ancora l’unica specie di pensatori finora conosciuta. Ma l’uomo ha paura del silenzio, perché nel silenzio sente un grido che lo spaventa. Nervosi, agitati, arrabbiati. La fretta fa festa. Serve ritmo: l’importante è non riflettere, perché i pensieri rovinano il nostro tempo libero. Vanno di moda i libri che promettono di far guadagnare il primo milione in pochissimo tempo. Successo programmato, insuccesso nemmeno previsto. I grandi convegni parlano solo di strade per il successo, per la carriera, per la ricchezza. Ma chi insegna a perdere, a far fronte alle sconfitte, alle crisi? Eppure il cinquanta per cento del lavoro è insuccesso… “Arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette”. Cioè prese del tempo per pensare. E poi…la mazzata che nessun rabbino ebreo – per quanto fuori le righe – aveva osato giocare: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. Immaginate la meraviglia, lo stupore, lo sgomento: l’attesa – millenaria, faticosa, logorante - diventava storia. Per tutti!



Per i ciechi, per i prigionieri, per gli oppressi. Fisici, ma anche spirituali. Per quelli che…un po’ di Signore, un po’ di preghiere, un po’ di giaculatorie e poi anche bestemmia, disonestà, ingiustizia. Per quelli che…facciamo un tutt’uno: si va in chiesa, si ascolta la messa, si fa il proposito di cambiare. Poi…tempo perso! Per quelli che…già sentito, già provato, tutte balle. Non importa: mandato per annunciare a tutti la buona novella! A tutti e nessuno può metterlo in tasca. Ai negri, ai bianchi, ai gialli, ai poveri e ai ricchi, ai sani e ai belli, agli atleti e agli handiccappati. A tutti. Ai bambini ancora nel grembo materno e ai vecchi nutriti da un filone di flebo. Alle top model splendenti e scattanti e alle vecchiette dalle gambe malferme per l’artrosi. Agli industriali e ai lavavetri, ai laureati e agli analfabeti. A tutti. A quello di destra e a quello di sinistra. Ai cacciatori e agli ambientalisti. A quelli con la tessera e a quelli senza.
A quelli che ascoltano! Ma tu hai sentito che ai tempi di Neemia ”tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della Legge” . Dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno! Il popolo piangeva. Ieri. E stasera?
Finchè si leggeva la Parola di Dio…c’era chi sbadigliava, chi schiacciava un pisolino, chi scriveva un sms, chi allentava la cintura, chi si metteva le dita nel naso, chi scrutava la vicina, chi gettava gli occhi nel vuoto. Certo: chi ascoltava! Trattiamo così la Scrittura: capisci che delinquenti! Trattiamo da bestie un testo che dice con coraggio e senza indorare la pillola la nuda verità della vita e della morte, dell’eros e della violenza. L’incanto e il sapore di cenere, l’altezza cui possono arrivare gli uomini agganciati ad un Dio che li trascende, li sorregge, li annienta. La bassezza cui quegli stessi uomini possono giungere.


Probabilmente a Nazareth quella sera qualcuno pensò: "Questo è pazzo!".
Se così fosse, caro Dio, mandaci dei folli, che si impegnino a fondo, che dimentichino, che amino non soltanto a parole, che si donino per davvero sino alla fine. Abbiamo bisogno di folli, di irragionevoli, di appassionati, capaci di tuffarsi nell’insicurezza, l’ignoto sempre più spalancato della povertà. Abbiamo bisogno dei folli del presente, innamorati della semplicità, amanti della pace, liberi dal compromesso, decisi a non tradire mai, obbedienti e insieme spontanei e tenaci, forti e dolci.
O Dio, mandaci dei folli.
Dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola; ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità. Noi dobbiamo soffrire per divertirla.
Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me, come io faccio ridere gli altri.
Perchè chi rischia per il gusto di rischiare è un insensato, chi rischia dopo aver pregato forse è meno pazzo di quel che si pensa!

Buona settimana
don Marco Pozza


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giovedì 18 gennaio 2007 - ore 20:35


John Beer e company
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Come un tempo: il popolo chiede panem et circenses"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 19 gennaio 2007, pag. 6

John Beer è maschio, vive a Padova e ha tre passioni: musica, computer e… birra. Nulla più si sa di lui. A parte Topolino, non ha mai letto niente in vita sua. Contrariamente, tra le mie letture sto inserendo un suo libro dal titolo provocatoriamente attraente: “La classe fa la ola mentre spiego. Le note disciplinari più pazze d’Italia”. Risate e qualche lacrima, compassione per poveri docenti strapazzati, ammirazione per la creatività di certi studenti. Un po’ di sana nostalgia per i miei “scomposti” anni di liceo classico. Esempi di sintesi estrema, di artigianato familiare, di faccende domestiche trasportate in aule scolastiche.


Poi mi arriva tra le mani lo scritto di un ragazzo che, alle soglie della maturità, in un tema a proposito dell’attuale generazione di genitori, ha scritto: “Ci avete reso dei teppisti di mezza tacca perché non siete forti abbastanza. Non ci avete indicato nessuna strada che abbia un senso, perché questa strada voi stessi non l’avete e non siete riusciti a cercarla”. Una combinazione…che ha fatto sbocciare nella mia anima un pensiero. Sembra – come sostiene Neil Postman – che tutto stia degradando nel divertimento, che nulla conservi più la necessaria serietà. La politica e la religione hanno già dovuto fare amaramente le spese di questo fenomeno. E la gente prende le distanze da entrambe.
“Panem et circenses” sembra tornare a chiedere il popolo!
Forse che la vita debba essere tutta una festa? Potrebbe… Se non fosse che dietro la disinvoltura di questa società del divertimento, si nasconde una paura profonda: dover essere sempre al massimo. Chi può farcela? L’importante sembra sia non arrivare mai a riflettere, perché i pensieri minacciano di sporcare il tempo libero. E noi, esseri umani imploranti onnipotenza, abbiamo paura delle pause, perché nel silenzio sentiamo solo il nostro vuoto interiore. Già nel 1943, il coraggioso teologo protestante Dietrich Bonhoeffer scriveva: “Siamo nel bel mezzo di un processo di volgarizzazione che riguarda tutti gli strati sociali”.
Senza nulla togliere alla capacità intuitiva di John Beer… mi chiedo: e se invece di divertimento e disperazione, distrazione e risate la nostra società avesse bisogno di informazioni che siano degne di questo nome? Che tengano in-forma?
“Il futuro appartiene a coloro che trasmettono alla prossima generazione motivi per sperare”(P.T. de Chardin).
Anche perché serietà…non significa automaticamente assenza di gioia!

don Marco Pozza


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giovedì 18 gennaio 2007 - ore 00:13


Semplicemente...
(categoria: " Pensieri ")


LUNGO I CORRIDOI DELL’ISTITUTO ...
"Da Cima Bianca alle Hawaii"

di don Marco Pozza

In una scuola superiore di Padova, un ragazzo (Chicco è il nome in codice) racconta il Capodanno vissuto nel Rifugio Cima Bianca - Val di Scalve con 48 suoi compagni e un prete. Quel ragazzo a scuola "gratta con i denti" le sue pagelle...ma in quanto a dignità non è secondo a nessuno.
Questo è il dialogo che mi ha trascritto:


Amico: "Ciao, Chicco. Che figata le Hawaii. Tu... sei stato in giro?"
Chicco: "Torno da un camposcuola con don Marco, il mio prete. Otto giorni tra piste innevate, riflessioni, divertimento...e una messa come "fuoco d’artificio" a capodanno.
Amico:"Che brutta razza sono i preti! Non avevi altre agenzie a cui rivolgerti?"
Chicco: "Perchè?"
Amico: "Eh, i preti hanno i soldi, hanno l’amante di nascosto. Chissà come fanno a restare senza: sono uomini anche loro! Predicano bene, razzolano male! Eh, eh! Hai mai visto un prete morire di fame? Stanno coi signori pieni di soldi! E poi un’altra che non gliela perdono: loro possono smettere di fare i preti e posarsi. Loro dicono che sposano la Chiesa e la lasciano perchè non gli va più. Perchè loro possono divorziare gli altri no... Rispondimi! Non farmi tante messe o giri di parole".
Chicco: "Dimmi la verità: tu hai mai visto un prete che ha l’amante, che ha molti soldi, che predica e razzola male?"
Amico: "Io no, ma lo dicono tutti! Se devo essere sincero, alle volte ho incontrato preti che sono forti e ho detto: bisognerebbe che tutti i preti fossero come quello".
Chicco: "Ah, tu che ne dici di cotte e di crude sui preti, non ne hai incontrato uno che ne ha fatte di tutti i colori. Hai incontrato solo preti in gamba! Bel tipo che sei! Dici male per sentito dire.
Io invece ho incontrato dei preti che ti lasciano a bocca aperta".


Caro Chicco, questi sono i fatti di Vangelo con i quali Dio impreziosisce la nostra povera e straordinaria storia di uomini.
L’avventura di Dio nel mondo continua.
La speranza non è finita!


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martedì 16 gennaio 2007 - ore 19:56


La fantasia di Dio!
(categoria: " Pensieri ")


LA VOCE DI DIO IN SPRITZ.IT
"Porca miseria, Signore: sei grande!"

di don Marco Pozza

"Carissimo Marco,
ti scrivo dopo qualche giorno di silenzio e qualche riflessione…. domenica sera sono stata alla tua Messa e posso ammettere di essermi portata a casa tantissimo. Mi son portata via una chiesa colma di giovani, dei volti sorridenti, gente che entra in chiesa contenta a testa alta...la presentazione dei 31 ragazzi della Cresima…. L’omelia con il sottofondo musicale…. Tante cose che avevo già sentito e letto nei giornali ma che non avevo mai visto con i miei occhi e sentito con il mio cuore…
Quando sono arrivata a casa…ho ragionato un po’ su quello che hai detto durante l’omelia, e dentro mi sono rimaste tante tue espressioni, (strano perché io dopo 10 min. non mi ricordo più niente)…. Ho capito qualcosa……
Mi hanno colpito queste tue parole.

[…] E’ questione di attimi e la vita è rigirata….
[…] E’ giunto il momento di volare da solo…
[…] Cos’è la vita senza gioia?...
[…] Chi si fida di Lui….non dice mai di no…
[…] Maria, non rattoppa, travolge…
[…] Anche l’impossibile si può sciogliere…
[…] Giocando al risparmio, l’acqua non diventerà mai vino…

Mah, queste sono un po’ le frasi che mi hanno fatto riflettere e che mi hanno costretta a fare un po’ una specie di resoconto della mia vita… una vita così….da diciannovenne…. Una vita che mi procura delle meraviglie quotidianamente, una vita che mi fa vedere cose per cui vale la pena di vivere e di difendere la propria vita…



Beh, ecco allora che forse è arrivato anche il momento in cui è bene che io ti dica anche qualcosa di me, della mia vita…. Perché? Mah anche forse per ricevere un "consiglio"…. Una parola credo serva a tutti…. Anche a chi crede di aver già capito tutto….
Non parto a dirti quello che mi è succ. in passato… non mi presento…. Ma voglio raccontarti quello che sto vivendo adesso… Devo farti una premessa….
(…)
Da un po’ di tempo sento una voce strana dentro di me. E’ una voce leggera che a volte scompare, ma dopo poco ritorna più forte e sempre più insistente. E’ una voce che mi chiama e che mi chiede di dedicargli tutta la mia vita. Cosa sarà? Una fantasia? Un sogno? Un desiderio? … E se fosse veramente la sua volontà sulla mia vita ? Io non lo so, io non capisco e chiedo il tuo aiuto. In questi giorni ,ma anche precedentemente, ho incontrato e sto incontrando persone straordinarie: preti generosi ed intelligenti; suore simpatiche e sveglie; uomini e donne che lasciano tutto per andare a portare il Vangelo in paesi lontani. Per assistere i poveri, per dedicarsi a coloro che nessuno vuole vicino. Deve essere bella una vita vissuta così! E se lui allo stesso modo con cui ha chiamato queste persone chiamasse anche me? Io non sono proprio eccezionale: mi piace la vita comoda, amo divertirmi, a volte mi sembra di essere un po’ egoista… però io sento questa voce e non la voglio assolutamente soffocare. Credo che molto probabilmente possa essere solamente che uno sguardo d’amore… Se sei tu che mi parli io non voglio tapparmi le orecchie! Però ti prego, se sei tu che mi parli davvero, fatti sentire più chiaramente e parla più forte! E se non è un sogno, Signore, dammi il coraggio e la forza necessari per dirti il mio SI per sempre.



Così, come ti dicevo prima (…) mi è stata fatta una richiesta da parte di un ragazzo anche lui in ricerca vocazionale… Mi dice: "mah,vedo nei tuoi occhi una inconfondibile serenità e luce…non è che avresti voglia di farti due passi con me?...raccontami un po’ la storia della tua vocazione…..!"
Raccontare la propria vocazione credo che sia per tutti un compito difficile. Mi chiede di richiamare alla mente tutta la mia vita, con episodi spesso insignificanti che, uniti come i pezzi di un puzzle, alla fine mostrano un quadro che nessuno immaginava. Allora sono partita dal momento nel quale ho rivolto il mio sguardo a Dio, dopo aver sperimentato il fallimento dei miei tentativi di trovare serenità nelle "cose del mondo". Non saprei spiegare perché ero in crisi. Niente sembrava più soddisfarmi. Ragazzo, scuola, lavoro, amici: tutto appariva ai miei occhi come qualcosa di estremamente vuoto, incapace di riempire il mio cuore come avveniva quando gli amici e tutte le altre cose mi bastavano per essere felice o, perlomeno, così mi sembrava. Credevo di avere il verme solitario nel cuore. In questo stato d’animo continuavo a nutrirmi ma non ero mai sazia, mi manca sempre qualcosa, non riuscivo a trovare pace. Raggiungo anche mete e obbiettivi che mi ero imposta ma mi accorgo che nella mia vita niente è cambiato; tutto resta identico ed insignificante. Ed è estremamente difficile non essere frustrati in una situazione così.
Allora ho cercato di "toccare il mantello di Cristo". Mi sentivo come la donna di cui Marco (5,25-33) racconta nel suo Vangelo, da molto tempo malata ed infelice!(Mentre Gesù stava salendo a Gerusalemme, molta gente lo accerchiava in cerca di qualche miracolo o per trovare un motivo per screditarlo. Lungo la strada c’era anche una donna che da dodici anni soffriva a causa di un’emorragia. Era troppo pensare di riuscire a parlare con il Maestro, per una come lei che – oltretutto – in quanto donna non godeva di alcun diritto. Si sarebbe accontentata di toccare il mantello del Signore. E ci riuscì , tanto da attirare l’attenzione di Gesù stesso, che percepì la potenza uscita da Lui a causa della fede della donna.
Si – mi dirai – ma questo che c’entra con la tua storia? C’entra perché alla fine, dopo aver cercato mille strade, anch’io ho dovuto rivolgere il mio sguardo a Gesù che passava sulla mia strada… qui si può già notare una particolarità del Vangelo e della vita di tutti noi in generale: quando cerchi Dio, scopri che è Lui a richiamare su di se la tua attenzione, ti passa davanti, ti attira a se, attraverso mille situazioni particolari. Ti accorgi della sua presenza e non puoi fare a meno di invocarne l’aiuto. Il Signore si è fermato anche da me non per dirmi: "và, la tua fede ti ha salvato", ma per domandarmi: "vuoi essere felice come quella donna? " Così più mi aggrappavo al suo mantello chiedendo aiuto, più mi sentivo domandare: "vuoi essere felice?" Gesù mi ha fatto capire che si è stufato delle mie finte preghiere vuole che mi decida una volta per tutte. Ma io che cosa voglio in realtà da Lui? E poi sono disposta ad accettare la sua soluzione?
E’ relativamente facile chiedere aiuto, più difficile è accettare che l’altro ti aiuti a suo modo… Io molto probabilmente chiedevo a Gesù che facesse la mia volontà, che mi indicasse una strada secondo quelli che erano i miei desideri, non i suoi. Ma la logica di Dio è diversa… Credo di dover rispondere, di non aver alternativa… perché mi aggrappo al suo mantello se non per essere felice?
"si. Signore, voglio essere felice!".



Ho capito che Dio mi parla al cuore più che all’udito. Sento la sensazione tremenda e insopprimibile che solo lui può veramente fare quanto dice. Di fronte a un mondo dove le promesse svaniscono alla prima brezza mattutina, la parola di Gesù mi riempie di timore ma anche di certezze.
No, io non voglio andarmene triste come il giovane ricco del vangelo solo perché ho molte cose (cfr. Mt 19,16-22). Voglio essere felice, non di quelle felicità vuote che vengono da soddisfazioni passeggere, Voglio tutta la felicità, voglio sentire il mio cuore palpitare di vita anche quando la vita fa schifo, voglio essere libera, libera sul serio, libera perché il bene è l’unico desiderio del mio cuore. Vorrei alzarmi al mattino con la certezza che il nuovo giorno ha un senso ed io ho qualcosa per cui sorridere… Credo che a questo punto, sia Gesù l’unica fonte capace di dissetare il mio cuore.
E’ in questo momento che il sogno di Dio comincia ad occupare la mia mente, mi ruba il cuore fino a che non ti arrendi e ti lasci possedere da questo amore che non puoi contenere ne capire, che ti fa soffrire, che ti toglie il respiro, che ti nasconde il futuro e ti lascia solo l’angoscia del suo mistero, ma che ti attrae come un magnete. Non voglio mentirti, dicendoti che la chiamata di Dio è la sensazione più bella che io abbia mai provato, la voce d Gesù che ti chiama e che ti invita a seguirlo è devastante, ti spacca a metà, ti costringe a prendere la tua vita e metterla da parte per lasciare spazio al progetto di Dio. In tutto questo molto probabilmente il dolore è forse maggiore della gioia, è incomprensibile, perché più ci ragioni e più scopri l’irrazionalità, l’insensatezza di una scelta che appare inconcepibile e anche la tua intelligenza comincia a "fare a pugni" con il tuo cuore che ti spinge dietro a Cristo.
Egli mi ha attratto e resistergli credo sarebbe uno sforzo inutile e doloroso….
E agli amici, ai genitori, chi lo dice?



Spezzerò il cuore a loro. In quello che faccio adesso non c’è niente di male eppure ogni giorno che passa mi rendo conto che non è ciò che realmente voglio… è solo ciò che credo di volere… Il mio cuore è attratto da Cristo, solo da lui, senza intermediari. E’ uno scherzo non è possibile, anche Dio è impazzito, non sa più che pesci pigliare per dare energia alla chiesa agonizzante … ero io in realtà che non sapevo che pesci prendere, dove sbattere la testa, dove scappare per non ammettere che Cristo aveva capito benissimo ciò che lui stesso aveva seminato nel mio cuore.
Ma, come in tutte le cose della vita, la sofferenza esplode nella gioia, la vita nasce dal dolore del parto. Lo stesso è stato per me. Aiutata da Dio a resistere a questi momenti, a questa salita che pareva non finire mai , sono arrivata a capire che Gesù mi stava donando molto di più, mi stava dando la possibilità di partecipare alla sua gloria. Lui mi vuole per se non per una sua necessità ma perché era quello che nel profondo del mio cuore io stessa desidero ardentemente.
Lui, anche quando si nasconde e sembra lontano, è li che segue i miei passi, mi solleva quando cado, mi accoglie e mi cura quando le ferite che mi provoca il cammino mi fanno piangere. Molto probabilmente,se sarà così, e lui solo lo sa, mi regalerà molto più di quello che io lascerò. Chiedendomi di camminare al suo fianco mi offrirà ciò che cerco veramente. La strada è in salita, questo è evidente; una salita che inizialmente appare impossibile da affrontare, ma che, se trovi il coraggio di cominciare, si fa ogni giorno più dolce, perché Cristo ti accompagna , ti prende per mano…

E’ stata una fortissima esperienza che ha fatto maturare dentro di me altre convinzioni…. Diciamo che nella società in cui viviamo molto probabilmente una persona che dice queste cose….forse è una persona anormale…. Una persona che va controcorrente…ma questo andare controcorrente per adesso non mi fa paura…! Anzi mi attrae sempre di più….



Avevo deciso di scriverti già qualche tempo fa….poi però mi sono lasciata prendere da tante altre cose che mi hanno un po’ ostacolato la corsa…. Ma adesso ho le mie convinzioni…e le voglio portare avanti…
Domenica sera spero di poterci essere alla Messa (…)
Due righe in realtà solo per farti capire che cosa sento dentro.
Due righe che spero porteranno i loro frutti e che faranno nascere qualcosa di bello tra di noi… potremmo magari trovarci di persona anche per fare in semplicità due chiacchiere… sicuramente sarà più impegnativa la cosa rispetto alla stesura di una mail…. Ma le cose difficili sono quelle che mi hanno portata sempre alla vetta….che non mi hanno dato la possibilità di arrendermi anche quando dalla valle vedi la cima di un’alta montagna da scalare…".

Grazie di cuore, carissima ragazza!
Le chiamate di Dio non prevedono addestramento, esigono lo sbaraglio! D’altronde "i rigori li sbagliano soltanto quelli che hanno il coraggio di batterli" (R. Baggio).

Buon cammino... e conta sulla mia presenza!
don Marco Pozza, un prete innamorato di Gesù di Nazareth.


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sabato 13 gennaio 2007 - ore 08:52


Riflessione della domenica
(categoria: " Riflessioni ")


II^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
"Sei giare piene, la fine di una privacy"

di don Marco Pozza

E’ questione di attimi, magari impercettibili, e la vita è rigirata. Nella natura è questione di attimi: la gemma si spacca e il bianco fiore di ciliegio inizia a fare capolino tra i rami. Nella storia è questione di attimi: l’intuito di una scoperta e l’umanità è pronta a voltar pagina. Nella vita è questione di istanti: basta un episodio e il bambino improvvisamente diventa – o è costretto a diventare – adulto. Il futuro di una persona regge su un istante: dopo anni di fatiche e di pensieri decidi che è giunto il momento di volare da solo… e ti sposi. Nel lavoro contano gli attimi: studi, apprendi, fai il garzone di qualcuno e poi avverti che è giunto il momento di metterti in proprio. L’amore è questione di frammenti: ci pensi, magari provi e poi decidi che è il momento di legarti a quel viso. La vita intera è una somma di tanti attimi intrecciati assieme. Nella vita tutti serbano il ricordo in uno scorcio di tempo cui legano la loro maturità.
Tutti!
Anche Gesù di Nazareth.


Ma quale doveva essere, dunque, l’attimo decisivo di Gesù? Forse aveva scelto di iniziare davanti ad un piaga da suturare, o al capezzale di un’infermiera (la suocera di Pietro cui scompare la febbre sarà, di li a pochi giorni, il suo secondo miracolo). O magari in un attimo qualunque: all’aria aperta, ad un passaggio di rondini, ad un impercettibile turbamento del sangue. Certamente l’ora si avvicinava, la privacy diminuiva. Già uscendo per le strade, tre giorni prima, si sentì gridare: “Ecco l’agnello di Dio”. E in quei giorni capitava che se posava lo sguardo su qualcuno, ancor prima che aprisse bocca, quello smetteva di riassettare le reti o di contar denari al banco e gli andava dietro.
Oggi lo zoom dell’evangelista si pianta a Cana di Galilea. Pranzo di nozze. C’è festa, allegria, serenità. Come dovrebbe essere sempre nella vita. Però, come sempre nella vita, capita l’inghippo: viene a mancare il vino. Oh, attenzione: manca il vino! Non il pane, il companatico, i sottaceti o e tartine. Il vino! Uno potrebbe dire: “Che vuoi che sia! Meglio, così non si ubriacano e non cominciano a fae gli scemi”. Senonchè nella Scrittura Sacra il vino è il simbolo della gioia. Già, don Marco, cos’è la vita senza gioia? Un castigo, un macello, un disastro. Un quadretto di vita familiare commovente, quindi. E qui, al calare del vino, s’accende un siparietto tutt’altro che lineare intessuto tra una madre e un figlio. La madre, Maria di Nazareth, spinge per un piccolo miracolo – d’altronde in lunghi anni di silenzio ha intuito le sue potenzialità – il Figlio, Gesù di Nazareth, tiene nascosta la sua ora in cui intervenire come un bracconiere che s’apposta con pazienza per afferrare la preda. “Che c’è tra me e te, o donna?” Risposta che avrebbe scoraggiato chiunque. Non Maria che, come niente fosse, dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Sa che Gesù farà ciò che gli chiede. Sia perché è venuto apposta per portare la gioia, sia perché sa che a chi accetta le sue rotture e si fida di lui (ma sul serio) non dice mai di no.


Sullo sfondo “sei giare di pietra per la purificazione del Giudei”. Necessarie per la purificazione. Squallide nella loro immobilità, ingombranti nella loro ampiezza, gelide perché di pietra. Giare “panciute, maestose… come una badessa” – direbbe Pirandello. Sei, tra l’altro. Non sette: simbolo malinconico di ciò che non giungerà mai alla perfezione. Ebbene, di fronte a questa immobilità che somiglia al cibo avariato, Maria avverte che la Legge ha fatto la sua storia, che la legge di Mosè è importante ma non è più tutto, che il passato è stato fotocopiato quanto basta, che la novità deve irrompere, che gli argini vanno spaccati per irrorare i terreni vicini. E sollecita il cambiamento. Scrivilo! Sollecita il cambiamento! Vede un mondo che sta boccheggiando nella tristezza, nella solitudine, nell’affanno… e invoca un nuovo corso della storia. Perchè Maria non rattoppa, travolge. A costo di accelerare la carriera del Figlio. Gioca d’anticipo perché la legge di Mosè non è più in grado di purificare nessuno, non rallegra più il cuore dell’uomo.


Questa è Maria di Nazareth: non la bambinella, tutta casa e sinagoga che ci hanno tramandato generazioni di catechismo più o meno ortodosso. Maria è amante della giovinezza, amante del cambiamento. Maria trova il coraggio di rischiare con suo Figlio. E questo discorso, fatto ai giovani, li seduce. Perché anche lei, come noi giovani, non è soddisfatta delle cose come vanno, perché è proprio dell’animo giovane percepire l’usura di scheletri che non affascinano più e implorare bellezze che si ottengono solo rovesciando il fronte, non con impercettibili trucchi da laboratorio.
Mi sembra di vederla questa madre: premurosa, preoccupata, orgogliosa di poter intervenire sul Figlio. Non hanno più vino! La storia d’amore di questa giovane sposa inizia con un’umiliazione, sono parenti. Un piccolo miracolo e la festa continua. E sembra di vedere questo Figlio… che vuol rimanere ancora un istante nell’anonimato, che vorrebbe rimanere ancora per qualche attimo il falegname di Nazareth. Possedere una madre, un angolo di silenzio, un letto in cui abbarbicarsi al tramontar della luce. Se lo riconosceranno… sarà la fine della sua privacy.
Ma le donne non cedono. Le mamme: figurati, non si rassegnano, decidono che anche l’impossibile si può sciogliere. Il vino serve: è proprio convinta Maria. E stavolta il Figlio cede. E in questo suo cedere firma l’inizio di mille miracoli, di altrettanti stupori e ravvedimenti, di infinite gioie e insperati recuperi. Maria ha vinto: per la prima volta. Poi Maria non vincerà più. Meglio ancora: non parlerà più in tutti i vangeli. Vedessimo il volto di Maria, lo vedremmo raggiante: guarda il Figlio (il suo bambino), scava gli occhi dei commensali che bevono un vino dal gusto insperato. E’ felice, Maria. Così felice che vorrebbe che tutto si fermasse qui, alla tavola imbandita di Cana di Galilea: questo sotterfugio di gioia, questo piccolo trionfo, questi piccoli uomini che s’accodano come discepoli. Maria non sa che ha anticipato tutto. La macchina dei miracoli è partita, è stata lei a scegliere l’ora. Lei l’ha mossa e non immagina dove la porterà! Non sa dove la porterà, ma conosce la fatica d’aver acceso questa partenza.


In un villaggio si organizzò una festa. Tutti furono invitati a contribuire con un fiasco di vino da versare in una grande botte. Quando cominciò la festa si aprì il rubinetto e ne venne fuori acqua. Ciascuno aveva detto: “Se metto un fiasco di acqua in una botte di vino, nessuno se ne accorgerà”, ma non aveva pensato che tutti avrebbero fatto come lui.
Giocando al risparmio…l’acqua non diventerà mai vino!
Dovrò ripetermelo spesso. Prima di tutto tra i muri di casa mia questa settimana.

Buona settimana
don Marco Pozza


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giovedì 11 gennaio 2007 - ore 10:00


Nati per sperare...
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Graffitti alla fermata dell’autobus"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 12 gennaio 2007, pag. 6

“Lasciatemi morire in pace” – è un “graffito” che ho letto sullo zaino di una ragazzina assonnata alla fermata del 12 in Via Torino a Padova. Morire in pace! Forse è appena tornata da Thaiti, da San Francisco, dall’Isola di Pasqua. Forse da Cortina o, più probabile, da un letto d’illusioni. “Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle: e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi” (S. Agostino).
Viaggiare! Ma ciò che conta non è la corsa, è la direzione! Obbligo di occhi svegli. Gli occhi dei Magi che arrivano da laggiù, dove si pratica l’astrologia e ci s’inchina di fronte alle divinità. Capaci di sapienza: uomini del proprio tempo, della propria terra. Ma lesti nelle palpebre ad annusare il Nord della vita. In cammino, carichi di doni ma soprattutto di attese, disposti a guardare oltre il breve lineamento dell’orizzonte. Uomini che pensano, che nutrono coraggio, che all’inganno di Erode rispondono con un’intelligente ingenuità. Anche a Padova s’inseguono le stelle! Dell’astrologia che promette soldi se risparmieremo e pace se non si litiga (previsioni che francamente non necessitano di astrologi e indovini). Del calcio, dello spettacolo, della moda… che regalano successi facili e guadagni favolosi. Per poi lasciarti per strada. E allora forse, dopo il 6 gennaio, anche noi vorremmo poter guardare il cielo e scoprire qualcosa come la stella che ha acceso il cuore di quei tre saggi. Stanchi di cieli artificiali che hanno cacciato gli angeli e trattano da clandestini i santi, che hanno espatriato quel Bambino per ospitare tarocchi e cartomanzie… abbiamo sete di desideri grandi, voglia di vincere la pigrizia e riannodare sandali slacciati troppo in fretta, nostalgia di occhi che non s’arrestino alla superficie delle cose. Delle persone!



Forse la vita è questione di occhi, come direbbe Romano Guardini: occhi capaci di guardare e vedere. Nel Natale del 1940, nel campo di concentramento di Treviri, J.P. Sartre fece dire al re Magio Baldassarre in risposta al disperato Bariona: “E’ vero che noi magi siamo molto vecchi e molto saggi e conosciamo tutto il male della terra. Tuttavia quando abbiamo visto quella stella in cielo, i nostri cuori hanno fatto un balzo di gioia come quello dei fanciulli e noi siamo stati simili a dei bambini e ci siamo messi incammino, perché volevamo compiere il nostro dovere di uomini, che è quello di sperare”.
Nati…per sperare. Non per morire!

don Marco Pozza


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martedì 9 gennaio 2007 - ore 18:06


La simpatia dei miei ragazzi
(categoria: " Pensieri ")


LAVORANDO...CON SIMPATIA
"Perchè essere prete è troppo bello"

del Gruppo Animatori di Sacra Famiglia


Linguaggio “di strada”, capelli lunghi e volto abbronzato, fascino da “bello e impossibile” alla Bettarini capace di far sospirare donne di tutte le età, vestiti appariscenti e firmati, numerose partecipazioni televisive all’attivo e molte altre in programma, innumerevoli interviste e articoli rilasciati ai giornali, prediche poco ortodosse o quantomeno alternative (vedi Intimissimi), modo di fare estroverso ed esuberante spesso brusco e poco ecclesiastico, passione per lo sport e viaggi in luoghi esotici, coca cola dipendente…




Ma queste cose che si dicono di lui, sono tutte vere?

Effettivamente…il linguaggio è spesso colorito (molto colorito!!); per l’aspetto fisico ringraziamo mamma Ivette e papà Franco (che però, ahimè, non gli ha dato gli occhi azzurri); meglio i vestiti appariscenti che uno sporco e trasandato (che gira in mutande); a causa di una precoce vocazione non ha potuto partecipare ai provini per soap opera e reality show, ma sui giornali può ancora scrivere! Da quando c’è lui i primi banchi della chiesa si sono improvvisamente riempiti nella speranza di rifarsi gli occhi, soprattutto il giorno dell’Immacolata; il suo modo di fare è più giovane di quello dei giovanissimi, lo confermano le uscite al sabato sera per lo spritz; pur di mantenere un corpo tonico e scattante corre con ogni condizione del tempo, a qualsiasi ora del giorno e insultando le vecchiette; dopo un anno di lavoro e un’estate di campiscuola la vacanza è sicuramente meritata; per fortuna c’è la coca cola, il suo carburante, che lo tiene in piedi tutto l’anno… Ma, per conoscerlo meglio, a parte la chiesa, il posto ideale è il suo blog: www.spritz.it/ blog/Don Marco, il suo secondo ufficio!

Ma questo don Marco Pozza, per noi, chi è?

E’ un ragazzo di appena 27 anni, che ha deciso di trascorrere la vita parlandoci di quel Dio che lo ha così tanto colpito e lo ha fatto innamorare. Ogni giorno si scontra con una comunità che molte volte fatica a comprenderlo, ma lui non si arrende e, con grinta, fantasia, tanta voglia di fare e di mettersi in gioco, sprona noi giovani ad incominciare e continuare un cammino di fede, perché anche noi possiamo innamorarci del nostro Dio.
Non sempre è facile seguire lui e le sue proposte, perché spesso sono difficili da accettare e intraprendere, ma lui ci dà la forza ed il coraggio di metterci in gioco, sempre, ad ogni istante, anche adesso…perché “I rigori li sbagliano solo quelli che hanno il coraggio di tirarli” (Roberto Baggio).




Ti ricordiamo nelle nostre preghiere, affinché tu trovi la serenità di accettare le cose che non possono essere cambiate, il coraggio di cambiare quelle che vanno cambiate e la saggezza di distinguere le une alle altre. Che il Signore ti dia la semplicità del vivere, la capacità e la forza di riconoscere i tuoi errori e l’umiltà di chiedere aiuto e lasciarti aiutare.
Caro don Marco, tra queste bellissime montagne innevate, ancora una volta ci stai regalando un’esperienza da brivido, momenti indimenticabili, emozioni che rimarranno per sempre indelebili nelle nostre menti e nei nostri cuori…
E’ difficile trovare le parole per ringraziare un Grande Rompiscatole come TE, che, però, per noi ha fato e sta facendo davvero tanto, che scommette su di noi e ci dà fiducia.
Nonostante la difficoltà, qualche parola dobbiamo pure scriverla…
GRAZIE
per tutte quelle volte che ci sproni ad incamminarci sul sentiero della vita e della fede, incoraggiandoci a condividere non solo le nostre emozioni e i nostri pensieri, ma anche e soprattutto la nostra fede…
per tutte quelle volte che, anche se non sempre con tatto, ci dai fiducia, scommetti su di noi, ci fai capire che ci vuoi bene e tieni davvero a noi…
per tutte quelle volte che, nonostante le delusioni, non ti sei arreso e, anzi, hai messo il doppio delle forze e della tua energia per farci vivere emozioni indimenticabili.

E adesso…gambe in spalla, olio di gomito…partiamo per un nuovo anno insieme!!
Ci saranno momenti belli e momenti difficili, sorrisi e lacrime, soddisfazioni e delusioni, a volte sbaglieremo, a volte centreremo il bersaglio…
Ma "insieme è forte, insieme è grande, sotto questo cielo, come un grande abbraccio, che fratelli ci fa"

Puoi sempre contare su di noi!


Maria Luisa
Ludovica
Chiara
Francesca
Luca
Andrea (sue le caricature)
Francesco
Laura
Silvia
Elena


"Io con voi sulle tracce di Dio"
di don Marco Pozza










Come un fiore non può sussistere senza dei rami che lo facciano splendere, così un prete (almeno io... non so gli altri) non può vivere senza una comunità che lo alimenti.
Nella fatica inaspettata e nella solitudine di questi mesi,cari ragazzi, vi ringrazio con il cuore perchè, senza criticare, ironizzare o fare esternazioni ignobili (quelle lasciatele in proprietà ai tuttologi professionisti), mi siete vicini e mi aiutate a cercare il volto di quel Dio che ci sta affascinando giorno dopo giorno. Magari con fatica, ma sempre con stupore.
E Dio sta passeggiando vicino a noi molto più di quello che pensate. Attenzione...perchè Lui studia le mosse, poi quando colpisce stupisce e lascia senza parole.
Lui può... perchè Lui è Dio!
E Francesca - l’angelo conosciuto quest’estate che a qualcuno ha dato fastidio - può darsi non fosse un segno da sottovalutare con troppa saccenteria!
Vi abbraccio tutti e vi ringrazio...perchè leggendo il vangelo nei vostri volti non si spegne dentro di me la passione d’essere prete con voi e per voi!
Anche a 17° sotto lo zero!

don Marco Pozza


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martedì 9 gennaio 2007 - ore 09:11


Ri-partenza!
(categoria: " Pensieri ")


PENSIERI IN CORSA
"Nati per sperare...non per rassegnarsi"

di don Marco Pozza


“A peste , fame et bello, libera nos Domine” – si pregava un tempo. Oggi dovremmo aggiungere. Dal bombardamento della pubblicità, dalle notizie – bomba, dai mostri in prima pagina… Dal flagello dei maghi, astrologi, indovini e cartomanti… Dal tifo sportivo, dalla peste razziale, dalla guerra tra club… Dallo zapping, dallo share, dall’Auditel… Dai Quiz milionari, dal Totip, dall’Enalotto, dal Gratta e Vinci… Dai varietà nazionali, dai films comici di Natale, dai tuttologi da palcoscenico… Dalle Miss di ogni genere, dalle Veline, alle Velone ai divi idolatrati… Dalle suonerie dei telefonini, dagli Umts e dai messaggini futili… Quaggiù da noi, nel disastro di meridiani e paralleli, succede un po’ quello che capita con le comuni autoradio, quando la domenica pomeriggio, in macchina, si vuole ascoltare tutto il calcio minuto per minuto. Selezionato il programma giusto nella selva di trasmissioni analoghe, diventa quasi impossibile seguirlo fino in fondo perché continuamente frantumato dalle interferenze. Sempre nei momenti clou. Le interferenze! Noi uomini siamo ingegneri nel costruirle pur di disturbare la voce di Dio! Che comunque non si stanca di parlare. Tanto che in questi giorni ha disegnato per l’ennesima volta un altro “Anno Zero” per ri-partire: un Bambino, una stalla, tre magi. Natale a Padova: in via Anelli, nei quartieri e nelle piazze. A Bassora, a Betlemme e a Gaza. A Dallas, a Thaiti e a New Delhi. “Cammino scalzo per sentire quello che mi sussurra la terra” (A. Bikila). Preziosità mai intuita della terra: un miscuglio di polvere, genio ed eternità in cui Dio addita all’uomo la direzione verso l’Eterno.



La direzione! Ma occorrono occhi svegli. Gli occhi dei Magi che arrivano da laggiù, dove si pratica l’astrologia e ci s’inchina di fronte alle divinità. Capaci di sapienza, cioè di “gustare le cose”: uomini del proprio tempo, della propria terra. Ma con le palpebre accarezzano il Nord della loro vita. Anche a Padova continuiamo ad inseguire le stelle! Dell’astrologia che ci promette soldi se risparmieremo e pace se non litigheremo. (previsioni che francamente non necessitano di astrologi e indovini). Del calcio, dello spettacolo, della moda… che regalano successi facili e guadagni favolosi: salvo poi lasciarti per strada da un istante all’altro. E allora forse, dopo il 6 gennaio, anche noi vorremmo poter guardare il cielo e scoprire qualcosa come la stella che ha acceso il cuore di quei tre sapienti. Stanchi di cieli artificiali che hanno cacciato gli angeli e trattano da clandestini i santi, che hanno espatriato quel Bambino per ospitare tarocchi e cartomanzie… abbiamo sete di desideri grandi, voglia di vincere la pigrizia e riannodare sandali slacciati troppo in fretta, nostalgia di occhi che non s’arrestino alla superficie delle cose. Delle persone!
Si! Forse la vita è questione di occhi, come direbbe Romano Guardini: occhi capaci di guardare e vedere. Nel Natale del 1940, nel campo di concentramento di Treviri, J.P. Sartre fece dire al re Magio Baldassarre come risposta al disperato Bariona: “E’ vero che noi magi siamo molto vecchi e molto saggi e conosciamo tutto il male della terra. Tuttavia quando abbiamo visto quella stlla in cielo, i nostri cuori hanno fatto un balzo di gioia come quello dei fanciulli e noi siamo stati simili a dei bambini e ci siamo messi incammino, perché volevamo compiere il nostro dovere di uomini, che è quello di sperare”.
Nati…per sperare.
Non per rassegnarsi!

Don Marco Pozza


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