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mercoledì 31 maggio 2006 - ore 08:14


Testimonianza di fede
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Parrocchia di Sacra Famiglia in Padova
Anno Pastorale 2005 - 2006
"Che cercate?"






"La ricerca di Dio attraverso l’incontro con l’uomo"



A colloquio con Giulio Andreotti, senatore a vita Conduce la serata don Marco Pozza




Chiesa Parrocchiale di Sacra Famiglia
Lunedì 5 giugno 2006 ore 20.30


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martedì 30 maggio 2006 - ore 11:31


Il Codice da Vinci
(categoria: " Pensieri ")


UNA OPINIONE PERSONALE
"Il Codice da Vinci..."

di don Marco Pozza


Michel de Montaigne era solito affermare: "Gli uomini sono portati a credere soprattutto a quello che capiscono meno". Trovo che tale affermazione sia tuttora valida nonostante siano passati quasi cinquecento anni dall’uscita della prima edizione de Les Essains. Tale affermazione può essere ricondotta facilmente anche alla confusione creatasi attorno all’uscita del film Il Codice da Vinci.



Il lettore medio di Brown accetta passivamente le "verità" del libro, le assimila così come espresse dall’autore e se ne fa relatore a sua volta, dimostrando scarsa intelligenza e mediocre cultura. Ergo, appurato che le idee divulgate dal Codice da Vinci sono una minaccia solo per gli "stolti" o per i "gonzi" - come li ha definiti Renato Farina dalle colonne di Libero - mi sono stupito della violenta - e a mio parere ingiustificata - campagna di condanna e di boicottaggio al film attuata dalla Chiesa. Ci son tematiche ben più importanti di quelle trattate dal "Codice". A me interesserebbero maggiormente la fede e l’individuo rispetto alle tematiche del Graal, della Maddalena, dei Templari. Conferire un tale rilievo alle contestazioni delle tesi di un romanzo non ne incrementa la curiosità agli occhi dei credenti che con tali contestazioni si tenta di proteggere? Montaigne - e scusate se lo cito ancora - diceva: "Proibirci alcunchè vuol dire farcene venire voglia".

Mi meraviglierei molto se la Chiesa facesse una battaglia contro questo film. Perchè, in questo caso, ci sarebbe da chiedersi quale fiducia in se stessa può avere una Chiesa che dubita del suo fondamento al punto da doverlo difendere da un film?
Già smantellato, tra l’altro!


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domenica 28 maggio 2006 - ore 08:50


Riflessione della domenica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ASCENSIONE DEL SIGNORE
"Quando il presepio non serve più..."

di don Marco Pozza


Durante l’Ascensione, Gesù gettò un’occhiata verso la terra che stava piombando nell’oscurità. Soltanto alcune piccole luci brillavano timidamente sulla città di Gerusalemme. L’arcangelo Gabriele, che era venuto ad accogliere Gesù, gli domandò: “Signore, che cosa sono quelle piccole luci?”. “Sono i miei discepoli in preghiera, radunati intorno a mia madre. E il mio piano, appena rientrato in cielo, è di inviare loro il mio Spirito, perché quelle fiaccole tremolanti diventino un incendio sempre più vivo che infiammi d’amore, poco a poco, tutti i popoli della terra!”. L’Arcangelo Gabriele osò replicare: “E che farai, Signore, se questo piano non riesce?”. Dopo un istante di silenzio, il Signore gli rispose dolcemente: “Ma io non ho un altro piano…”



Secondo te, è un momento bello o triste? Dipende da come la guardi quest’ora… Vissuta quaggiù, tra orti e case che si rimpiccioliscono, questi frammenti di tempo sono infinitamente tristi, questo giorno chiamato nei calendari Ascensione in verità per noi è la fine di un lungo Natale, tra queste nuvole misteriose si dissolve la magia e lo splendore di quella notte vissuta tra le colline di Betlemme. Perché se presepio significa “fare siepe”, muri, stelline e spiagge di muschio attorno a quel Bambino per imprigionarlo in una festa che richiama la nostra infanzia, con l’allegria dei nostri ricordi raccontati attorno ad un camino acceso… oggi ci pensi, ti chiedi: dove sono, a cosa sono serviti tutti quei presepi? Quel Bambino, diventato grande, è scappato…



Il presepio. E la croce… Guarda che assurdità: quest’ora sembra essere più triste addirittura dell’ora della morte. Perché almeno la croce lasciava un cadavere da imbalsamare di lacrime e di unguenti, da visitare con fiori e lanterne. Illogico l’uomo, se veramente un sepolcro in terra può dar magior conforto che un punto irraggiungibile in cielo che ti parla di speranza. Ma se d’un balzo quest’Uomo abbandona la terra nel pieno della sua giovinezza e della sua eclatante vittoria, nel sole delle sue amicizie e delle sue cene è solo per gridarci che anche noi qui non abbiamo la residenza eterna. Lasciando Betania e lo sguardo dell’amico Lazzaro, le sterminate praterie ricamate di gigli e profumate di grano, il silenzio del deserto e la confusione di Gerusalemme…insegna anche a noi a lasciare le nostre case senza voltarci indietro. A sollevare in alto il nostro capo. Ma che difficile capire… Noi, armati di cultura e di letteratura, capiamo solo che era tra noi e adesso non c’è più, che potevamo toccarlo e adesso sulla terra non rimane che l’impronta di quei piedi che uno sprazzo di vento presto cancellerà. Inutile nasconderlo: avremmo preferito un dio che restasse imprigionato dentro le nostre zolle, magari anche un dio di pietra come i vecchi idoli pagani, a cui tingere la fronte, ballare attorno, imprecare, sognare, ripartire.



Il difficile del nostro vivere comincia da questo momento. Quello sperone di monte sembra una scogliera di naufraghi abbandonati, con le barbe protese verso l’alto, i ciuffi neri e le teste calve che scolorano come un mucchio di marionette a spettacolo finito, il cuore turbato in un assurdo rimorso. Senza più quel Maestro geniale e imprevedibile… noi vorremmo fermarci lassù migliaia di anni perché ci è stato detto che verrà precisamente alla stessa maniera. Ma non sarà possibile. Non lo è stato nemmeno per i discepoli: hanno dovuto obbedire, sono stati costretti a scendere assieme agli altri. Con un invito accorato da parte di due uomini in bianche vesti per non dare al Maestro l’ennesima impressione di non aver capito nulla: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”. Attenzione: perché da quell’istante potrebbe nascondersi dietro un cespuglio, nel tronco cavo di un albero, in uno stagno di Galilea. Egli torna al Padre, ma quel Padre non abita oltre il volo degli uccelli. Egli è nelle brughiere spazzate dal vento, nei fienili sconosciuti divenuti locande improvvisate, sui crinali delle montagne, sotto il letto o sui tetti della città. Sai cosa significa? Che la storia non è un mazzo di inutili sussulti. Che quelli che stiamo percorrendo non sono sentieri interrotti. Che la nostra vita non è sospesa sul vuoto. Che quel Dio che senti tremendamente lontano si è fatto inquilino di quell’appartamento privatissimo che si chiama “persona umana”.



Sicchè il suo indirizzo provvisorio porta i connotati di ciascuno di noi. Di me, don Marco. Di te, Andrea, fratello fortunato. Di Angela, la tua splendida donna. Di Paolo, tuo amico per la pelle… E chi vuol adorarlo non lo deve cercare nei quartieri residenziali del cielo, ma negli occhi della gente. Di Carmelo, il pescatore. Di Bernardo, l’assassino. Di Giulio, il politico. Di Antonio, il vescovo. Di Luigi, che ha smarrito la ragione. Pensa che bello: nulla sarà più straniero. Ogni terra dove poggeremo il piede la riconosceremo per una segreta memoria perché Lui l’avrà abitata. Ogni paese che laceremo non lo abbandoneremo del tutto perché lasciamo Lui. Tutto lo spazio avrà il sapore di casa nostra, il profumo delle nostre radici. Non ci saranno più lontananze perché Lui si è messo in viaggio per il mondo.
Allora capiremo che questo è stato tutto un gioco per farci innamorare ancor di più di quell’Uomo. Allora capiremo che ha fatto finta d’andarsene. Lo capiremo da questo: non avremo più paura.



“E che farai, Signore, se questo piano non riesce?” . Dopo un istante di silenzio, il Signore gli rispose dolcemente: “Ma io non ho un altro piano…”. E’ un Gesù che lassù sul monte ti fa sentire importante, che ti regala una vocazione. Vocazione, la parola che dovresti amare di più. Perchè è il segno di quanto sei importante agli occhi di Dio. E’ l’indice di gradimento presso di lui, della tua fragile vita. Si, perchè se ti chiama, vuol dire che ti ama. Gli stai a cuore, non c’è dubbio. In una turba sterminata di gente, risuona un nome: il tuo.
Stupore generale.
A te, non aveva mai pensato nessuno. Lui si! Più che vocazione , sembra una evocazione. Evocazione dal nulla. Puoi dire a tutti: si è ricordato di me! E davanti ai microfoni della storia (a te sembra solo nel segreto del cuore) ti affida un compito che solo tu puoi svolgere. Tu e non altri. Un compito su misura...per lui. Si, per lui, non per te. Più che una missione, sembra una scommessa. Una scommessa sulla tua povertà. Ha scritto "T’amo" sulla roccia! Sulla roccia, non sulla sabbia come nelle vecchie canzoni. E accanto ci ha messo il tuo nome. Forse l’ha segnato di notte. Nella tua notte. Non importa!
Puoi dire a tutti: non si è vergognato di me!

Buona settimana.
Che Dio t’accompagni!


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sabato 27 maggio 2006 - ore 10:53


The day-after
(categoria: " Vita Quotidiana ")


PENSIERO DEL MATTINO
"Day-after. il giorno dopo la scelta di Cristo"

di don Marco Pozza


I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia.
Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.
Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina compostamente in prima fila.
Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.



Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l’ombrello.
Buona Giornata!


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venerdì 26 maggio 2006 - ore 08:56


Avvertenze preliminari
(categoria: " Pensieri ")


ISTRUZIONI PER L’USO
"Non travisare il mio messaggio"

di Gesù di Nazareth




E’ vero che ho detto ai miei amici: "Venite in disparte a riposarvi un po’" , ma non ho mai detto: "io sono lo sdraio"; anzi, ho affermato di essere la "Via" e il mio ultimo comando è stato: "Andate!".
Non ho mai suggerito una doppia velocità per i cristiani: quella rapida per i consacrati e quella lenta per tutti gli altri. Il mio Vangelo è per tutti.
Non è vero che ho infarcito il mio discorso di divieti; ho dato invece una sola direzione obbligatoria: "Ama!". Non ho nemmeno dichiarato che tutte le vie della fede sono uguali: ho anzi sostenuto di essere Io la "Verità", che "senza di me non potere far nulla" e "chi non raccoglie con me disperde".
Non imprecare contro di me se il motorino "grippa". Ho dichiarato di essere il "Buon Pastore", non il tuo meccanico. Quando ho consigliato: "Non sappia la tua destra quello che fa la tua sinistra" , non intendevo invitare ad una guida spericolata. E quando ho detto: "Non sono venuto a portare la pace", non volevo trasformare le strade in un circuito da competizione.
Ho proposto ai miei amici di scuotere la polvere dai loro calzari in caso di non accoglienza, non di dare la polvere ai loro avversari.
Ho assicurato di essere la "Luce" per rischiarare il tuo cammino, non perchè tu vada "a fari spenti nella notte per vedere se è poi così difficile morire...".

Ti prego: non travisare il mio messaggio!
Gesù di Nazareth


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giovedì 25 maggio 2006 - ore 08:40


Hermann Maier
(categoria: " Vita Quotidiana ")


UNA RIFLESSIONE
"Oltre una pista da sci"

di don Marco Pozza


Nell’agosto 2001 il pluricampione di sci Mermann Maier, lanciato in moto, fu centrato da un’auto in inverisione vietata: uno scontro tremendo, la gamba destra maciullata e complicazioni renali, una carriera spezzata.
Dopo un anno e mezzo di sofferenza e di doloroso silenzio, Maier è tornato a gareggiare. Ha confermato:



"La sofferenza ha fatto di me una persona diversa. Mi sono accorto che nell’esistenza ci sono tante altre cose, oltre alle coppe da alzare al cielo. Ora mi rendo conto che non tutto è dovuto, che il destino da’ e toglie, che c’è bisogno... di una lasciapassare dall’alto. Quando pensavo di essere l’uomo più sfortunato della terra, ho visto nelle corsie di ospedale tanta gente che stava peggio di me, senza i miei privilegi. Ho capito che noi sportivi abbiamo poco contatto con la vita reale della gente. Ora leggo il giornale non solo per vedere cosa si dice di me, ma per capire cosa succede nel mondo. Mi sento un po’ più piccolo, vedo il pericolo. Se non riuscirò a vincere, non ne farò un dramma. Ho maturato esperienza e sensibilità".


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sabato 20 maggio 2006 - ore 09:32



(categoria: " Riflessioni ")


UNA DOMANDA
"Perchè...?"

di don Marco Pozza


Perché ad Ortisei un uomo se ne sta immobile ore ed ore ad osservare un pezzo di legno? “Ha tempo da perdere” – dici tu. Perché Federica non si stanca pazientare con il suo bambino che cade in continuazione? “Ha tempo da perdere” – dici tu. Perchè Mike Powell ha provato migliaia di volte a fare tre passi e un salto? “Ha tempo da perdere”. Perché ogni mattina papà si alza, scende in giardino e bagna un pezzo di terra? “Ha tempo da perdere”. Perché quella vecchietta sta ore intere china su quel banco? “Ha tempo da perdere”. Perché Platone consumava più olio nella lampada che vino nella coppa? “Ha tempo da perdere”. Quanto meschino sei a ragionare così! Tu hai tempo da perdere… non quello scultore che dietro il legno ha intravisto un viso di donna da scolpire, non Federica che dentro a quelle cadute s’innamora di passi futuri, non Mike Powell che sotto a quei tentativi stava firmando il record del mondo, non papà che sotto quella terra ode il respiro del melograno. Tu… e non la vecchietta che in quel silenzio sente l’eco di passi lontani, e nemmeno Paltone che in quell’oscurità partorì intuizioni geniali. " E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante" – disse la volpe al Piccolo Principe nel romanzo di Antoine de Saint-Exupèry.



Il piccolo principe se lo sentì raccontare con dolcezza dalla volpe: “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità!” .
Dietro il colore del grano ci son capelli innamorati, dentro il legno c’è un viso di donna, nei piedi che inciampano si celano passi futuri, in quei tre passi e un salto abita un record, nella nuda terra respira un melograno, in quelle venerande ginocchia abitano voci lontane, la fioca luce di quella lampada è grembo d’intuizioni.
Loro sentono, stanno svegli… attendono.

Noi dormiamo. Per quello diciamo:“Ha tempo da perdere”.
Buona giornata!


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venerdì 19 maggio 2006 - ore 08:48


Alleluia!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ALLELUJA
"Ha scritto T’AMO sulla roccia"

di don Tonino Bello


Vocazione.
E’ la parole che dovresti amare di più.
Perchè è il segno di quanto sei importante
agli occhi di Dio.
E’ l’indice di gradimento presso di lui,
della tua fragile vita.
Si, perchè se ti chiama, vuol dire che ti ama.
Gli stai a cuore, non c’è dubbio.
In una turba sterminata di gente,
risuona un nome: il tuo.
Stupore generale.
A te, non aveva mai pensato nessuno.
Lui si!
Più che vocazione, sembra una evocazione.
Evocazione dal nulla.
Puoi dire a tutti: si è ricordato di me!



E davati ai microfoni della storia
(a te sembra solo nel segreto del cuore)
ti affida un compito che solo tu puoi svolgere.
Tu e non altri.
Un compito su misura...per lui.
Si, per lui, non per te.
Più che una missione, sembra una scommessa .
Una scommessa sulla tua povertà.
Ha scritto "T’amo" sulla roccia!
Sulla roccia, non sulla sabbi
come nelle vecchie canzoni.
E accanto ci ha messo il tuo nome.
Forse l’ha segnato di notte. Nella tua notte.
Alleluia!
Puoi dire a tutti: non si è vergognato di me!


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giovedì 18 maggio 2006 - ore 10:38


Una bellezza senza precedenti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


UNA SICUREZZA
"Fermati, Pietro!"

di don Marco Pozza


Un giorno il buon Dio volle fare un’ispezione in Paradiso e trova insieme con i grandi santi che stavano in pace e in ordine ciascuno nel suo seggio, molti che quasi cercavano di nascondersi al Suo passaggio.
“Chi è tutta questa gente?”, chiese il Signore. L’Angelo Gabriele, veloce, corse a chiamare San Pietro. Il vecchio portinaio del Paradiso, lentamente (anche per il carico delle chiavi), si mosse.
“Signore, non so spiegare la cosa. Non so da che parte sia entrata tutta questa gente, ce non pare abbia troppo le carte in regola per stare qui dentro”.
“Vedi di vigilare meglio”, gli rispose il Signore.



Allora Pietro decise di vegliare tutta la notte, dietro una colonna, vicino all’entrata del Paradiso. Lo disse a Gesù, e anche Gesù volle tenergli compagnia in quella veglia. Per alcune ore tutto fu normale. Ma ecco che a mezzanotte, si vede un lumicino di lontano, che a poco a poco si avvicina. E’ una lampada che illumina di notte i sentieri del Paradiso. E’ la lampada della Madonna.
Silenziosamente Essa si accosta alla grande porta del Paradiso e con una chiave d’oro la apre. Una schiera, che non finisce più, si affretta ad entrare gridando: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori…”
San Pietro vorrebbe uscire dal nascondiglio: ha scoperto chi è che fa entrare di nascosto a lui tante e tante persone in Paradiso. Vorrebbe impedire la cosa.
Ma Gesù gli dice: “Fermati, Pietro: come fa Lei, fa bene!” .



Santa Maria, non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure. Anzi, se nei momenti d’oscurità ti metterai vicino a noi e ci sussurrerai che anche tu stai aspettando la luce, le sorgenti del pianto si dissecheranno sul nostro volto.
E sveglieremo insieme l’aurora.
Così sia!


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mercoledì 17 maggio 2006 - ore 14:03


Sotto una luce diversa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


INTERVISTA
"Incontro con Giulio Andreotti"

di Mauro Harsch


Senatore Andreotti, oltre ad essere uno dei più importanti politici della storia d’Italia, lei è notoriamente anche un uomo di fede. Ci vuole parlare della sua vita spirituale?
Sono nato in una famiglia di osservanza religiosa tradizionale, spontanea, semplice. Da bambino mi affascinavano le celebrazioni liturgiche: la musica sacra, le processioni, le chiese romane bellissime. Incontrai anche sacerdoti di grande spessore che mi aiutarono ad inquadrare tutto questo in un modo di vivere. I miei amici più cari seguirono la vocazione religiosa. Io non potevo seguirli, perché non propenso al celibato.



Cos’è per Lei la fede?
È un dono di Dio che ci guida, ci incoraggia, ci spinge a fare il bene. È un dono, quindi non c’è che da ringraziare.

Che ruolo ha avuto la fede nelle sue scelte di vita e nelle responsabilità politiche?
Mi ha spinto ad approfondire la socialità del messaggio cristiano. Di qui l’impegno politico specifico.

Cosa l’ha spinta a dedicare la sua vita alla politica?
Spesso sono circostanze occasionali che danno un indirizzo (positivo o negativo). Per me – presidente degli universitari cattolici italiani – fu un incontro con De Gasperi che mi invitò a lavorare con lui per ricostruire clandestinamente il partito che il fascismo aveva sciolto istaurando la dittatura. Fino a quel momento non pensavo davvero di fare politica.

C’è un’esperienza che le è rimasta impressa nel cuore in modo particolare?
Sono state le tragiche settimane della cattura e dell’assassinio di Moro. Il dovere morale e civile di non trattare con i brigatisti era ineludibile, ma suscitava angosciosi drammi.

Oggigiorno, sono in molti ad affermare che la società sta vivendo un degrado morale senza precedenti. Molti giovani – specialmente dalle nostre latitudini – hanno abbandonato la Chiesa e abbracciano altre realtà, spesso negative. Secondo Lei quali sono le cause di questa crisi?
Non esagererei in questa diagnosi. Ci sono anche tanti giovani che, nel volontariato o altrimenti, sono esemplari. Per il resto, è vero che le distrazioni oggi sono molte e raffinate. Medjugorje, per contro, ha riportato alla Chiesa centinaia di migliaia di giovani; ogni giorno avvengono conversioni.

Lei è stato a Medjugorje. Ci vuole dire qualcosa in proposito?
Ci sono stato anticipando di mezza giornata la mia andata a Dubrovnik per una riunione di ministri degli Esteri. Rimasi molto colpito per la spiritualità che si respirava, con una presenza di giovani formidabile. Già questo è un miracolo.

Come immagina la Chiesa del terzo millennio?
Con una forte ripresa dello spirito originario, spinta dal popolo di Dio con grande slancio e con molta semplicità.

Come vede il futuro del mondo?
Se non si correggono a fondo le laceranti disparità sociali, vedo l’orizzonte molto buio.

Si potrà mai raggiungere una maggior giustizia nella condivisione dei beni terreni?
La giustizia distributiva totale è utopia, ma un’inversione di marcia è indispensabile. Ci si pensa – purtroppo – poco. Anzi, si critica il Papa perché invoca un’economia sociale di mercato.

È felice?
Abbastanza. Devo ringraziare Dio di tante cose: prima di tutto della famiglia che ho.

Qual è il segreto della felicità?
Il fissare – magari nel subconscio – livelli possibili.

Ha un sogno nel cassetto?
No. Sogno solo quando non sto bene; e sono incubi. Come temperamento non sono un sognatore.

I valori più importanti nella sua vita.
Quelli di qualunque altro uomo comune.

Un consiglio ai giovani.
Convincersi che il futuro è nelle loro mani e che le occasioni non devono trovarli impreparati o distratti.



Con schiettezza ed efficacia, ha riposto ad alcune domande riguardanti le sue convinzioni morali e spirituali, proponendo – soprattutto ai giovani – particolari spunti di riflessione. Un’occasione per conoscere Giulio Andreotti sotto una luce diversa da quella alimentata dai grandi mass-media.


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