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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


lunedì 26 giugno 2006
ore 18:01
(categoria: "Vita Quotidiana")



17:13 Speroni: "L’Italia fa schifo"
"Gli italiani fanno schifo e l’Italia fa schifo. Perché non vuole essere moderna e hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri". Così l’eurodeputato del Carroccio, Francesco Speroni, commenta con il quotidiano online Affaritaliani.it la vittoria del ’no’ al referendum costituzionale.



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lunedì 26 giugno 2006
ore 15:57
(categoria: "Vita Quotidiana")





Dopo decenni di abbandono è stato portato a termine il restauro del Tempio di Vesta che sovrasta il parco di Villa Gregoriana a Tivoli. L’intervento del Fai (Fondo per l’ambiente italiano), realizzato interamente con il contributo di Arpai (Associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano), conclude il restauro ambientale e architettonico del sito, riaperto al pubblico un anno fa.


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lunedì 26 giugno 2006
ore 15:48
(categoria: "Vita Quotidiana")



15:01 Intention poll SkyTg24, No al 52%

Secondo gli intention poll realizzati dall’Istituto Piepoli per SkyTg24, il 52% degli italiani avrebbe bocciato le modifiche apportate alla parte II della Costituzione. Il 48% dei votanti si sarebbe invece espresso a favore della riforma. Il sondaggio, telefonico, è stato realizzato dal 22 al 25 giugno 2006, su un campione di 2200 casi, rappresentativo degli elettori italiani maschi e femmine dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza centri, prorzionalmente all’universo dell’elettore italiano.


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lunedì 26 giugno 2006
ore 14:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Droghe leggere, svolta della Turco
"Cambierò tabelle per uso personale"

Saranno subito ridefiniti i quantitativi massimi di cannabis detenibili senza incorrere nello spaccio. Lo ha annunciato il ministro della Salute Livia Turco.
"E’ mia intenzione - afferma Turco in un messaggio inviato al ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, in occasione della Giornata internazionale contro la droga - elevare, con atto amministrativo, il quantitativo massimo di cannabis detenibile senza incorrere nella presunzione di spaccio e in provvedimenti punitivi fino all’arresto e al carcere".

Un provvedimento sul piano amministrativo eviterebbe, spiega il ministro, di dover aspettare di intervenire sulla legge. Fermo restando che la Fini-Giovanardi va rivista, soprattutto per quanto riguarda l’equiparazione tra "possesso e uso di cannabis" a quelli di "droghe pesanti".
Seguendo lo stesso iter, ha aggiunto Turco, "’vorrei rendere più agevole la prescrizione di medicinali a base di ’Dronabinol’ (principio attivo analogo a quello della cannabis), ancora non in commercio in Italia, ma da tempo utilizzati in altri Paesi, anche europei, per alleviare le sofferenze di malati affetti da HIV, sclerosi multipla, tumore e altre gravi patologie".

Nel suo messaggio a Ferrero, il ministro della Salute ha anche auspicato la messa a punto di un programma di "prevenzione primaria e prevenzione secondaria precoce", rivolta cioè ai giovani a rischio, quelli che che "presentano iniziali comportamenti di consumo di sostanze stupefacenti". Inoltre Turco ha dichiarato di voler "istituire una Consulta sulle tossicodipendenze con gli operatori del pubblico e del privato, le associazioni familiari e dei consultori, per promuovere insieme gli interventi e le politiche necessarie".

L’annuncio della Turco sull’uso personale coincide con la nuova presa di posizione sull’argomento del ministro per la Solidarietà sociale, che parla di "dividere nettamente il consumo dallo spaccio, combattere le narcomafie, depenalizzare il consumo e togliere le sanzioni amministrative’’. A margine di un convegno organizzato dal ministero in occasione della Giornata mondiale di lotta alla droga, Ferrero (che sta preparando un ddl sulla materia) ha precisato che i quattro pilastri della strategia europea, cioè cura e riabilitazione, prevenzione, riduzione del danno e lotta al traffico sono punti decisivi che anche l’Italia può adottare per andare in sintonia con l’Europa.

Le intenzioni del governo in materia di tossicodipendenza non piacciono a Carlo Giovanardi, ideatore assieme a Gianfranco Fini dell’attuale legge. L’ex ministro del governo Berlusconi chiede infatti che, prima di prendere decisioni in materia di tossicodipendenza, il governo si confronti in Parlamento. Discutendo, ha detto, "nelle commissioni competenti, non soltanto su proposte di modifiche legislative, ma anche su eventuali atti amministrativi che vengano assunti prima di un doveroso approfondimento degli effetti positivi che sta dando la legge in vigore".


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venerdì 23 giugno 2006
ore 18:02
(categoria: "Vita Quotidiana")



Internet: per proteggere i bambini in Australia filtri antipedofilia gratis

Regalo per le famiglie australiane per proteggere i bambini dalla pedofilia su internet: il software che filtra il materiale pericoloso sul web verrà infatti distribuito gratuitamente dal governo federale.

A lanciare l’inziativa, che costerà alle casse statali 70 milioni di euro, è stato il ministro delle Comunicazioni, Helen Coonan. Il progetto National Filter Scheme prevede la distribuzione del programma per i prossimi tre anni, affiancata all’introduzione del filtro anche nelle biblioteche.

I genitori potranno scaricare il software da internet oppure richiederlo telefonando a un numero verde; in questo caso riceveranno a casa il "pacco regalo" della sicurezza. Basterà poi installare il programma sul computer perché vengano bloccati i siti in cui la ricerca per parole chiave ha trovato materiale pericoloso o illegale.

Per lanciare il programma anti-pedofilia partirà una campagna pubblicitaria nazionale del costo di 12 milioni di euro. Si tratta del "maggiore singolo impegno da parte del governo nel proteggere le famiglie on line, nella storia di internet in Australia", ha commentato il ministro Coonan. Una prima previsione stima che saranno due milioni le famiglie che richiederanno il filtro gratutito.

L’Associazione consumatori ricorda che, in ogni caso, solo la presenza dei genitori accanto ai "piccoli navigatori" assicura una reale protezione contro i pericoli della rete. Non completamente soddisfatte del progetto sono poi le chiese cristiane e le organizzazioni di famiglie: a loro parere, il governo non va abbastanza a fondo nell’affrontare il problema.


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venerdì 23 giugno 2006
ore 17:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sesso in cambio di promozioni: docente arresto a Belluno

BELLUNO - Sesso in cambio di promozioni. E’ quanto avveniva in un istituto superiore di Belluno fino alla denuncia di una studentessa che non ha più taciutoi. Un insegnante di francese dell’istituto tecnico commerciale "Pierfortunato Calvi" è stato arrestato con l’accusa di atti osceni e sessuali continuati in danno di minori, abuso di potere e tentata concussione.
D. D. S. 59 anni, residente in città, secondo il pm Roberta Gallego avrebbe chiesto prestazioni sessuali a studentesse della sua scuola anche a fronte della promessa di un miglioramento delle valutazioni scolastiche.
I fatti si sarebbero consumati dal 2001 ad oggi soprattutto all’interno dei locali scolastici. La segnalazione ai carabinieri sarebbe partita da una studentessa e, nel corso delle indagini condotte dai carabinieri, altre denunce sarebbero quindi pervenute alla magistratura.
Il docente, che in questi giorni avrebbe anche dovuto ricoprire il ruolo di commissario d’esame, si trova agli arresti domiciliari.


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venerdì 23 giugno 2006
ore 16:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cassazione: stupro anche se lei porta i jeans
I giudici hanno rigettato il ricorso di un 40enne bellunese condannato per violenza sessuale

ROMA - È stupro anche se la vittima di uno stupro indossa i jeans al momento dell’aggressione. Lo ribadisce la Corte di Cassazione, che con una sentenza depositata a piazza Cavour ha rigettato il ricorso di un 40enne bellunese condannato per violenza sessuale. Tra i motivi del ricorso, l’imputato aveva indicato il fatto che la sua vittima al momento della violenza sessuale indossava un paio di jeans, e che quindi sarebbe stato impossibile concludere l’atto sessuale senza la sua volontà.

Per la terza sezione penale della Suprema Corte, «l’attendibilità della vittima della violenza sessuale non può essere inficiata dal fatto che la stessa indossasse i jeans al momento dello stupro, posto che la paura di ulteriori conseguenze potrebbe aver determinato la possibilità di sfilare i jeans più facilmente». La Cassazione presieduta da Ernesto Lupo, è stata chiamata a decidere sul caso di un barista 40enne di Belluno, condannato a due anni di reclusione per aver costretto, nell’aprile del ’90, una ragazza ad avere un rapporto sessuale.

La decisione dei supremi giudici segue la linea indicata dalla stessa sezione nel novembre del 2001: indossare i jeans non limita o, addirittura, esclude la possibilità di essere violentata. Quella sentenza ribaltò il pronunciamento del 1998, che suscitò forti polemiche, basato sul fatto che «è quasi impossibile sfilare anche in parte i jeans ad una persona senza la sua fattiva collaborazione, perchè trattasi di operazione che è già difficoltosa per chi li indossa».


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venerdì 23 giugno 2006
ore 15:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



Censis: "Arrivare nei posti di potere?
Per gli italiani non conta il merito"

Arrivare alle posizioni di potere, per il 61 per cento degli italiani, non è una questione di merito. Pesano invece, registra un’analisi del Censis, soldi e relazioni "con chi conta". E’ uno spaccato della concezione italiana della "scalata sociale" che, in questi giorni di scandali, sembra confermare le peggiori abitudini della corsa al successo.

In un altro studio del Censis trovano riscontro anche le abitudini degli italiani in fatto di rapporti tra televisione e politica: nelle ultime consultazioni politiche, nel 74 per cento dei casi gli elettori hanno deciso chi votare basandosi sulla tv.

Potere e merito
Secondo l’indagine Oligarchie e ceti deboli, la carta vincente per arrivare a ruoli di prestigio sono dunque le risorse economiche di cui si può disporre (lo pensa il 30,1 per cento degli italiani). Seguono le relazioni politiche, necessarie per 23 per cento del campione, e quelle personali (8 per cento).

Di contro, il 39 per cento degli italiani non crede nelle scorciatoie: valgono invece la preparazione e le competenze professionali (30,3 per cento) e la grinta e la determinazione (8,6 per cento).

Dall’analisi del Censis, presentata nell’ambito dell’iniziativa Un mese di sociale, emerge anche quali sono i gruppi sociali considerati "potenti". In testa c’è l’élite economica-finanziaria (38,7 per cento) e quella dei partiti (35 per conto). Influenti sono considerati anche i giornalisti (25,8 per cento), i magistrati e chi è stato eletto a livello nazionale o locale (entrambe le categorie registrano un 17,6 per cento). Seguono poi i vertici burocratici con l’11,3 per cento, i dirigenti sindacali e i rappresentanti dei "poteri occulti" con il 5.

Politica e televisione
Un’altra indagine svela invece che il principale canale di informazione nelle ultime elezioni politiche, per il 74 per cento degli elettori, è stata la televisione. Il 34,3 ha inoltre deciso a chi dare il proprio voto proprio in base alla "capacità del leader di proporsi in tv".

Altri strumenti per orientarsi durante la campagna elettorale sono stati la stampa (27,2 per cento), gli incontri pubblici e i comizi (8 per cento) e il materiale di propaganda (4,6 per cento). A condizionare gli elettori, oltre alla "presenza in tv", sono stati "l’asprezza" dei toni usati dai contendenti (28,5 per cento), gli "scontri" all’interno delle coalizioni (20,8 per cento), le "gaffe" dei politici (19,6 per cento), la scelta di campo dei giornali più autorevoli (10,5 per cento), le inchieste giudiziarie su alcuni candidati (10,1 per cento).


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giovedì 22 giugno 2006
ore 14:57
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 22 giugno 2006
ore 14:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tombe etrusche trasformate in case abusive
Nei sepolcri del parco archeologico di Veio si dorme e si fa il bucato.
di Andrea Garibaldi

ROMA — L’ultimo mistero etrusco è questo: chi abita nelle tombe scavate in una parete di roccia nel parco di Veio? Disperati sicuramente, immigrati dall’Est Europa probabilmente, che come topi sono costretti a uscire e rientrare nelle tane coadiuvati dalle tenebre. Le tombe sono almeno tre, cosiddette a cubicolo, un accenno di arco d’ingresso, una camera sepolcrale. Ci vuole un quarto d’ora di cammino dal piccolo abitato di Isola Farnese, che rientra nel territorio della capitale, e dal santuario di Apollo, dove fu trovata la celebre statua di Apollo, conservata al museo di Villa Giulia, statua dall’enigmatico sorriso. Si arriva passando davanti a una cascata romantica, a una mola del ’900, a una casa rossa che fu sede di artigianali messe nere. Si scala un terreno impervio e polveroso, i poveri abitanti delle caverne hanno incastrato dei rami ai quali aggrapparsi.

In una delle tombe c’è una branda con un telo sopra, fra due pareti è sistemato un palo da dove pendono una ventina di camicie. Una è fresca di bucato, bianchissima. Un tavolo, una cassetta della verdura e buste di plastica appese al muro. Una boccia di vino bianco da cinque litri. Fuori, innumerevoli bottiglie di plastica di acqua e aranciata, buste di latte a lunga conservazione, involucri di frutta da supermercato e di «ali di pollo non separate». Due scarpe da ginnastica con dentro i calzini. Stendini. Una porta fatta con tre pezzi di fòrmica e quattro pali, anti-pioggia. In un’altra tomba, un ammasso senza forma di rifiuti e nella terza, salendo ancora lungo la montagna, stesso mucchio di stracci.

Siamo nel Parco di Veio, quindicimila ettari, venti chilometri a nord di Roma, fra la Cassia e la Flaminia, parco naturale e archeologico, attaccato dall’abusivismo edilizio e impegnato in una convivenza complessa con i nove Comuni che contiene. La città di Veio contese a Roma il controllo della riva destra del Tevere, fino a essere conquistata nel 396 avanti Cristo. Sotto al territorio del Parco riposano le rovine di Veio, sempre nei pressi di Isola Farnese, e migliaia di sepolcri (IX-VI secolo prima di Cristo), compresi quelli che danno rifugio ai cavernicoli forzati del 2006.

Nel marzo dell’anno scorso i guardaparco segnalarono al direttore dell’area protetta, Roberto Sinibaldi, la situazione davanti a quelle tombe. Erano abitate, i dintorni ricoperti di rifiuti. Fu deciso un intervento di pulizia straordinario, numerosi camion portarono via plastiche e scarti. Le tombe però non vennero chiuse e sono state di nuovo occupate. Tutta la parte archeologica del parco, tombe incluse, è di competenza della Sovrintendenza del Lazio, che lamenta carenza di fondi, sia per gli scavi, sia per il mantenimento del poco che è emerso.

Esattamente una settimana fa il nuovo ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha presentato a decine di corrispondenti della stampa estera in Italia una nuova tomba, scoperta grazie a un predatore di oggetti etruschi pentito: battezzata «dei leoni ruggenti» e nominata «la più antica tomba etrusca dipinta del Mediterraneo occidentale». Il luogo di sepoltura principesco, datato 690 avanti Cristo, si trova, in linea d’aria, a circa un chilometro dai sepolcri abitati dagli uomini-topi.
Prima della nuova scoperta la tomba dipinta più antica era quella chiamata «delle anatre», che resta la più scenografica di Veio, con le sue cinque anatre gialle rosse e nere e si trova a pochi passi dall’abitato dei disperati. Supponiamo ora che un turista tedesco, o meglio un inglese memore del «pellegrinaggio selvaggio» che D.H. Lawrence fece nei «Paesi etruschi», voglia visitare la tomba delle anatre, di cui ha letto sulla sua guida. Andrà dunque al santuario di Apollo, unico luogo ufficiale della zona, pagherà il biglietto, visiterà prima le rovine, disboscate dagli uomini del parco un paio di settimane fa in occasione di una festa con carri e calessi organizzata dalle sorelle Fendi, che hanno acquistato 170 ettari nelle vicinanze. Quindi, il nostro emulo di Lawrence, timidamente, chiederà ai due guardiani come si possa visitare lo storico sepolcro. «Dovete andare a Roma, a Villa Giulia — sarà la prima risposta —. A farvi dare l’autorizzazione». E subito dopo: «Ma adesso c’è la chiave spezzata dentro la serratura».

Per arrivare davanti al portoncino serrato delle «anatre» occorre fare un percorso da giungla vietnamita, rovi, cespugli e sterpaglie. Accanto alla tomba delle anatre ce ne sono altre due chiuse da altrettanti cancelli di ferro con lucchetti. Dentro una delle due si vede distintamente una branda. Di sicuro non apparteneva a un defunto del civilissimo e imperscrutabile popolo etrusco.





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