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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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venerdì 16 giugno 2006
ore 10:50
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 15 giugno 2006
ore 16:19
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 15 giugno 2006
ore 10:11
(categoria: "Vita Quotidiana")



Video porno, diamanti e champagne
la frode degli sfollati per Katrina
di ARTURO ZAMPAGLIONE

Duecento dollari per una bottiglia di Dom Perignon tra le "signorine" di Hooters. Seicento dollari per una nottata in un locale di spogliarello. Mille dollari per la parcella di un avvocato divorzista. E ancora: vacanze ai Caraibi, diamanti, interventi chirurgici per il cambiamento di sesso, alberghi alle Hawaii e tanti video porno, di cui "non c’era assolutamente bisogno", secondo quanto hanno scritto i revisori dei conti con una punta di ironia, forse fuori luogo. Queste spese, infatti, si riferiscono all’uso improprio di fondi pubblici stanziati per le vittime di Katrina e sono gli esempi più eclatanti di un nuovo scandalo-nello-scandalo che è costato al contribuente americano 1,4 miliardi di dollari.

L’uragano colpì la costa meridionale degli Stati Uniti alla fine dell’agosto 2005, seminando morti, distruggendo i villini del Mississippi e i casinò di Biloxi, e soprattutto sommergendo New Orleans. George W. Bush capì con troppo ritardo l’ampiezza della catastrofe e la risposta della Fema (Federal emergency managament agency), l’agenzia del governo per la protezione civile, fu dilettantesca e inadeguata. L’opinione pubblica americana reagì con rabbia, puntando il dito verso la Casa Bianca, i cui indici di popolarità cominciarono a scendere, aiutati anche dalla disaffezione per la guerra in Iraq. Bush licenziò il direttore della Fema Mike Brown e promise un rinnovato impegno. Si affrettò a mandare soldi, a distribuire carte di credito e ad accelerare le pratiche di rimborso. Il risultato? Migliaia di vittime - reali o immaginarie - ne approfittarono per arricchirsi illecitamente o sperperare i soldi degli aiuti.

La conferma di questa gestione allegra dei fondi pubblici si è avuta in un rapporto redatto dal Gao (Government accountability office), una sorta di corte dei conti che fa capo al Congresso. "Le conclusioni del documento sono spaventose e scioccanti", ha ammesso Michael McCaul, il deputato repubblicano del Texas che presiede la sottocommissione inquirente. "Siamo ben oltre le previsioni più nere". Secondo il Gao un quarto del totale degli aiuti destinati alle vittime di Katrina, e in parte anche a quelle dell’uragano Rita, che l’anno scorso colpì la Florida, sono andati a truffatori o persone che non li meritavano. La Fema ha già elencato 1500 casi fraudolenti da affidare alla magistratura, ma lo scandalo va ben oltre.

Le carte di credito emesse dalla JP Morgan Chase e distribuite dal governo agli abitanti più in difficoltà delle zone colpite sono state usate per spese voluttuarie, come appunto gli spogliarelli o lo champagne. Alcuni sfollati hanno usufruito delle stanze d’albergo pagate dalla Fema, salvo poi chiedere (e ottenere) un rimborso a parte. E migliaia di persone si sono fatte dare gli aiuti senza averne alcun diritto: tra questi un gruppo truffatori che hanno messo, nella richiesta di aiuti finanziari, terreni inesistenti o persino lotti nei cimiteri. "Cercammo di fare presto per aiutare quelli che avevano un bisogno disperato di aiuto", si giustifica il portavoce della Fema, Aaron Walzer, promettendo che l’agenzia ha fatto di tutto per evitare, nel futuro, una maxi-frode del genere.


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mercoledì 14 giugno 2006
ore 15:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



14 giugno.
nati:

1671 - Tommaso Albinoni, compositore († 1751)
1736 - Charles Augustin de Coulomb, fisico († 1806)
1774 - David Low Dodge, Pacifista
1864 - Alois Alzheimer, medico († 1915)
1928 - Ernesto (Che) Guevara, rivoluzionario argentino († 1967)
1932 - Javier Echevarría, prelato dell’Opus Dei
1939 - Manuel Vázquez Montalbán, scrittore e giornalista spagnolo
1940 - Francesco Guccini, cantatutore
1954 - Francesco Rutelli, politico italiano
1956 - Gianna Nannini, cantautrice italiana
1961 - Boy George, cantante ("Culture Club")

Morti
1837 - Giacomo Leopardi, poeta italiano (n. 1798)
1883 - Edward FitzGerald, poeta (n. 1809)
1907 - Giuseppe Pellizza da Volpedo, pittore (n. 1868)
1920 - Max Weber, sociologo (n. 1864)
1927 - Jerome K. Jerome, scrittore (n. 1859)
1936 - Maxim Gorky, scrittore
1968 - Salvatore Quasimodo, poeta italiano (n. 1901)
1986 - Jorge Luis Borges, scrittore argentino (n. 1899)


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mercoledì 14 giugno 2006
ore 10:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Amnesty scrive a Prodi e Mastella
"Basta segreti e complicità su voli Cia"

La denuncia c’era già nel rapporto annuale, ora Amnesty passa all’azione politica contro la complicità europea nei trasferimenti illegali di prigionieri voluto dagli Stati Uniti. L’organizzazione internazionale che si batte per il rispetto dei diritti umani punta il dito contro i paesi europei, tra i quali quattro membri dell’Unione (Germania, Italia, Svezia e Gran Bretagna, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Turchia,) che si sono resi complici di una grave infrazione delle leggi internazionali e chiede loro di "smettere di non vedere quanto di male c’è stato finora".

La Sezione Italiana di Amnesty International, così come hanno fatte altre sezioni nazionali nei loro paesi, ha scritto oggi al presidente del Consiglio, Romano Prodi, e al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, affermando che "la complicità e le omissioni degli Stati coinvolti, contrarie ai loro obblighi di diritto internazionale e interno, hanno contribuito fortemente a rendere possibili gli abusi connessi a questa prassi illegale e tra tali paesi vi è anche l’Italia".

L’organizzazione per i diritti umani descrive nel rapporto ’Partner in un crimine: il ruolo dell’Europa nelle ’rendition’ Usa’, il trasferimento illegale di tredici persone nell’ambito di sei operazioni di ’rendition’ che chiamano in causa sette paesi europei, quattro dei quali membri dell’Ue. Il rapporto analizza i vari livelli di coinvolgimento di questi Stati, evidenziando come essi, in base al diritto internazionale, siano stati complici negli abusi dei diritti umani commessi nell’ambito delle ’rendition’. Questa, sottolinea Amnesty International, è una pratica illegale in cui una persona viene arrestata illegalmente e trasferita in segreto in un paese terzo, dove è vittima di altri crimini quali la tortura, i maltrattamenti e la ’sparizione’.

"Spesso l’Europa si definisce come un punto di riferimento per i diritti umani - sottolinea Claudio
Cordone, Direttore della ricerca di Amnesty International - La scomoda verità è che senza il suo aiuto, ora un po’ di persone non starebbero cercando di riprendersi dalle torture che hanno subito in prigioni situate in varie parti del mondo. Gli Stati europei devono porre fine all’approccio basato sul detto ’occhio non vede, cuore non duole’ e adottare tutte le misure necessarie per porre fine alla pratica delle ’rendition’ nel loro territorio".

Inoltre, ha aggiunto Cordone, "gli Stati europei non devono nascondere la propria complicità nel programma Usa delle ’rendition’ dietro lo schermo dei propri servizi segreti. Alcuni Stati hanno addirittura consegnato persone alla Cia, assumendosi pertanto la responsabilità delle torture e degli altri abusi loro inflitti".

In base al diritto internazionale, gli Stati che facilitano il trasferimento di persone verso paesi in cui è noto, o dovrebbe essere noto, il rischio che queste subiranno gravi abusi dei diritti umani, sono complici di questi stessi abusi. Le singole persone che si rendono complici di sequestri di persona, torture e ’sparizioni’ dovrebbero essere considerate responsabili sul piano penale.

Il programma di ’rendition’ ha anche messo in luce il fatto che i servizi segreti Usa possono svolgere operazioni coperte in Europa, al di fuori della legge e senza essere chiamati a rendere conto delle proprie azioni. L’Ue deve assicurare lo sviluppo di un quadro di regole che disciplini le attività dei servizi segreti nazionali ed esteri.

Il rapporto di Amnesty International si basa su registri di volo, inchieste giornalistiche, dichiarazioni di agenti dell’intelligence, denunce di organizzazioni non governative e indagini della magistratura. Tutte queste fonti fanno suonare sempre più false le affermazioni dei paesi europei riguardo alla mancanza di un loro ruolo nelle ’rendition’. "La continua negazione, da parte degli Stati europei, del proprio coinvolgimento nelle ’rendition’ e la mancanza di qualsiasi significativa risposta da parte dell’Ue, con l’eccezione del Parlamento europeo, rappresentano un grave problema, non solo per la credibilità di questa
istituzione ma anche per l’efficacia delle misure anti-terrorismo - ha commentato Dick Oosting, direttore dell’Ufficio di Amnesty International
presso l’Ue.

In ambito italiano il rapporto di Amnesty International sulle ’rendition’ fa riferimento al rapimento dell’imam egiziano conosciuto con il nome di Abu Omar, da parte di agenti della CIA, evidenziando come, dai molteplici elementi disponibili, appaia inverosimile che tale operazione sia stata svolta senza che alcun pubblico funzionario italiano ne fosse a conoscenza. Amnesty International chiede al governo italiano di contribuire efficacemente a fermare la pratica delle ’rendition’, dichiarando pubblicamente tale impegno, avviando inchieste imparziali e accurate e cooperando attivamente alle indagini internazionali e interne già in corso.

In particolare, l’organizzazione per i diritti umani chiede che alle autorità italiane di collaborare con la magistratura chiedendo l’estradizione delle persone per cui è stato emanato un mandato di arresto e di fornire alla stessa tutte le informazioni a propria
disposizione circa le azioni compiute da agenti della CIA prima, durante e dopo il rapimento di Abu Omar.


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lunedì 12 giugno 2006
ore 10:14
(categoria: "Vita Quotidiana")



Le poltrone aumentano ma cala il consenso
di EUGENIO SCALFARI

DIRO’ una cosa spiacevole. Spiacevole per me che la scrivo e, suppongo, anche per molti di quelli che la leggeranno: il governo Prodi sta dando, almeno per ora, un’immagine di sé scomposta, sciancata, mediocre. Analoghe sensazioni suscita la maggioranza parlamentare che dovrebbe sostenerlo e che sembra invece intenta a seminare sulla sua strada petardi e bombe-carta con effetti deleteri non tanto sulla linea politica quanto sul consenso popolare. Il quale sta scemando in misura preoccupante.

Che i problemi da affrontare fossero di difficile soluzione si sapeva. Dunque non è una sorpresa. In politica economica il lascito ereditato da cinque anni scriteriati impone scelte ardue quanto necessarie, la cui responsabilità non ricade né su Prodi né su Padoa-Schioppa né su Bersani. La politica estera si muove su un sentiero altrettanto stretto e impone lucidità ed equilibrio che per fortuna non fanno difetto a chi ha il compito di gestirla. Così altre decisioni che riguardano la giustizia, la scuola, l’immigrazione, il "welfare", i penitenziari, la bioetica.

Ciò che si rimprovera a questo governo ad un mese dal suo insediamento non è dunque l’erto percorso che deve intraprendere, ma l’esitazione che sembra averlo colto fin dai suoi primissimi passi, quasi sia restio a mettersi in cammino per timore di dover prendere decisioni sgradite a questa o quella parte della lunga coalizione di partiti dalla quale è sostenuto. Come chi, dovendo tuffarsi in acqua da un alto trampolino, tema di compiere quel salto che non può più oltre rimandare ma al quale non sa decidersi, deludendo il pubblico radunatosi per assistere a quell’esibizione e indotto ai fischi anziché agli applausi.

Quest’esitanza nel fare, oltre a deludere e irritare la pubblica opinione pregiudizialmente favorevole, ridà fiato e vigore agli avversari, li ricompatta e li motiva ad un antagonismo radicale che rende ancor più sfibrante un percorso di per sé accidentato. Emergono spinte centrifughe nella coalizione di governo, si accentua la nefasta gara mai sopita alla visibilità dei partiti, la corsa agli incarichi, l’affanno delle mediazioni infinite. Continua l’aumento della falange di sottosegretari, le liti sullo spacchettamento delle competenze ministeriali, le dispute su temi che il programma di governo pretendeva d’aver risolto una volta per tutte. Questo il quadro desolante che rischia di dissipare una parte del credito e delle aspettative riposte in Prodi e nella sua squadra, ancora così poco coesa da far temere l’avverarsi delle peggiori previsioni.

Temo che i protagonisti politici del centrosinistra non si rendano ben conto dei rischi crescenti di una situazione così fragile. Temo che se non supereranno rapidamente il crinale che li sovrasta, non riusciranno più a procedere nell’ardua scalata di cui conoscevano l’erta pendenza. E perciò li esorto, nel loro interesse e soprattutto nell’interesse del paese il quale non attende altro che d’esser governato con equità, con senno e conoscenza dei problemi, a rompere gli indugi e impedire esibizioni esiziali per una maggioranza così esigua. Non si è ancora sentita una mano ferma e non si è percepito un pensiero illuminato. Si continua a parlare di verifiche da parte di questo o di quel partito scontento. Ma una cosa debbono invece temere i dirigenti del centrosinistra: che la verifica sia chiesta a tutti loro da chi ha loro dato consenso e ora dubita dei risultati. Non c’è molto tempo a disposizione, anzi ce n’è assai poco.


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venerdì 9 giugno 2006
ore 10:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



In quella piramide bloccata ristagna la classe dirigente
di LUCIANO GALLINO

LA RICERCA del Censis sulla mobilità sociale in Italia dice in sostanza che se uno nasce in una famiglia operaia, è molto probabile che muoia operaio. Al massimo può sperare di diventare impiegato. Ma non in forza del proprio talento o dell’impegno profuso negli studi e sul lavoro. Piuttosto perché in una società dove gli operai diminuiscono mentre gli impiegati aumentano, per via della modernizzazione dell’economia, è inevitabile che un certo numero di figli di operai si ritrovi nella classe degli impiegati.

Invece solo una piccola parte di essi, meno dell’8%, riesce con le proprie forze a scalare la piramide sociale sino a entrare nella classe alta della borghesia, formata da dirigenti, imprenditori, professionisti.

In realtà dal punto di vista della ricerca questa è una non-notizia, poiché la elevata immobilità sociale degli operai, da una generazione all’altra, è nota da tempo. Semmai ciò apparirà come una novità per la vasta pubblicistica che negli ultimi anni, mentre esagerava nell’additare i segni del declino numerico della classe operaia, dava per scontato che i suoi figli erano ormai diventati quasi tutti docenti universitari o titolari di imprese della net economy.

Al contrario emerge come affatto inedito, nella ricerca del Censis, il dato relativo alla borghesia. Giusto il 40% dei figli della generazione precedente risulta tuttora far parte della classe dei padri. Tuttavia oltre il 50% di essi pare aver disceso un consistente gradino della piramide, passando dalla borghesia propriamente detta alla piccola borghesia urbana e alla classe media impiegatizia.

Si diceva ancora di recente che era la classe media a temere di non riuscire ad assicurare ai propri figli il mantenimento nella propria stessa classe sociale. I dati Censis mostrano invece che nell’avvicendamento delle generazioni è la maggioranza di quelli che stanno più in alto ad aver visto i suoi figli scendere un poco più in basso. Anche se, in assoluto, l’entità numerica della borghesia del piano di sopra è assai minore di quella del piano di sotto.

La società che viene ritratta da questa ricerca è dunque una società in cui, tra una generazione e l’altra, pochi salgono effettivamente nella scala sociale, parecchi scendono, e molti - oltre il 40% - restano dove sono. Non è un quadro positivo, anche se spiega diverse cose.

Spiega, ad esempio, la stagnazione delle idee, delle forme di pensiero, nella maggior parte dei campi della nostra cultura, perché le idee circolano e si innovano quando una quota elevata di persone circola sulla scala sociale, molti scendendo, molti altri salendo dal basso ad occupare posizioni ben superiori a quelle di partenza.

Spiega pure la mancanza di un largo ricambio generazionale che si osserva nel personale politico come tra gli imprenditori, perché se sono pochi i giovani, i nuovi talenti che dalle altre classi salgono ad occupare posizioni significative nei loro rispettivi ranghi, è inevitabile assistere, come avviene, ad elezioni che paiono regolarmente simili a quelle di dieci anni prima, ed a tassi piuttosto modesti di innovazione nel creare e sviluppare imprese.

Ovviamente, se da un lato i risultati di questa ricerca sulla mobilità sociale che non c’è aiutano a spiegare la stagnazione delle idee e la mancanza di ricambio delle classi dirigenti, essi stessi chiedono di essere spiegati. Una spiegazione la fornisce lo stesso rapporto del Censis. Esso dice anzitutto - cito - che la quota di laureati tra i figli dei borghesi è tripla rispetto al totale del campione, e di circa sei volte superiore a quella che si registra tra i figli della classe operaia urbana; dopodiché nota che la possibilità stessa di entrare nel mercato del lavoro appare tuttora fortemente condizionata dalla classe di origine.

Dunque i titoli di studio contano davvero, al fine di salire ai piani alti della piramide sociale, ma chi sta in basso appare in serie difficoltà per procurarseli. Per diversi motivi che vanno cercati altrove. Un motivo attiene all’economia. Quando milioni di famiglie ricavano dal lavoro di due persone un reddito giusto sufficiente per un’esistenza dignitosa, appena i figli arrivano a conseguire un diploma, se mai ci arrivano, chiedono loro di trovarsi un lavoro qualunque. Altro che sostenerli per fargli conseguire una laurea specialistica, o un master in tecnologia dei nuovi materiali.

Un secondo motivo rientra in pieno nella politica. La mobilità sociale ascendente risulta storicamente elevata, in tempo di pace, quando la politica se ne occupa ed elabora i mezzi per attivarla. Mentre una politica per la quale espressioni tipo giustizia sociale, redistribuzione dei redditi, o lotta alle disuguaglianze non si possono profferire nemmeno in un gruppo di amici, perché sono giudicate o superate oppure un rischio per la carriera, appare scarsamente attrezzata per affrontare compiti del genere.


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giovedì 8 giugno 2006
ore 22:42
(categoria: "Vita Quotidiana")



Lasciatemi fuggire, essere libero
(Vento per il mio albero, acqua per il mio fiore),
Vivere per me stesso
E soffocare dentro di me gli dei
O schiacciare sotto il piede le loro teste di vipera.
Nessuno spazio, voi dite, nessuno spazio;
Ma non mi ci terrete,
Anche se è forte la vostra gabbia.
La mia forza minerà la vostra,
Perforerò la nostra nuvola oscura
Per vedermelo il sole,
Pallido e marcio, una brutta escrescenza.

(Dylan Thomas)


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mercoledì 7 giugno 2006
ore 22:40
(categoria: "Vita Quotidiana")




Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi
Spauriti, pronunciando sillabe sommesse
Per timore di svegliare le cornacchie,
Per timore di entrare
Senza rumore in un mondo di ali e di stridi.

Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,
Catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto.

E, dopo l’agile ascesa,
Cacciare la testa al disopra dei rami
Per ammirare stupiti le immancabili stelle.

Dalla confusione, come al solito,
E dallo stupore che l’uomo conosce,
Dal caos verrebbe la beatitudine.

Questa, dunque, è leggiadria, dicevamo,
Bambini che osservano con stupore le stelle,
E’ lo scopo e la conclusione.

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi.

(Dylan Thomas)


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martedì 6 giugno 2006
ore 18:55
(categoria: "Vita Quotidiana")





i nasi lampeggianti!!!!! --->favola <---



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