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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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mercoledì 1 marzo 2006
ore 15:10
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 1 marzo 2006
ore 13:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’Istat: nel 2005 crescita zero: persi centomila posti di lavoro
Il rapporto tra deficit pubblico e Pil salito al 4,1 per cento
Soddisfatto il ministro Tremonti: "La cura ha funzionato"



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mercoledì 1 marzo 2006
ore 13:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’ombra lunga della rivalità
di Angelo Panebianco

Un plausibile scenario del futuro immagina un mondo diviso, tra una ventina d’anni, in alcuni grandi blocchi regionali, ciascuno guidato da una grande potenza (Stati Uniti, Cina, ecc.) o da un’ alleanza di due o più grandi potenze. Entro ciascun blocco regionale sarà elevata l’interdipendenza economica ma nei rapporti fra i blocchi vigerà il protezionismo. Al protezionismo economico si accompagnerà la rivalità politico-militare fra i blocchi.

E’ solo uno scenario naturalmente e la storia futura potrà smentirlo prendendo altre strade. Ciò che ha di interessante è il fatto che vi si ribadisce l’idea antica secondo cui economia e politica si sorreggono a vicenda: se i rapporti economici sono ispirati al protezionismo economico allora i rapporti politici si svolgono sotto il segno della rivalità, con forti rischi di guerra.

E’ una vecchia tesi liberale quella secondo cui il libero scambio favorirebbe la pace fra gli Stati e il protezionismo la guerra. La storia non ne ha dato inequivocabili conferme. E’ una tesi che ha il difetto dell’economicismo, è ispirata cioè all’idea fallace secondo cui la politica non sarebbe dotata di una sua autonomia, sarebbe solo una sorta di intendenza al seguito dell’esercito (l’economia). Però, ancorché non sempre in accordo con i fatti conosciuti, quella tesi contiene comunque un grumo di verità. Anche se non c’è alcun automatismo, è vero che il libero scambio crea normalmente un habitat più favorevole del protezionismo per lo sviluppo di rapporti politici ispirati alla reciproca fiducia.

Sfrondato della retorica l’europeismo è stato soprattutto questo: il generoso tentativo di costruire uno spazio economico comune in grado di sviluppare nel tempo un’ interdipendenza così stretta da eliminare per sempre lo spettro delle rivalità politiche che hanno insanguinato per secoli la storia europea. Se poi a tutto questo fosse anche seguita l’integrazione politica, tanto meglio.

Nella storia però i successi non sono mai definitivi, non c’è nulla di irreversibile. Nessuno pensa che il clima dell’Europa possa deteriorarsi al punto di riportarci ai drammatici conflitti di un tempo. Se non altro, perché l’Europa non è più, a differenza di allora, il centro del mondo. Però in un’Unione in crisi, dove non ci sono più gli abbondanti dividendi dello sviluppo che la legittimarono in passato, dove il timore degli «idraulici polacchi» ha conseguenze politiche, dove i corporativismi sindacali e professionali bloccano il decollo del mercato del lavoro europeo e dove la più brutale politica protezionista può essere praticata impunemente in nome dell’interesse nazionale (la fusione Gaz de France/Suez con cui Parigi ha bloccato l’Enel), quel clima di fiducia reciproca di cui si sono alimentati per decenni i successi dell’integrazione europea può anche svanire del tutto. E senza quel clima di fiducia non resta che la realtà, come ha scritto ieri Adriana Cerretelli ( Il Sole24 Ore) di «un club di Stati sovrani dove le regole valgono fino a che non prevale la logica del più forte».

Quante volte si è sentito dire «speriamo che l’Europa non regredisca ad area di libero scambio». Erano parole insensate. Magari l’Europa riuscisse a diventare un giorno ciò che non è mai davvero stata, un’area di libero scambio nel senso pieno, letterale, dell’espressione. Renderebbe meno probabile il rischio di essere di nuovo angustiata da seri conflitti politici fra le nazioni.


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mercoledì 1 marzo 2006
ore 11:29
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 1 marzo 2006
ore 11:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Per un pugno di foto
di Gianfranco Pasquino

Il viaggio di Silvio Berlusconi a Washington consente a due Presidenti uscenti di incontrarsi in via ufficiale probabilmente per l’ultima volta. Nel linguaggio politico americano, il Presidente Bush sta diventando un’anatra zoppa nei confronti della quale persino i parlamentari del suo stesso partito stanno diventando molto esigenti, vogliono informazioni e spiegazioni, in particolare, sulla politica della sicurezza, dentro e fuori gli Usa, e inaspettatamente critici, fino a prenderne le distanze per non perdere il seggio nelle prossime elezioni di metà mandato che si terranno a novembre.

Pure confortato da sondaggi amichevoli e, presumibilmente, pagati in maniera adeguata, Berlusconi arranca nella campagna elettorale italiana almeno quanto un’anatra zoppa. Cosicché, ha deciso di sfruttare anche la tradizionale carta dei suoi predecessori democristiani (ma anche di Bettino Craxi): una visita nella “capitale del mondo libero”.

Difficile dire che, automaticamente, le foto che verranno scattate di lui, sorridente e mansueto, addirittura estasiato, sul prato della Casa Bianca con l’amico George, gli porteranno voti. Sicuro è, invece, che consentiranno all’elettorato italiano di vederlo sui giornali e in televisione (immagino la trasmissione diretta minuto per minuto di Rete 4) per tre o quattro giorni di seguito. La morale è semplice, ma articolata. In primo luogo, non soltanto il Presidente Usa con tutti i problemi che ha è l’unico leader occidentale (Putin, ovviamente, non ricade nella categoria) con il quale Berlusconi ha stabilito, e conservato, ottimi rapporti, ma è anche, tutto sommato, un alleato rassicurante per una parte dell’elettorato italiano. Pazienza se gli americani sono intervenuti in guerra contro quei fascisti italiani che Berlusconi accoglie nel suo codazzo elettoralistico. Insomma, gli Usa fanno errori, ma sono un amico affidabile per l’Italia. In secondo luogo, è probabile che Bush ringrazi Berlusconi per la presenza di truppe italiane in Iraq e che questo ringraziamento consenta al Presidente del Consiglio di sottolineare platealmente che il centro-sinistra praticherà una politica totalmente diversa dalla sua e “anti-americana”, comunque inaffidabile nella lotta contro il terrorismo (internazionale? Islamico?).

Per quanto la politica estera, e, in particolare, militare del centro-sinistra risulti tuttora difficile da spiegare (le molte voci annunciano, con toni, modi e tempi diversi, un ritiro immediato, o quasi, delle forze armate italiane e la loro rapida sostituzione, oppure no, con “forze di pace”), gli americani sono piuttosto preoccupati dall’ambiguità irrisolta del centro-sinistra. E questo elemento gioca a favore di Berlusconi: subalterno, ovvero fedele, ma prevedibile alleato. In terzo luogo, Berlusconi otterrà il privilegio, che non viene consentito a tutti i capi di governo visitanti, di parlare al Congresso degli Stati Uniti. È un altro momento di grandi “opportunità fotografiche” nel quale affermare le riforme epocali attuate dal governo da lui presieduto e sostenere l’affinità fra le sue politiche e quelle dell’Amministrazione Bush, in special modo in materia di tasse e di occupazione, ma sicuramente anche di valori. La tribuna congressuale servirà a Berlusconi anche, non dimentichiamolo, a raggiungere un non piccolo elettorato di italiani residenti negli Usa che possono votare e la cui comunità ha già dimostrato di essere propensa a sostenere e a finanziare Berlusconi e Forza Italia.

A questo punto, rimane da capire perché Bush abbia accettato di dare grande spazio a Berlusconi. Certamente, c’é la componente della elementare riconoscenza. Per quanto non molto influente, Berlusconi è stato un buon alleato, tenendo basse le proteste anche nei casi più drammatici, come, per esempio, nell’uccisione di Calipari. Non sono davvero molti gli alleati sui quali Bush può contare in questo periodo di bassa popolarità e di una politica estera e della sicurezza molto criticabili e criticate. Inoltre, non c’è dubbio che i più ascoltati dei consiglieri di Bush, in special modo, i non molti che conoscono la situazione italiana, preferirebbero che non vincesse il centro-sinistra, e non soltanto perché un cambio di governo crea sempre qualche incertezza. Troppo impegnati a spartirsi le spoglie del governo, prima di avere vinto le elezioni, e a costruire velleitariamente un improbabile Partito Democratico in Italia, i leaders del centro-sinistra hanno probabilmente sottovalutato l’esigenza di ottenere loro qualche “opportunità fotografica” che non può fare male e stabilire qualche utile rapporto con l’Amministrazione Repubblicana e con i dirigenti del partito Democratico Usa (quello vero). Magari la politica simbolica non porta voti, ma non è comunque il caso di lasciarla praticare soltanto da Berlusconi e di limitarsi a criticarla.


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mercoledì 1 marzo 2006
ore 09:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il nanetto c’era già.
«Dopo l’anfiteatro greco-romano con falsa torre nuragica, lago dei cigni, piscine per la talassoterapia, giardino degli ulivi e degli agrumi, foresta con 400 specie rare di cactus tropicali, approdo-bunker scavato fra le rocce e cascata sul mare, Silvio Berlusconi non ha saputo negare a sé e agli amici che attende per l’estate a Villa Certosa una sorprendente ottava meraviglia: la statua di una donna-centauro alta più di tre metri».

Corriere della Sera, 27 febbraio


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martedì 28 febbraio 2006
ore 18:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Amici", si scatena la bufera: "E’ un programma diseducativo"

La volgarità dilagante in tv non è più una novità. Eppure quella sorta di abitudine al trash catodico ogni tanto si spezza e di fronte ad alcune esagerazioni ci si risveglia dal consueto stato di torpore. E’ quanto è successo per gli eccessi di Platinette durante il programma Amici condotto da Maria de Filippi, in onda ieri in prima serata su Canale 5. Nel corso di uno dei consueti "dibattiti" che costellano la trasmissione, la cui intensità ne fa forse la fortuna, Platinette ha infatti ripetutamente apostrofato con l’appellativo "stronza" - rimarcato ogni tanto dall’aggettivo "brutta" - una ragazza del pubblico. Oggi, inevitabilmente, si è scatenato il coro di polemiche. Accuse contro Platinette sono arrivate dall’associazione dei consumatori Codacons e dal Moige (il Movimento Italiano Genitori).

"E’ davvero spiacevole ciò che è avvenuto ieri - ha denunciato il Codacons - e infatti sono numerose le segnalazioni di protesta che ci stanno giungendo da parte di telespettatori e genitori, amareggiati per le volgarità espresse in diretta tv". Il Codacons ha anche sottolineato di essere "dispiaciuto" per il fatto che "Platinette, uno dei personaggi più intelligenti e di cultura del panorama televisivo italiano, sia inciampato in questo spiacevole incidente".

Critiche contro il programma sono giunte anche dal Moige. "Vorrei ben capire - ha dichiarato la responsabile dell’Osservatorio Tv del Moige Elisabetta Scala - che cosa pretende di insegnare l’accademia, sempre che così si possa definire, su cui si basa la squallida trasmissione Amici". "Molti genitori - sottolinea Scala - protestano perché nel programma si insegna l’arte del sotterfugio, del successo a tutti i costi e l’amicizia è solo una parola vuota da cui il programma prende nome". "In realtà - continua la responsabile del Moige - l’unica cosa che si insegna è la competizione esasperata e il successo a tutti i costi".

In definitiva, denunciano le associazioni, il pericolo di questi programmi consisterebbe nel loro valore diseducativo, soprattutto per le generazioni più giovani e più esposte alle insidie della "cattiva maestra" televisione. "Il programma - sottolinea ancora il Moige - è chiaramente destinato a bambini e adolescenti ed è uno dei più diseducativi e dannosi. Questo perché, volendo passare per leale competizione, è in realtà un esempio di disvalori, scuola di sotterfugio, aggressività e volgarità". Come dire, in questa bistrattata televisione italiana, che se non si riesce a limitare la volgarità, almeno non ci si privi della possibilità di indignarsi.


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martedì 28 febbraio 2006
ore 15:37
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 28 febbraio 2006
ore 14:05
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 28 febbraio 2006
ore 09:45
(categoria: "Vita Quotidiana")



Inciviltà con la divisa
Comune triste violenza
di GIORGIO BOCCA

È accaduto a Sassuolo, alle dieci di una domenica mattina. Una pattuglia di carabinieri arresta un marocchino ubriaco. È ferito al capo, sanguina, non vuole salire sulla macchina, si denuda. I militari allora lo picchiano duramente a pugni e calci. Assiste alla scena un gruppo di immigrati, uno la riprende con un videofonino.

Le immagini arrivano nel mio studio via Internet dieci giorni dopo. Sono immagini di comune violenza, che potrebbero arrivare da ogni parte del mondo violento, dalla grassa pacifica Emilia come da Bagdad o dalla Colombia o da New York.

Certo, i carabinieri sono costretti spesso a fare un lavoro oscuro e ingrato, in questo caso devono far cessare gli schiamazzi e le minacce che un uomo seminudo, ubriaco, probabilmente violento e psichicamente disturbato lancia da una strada di Sassuolo. Ma è un uomo inerme, e ormai innocuo: nulla giustifica che gli piombino addosso e lo riempiano di botte, alla faccia, al ventre, alle gambe mentre urla come una bestia ferita.

Qualcuno può pensare che siano i danni collaterali dell’immigrazione, un fenomeno sociale di cui nessuno può assumere la piena responsabilità, una sciagura naturale, qualcosa come lo Tsunami o l’effetto serra, il mare che spazza via le città, il ghiaccio che si scioglie e che una certa dose di durezza in casi come questo sia inevitabile.

Ma è impensabile rassegnarsi a questa inciviltà: vedere tre signori in divisa avventarsi su un poveraccio, saltargli addosso di peso, farlo rimbalzare a pugni da uno all’altro. È mai possibile? Eppure accade a Sassuolo, di domenica, all’ora della Santa Messa, dello stracotto che sfrigola sul fuoco, dell’Olimpiade in televisione.

A forza di botte quel corpo seminudo sull’Alfa blu dei carabinieri sparisce in direzione della caserma. Non si sa bene che morale trarne se non che viviamo in un terribile mondo, dove i carabinieri pensano di potersi permettere questo lavoro di spazzini e un povero cristo arrivato dal sud del mondo andrà - massacrato - a ingrossare il popolo dei carcerati, in cinque o sei per cella, processati chi sa quando.

Una storia di comune, triste violenza, disvelata per caso e per protesta civile da un cittadino che ha ripreso la scena col telefonino. L’Arma per ora ha solo trasferito e messo in ferie i responsabili: ma dovrebbe essere ferma e chiara nel punire metodi simili. Il rischio, altrimenti, è che cresca l’idea di un’impunità inaccettabile.


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