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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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giovedì 28 giugno 2007
ore 10:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il Paese possibile di Veltroni
di CURZIO MALTESE

Aveva promesso risposte, non sogni, ed è stato di parola. La giornata di Torino, inevitabilmente battezzata Veltroni Day, è stato quanto di meno veltroniano si potesse concepire. Una scenografia povera, nella più brutta e angusta sala del Lingotto, niente filmato, qualche fotografia da Atlante De Agostini sullo sfondo, una colonna sonora minima, non una star. Sarà perché non c’è stato tempo e troppi già lo imitano. Oppure perché Wonderful Walter ormai da sei anni fa un lavoro serio, a contatto con i cittadini, e ha capito che per catturare il voto dei giovani non serve chiamare un deejay a congresso o un esperto d’immagine, ma provare a disegnare una politica per la casa e contro il precariato. È stato ancor meno veltroniano il discorso, con poco o nulla Luther King, Kennedy e Teresa di Calcutta.

Piuttosto scelte concrete e attuali, con passaggi perfino tecnici, sugli inceneritori, l’alta velocità, i rapporti col sindacato, le pensioni, la scuola, la sicurezza, i costi della politica, la famiglia. L’ovazione è arrivata sulla difesa dei Dico e della laicità dello Stato. Un discorso proiettato al futuro dell’Italia. Tanto da non nominare una volta in due ore la parola "Berlusconi".

Una visione del futuro. È quello che manca alla politica italiana, arrivata al capolinea di una stagione vissuta sul duello Prodi-Berlusconi. Due leader che, comunque la si veda, una visione dell’Italia l’hanno avuta. All’Italia di Prodi e a quella di Berlusconi da oggi si aggiunge l’Italia possibile di Walter Veltroni. Ora tocca ad altri candidati raccontare il Paese che vogliono, per evitare di trasformare il 14 ottobre in una semplice incoronazione.

Ora che il dado è tratto e Walter Veltroni ha varcato il suo Rubicone il rischio è infatti di ridurre tutto all’attesa di un nuovo piccolo Cesare. Un altro leader carismatico e taumaturgico, nel solco dannato del personalismo politico all’italiana, un altro illusionista che finirà per circondarsi di cortigiani e non di idee.

Già nei pochi giorni di attesa dell’evento del Lingotto, pure sembrati lunghissimi, s’è assistito sui palcoscenici della politica a un frenetico smontare e rimontare fondali di cartapesta per il nuovo show. Com’è sempre avvenuto negli ultimi anni, una mitologia sostituisce la precedente. Nel tentativo di contrastare il maestro del genere, Berlusconi, nel centrosinistra è nata e dura ancora, un po’ logorata, la mitologia di Romano Prodi, a base di biciclettate e convegni del Mulino, europeismo spinto e mortadella a tocchi, solidarismo di parrocchia e grandi fusioni bancarie. Si è bruciata in un anno di governo la stagione del cattivismo dalemiano, il culto di quello che "ha i baffi, la barca ed è il più intelligente di tutti", come dice Benigni, peccato certo per le compagnie e gli inciuci. Ha ballato un’estate la fascinosa e camaleontica figura di Francesco Rutelli, "bello guaglione" giusto per la politica d’immagine, radicale molto convertito.

Ora s’avanza nel circo mediatico il favoloso mondo di Walter, con la nuova linea di consumi al gusto di nutella e dolcezza politica, bimbi africani e concerti di massa, Woodstock e visite alle favelas, Roma barocca e cinefestival. Se fossi così, sarebbe poca cosa. Non che il leader non conti, anzi. Soltanto l’ipotesi di Veltroni candidato ha fatto lievitare le intenzioni di voto del Partito Democratico dal 25 al 35 per cento. Ma alla lunga il carisma non basta e Veltroni ne è parso consapevole. La speranza è che lo capiscano gli altri possibili candidati e trovino il coraggio di presentare da qui a settembre altre visioni, idee, progetti di riformismo.

Certo, il talento di comunicatore del sindaco di Roma spaventa i candidati a sinistra e a destra nessuno ancora osa sfidare il padrone. Lo scontro finale fra Veltroni e Berlusconi è insomma nelle cose e forse nella storia. Nel 1994, alla nascita di Forza Italia, un profondo conoscitore degli italiani, Mike Bongiorno, mi disse in un’intervista: "Per un decennio dominerà la scena Silvio, poi toccherà all’unico di sinistra che non comunica ancora col bianco e nero anni Cinquanta, Veltroni".

Se questo è il destino, Veltroni ha cominciato bene la corsa. Le sue risposte sono più attuali dell’eterna promessa di miracoli dell’innominato di Arcore. Si tratta di vedere quanto durerà la corsa, parallela al cammino del governo Prodi. E quale risposta potranno dare insieme si potrà domanda che un operaio della Fiat rivolgeva al compagno, alla fine degli applausi: "Dì un po’, io e te siamo cresciuti al Lingotto: ma non stiamo governando noi?".


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mercoledì 27 giugno 2007
ore 19:18
(categoria: "Vita Quotidiana")







Corpi nudi, corpi blu. Al teatro Pradillo di Madrid è andato in scena lo spettacolo "Start again", interpretato da attori senza abiti e dipinti di blu. La performance promuove la tolleranza sessuale ed è inserita all’interno degli appuntamenti di Europride Madrid 2007.


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mercoledì 27 giugno 2007
ore 16:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Perquisita e spogliata all’esame di maturità"
di GIUSEPPE CAPORALE

TERAMO - Perquisita e spogliata in bagno da due insegnanti. Il presidente della quarta commissione d’esame del liceo scientifico Marie Curie di Giulianova era convinto che una studentessa stesse nascondendo un telefonino ed un auricolare per comunicare con l’esterno, copiare, e superare così, la prova scritta. "L’hanno costretta a sollevarsi la maglietta e perfino il reggiseno" racconta il padre sdegnato. Ma quando poi, nel bagno, quei sospetti si sono rivelati infondati, con grande imbarazzo, è stato chiesto alla ragazza, di tornare in classe. Ma quel punto, racconta ancora il padre, "lei non voleva più riprendere a sostenere il compito: sono stati i compagni di classe a convincerla a rimanere nonostante, l’umiliazione subita".

La terza prova all’esame di Stato, per una studentessa teramana si è trasformata un incubo. Altro che risolvere i quesiti delle cinque materie, la parte più difficile è avvenuta intorno alle dieci di mattina di lunedì: il presidente di commissione, Sergio Centinaro, ha interrotto il compito che la ragazza stava svolgendo, e le ha chiesto di uscire dall’aula e andare in bagno assieme a due professoresse. Il presidente, ora, motiva la sua scelta così. "Alcuni insegnanti presenti con me in commissione, avevano raccolto informazioni: pareva che la ragazza avesse sostenuto la prova di matematica, il giorno precedente, utilizzando un telefonino o un microfono. Alla luce di queste informazioni, ho ritenuto opportuno quantomeno verificare, che la studentessa non nascondesse nulla...". E sul motivo per il quale, la ragazza, è stata accompagnata proprio in bagno, aggiunge: "La verifica, non potevo certo farla io, o qualche altro docente di sesso maschile... Ho ritenuto opportuno poi, che il tutto si svolgesse in bagno, per non turbare la classe. Quando si è scoperto che non nascondeva nulla, tutto è rientrato. Non capisco perché tanto clamore...".

Il padre della ragazza ha denunciato l’episodio all’associazione nazionale dei comitati di base degli insegnanti, Gilda, che ha provveduto ad inviare un esposto al ministero della pubblica istruzione. "Un episodio del genere in trent’anni di professione, non mi era mai capitato - commenta Angelo Scebba, delegato del Gilda - ho ritenuto doveroso informare l’opinione pubblica. Solo le forze dell’ordine possono procedere, sulla base di motivate ragioni, a delle perquisizioni. Certo, non possono farlo dei docenti in una scuola...".

Ora, il padre della ragazza, teme ripercussioni. "Ho inviato la denuncia all’associazione Gilda, perché, io stesso, sono un insegnante, e davanti ad una vicenda del genere, mi sono sentito mortificato due volte. Da padre e da docente. Spero che mia figlia non abbia ripercussioni, soprattutto nel corretto svolgimento del suo esame".


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mercoledì 27 giugno 2007
ore 15:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



Palermo, assolta l’insegnante che punì l’alunno bullo

PALERMO - Assolta l’insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere sul quaderno "sono un deficiente", dopo un episodio di bullismo. La donna era stata denunciata dal padre del ragazzo.

Secondo il pm, che aveva chiesto una condanna di due anni, la risposta della docente di Lettere, trent’anni di insegnamento alle spalle, era stata sproporzionata rispetto al comportamento del suo alunno dodicenne. Un ragazzino vivace che, all’inizio dell’anno scolastico, aveva impedito a un coetaneo di entrare in bagno coprendolo di insulti omofobici.

La docente è stata assolta "perché il fatto non sussiste". La donna si era sempre dichiarata tranquilla, sostenendo di aver fatto "il proprio dovere". All’udienza e alla lettura delle motivazioni hanno assistito i rappresentanti di alcune associazioni gay, che le hanno portato solidarietà. Lei ha solo detto all’avvocato: "Mi viene da piangere".


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mercoledì 27 giugno 2007
ore 12:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Sono stato ingaggiato per ucciderti"
L’Fbi indaga sull’ultima truffa e-mail
di VALERIO MACCARI

Una minaccia di morte da parte di uno sconosciuto. Un’email firmata da un "sicario", che sostiene di essere stato ingaggiato da un vostro conoscente per uccidervi. E vi offre la possibilità - in cambio, ovviamente, di un sostanzioso compenso - di continuare a vivere. Sembra la trama di un film horror estivo, ma in realtà è l’ultima trovata della truffa on-line. Si chiama Hitman, ed è una forma di "spam" particolare, che fa leva sulla paura delle persone più che sulla loro avidità.

La trovata ha già avuto "successo" con centinaia di internauti. Tanto da costringere l’FBI, che si occupa di truffe e frodi postali, a emettere un comunicato per avvertire i navigatori del possibile pericolo.

Il "trucco" alla base di Hitman è simile a quello delle "catene magiche", in cui si promette sfortuna se non si rispedisce la mail a dieci persone. Ma è senz’altro più terrificante e, in un certo senso, ingegnoso. Alla prima mail, infatti, segue, dopo circa una settimana, una seconda. Sempre firmata da Hitman, che cortesemente si informa se avete intenzione di pagare. Abbastanza per insinuare nel destinatario, che magari aveva ritenuto inverosimile la minaccia, il dubbio di non trovarsi di fronte a uno scherzo.

"Qualcuno - piegano all’Fbi - ha ricevuto anche un allegato in cui si rivelano alcune informazioni personali del destinatario. Probabilmente "comprate" da una qualche società che tratta i dati. Di solito, comunque, il destinatario riceve solo due mail".

La struttura della frode ha permesso a Hitman una rapidissima diffusione. La prima segnalazione è arrivata all’Fbi a dicembre del 2006, ma da allora i casi si sono moltiplicati vertiginosamente. "Ci sono arrivate circa 115 denunce di cittadini americani negli ultimi tre mesi", dice l’agente speciale del Bureau James Burrel. "Di solito si chiede un cifra fra i 10mila e i 30mila dollari". Denaro che molti, spaventati a morte, hanno deciso di pagare.

Nonostante si tratti, tutto sommato, solo di posta indesiderata, l’Fbi è decisa ad andare in fondo alla questione. "Non tutti denunciano alle autorità l’accaduto, - spiega Burrel - e pagano. Migliaia di dollari, a volte". Ma nonostante la crescente diffusione del fenomeno, le autorità sono ancora senza indizi. "Le lettere potrebbero venire da ogni parte del pianeta", sottolinea Burrel. "Ci è impossibile rintracciarle, per ora. Possiamo solo mettere in guardia gli internauti e spiegare loro che non c’è da avere paura".

Ma non aver paura è più facile a dirsi che a farsi. "Quando mi è arrivata la prima mail - dice Peter McGlothin, che ha denunciato lo "spam" all’Fbi - ho subito pensato che fosse un inganno. Dopo la seconda comunicazione di Hitman, però, ho iniziato ad avere paura. All’inizio, certo, era una paura inconscia. Non mi sentivo mai al sicuro. Ho passato tre mesi a guardarmi le spalle. Poi mi sono rivolto alle autorità, anche se nella lettera c’era scritto chiaramente di non farlo. Per fortuna non ho più ricevuto mail".


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mercoledì 27 giugno 2007
ore 09:24
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 26 giugno 2007
ore 19:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



Stupra bimba di 10 anni, condanna a 4 mesi
Per il giudice la ragazzina sembrava più grande.

HENLEY ON THAMES (Gran Bretagna) - Ha dieci anni ma ne dimostra sedici. Il suo stupratore, dunque, non poteva sapere di commettere un reato. Questo quanto stabilito da un giudice di Henley on Thames, nell’Oxfordshire, dove Keith Fenn, un lavavetri di 24 anni inizialmente condannato per abuso su minore a due anni di reclusione, si è visto infliggere una pena di soli quattro mesi dal tribunale che stava giudicando il suo caso.

ATTENUANTE - La Crown Court di Oxford ha infatti accolto le richieste della difesa, secondo cui la bimba, che vestiva in maniera provocante, dimostrava almeno 16 anni. In più, per i legali di Fenn, la ragazzina aveva acconsentito al rapporto sessuale. Tanto è bastato a convincere il giudice Julian Hall, che ha condannato l’imputato a soli quattro mesi di carcere.

INDIGNATI - Ovviamente la sentenza ha scatenato la protesta delle associazioni per la tutela dei minori, secondo cui la decisione di Hall è «ingiustificatamente clemente». L’associazione Kidscape ha dunque accusato il giudice di aver cercato « giustificazioni», sottolineando che un bambino non ha colpe. Il procuratore generale Lord Goldsmith dovrà ora decidere se ricorrere in appello per la sentenza.


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martedì 26 giugno 2007
ore 18:45
(categoria: "Vita Quotidiana")



Più morti per errore medico che in incidenti
Remuzzi (Istituto Mario Negri): «Il rapporto è di due a uno negli Usa, e non c’è ragione per non pensare che sia così anche in Italia»

MILANO - Si rischia maggiormente la vita in una corsia d’ospedale che in un’autostrada affollata. Per ogni americano che muore a causa di un incidente stradale, ce ne sono almeno due che perdono la vita a causa di un errore medico. «Ma non c’è ragione per non pensare che sia così anche da noi, in Italia». A dirlo è Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, che a Milano ha partecipato a un convegno sul contenzioso tra medico e paziente, presieduto dal ministro di grazia e giustizia Clemente Mastella.

ERRORI MEDICI - «Gli errori medici in Usa - ha spiegato l’esperto - hanno ucciso nel 2005, 90 mila pazienti; nello stesso anno i morti per incidenti stradali sono stati 45 mila, 42 mila quelli per tumore al seno, e 16 mila i morti per Aids». E le proporzioni, grosso modo, possono rispecchiare la realtà italiana. Non è allora un caso se nel mondo si moltiplicano le denunce ai medici: solo in Italia, dove secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il sistema sanitario è tra i migliori al mondo, ogni anno sono 15 mila i medici che affrontano cause di risarcimento avviate dai pazienti. Di questi, due terzi vengono assolti «per non aver commesso il fatto», ma questo non toglie che, come ha ricordato Lorenzo Menicanti, cardiochirurgo del Policlinico San Donato (Milano), «otto chirurghi su dieci sono o sono stati indagati».

RIDURRE I CONTENZIOSI - Cosa si può fare per ridurre il numero dei contenziosi? «Bisogna innanzitutto curare solo chi è malato - ha detto Remuzzi - e solo con terapie di provata efficacia. E poi bisogna distinguere tra la responsabilità del singolo medico e quella dell’organizzazione all’interno della clinica, perchè l’errore medico è quasi sempre dell’organizzazione». Ma, soprattutto, deve cambiare il rapporto tra il medico e il paziente, in modo da distribuire tra questi due soggetti la responsabilità: «Il medico - ha concluso Remuzzi - dovrebbe essere un consulente, che spieghi al paziente tutti i vantaggi e gli svantaggi di un intervento, gli effetti collaterali, discutere dei possibili rischi. Ma è il paziente a dover decidere se farsi curare. Se si fa così, è più difficile arrivare ad una conflittualità».


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martedì 26 giugno 2007
ore 17:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



Istat: i divorzi in continuo aumento: 74 per cento in più in dieci anni

ROMA - Crescono i divorzi e le separazioni in Italia. In dieci anni, dal 1995 al 2005, sono aumentati rispettivamente del 74 e del 57,3 per cento. Lo rivela l’ultima indagine dell’Istat sul tema.

Nel 2005 l’Italia ha registrato infatti 82.291 separazioni (in leggera flessione rispetto al 2004 con un -1,1 per cento) e 47.036 divorzi (4,3 per cento in più rispetto all’anno precedente). Vale a dire che a fronte di mille matrimoni celebrati durante l’anno, 272 coppie si sono separate e 151 hanno divorziato. Nel 1995 le cifre erano più basse: 158 separazioni e 80 divorzi.

Rapportando invece le rotture con la totalità delle coppie coniugate registrate all’anagrafe, quindi anche quelle già sposate nell’anno in esame, per il 2005 si ottengono 5,6 separazioni e 3,2 divorzi.

Nord e Sud. I matrimoni "scoppiano" più al Nord che al Sud: nel 2005 si contano 6,2 separazioni e 4 divorzi ogni mille coppie coniugate nel Settentrione contro 4,2 separazioni e 1,8 divorzi nel Mezzogiorno. La regione che detiene il record è la Liguria: 8 separazioni e 5,8 divorzi su mille coppie di coniugi. Seguono la Valle d’Aosta (rispettivamente 7,6 e 5,6) e il Lazio (7,9 e 4). I valori più bassi, come negli anni precedenti, se li aggiudicano la Basilicata con 3 separazioni e 1,2 divorzi su mille coppie coniugate, la Calabria (3 separazioni e 1,4 divorzi) e la Puglia (3,8 e 1,6).

Se la separazione, secondo la legge italiana, è il presupposto vincolante per ottenere il divorzio, questo non significa che tutte le coppie separate decidano poi di divorziare: quattro coppie separate nel 1995 su dieci hanno deciso di non proseguire l’iter, senza che questo significhi, tuttavia, che siano tornate insieme.

I tempi. Nel 2005 il 47,5 per cento dei divorzi ha rispettato i tempi minimi (tre anni tra la separazione e il divorzio), mentre nel 16,3 per cento dei casi ci sono voluti quattro anni. La durata delle procedure è anche legata alla scelta di chiudere il rapporto in modo consensuale: una decisione presa dall’85,5 per cento delle coppie che vogliono separarsi e dal 77,6 per cento dei futuri divorziati. Evitare il rito giudiziale permette infatti di risparmiare tempo, soldi e litigi, ed è la strada che si preferisce soprattutto nel Nord Italia.

In caso di conflitto, l’82 per cento delle separazioni viene concesso per intollerabilità della convivenza, il 14,6 con addebito al marito e il 3,5 alla moglie. Che di solito è la "dolce metà" più incline a chiedere la separazione, mentre gli uomini separati sono quelli che poi vogliono di più il divorzio.

I figli. Tra moglie marito, in più della metà dei casi, ci sono anche i figli: con meno di 18 anni nel 52,8 per cento delle separazioni e nel 36,5 per cento dei divorzi. Percentuali che aumentano se si considerano tutti i figli, anche quelli con hanno già raggiunto la maggiore età: nel 2005 il 70,5 per cento delle separazioni e il 60,7 dei divorzi coinvolgevano figli avuti durante l’unione. In totale, nel 2005, 99.257 figli hanno visto i loro genitori separarsi e 44.848 divorziare.

Per tutelare il più possibile i figli, si opta sempre più spesso per l’affidamento congiunto: nel 2000 era il risultato dell’8 per cento delle separazioni e del 6,8 per cento dei divorzi, nel 2005 le percentuali sono passate rispettivamente a 15,4 e 11,6 per cento. Quando è solo un genitore a ottenere l’affidamento, di solito si tratta della madre se i bambini hanno meno di sei anni. Aumentano le possibilità per i padri, invece, con il crescere dell’età dei figli.

Età. L’età media dei coniugi nel momento in cui scelgono di separarsi è di 43 anni per i mariti e 40 per le mogli. Rispetto al 2000, sono diminuite le rotture tra gli under 30 (anche perché si è alzata l’età in cui ci si sposa) mentre sono aumentate quelle tra gli over 60. La "età media" del matrimonio quando entra in crisi e viene presa in considerazione la separazione, è invece di 14 anni. Un quarto delle separazioni, tuttavia, riguarda unioni che durano da meno di sei anni.

Sul versante degli alimenti, l’importo mensile del contributo economico a favore del coniuge risulta in media di 495,37 euro nelle separazioni e 472,87 euro nei divorzi. Cifre che sono influenzate dalla presenza di figli da mantenere.

In aumento, infine, la quota di coppie formate da marito e moglie con differente cittadinanza: nel 2000 si trattava del 5,9 delle separazioni concesse nell’anno, mentre nel 2005 sono salite al 9,2.


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martedì 26 giugno 2007
ore 14:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Addio a Luigi Meneghello, autore di "Libera nos a Malo"

THIENE - Era il suo paese d’origine Malo, in terra vicentina. E lui l’ha raccontato in un romanzo che è uno dei capolavori del secondo Novecento italiano, Libera Nos a Malo, letto in tutto il mondo. A pochissimi chilometri dal paese dell’infanzia, nella sua casa di Thiene, stamattina Luigi Meneghello è stato trovato privo di vita.

Da qualche anno lo scrittore si era ritirato nella sua terra, dopo una vita passata all’estero, dove aveva diffuso la cultura italiana e dove aveva trasmesso l’amore per la nostra letteratura a generazioni di studenti. Nel 1947, infatti, aveva fondato e diretto la cattedra di letteratura italiana all’università di Reading in Inghilterra. E per 20 anni, tra il 1980 e il 2000, ha diviso la sua vita tra la missione accademica all’estero e l’amore per il suo Veneto. A inizio 2000, dopo la morte della moglie, si era trasferito definitivamente a Thiene.

Era stato un autodidatta Meneghello. Nato nel 1922, quando la famiglia si era trasferita dalla provincia alla città - Vicenza - aveva frequentato i primi anni di liceo per poi ritirarsi giudicando gli studi "troppo lenti" e finendo da autodidatta gli ultimi due anni in uno: riuscì a prendere la maturità a 16 anni. Negli anni della guerra e del fascismo affiancò agli studi filosofici l’impegno politico e dopo l’8 settembre aderì al Partito d’Azione. E della guerra partigiana Meneghello ha lasciato una testimonianza fondamentale in I piccoli maestri. Un romanzo-racconto atipico, anti-retorico e corrosivo, diventato recentemente un film grazie a Daniele Luchetti. Un testo travagliato, steso tra il 1963 e il 1964 e su cui era tornato dieci anni dopo: "Mi ero imposto di tenere fede a tutto, ogni singola data, le ore del giorno, i luoghi, le distanze, le parole, i gesti, i singoli spari", aveva detto per raccontare la genesi della sua testimonianza.

Ma il suo capolavoro resta il ’romanzo rurale’ Libera Nos a Malo. Sritto nel 1963 è il racconto della vita provinciale e contadina vista con gli occhi di un bambino, filtrata dallo sguardo dell’adulto. Un libro non facile, in cui l’italiano è impastato a un dialetto fervido, ricco di parole desuete e neologismi. "Un gioco sul pentagramma dialettale", l’ha definito Francesco Guccini.

Meneghello muore lasciandoci tra i suoi capolavori anche numerosi interventi di saggistica - sulla letteratura contemporanea e sul panorama dialettale - in cui le giovani generazioni di studiosi continueranno a trovare la sua lucidità di critico e la sua passione di animatore culturale.


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