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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 8 giugno 2007
ore 11:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La protesta di Buttiglione: voglio il gelato alla buvette di FILIPPO CECCARELLI
SEMBRA uno scherzo, o una insidiosa provocazione dell’antipolitica. Ma è vero: al Senato, adesso, vogliono anche il gelato. Così ieri, a nome di un nutrito gruppo di parlamentari, il senatore Rocco Buttiglione, filosofo dell’Udc, e la senatrice Albertina Soliani, prodiana emiliana, hanno scritto ai questori di Palazzo Madama una lettera che merita di essere riportata nella sua concisa integrità documentale.
E dunque: "Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. E’ possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti".
E’ bene a questo punto che si conoscano anche i nomi dei senatori-questori che prima o poi dovranno respingere o accogliere l’istanza, magari regolamentandola nelle sue molteplici varietà: ghiacciolo, coppetta, cassata, cono, cornetto, granita, sorbetto, affogato e biscottone. Si tratta quindi del senatore Gianni Nieddu, Ulivo; del senatore Romano Comincioli, Forza Italia; e della senatrice Helga Thaler, autonomista sud-tirolese. Che la coscienza del loro ruolo li ispiri, per una volta, nel senso che riterranno più consono al bene comune. Amen.
Nel frattempo, varrà la pena di considerare come quella che in un celebre studio affidato alla buonanima di Giovanni Malagodi veniva cautamente definita "la condizione del parlamentare" sia oggi diventata, sic et simpliciter, "la qualità della vita dei senatori". Ma soprattutto colpisce, nella sollecitazione gelatiera e bipartisan, una parola che getta una piccola luce sulla faccenda: "il desiderio".
Ecco forse la bramosa chiave di volta per comprendere come, al di là di un facile e scontato moralismo, diversi rappresentanti della volontà popolare abbiano smarrito il senso stesso del loro operato, e ormai non si rendano più conto dell’effetto - per non dire la ricaduta simbolica - che suscitano certe loro pretese.
Molto semplicemente: desiderano, anzi desiderano troppo, non pongono tanti limiti alle loro voglie. Nel caso specifico alla loro gola. E’ un fatto che richiama l’essenza corporea e primordiale del potere; un’impellenza biologica che non viene nascosta perché connessa al rango, allo status, al privilegio di ostentare il proprio appetito. Ai senatori piace il gelato: e lo vogliono. Slurp! Qui e ora. Slurp! slurp! Magari non immaginano che uscire dal Palazzo, farsi due passi a piazza Navona potrebbe anche fargli bene; magari non riescono nemmeno a capire come rispetto a un innocente gelatino si possano tirare in ballo questioni così alte. Pare di sentirli: eh, quante storie!
E’ un’unica, drammatica storia, in realtà, quella dello snaturamento, della degenerazione, della deboscia delle assemblee elettive all’insegna di Bengodi. Tanto più irrilevanti le Camere sul piano politico, quanto più ornamentali, confortevoli, opulente, agognate.
Il Senato, in particolare. Perché prima del gelato i senatori hanno chiesto e ottenuto le settimane gastronomiche regionali, e poi quelle dedicate alle province. Il collezionista dispone di fantastici comunicati ufficiali emessi nei momenti più delicati sulle degustazioni dell’agro pontino, "la seconda giornata sarà abbinata alla carne di bufala bianca", oppure un dovizioso banchetto palermitano a conclusione del quale il presidente Musotto ha fatto presente uno slogan promozionale che a dire il vero lì dentro rischiava di suonare un po’ così: "Mangio sicuro, mangio meglio".
A metà marzo il presidente Marini ha concesso la sala degli atti parlamentari al primo corso di sommelier per senatori. Montecitorio risponde con i prodotti agricoli di qualità certificata. Chi vuole il lardo, chi lo squacquerone, chi i fichi caramellati e chi i torcinelli. Buttiglione e la Soliani, dopo tutto, sono in buona compagnia. La deriva eno-gastronomica si fa anche dolciaria, ma non è dolce per niente il futuro delle istituzioni rappresentative.
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venerdì 8 giugno 2007
ore 10:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Ratzinger riabiliti Don Milani" Appello degli ex allievi di Barbianadal nostro inviato di ORAZIO LA ROCCA
BARBIANA - Un appello al Papa affinché cancelli la condanna del 1958 contro "Esperienze pastorali", il testo-base della missione sacerdotale di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana (Firenze), scomparso il 26 giugno 1967, a 44 anni, dopo una lunga malattia. Lo lanciano, per il quarantesimo anniversario della morte del priore, i suoi ex allievi aderenti alla Fondazione "Don Lorenzo Milani".
E per la ricorrenza pubblicano anche una sua lettera inedita scritta nel 1957 a uno dei suoi studenti. Quel giovane era Alberto, un ragazzo che ancora "non era riuscito ad apprendere larte della parola" anche a causa della sua povertà, e per questo don Milani gli confessa tutto il suo "dispiacere". E un testo breve, molto intimo e problematico, nel quale il sacerdote scrive, tra laltro: "Alberto, rispondi, sono 4 anni che ti frugo negli occhi, che guardo le tue labbra per vedere se si muovono, se buttano fuori qualche cosa della tua anima tormentata...". E si rammarica perché quel ragazzo ancora non ha avuto la "fortuna, la grazia, il privilegio" di "padroneggiare la parola".
A 40 anni dalla morte, torna, dunque, alla ribalta don Milani. Prete scomodo per antonomasia, punito dallallora SantUffizio per le sue idee pastorali, inventore della scuola per gli ultimi, anticipatore, per alcuni versi, del 68, il priore sarà commemorato il 26 giugno prossimo a Barbiana dal cardinale di Firenze Ennio Antonelli. Quasi un risarcimento post-mortem, perché il porporato - oltre a celebrare una Messa - parteciperà a un convegno dedicato ai libri di don Milani, tra i quali - molto atteso - "Esperienze pastorali", il testo che lex SantUffizio giudicò "inopportuno", facendolo ritirare dal commercio.
"Dopo 40 anni, quella condanna suona come un evidente controsenso, va cancellata", lamenta Michele Gesualdi, uno dei primi 6 allievi di Barbiana, sindacalista Cisl, per 2 legislature presidente della Provincia di Firenze, ed ora presidente della Fondazione "Don Lorenzo Milani". "Sarebbe bello - confessa - che dal Vaticano, magari dal Papa o dal prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, venisse una parola definitiva per cancellare quella ingiustizia, anche perché è risaputo che don Milani non ha mai detto niente, nemmeno una sola parola, in contrasto con gli insegnamenti ecclesiali.
Il priore era un sacerdote attaccatissimo alla Chiesa e alla sua missione primaria, cioè il riscatto dei poveri attraverso linsegnamento, la cultura, la parola viva". Nel 1992 la Cisl, ricorda Gesualdi, "lanciò un analogo appello, firmato anche dallallora segretario Franco Marini, ora presidente del Senato. Ma il Vaticano disse che il problema era superato perché lex SantUffizio non cera più. E invece è ora che la Chiesa dica una parola di chiarezza su quella condanna per un atto di giustizia verso il priore".
La Fondazione presieduta da Gesualdi è nata nel 2004 per rilanciare linsegnamento del priore e salvare la scuola da un inevitabile degrado. Oggi la struttura - 2 aule austere, un laboratorio con le strutture didattiche usate dal priore e i suoi allievi - "è meta costante di visite da parte di scolaresche e studiosi che intendono conoscere e approfondire il percorso didattico", racconta Giancarlo Carotti, ex allievo del priore al quale la Fondazione ha affidato il compito di accogliere e guidare i visitatori.
"Ma non sarà mai un museo", giura Gesualdi, che intende esportare "il modello Barbiana in quelle aree, periferie metropolitane, paesi poveri, dove oggi cè tanto bisogno degli insegnamenti di don Milani". La prima meta sarà lAlbania, dove il 12 e il 13 giugno si terrà un convegno dedicato al priore in vista dellapertura di una scuola per ragazzi poveri.
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venerdì 8 giugno 2007
ore 08:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Lo scacchista Vladimir spiazza George W. di Franco Venturini
Ieri mattina, impegnato comera a prendere gli europei in contropiede sul clima, George Bush non poteva certo immaginare che di lì a poco Vladimir Putin lo avrebbe spiazzato sulle difese antimissile. Il Presidente russo ha atteso il colloquio bilaterale con il capo della Casa Bianca per scoprire le sue carte: invece di permettere che lo «scudo» americano infiammi lEuropa, perché non utilizzare il radar che noi russi abbiamo già nel Caucaso e gettare così le basi di una leale collaborazione antibalistica?
Dalle minacce alle proposte, dal dito sul grilletto alla mano tesa, Putin ha cambiato registro con rapidità fulminea. La Russia, ha spiegato al termine dellincontro con Bush, dispone in Azerbaigian di una stazione radar analoga a quella che gli Usa vorrebbero costruire nella Repubblica Ceca. Se Washington accettasse di servirsene i vantaggi sarebbero numerosi: il sistema antimissile coprirebbe tutta lEuropa invece di lasciarne una parte scoperta; i resti di un eventuale ordigno nemico abbattuto cadrebbero in mare e non sul territorio europeo; la Russia potrebbe rinunciare a puntare i suoi missili contro lEuropa (come ventilato nellintervista pubblicata domenica dal Corriere). E soprattutto Mosca e Washington procederebbero damore e daccordo alla creazione di un sistema antimissile comune, alla sola condizione che gli Usa non siano tanto infidi da compiere nel frattempo altre azioni unilaterali. Sofisticata quanto inattesa, la mossa di Putin è degna della grande tradizione russa nel gioco degli scacchi. Si tratta, per il Cremlino, di mettere in imbarazzo Bush e di rendere quasi impossibile un rifiuto frontale degli Usa ora che Mosca esibisce tutta la sua disponibilità al compromesso. Gli americani sostengono che il loro «scudo» deve proteggerci dai futuri missili iraniani? Bene, il radar azero ha una collocazione perfetta per monitorare lIran. Se Washington risponderà picche, avremo la prova provata che lo «scudo» vuole essere anti Russia, non anti Iran. E ogni nostra contromisura, allora, sarà giustificata davanti agli occhi del mondo (in particolare davanti a quelli degli europei). Tanto più che la prima idea di costruire insieme un sistema antimissile fu avanzata da un Presidente americano, tale Bill Clinton. E che il prossimo inquilino della Casa Bianca, a quanto dicono i sondaggi, potrebbe tornare a essere un democratico.
Vladimir Putin ha preparato a lungo il terreno, e ora gioca pesante. Nulla è stato detto da parte russa sui missili che Bush vuole basare in Polonia, ma la precisazione che in caso di intercettazione «i detriti cadrebbero in mare», unitamente a indicazioni provenienti da fonti americane, fanno credere che Mosca voglia puntare su sistemi navali statunitensi dislocati nel Mediterraneo orientale. In parole povere, la Casa Bianca dovrebbe rinunciare allintera componente europea dello «scudo» così come originariamente concepita, e in particolare tenersi alla larga dai Paesi Nato vicini ai confini della Russia. Per quanto voglia correggere gli errori di mancata consultazione commessi nei mesi scorsi verso la Russia (e anche verso molti alleati europei), è improbabile che George Bush possa perdere la faccia e ingoiare la pillola caucasico-mediterranea offertagli da Putin. Ma rispondere no senza indossare i panni di Stranamore sarà quasi altrettanto difficile. Per questo Bush ha detto di aver trovato «interessanti» le idee di Putin. Per questo si è concordato di affidare la cosa a un gruppo misto di esperti, che potrebbe magari individuare un compromesso reale diverso dalla resa che Putin ha suggerito ieri. Per questo la prossima volta che Bush e Putin si vedranno, nel Maine ai primi di luglio, la partita decisiva entrerà nel vivo. Il presidente russo ha cambiato registro con rapidità fulminea Difficile, per il capo della Casa Bianca, dare una risposta negativa .
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giovedì 7 giugno 2007
ore 17:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ecco i brogli di Palermo Voti spariti, video su Repubblica Tv di CATERINA PASOLINI
ROMA - Un video su Repubblica Tv racconta i misteri delle ultime elezioni di Palermo. Illustra gli errori e i brogli alle elezioni amministrative, le sparizioni, le decine di verbali rigorosamente e desolatamente in bianco, la delusione di chi, candidato, aveva votato per sé portando in sezione tutta la famiglia e nellurna non ha trovato neanche un voto a suo nome. Autrice è Dina Lauricella che per giorni ha viaggiato nelle circoscrizioni e allufficio centrale di Palermo, ha filmato e intervistato elettori delusi e candidati insoddisfatti di entrambi gli schieramenti derubati di voti, navigando tra burocrazia e denunce, tra ricorsi e inchieste, tra avvocati e cittadini scorati, fotografando immagine dopo immagine i voti perduti, cambiati, i verbali corretti, imbiancati, incollati.
E proprio questo pomeriggio il governo risponderà allinterpellanza presentata da Leoluca Orlando, candidato sindaco sconfitto, e da altri cinquanta parlamentari su possibili brogli alle ultime elezioni che hanno rinnovato il consiglio comunale e visto vincere a Palermo il forzista Diego Cammarata tra 50mila schede bianche e nulle.
Proteste e denunce che non arrivano solo da esponenti dellUnione, ma anche da candidati vicini a Forza Italia che hanno visto sparire i loro voti, quelli sicuri, quelli che proprio loro avevano messo nellurna. Neanche fosse un film di Totò. "Ero venuto a votare con la mia famiglia. Nel mio seggio alla fine per me non cera neppure un voto, neppure quello sicuro che mi ero dato io", dice scandalizzato Pietro Garofalo, candidato della lista Vizzini per Palermo del centro destra. Voti certi, voti spariti ma non solo. "Anchio ho controllato, nel mio seggio era scomparso persino il mio di voto senza contare che in decine di verbali non cera il mio nome, o era sbagliato, in alcuni ero diventata addirittura un uomo", sbotta Cristina Matranga della lista di Orlando.
Ma se chi ha votato ha visto il suo voto sparire nel nulla, cè anche chi è stato respinto alla porta e non ha potuto neanche provarci ad esprimere la sua preferenza. Come racconta nel filmato Michele che quando si è presentato al seggio 395, documenti alla mano, ha avuto unamara sorpresa: "Qualcuno aveva già votato al posto mio, mi hanno detto che avevo già votato e che quindi non cera nulla da fare". Tranne scoprire chi era il sosia.
Uno nessuno e centomila. Voti che appaiono, scompaiono e si moltiplicano in favore di un candidato piuttosto che un altro. Come nel caso in cui si è scoperta stranamente lidentica grafia su oltre 260 schede di elettori diversi che quindi, a rigore di logica e di legge, dovrebbero avere una scrittura non simile. A meno che a vergarle non sia stata la stessa mano consegnandole già pronte al pigro elettore.
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giovedì 7 giugno 2007
ore 17:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 7 giugno 2007
ore 16:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
rubo da Miki Owl che ringrazio e a cui auguro solo cose belle!
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giovedì 7 giugno 2007
ore 14:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il sintomo dellinfezione di GIUSEPPE DAVANZO
LO SPETTACOLO andato in scena al Senato è una danza macabra per il Paese, autolesionista per il Palazzo. Il governo salva la ghirba. La maggioranza cè e si mostra compatta nellapprovare il comportamento dellEsecutivo nell"affare Speciale".
Tirato il sospiro di sollievo, appare difficile tirare avanti come se non fosse successo niente o poco. Perché quel che è accaduto, in questi giorni, è ben più grave di una indecorosa rissa politica. È uno scricchiolio della nostra democrazia. Un comandante generale della Guardia di Finanza - appena ieri "sempre agli ordini" della discrezionalità di Giulio Tremonti e oggi scorretto, sleale, opaco con il nuovo governo, come sostiene il ministro Padoa-Schioppa - scatena un conflitto contro lEsecutivo in carica.
E collabora, laboriosissimo, alla preparazione di una trappola politica, favorita da qualche mossa grossolana del vice-ministro Visco e soprattutto, diciamo così, dallamore per il quieto vivere del governo.
Linteresse pubblico di questo affare non è nel cinismo del generale - fin troppo tardi rimandato a casa - né nella sua spregiudicata affezione alle fortune della destra a cui ha piegato la funzione pubblica e la dignità di soldato. Quel che più conta e preoccupa è che lopposizione ritiene di usare questo imprudente ferro di bottega per manomettere lequilibrio politico e disarcionare il governo eletto appena un anno fa.
Che il centro-destra di Silvio Berlusconi ci riproverà è, purtroppo, una facile previsione. Il programma immediato dellopposizione, a giudicare questo "caso Speciale", sembra prevedere la sostituzione del confronto politico con una "guerra" di rivelazioni scandalistiche, notizie manipolate, campagne di stampa alimentate da segmenti di apparati dello stato che si mettono al servizio di un interesse politico.
Questa strategia labbiamo sotto gli occhi da anni. Le bufale Telekom Srbija e Mitrokhin non sono state altro. Altre bufale possono venire. Sono in giro nel sottosuolo del "mercato della politica" muffe e tossine che basta raccattare e gettare in faccia allavversario accompagnando il gesto con unadeguata grancassa mediatica. Lalambicco può distillare umori maligni a ogni passaggio critico del dibattito pubblico. Se ne è avuta una conferma, appena ieri, con il frammento di un dossier calunnioso per Massimo DAlema.
Organizzato da una grande agenzia di investigazione americana (Kroll) sulla base di "informazioni" raccolte dallintelligence italiana, è stato diffuso dagli spioni della Telecom e consegnato - accreditato e ingrassato a dovere - di nuovo alla nostra intelligence. Dio solo sa che ci ha fatto o intendeva farne. Un test in più (come se ce ne fosse bisogno) della presenza nel sottosuolo del Palazzo di un network legale/clandestino incardinato in ambienti del Sismi di Nicolò Pollari, nella Security della Telecom, in agenzie dinvestigazione private, disponibile a un lavoro di pressione, condizionamento e ricatto.
Gattino cieco ieri mentre il network prosperava, il centro-sinistra oggi guarda al dito e non vede la luna. Indeciso a tutto, tentato dal compromesso, diviso al suo interno, debilitato dal tarlo ossessivo della sua debolezza, confonde lallarme pubblico per quella presenza illegittima con una critica ai suoi passi. Vede fantasmi ad ogni angolo. Non si risolve ad intervenire con decisione, come dovrebbe, là dove si addensano le ombre e le propaggini di quella minaccia che ha lasciato colpevolmente incubare. Non si accorge che l"affare Speciale" è un sintomo. Quanto meno della paralisi in cui può essere precipitato il governo e il Paese.
Ma, più probabilmente - e peggio - è lannuncio di una stagione infetta che soltanto una decisione irresponsabile può consentire allopposizione di sposare e soltanto alle timidezze della maggioranza di non prevenire con energia.
Il sistema politico - lintero sistema politico, il centro-sinistra come il centro-destra - appare sordo e cieco dinanzi al pericolo, prigioniero di una litigiosità autoreferenziale, che non sembra mai incontrare il bene pubblico e linteresse generale. Nessuno attore politico - se non qualche mosca bianca - sembra comprendere che la radicalità del conflitto ingaggiato non avrà un solo vincitore, ma tutti perdenti.
La crisi di credibilità verso le élite di governo - ha ragione DAlema - può spingere il Paese verso una deriva dove le quote di sfiducia per la politica (oggi, sette italiani su dieci) non possono che aumentare. Non si può che essere scoraggiati e preoccupati. La qualità del dibattito, vissuto quotidianamente come uno "scontro tra civiltà", spinge gli uni contro gli altri a testa bassa. Persuade i due schieramenti a ritenersi e a proporsi come il solo luogo abitato da opinioni politiche compatibili con il quadro democratico. Una convinzione che lascia immaginare la propria sconfitta come un evento catastrofico.
Questa contesa che non prevede prigionieri caccia in un canto la politica, le responsabilità pubbliche, le sfide e le urgenze del Paese. Lascia emergere soltanto il peggio. Fino a lasciarsi tentare - come è avvenuto al centro-destra di Silvio Berlusconi - di servirsi delle rivelazioni truccate di un generale per abbattere un governo. Ci fermeremo qui? Nellinteresse di tutti, dei cittadini e di chi li governa, conviene fermarsi qui. Le mura di una democrazia così giovane non sono indistruttibili.
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giovedì 7 giugno 2007
ore 09:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Vacanze-studio? Evitate Londra Critiche a chi ospita studenti: cibo cattivo e troppa tv
KAUNAS — Testimonianza di madame Marie-Hélène Rivière, parigina, che ha spedito il figlio quindicenne a casa di una famiglia di Brighton per studiare linglese: «Il ragazzo ha perso cinque chili in tre settimane. Quella madre dava la sveglia alle sei del mattino perché era lora in cui si doveva far colazione prima che il marito uscisse per il lavoro: tutto per una tazza di latte con cereali. Lospitalità non corrispondeva certo al prezzo pagato». Ricordo di Flavien Moreau, liceale parigino che un paio danni fa è stato ospite a Edimburgo: «Sempre sandwich alla cipolla, e la doccia si doveva fare con la pompa, perché stavano riparando il bagno».
Le due storie sono state raccolte dal Times, che ieri ha dato lallarme: in Gran Bretagna i programmi di studio con alloggio in famiglia stanno diventando unindustria nella quale i giovani ospiti trovano unaccoglienza fredda e per niente familiare. «In molte case inglesi ricevere bambini stranieri si è trasformato in un commercio; spesso ne prendono diversi insieme, guardando solo al guadagno, senza dedicare loro attenzione; questo tradisce lo scopo del soggiorno in famiglia che dovrebbe essere di offrire una immersione dello studente nella realtà locale» ha detto il francese Jean-Pierre van Deth, presidente dell«Office national de garantie des séjours et stages linguistiques».
Anche il British Council ammette di essere preoccupato dalla commercializzazione e promette controlli più severi sugli standard. Ma le organizzazioni riconosciute dal British sottolineano come la selezione delle famiglie sia già rigorosa: tra quelle che si offrono, tre su quattro sono respinte. «Accettiamo solo quelle di professionisti con buona istruzione in cui la madre non lavori e abbia tempo da dedicare alla casa e ai ragazzi stranieri», dicono alla «Host a French Child».
Però ci sono famiglie che presentano un conto da 50 sterline al giorno (75 euro) e che, secondo i racconti da Parigi, lasciano i giovani ospiti spaesati seduti di fronte alla televisione a guardare da soli programmi che non capiscono. Per questo molti genitori francesi negli ultimi anni si stanno rivolgendo ad altri Paesi anglofoni, in particolare la Repubblica dIrlanda. Oltretutto Dublino ha avuto una testimonial popolare come Ségolène Royal, di cui è spuntata una foto che la ritrae ragazza, seduta a tavola con dei bambini irlandesi in una casa dove era andata per studiare langlais. Larticolo ha suscitato un dibattito sul sito online del Times. Un lettore di Edimburgo sostiene che per trovare una famiglia dove la madre non lavora, con quel che costa la vita nel Regno Unito, si deve cercare o tra i pensionati o tra i banchieri. «Vorrei sapere quanto stazzava langioletto di madame Rivière prima di perdere 11 libbre», chiede Tom da Londra. Sulla temuta cucina inglese un aneddoto di Kirk di Rotherham: «Spiegare i nostri piatti non è sempre facile. Prendete il Toad in the hole (letteralmente Rospo nel buco), è chiaro che suscita diffidenza prima di scoprire che sono salsicce immerse in salsa di cipolla dentro una sfoglia di pasta: buonissime». Nella polemica si coglie la vecchia rivalità anglo-francese. Dopotutto i francesi da questa parte della Manica (The Channel, come dicono gli inglesi) sono ancora chiamati les frogs, o frog-eaters, mangia-rane. A Parigi continuano a definire gli inglesi les rosbifs. La storia è fatta anche di pregiudizi e stereotipi.
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giovedì 7 giugno 2007
ore 08:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Salviamo Val di Noto dalle trivelle dei petrolieri di ANDREA CAMILLERI
CARO direttore, i milanesi come reagirebbero se dicessero loro che cè un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate. E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco? E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce? I rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza Di Grado a Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande, lungo le rive del Garda?
Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere? Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dallUnesco "patrimonio mondiale dellumanità", il Val di Noto, dove il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la "Panther Eureka", è stata qualche anno fa autorizzata, dallex assessore allindustria della Regione Sicilia, a compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In caso positivo (positivo per la "Panther Eureka", naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento delleventuale giacimento.
In parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra darricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio laeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio allindustria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare. Poi linizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro su proposta dellallora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia.
Ma è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi allineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo dagli oppositori più impegnati).
E si sa purtroppo come in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi da noi: con la vittoria delleconomicamente più forte a danno degli onesti, dei rispettosi dellambiente, di coloro che accettano le leggi. E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i loro scopi, non scherzano.
Vogliamo, una volta tanto, ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, lorrore (sì, lorrore) di tutti, al di là delle personali idee politiche?
Per la nostra stessa dignità di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte dItalia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.
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mercoledì 6 giugno 2007
ore 17:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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