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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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martedì 20 febbraio 2007
ore 09:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Sì, sì, sì». Il triplice rito con il giudice alla cornetta di Cecilia Zecchinelli TEHERAN — «È normale qui in Pakistan», conferma da Islamabad Azhar Masood, veterano del giornalismo pakistano, esperto di temi politici e sociali. E spiega che succede in molti casi in cui uno degli aspiranti coniugi, spesso la sposa, non può raggiungere laltro per motivi legali dovuti alle normative sullimmigrazione del Paese in cui si trova lo sposo, per questioni finanziarie (ci vorrà del tempo perché i due possano effettivamente ricongiungersi, ma non vogliono aspettare), o anche per volontà della famiglia di lei che preferisce lasciarla partire solo una volta regolarmente coniugata.
Il «matrimonio telefonico» avviene come quello regolare, che per lIslam non è mai un sacramento, ma è un contratto civile. Ovvero la ragazza deve essere accompagnata da almeno due testimoni e in alcuni casi dal suo tutore (padre o fratello) e deve essere presente un giudice, non necessariamente religioso. Dallaltra parte del filo telefonico, ci sarà lui, accompagnato dai due o più testimoni e da un rappresentante ufficiale del suo governo, in ambasciata più frequentemente. «E allora il giudice chiederà alla ragazza per tre volte se vuole sposarsi con quella persona, lei risponderà tre volte sì — continua Masood —. Dallaltra parte, lo sposo farà lo stesso, dando tre volte il suo assenso. Per la legge pakistana sono regolarmente sposati».
Non sono solo immigrati con problemi finanziari o legali ad utilizzare questa pratica. E non succede sempre che sia la sposa la «parte» rimasta in patria. Tempo fa Shoaib Malik, una celeberrima stella del cricket ovvero dello sport nazionale pakistano, si è accasato via telefono con una ragazza indiana che aveva incontrato a Dubai. Tornati a casa, lui nella città pakistana di Sialkot, lei in quella indiana di Hyderabad, avevano osservato le norme previste dalla legge e si erano sposati in segreto, complici le telecom locali. Quando la notizia diventò di pubblico dominio (ma a far scalpore era stato soprattutto il matrimonio di un campione dellorgoglio pakistano con una cittadina dellIndia, nazione ben poco amata nella terra di Malik), la sposa aveva dichiarato di essere molto felice e «che comunque non vedeva proprio niente di strano nellessersi sposati via telefono: cera il qadi, il giudice religioso, era tutto normale ed è una cosa molto islamica, molti musulmani lo fanno». Il problema, in caso, nasce dalle normative dei Paesi occidentali coinvolti: se negli Stati Uniti il matrimonio per procura dallestero è legale «tranne quelli celebrati con la legge islamica», in altri Stati non ci sono ostacoli particolari. E ad esempio anche numerosi egiziani hanno seguito negli ultimi anni questa via dallItalia, tramite la loro ambasciata. Una volta riconosciuto dal governo del Cairo il matrimonio, devono seguire le pratiche per registrare latto anche nel nostro Paese, come qualsiasi unione celebrata e valida allestero. Poi, inchallah, il ricongiungimento.
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lunedì 19 febbraio 2007
ore 17:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Croazia: Hitler sulle bustine di zucchero Anche battute volgari riguardo gli ebrei stampate sulle confezioni distribuite nei bar di Zagabria
ZAGABRIA - Bustine di zucchero con l’immagine di Adolf Hitler e battute volgari sugli ebrei nei locali di Zagabria. Le confezioni hanno sollevato la protesta del Centro Simon Wiesenthal. Il centro, che promuove la consapevolezza dell’antisemitismo e collabora ad assicurare alla giustizia i criminali nazisti di guerra sopravvissuti, ha chiesto al governo della Croazia di interrompere la distribuzione e la produzione delle bustine di zucchero prodotte dalla compagnia Pinki.
PROTESTA - In una dichiarazione firmata dal presidente Efraim Zuroff, il Centro Wiesenthal ha definito «abominevole e disgustoso che un simile articolo possa essere stato prodotto in un Paese in cui l’Olocausto non solo ha avuto luogo, ma è stato commesso da collaboratori nazisti locali». Citando le «centinaia di migliaia di serbi, ebrei e zingari uccisi dal movimento croato ustascia nello Stato fantoccio nazista», Zuroff ha aggiunto di ritenere inconcepibile che un simile prodotto sia stato messo in circolazione in una nazione che aspira a entrare nell’Unione europea. «In un Paese in cui ustascia e nazisti hanno ucciso così tanti civli innocenti, non dovrebbero essere tollerati prodotti che non solo insultano la memoria delle vittime del fascismo, ma incoraggiano e rivivificano l’ideologia ormai defunta degli assassini», ha detto Zuroff.
NO COMMENT - Il proprietario della Pinki, Anita Ivanecic, ha spiegato agli organi d’informazione croati di non voler rilasciare commenti sulla controversia. «Potete scrivere quello che vi pare, ma non rilascerò alcun commento», ha detto. La negazione dell’Olocausto non è reato in Croazia e non vi è stata alcuna risposta immediata da parte delle autorità, ma Zuroff ha sollecitato ad applicare le leggi esistenti contro l’intolleranza etnica, religiosa e razziale.
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lunedì 19 febbraio 2007
ore 11:43 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Dispersione, caccia agli "evasori totali": a scuola arriva il piano anti-Lucignolo di SALVO INTRAVAIA
Tempi duri per chi a scuola non a mai messo piede: arriva "lanti Lucignolo". Dopo i disastrosi dati sulla dispersione scolastica diffusi qualche giorno fa il ministero della Pubblica Istruzione cerca di correre ai ripari attraverso una anagrafe puntuale di tutti i giovani in obbligo scolastico. "Lidea è di offrire una seconda possibilità anche a Lucignolo". In questo modo la vice ministro della Pubblica Istruzione, Mariangela Bastico, spiega la cosiddetta anagrafe anti-Lucignolo che viale Trastevere sta mettendo in piedi per intercettare tutti coloro che a scuola non si sono mai iscritti e che, per questo motivo, sfuggono a tutte le statistiche ministeriali.
La dispersione. Sono almeno tre le voci che compongono la cosiddetta dispersione scolastica. Ci sono coloro che lasciano le aule scolastiche dopo qualche mese di lezione (i cosiddetti "abbandoni"), ritirandosi ufficialmente o facendo perdere le proprie tracce in assoluto silenzio, e i bocciati. Ritirati e bocciati essendo passati in qualche modo dalla scuola vengono censiti e di loro si conoscono i numeri, nomi e cognomi compresi. Il fenomeno che di cui nessuno ancora in Italia conosce le proporzioni è quello relativo ai cosiddetti "evasori": coloro che, non avendo messo piede a scuola, il ministero non conosce. In alcune realtà particolarmente difficili, come in Sicilia, nella sola scuola elementare e media si parla di almeno 1.200 "evasori totali": bambini e ragazzini che non hanno mai frequentato le lezioni. A questi occorre aggiungere i ragazzi di 14 e 15 anni che dovrebbero frequentare i primi due anni delle scuole superiori. Gli evasori totali nel nostro paese potrebbero essere superare anche le 20 mila unità. Tra questi parecchi Rom e bambini/ragazzini stranieri che per cultura di appartenenzà non vengono mandati a scuola dai genitori.
Lanti Lugignolo. "Nella legislazione italiana lanagrafe degli alunni già esiste - sottolinea la Bastico - si tratta ora di potenziarla mettendo in compartecipazione le informazioni per avere nome e cognome di coloro che sfuggono allobbligo scolastico". Come è già in atto in alcune regioni italiane - Toscana ed Emilia Romagna, ad esempio - per scovare gli evasori basta confrontare lanagrafe sanitaria, quella del ministero della Pubblica istruzione e le anagrafi regionali per capire chi frequenta le aule scolastiche, chi segue corsi di formazione professionale o di apprendistato (gestiti dalle Regioni) e chi, invece, è uscito da qualsiasi percorso educativo. "Lanagrafe - spiega la Bastico - non si pone nessuno scopo punitivo ma vuole individuare gli evasori per fornire loro una seconda chance, non necessariamente la scuola. Già con i Centri Eda (di Educazione per gli adulti) stiamo organizzando i corsi per fare conseguire a tutti i ragazzi drop out la licenza media portandoli a frequentare il primo anno delle scuole superiori per un eventuale inserimento nei corsi di formazione professionale".
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lunedì 19 febbraio 2007
ore 09:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I Dico piacciono a un italiano su due Parere contrario dal 47%, a favore il 45. Sugli Usa prevalgono i giudizi negativi di Renato Mannheimer Due questioni emerse in questi giorni sembrano minare la coesione e la solidità del governo. La prima è costituita dal progetto sui Dico. Come si è già rilevato, la maggioranza assoluta della popolazione si dichiara decisamente favorevole sul principio ispiratore della legge: lattribuzione di molti dei privilegi dei coniugati anche alle coppie conviventi non sposate. Il consenso è però per lo più rivolto alle sole unioni eterosessuali: la concessione di diritti alle coppie gay è vista da gran parte degli italiani (compresa una quota significativa dellelettorato di centrosinistra) con molto minor favore. Anche per questo, in diversi settori dellelettorato si sono diffusi atteggiamenti di ostilità (o di delusione) nei confronti della proposta di legge governativa, inevitabilmente frutto di compromessi.
L’elettorato è praticamente diviso a metà, tra favorevoli e non al provvedimento. I contrari si trovano in misura maggiore tra chi ammette di essere poco al corrente dell’effettivo contenuto della legge: ma sono numerosi anche tra chi afferma di conoscerla bene. Ancora, i critici sono ovviamente più nel centrodestra (con una presenza rilevante, tuttavia, tra gli indecisi e i tentati dall’astensione), ma si trovano in misura significativa anche tra i votanti per il centrosinistra, con una particolare accentuazione nell’elettorato della Margherita, ove raggiungono il 40 per cento. La seconda questione è connessa alla manifestazione di Vicenza. Molti hanno voluto attribuire un significato univoco all’evento, denominandolo di volta in volta «autentica espressione della volontà popolare» sino a «mero raduno nazionale delle frange pacifiste, estraneo alla città in cui si è svolto». In realtà, al corteo non può essere data una sola interpretazione, dato che ha visto esprimersi allo stesso tempo posizioni molto differenziate e talvolta contraddittorie.
Dal disagio di buona parte della popolazione per la collocazione così centrale della nuova base, al rimanifestarsi del più generale (e preesistente) atteggiamento di scarsa simpatia, talvolta di ostilità, nei confronti degli Stati Uniti. Questa posizione coinvolge tuttora una porzione rilevante, circa un quinto, degli italiani. Con una diffusione relativamente maggiore (attorno al 25 per cento) tra i votanti per il centrosinistra, assieme a una presenza, in misura sensibilmente inferiore, anche nel centrodestra. Nell’insieme, le due questioni hanno ulteriormente messo in luce le contraddizioni — tipiche peraltro di qualunque coalizione—tra le diverse anime della maggioranza. Il governo pare vittima più di queste ultime (che, inevitabilmente, finiscono per scontentare l’uno o l’altro settore di elettorato del centrosinistra) che delle critiche esterne. Ma tutto ciò ha avuto sin qui scarso rilievo sull’atteggiamento dell’opinione pubblica verso l’esecutivo. Tanto che il clima di opinione non appare mutato granché rispetto al mese scorso.
Prodi e il governo nel suo complesso vengono tuttora visti criticamente dalla maggioranza dell’elettorato, compresa una parte consistente dei votanti per il centrosinistra. Al tempo stesso, c’è stato, negli ultimi mesi, un tendenziale recupero di popolarità, persino riguardo alle intenzioni di voto (che vedono comunque tuttora il vantaggio per il centrodestra), legato soprattutto alla cessazione del dibattito sulla Finanziaria e ai sintomi di ripresa economica in atto. Ciò suggerisce che il vero esame per la popolarità del governo avverrà nel momento della stesura dei prossimi provvedimenti in materia fiscale, in occasione del Dpef e, specialmente, della Finanziaria. Come si sa dall’esperienza passata, è specialmente sulla base di tematiche di questa natura che i votanti «mobili » (disponibili, cioè, a considerare il voto per entrambe le coalizioni) maturano la loro scelta e determinano, di conseguenza, il risultato elettorale.
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venerdì 16 febbraio 2007
ore 17:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Punizioni violente agli alunni: condannata a due anni una suora
CATANIA - Sembrava una pratica scomparsa dalle scuole: invece le bacchettate sulle mani degli indiscplinati è stata consuetudine fino al 2001 nellistituto di Nostra Signora di Lourdes a Valverde, comune di settemila anime in provincia di Catania.
Chi faceva perdere la pazienza a suor Tindara Amato, responsabile della scuola, veniva chiuso in uno stanzino buio o, addirittura, calato in un piccolo pozzo. In dieci anni, almeno diciotto bambini sono stati maltrattati: lo hanno accertato i giudici del tribunale di Acireale che, sollecitati dalla denuncia di una gruppo di genitori, ha condannato la religiosa che oggi ha compiuto 74 anni, a ventiquattro mesi di reclusione, pena sospesa.
Lei sempre ha respinto laccusa ma la corte è stata più severa della proposta avanzata dal pm e contro una richiesta di un anno e mezzo di carcere, il tribunale ha sentenziato che la suora è punibile con una pena di due anni e dovrà risarcire i danni alle parti civili. Ora toccherà alla corte dappello giudicare il caso: i difensori di suor Tindara hanno già presentato ricorso in cancelleria.
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giovedì 15 febbraio 2007
ore 11:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cocaina sul 97% delle banconote Roma, analizzati 100 tagli da 20 euro
Dopo lallarme cocaina lanciato dal ministro dellInterno Amato nei giorni scorsi, da Roma arrivano nuovi dati che testimoniano il boom del consumo della polvere bianca in Italia. Stando a unanalisi del Ris di Roma, che ha analizzato 100 cento tagli da venti euro, più di nove banconote su dieci recano tracce di cocaina. Per gli esperti, i biglietti spesso vengono utilizzati per sniffare la droga.
Passando al setaccio la filigrana delle banconote, nel dettaglio i Ris di Roma hanno rinvenuto tracce millesimali di cocaina su 97 esemplari analizzati. Su otto, in particolare, la quantità registrata era più consistente (poco meno di un grammo complessivamente) e soltanto tre biglietti sono risultati "pulite".
Il campione di riferimento non è certamente sufficiente per fare una valutazione a livello nazionale, ma dà comunque unidea del fenomeno. "La partita di banconote che abbiamo analizzato è troppo esigua perché il dato possa assumere valore scientifico ma, poiché conferma i valori europei, dimostra in modo efficace lestrema diffusione raggiunta da questa sostanza stupefacente", ha spiegato il colonello Luigi Ripani.
Del resto, è sufficiente fare una piccola ricerca online per scoprire che, da unanaloga indagine inglese, su due miliardi di banconote in circolazione, il 99,9% reca tracce di polvere bianca. Dati simili si registrano anche in Spagna, dove il 94% dei tagli da venti euro è risultato positivo ai test, ma le statistiche vanno comunque interpretate per comprendere meglio la diffusione del consumo.
"Non vuol dire che tutte le banconote esaminate sono venute in contatto diretto con la droga, potrebbero essere state contaminate passando di mano in mano o per contatto cona ltre banconote", ha spiegato il tenente colonnello Giuseppe Peluso. Nella ricerca dei Ris di Roma, il lavoro degli esperti si è così concentrato sui tagli con maggiore quantità di stupefacente (otto banconote su cento). "Potrebbero essere state usate per sniffare, non ne abbiamo la certezza, ma non lo possiamo escludere", ha concluso Peluso.
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giovedì 15 febbraio 2007
ore 10:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Toaff ritira il libro "Pasque di sangue" "Le mie tesi storiche distorte dai media"
TEL AVIV (ISRAELE) - Il libro dello scandalo è stato ritirato. Ariel Toaff - figlio dellex rabbino capo di Roma Elio - professore di storia alluniversità Bar Ilan, ha telefonato al suo editore Il Mulino per chiedere di sospendere la pubblicazione di "Quelle Pasque di Sangue", il libro che suscitato le ire della comunità ebraica. Nel libro viene proposta una tesi sconvolgente: che fra il 1100 e il 1500 circa, in Europa, gli ebrei ashkenaziti fondamentalisti compirono sacrifici umani. Il cui sangue veniva poi utilizzato nei rituali della Pasqua. La tesi, difesa dallautore come frutto di una seria ricerca storica, ha sollevato molte polemiche. Fino a una presa di posizione di riprovazione dello stesso padre, Elio Toaff.
I rabbini italiani lo hanno subito accusato di fomentare lantisemitismo. E anche Moni Ovada, che lo difende come storico, invita alla prudenza. Toaff solleva "un argomento delicato - dice lartista di origini ebraiche - perché sulla base di false accuse di rituali vennero fatte delle terribili persecuzioni". Luniversità Bar Ilan di Tel Aviv, dove Toaff lavora, ha espresso "collera e grande dispiacere nei confronti del professore, per la sua mancanza di sensibilità nel pubblicare il suo libro sulle istigazioni di sangue in Italia".
"Il professor Toaff avrebbe dovuto dimostrare maggior sensibilità e prudenza - hanno detto alla sua università - nel gestire il libro e la sua pubblicazione, in modo da prevenire le recensioni e le interpretazioni distorte e offensive". Al suo rientro dalItalia, Ariel Toaff ha avuto ieri un lungo colloquio con il presidente delluniversità Bar Ilan, Moshe Kaveh. Dopo il colloquio, lo storico si è scusato con "tutti coloro che sono stati offesi dagli articoli e dai fatti distorti attribuiti a me e al mio libro".
"Ho chiesto alla casa editrice Il Mulino la sospensione immediata di ogni ulteriore distribuzione del libro - ha fatto sapere Toaff - in modo da poter rielaborare quei passaggi che sono stati alla base di distorsioni e false interpretazioni nei media". "Non consentirò mai - ha aggiutno - a chi odia gli ebrei di usarmi, o di usare la mia ricerca, quale strumento per alimentare la fiamma, ancora una volta, dellodio che ha portato allassassinio di milioni di ebrei".
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mercoledì 14 febbraio 2007
ore 17:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Soldati russi costretti a prostituirsi I più anziani spingono le reclute a rapporti sessuali a pagamento. di Francesco Tortora MOSCA - Dopo il caso Litvinenko e l’omicidio della giornalista Anna Politkovskaia un’altra bufera si abbatte sull’ex armata Rossa e sui servizi segreti russi. Secondo l’associazione dei diritti umani «Soldiers’ Mothers group» alcune giovani reclute russe di base a San Pietroburgo sarebbero state costrette a prostituirsi da soldati più anziani con clienti di mezza età tra cui un ex generale della FSB, il servizio segreto russo.
DENUNCIA - Secondo la denuncia dell’associazione i clienti arrivavano di notte fuori dalla base militare di San Pietroburgo, che si trova a pochi passi dal museo "Hermitage" e le giovani reclute erano costrette a entrare nelle loro auto. Uno deisoldati, che ha voluto mantenere l’anonimato per paura di ritorsioni, ha confessato all’associazione che «gli ufficiali ci picchiavano e ci costringevano ad andare a guadagnare denaro. Io sono stato torturato anche con le scariche elettriche». Un altro coscritto ha confermato che: «almeno 10 di noi, giovani reclute, non passavamo la notte nella base militare».
BULLISMO - Secondo quanto rivela il sito web della Bbc non si tratta dei primi casi di abusi su giovani militari. L’anno scorso una recluta diciottenne, Andrei Sychev, fu picchiato tanto duramente dai soldati più anziani che i dottori successivamente furono costretti ad amputargli le gambe e i genitali. Secondo alcune statistiche delle associazioni dei diritti umani il bullismo all’interno delle forze armate russe è molto presente: si stima che centinaia di soldati ogni anno muoiano a causa di incidenti o a causa di azioni di bullismo inflitte dai superiori. Secondo Ella Polyakova, portavoce dell’associazione che ha denunciato lo scandalo, «esiste un gruppo di clienti» che paga 1000 rubli (30 euro circa) per fare sesso con i soldati.
IL MINISTERO: «SOLO BUGIE» - Vasily Panchenkov, portavoce del ministro dell’interno russo non crede alla denuncia fatta dall’associazione: "Sono solo bugie" ha affermato Panchenkov. «E’ una campagna stampa messa su da "Soldiers Mothers" contro le forze armate. Noi controlliamo tutto quello che succede nell’esercito e monitoriamo se ci sono abusi facendo dei questionari anonimi». Allison Gill, direttore dell’ufficio di Mosca di "Human Rights Watch" ha però messo in dubbio le certezze del ministero: «Molti hanno paura di denunciare gli abusi. Tante giovani reclute tornano a casa malate, ferite e psicologicamente danneggiate»
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mercoledì 14 febbraio 2007
ore 09:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Alunna accusata di bullismo: la madre picchia la preside
ROMA - Da qualcuno doveva pur avere preso. Laggressività, in questo caso, lha succhiata col latte materno, una ragazzina di una scuola media di Civitavecchia, vicino a Roma, responsabile di numerosi episodi di bullismo ai danni dei suoi compagni di scuola, la media inferiore "Flavioni". A tal punto insopportabili erano diventati i suoi atteggiamenti, che la preside aveva convovato un incontro con ragazzi e genitori per decidere il da farsi. Risultato: pure la preside è stata malmenata, ma dalla madre della ragazza. Alla quale non sono andate giù le accuse, a sua detta infondate, rivolte alla figliola.
Lepisodio è accaduto nel pomeriggio. Il dirigente scolastico della "Flavioni", V. L. R., aveva indetto la riunione alla quale stavano partecipando gli insegnangi e i genitori degli alunni della classe frequentata dalla ragazza. Lincontro si era reso necessario dopo le numerose lamentele per atti di bullismo che sarebbero stati compiuti dalla giovane: in base a quanto sostenuto dai genitori, e confermato da alcuni docenti, la ragazzina infastidiva i compagni e aveva atteggiamenti aggressivi nei loro confronti. Inoltre, nel bel mezzo delle lezioni, lei passava il tempo a fare foto e girare filmati con il suo telefono cellulare.
Nellincontro, comera prevedibile, le accuse sono state ribadite. Proprio queste sarebbero allorigine della violenta reazione della madre: la donna ha prima insultato pesantemente la preside, poi è passata alle vie di fatto prendendola a pugni in testa e sulle spalle. La dirigente scolastica, che pochi mesi fa aveva anche avuto seri problemi di salute, è stata accompagnata presso lospedale San Paolo, dove è rimasta sotto osservazione precauzionale dei medici.
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martedì 13 febbraio 2007
ore 17:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Supplenti senza stipendio: "Pochi soldi e ritardi burocratici" di SALVO INTRAVAIA
Migliaia di supplenti senza stipendio. Alcuni non percepiscono un solo euro addirittura da mesi, i più fortunati "solo" da qualche settimana. E leffetto della cura dimagrante imposta al bilancio dellIstruzione negli ultimi anni dal governo Berlusconi e degli ultimi aggiustamenti previsti dalla Finanziaria per il 2007. Sta di fatto che senza stipendio è difficile tirare avanti. "Le ragioni di questa situazione - spiega Massimo Di Menna, segretario nazionale della Uil scuola - sono due: o mancano i soldi a causa dei tagli o cè un vistoso ritardo burocratico sempre in più scuole si registrano ritardi. In molti casi ci sono insegnanti senza stipendio dal mese di ottobre scorso".
Sono infatti due le ragioni che costringono migliaia di supplenti a tirare la cinghia. I tagli del precedente esecutivo e la "rivoluzione Fioroni" sui finanziamenti diretti (senza passaggi intermedi) alle scuole. "Il ministero non ha finora aggiornato il programma per gli stipendi dei supplenti in base alla finanziaria 2007 - spiega Enrico Panini a capo della Flc Cgil - Ci hanno comunicato che laggiornamento è previsto per la fine di febbraio. Il che significa che i supplenti riceveranno lo stipendio mensile di gennaio e di febbraio con molto ritardo. La gravità di questa decisione si commenta da sola!". Ma il ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, replica alle accuse dei sindacati che gli tirano la giacca. "Deve essere chiaro - spiega il ministro - che mentre la politica italiana e le amministrazioni vanno con lanno solare, questanno la scuola vive ciò che è stato deciso dal precedente governo. Lavoriamo perciò al ripianamento dei debiti pregressi come abbiamo cominciato a fare dallesame di maturità in poi". Anche se riconosce che il nuovo meccanismo di finanziamento alle scuole entrerà in vigore nellanno scolastico 2007-2008 e per questo al momento si registrano ritardi nel pagamento degli stipendi ai supplenti.
Le supplenze. Gli insegnanti che in queste ultime settimane sono stati costrette a sbarcare il lunario senza stipendio sono i cosiddetti supplenti brevi e saltuari: coloro che si trovano nelle graduatorie distituto e ricevono una supplenza per qualche giorno o alcune settimane. In alcuni casi, con rinnovi successivi, si può arrivare anche ad alcuni mesi ma la maggior parte di queste maestre e prof figli di un Dio minorè sostituiscono i colleghi titolari per poche settimane.
I numeri della crisi. "Si tratta di una situazione vergognosa e non più tollerabile", tuona Francesco Scrima che spiega: "Non è facile quantificare il numero di coloro che si trovano senza stipendio ma sappiamo che il problema investe intere regioni". Potrebbero quindi essere oltre 100 mila maestre e prof alle prese con la lausterity. Basti pensare che lultimo taglio messo a segno dalla coppia Moratti-Tremonti sulle supplenze è stato di 201 milioni di euro, una cifra che basta a dare lavoro per un mese a 120 mila precari.
La proposta. Per la Cgil le dichiarazioni non bastanò e propone una soluzione: "Occorre rastrellare tutte le somme giacenti a vario titolo nelle casse dei provveditorati e con un provvedimento durgenza inviarli alle scuole per il pagamento dei supplenti", dichiara Panini.
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