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venerdì 5 giugno 2009 - ore 21:51



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vivere da soli è interessante, all’inizio pensi a quante cose buone ti farai da mangiare, a come finalmente ti preparerai quello che ti piace e quando ti piace.
Poi alla fine non hai mai voglia di fare un cazzo.
Stasera per esempio ho consumato l’ultima cosa che avevo in dispensa, domani dovrò andare a caccia:

Spam, telecomando, alluminio e tovaglia di vinile: la stigmatizzazione della cultura occidentale decadente non potrebbe essere più smaccata.


Il barattolo di spam, la famosa carne suina pressata divenuta poi sinonimo di messaggi pubblicitari indesiderati e seccanti, come mostrato nell’immagine qui sopra; immagine che peraltro potremmo titolare natura morta con telecomando, spam e foglio di alluminio. Gli oggetti mostrati sono gli ingredienti necessari (uniti ad una buona dose di coraggio) dell’esperienza SPAM, ovvero il gesto da me compiuto per assaggiare questo splendido esempio di cultura pop e farlo trasformare ai miei intestini in un altrettanto splendido esempio di cultura plop.

Preparare lo spam per una deliziosa cenetta è facile ed a prova di idiota; tuttavia i produttori si sono premurati di riportare sulla scatola alcune semplici istruzioni:

TO BAKE: place thick slices on baking pan. Bake at 425°F for 10 minutes.


Aprire il barattolo è facile seguendo le istruzioni: TO OPEN, PULL AND LIFT TAB. Ovviamente le ho seguite alla lettera.


Appena sollevato il coperchio nell’aria s’è subito diffuso un odore robusto e speziato, con note di suino piuttosto accentuate. Ho chiuso gli occhi un attimo e subito mi si sono parate alla vista scene di esplosioni di depositi di prosciutti cotti, ed anche qualche scena di caduta dell’impero romano, perchè dio santo quell’odore era davvero decadente. Ho ventilato il locale prima di proseguire, perchè altrimenti non ci sarebbe stato un dopo.


L’interno del barattolo rivela una massa di carne dal colore interessante.


Sorprendentemente all’interno del barattolo c’era pochissima gelatina; in compenso c’era un ammasso carnoso rosaceo, venato da strie rossicce e tempestato da pallini giallognoli. Scommetto una 50 che aprendo un barattolo di Piero Manzoni ci si troverebbe davanti uno spettacolo molto simile, sia visivamente che olfattivamente parlando. L’odore era sempre e comunque molto intenso ed inebriante, roba da far fuggire qualsiasi vegetariano nel raggio di 15 km.


Il prodotto risultava scaduto da 1 anno, ma comunque era best by, quindi non mi sono formalizzato. Comunque ho rivisto il testamento.


Un’analisi approfondita del fondello del barattolo rivelava che il prodotto era leggermente scaduto (da circa 14 mesi). Gridando dei boja chi molla e dei me ne frego furibondi, che hanno anche insospettito i vicini democristi, ho continuato nell’intento, predisponendomi ad estrarre la massa proteica dal recipiente.


L’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto.


Finalmente era tempo di deporre la massa su un foglio d’alluminio e porzionarla. Prima pensavo di tagliarla con un grissino, poi sono passato ad una forchetta, poi ad un coltello da bistecca. Stavo per tirare fuori l’ascia perchè questo gnoccone di carnazza aveva una consistenza incredibilmente dura e soda, segno della consistenza morale e materiale dei suini nordamericani, che facilmente la vincono sui nostri rammolliti porci italici.


Sometimes it’s like someone took a knife / baby edgy and dull and cut a six-inch valley / through the middle of my soul (Bruce Springsteen, "I’m on fire")


Il chiarore bluastro in alto a sinistra nella foto proviene dalla tv, che era intenta a trasmettere baggianate europee insapori, mentre io ero tutto intento a porzionare thick slices di un cibo nutriente e saporito, deponendole su d’un foglio di alluminio che sarebbe poi finito sopra una bella baking pan. Mentre pensavo a tutto questo, m’è sovvenuto Un americano a Roma, e mi sono seppellito dalla vergogna.


La potenza è nulla senza controllo.


Anche se non conosco a memoria la conversione fahrenheit > celsius, ho arguito che 425°F fossero intorno ai 200°C (210°C, mi fa notare l’ottimo gughel). Ciononostante ho optato per un approccio più soft (180°C) nel timore che una temperatura troppo alta potesse creare uno shock termico e degradare irreparabilmente i sapori delicati e sopraffini dello spam, costringendomi poi a rimandare in america il satrapo a comprarmi un’altra scatoletta. Mentre preriscaldavo, sciupando corrente a nastro, la TV mi allietava con storie d’oltreoceano, come le vittorie politiche di mister Obama, i roghi della california e le sparatorie nelle scuole del midwest, cosicché io potessi infornare felice e contento di un consolatorio tutto il mondo è paese.


Lookin’ for some hot stuff baby this evenin’ / I need some hot stuff baby tonight (Donna Summer, "Hot Stuff")


Le fette, nella loro bella teglia, iniziavano a prendere vita e ad emettere uno sfrigolio che mi rassicurava sul corretto contenuto di grassi animali del cibo in cottura, cosa che non mi succede mai con quella roba blanda e salutista che ultimamente ho preso ad acquistare per imposizione del mio medico curante, tipo la verdura a foglia larga, lo yogurt 0,1% e le spremute d’arancia.


Non so perchè ma quest’immagine mi richiama il sopraffino termine frizzaglio, poco conosciuto ahimè fuori dalla romagna.


Dopo circa 15’ di trattamento termico, le fette di spam avevano preso una colorazione invitante ed appetitosa come certe signorine di Udine dopo tre settimane a Riccione, e s’era sparso un profumo che non richiamava più immagini di mattatoi e mangimi di farina animale. Il rumore di sfrigolio s’era fatto tonitruante, ed io fremevo visibilmente (infatti se notate l’immagine ha del micromosso, perchè la bava che mi colava copiosa dalle fauci mi impediva un controllo preciso del tasto di scatto).
Effettivamente guardando meglio tutte le immagini hanno del micromosso, segno che o ho un difetto extrapiramidale serio o il mio cellulare fa schifo al cavolo.


Mmm, man it looks SO good


Ho apparecchiato in modo frugale ed ho riempito il mio piatto di spam cotto a puntino. Per completare la dose di grassi animali m’ero tagliato anche qualche fetta di asiago dop. Mmm, pork, pork, pork! Quelle fette di spam erano la cosa più grassa che avessi mai visto: il lardo di colonnata in confronto pareva una tisana al biancospino.


Grasso che cola.


Siccome sull’internet non bisogna credere a qualsiasi cosa si legga (tipo che ne so che non siamo mai stati sulla luna, che jfk fu ucciso dai marziani, che elvis è vivo e che radio 105 fa ridere) ho deciso di mostrare iconograficamente cosa intendo per grasso da fare schifo: ho fisicamente impresso una leggera pressione su una fetta di spam e da essa, come per miracolo, è sgorgato un fiume di una sostanza oleosa ed appiccicaticcia, che presto sarebbe passata ad ungere ed appiccicare le mie arterie.
Purtroppo non ho avuto la presenza di spirito di sfriggermi anche due uova e un po’ di pane bianco per accompagnare questa prelibatezza. Com’è al palato? Presto detto. La consistenza è tenera e leggermente gommosa, un po’ simile al prosciutto cotto ma meno fibrosa, diciamo tra il prosciutto cotto ed una salsiccia ai ferri. Al palato risulta leggermente viscida ma solida, ed allappa in modo quasi preoccupante. E’ salatissima, più di qualsiasi carne in scatola mai mangiata da noi. Io non ho mai mangiato cibo per cani perchè ho sempre temuto lo sguardo della cassiera del conad che mi conosce e sa benissimo che non ho cani, ma se mai dovessi mangiare, per indigenza o per sfida, cibo per cani immagino che abbia questo preciso grado di sapidità. Per ingollarla è bene associarla a qualcosa di dolciastro, tipo fette di pane da cassetta o maionese. Mentre stavo pensando al sapore di spam+maionese, il Grande Spirito del Wemma mi guardava annuendo.

Ovviamente per la due settimane seguenti non mangerò che insalata, pane scondito e the poco zuccherato.


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domenica 31 maggio 2009 - ore 10:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Von Trier dice a Repubblica:
"Tre anni fa ho sofferto di depressione per la prima volta in vita mia. Con questo film ho cercato di reagire, di riprendermi rispetto a quando me ne stavo sdraiato a letto a fissare il muro per giorni. L’ho fatto per due mesi, ininterrottamente, senza avere l’energia di fare altro. È stata un’esperienza molto difficile. A quel punto non immaginavo nemmeno di poter tornare a fare un altro film. Ciò significa che per Antichrist non è che io abbia lavorato proprio a pieno regime. I medici mi hanno detto che occorre proseguire le terapie farmacologiche fino a cinque anni dopo la fine della depressione".



E’ difficile scrivere di un film così,ma dopo aver letto l’intervista da cui è citato il pezzo … e dopo aver letto le prime impressioni sensazionalistiche e abbastanza esagerate, di Von Trier avevo pensato questa cosa:

-È caduto in depressione
-Si è chiuso due anni in clinica sostenendo costose cure mediche
-Sarà andato con moltissime puttane
-Si sarà ritrovato senza un euro
-Per rifarsi, s’inventa la parola PornoHorror e la da in pasto ai giornali insieme a qualche scena forte del film.

Genio, a modo suo.

Ma forse fui frettoloso poiché mi convinsi che fosse un’operazione così palesemente commerciale da farmi subodorare (convincendomi) fosse anche un film superficiale rispetto a una produzione decisamente apprezzata.
Ebbene non è proprio così.
Il film inizia con 6 minuti di sesso nella doccia (primo piano al rallentatore del pisello che stantuffa la tipa da dietro) e nel letto, il tutto mentre il bambino scende dalla culla e si butta giù dalla finestra. Morto, lei però viene.
Il marito, psichiatra, decide contro ogni deontologia di curare da sé la moglie dal dolore, poiché reputa sbagliate le cure dei dottori.
Dopo un po’, decidono di partire per Eden, un bosco che circonda un loro chalet e in cui lei l’estate prima si era isolata insieme al bambino, per finire la tesi sulla caccia alle streghe medievali.
Lui pensa che lei abbia paura dell’erba, quindi le fa fare un sacco di cazzate inutili, fino a quando non scopre il vero fondo della femmina (tra l’altro la tipa è un’assatanata, vuole sempre scoparlo, ma più che altro per la produzione di endorfine, tentando così di mitigare i violenti attacchi d’ansia, lui quando riesce, le nega il cazzo – a volte però non riesce, specie quando lei comincia a battere la testa a sangue sul Wc, in quel momento lui si trova costretto a scoparla).
Ad un certo punto, il marito scopre che la donna, studiando la tesi, era diventata una Catara.
Si era completamente bevuta la panzana del mondo “chiesa del demonio” ed era convinta ormai che la natura fosse una criminale assassina che crea la vita a fronte di morte e distruzione e violenza gratuita per il solo gusto di farlo.
Dopo questa confessione lui ha delle strane visioni del bosco, alcune in stile Muppet Show, che qui non svelerò.
Due fatti, che fanno sì che Von Trier ritorni ad essere quello di sempre (se preferite, il solito):
-Il primo avviene quando il protagonista scopre che lei metteva le scarpe al contrario al figlioletto, mentre erano in montagna, probabilmente per non farlo allontanare, cio’ gli aveva provocato una malformazione ai piedi visibile grazie all’autopsia (lo scopre appunto leggendo il referto e guardando meglio una foto del bimbo)
A questo punto lui deduce che lei non ha paura né l’erba, né del bosco, né di satana ma di se stessa.
Infatti, quando lei comincia a temere che capendo lui voglia svignarsela, tenta di scoparselo, poi per non farlo allontanare da lei, gli da una botta sulla prostata con un enorme tocco di legno, poi gli fa una sega mentre lui ha perso conoscenza (primo piano, no rallenty), ma da quelle parti dev’essersi rotto qualcosa perché infatti eiacula sangue. Non contenta, prende un trapano e gli buca una gamba, trapassandola con un perno che sostiene una ruota (di ferro si suppone o di cemento, era pesante)
Succedono cose, alla fine lei si pente.
Alla fine:
-Lei ricorda (flashback) che mentre stavano scopando, vide il bambino salire sul davanzale, ma preferì raggiungere l’orgasmo.
A questo punto prende una forbice e si taglia il clitoride (primo piano) per espiare.
Lui si sveglia e la uccide soffocandola.
Tarallucci e vino.





Tornando a noi, posso dire che invece AntiChrist non è un film superficiale, ma bensì piuttosto criptico in certi passaggi, riguardo determinati significati, soprattutto ho trovato un po’ forzato e messo lì a casaccio il riferimento alle eresie (ma anche no), per quanto concerne il ruolo della donna invece è il Von Trier di cui ho letto e mi aspettavo.

Conclusione:
Questa è in definitiva l’unica delusione di questo film:
Lars stesso risponde così:
“In questo film non c’è nessuna logica, ma è solo un lungo sogno troppo nero su colpevolezza e senso di colpa".


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domenica 26 aprile 2009 - ore 11:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


La curva gaussiana non sta allo stadio, sappiatelo. La curva gaussiana siamo noi, uomini e donne donne nella media, deviazione standard più, deviazione standard meno.

parliamo delle donne, anzi, della patata.

Statisticamente parlando, le difficoltà elle donne delle curva gaussiana con gli uomini appartenenti ad una simile curva (a campana), che però ha la deviazione standard mooooolto più piccola (in pratica siamo quasi tutti uguali), covariano con la rappresentazione che ci facciamo di quella che a vario titolo viena chiamata patata.
C’è una prima fase.
La fase in cui le bambine baciano come baciava Licia il suo Mirko dei bee/hive .
Cioè pensando che quello sia il bambino che diventerà l’uomo della vita, anche (e vivaddio) se non ha i capelli gialli e uno sputo rosso sulla frangia (quale sostanza avrà reso lo sputo così rosso? Paprika dolce? Salsa di pomodoro? Chiodi di garofano?).
In questo periodo non esiste il concetto di patata, è un qualcosa di cui le bambine esplorano in solitario le possibilità, ma ecco, che quell’esplorazione lì possa essere fatta in due non se ne parla. I bambini non contemplano nemmeno quella possibilità..
In quel periodo è solo questione di lingua che in genere ruota a mulinello con la morbidezza di uno stecchino del ghiacciolo. Noi vediamo solo quelle che hanno un pò di tette e magari si fanno toccare un pò.

In questo periodo noi maschietti della curva gaussiana abbiamo un’erezione anche solo se soffia il vento.

Siamo alle superiori. Giunte a quest’età, bene o male, le femmine si fanno toccare un po’ tutte.
Per loro la verginità è un valore. Quella che a vario titolo viena chiamata patata viene presa in considerazione come una cosa che si può esplorare in due. Il punto è che pare ce ne sia una sola, genere usa e getta. La usano una volta, come si deve, ti dici. Con l’uomo che amano ecc... il che non sarebbe un dramma se 1) non si innamorassero ogni cinque minuti (quindi diventa difficile fare dei distinguo) 2) se non ti avessero raccontato quella fottuta storia di Cenerentola e consorelle a proposito del fatto che esiste un principe azzurro, che bisogna aspettarlo ecc... Quindi fai di tutto per essere tu quel principe azzurro, convinto che sia quello che cercano.

In questo periodo noi maschi della curva gaussiana abbiamo un’erezione anche solo se soffia il vento.
Ma abbiamo imparato a mistificare e illudere. Al solo scopo di saltare il fosso. Per noi la perdita della verginità è un valore e tutto si gioca su due fronti a) chi ha la volontà più ferrea (l’una di negarsi, l’altro di insistere) b) la legge dei grandi numeri ( ci proviamo con ogni cosa su cui soffi il vento, che è sufficiente in sè e per sè a provocare un’erezione). Alla fine in ogni caso il nostro comportamento comincia a essere un derivato da quello delle nostre coetanee gaussiane.

Esito della prima volta: 90 su 100 lei pensa che sia un evento fondamentale, il coronamento di un sogno d’amore e si lasceranno di lì a cinque minuti. "Non è stato bella come sensazione, ma è stato romanticissimo, me lo ricorderò per sempre". Sì, se ne ricorderà per sempre. In effetti. Non sa, però, che lo farà durante un aperitivo con le amiche e ne riderà fino alle lacrime.
Noi racconteremo impensabili e inverosimili prodezze in termini di durata prestanza all’incirca per un mese. Poi non ne parleremo mai più.
Solo le ragazze che stanno prendendo un aperitivo e stanno ridendo fino alle lacrime sanno perchè.
Il sesso al liceo è pessimo.
Cioè in realtà è un vero peccato per certi versi. Hai consistenza e durata, ma niente tecnica.

A questo punto c’è un bivio:
Ragazze seriamente impegnate
Ragazze sessualmente free.
Sono stadi in realtà. Tra i 20 e i 30, le trovi entrambe, in ordine sparso e più volte fino alla risoluzione (se tutto va bene, ma non è detto).

Ragazze sessualmente free:
passato il tabù della prima volta, le donne della curva gaussiana, cominciano a litigare con il concetto di Cenerentola, perchè quella, che a vario titolo viena chiamata patata, comincia ad agire sullo stesso cervello in cui agisce l’idea ceneretolosa. Come due chirurghi ognuno con una sua propria missione: uno taglia, l’altro cuce. Uno taglia l’altro cuce. Uno taglia l’altro cuce.
Quella che a vario titolo viena chiamata patata, infatti, decide per un ragazzo e ci arriva per prima e allora poi Cenerentola deve cercare di mettere insieme i pezzi per conservare intatto il mito "del Grande Amore", sì sì, quello con la G e la A maiuscole. Siamo nella fase SE E’ UNO STRONZO ALLORA LO AMO FINO STRAPPARMI IL CUORE. Generalmente è un tardo-adolescente che loro definiscono stronzo egoista. Io direi realista, ma va da sè, è un opinione mia. Il loro utero ha già impartito i suoi comandi e ha le sue ragioni. Continuerà dritto sulla sua strada infischiandosene di Cenerentola, che continua dire: "Io lo amo" Lui le fa un sesso tremendo, hanno provato a parlarsi, ma hanno in comune più cose un cercopiteco e una lavastoviglie. In questa fase, se Cenerentola non si ostinasse a convincerle che lo amano perchè ci scopano da dio, l’utero dopo un po’ si defilerebbe soddisfatto. Ma Cenerentola vuole a tutti i costi che questa storia si concluda con lui che su un cavallo bianco ti porta a palazzo. Quindi insistono. Insistono. Insistono. E insistono. Continuando a ripetersi e a ripetere alle amiche che è amore e quando le sue amiche le chiedono "ma che cosa ci trovi?" (ovviamente tutte amiche che stanno vivendo la stessa identica storia, ma colgono l’occasione per bacchettare una coetanea), lei non sa cosa rispondere. E dice: "Lo so che è ignorante come un cavatappi, stupido come un tricheco, antipatico come una notte sul cesso, ma lo amo. Non so perchè". Quindi insistono.
Alla fine lui avrà le gonadi trite e sarà lui a andarsene. O a non farlo affatto. Cambierà numero, residenza, nazionalità, utero e tutto il resto.

In questo periodo noi maschi della curva gaussiana abbiamo un’erezione anche solo se soffia il vento.

I migliori amici di questo periodo sono 1) i preservativi 2) la pillola del giorno dopo quando il preservativo si sfila 3) l’anonimato dei test per le malattie sessualmente trasmissibili.

Ragazze impegnate.
I primi tempi lui: scopare scopare scopare.
I primi tempi lei: scopare scopare scopare.
Problema: lui è ancora un ventenne incapace, sa dove ma non come usarlo.
Spesso per lei è la fiera della mancanza di orgasmo.
Dal momento che lui non si pone il problema a meno che lei non lo palesi,sarà la star degli orgasmi simulati.
Dopo i primi tempi lui: scopare scopare scopare.
Dopo i primi tempi lei: scopare. Ah già. Cheppalle.
Lei si farà le menate pensando di essere frigida.
Nel caso lei palesi il problema, lui confermerà quest’idea.
Nessuno dei due sa che 90 su 100 l’è lu che l’è no bou.
Almeno finchè lei non trovi un uomo illuminato, che le sembrerà Gesù Cristo, che le mostri di chi è il problema. Generalmente trattasi dello stronzo di cui sopra (da qui in poi potrebbe tranquillamente seguire il punto 1: la stronza che molla il bravo ragazzo per andare dietro a un idiota. Oppure l’idiota si innamora di una stronza che non molla il bravo ragazzo. Dipende dal karma).

L’orgasmo simulato è un fatto di diplomazia. Questa scelta diplomatica femminile si presenterà sempre. Per tutta la nostra vita.
Il fatto è che il do ut des dei primi tempi, per noi maschi diventa un do ut tu timbri sto cartellino e per una settimana non ci pensiamo più.
Oppure ci staccano un pompino così siamo contenti.
E noi uomini? No. Non siamo capaci di capire se una donna finge a meno che di non avere una visone ginecologica della patata che raramente otteniamo perchè troppo occupati a fare altro.

In questo periodo la patata è un pianeta sconosciuto, che funziona con regole sue, seguendo stagioni incoerenti: quindi lei ti potrebbe mollare dicendoti: "Guarda, se penso a una famiglia e dei figli è te che voglio, però adesso scelgo lui" (sottotilo per non vedenti tra le righe: the Big Bamboo)

In questo periodo noi coetanei maschi della curva gaussiana abbiamo un’erezione anche solo se soffia il vento.

Siamo arrivati 30 anni, deviazione standard più, deviazione standard meno.
Ora la patata è LO SCETTRO DEL POTERE, L’ALBERO DEL BENE E DEL MALE.
Consapevole del proprio potere, la donna ha chiuso all’angolo quella idiota di Cenerentola, ha capito che c’è anche sesso senza amore, sa cosa le piace, sa cosa vuole, pretende che lui glielo dia.
Cenerentola ha pur sempre voce in capitolo, ci sono favole che non muoiono mai purtroppo. Così, ci saranno i vari Sex and The City, Ally Mc Beal, Bridget Jones ecc... In buona sostanza, tromberanno in giro (o cercheranno di farlo) divertendosi in attesa del Grande Amore, perchè ormai hanno distinto le due cose.
E’ il momento del figapower.

In questo periodo noi coetanei maschi della curva gaussiana abbiamo un’erezione ogni tanto, considerando che è circa dai 6 anni che l’obiettivo dela nostra esistenza è infilarci nelle mutande delle nostre coetanee sono almeno 24-25 anni di sforzi che possono essere stati più o meno premiati,counque un sacco di anni, siamo stanchi e cominciamo a accasarci con la morosa di turno, il sesso viene dopo la macchina, abbiamo molti interessi. Lavoriamo.C’è altro.

Altri dieci anni, e la patata, conscia del proprio potere, ha finito di esercitare il suo dominio. Ne vorrebbe ancora, ma non sempre esercita quell’attrattiva di vent’anni prima. Diciamo quasi mai.

Alchimia delle sincronie dimmerda.


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lunedì 20 aprile 2009 - ore 20:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


L`ordine degli addendi.

Cerchi il contatto, mani sulle cosce.
Il finestrino è appannato, lo uso come lavagna per tracciare diagrammi che mi aiutino a distrarmi dalle parole già lette in riviste da sala d’aspetto.
L’indifferenza si riversa nella voce senza tono.
Dispensi i tuoi venti centimetri d’affetto e cortesia col trasporto di un impiegato postale.
Per una volta l’aver poca memoria sarà un vantaggio, riuscire a riciclare la credulità è un lavoro di cesello.
Mi rivesto di tutto punto per dare un’ombra d’eleganza ad un rito banale e miserevole.
Ritorno ai miei treni, né presi né persi, ritorno alla Disciplina e al Rigore.
Onore alla Matematica, dunque, onore ai numeri che non danno margine d’errore.
Gloria al Calcolo che imperioso ci osserva mentre cerchiamo di sottrarci alla Statistica.
Lode alla placida prevedibilità dell’Aritmetica, all’ineluttabilità dell’Operazione di limite.
Sta tutto nel capire o nel non capire, non esiste l’undicesima persona.


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venerdì 17 aprile 2009 - ore 13:06



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fortunatamente, anche oggi, la prontezza delle nostre istituzioni ci ha salvato da un pericolo incombente e tremendo.

Il merito è pero di una coraggiosa mamma fiorentina che ha affrontato senza alcun timore le temibilissime PAPERELLE SEXY.
In una becera e screanzata Coin fiorentina venivano infatti vendute delle PAPERELLE TROIE!
(agevolo immagine)



Queste paperelle* erano così sfacciate da VIBRARE se attivate e alimentate. Così come dei pesciolini e pure dei sfacciatissimi rossetti.

Venivano venduti in un comunissimo reparto biancheria, pronti ad attaccare qualsiasi adolescente in tempesta ormonale o signora ormai insoddisfatta, CERCANDO DI LEDERE LA LORO INTEGRITÀ SESSUALE.

Ma quello che è peggio è che si nascondevano dietro un semplice aspetto da GIOCATTOLO ATTENTANDO ALL’INTEGRITA DEI BAMBINI! NESSUNO PENSA AI BAMBINI!


Una volta detto questo, io capisco che ci saranno pure regolamentazioni per vendere sextoys (in realtà non lo so, ma immagino di si altrimenti il sequestro è da criminali al servizio del papa. Nel caso potete illuminarci, legulei) e okay.

Ma mi chiedo: quali danni può causare un vibromassaggiatore venduto in un reparto biancheria da donna?

Ipotizzando il caso peggiore una bambina di 6-8 anni potrebbe chiedere alla mamma di comprarlo e la mamma POTREBBE SEMPLICEMENTE RISPONDERE DI NO. In effetti poi potrebbe doverle spiegare che sono oggetti per provare piacere sessuale al di fuori di un rapporto NEL CRISTO** e apriti cielo.

Mi sembrano molto più pericolosi i Bacardi breezer venduti assieme alle aranciate, per esempio (e non solo per la potenziale forma fallica e la rigida consistenza).

Non è un "signora mia" al contrario eh il mio. Sto solo cercando di capire qual’è il punto: leggi retrograde, pubblico pudore, ottusità, benedetto icsvui?


Qui l’articolo del corriere con l’articolista che fortunatamente sembra perplesso quanto me.

* (dubito che l’immagine rappresenti il vero oggetto in vendita, ma può essere. Una mia amica possiede una di queste paperelle e la sua paperella è molto meno "introiata". Ha solo una coda molto allungata e una rotella per la velocità situata sotto, dove si appoggia)
**(comunque non è che un vibromassaggiatore sia necessariamente legato alla penetrazione o cosa, eppoi ache se fosse?)

Vogliamo parlare di lui?




In ogni caso:


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sabato 28 marzo 2009 - ore 13:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Scopro cose sempre nuove, oggi per esempio ho elaborato la teoria che ho chiamato Fractal wrongness, applicabile a quegli individui che non si limitano a sbagliare, ma che sbagliano a qualsiasi concepibile scala risolutiva, e analizzando puntualmente le loro convinzioni su singoli fatti del mondo si evince come sono errate nella stessa maniera in cui è errato il loro modo di concepire l’esistenza globalmente.



errare frattalmente è indice di idiozia o di coerenza?

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lunedì 23 marzo 2009 - ore 01:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


credo non ci sia più niente da inventare.
da vent’anni i film sono tutti uguali, senza rivoluzione.

i film di azione di adesso sono uguali a quelli di 10 anni fa.

il futuro è stato raccontato da Dick, non so quanti anni fa. e adesso la fantasia è morta.
la scienza nel suo correre incessante, paradossalmente, non ha più niente da inventare.
dopo esserci sostituiti a dio, ricreando esseri umani, cosa ci resta?

il teletrasporto attraverso modificazioni dello stato della materia circostante.
creare buchi neri, corridoi temporali attraverso i quali passare.
la fine delle aziende di trasporto.
oppure smaterializzarci in elettricità e passare attraverso le fibre ottiche
non si morirebbe più schiantandosi in macchina o in aereo, ma potremmo rimanere uccisi da un’interruzione improvvisa della linea.
o se si chiude il corridoio.
l’assicurazione sarebbe salvarci in un backup su disco.
e avere un clone di Scarletjohanssoniana memoria che ci forinisce gli organi nuovi se i nostri vanno in merda.

riavremmo ricordi ed esperienza, ma saremmo solo una copia di salvataggio, ci mancherebbe l’anima
su cosa fare la postfantascienza?
su esseri di pura energia? saremmo un’unica coscienza universale?

prima di inventarci che esistessero gli alieni ci siamo inventati dio.
e curiosamente li immaginiamo entrambi simili a noi, in un modo o nell’altro (la fantasia si scatena con gli alieni.. su dio al massimo lo raffiguravano con stili pittorici diversi).

siamo lo scarafaggio che si nasconde sotto l’armadio.
microbi dell’universo che non vogliono morire.
aggrappandoci all’immediata soddisfazione del bisogno, effimero. e da tale momento trarre gioia, che sparisce. e cercarne ancora.

bambini che piangono la morte e la miseria. che scansano il dolore.

ci piace leccare fighe.

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mercoledì 4 marzo 2009 - ore 20:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Avevo una ragazza, si chiamava Lisa.
Lisa aveva occhi, gote, capelli e labbra eccezionali, polsi e caviglie fini e una grazia composta nel camminare.
Era bellissima, glielo ripetevo in continuazione, lei annuiva abbassando lo sguardo e sorridendomi di sottecchi.
Lisa aveva la bocca più desiderabile che avessi mai visto, approfittavo di tutte le occasioni per strapparle un bacio in più.
La sue labbra erano tese, piene e sode come il seno bianco di una quindicenne, vivevano di vita propria e mi parlavano d’altro distraendomi finché Lisa discuteva dei massimi sistemi.
La voce di Lisa, poco più di un sussurro, mi cullava mentre mi perdevo osservandola parlare.
Durante i nostri lunghi baci sprofondavo in quell’incavo fatto di carne, pelle saliva lingua e denti.
Mi piaceva essere veemente, morderla, prenderle il labbro inferiore e tenerlo stretto fra gli incisivi mentre mormorava di piacere e dolore.
Dopo questi baci Lisa mi guardava con gli occhi grandi, spalancati, come se quel miscuglio di amore e brutalità le facesse paura, ma infilandole una mano nelle mutandine la sentivo bagnata, calda come l’interno della sua bocca.
Era un amore del liceo, il nostro.
Scherzavamo per ore, ascoltavamo musica e facevamo l’amore in fretta, come se il tempo stesse già portando via l’aria che stavamo respirando.
Le mie mani passavano sulla pelle liscia di Lisa, di un chiarore quasi accecante; mi piaceva sfiorare i punti più sensibili del suo corpo per sentirla ansimare piano, quasi si vergognasse nel provare piacere.
Erano questi suoni, questi sguardi disarmanti che mi facevano montare dentro la voglia di tenerla sempre con me, celavo malamente l’impulso ingovernabile di sentirla sempre vicina.
Una notte di primavera eravamo nel mio appartamento, dalla finestra aperta entrava il rumore del traffico e Lisa era seduta sul tappeto a leggere fumetti.
Io fumavo e non riuscivo a distogliere gli occhi dall’incavo della sua schiena, composta da linee perfette e proporzionate, una valle profumata e morbida su cui posare la fronte e trovare ristoro.
Sentivo di avere la febbre e un fastidioso ronzio nelle orecchie non mi dava tregua.
Mi avvicinai cingendole i fianchi, toccando la sua carne morbida e ospitale, lei mormorò qualcosa ma non l’ascoltai.
La feci spogliare mentre rabbrividiva, sentivo i suoi capezzoli premere contro il reggiseno mentre glielo slacciavo baciandole le spalle.
La luce delle insegne fuori alternava lunghe ombre azzurrastre a lampi arancioni, io guardavo fisso Lisa e sentivo nei lombi tutto l’amore del mondo.
Le misi una mano in mezzo ai capelli profumati e morbidi e la attirai verso di me; non potevo resistere alle sua bocca, Lisaa era un ruscello e io avevo sete.
La baciai dapprima lievemente, passandole la lingua sulle labbra, deliziandomi del suo respiro che si faceva via via più affannoso.
Quando i respiri divennero gemiti la baciai profondamente, a lungo, assaporando la sua morbidezza.
Lisa era completamente abbandonata al mio abbraccio, sembrava stesse sognando con gli occhi chiusi e la fronte distesa.
Quasi non se ne accorse quando cominciai a morderla con più violenza, quando puntai i denti con foga.
Respirava affannosamente mentre la tenevo stretta a me e sprofondavo nelle sue labbra.
Urlò quando con un colpo netto di premolari le strappai il labbro inferiore.
Continuai a mordere, lacerare succhiare e deglutire, non volevo perdere un attimo di quell’istante meraviglioso, una goccia di saliva o di sangue.
Cominciai a masticarle con foga la lingua mentre perdeva i sensi.
Aveva un sapore delizioso, la mia Lisa, il mio amore del liceo.
La lasciai andare per un attimo, giusto il tempo di riprendere fiato e guardarla negli occhi.
C’erano paura e incredulità sul suo volto mentre dal mento gocciolavano sangue, saliva e quel che restava della sua splendida bocca.
Era paralizzata e gorgogliava piangendo, così la strinsi forte, le diedi un bacio sulla fronte sudata e la cullai, il resto poteva aspettare.





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domenica 1 marzo 2009 - ore 17:56



(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ difficile parlare con una persona dei suoi difetti , è un tema delicato di cui con alcune si può trattare, con altre meno;credo comunque che se una persona decide di perdere parte del suo tempo per rimarcarti qualcosa, questa sia una persona da tenere in considerazione, mentre è da sospettare di chi non ti rileva alcunchè: o sono stupidi o non gli interessi. La domanda che mi pongo è : come decidere fin dove spingersi nel cercare di far capire a chi ti è vicino il motivo per cui hai rilevato dei problemi nei vostri rapporti? Quanto puoi lavorare per rialacciarli? Quanto ne vale la pena?

Sono solito ragionare per schemi, e ho quindi raccolto le 9 caratteristiche che non tollero nel mio prossimo, condizioni in cui il rapporto, di qualsiasi natura, è assolutamente impossibile nel divenire o nel ricrearsi se interrotto:

1. Stupidità (E’ troppo brutto che la stupidità non sia dolorosa)
2. Pretenziosità
3. Solipsismo
4. Autoinganno
5. Conformità
6. Aprospettività
7. Incoscienza
8. Orgoglio Controproducente
9. Mancanza di Estetica

Nove punti fermi, in ogni caso.

Di conseguenza ci sono anche delle regole che seguo nei miei rapporti con il prossimo,

Non dò consigli od opinioni se non mi sono stati chiesti.
Non racconto i miei problemi ad altri se non sono sicuro che mi vogliano ascoltare.
Quando sono nel “territorio” (fisico,affettivo, mentale, sociale) di altri, dimostro rispetto o non ci vado (pretendo lo stesso).
Non faccio avances sessuali se non mi viene dato un segno di disponibilità.
Non prendo ciò che non mi appartiene, a meno che non sia di peso a qualcuno che mi chiede di esserne alleviato.
Non mi lamento di ciò che ho chiesto.
Non uccido esseri inermi, se non per necessità (morale o fisica).

La mia forma di morale è sostanzialmente questa...




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mercoledì 11 febbraio 2009 - ore 21:39



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"L’uomo perfetto usa la propria mente come uno specchio. Non afferra nulla, non rifiuta nulla."

E’ una verità lapalissiana che la scienza riveli ‘semplicemente’ la natura del mondo, in quanto opposta a come dovremmo agire, ma ciò che rivela include delle ragioni di ciò che proviamo sulle nostre azioni e su quelle degli altri. C’è un contesto evoluzionistico e biologico per gli impulsi e le emozioni morali ed è importante riconoscerlo... mentre allo stesso tempo occorre resistere assolutamente all’errore naturalistico: la nozione che qualsiasi istinto o spinta o predisposizione a fare che abbiamo sviluppato sia automaticamente l’unica scelta giusta. Il fatto è che abbiamo spinte per l’egoismo e spinte per la compassione e spinte per ogni tipo di cose, ed ora che siamo capaci di riflettere su tutte, saremmo stupidi a non dedicare una grossa quantità di tempo a pensare su come sorgano, ai conflitti tra di loro, e a quali desidereremmo maggiormente soddisfare nel lungo periodo.
Ma anche mettendo da parte il contesto evoluzionistico, ad un livello puramente pratico, scienza e razionalità sono proprio un motivo per determinare la verità su questioni di fatto e impegnare un ragionamento onesto e consistente. Non puoi ottenere niente di etico con esse dal nulla, ma dando per garantito l’istinto morale devi capire la situazione di fatto, fisica, a cui lo applichi e devi applicarlo in modo congruo. L’intera nozione di giustizia e obiettività ruota attorno al prendere i fatti diretti ed applicare principi in modo congruo; non devi guardare a filosofi morali o a trattati legali per questo, è semplicemente parte dell’intimo di ognuno anelare alla giustizia.
Coloro che vivono questo pianeta tendono ad essere disonesti, volutamente ignoranti, ipocritici o inconsistenti. E’ questa la base da cui li critico. Alcuni di loro soffrono anche dell’illusione che la moralità sia impossibile senza superstizione. Una delle preoccupazioni principali è di trattare con la nozione che l’onestà per il mondo ci porterà urlando nella pazzia o nell’amoralità e che l’unica cosa che tenga su la civiltà e l’etica sia la religione. Questo è un mucchio di cazzate. La moralità è precedente alla religione. La religione fu inventata soltanto quando gli umani diventarono abbastanza sofisticati da iniziare a porsi domande sulla moralità che essi praticavano già istintivamente. La religione non è un impulso umano fondamentale; fare domande sulla nostra natura e sulle nostre origini e il desiderio di giustizia invece lo sono, ma la religione si dimostra una risposta proprio provvisoria a quegli impulsi, durando non più di 5 o 10 mila anni.
occorre resistere assolutamente all’errore naturalistico: la nozione che qualsiasi istinto o spinta o predisposizione a fare che abbiamo sviluppato sia automaticamente l’unica scelta giusta
La natura è avulsa dal concetto di giusto/ingiusto, perché non nesiste nulla di giusto o sbagliato a priori, quindi la natura si espande in tutte le direzioi, e l’ambiente- che è mutevole - fa la selezione, in base a ciò che in quel momento è "meglio" ai fini della propria riproduzione.



tanto per la cronaca, 200 anni dalla nascita di Darwin.


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contatto msn: ilreverendissimo@hotmail.com Se posso, non faccio un cazzo. Vivo nel mio mondo casa e amici e ho serie difficoltà a rapportarmi con il prossimo. La massa mi fa un po’ paura, ma non certo per snobismo: solo perché sono troppe persone tutte insieme. Odio il traffico, certi tipi di persone, imbottigliarmi per due ore in un ipermercato... odio un sacco di cose, insomma, ma alla fine sono un buono. Sono lunatico, a volte antipatico, altre volte poco educato, non faccio buon viso a cattivo gioco, sono volgare, distratto, immodesto, spesse volte bastardo, quando parlo con qualcuno in linea di massima lo prendo per il culo, mi ubriaco almeno due volte a settimana, se posso una canna me la faccio, quando i testimoni di geova suonano alla porta alla mattina li mando affanculo (vabbé, questo lo fanno tutti, tranne i testimoni di geova stessi), sono disordinato, immaturo, infantile, puerile, disincantato, disadattato, ho sempre l’espressione disgustata,faccio il grosso perchè sono voluminosamente superiore alla media, piscio fuori dal water (vabbé, questo lo fanno tutti i maschi, credo...) e non abbasso la tavoletta del cesso (e anche questo lo fanno tutti i maschi...) e se finisce il rotolo della cartigienica non lo cambio e aspetto che lo faccia qualcun altro. Se nessuno ne ha preso uno nuovo e me ne accorgo prima di sedermi sul cesso ne prendo uno nuovo io, ma lo lascio dove capita e certo non lo metto nel portarotolo. Se invece non me ne accorgo in tempo e mi devo pulire con Novella 2000 bestemmio peggio di un camallo. Odio le cose serie e non faccio nulla che non abbia anche un aspetto divertente. Il mio senso dell’umorismo volteggia tra il disgustoso e il macabro, e in linea di massima lo uso quando non dovrei usarlo. Non amo litigare e cerco di non farlo mai, ma se mi intrippo a bisticciare da una cazzatina riesco a farne venire fuori una discussione di ore. Ho anche degli hobby.Leggo, ogni tanto scrivo, colleziono fumetti e armi giocattolo (ahah, armi giocattolo alla tua età?, ahah... Sì, armi giocattolo. E vaffanculo.).
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