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Il mANUALE DEL gUERRIERO dELLA LUCE di Paulo Coelho

HO VISTO

la tenebre

gli alieni

il sangue


STO ASCOLTANDO

techno

dance

anni 80

rock

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

casual e stilloso a seconda dell’occasione

ORA VORREI TANTO...

volare su una nuvola

STO STUDIANDO...

la società

OGGI IL MIO UMORE E'...

come una nuvola in cielo

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) cercare in tutti i modi la perfezione e rendersi conto di essere tanto distratti da fare errori madornali....
2) immedesimarsi nel fottuto immobilismo d'una dannata forma...

MERAVIGLIE


1) riuscire con un solo sorriso a dare tanto amore a chi ne ha veramente bisogno, ma non trova le parole per chiedertelo.
2) Capirsi al volo, ridere, scherzare, chiaccherare ore, stare stretti senza un ma od un perchè, stare in silenzio ad ascoltare il rumore del respiro...emozioni forti date dal sentimento, queste sono meraviglie!
3) Trovare dei veri amici dopo che... quelli ke credevi veri si son verificati dei grandi falsi e non credevi piu nell'amicizia!
4) tutt'attorno natura incontaminata...il mare in tempesta...la notte più buia...e una leggera brezza...la solitudine...il miglior modo per apprezzare l'infinito di cui facciamo parte...
5) Le piccole cose della vita , nascondono grandi segreti ,……questi segreti sono delle saggezze ,…..chi li sa cogliere scoprirà la felicità , ………..la felicità è interiore , non è materiale , può durare poco , ma importante è la serenità che essa produce .


Vi deliziero con Il profilo che parla di me.......

Sono un ragazzo di 30 anni e vivo a Padova.Odio l’ipocrisia,la falsita’,i leccaculi,la prepotenza e tutti coloro che mancano di umiltà.

La mia musica preferita è la techno elettronica ma non disdico anche essa nelle sue più svariate sfumature (hardstyle-trance).Altri generi musicali la dance ........l’importante che esprima qualcosa.......nelle canzoni mi piace percepire le sensazioni dell’artista che le scrive.L’house non mi piace troppo.........altri generi musicali menziono Avril Lavigne,Evanescence,The Calling.



Il mio sogno è quello di vivere in un mondo dove venga ripudiata la guerra coloniale in tutte le sue forme senza se e senza ma.........perche’ con essa la storia ci ha insegnato porta solo dolore ,fame,terrore,odio tra i popoli.....Una società senza pregiudizi,senza facili moralismi..senza saper solo criticare ma anche con voglia di fare.....A volte basta una semplice azione per poter rendere felice qualcuno/a .......ricordiamocelo.




Dal Manuale del Guerriero.....di Paulo Coelho
Le 5 regole del Guerriero della luce
Tempo
Spazio
Compagno
Fede
Strategia

Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento. Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato. Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo. Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza. Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere un guerriero della luce. Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali. Ogni guerriero della luce ha detto "si" quando avrebbe voluto dire "no". Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava. Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore".


Chi è il Guerriero della Luce


Da millenni l’uomo ricerca il comportamento perfetto, il modo di vita più giusto , corretto. Questo di Coelho è un libro che ne propone uno, un modo di vita, che è un cammino verso la divinità. E’ il cammino del guerriero della luce, fatto non di ascesi e di rinunce, ma di combattimenti e battaglie sempre più coinvolgenti, sempre più grandi.
E’ la strada di chi cerca di migliorare il mondo, il suo mondo - ovviamente - consapevole che per riuscire davvero a cambiarlo occorre innanzitutto combattere contro se stessi, contro le parti oscure che abitano dentro di noi. Il guerriero della luce combatte con la propria spada contro il suo nemico: l’oscurità, l’ignoranza, la tenebra.

Cerca di squarciare il buio delle illusioni e del male e di far arrivare raggi sempre più grandi di luce , di verità, di amore nella propria vita e nella vita di chi lo circonda. Coelho in questo libro dà dei consigli, delle regole da seguire a chi ha intrapreso o a chi vuole intraprendere questo cammino di ricerca , a chi vuole ingaggiare questa battaglia per la vita. Ognuna delle quali racchiude una legge, un insegnamento su come combattere, su come scegliere il momento buono per farlo, su quando attaccare e quando difendersi, quando gioire e quando pregare, quando ascoltare in silenzio e quando parlare per portare luce intorno a noi. Egli descrive quali sono le mosse, gli scopi, i sogni, le emozioni di un guerriero della luce, un uomo qualsiasi, chiunque tra noi che lotti per quello in cui crede.












"Chi vuole la libertà deve essere pronto a rinunciare a tutto, non solo alla ricchezza:tutte le puttanate che ti hanno insegnato, tutto il lavaggio del cervello che ti ha fatto la società. Devi liberarti di tutto ciò, se vuoi passare al di la della barricata. La maggior parte delle persone non sono disposte a un cambiamento così radicale."

Vivi la vita attimo per attimo, come se fosse l’ultimo.
Tra il reale e l’irreale c’è una porta: quella porta siamo noi.
Se per vivere devi strisciare, alzati e muori.
Solo chi non conosce il dolore, può ridere di chi soffre.
I dubbi te li crea la libertà.
Quando imparerai a fregartene della gente, solo allora sarai grande.
Incontrami per la città, mentre vago per la città, in cerca di qualcosa che non so, incontrami e sorridimi, poi va per la tua strada


Cerca di essere sempre te stesso, così un giorno potrai dire di essere stato l’unico.
Quando la guerra sarà finita, saremo troppo stanchi per goderci la vita.
Quando ti sveglierai e non vedrai più il sole, o sarai morto o sarai tu il sole.
La felicità è fatta d’un niente che al momento in cui lo viviamo ci sembra tutto.
Un giorno piangevo perché non avevo le scarpe, poi vidi un uomo senza piedi e smisi di piangere.
Chi rinuncia ai sogni è destinato a morire.
Se dovessi scegliere tra il tuo amore e la mia vita, sceglierei il tuo amore, perché è la mia vita.
Fra il bene e il male c’è una porta, e io l’aprirò!



Se ti droghi ti capisco, perché il mondo ti fa schifo; se non lo fai ti ammiro, perché sei in grado di combatterlo.
~ Jim Morrison ~

Parlate di noi giovani, ci condannate, ma non sapete che per un amico che muore, siamo capaci di piangere su i nostri jeans strappati e dietro ai nostri capelli lunghi sappiamo ricordarlo. Noi non abbiamo paura di morire, perché sappiamo che qualcuno piangerà per noi, i nostri amici sbandati e non di certo voi, persone civili che non avete nemmeno il tempo di piangere.
~ Jim Morrison ~












Ora vorrei deliziarvi con una poesia che per me rappresenta il termine LIBERTA’...Si intitola <<I migranti>> di Menene.

"I migranti sono uccelli liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
Li accompagnano venti diversi
che soffiano con dolcezza o rabbiosamente
mentre il respiro è affannoso
le mani protese verso radici profonde e millenarie
lo sguardo smarrito dentro orizzonti sempre misteriosi.


I migranti si muovono su un palco
dove sta andando in scena una rappresentazione drammatica
che non vuole protagonisti ma solo comparse
smarrite tra scene grandiosi, esilaranti, ammirevoli
ma sostenute da ponteggi d’argilla.

I migranti sono uno spettacolo che appartiene alla natura:
come il sorgere ed il tramontare del sole
il cielo stellato
il mare, ora placido ed ora posseduto dalla tempesta, oltre ogni confine.

I migranti sono i nomadi.
Io, come te, sono un migrante
o lo erano i tuoi avi
i miei avi
o lo saranno generazioni future.
Sono la gente che supera le colonne d’Ercole.
Gli europei prima di essere americani o latini nella terra di altri popoli
che non divennero migranti perché furono derubati, umiliati, assassinati.

I migranti sono sugheri galleggianti come la terra della Terra
gocce d’acqua che inventano gli oceani
e le lagrime
e il sudore
e sorgenti
e fiumi e laghi che nessuna diga può contenere.
Il filo spinato eretto dai nemici dell’umanità e i loro lager
sono solo l’impotenza dei vigliacchi.

I migranti sono gocce d’acqua continuamente inquinate da untori senza scrupoli.

I migranti sono le vittime preferite di disgustose iene voraci
che hanno venduto l’anima al mercato delle mediocrità:
sciacalli senza onore
avvoltoi senza ali e senza coscienza
codardi armati che si vendono per un nulla che chiamano denaro.

Niente è più meraviglioso di un migrante:
ha la potenza di camminare
sa digiunare
sa aspettare
nel piccolo spazio del suo cuore sono raccolte tradizioni e amori antichi
in un angolo del suo cervello i sogni e le speranze
la leggenda e la storia.

Un migrante ha i valori di tutto l’universo
dell’immenso mondo esteriore ed interiore.
I suoi occhi profondi e incredibilmente sorridenti
esplorano ogni piccola stazione, ogni oasi, ogni angolo del pianeta
e poi si confondono con una stella cometa e i desideri non sempre appagati.
Occhi che comunicano i segreti di questa umanità confusa:
occhi: velati, lucenti, vergognosi, fieri
anch’essi tutto l’arcobaleno e intanto
bestie feroci li osservano furtivamente
per renderli perseguibili per legge.

I migranti sono esseri liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
I ladri di storia, di potere, di dignità ed emozioni invece
uccidono anche i miraggi
e non sapranno mai che la pace come l’amore
un abbraccio come il contaminarsi
sono frutti oltre il tempo
maturati tra i raggi della ribellione
della rivoluzione
della liberazione
dell’emancipazione.
Non sapranno mai che le nostre strade
sono composte da una miriade di piccoli sassi
che hanno la luce e la ragione di tutti i popoli che le hanno percorse.

I migranti sono anche navi nella bufera che lottano contro i flutti
le avversità e la miseria
nonostante siano nati ricchi
nonostante siano la fonte del diritto.

I migranti sono l’etica dell’essere contro quella dell’avere.
Sono un faro su percorsi stranieri.
Sono le nostre metropoli per non essere soli
la nostra eredità.

I migranti sono energia a volte dispersa
o sfruttata per il privilegio di parassiti senza qualità.

L’umanità è migrante!

Migrante è tuo padre e tua madre e altri ed altre prima di loro.
E’ davvero una grande fortuna
che i migranti siano uomini e donne che cambiano Paese
come cambiano le stagioni.

Siamo tutti migranti
ma solo alcuni vengono costretti ad essere clandestini:
quando verrà il tempo in cui uomini e donne saranno liberi cittadini
e la nostra patria il mondo intero?

Pensavamo e dicevamo queste cose
in mille lingue
incontrandoci per scelta o casualmente nel villaggio globale.
Non sapevamo i nomi gli uni degli altri
e tante altre cose
ma domani avremmo riempito le piazze con tutti i nostri colori
le nostre idee
la nostra semplicità
trasformandoci in un unico e grande e imprescindibile popolo:
in marcia."



No guns No war No fire







Concludo il mio profilo con una canzone che rappresenta me e per tutti quelli che lottano e inseguono un sogno quello di un mondo senza guerre ma solo di.............Peace ,Love and Freedom



LADY BRIAN – LIBERTA’

La si dovrebbe avere ma
Qualcuno non c’è là
Una parola
Un sentimento
Cosa sia non si sa
Tutto quello che tu fai…
Tutto quello che sei…

HAI BISOGNO DI LEI
HAI BISOGNO DI LEI

Sia mentale sessuale
fisico musicale

HAI BISOGNO DI LEI
HAI BISOGNO DI LEI

Questa cosa non l’accettare
È un diritto universale
A nessuno deve mancare

-non lo scordare-

Il sentimento
O parola
Cosa sia non si sa
Chiamala solo
Libertà
Di parola
Della mente
Non badare alla gente
Che ti vuole
E mai ti avrà
PACE AMORE LIBERTA’

È una parola
Non è niente
Non ha niente della gente che non sa cosa significa

Ti sei svegliato una mattina
Ti sei fermato a pensare
Hai accesso la TV
…c’era il telegiornale
non un sogno o finzione
E’ la pura realtà
L’essere umano inutilmente soffrirà
Per la pazzia
La follia della gente
Che non sa
Che non sa
Cosa sia la libertà
La politica o religione
Solo una grossa illusione
Non si può aspettare
Non si deve rinunciare
Vivere o morire
Chi mai lo saprà
Non si può aspettare
Non aspettare l’ aldilà
vivi la tua vita in piena Libertà
Di parola
Della mente
Non badare alla gente
Che ti vuole
E invece mai ti avrà
Libertà

È una parola
Non è niente
Non ha niente della gente che non sa cosa significa

2005
Tanti anni sono passati
Troppi pazzi mai fermati
La società
Che spiragli non ti da
Ma la forza di cambiare
Dell’ amore
Quella no…
..Non morirà..
PACE AMORE LIBERTA’
Non c’è mai una conclusione
Questa eterna illusione
Che futuro non ti da
Chiedo solo libertà
Non sappiamo odiare
Noi vogliamo amare paradiso
Oppure inferno
Libertà in eterno
Di pensiero
Di parola
Della mente
Non badare alla gente
Che ti vuole
E invece mai ti avrà
Portatore di
PACE AMORE E LIBERTA’



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giovedì 16 marzo 2006 - ore 00:02


Come si voleva dimostrare-......Le falsita del Governo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Processo per le torture a Bolzaneto, durante il G8 2001. Continuano le testimonianze e i riconoscimenti in aula
«Dicevano “arriva un ministro, tirateli su”. E il pestaggio si fermava»


«Un agente, prima di finire il turno, mi ha detto: “Ecco questo è il mio saluto” e mi ha preso a calci». Prima di ghignare in tv sul proscioglimento «di tutti» i poliziotti nei processi genovesi, l’onorevole Larussa dovrebbe leggersi i verbali dei processi in corso. Continua, infatti, la sfilata dei testi per le torture ai manifestanti deportati a Bolzaneto, nel carcere provvisorio del G8 2001. Ieri mattina si sono ascoltate altre tre testimonianze, altre liste degli insulti e delle percosse che le persone arrestate hanno dovuto subire. Violenze fisiche e psicologiche subite. E tanto gravi da provocare ematomi permanenti che ancora l’anno scorso hanno costretto uno dei testi a subire un intervento. Le seconde tanto efficienti da impedire ad un ragazzo perfino di andare a cercare lavoro: «Per quasi un anno e mezzo ho avuto delle lunghe bruciature sulle braccia e mi vergognavo, non è bello che si sappia che ti hanno picchiato».

Ieri è anche emerso che, quando dalla caserma passavano delle personalità, le violenze si interrompevano. Ma era questione di istanti. «Dicevano “tirateli su, tirateli su, che sta arrivando un ministro ma poi ricominciavano. In cella, in infermeria, in corridoio, in bagno. Uno chiese dell’avvocato, se fosse in arresto, e mi ricordo che lo han portato in bagno e poi gli han dato una randellata di botte quindi nessuno ha più chiesto niente», ha raccontato il primo teste. «Sul piazzale è iniziato il pestaggio - ha ricordato il secondo - avevo le mani legate e picchiandomi sono rovinato a terra, poi mi hanno issato e mi hanno insultato e mi hanno preso a calci e pugni sul dorso». Fondamentale, secondo il Supporto legale, la rete di consulenti del legal forum, che i testi confermino vicendevolmente la versione dei fatti e i numerosi
riconoscimenti delle divise presenti.





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domenica 12 marzo 2006 - ore 16:31


Crisi di nervi di Berlusconi. Il premier contro Annunziata
(categoria: " Pensieri ")


Scontro tra Silvio Berlusconi e Lucia Annunziata durante la registrazione della trasmissione «Mezz’ora», che va in onda dopo il tg3 delle 14 la domenica pomeriggio. Dopo neppure venti minuti di intervista il premier si alza e se ne va dicendo alla giornalista: «Lei ha dei pregiudizi nei miei confronti, per questo vado via. Dovrebbe provare un po’ di vergogna... E poi dicono che la Rai è controllata da me! ».

«Io la saluto, complimenti: lei ha dimostrato come si comporta una persona che sta a sinistra e ha dei pregiudizi». Così Berlusconi, decisamente infuriato, ha lasciato gli studi della Dear, a Roma, durante la registrazione della trasmissione condotta da Lucia Annunziata. In precedenza, il presidente del Consiglio aveva apostrofato Annunziata come «una persona violenta». «Lei è una violenta e sta cercando di non farmi dire delle cose». Immediata la replica della giornalista che così risponde al premier: «Lei sta approfittando della mia buona educazione...», e Berlusconi di rimando: «Mi faccia parlare del programma... le chiedo cortesemente di farmi dire qualcosa di concreto». E ancora: «Lei deve farmi la cortesia di lasciarmi rispondere, sennò mi alzo e me ne vado. E questa cosa rimane come una macchia nella sua carriera professionale. Lei mi ha fatto delle domande e mi lasci rispondere. Sennò mi alzo e me ne vado», ha nuovamente detto Berlusconi, aggiungendo: «Lei non decide per me e io non decido per lei. Io sono un liberale. Arrivederci signora...». Lucia Annunziata risponde a tono al presidente del Consiglio definendo «offensive» le sue parole e chiedendogli apertamente di porgerle le scuse e di «ritirare» quello che aveva detto.

Il presidente del Consiglio non è più abituato a ricevere domande ed è evidentemente turbato dai sondaggi, dai quali emerge con chiarezza che cresce il numero degli italiani sempre più stufi della sua prepotenza - ha commentato Giuseppe Giulietti, capo gruppo dei ds in commissione di vigilanza della Rai. «Silvio Berlusconi per non rispondere alle domande di Lucia Annunziata su Montezemolo , sugli epurati Rai e su tante altre cose ha preferito scappare dagli studi Tv. Ci auguriamo che voglia, provare almeno un pizzico di vergogna per l’atteggiamento villano e maleducato che ha tenuto nei confronti di Lucia Annunziata e nei confronti dei tanti italiani».



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domenica 12 marzo 2006 - ore 16:30


Milano, polemiche dopo gli incidenti. «Niente critiche dagli alleati dei fascist
(categoria: " Pensieri ")


Sono stati convalidati e trasformati in arresto 41 dei 45 fermi effettuati sabato dalle forze dell’ordine in seguito ai gravi scontri nel centro di Milano con gruppi di black boc e autonomi. Lo ha comunicato il questore di Milano, precisando che tra gli arrestati, fra i 16 ed i 43 anni, vi sono persone dei centri sociali Orso, La Pergola e Vittoria di Milano, e autonomi di altre città tra le quali Reggio Emilia, Alessandria, Como e Brescia.

Gli arrestati hanno trascorso la notte nel carcere di San Vittore e dovranno rispondere di reati vari tra i quali violenza, resistenza e minacce a pubblico ufficiale, lesioni, vandalismo, devastazioni e saccheggio. Dodici sono stati i feriti tra le forze dell’ordine, due carabinieri sono stati feriti, uno al volto e l’altro ad una gamba, dall’esplosione di una delle bombe carta riempite di chiodi lanciate contro i militari. Altri sei cittadini si sono fatti curare in ospedale per le conseguenze dei disordini, chi per gli effetti dei lacrimogeni, chi per lesioni riportate nel parapiglia. La Digos, che sta indagando sugli incidenti, ha precisato che più della metà dei fermati, sorpresi in flagranza di reato, ha precedenti specifici. Manganelli, bastoni, tirapugni, sacchi di pietre e chiodi sono tra il materiale sequestrato ai manifestanti.

Dopo le prime sassaiole, i manifestanti hanno fatto incursione in alcuni negozi, incendiando un locale punto di propaganda elettorale di Alleanza Nazionale prendendo di mira in particolare un ristorante McDonald’s, sfondandone le vetrine ed imbrattandolo con scritte. Gli agenti hanno caricato i manifestanti, inseguendone alcuni e riuscendo a fermarne una cinquantina. Secondo testimoni, alcuni dei manifestanti sono stati anche inseguiti da passanti e negozianti della zona e l’intervento degli agenti ha impedito che fossero malmenati. Quattro fermate della metropolitana sono state chiuse mentre la zona è stata a lungo invasa dal fumo dei lacrimogeni e degli incendi appiccati dai manifestanti. Nel pomeriggio, le forze dell’ordine si sono schierate in massa per consentire che non venisse interrotta la manifestazione di Fiamma Tricolore, svoltasi regolarmente con alcune centinaia di partecipanti, dopo un iniziale stallo dovuto alla presenza di striscioni con simboli fascisti, che la polizia ha fatto rimuovere

Sulle violenze si è naturalmente innestata la polemica politica della destra che tenta di associare i teppisti milanesi al centro-sinistra. «La destra, disperata ed allo sbando, tenta di accomunare questi teppisti alla nostra parte politica» come il coordinatore della segreteria Ds, Vanino Chiti. «Lo ha fatto anche ieri il leader dell’Udc Casini a Firenze. Noi abbamo condannato con fermezza gli autori dei gesti criminali di Milano - spiega Chiti -. Perchè Casini non fa altrettanto con chi, sempre a Milano, sfilava commento altri crimini: inneggiando a Mussolini, al fascismo ed all’intolleranza razziale?». «La destra, con chi sfila inneggiando al Fascismo con le braccia tese, si è alleata. Onorevole Casini la destra, se vincesse le elezioni, porterebbe in Parlamento ed al Governo, dopo 61 anni dalla fine della resistenza e dalla liberazione del paese, due partiti dichiaratamente fascisti. Siete l’unica destra in Europa a farlo», ha commentato l’esponente dela Quercia.

In commento amaro giunge dall’ex prefetto di Milano e candidato per il centro sinistra alla poltrona di sindaco del capoluogo lombardo, Bruno Ferrante. «In quasi sei anni non si sono mai registrati episodi di questa gravità. E la ragione è proprio quel metodo della mediazione che oggi mi viene superficialmente contestato». L’ex prefetto definisce «patetiche» le polemiche secondo le quali avrebbe dovuto sgomberare i centri sociali: «alla manifestazione di ieri hanno creato disordini soprattutto persone che venivano da fuori. Per il centrodestra - prosegue Ferrante - la soluzione di tutti i problemi sono gli sgomberi, che invece possono creare i problemi maggiori».

Dura anche la presa di distanza di Fasuto Bertinotti: «Condanna assoluta dei violenti, senza se e senza ma: con queste persone non abbiamo nulla da spartire. Trovo profondamente ingiusto parlare in modo generico di no global e centri sociali. I responsabili vanno individuati con precisione e le loro azioni censurate. Ma dico no ai polveroni», spiega il segretario del Prc. «Agli scontri di ieri i leoncavallini non c’erano, hanno preferito forme di mobilitazione pacifiche e democratiche. Qualcuno, mi opare Ignazio La Russa, ha detto che i violenti di Milano sono degli elettori di Prodi, Ma quel popolo, il nostro popolo, è pacifico e fonda sul dialogo le proprie relazioni. Le destre hanno seminato il campo di aggressività, e adesso mostrano una formidabile coda di paglia».



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giovedì 9 marzo 2006 - ore 23:10


Il manuale del guerriero ---recensione
(categoria: " Pensieri ")


A grande richiesta vi faccio sotto una breve recensione di questo libro di Coelho

Il titolo di questo piccolissimo libro rivela già la sua funzione: manuale. Sì, proprio come i manuali per pc o per elettrodomestici, così questo è un manuale di condotta umana. Da millenni l’uomo ricerca il comportamento perfetto, il modo di vita più giusto , corretto. Questo di Coelho è un libro che ne propone uno, un modo di vita, che è un cammino verso la divinità. E’ il cammino del guerriero della luce, fatto non di ascesi e di rinunce, ma di combattimenti e battaglie sempre più coinvolgenti, sempre più grandi.
E’ la strada di chi cerca di migliorare il mondo, il suo mondo - ovviamente - consapevole che per riuscire davvero a cambiarlo occorre innanzitutto combattere contro se stessi, contro le parti oscure che abitano dentro di noi. Il guerriero della luce combatte con la propria spada contro il suo nemico: l’oscurità, l’ignoranza, la tenebra.

Cerca di squarciare il buio delle illusioni e del male e di far arrivare raggi sempre più grandi di luce , di verità, di amore nella propria vita e nella vita di chi lo circonda. Coelho in questo libro dà dei consigli, delle regole da seguire a chi ha intrapreso o a chi vuole intraprendere questo cammino di ricerca , a chi vuole ingaggiare questa battaglia per la vita. 132 pagine ognuna delle quali racchiude una legge, un insegnamento su come combattere, su come scegliere il momento buono per farlo, su quando attaccare e quando difendersi, quando gioire e quando pregare, quando ascoltare in silenzio e quando parlare per portare luce intorno a noi. Egli descrive quali sono le mosse, gli scopi, i sogni, le emozioni di un guerriero della luce, un uomo qualsiasi, chiunque tra noi che lotti per quello in cui crede.
Insomma, un piccolissimo libro dai grandissimi insegnamenti spirituali.




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giovedì 9 marzo 2006 - ore 23:02


Sporca razzista,.......
(categoria: " Riflessioni ")


A ’Porta a porta’ l’europarlamentare insulta il candidato di Rifondazione
La replica: "Una caduta di stile che rivela la loro vera identità"
Mussolini a Vladimir Luxuria
"Meglio fascista che frocio"


Alessandra Mussolini
a Porta a porta
ROMA - Un durissimo scambio di battute, condito da una battuta finale che farà polemica: "Meglio fascista che frocio". La frase è stata rivolta da Alessandra Mussolini a Vladimir Luxuria, nel corso della trasmissione Porta a porta, ospiti anche il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro.

E’ la prima volta che il candidato di Rifondazione entra nel salotto di Bruno Vespa. Alessandra Mussolini è arrivata in ritardo rispetto all’inizio della registrazione, e con l’umore pessimo per via dell’inchiesta sulle intercettazioni. Ma a quindici minuti dall’inizio della trasmissione, il primo a rivolgersi direttamente a Luxuria è stato il Guardasigilli. Che lo chiama ripetutamente "signor Guadagno", cioè con il vero cognome di Luxuria.

"Se mi chiama signor Guadagno per offendermi, non attacca", replica il candidato di Rifondazione. "Non voglio offendere il signore - incalza Castelli - ma mi dica come chiamarlo: lui, lei...". L’altro taglia corto, con una battuta: "Mi dia del loro".

Ma sono semplici schermaglie rispetto all’affondo finale della Mussolini. Partita già con il piede sbagliato, fin dal principio: "Mi scusi - dice - non voglio essere offensiva, ma che vuol dire transgender? Transgender, transgendarmi, sembra Schwarzenneger... Usiamo termini italiani", chiede sorridendo a Luxuria.

Ma gli argomenti in scaletta non favoriscono l’incontro fra culture e storie diverse. Sui Pacs monta il conflitto, con Mussolini e Castelli da un lato, schierati per dimostrare che la legge dell’Unione toglierà diritti ai bambini, e dall’altro Luxuria e Di Pietro decisi nel respingere il parallelo sostenendo che la legge sarà una conquista di civiltà per tutti.

"Non voglio essere dipinta come nemica dei bambini, non siamo gli Attila arrivati a distruggere", si difende Luxuria, mentre Di Pietro sottolinea: "Lei non mangia i bambini, il vostro è un falso problema".

I Pacs lasciano il campo al tema dell’immigrazione. Mussolini elenca i rischi dell’immigrazione clandestina e, a quel punto, Di Pietro le dà della "fascista". "E me ne vanto", risponde gridando l’onorevole. "Una che si vanta di essere fascista, mi preoccupa - aggiunge Luxuria - ci metterete al confino?". "A me - replica Mussolini - preoccupa chi brucia le bandiere, chi grida "dieci, cento, mille Nassyria, vergogna, vergogna, vergogna".

Bruno Vespa in evidente difficoltà non riesce a fermare l’ira della parlamentare e in un istante si passa dal "vergogna" all’insulto. E rivolta a Luxuria: "Si veste da donna e pensa di poter dire quello che vuole. Meglio fascista che frocio!". Impassibile, il candidato di Rifondazione si limita a fare la conta delle "battutacce" rivolte dai politici ai gay: "Dopo il culattone di Tremaglia, il frocio della Mussolini. Grazie". E aggiungerà, parlando con i giornalisti all’uscita degli studi Rai di via Teulada: "Non pensavo che ci fosse questa caduta di stile. Probabilmente è un atto rivelatore della loro identità".

(9 marzo 2006)


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sabato 4 febbraio 2006 - ore 17:07


hola
(categoria: " Pensieri ")




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martedì 31 gennaio 2006 - ore 19:39


Io voglio la Pace
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cari bambini,
i grandi dicono di pensare al bene dei bambini e di voler costruire per noi un mondo migliore.
Però non ci dicono nulla, non ci informano sulle cose: le fanno e basta.
In questo modo noi non sempre capiamo bene cosa succede.

Il mio papà e la mia mamma mi hanno detto che è scoppiata un’altra guerra ed io ho voluto capire bene cosa significa.


La guerra è fatta dai grandi che litigano tra di loro perché vogliono avere sempre di più, o per il colore della loro pelle o per la loro religione, ma a me sembra proprio tanto strano tutto questo.
A scuola la maestra ci ha insegnato che tutti gli uomini sono uguali ma se poi si fanno guerra uno contro l’altro vuol dire allora che si dice una cosa e se ne mette in pratica un’altra. Non si devono dire le bugie!

Nei paesi in guerra ci sono tanti bambini che vivono male e non possiedono nulla.
Io li vedo alla televisione o sui giornali e divento triste perché so che non hanno una casa come la mia, non hanno dei giocattoli, dei vestiti puliti: a volte non hanno neppure il cibo tutti i giorni, ne’ vanno a scuola come noi.

Ho detto a papà che d’ora in poi non mi lamenterò più e sarò più giudiziosa.
Quello che ho è più che sufficiente e non devo dimenticare che ho l’amore dei miei genitori che per me è tutto.

La guerra si fa con le armi e sono i grandi che le usano contro altre persone.
La mamma mi ha detto che chi soffre di più, in questo caso, sono i bambini, le loro mamme e gli anziani, perché sono i più deboli.



Io penso che questo mondo non va affatto bene.

Quando c’è la guerra tutti diventano tristi ed hanno paura.
Il cielo diventa scuro, le case crollano, tante persone devono rifugiarsi in altri paesi e tanti altri muoiono, anche se non c’entrano nulla.



I bambini non sorridono più, non possono correre ne’ giocare perché tutto intorno è pericolo e male.
Tanti di essi, poi, sono obbligati a fare i soldati. Io penso che è terribile questo: i bambini devono solo fare i bambini!


Io vi dico, bambini, che noi nel nostro piccolo dobbiamo fare di tutto per crescere e diventare adulti migliori di quelli che fanno oggi le guerre.
Per esempio dobbiamo cercare di non litigare tra di noi, di volerci bene e di accettarci così come siamo, anche se non parliamo la stessa lingua, anche se il colore della nostra pelle è diverso, o se non abbiamo la stessa religione.
E dobbiamo avere rispetto del nostro prossimo: anche questo è molto importante.


I nostri genitori e le maestre ci devono aiutare, però: noi siamo come le piantine che crescono se vengono annaffiate e curate.
Abbiamo bisogno di persone in gamba che ci tengono per mano e ci diano una buona educazione, un buon esempio ed un vero ideale di giustizia.
Solo così diventeremo degli adulti buoni e leali.

Vorrei che questa letterina girasse il mondo e arrivasse al cuore di tutti i bambini e spero la leggano anche i potenti della terra, così capiscono che non devono più provocare le guerre, gettare le bombe e costruire le armi.

Vorrei poter colorare il mondo e trasformarlo in un’oasi di pace e di serenità.
Capisco però che con la fantasia non è possibile ma con la buona volontà e con l’amore, tutti insieme, possiamo provarci.

Noi bambini abbiamo voglia di PACE


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domenica 29 gennaio 2006 - ore 13:39


Telefilm OC
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Ma ditemi voi .quanto bella è Alex?fighissimaaaaaaaaaaaaaaaaaa





Piccolo test per vedere quanto sapete di Oc

http://rifleman.altervista.org/friendtest/test.php?usr=PATATANGEL

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sabato 28 gennaio 2006 - ore 14:23


Un spiraglio di luce..........di speranza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prima vennero per gli ebrei


" Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.

Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.

Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa."


Martin Niemoeller



Il diario di Anna Frank.....................alcuni brani

Domenica, 14 giugno 1942

Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d’alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina.

Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie: ecco i figli di Flora che stavano sulla mia tavola quella mattina; altri ancora ne giunsero durante il giorno. Da papà e mamma ebbi una quantità di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra l’altro ricevetti un gioco di società, molte ghiottonerie, cioccolata, un puzzle, una spilla, la Camera obscura, le Saghe e leggende olandesi di Joseph Cohen, le Vacanze in montagna di Daisy, un libro straordinario, e un po’ di denaro, così che mi potrò comprare i Miti di Grecia e di Roma. Che bellezza!

Mercoledì, 8 luglio 1942


Cara Kitty,
da domenica mattina a oggi sembra che siano passati degli anni. Sono avvenute tante cose da far credere che il mondo si sia capovolto. Ma, Kitty, vedi bene che vivo ancora, e questo è ciò che conta, dice papà. (…)

Alle tre (Hello se n’era appena andato, per tornare più tardi), qualcuno suonò alla porta. Io non udii, perché stavo in veranda e leggevo prendendomi il sole distesa su una sedia a sdraio. Poco dopo comparve Margot, eccitatissima, alla porta della cucina. - C’è una chiamata delle SS per papà, - mormorò,- mamma è già andata dal signor Van Daan-. (Van Daan è un buon amico, collaboratore di papà nella ditta). Mi spaventai immensamente; una chiamata, si sa che cosa significhi. Nella mia mente già vedevo campi di concentramento e celle di segregazione. E doverci lasciar andare il babbo! - Naturalmente non si presenterà,- mi spiegò Margot, mentre in camera aspettavamo il ritorno della mamma.- Mamma è andata da Van Daan per consigliarsi se convenga trasferirci nel nostro rifugio segreto. Siccome i Van Daan verranno con noi, saremo sette in tutto -. Silenzio. Non potevamo più parlare. Il pensiero di papà che, senza sospettare nulla di male, era andato a visitare dei vecchi all’Ospizio ebraico, l’attesa di mamma, il caldo, la tensione, tutto ci faceva tacere.

Suonarono di nuovo. E’ Harry, - dissi io.- Non aprire, - fece Margot, trattenendomi. Ma era inutile: udimmo mamma e il signor Van Daan che parlavano di sotto con Harry, poi entrarono e chiusero la porta dietro di sé. Ora a ogni scampanellata io o Margot avremmo dovuto scendere piano piano per vedere se era papà, e non aprire a nessun altro.

(…) Nasconderci! Dove dovremmo nasconderci, in città, in campagna, in una casa, in una capanna, quando, come, dove…? Erano problemi ch’io non volevo pormi, e che tutta via continuamente raffioravano. Margot ed io cominciammo a stipare l’indispensabile in una borsa da scuola. La prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario, poi arriccia-capelli, fazzoletti, libri scolastici, un pettine, vecchie lettere; pensavo che bisognava nascondersi e cacciavano nella borsa le cose più assurde. Ma non me ne rammarico, ci tengo di più ai ricordi che ai vestiti.

Alle cinque finalmente arrivò papà; telefonammo al signor Kleiman e gli domandammo se sarebbe potuto venire quella sera stessa. Van Daan andò a prendere Miep. Miep arrivò, mise in borsa scarpe, vestiti, biancheria, calze, e li portò via promettendo di tornare la sera.

Poi vi fu silenzio nella nostra casa; nessuno di noi quattro volle mangiare, faceva ancora caldo e tutto pareva tanto strano. Avevamo affittato la grande camera del piano di sopra a un certo signor Goldschmidt, un uomo divorziato, sulla trentina, che quella sera sembra non avesse nulla da fare, perciò rimase a ciondolarci attorno fino alle dieci, e con buone parole non c’era verso di liberarcene.

Alle undici giunsero Miep e Jan van Gies. Miep lavora con papà dal 1933 ed è divenuto una nostra intima amica, così come il suo novello sposo Henk. Scarpe, calze, libri e biancheria scomparvero ancora una volta nella borsa di Miep e nelle profonde tasche di Henk; alle undici e mezza se n’erano andati anche loro. Io ero stanca morta, e sebbene sapessi che quella era l’ultima notte che avrei passato nel mio letto, dormii sodo e fui svegliata alle cinque e mezza dalla mamma. Per fortuna faceva meno caldo che domenica, e piovve poi tutto il giorno. Ci infagottammo tutti e quattro come se dovessimo passare la notte in una ghiacciaia, e ciò alla scopo di portar via quanto più vestiario potevamo. Nessun ebreo, nelle nostre condizioni, avrebbe osato uscir di casa con una valigia piena di abiti. Io avevo addosso due camicie, tre calzoncini, una sottoveste, una sottana, una giacchetta, una giacca da estate, due paia di calze, scarpe pesanti, un berretto, uno scialle e altro ancora; soffocavo già prima d’uscire di casa, ma nessuno se ne preoccupava. Margot riempì la sua cartella di libri scolastici, tolse la bicicletta dalla rimessa e filò dietro a Miep per destinazione a me sconosciuta. Io infatti continuavo a ignorare dove fosse il luogo misterioso che ci attendeva. Alle sette e mezza anche noi ci chiudemmo la porta dietro; l’unico essere da cui presi congedo fu Moortje, il mio gattino, che avrebbe trovato buon alloggio presso i vicini, come era detto in una lettera indirizzata al signor Goldschmidt.

In cucina un bel pezzo di carne per il gatto e le tazze della colazione sul tavolo, i letti disfatti, tutto lasciva l’impressione che noi fossimo scappati a rotta di collo. Ma le impressioni degli altri non ci importavano, noi volevamo andar via, via, e arrivare al sicuro, nient’altro. Continuerò domani.

La tua Anna



Sabato, 11 luglio 1942

[…]La nostra cameretta, con i suoi muri nudi, era assai disadorna; grazie al babbo che fin da prima aveva portato qui la mia collezione di stelle del cinema e di cartoline illustrate ho trasformato la stanza, dopo averne spennellato di colla le pareti, in una fitta mostra di figurine. Così ha un’aria molto più allegra, e quando verranno i Van Daan, con la legna che c’è in soffitta faremo qualche scaffaletto e altre graziose carabattole. […]



9 ottobre 1942

Cara Kitty,

oggi non posso darti che notizie brutte e deprimenti. Stanno arrestando, a gruppi, tutti i nostri amici ebrei. La Gestapo è tutt’altro che riguardosa con questa gente; vengono trasportati in carri bestiame a Westerbork, il grande campo di concentramento per eberei nella Drenthe.[…]

Westerbork dev’essere terribile; per centinaia di persone un solo lavatoio e pochissime latrine... Fuggire è impossibile; quasi tutti gli ospiti del campo sono riconoscibili dai loro crani rasati e molti anche dal loro aspetto ebraico.
Se in Olanda stanno già così male, come saranno nelle contrade barbare e lontane dove li mandano? Supponiamo cheper lo più vengano assassinati. La radio inglese dice che li gasano. Forse è il metodo più spiccio per morire. Sono molto turbata.

Venerdì 29 ottobre 1943

Mi sento come un uccello che vorrebbe volare in alto ma continua a sbattere le ali contro la gabbia, nell’oscurità più totale.

Lunedì, 14 febbraio 1944

Cara Kitty,
da sabato c’è molto di cambiato per me. È andata così. Avevo una folla di desideri e li ho ancora -ma in parte, in piccolissima parte, i miei desideri sono soddisfatti.
Stamane mi sono accorta, e con grande gioia, - per essere sincera,- che Peter mi guardava continuamente. In modo del tutto inconsueto, non so come, non so spiegarlo.
Prima avevo pensato che Peter fosse innamorato di Margot, ora ebbi d’un tratto la sensazione che non è così. Per tutto il giorno ho cercato di non guardarlo troppo, perché se lo facevo, anche lui mi guardava - e allora...allora provavo una sensazione gradevole, dentro di me, che non debbo provare troppo spesso.

Martedì, 6 giugno 1944

"This is D-day" disse alle 12 la radio inglese...
The invasion has begun!...
Secondo i notiziari tedeschi, paracadutisti inglesi sono atterrati in Francia. Mezzi da sbarco inglesi combattono con i marinai tedeschi, dice la BBC.
L’alloggio segreto è in subbuglio! Si avvicina dunque davvero la liberazione lungamente attesa, la liberazione di cui si è tanto parlato, ma che è troppo bella, troppo leggendaria per diventar mai realtà? Quest’anno, 1944, ci darà la vittoria? Non lo sappiamo ancora, ma la speranza ci fa rivivere, ci ridona coraggio e forza. Ci vorrà coraggio infatti per resistere alle continue angosce, alle privazioni, alle sofferenze; ora ciò che più importa è rimanere calmi e tenaci. Ora più che mai occorre ficcare le unghie nella carne per non gridare. La Francia, la Russia, l’Italia e anche la Germania possono gridare per la loro miseria; noi non ne abbiamo ancora il diritto.
O Kitty, la cosa più bella dell’invasione è che io ho la sensazione che stiano arrivando degli amici. Questi orrendi tedeschi ci hanno così lungamente oppressi, tenendoci il coltello alla gola, che il pensiero degli amici e della salvezza ci riempie nuovamente l’animo di fiducia.
Non si tratta più solamente degli ebrei, ma dell’Olanda e di tutta l’Europa occupata. Forse, dice Margot, a settembre o a ottobre potrò tornare a scuola.



sabato 15 luglio 1944



« "la gioventù in, in fondo è più solitaria della vecchiaia." Questa massima che, ho letto in qualche libro mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera; è vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita nono esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.»



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sabato 28 gennaio 2006 - ore 14:15


Mauthausen
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[…]
Notte… la luce delle lampade delle SS…, i cani davanti al treno…, le urla "scendere, raus, schnell". Il campo è a sei chilometri dalla stazione del paese, in salita. Avevamo due valigie e un sacco, perciò incominciammo questa camminata, ogni tanto qualcuno dei più deboli cadeva e allora si sentiva il colpo di pistola, perché in fondo alla fila dei prigionieri c’erano le SS che ammazzavano quelli che si fermavano. Con un mitra davano un colpo nella schiena per farti rientrare nella fila. Abbiam fatto una fatica terribile. Poi, si presenta davanti a noi una fortezza con muraglioni di pietra altissimi, garitte… si apre un portone e noi entriamo nel campo. Io e mio fratello abbiamo fatto undici mesi. Io sono stato l’italiano più fortunato perché molti morivano. Sopravvivere era solo una coincidenza. Nonostante fosse giugno faceva freddo. Mentre eravamo in fila siamo circondati da fantasmi con la testa rapata, una riga in mezzo alla testa perché i pochi capelli che crescevano venivano tagliati con una striscia bianca davanti, in modo che non si potesse scappare. I vestiti erano a righe bianche e azzurre. Alcuni avevano cucite delle toppe verdi, altri delle toppe rosse, e poi c’era il numero con un triangolo cucito davanti in modo che nessuno potesse scappare. Erano tutti delinquenti comuni tedeschi. Anche i capi che regolavano la vita del campo erano tutti delinquenti comuni tedeschi e austriaci: li chiamavano Kapò. Quel campo inizialmente era stato creato per gli oppositori tedeschi, per i delinquenti comuni, gli asociali, i testimoni di Geova, gli zingari, quelli che avevano degli handicap. I nazisti volevano eliminarli dalla razza ariana.


Docce
Alla mattina ci portarono via tutto. Nudi ci classificarono, nome e cognome, e poi ci mandarono sotto…. la doccia: che nel campo di Auschwitz per quelli che non erano abilitati al lavoro era la camera a gas. Noi invece eravamo condannati ai lavori forzati. Nelle docce tutti quanti veniamo messi su uno sgabello, depilati con rasoi senza schiuma, in tutte le parti del corpo, capelli, peli delle braccia, del petto, del pube. Dalla porta si raggiungeva un’altra camera dove c’erano un mucchio di vestiti. Dovevi trovare una giacca e un paio di calzoni. Eravamo irriconoscibili.



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