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giovedì 28 febbraio 2008 - ore 10:35
"Ho fatto un sognaccio!"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Sognavo che ero prima in una casa, poi in una struttura con un signore sulla 60ina e più, in sedia a rotelle, che cercava di riunirsi con la sua amata, che però stava male e stava per morire ed era in un istituto. Allora noi siamo scappati dalla casa, e siamo andati in questo stabile, tipo ospedale, ma tutti gli impedivano di vederla. Allora io l’ho aiutato a scappare dagli infermieri impazziti che lo inseguivano su per le scale e lui con la sua sedia a rotelle e i suoi super muscoli è arrivato su nei piani alti a prendere il famoso ascensore che lo avrebbe portato dalla moglie. Ma una coppia è arrivata prima di lui e gli ha fregato il posto, così lui tutto rassegnato ha girato a destra ed è uscito in terrazza. Io ho provato a riprendere l’ascensore, ma quando si è aperto c’era il vuoto!!! Stavo per cadere sotto!! E allora sono andata anch’io in terrazza, e c’erano un sacchissimo di persone sedute su una specie di sedia di pietra che sporgeva dalla mega terrazza, tutte sedute che chiaccheravano e questo signore si è messo lì, come rinunciatario di quell’ultimo desiderio, aspettando solo la morte. E in fondo ho visto mio nonno che chiaccherava con non so chi e allora ho capito che quello era veram l’ultimo stadio... e mi sono svegliata di soprassalto..."
Tutti i diritti riservati. La riproduzione totale o parziale, in qualunque forma (in particolare per trama di film ) è proibita!
Dont dream it... be it!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da "Il Terzo Secolo - Cronache americane" di Piero Scaruffi
Il "Rocky Horror Picture Show" e un musical del 1975 che fonde horror, sesso e rock and roll. Quando usci, ebbe un modesto successo, ma non abbastanza da essere citato da una sola storia del cinema. Ventanni dopo e il rituale per adolescenti piu diffuso in America. Nessuno sa con precisione spiegare cosa fece di questo film, piuttosto che di tanti altri, un fatto di culto.
Lo spettacolo in se` e un misto di cinema, musica e teatro. Per cominciare il film puo essere proiettato soltanto alla mezzanotte del sabato, in sincronia con lazione del film. Poi viene proiettato in locali affittati da giovani (molto giovani, generalmente minorenni) che si prestano a recitare sul palco le stesse scene del film, man mano che vengono proiettate sullo schermo. Il pubblico assiste pertanto a due spettacoli, uno cinematografico e uno teatrale, che sono esattamente identici.
La storia e quella di un travestito (interpretato da Tim Curry) che accoglie nel suo castello una coppietta di fidanzatini benpensanti, educati in maniera tradizionale. Nel castello il travestito ha radunato il fior fiore dei mostri del mondo per presentare loro la sua creatura, uno splendido giovane sintetico che ha costruito per soddisfare i suoi desideri piu laidi. I due giovani vengono poco a poco traviati dal padrone di casa e dai suoi servitori. Verso la fine si scopre che i servitori sono invece gli inviati di una civilta extraterrestre che giustiziano il travestito, ma non dopo che questi si e arrampicato su una torre della RKO ed e precipitato in una piscina degna dei vecchi musical di Hollywood. La trama, insomma, e un minestrone di parodie della sottocultura dei film di serie B.
Il pubblico e a sua volta il terzo spettacolo, in quanto esiste una contro-sceneggiatura, tramandata per lo piu per via orale, che stabilisce cosa il pubblico debba (allunisono) dire e fare. Cosi gli spettatori lanciano riso in sala quando i due fidanzatini fanno da testimoni a un matrimonio; cosi volano rotoli di carta igienica quando compare il perverso avvocato; cosi tutti si alzano e si precipitano nei corridoi per partecipare al balletto demenziale dei mostri; e via dicendo. Per molte battute dei protagonisti esiste una contro-battuta che il pubblico deve gridare di risposta. Ogni volta che il protagonista emette una delle sue frasi fuori luogo, il pubblico commenta con un sonoro "asshole" ("idiota), e ogni volta che la protagonista miagola pudibonda dal pubblico si leva il coro "slut" ("puttanella"). Larrivo del motociclista punk (in seguito diventato il cantante Meat Loaf, cosi ribattezzatosi in funzione del suo ruolo nel film, quello appunto di fare da pasto di carne rosolata) viene salutato con grida al tempo stesso di giubilo (e leroe ribelle) e di disperazione (il suo fato e gia segnato).
Dulcis in fundo, questa non e unesperienza casuale: se un locale proietta il "Rocky Horror Picture Show", lo deve proiettare tutti i sabati a mezzanotte. Poco prima dellora dinizio le strade intorno al cinema vengono prese dassalto da giovani bardati nelle acconciature piu pittoresche e i membri del cast si spargono fra il pubblico esibendo atteggiamenti provocanti. Uno dei rituali e quello della "vergine": se una delle persone in coda davanti alla biglietteria si dichiara novizia dello spettacolo, viene circondata dagli astanti che le ballano intorno.
Nel 1984 si sapeva di circa una trentina di cinema sparsi per tutta la Nazione che proiettavano il film tutti i sabati a mezzanotte, ma il numero e venuto crescendo di anno in anno. Ormai il "Rocky Horror Picture Show" e unistituzione, che si trasmette di generazione in generazione. Molti dei ragazzini che lo interpretano oggi non erano neppure nati quando venne filmato.
Sono migliaia in tutti gli stati dAmerica i ragazzini che ogni sabato a mezzanotte si recano a vedere questo film (anzi, a partecipare a questo spettacolo). Ne i genitori ne le autorita hanno chiaro cosa succeda dentro il teatro: formalmente si tratta di una festa privata.
E soltanto il primo e piu influente dei rituali per soli giovani che sono sorti negli ultimi ventanni. Se negli anni 60 il rock and roll era stato un po il rituale generazionale in cui ciascun adolescente si riconosceva, dagli anni 70 in poi nascono spontaneamente rituali piu occulti (nel senso che vengono tenuti segreti) e molto piu complessi, dei quali e difficile spiegare lorigine, il fascino e il significato.
Matematico impertinente
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il "matematico impertinente" sta preparando una nuova sorpresa, e noi del Punto eravamo davvero troppo curiosi di conoscere questo personaggio dal gusto della provocazione che con ironia riesce a spostare l’attenzione su scienza e razionalità, scatenando dietro di se reazioni tutt’altro che serene. Piergiogio Odifrddi, nato a Cuneo nel 1950, è attualmente professore ordinario di logica matematica all’Università di Torino, ma ha insegnato in America e in Unione Sovietica.
Di Silvia Dallo
Le sue teorie lo hanno portato a conflitti accesi con filosofi e politici torinesi, e dal 2003 è membro del comitato di presidenza dll’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Entrato da poco nel Partito Democratico è risultato il candidato eletto alle primarie del collegio di Torino centro. Preciso nei saggi di carattere scentifico quanto divertente nelle sue partecipazioni ai programmi di satira come "Crozza Italia" o "Che tempo che fa", ci ha rilasciato un’intervista davvero stuzzicante. Il suo ultimo libro "Perchè non possiamo essere cristiani" ha scatenato numerose polemiche, la maggior parte delle quali legate alla provocatoria introduzione, dove viene proposta la teoria etimologica secondo la quale il termine cretino indicasse in origine il cristiano, e il cristianesimo sarebbe quindi una religione per "letterati cretini". Cosa risponde a chi si è sentito offeso da questa sua affermazione? Se un cristiano ha una fede così traballante e un carattere così focoso da non riuscire ad andare oltre la terza pagina, magari ha qualche problema. Ma non è stato così per tutti. Ho ricevuto una mail di un frate della Puglia: non è un frate indemoniato, ma ugualmente ha considerato il mio libro uno stimolo per riflettere con i fedeli. Anche il direttore di Radio2 ha avuto la stessa reazione, definendolo quasi un "libro di preghiera". Sono due persone che sanno andare oltre la provocazione e capire i contenuti, mentre la maggior parte dei cristiani, che dovrebbero "porgere l’altra guancia", non si sforzano nemmeno. E il Vaticano, come ha evidenziato in un suo rcente articolo Curzio Maltese, ci costa assai di più della casta dei politici. Il 2007 l’ha vista candidarsi nelle liste del Partito Democratico nella sezione di Torino Centro, e vincere. Cosa fa un matematico in politica? A essere sincero ancora non so con quanti voti ho vinto. Il Partito Democratico sembra la fotocopia della Democrazia Cristiana, ma il mio ragionamento è stato questo: c’è una tendenza a escludere gli estremismi per fissarsi sull’asse Berlusconi/Veltroni. Schegliere un estremismo significa correre il rischio di assumere una posizione soddisfacente per sè ma di facciata. L’obiettivo è realizzare un Partito Democratico abbastanza solido da contrastare Forza Italia ma che permetta di parlare e farsi sentire. Da solo non ci sarei andato ma la proposta mi è arrivata direttamente da Veltroni, e io ho deciso di impegnarmi ponendomi in particolare due obiettivi: il primo è l’importanza della scienza e della ricerca, maggiori finanziamenti. Il secondo è la laicità. Sono nella commissione che redige il Manifesto dei Valori. Nella prima bozza, che io non ho accettato, la laicità era intesa in senso confuso e contraddittorio. Ora ci sono dibattiti e devo dirmi soddisfatto di questo discutere. Da una recente indagine gli studenti italiani risultano avere una preparazione piuttosto scarsa in matematica. Secondo lei, qual’è il problema? Il problema non è solo degli studenti italiani, almeno in una sua parte. Negli ultimi anni giovani e giovanissimi si sono abituati a mezzi come TV, Internet, Playstation, auricolari. Dopo 10 minuti si annoiano. Non si può negare ci sia un problema di concentrazione, e la concentrazione per la matematica è essenziale. Nella maggior parte dei paesi i test sono a domande chiuse, più facili; da noi a domande aperte. Tipica italiana è l’insana abitudine delle interrogazioni programmate, che non invogliano a uno studio regolare. Bisogna poi considerare che i vari tipi di intelligenza sono diversificate, la prima a svilupparsi è quella musicale, l’ultima, verso i 13 anni, quella matematica, quando ormai si è già deciso che il bambino "non è portato". Per tale ragione i professori dovrebbero, nell’attesa che si sviluppi, usare metodi alternativi per far studiare la materia, e magari, nell’età più delicata, associarla all’arte e alla musica, e in Italia questo non lo facciamo. Inoltre la mentalità cattolica è contraria a quella scientifica, perchè la seconda smentisce la prima, e in Italia la mentalità cattolica abbonda. Sommando questi e altri fattori, sarebbe strano se gli studenti italiani fossero primi. Nel 2007 l’abbiamo vista partecipare, tra l’altro, a "Che tempo che fa" e, più spesso, a "Crozza Italia", che, a quanto pare, era un "esperimento". Ci svela il segreto? La mia presenza a "Crozza Italia" era una prova, per vedere se poteva funzionare un programma tutto mio. In primavera, su LA7, sarò in prima serata, e la trasmissione antrà in onda dall’aula magna di molte delle Università italiane. Come ospiti avrò premi Nobel e scienziati. Un vero programma di scienza. Sarà davvero interessante. Lei insegna Logica matematica all’Università di Torino. Che ne pensa dell’Università torinese? Cosa cambierebbe? Sicuramente il problema è quello del Campus universitario, la cui realizzazione è sempre stata ostacolata da una situazione architettonica complicata. L’idea di realizzare un polo a Venaria è comunque positiva. La facoltà di matematica è a palazzo Campana e certo a Torino possiamo essere soddisfatti: il rettore sta facendo bene. La Sapienza di Roma è praticamente in bancarotta. Quello che realmente non funziona nelle Università è il sistema del 3+2, della laurea breve insomma. Non piace agli studenti come agli industriali. Abbiamo cercato di imitare il sistema estero, ma ho insegnato 15 anni in America, e i due sistemi sono decisamente differenti. Da noi ci vuole una riforma dell’insegnamento, egli esami, e delle esercitazioni. La nostra università sembra per troppi versi ottocentesca.
"Credo che la democrazia sia la cosa più rivoluzionaria del mondo, molto più rivoluzionaria dellidea socialista o di qualsiasi altra. Se hai un potere lo usi per fare gli interessi della tua comunità.
Alla base di questidea cè la possibilità di scegliere (con tutte le varie discussioni sulla sua reale esistenza per tutti). La scelta dipende dalla libertà di poter scegliere e se hai paura di morire non hai la libertà di scegliere. Può convenire al sistema che il lavoratore medio rimanga con la paura di morire? Si, le persone che temono di morire diventano disperate e le persone disperate non vanno a votare. E vi diranno che il loro voto non serve. Ma io credo che se i poveri in Inghilterra o negli USA iniziassero a votare per le persone che rappresentano davvero i loro interessi, questa sarebbe una vera rivoluzione democratica. E alcuni non vogliono che succeda. Perciò mantenere la gente disperata e pessimista...
Io credo che ci siano 2 modi per controllare le persone. Il primo è quello di terrorizzarle, il secondo di demoralizzarle. Una nazione sana, colta e fiduciosa è più difficile da governare. Ecco perchè credo che vi sia il tentativo, nel modo di pensare di alcune persone, di impedire che la gente sia colta, in salute e fiduciosa, perchè così sarebbe impossibile da controllare.
L1% della popolazione mondiale possiede l80% della ricchezza mondiale. E incredibile che la gente tolleri una cosa simile, ma il fatto è che sono poveri, sono demoralizzati, e sono spaventati. E dunque pensano che la miglior cosa da fare sia eseguire gli ordini e sperare per il meglio."
<<Nonostante i 45 milioni di Euro stanziati (90 miliardi del vecchio conio), il portalone turisticoitalia.it voluto da Francesco Rutelli, ammaina bandiera e chiude per manifesta incapacità di metterlo online.
E’ un fallimento che al di là di ogni altra considerazione sullo spreco di denaro pubblico, è simbolico della specificità e rivoluzionarietà di Internet come medium. Non sono i soldi che fanno il successo di un sito Internet, come accade per il cinema o la tv, è la qualità, lo stare sull’onda, all’avanguardia, quello che conta.
Free software, condivisione, creative commons, social network, partecipazione, non consulenze miliardarie agli amici degli amici. Tra l’altro non si riesce neanche a immaginare come spendere 45 milioni di Euro per un sito Internet...>>