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Le solite cose raccontate più o meno bene.
E’ presente fotodocumentazione inequivocabile.
Niente a che vedere con.
Prendo invece le distanze da.
Ne valeva comunque la pena.
Combatto, praticamente solo, la Grande Malattia.
Io vivo a Padova. Sono, irrimediabilmente, post-padovano.

Elogio del Surf


El ga dà na bona idea a Venexia








mercoledì 5 marzo 2008 - ore 23:40


Il Mito della caverna
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Iniziamo così: Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il mito della caverna di Platone è probabilmente la più conosciuta tra le sue allegorie, metafore e parabole. L’allegoria è raccontata all’inizio del libro settimo de La Repubblica (514 b – 520 a).

Rappresentazione simbolica del contenuto del dialogo:

Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dall’infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro.

Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l’attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un’eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.

Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (si ricordi che sono incatenati fin dall’infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre "parlanti" come oggetti, animali, piante e persone reali.

Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del fuoco ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunchè. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.

Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell’acqua, e capirebbe che:

« è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e suoi compagni vedevano. »
(Platone, La Repubblica, libro VII, 516 c - d, trad.: Franco Sartori)

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall’ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento ed, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

ESEGESI DI LOSTWAVE: LA LIBERTA’ E’ BELLA ANCHE SE FA MALE

La caverna è l’Idaglia. Tutti si lamentano e tutti rimangono seduti, bendati e in catene a lamentarsi degli altri prigionieri. Ognuno vede quel che gli fa comodo vedere, e a tutti è mostrata un’informazione manipolata. Siamo terrorizzati da ombre proiettate su gelide pareti.
L’Idaglia è 1 galera in cui nulla è vero e così come dovrebbe essere: la scuola ci indottrina al nozionismo e al tranquillismo, l’università è un parcheggio/sala d’aspetto solo per i figli di famiglie abbienti (ma è pagata da tutti i contribuenti), il lavoro non riconosce merito e carreer opportunities e l’ascensore sociale è fuori servizio. Si lavora come asini medievali, non come uomini e donne del 3° Millennio. Come è possibile?

I CONTI DEL FALLIMENTO FATTO DA CHI CI HA PRECEDUTI E CHE NOI STIAMO GIA’ PAGANDO PER TUTTA L’IDAGLIA:

Siamo condannati a essere giovani – ma non adulti al 100%! - fino ai 50 anni e siamo discriminati per “ragioni” anagrafiche-generazionali.
La casa di proprietà non è 1 diritto.
La maternità non è 1 diritto.
Come lavoratori siamo animali da soma per chi è già ricco e, sbattendosene di 1 Mercato Unico Europeo e 1 Globalizzazione, non fa ricerca e sviluppo e fa pagare a tutti gli altri i costi della competizione globale.
Chi ha dai 50 ai 70 anni ha in mano TUTTO il potere economico, politico, finanziario.
I mass-media sono di proprietà di privati MA finanziati anche dallo Stato con i soldi di tutti.
La maggior parte dei giovani sotto i 35 è assunta come “precaria” e guadagna € 800-1000.
I vecchi (a 80 anni non si è anziani, si è vecchi) “godono” di pensioni di € 500-800.
La generazione del ’68 e quella del ’77 – quelli laureati con il 18 politico, che ha goduto del più spendaccione Stato sociale della storia del mondo – affamano i loro vecchi e mantengono in condizione di minorità i loro figli.
Nomi e cognomi delle responsabilità, dati, cifre, statistiche non li dà mai nessun politico: siamo informati in proposito da 1 comico: Beppe Grillo.
Beppe Grillo è considerato 1 pericoloso agitatore.
Chi si preoccupa è considerato 1 pericoloso agitatore.
Ci sono MILIONI di persone preoccupate che NON sono pericolosi agitatori ma persone preoccupate.
Le bollette di luce, acqua, gas, telefonia, Internet sono le più care d’Europa.
Le automobili costano in media 20-25% in più che nel resto d’Europa.
La benzina è la più cara d’Europa e aumenta ogni 7 giorni.
Paghiamo in media il 44% di tasse allo Stato che ci offre i servizi tra i peggiori servizi d’Europa.
Il 44% di tasse forse sono invece intorno al 50%.
Da 28 anni l’Idaglia ha il tasso di natalità più basso del mondo.
Da 3 anni la popolazione giovane è stata superata dalla popolazione di pensionati con pensioni da fame che tuttavia a breve sarà impossibile pagare.
Da 8 anni i salari sono invariati MA negli ultimi 7 anni le spese alimentari sono aumentate del 200-300% a seconda delle merci.
1 spesa al supermercato costa come 2 spese al supermercato.
L’ISTAT stima l’inflazione REALE (in Idaglia probabilmente abbiamo anche l’inflazione fittizia, quella pour parler, ecc.) all’8%, non al 2,6-2,7% come annunciato fino a 3 giorni fa.
181 è il numero di partiti che si presenteranno alle elezioni del 13 aprile.
1 assicurazione è ciò che a breve dovrò pagare per la mia 1 Vespa.
Negli ultimi 2 anni sono entrati in Idaglia 2 milioni di cittadini stranieri, di cui 1 milione di clandestini o irregolari o chissà come li intende la Bossi-Fini. In tutto ci sono circa 5 milioni di persone in condizioni disagiate in più rispetto a 1 lustro fa.
Dalla fine degli anni 60 l’Idaglia non sa cosa significhi edilizia popolare e non costruisce alloggi popolari.
Qual è l’unico Paese in Europa che non ha almeno 1 accordo transfrontaliero con un altro Paese UE? Esatto, l’Idaglia! Siamo in 1 Unione Europea ma stiamo per conto nostro.
Il 44% dei figli di dirigenti in Idaglia diventa dirigente. Solo l’8% dei figli di operai diventa dirigente.
Il 40% dei docenti universitari è sposato/a con un/una docente universitaria. 2 cattedre = 1 amore assicurato.
9 i ricercatori universitari sotto i 35 anni sul totale dei docenti universitari nazionale.
Il 60-70% dei figli di avvocati/medici/chirurghi/giornalisti/architetti dà soddisfazione ai propri genitori ricalcandone le orme in studio o in ufficio.
Fino 2 mesi fa ci dicevano che la Spagna non ci aveva superati riguardo al P.I.L., ora ci han superati anche la Grecia e il Portogallo.
Bastano 2 ore di auto e varcare 1 frontiera con il Mondo Libero per vedere più verde, più famiglie, più bimbi, meno traffico e meno capannoni industriali, meno pubblicità, MENO GENTE INFELICE.
4 le settimane di 1 mese. Dopo la settimana n° 2 inizia 1 agonia per il portafoglio.
Tutto ciò che in Europa è assolutamente NORMALE qui “da noi” è pericoloso e impossibile.
Ci vogliono minorizzare, ci vogliono imbavagliare, ci vogliono sostituire con immigrati ancor più poveracci e vogliono anche sentir dire dalle nostre labbra che siamo NOI a volere 1 “dolce dolce trattamento Ludovico Van”.

RESUME’ DA MALDICAPO:
1 anno: di produzione
6 mesi di lavoro: solo per le tasse
1 futuro: che inizia FORSE a 50 anni
1 auto che non somigli a 1 scatoletta di tonno: 1 sogno
1 famiglia: 1 mito
1 cazzo: noi non contiamo

Il nostro non è un Paese in declino. Il nostro non è un Paese. Il nostro Paese non è nostro.

Sa’, prepara l’Auto Nera, tra un po’ qui farà caldo.


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domenica 2 marzo 2008 - ore 21:36


NOI DURI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Music: Fred Buscaglione Lyrics: Leo Chiosso



Noi duri
coi volti scuri scuri
proiettiamo ombre lunghe sui muri,
noi duri.



Le donne
amiamo strane donne
con assurde fasciatissime gonne
che donne!

Con l’abito rigato e la pistola nel gilet
ad ogni partita rischiamo la vita.
Chi vuole un po’ di rogne sui due piedi ce l’avrà.

Prendila...



Noi duri
in fondo siam dei puri
ne facciamo un po’ di tutti i colori,
noi duri.



Noi duri
non siamo sempre fuori
scivolando lungo vicoli scuri
torniamo da mammà



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mercoledì 27 febbraio 2008 - ore 21:41


FUTURISTI CON LA CASA DEGLI ALTRI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non è una polemica fuori tempo massimo.

Certi personaggi, purtroppo, non cambiano mai. Un esempio? Beh, accendete la TV.

Comodo fare i "futuristi" con la casa degli altri!

Ci vorrebbero tristi, listati a lutto, possibilmente nuclearizzati:


Siccome a sQuola queste perle non le insegnano:

"marinetti filippo tommaso: Discorso contro i Veneziani

L’8 luglio 1910, 800.000 foglietti contenenti questo manifesto furono lanciati dai poeti e dai pittori futuristi dall’alto della Torre dell’Orologio sulla folla che tornava dal Lido. Così cominciò la campagna che i futuristi sostengono da tre anni contro Venezia passatista. Il seguente «Discorso contro i Veneziani», improvvisato dal poeta Marinetti alla Fenice, suscitò una terribile battaglia. I futuristi furono fischiati, i passatisti furono picchiati. I pittori futuristi Boccioni, Russolo, Carrà punteggiarono questo discorso con schiaffi sonori. I pugni di Armando Mazza, poeta futurista che è anche un atleta, restarono memorabili.

Veneziani! Quando gridammo: «Uccidiamo il chiaro di luna!» noi pensammo a te, vecchia Venezia fradicia di romanticismo! Ma ora la voce nostra si amplifica, e soggiungiamo ad alte note “Liberiamo il mondo dalla tirannia dell’amore! Siamo sazi di avventure erotiche, di lussuria, di sentimentalismo e di nostalgia!”. PERCHÉ DUNQUE OSTINARTI VENEZIA, A OFFRIRCI DONNE VELATE AD OGNI SVOLTO CREPUSCOLARE DEI TUOI CANALI? BASTA! BASTA!... FINISCILA DI SUSSURRARE OSCENI INVITI A TUTTI I PASSANTI DELLA TERRA O VENEZIA, VECCHIA RUFFIANA, che sotto la tua pesante mantiglia di mosaici, ancora ti accanisci ad apprestare estenuanti notti romantiche, querule serenate e paurose imboscate! Io pure amai, O VENEZIA, LA SONTUOSA PENOMBRA DEL TUO CANAL GRANDE, IMPREGNATA DI LUSSURIE RARE, E IL PALLORE FEBBRILE DELLE TUE BELLE, che scivolano giù dai balconi per scale intrecciate di lampi, di fili di pioggia e di raggi di luna, fra i tintinni di spade incrociate... Ma basta! TUTTA QUESTA ROBA ASSURDA, ABOMINEVOLE E IRRITANTE CI DÀ LA NAUSEA! E vogliamo ormai che le lampade elettriche dalle mille punte di luce taglino e strappino brutalmente le tue tenebre misteriose, ammalianti e persuasive! IL TUO CANAL GRANDE ALLARGATO E SCAVATO, DIVENTERÀ FATALMENTE UN GRAN PORTO MERCANTILE. TRENI E TRAMVAI LANCIATI PER LE GRANDI VIE COSTRUITE SUI CANALI FINALMENTE COLMATI VI PORTERANNO CATASTE DI MERCANZIE, TRA UNA FOLLA SAGACE, RICCA E AFFACCENDATA D’INDUSTRIALI E DI COMMERCIANTI!... Non urlate contro la pretesa bruttezza delle locomotive dei tramvai degli automobili e delle biciclette in cui noi troviamo le prime linee della grande estetica futurista. Potranno sempre servire a SCHIACCIARE QUALCHE LURIDO E GROTTESCO PROFESSORE NORDICO DAL CAPPELLUCCIO TIROLESE. MA VOI VOLETE PROSTRARVI A TUTTI I FORESTIERI, E SIETE DI UNA SERVILITÀ RIPUGNANTE! VENEZIANI! VENEZIANI! PERCHÉ VOLER ESSERE ANCORA SEMPRE I FEDELI SCHIAVI DEL PASSATO, I LERCI CUSTODI DEL PIÙ GRANDE BORDELLO DELLA STORIA, GL’INFERMIERI DEL PIÙ TRISTE OSPEDALE DEL MONDO, OVE LANGUONO ANIME MORTALMENTE CORROTTE DALLA LUCE DEL SENTIMENTALISMO?

Oh! le immagini non mi mancano, se voglio definire La Vostra Inerzia Vanitosa E Sciocca come quella di un figlio di grand’uomo o di un marito di cantante celebre! I vostri gondolieri, non potrei forse paragonarli a dei becchini intenti a scavare cadenzatamente delle fosse in un cimitero inondato?

MA NULLA PUÒ OFFENDERVI, POICHÉ LA VOSTRA UMILTÀ È SMISURATA.

Si sa, d’altronde, che voi avete la saggia preoccupazione di arricchire la Società dei Grandi Alberghi, e che appunto per questa vi ostinate ad imputridire senza muovervi!

Eppure, voi foste un tempo invincibili guerrieri e artisti geniali, navigatori audaci, ingegnosi industriali e commercianti instancabili... E SIETE DIVENUTI CAMERIERI D’ALBERGO, CICERONI, LENONI, ANTIQUARI, FRODATORI, FABBRICANTI DI VECCHI QUADRI, PITTORI PLAGIARI E COPISTI. AVETE DUNQUE DIMENTICATO DI ESSERE ANZITUTTO DEGL’ITALIANI, e che questa parola, nella lingua della storia, vuol dire: costruttori dell’avvenire?

Oh! non vi difendete coll’accusar gli effetti avvilenti dello scirocco! Era ben questo vento torrido e bellicoso, che gonfiava le vele degli eroi di Lepanto! Questo stesso vento africano accelererà ad un tratto, in un meriggio infernale, la sorda opera delle acque corrosive che minano la vostra città venerabile.

Oh! come balleremo, quel giorno! OH! COME PLAUDIREMO ALLE LAGUNE, PER INCITARLE ALLA DISTRUZIONE! E CHE IMMENSO BALLO TONDO DANZEREMO IN GIRO ALL’ILLUSTRE RUINA! SAREMO TUTTI PAZZAMENTE ALLEGRI, noi, gli ultimi studenti ribelli di questo mondo troppo saggio!

Così, o Veneziani, noi cantammo, danzammo e ridemmo davanti all’agonia dell’isola di File, che morì come un sorcio decrepito dietro la diga d’Assuan, immensa trappola dalle botole elettriche, nella quale il genio futurista dell’Inghilterra imprigiona le fuggenti acque sacre del Nilo!

Alzate pure le spalle, e gridatemi che sono un barbaro, incapace di gustare la divina poesia che ondeggia sulle vostre isole incantatrici!

Via! non avete motivo di esserne molto orgogliosi!...

Liberate Torcello, Burano, l’Isola dei Morti, da tutta la letteratura ammalata e da tutta l’immensa fantasticheria romantica di cui le hanno velate i poeti avvelenati dalla febbre di Venezia, e potrete, ridendo con me, CONSIDERARE QUELLE ISOLE COME MUCCHI DI STERCO CHE I MAMMOUTH LASCIARONO CADERE QUA E LÀ NELL’ATTRAVERSARE A GUADO LE VOSTRE PREISTORICHE LAGUNE!

Ma voi le contemplate stupidamente, felici di marcire nella vostra acqua sporca, per arricchire senza fine la Società dei Grandi Alberghi, che prepara con cura le notti eleganti di tutti i grandi sulla terra!

Certo, non è cosa da poco, l’eccitarli all’amore. Sia pure vostro ospite un Imperatore, bisogna che egli navighi lungamente nel sudiciume di questo immenso acquaio pieno di cocci istoriati, BISOGNA CHE I SUOI GONDOLIERI ZAPPINO COI REMI PARECCHI CHILOMETRI DI ESCREMENTI LIQUEFATTI, IN UN DIVINO ODOR DI LATRINA PASSANDO ACCANTO A BARCHE RICOLME DI BELLE IMMONDIZIE, TRA EQUIVOCI CARTOCCI GALLEGGIANTI, per poter giungere da vero Imperatore alla sua mèta, contento di sé e del suo scettro imperiale!

Ecco, ecco quale fu la vostra gloria fino ad oggi, o Veneziani!

VERGOGNATEVENE! VERGOGNATEVENE! E GETTATEVI SUPINI GLI UNI SUGLI ALTRI, COME SACCHI PIENI DI SABBIA PER FORMARE IL BASTIONE, SUL CONFINE, MENTRE NOI PREPAREREMO UNA GRANDE E FORTE VENEZIA INDUSTRIALE, COMMERCIALE E MILITARE SULL’ADRIATICO, GRAN LAGO ITALIANO!"

A Marine’ ar lago vacce a pijià er pesce!


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lunedì 11 febbraio 2008 - ore 22:34


Timbri Ribelli gegen la Bourgeoisie
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri domenica 10 febbraio abbiamo fatto una gita lumbarda

A casa di Amanda Toy


Amanda fa la punturina


Il benvenuto di Baby Army (poi si capisce perché)


La Fam. Griffin tenta il mimetismo SM ma io li scovo


Ah, ecco perché Baby Army


Mio antico mito dei ’90


Miss Arianna ti adoro!!!


Corsi e ricorsi storici: London in Milan 2008


Nicole Doll. Questa è l’unica foto di lei che posterò.
E’ destinata a diventare una grandiosa Suicide Girl.


Uno dei tattoo vincitori del concorso


Grande studio Buik


Tattoo City: ha tentato di fermarmi per parlare ma io dovevo fare le foto della Convention


Claudio Tattoo Passion + Giovanni: okkio al kolore!


Valentino di Striscia la Notizia che intervista Mr Angelo (chissà che si sono detti)


Timide orientali


La dolce Genziana che dipinge, tatua e balla danze polinesiane. E’ pure simpatica e modesta.


Dita: Vice-Fine del Mondo


Nere ali di Dita per volare via e distruggere altri pianeti


Non tatuatevi: fa male alla pelle, fa paura e le ragazze non vi vogliono!

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sabato 2 febbraio 2008 - ore 15:34


La Prova del Legionario
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Bisogna rispettare le regole.
Su questo siamo tutti d’accordo. A parole.

Sono felice di aver superato "brillantemente" la Prova del Legionario, questo lo dice lui. Ma a che prezzo!
Finiamola qui.

Vi basti sapere che siamo molto arrabbiati ora, io e Kirsten Dunst!

Caro Legio, attendo ciò che mi spetta di diritto.
Solo così dopo tutto quello che è successo, FORSE, saremo pari.

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domenica 13 gennaio 2008 - ore 17:12


Appunti sull’Amore Dolente
(categoria: " Amore & Eros ")


La Ragazza ha le idee chiare (i maschi, ma non solo, cliccheranno sul tasto destro del mouse e salveranno la foto nella cartella che preferiscono).



Due settimane fa ho rivisto con piacere Antonio, un amico di Padova alto, magro dai capelli lunghi e dal piglio deciso. Ci siamo visti in tarda serata al locale che qui chiameremo Fetish Market (per non essere accusati di fare pubblicità a un club di spacciatori di hip hop e Erasmine espagnoles).
Si beve una birra al banco e e mi racconta di come gli va la vita in Svezia, Paese del Primo Mondo in cui Antonio risiede da circa due anni e dal quale ritiene assai sconveniente rimpatriare. Antonio ha una gran bella ragazza autoctona con la quale convive. E’ molto innamorato e, da rubacuori-e-mutandine quale è sempre stato, mi confida che “’sta volta fa sul serio”. Lei deve finire gli studi e lavora come cameriera per dividere l’appartamento a Goteborg con lui. Una bella storia d’amore vero.
Causa diverse birre io e Toni decidiamo di fare un salto alla truce toilette (leggi: autentica latrina) del Fetish Market. Inopinatamente, chi ci aveva preceduti aveva lasciato il luogo in uno stato che ricorda questi giorni della “munnezza” napoletani. Atroce visione! Io, pur maschio e naturalmente avvantaggiato, mi rifiuto di farla lì. Toni approva e facciamo per uscire dalla toilette, quando le tre ragazze (brutte, davvero brutte tutte e tre!) che aspettano il loro turno prendono a commentare: “sì, andatevene, maschi!”, “è meglio se ve ne andate”, “ci sono troppi maschi in questo posto, che schifo!”. Non credo alle mie orecchie per l’inusitata aggressione verbale in un locale in cui le donne vanno per farsi strusciare dai mandrilloni in pista e sotto il fungo calorifero mentre fumano sudaticce una sigaretta dietro l’altra. Toni mi guarda dispiaciuto per tanta insipienza delle cesse nel cesso e mi guida, essere di superiore distacco, fuori dall’antro osceno ributtante. Io mi limito a ricordare a quella che sembrava la capetta della Brigata del Cesso: “sei mezza maschio anche tu!”. “Che vuoi dire, eh?”, dice lei sprezzante viperina. “Tuo padre è maschio, ti ha fatta insieme a tua mamma, ergo sei mezza maschio anche tu!” L’orgoglio di sé rocca forte, il sessismo nei cessi è da loser. Andiamo avanti.


Bryan Ferry “Slave to Love”: epitome dell’Amore New Romantic degli 80’s. una scuola di stile e belle donne.

Si dice che l’uomo italiano, il macho latino (?), non è più un seduttore, un Casanova, un Califano. Non scherziamo: Casanova era un nobile libertino colto e innamorato delle donne tutte, gli altri non li vedeva proprio. Allora oggi rimangono i suoi grotteschi imitatori, soprattutto televisivi, in sedicesimo. Ha fallito il macho latino? Finalmente!
Bisognerebbe domandarsi cosa significhi “macho latino”. Io non mi sento né l’uno né altro. Il “Macho” latino è un fuco dalla forma varia e cangiante, dalla pelle aliena, dai capelli ingellati, penetratore non inseminatore, insidioso prodotto da esportazione nordeuropea, mononeuronale, maschilista. Egli teme il passare delle stagioni. In tutti i sensi: vive soprattutto d’estate e ama il caldo, teme però d’incanutirsi. E’ la versione maschile dei difetti presenti nella donna. Il “Macho latino” non fa figli. Il “Macho latino” fa cagare.
Io sono uomo, non oggetto da collezione. Io sono veneto, non sono latino. Io intendo implementare il mio DNA con un DNA almeno altrettanto valido e sollevare con le mie opere e i miei consigli lo sgradevole tenore etico e biologico dei miei contemporanei. Per far ciò io ho bisogno di una donna, una Signora della Vita. Non femminette dall’Amore Dolente, fiorellini timorosi di essere presi e recisi, imeni idolatrati, cavalle da sagra, scialbe PR di se stesse, femministe part-time, gatte da vetrina, impiegate precisine nell’organizzare. Non organizzatevi, lo farò io per voi. Rifuggite la schizofrenia auto-appagamento-approvazione sociale, cercate l’innamoramento!

David McTaggart, l’uomo che ha reso grande Greenpeace affrontando più volte le navi nucleari francesi a Mururoa. Un uomo coraggioso e solo, spesso, nella lotta. Ma con 4 mogli e 5 figli (o il contrario, non ho mai capito).

Cosa non vediamo più in Idaglia:
1 – Tante persone innamorate. In Idaglia le persone innamorate sono molto molto rare. Le si nota come si nota un’eccezione.
2 – Coppie che passeggiano mano nella mano. All’estero lo fanno senza vergognarsi anche a 40, 50, 60… anni. A me piace vedere le coppie che si tengono per mano. Mi fa sentire vivo.
3 – Il bacio casto. In pubblico il bacio è diventato una mistificazione, un’illusione. E’ con la lingua o non è. Non parlo, ovviamente, dei due bacetti dati tra amici/he per salutarsi. Parlo invece del bacio tra innamorati in pubblico. Fateci caso: troppo sopra le righe, non è dolce.
4 – Donne che sappiano dire che no, “Il numero di telefono non te lo do!”. Te lo danno TUTTE. Poi ti sfibrano con infiniti sms, telefonate nel dominio del nulla, la difficilissima organizzazione di eventi come uscire a mangiare la pizza. Ma prima devono sentire le amiche.
5 – Donne che non ti chiedano l’e-mail. Devono avere la tua e-mail. E così nasce una versione, se possibile, ancor più pervicace e insidiosa del trappola telefonica. Ti mandano foto, ti chiedono foto. Ti mandano poesie, ti chiedono poesie. Il corteggiamento copia-incolla. Valuterò se abbonarmi a un sito porno senza foto e senza poesie.
6 – Donne che abbiano intenzione di metter davvero alla prova il nuovo partner. Non intendo ordalie medievali o giochi senza frontiere. Intendo: passare molto tempo insieme. Eppure esse dicono a lui e a se stesse: “purtroppo, il tempo non c’è”. Si va però al solito bar nelle piazze, al centro commerciale, da Media World a comprare i DVD e le cartucce per la stampante. Esse passano il lunedì sera a lavarsi i capelli e a guardare la fiction in TV. Sono ricche di tisane e te le propongono anche con la pizza.
7 – Donne in grado di dire: “No, basta aperitivi! Non voglio passare un’altra serata a bere 1, 2, 5 spritz in un locale affollatissimo e rumoroso dove io incontro le mie amiche e tu i tuoi amici. Portami piuttosto a cena, ché lì parliamo per almeno un’oretta tranquiloli tranquilli e capisco se mi interessi o se stiamo perdendo tempo in due”. Andrei in deliquio per una donna che dopo 1, 2 appuntamenti-aperitivi (lo chiamiamo Spritz-Date?), mi dicesse senza tanti fronzoli che mi vuole SI’, oppure mi vuole NO.
8 – Donne che sanno che lavoro fai, dove vivi, cosa vuoi realizzare nella vita, cosa hai già raggiunto, per quali sogni o persone saresti disposto ad andare in prigione. Ormai le conversazioni al bar o al club sono semplicemente la somma di due monologhi paralleli. Il testosterone, quello buono, ne soffre.
9 – Donne (soprattutto sopra la trentina) che annuncino pubblicamente: “io quello lì lo amo, lui è il mio uomo!”. Qualsiasi donna inglese, francese, tedesca lo farebbe. Senza scenate carnascialesche, ma in modo chiaro e limpido. Per poter dire prima di essere sepolte di aver amato veramente.
10 – Donne con 1 o più bambini. Il consumismo ha negato la donna in quanto tale, più di ogni altra ideologia. Nell’urgenza di “comprare tutto” e di “comprare bene” la donna trascura l’Elemento Centrale della sua vita. In Idaglia da 27 anni il tasso di mortalità è più alto del tasso di natalità e negli ultimi 10 anni è vertiginosamente aumentato il numero di donne “celibi per scelta”: solo un’avventuretta triste in auto o in casa dei genitori e tanti saluti. Così la stirpe muore. Ma la donna è troppo impegnata a fare le pulci al suo degno compare maschio per assumere miglior consiglio.

Io stimo questi anni una Tragedia di Proporzioni Cosmiche. I mediocri ridano. I puttanieri diano loro man forte. Le Acide dicano che è sempre solo colpa del maschio. Le Troppo Belle si passino una mano tra i capelli. Ma io, in ogni caso, una soluzione la trovo.


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domenica 6 gennaio 2008 - ore 20:02


Anch’io ho dei buoni propositi per il 2008:
(categoria: " Vita Quotidiana ")


1 - andare in prigione (e lì farmi un tattoo per festeggiare)


2 - uscire dalla prigione (e fuori da lì farmi un tattoo per festeggiare)


3 - comprare un armadio nuovo (entro febbraio)

4 - comprare un’auto/moto nuova (per l’estate o prima)


5 - finire di scrivere il libro senza impazzire (quasi fatto)

6 - essere figo/essere fashionable nel 2008


7 - viaggiare in 2/3 Paesi stranieri


8 - mangiare in ristoranti etnici


9 - essere intelligente (questa è una cosa che non si vede)

10 - conoscere Beatrice Borromeo (giornalista di Anno
Zero) e fare qualcuna delle precedenti 9 cose con lei


Sono sicuro che nel corso dell’anno mi verranno in mente

molte altre cose.
Si accettano suggerimenti.

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martedì 1 gennaio 2008 - ore 17:08


UN OTTIMO 2008 A TUTTI E TUTTE!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ l’anno giusto!



Per chi porta la dolcezza


Per chi ci fa riflettere


Per chi ama la lotta


Per chi sa aspettare il ritorno


Per chi la porta a casa


Per chi non ci casca più


Per chi sa come fare


DIAMOCI DA FARE!

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giovedì 27 dicembre 2007 - ore 19:02


In Kulo allo Zeitgeist!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




La Via facile e breve e noiosa l’ho abbandonata alle scuole elementari (dove ha studiato anche il mio guitar hero adolescenziale e sua sorella dal noto piercing). In favore dei robots spaziali e dei mostri giapponesi. Salvato da Mishima. Portato in cielo da Goldrake. Sedotto da Fujiko. E allora non devo stupirmi più di tanto se poi, di fronte allo sfacelo di quest’Idaglia di cartapecora ma tuttora infinatmente viziosa, mi scopro a fare sogni ad occhi aperti come questo:

Non voglio giustizia. Non voglio sentirmi capito. Non voglio salvare nessuno. Neanche me stesso.
Io voglio VENDETTA. Tutto maiuscolo dall’inizio alla Fine.
Sono anni di merda. Dopo gli anni di piombo, gli anni del craxismo, dello yuppismo, del consumismo, sono arrivati gli anni di merda. Adesso basta però. Questo mondo è talmente vecchio e malato che si rifiuta di morire. Diamo una mano all’eugenetica drigolore!
Lo Zeitgeist, dicevamo, imperversa e il popolo soffre. Ecco allora che sorge un nuovo eroe (nel sogno sono io). Scrivo pamphlets di fuoco che denunciano il Presente, evito imbarazzanti frequentazioni politiche, non mi vendo. Sono anche un po’ viveur e tra una rivolta e l’altra vado in disco e al club a sentire una gig indimenticabile e a fumare un sigaro Moods. Un occhio sempre aperto, anche quando dormo, diretto alla porta di casa o del locale, ché immagino la Polizia potrebbe irrompere da un momento all’altro e arrestarmi come Pericoloso Incendiario in Lotta per la Libertà.
Un bel giorno, mentre sono al pc – come ora – e sto inviando al mio Editore il Pamphlet definitivo: “Pericoloso Incendiario in Lotta per la Libertà, venga fuori con le mani in alto!”. E’ il Commissario Lapajata che mi intima di consegnarmi. Usa la forma di cortesia perché il mio sogno è un sogno romantico.
“Gnanca morto!”, mi dico e continuo a scrivere nel tentativo di ultimare il libello e di inviarlo via e-mail a chi saprà farlo circolare.
Scaduti i sessanta secondi di rito, la Polizia apre il fuoco. La mia casa, che per l’occasione ha pareti di legno come nel vecchio West, è traforata dai proiettili ma io non cedo e termino la mia produzione tra i fischi delle pallottole e la voce megafonata di Lapajata che ordina: “Irrompete!”
Io difendo la postazione-pc lanciando vocabolari, dizionari, atlanti geografici, dvd, un orologio-sveglia, un portaocchiali, un caricabatterie, due batterie, una matita mai usata, una tazza di caffè vuota macchiata sul bordo, un blocco per appunti. E’ tutto.
Non ho altro da lanciare: è la fine. Urlo: “Liiibeeertààà!”
Un colpo di pistola mi colpisce in pieno petto a pochi centimetri dal cuore, un altro colpo mi ferisce di striscio sul braccio sinistro tra due tattoo. Una bella fortuna: il mio braccio del colpo segreto è quello destro e non dovrò rifare i tattoo. Una rosa rosso sangue –il mio sangue – impreziosisce ora la bianca camicia che vesto come un filosofo destinato al patibolo. Morto fuori, libero dentro.
Uno sbirro dall’aria gelida porta via il pc. Un altro fruga tra le mie cose e mi sottrae dei libri libertini per uso personale. Un terzo sbirro dalla faccia buona e dai piedi pelosi (non so come faccio a saperlo), mi alza il capo da terra e intende far tesoro delle mie ultime parole. Esse sono: “Non c’è Libertà senza il rispetto, ma anche un tirapugni, una frangetta assassina e un Tiki bar!”. Dubito che lo sbirro capisca fino in fondo ciò che gli rivelo mentre contemplo la linea sottile tra la vita e la morte.

Sono bellissimo al momento del mio assassinio. Ho camicia bianca con risvolti sulle maniche e lunghi capelli neri profumati e ondulati. Assomiglio a Lord Byron o a Percy Shelley in vacanza a Genova. Ne valeva la pena.


Però non muoio. Troppo grande è il mio odio. Il giudice Ciro Mastrosardanapalo mi fa rinchiudere al Due Palazzi. Ma il mio Avvocato Tigre muove le conoscenze giuste e mi fa imprigionare a Venezia. Ai Piombi. E’ più romantico.

Chiedo e ottengo una dieta a base di pane ed acqua e carcerieri veneziani del primo Settecento. Non una parola in idagliano, almeno nel periodo del carcere, mon dieu! Sono imprigionato e non mi hanno nemmeno comunicato con che accuse. Ma so che il processo sarà una farsa e la sentenza è già scritta: MORTE! Per me. Ma anche per chi mi condannerebbe. Giorno dopo giorno sento infatti crescere la solidarietà intorno a me e aciò che rappresento. I compagni di sventura hanno parole gentili e cuore generoso. Dei detenuti napoletani mi offrono della pizza. Che io mangio per questione di etichetta e a patto che essi non cantino per me. Curvacei Viados brasiliani estraggono dal reggiseno sigarillos aromatizzati e me ne fanno dono senza nulla chiedere in cambio. Un milanese chiamato Umberto Cotoletta – detto “Uhè”, condannato a dodici anni per bancarotta fraudolenta, riesce a farmi avere un piccolo pc portatile con il quale ricomincio a scrivere.

Ma la legge vigila. E una notte umida e silenziosa un secondino mi scopre a digitare Parole di Libertà. Mi strappa il pc a colpi di manganello elettrico e chiama i colleghi della Squadra della Morte. I bastardi vogliono ammazzarmi di botte nella stessa cella, ma io propongo di torturarmi senza pietà fino all’alba nelle segrete dei Piombi. Offro loro i sigarillos aromatizzati e un ratto morto che custodisco tra le fessure di pietra della cella. I Bastardi della Morte accettano. Vengo prestigiosamente torturato senza pietà nelle segrete fino all’alba come pattuito. La musica in sottofondo è dei Queens of the Stone Age e ad ogni mio gemito o grido di dolore, i supplizianti cambiano strumento di tortura. Me li passano davanti agli occhi e mi dicono: “questo è Cuba!”, “questo è Chile!”, “Questo è Mandela!”, “Questo è Macedonia – Ex Repubblica Federale di Jugoslavia, ora denominata semplicemente Federazione Serbia-Montenegro!”. E ancora: “che te ne pare, bastardo?”. E la risposta la conoscono già. Ma più delle percosse, sono le parole a farmi male.
Perché non c’è Libertà senza il rispetto, ma anche un tirapugni, una frangetta assassina e un Tiki bar.
Io resisto fino alla fine anche senza l’aiuto delle droghe offertemi dal milanese. Voglio godermela tutta, bastardi, sono migliore di voi aguzzini! In un bagno di sangue e sudore e kattivi pensieri trovo sempre il modo di lanciare un solo grido contro la violenza del Regime Totalitario. E il mio è il grido più antico e più amato dall’Uomo: “Libertà!”


Miracolosamente, in carcere non mi ammazzano. Le torture nelle segrete, la detenzione in isolamento, non mi stronca. Il passaparola sulla mia scomparsa raggiunge tutti gli altri detenuti nel giro di tre giorni e tre notti. Per solidarietà, un marocchino, a cui avevo estratto una spina dalla zampa, incita i suoi connazionali a uno sciopero della fame. Essi sono il settanta per cento della popolazione carceraria. Un napoletano, cui avevo detto che Maradona sarebbe presto diventato il futuro Presidente della Repubblica, sentenzia in vernacolo non riproducibile: “se c’è da fare casino io ci sto!”. E’ seguito da tutti gli idagliani dietro le sbarre. Essi sono il restante trenta per cento dei pijami a strisce.
I carcerati sbattono tazze di latta contro le sbarre e fanno un gran rumore che non piace alle guardie. “Lostwave, uno di noi!”, cantano a squarciagola. “Lostwave Presidente!”, motteggiano.
Lo sciopero della fame dei carcerati si protrae per cinque giorni e i miei sostenitori ottengono maggiore clemenza per me e giornali sportivi con gossip su calciatori e veline per loro.
Il giudice Mastrosardanapalo è allora costretto a togliermi dall’isolamento e a concedermi di poter scrivere: “prova a scrivere con la mano rotta!”, ghigna però sotto il baffo da irakeno.
Il giudice Mastrosardanapalo è un figlio di puttana.

In seguito a una soffiata da parte di un detenuto egiziano sfregiato in diagonale dalla fronte all’ombelico, sento che sto per passare un altro brutto momento e mi guardo di continuo le spalle.
Ma la legge vigila. E una notte umida e silenziosa un secondino mi scopre a digitare Parole di Libertà, mi strappa il pc a colpi di manganello elettrico e NON chiama i colleghi della Squadra della Morte. Non gli serve chiamarli. Mentre mi dibatto tra le scosse elettriche egli mi spezza le ossa della mano destra con una manganellata ben assestata. Vigliacco!
“Conosco chi mi manda quella manganellata!”, gli urlo e penso al giudice Mastrosardanapalo sapendo di non potermi sbagliare.
“Libertà!”, “In kulo allo Zeitgeist!”. Un calcio mi chiude la bocca e vedo solo buio e stelle.
Sogno che il giudice Mastrosardanapalo è un figlio di puttana. E poi sogno anche che gioco ai cavalli e vinco e volo via con il cavallo vincente, non prima di aver pizzicato il culo alla moglie del giudice Mastrosardanapalo. “Prendi e porta a casa!”, li sfotto quei due bastardi.

Torno in isolamento per settimane. Chiedo e ottengo di poter essere legato in ceppi e di non poter ricevere visite. E’ più romantico. Inoltre, penso di rivendere un giorno ormai vecchio e rincoglionito queste mie memorie dei Piombi in pessime taverne tra le calli di Venezia. Per una brocca di rosso a buon prezzo.
Dopo un mese di isolamento, su pressione dell’opinione pubblica, torno a un regime carcerario “normale”. Divido la cella con un altro ospite di riguardo. E’ un francese da sempre ospite dell’Hotel Ai Piombi. Pare si tratti di un nobile. Di certo è persona colta e faconda. Ama intrattenermi in garbate conversazioni sul destino del Quarto Stato. Intende offrirmi i buoni uffici della Sezione delle Picche. Sostiene di aver conosciuto personalità eccellenti. Narra densi aneddoti sulla crema delle brioches di Versailles. Non credo a tutto ciò che dice.
Mi rifiuto di accettare la confidenza che avrebbe scritto la prima versione – in francese, per l’appunto – de “Il Milione” di Marco Polo. L’insostenibile Grandeur de la France. Irriducibili Galli.
Comunque il Marquis sa scrivere e io gli dètto con piacere.

Intanto, nel Paese lì fuori il mio caso è storia da prima pagina. Alcuni partiti vogliono la mia eliminazione tout-court. E’ polemica tra i poli su decapitazione o smembramento tramite traino di cavalli. I più teneri chiedono l’ergastolo. I Vescovi dichiarano che riceverò il perdono. Dopo morto.
Il padrone di casa esige gli affitti arretrati. La situazione si intorbidisce giorno dopo giorno. Me la vedo brutta: il Marquis prende nota di tutto ciò che gli dètto e il libro è quasi alla fine. Eppure il francese non mi convince del tutto. Ieri mi ha suggerito che “non occorre essere liberi per visitare Sodoma”. Si riferiva a un qualche romanzo di cui si attribuiva ancora una volta la paternità.
Vedete con chi mi devo misurare.

Dopo centoventi giornate, l’affaire “In kulo allo Zeitgeist!” approda, pur con qualche distinguo e nel rispetto dei limiti, ad Anno Zero. Santoro ci va giù duro. La dice tutta. La GGènte capisce che aria tira: “è solo uno che diceva la Verità”, dice una anziana intervistata dall’inviato occhialuto. A quel punto dei giovani rovesciano le transenne in Piazza delle Erbe, dove Santoro ha fatto sapientamente installare il megaschermo per la diretta con la pancia della città. “Libertààà”, gridano e spaccano tutto cantando cori uligani.
La Polizia del Regime Totalitario interviene manganellando alla cieca tra la folla, colpendo vecchi, donne, bambini, insegnanti di matematica, Gormiti della nuova serie. E’ un bel casino.
Salta la diretta con le immagini di Beatrice Borromeo, commossa per la mia sorte, che proclama al Paese intero, mordendosi il labbro inferiore: “Lostwave, io ti salverò!”

Il giorno dopo Beatrice Borromeo si reca dal giudice Mastrosardanapalo e lo convince a rilasciarmi. NON come piacerebbe credere a voi. Bea minaccia Mastrosardanapalo di vestirsi sempre di nero e di non sciogliersi più i capelli d’oro e di essere sempre triste, fino alla mia liberazione. Stringe i pugni, Bea. Pesta i tacchi nervosamente e fissa Mastrosardanapalo dritto dritto negli occhi come se dovesse fulminarlo.

Il giudice concede che va bene, è meglio per il Paesse, si tratta pur di un gesto di clemenza. L’Idaglia ha un grande cuore e ssà pperdonna’. Purtroppo, non si può fare subito, deve passare ancora un po’ di tempo: “sai, Bea, per non creare spirito di emulazione…”
Ma Beatrice non è sciocca e sbotta: “ridammelo subito il mio Lostwave, bastaaardo!”, e dice “bastaaardo” con una voce talmente stridula che a Mastrosardanapalo sembra lei gli stia tagliando il pisello. “Tu, voi! Voi me lo volete ammazzare il mio Lostwave, ma io non lo permetterò!”.
“Basta così, signorina Borromeo” dice il Mastrosardanapalo “ancora sette giorni e riavrà il mostro tutto per sé”.
“Molto bene, signor giudice”, dice Bea “ma stia attento che non gli succeda un qualche incidente o sarà lei in prima persona a risponderne. Per sicurezza invierò Rudolf ai Piombi!”
“Signorina Borromeo…”, tenta di opporsi il vecchio giudice.
“Troppo tardi, signor giudice, Rudolf è già per strada”.


Rudolf (Rufolf Otto, così chiamato in onore all’etnologo e classicista tedesco dell’Ottocento), è un bracco di Weimar di proprietà di Beatrice Borromeo. Un Signor Bracco di Weimar. Singolarmente più grande della media.
Rudolf si apposta dinnanzi al portone della prigione. Il suo naso bagnato punta in direzione della mia cella. Rudolf fa molta paura al Marquis francese e alle guardie. Ogni volta che uno dei secondini, ora diventati gentilissimi, passa davanti alle sbarre della mia cella per portarmi il pasto, Rudolf emette un nero lamento che gela il sangue ai malintenzionati.
Rudolf non ha fame, non dorme, non deve riposare. Sembra divertirsi ad attendere il mio rilascio nella sua magnifica postura a quattro zampe.
Se fischio dalla finestra della cella Rudolf scodinzola.
Con gran dispendio di inchiostro e penne d’oca il Marquis termina la prima stesura del mio “Libro dal Carcere”. Ne siamo entrambi soddisfatti. Festeggiamo con una cena pantagruelica bagnata dal Dom Perignon e da vini alsaziani. Cantiamo inni antivandeani. Giochiamo a carte e vince il Marquis. Mi fa dono del mazzo di carte segnate. Ci addormentiamo ubriachi e abbracciati come moschettieri guasconi, mentre il Marquis mi sbiascica all’orecchio: “the Ace of Spades, the Ace of Spades…”


Al termine degli ultimi sette giorni di prigionia dorata Beatrice Borromeo mi viene a prendere all’ingresso dei Piombi. Mi getta le braccia al collo e mi stringe forte il suo seno supermodel contro il mio di ribelle. Le sue sono lacrime sincere e mi bacia con le labbra rosse e con gli occhi dell’Amore. Rudolf trotta intorno a noi due in un cerchio di latrati gioiosi.
“Vieni, Lostwave, ti porto a casa”, sussurra la mia liberatrice.
Beatrice Borromeo è venuta a prendermi a bordo di una Cadillac nera.


Devo acquistare una camicia bianca dal taglio settecentesco.


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venerdì 21 dicembre 2007 - ore 00:24


BUON SOLSTIZIO!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


MUOIA IL VECCHIO INVERNO!

LUNGA VITA AL NUOVO ANNO!





























IL DIO STANCO TORNA A CASA

UN SOLO FUOCO ARDE L’INTERA NOTTE IN ETERNO

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