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Sometimes I wonder who am I Who made the trees, who made the sky Who made the storms, who made heartbreak I wonder how much life I can take LOU REED
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lunedì 9 giugno 2003
ore 16:49 (categoria:
"Musica e Canzoni")
5 ragazzi da tenere d'occhio
Questi 5 ragazzi di New York hanno esordito alla fine del 2001 con un album breve ma molto intenso: IS THIS IT. Niente di nuovo sotto la luce del solo ma davvero buon vecchio rock tra Lou Reed e Iggy Pop.

Recensione:
THE STROKES "Is this it" (Rca)
I Velvet Underground sono stati uno dei gruppi più importanti della storia del rock. Gli Strokes rischiano di diventarlo. Immaginate quel suono di chitarre sferraglianti, la reiterazione programmatica, lo strascico vocale, quel senso di lurido svaccamento metropolitano. Addizionate a tutto questo l'incedere dinoccolato ed arrembante dei migliori Clash. Recuperate la lucida lezione newyorkese del Lou Reed della maturità ed ibridatela con il lezioso nervosismo di alcune sortite care agli Sparklehorse. Forse avrete la quadratura del cerchio.
Si puo' suonare rock'n'roll nel 2001, ma bisogna metterci il cuore. Di più, bisogna metterci le viscere. Nulla a che vedere con le gelida incisività della scuola scandinava (Hives, Peepshows), niente riff kissiani o tentazioni stoogesiane (Hellacopters, Gluecifer): qui si fa sul serio. Dannatamente sul serio. Una carezza indolente, un guanto di pelle nera, che inaspettatamente prende le forme di un ceffone impertinente: le canzoni degli Strokes sono fatte di questa materia, subdole, apparentemente inoffensive. Ma quando parte il graffio sull'epidermide resta il segno. E quando si erge l'assolo di chitarra è il nirvana dei sensi.
Abbiamo tutti sognato di poter ascoltare la freschezza di una "Soma", l'eloquenza di una "Last Nite" nell'ultimo decennio. Ed abbiamo tutti sperato di poter testimoniare ai posteri l'evidenza di uno splendido capitolo della storia del rock: finalmente ci siamo, il sogno è divenuto realtà. Un disco che parla la lingua delle frustrazioni quotidiane, la carica delle rinascite improvvise, l'ennesimo 'nervous breakdown' delle nostre esistenze qualunque. Un'opera nostra e solo nostra. Inutile andare a caccia di metafore, questo è il classico platter che puo' salvarvi la vita. Rock, ancora rock, fortissimamante rock. Sensuale, sguaiato, confidenziale, terapeutico.
Adorateli, coccolateli, appendete nella vostra camera il loro poster, le loro facce bislacche ed inespressive. Perché se lo meritano.
Michele Dicuonzo.
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lunedì 9 giugno 2003
ore 16:49 (categoria:
"Musica e Canzoni")
5 ragazzi da tenere d'occhio
Questi 5 ragazzi di New York hanno esordito alla fine del 2001 con un album breve ma molto intenso: IS THIS IT. Niente di nuovo sotto la luce del solo ma davvero buon vecchio rock tra Lou Reed e Iggy Pop.

Recensione:
THE STROKES "Is this it" (Rca)
I Velvet Underground sono stati uno dei gruppi più importanti della storia del rock. Gli Strokes rischiano di diventarlo. Immaginate quel suono di chitarre sferraglianti, la reiterazione programmatica, lo strascico vocale, quel senso di lurido svaccamento metropolitano. Addizionate a tutto questo l'incedere dinoccolato ed arrembante dei migliori Clash. Recuperate la lucida lezione newyorkese del Lou Reed della maturità ed ibridatela con il lezioso nervosismo di alcune sortite care agli Sparklehorse. Forse avrete la quadratura del cerchio.
Si puo' suonare rock'n'roll nel 2001, ma bisogna metterci il cuore. Di più, bisogna metterci le viscere. Nulla a che vedere con le gelida incisività della scuola scandinava (Hives, Peepshows), niente riff kissiani o tentazioni stoogesiane (Hellacopters, Gluecifer): qui si fa sul serio. Dannatamente sul serio. Una carezza indolente, un guanto di pelle nera, che inaspettatamente prende le forme di un ceffone impertinente: le canzoni degli Strokes sono fatte di questa materia, subdole, apparentemente inoffensive. Ma quando parte il graffio sull'epidermide resta il segno. E quando si erge l'assolo di chitarra è il nirvana dei sensi.
Abbiamo tutti sognato di poter ascoltare la freschezza di una "Soma", l'eloquenza di una "Last Nite" nell'ultimo decennio. Ed abbiamo tutti sperato di poter testimoniare ai posteri l'evidenza di uno splendido capitolo della storia del rock: finalmente ci siamo, il sogno è divenuto realtà. Un disco che parla la lingua delle frustrazioni quotidiane, la carica delle rinascite improvvise, l'ennesimo 'nervous breakdown' delle nostre esistenze qualunque. Un'opera nostra e solo nostra. Inutile andare a caccia di metafore, questo è il classico platter che puo' salvarvi la vita. Rock, ancora rock, fortissimamante rock. Sensuale, sguaiato, confidenziale, terapeutico.
Adorateli, coccolateli, appendete nella vostra camera il loro poster, le loro facce bislacche ed inespressive. Perché se lo meritano.
Michele Dicuonzo.
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lunedì 9 giugno 2003
ore 10:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Altra recensione

L'UOMO DI NEW YORK di Francesco Belais Tutta la storia di Lou Reed, nel doppio cd "NYC Man" dal 16 maggio in tutti i negozi di dischi. A Milano unica data italiana del tour ed incontro con i fans alla Feltrinelli. Sabato 17 Maggio 2003 (altri articoli di Francesco Belais )
E' in vendita dal 16 maggio "NYC Man - The Ultimate Collection 1967 - 2003" il doppio cd antologico del grande mito del rock, Lou Reed. Trentasei anni di carriera ripercorsi in questa prima raccolta ufficiale curata personalmente dall'artista. Trentuno brani, ognuno con la sua fetta di storia. Si ripercorre ogni tappa e ci rendiamo conto di quanto il lavoro non risulti datato o dal sapore nostalgico. L'esordio con i Velvet Underground, nati sotto la stella di Andy Wharol nel 1964 con l'intenzione di unire le sperimentazioni psichedeliche di allora al rock and roll. Il sodalizio umano ed artistico - si parlò addirittura di una relazione omosessuale tra i due - con il genio di David Bowie, che nel 1972 produsse a Londra il secondo album di Lou Reed da solista contenente "Perfect day" e "Walk on the wild side", due canzoni destinate a rimanere nel tempo, e così via fino ad arrivare ai giorni nostri.
Reed, meglio di chiunque altro ha cantato e descritto il grido, talvolta doloroso e crudo, della Grande Mela, facendosi voce del sound di New York, una metropoli che, come poche al mondo, può vantare di essere stata descritta, scavata così a fondo con le parole e la poesia di tante canzoni di questo grande artista del rock. I versi essenziali, ma evocativi, di Lou Reed trattano argomenti - sesso, abuso di droga, omosessualità, depressione - che prima di lui erano stati esplorati solo dalla letteratura e dalla poesia, portando così le classiche tre note del rock and roll a livelli che nessuno prima si sarebbe immaginato.
Nel 1973 il suo cantare la diversità, si traduce in maschera, si presenta, infatti, con unghie smaltate e capelli colorati ammiccando al mondo del travestitismo. In questo modo ha ispirato innumerevoli artisti, è stato un esempio per movimenti quali il Glam, il Punk, il Rock alternativo. Molto prima di Eminen, Lou Reed aveva testimoniato le dimensioni angosciose esplorate dal rapper. Nessuna delle ballate più celebri manca all'appello nel doppio Cd: "Sweet Jane", "I'm Waiting for the Man", Sally Can't Dance", "Coney Island Baby", "Vicious", "Perfect Day" e, naturalmente, "Walk On The Wild Side" (brano che fu tradotto anche in italiano - "I giardini di Kensington" - ed interpretato da Patty Pravo).
Ma non è solo il passato, remoto o più recente che sia, a fare da protagonista: in "NYC Man" occupano un posto di rilievo anche "Magic and Loss", "Ecstasy", "Nyc Man", "Dirty Blvd.", "Rock Minuet" e persino la recentissima "Who Am I", che apre l'antologia in una versione alternativa a quella dell'ultimo album "The Raven" ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe. Una buona quantità di brani scritti nell'ultimo decennio o poco più e che hanno confermato la grandezza e l'inossidabilità dello stile Lou Reed, la capacità di sviluppare un'incredibile energia musicale ed evocativa da elementari sequenze di accordi. Esattamente come quasi quarant'anni fa.
Lou Reed ripercorrerà la sua carriera artistica suonando dal vivo queste canzoni il prossimo 18 maggio sul palco del Teatro Nuovo a Milano, unica data italiana del suo tour europeo iniziato lo scorso 5 maggio a Dublino. Il giorno dopo, 19 maggio, alle 13:00 Lou Reed per la prima volta incontrerà i suoi fans e firmerà autografi presso la Feltrinelli Libri e Musica di Piazza Piemonte, sempre a Milano.
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domenica 8 giugno 2003
ore 13:16 (categoria:
"Musica e Canzoni")
NYC man: la recensione de "La Stampa"
di Gabriele Ferraris «Sweet Jane» di Lou Reed questa sì che è... estasi
31 maggio 2003
I lettori affezionati sanno che questa rubrica non è particolarmente tenera con le antologie, i «best of», malattia senile della discografia che, incapace ormai di proporre novità credibili, si rifugia nel «catalogo»; ma, avendo svenduto i grandi album per un tozzo di pane al circuito delle edicole, tenta di raccattare qualche spicciolo riciclando le grandi canzoni dei grandi solisti e delle grandi band in meste compilazioni.
Detto ciò, ci sia consentito di contraddirci. Un’antologia può essere cosa buona e giusta, se strappa le masse giovanili dal baratro dell’ignoranza nelle quali un sistema ottuso le ha precipitate.
Questo ci accadeva di pensare mentre dal lettore uscivano le note di «Sweet Jane», e una giovinetta ascoltava estatica la voce magica e cattiva di Lou Reed. Cresciuta, infelice, nell’era dei Cremonini e delle Shakire, la fanciulla non credeva alla proprie orecchie; e quando è partita la chitarra di «I’m waiting for the man», ho capito. Questa è la musica che anche la generazione-Lunapop vorrebbe ascoltare. E’ la musica che un essere civilizzato si porta dentro. Ma i mercanti di fumo, gli infingardi costruttori del nulla, i predicatori dell’idiozia, non vogliono dargliela.
E allora ben vengano le gherminelle dei discografici, ben venga un’antologia come «Nyc Man», doppio lussureggiante cd che raccoglie una trentina di oggetti pericolosi, canzoni di Lou Reed che appartengono al meglio della cultura novecentesca: è estasi, questa, altro che ecstasy. «Ecstasy», certo, non poteva mancare; né «Walk on the wild side», e «Vicious», e «Satellite of love»...
Ma che sto a fare? Ve le dovrei recitare tutte, una dopo l’altra, raccontarvi dei torbidi interventi di Bowie, del tocco fatato di Warhol, della bruciante meteora Velvet Underground... Voi giovani, che non c’eravate quando uscivano quegli album memorabili, versate il vostro obolo e compratevi la purissima beatitudine, compratevi quest’antologia, se non potete permettervi l’opera omnia del marcio tra i marci, del genio tra i genii...
Ma ecco che, da dietro una pila di vacui prodottini di stagione, fa capolino... Fa’ vedere... «The essential Clash»... C’è «London calling»? C’è. C’è «Rock the Casbah»? C’è. E «London’s burning»? C’è, c’è, c’è. Viva le antologie, strumenti di resistenza umana, vangelo della gioventù.
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domenica 8 giugno 2003
ore 13:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Che figata il falò!
Ragazzi falò distruttivo! Superalcolici bevuti da angurie spaccate a metà, gente in biancheria intima che faceva il bagno in mare, una figata! vi dirò meglio!
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sabato 7 giugno 2003
ore 17:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Falò
Stasera falò in spiaggia a Jesolo e tantissimi alcolici. Woooow! Bye people
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sabato 7 giugno 2003
ore 14:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
NO

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sabato 7 giugno 2003
ore 11:23 (categoria:
"Musica e Canzoni")
NYC man
Ragazzi se siete a caccia di nuova musica e non conoscete Lou Reed vi consiglio questo grande Greatest Hits che dura quasi 160 minuti ed è l'unica raccolta di Lou davvero ben fatta, probabilmente perchè ha curato lui personalemnte la scelta dei pezzi, l'ordine in cui metterceli, la rimasterizzazione, ecc.
Questa è la copertina europea:

e questa quella americana:
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venerdì 6 giugno 2003
ore 16:54 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Un grande uomo
Anche questo è un grande uomo signori: Tom Waits
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I COMMENTI (4)
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venerdì 6 giugno 2003
ore 16:36 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Power and The Glory
Power and The Glory - The Situation Il potere e la gloria - La situazione I was visited by the power and the glory I was visited by a majestic hymn Great bolts of lightning lighting up the sky electricity flowing through my veins I was captured by a larger moment I was seized by divinity's hot breath Gorged like a lion on experience powerful from life (I wanted all of it, all of it, all of it) All of it (Not just some of it, all of it, all of it) All of it I saw a man turn into a bird I saw a bird turn into a tiger I saw a man hang from a cliff by the tips of his toes in the jungles of the Amazon I saw a man put a redhot needle through his eye turn into a crow and fly through the trees Swallow hot coals and breathe out flames and I wanted this to happen to me (I wanted all of it, all of it, all of it) All of it (All of it, all of it, all of it) Not some of it We saw the moon vanish into his pocket we saw the stars disappear from sight We saw him walk across water into the sun while bathed in eternal light We spewed out questions waiting for answers creating legends, religions and myths Books, stories, movies and plays all trying to explain this (I wanted all of it, oh, all of it) All of it (All of it, oh, all of it) Not some of it I saw a great man turn into a little child the cancer reduce him to dust His voice growing weak as he fought for his life with a bravery few men know I saw isotopes introduced into his lungs trying to stop the cancerous spread And it made me think of "Leda And The Swan" and gold being made from lead The same power that burned Hiroshima causing three legged babies and death Shrunk to the size of a nickel to help him regain his breath And I was struck by the power and the glory I was visited by a majestic Him Great bolts of lightning lighting up the sky as the radiation flowed through him (I wanted all of it, not just some of it, all of it) He wanted all of it (All of it, all of it, all of it) He wanted all of it, not some of it
Mi hanno fatto visita il potere e la gloria sono stato visitato da un inno maestoso potenti scariche di lampi che illuminavano il cielo elettricità che scorre nelle mie vene Sono stato rapito da un istante più lungo afferrato dal caldo respiro divino rimpinzato d’esperienza come un leone reso potente dalla vita (E io voglio tutto, tutto, tutto quanto) tutto quanto (non solo una parte ma tutto, tutto quanto) tutto quanto Ho visto un uomo trasformarsi in un uccello ho visto un uccello trasformarsi in tigre ho visto un uomo in bilico in cima a una scogliera nella giungla amazzonica Ho visto un uomo ficcarsi un ago incandescente in un occhio trasformarsi in un corvo per poi volare via tra gli alberi inghiottire carboni ardenti e sputar fuoco e ho desiderato che accadesse a me (E io voglio tutto, tutto, tutto quanto) tutto quanto (non solo una parte ma tutto, tutto quanto) tutto quanto Abbiamo visto la luna sparirgli in una tasca abbiamo visto le stelle scomparire alla vista l’abbiamo visto camminare sull’acqua verso il sole bagnato di eterna luce Abbiamo vomitato domande in attesa di risposte creando leggende, religioni e miti libri, storie, film e drammi tutto per cercare di spiegare ciò (E io voglio tutto, tutto, tutto quanto) tutto quanto (non solo una parte ma tutto, tutto quanto) tutto quanto Ho visto un grande uomo trasformarsi in bimbo ridotto in polvere da un cancro la sua voce flebile in lotta per la vita con un coraggio che ben pochi hanno Ho visto introdurre isotopi nei suoi polmoni nel tentativo di fermare la diffusione cancerogena e mi ha fatto pensare a "Leda e il Cigno" e al piombo che si trasforma in oro Lo stesso potere che bruciò Hiroshima creando morte e bimbi con tre gambe ridotto alla dimensione di un nichelino per aiutare lui a riprendersi il fiato Eed ero affascinato dal potere e dalla gloria e sono stato visitato da un Lui maestoso fulmini portentosi che illuminavano il cielo come le radiazioni che scorrevano in lui (Volevo tutto ciò, non solo in parte, tutto quanto) Voleva tutto ciò (Tutto quanto, tutto quanto, tutto quanto) Voleva tutto quanto, non solo una parte LOU REED 1992
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