1) Sicapunk con la maglietta di Neffa! 2) Sicapunk che ascolta i POOH
MERAVIGLIE
1) il gin lemon 2) atmosfera ovattata post-balla 3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato... 4) gli stranimali 5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam 6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig) 7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere? 8) lo stroh-rum di momo!!!!
OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD
5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI) DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL 19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY 25 GIUGNO DJSET @ BANALE 26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE) 3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI @ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
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martedì 9 ottobre 2007 - ore 02:10
Altro che auditing
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Scusa frateper il forfait. Che fa pure rima
ALL TOMORROWS PARTIES - THE VELVET UNDERGROUND & NICO
And what costume shall the poor girl wear To all tomorrows parties A hand-me-down dress from who knows where To all tomorrows parties And where will she go, and what shall she do When midnight comes around Shell turn once more to Sundays clown and cry behind the door
And what costume shall the poor girl wear To all tomorrows parties Why silks and linens of yesterdays gowns To all tomorrows parties And what will she do with Thursdays rags When Monday comes around Shell turn once more to Sundays clown and cry behind the door
And what costume shall the poor girl wear To all tomorrows parties For Thursdays child is Sundays clown For whom none will go mourning
A blackened shroud A hand-me-down gown Of rags and silks - a costume Fit for one who sits and cries For all tomorrows parties
I don’t care as long as you sing
(categoria: " Pensieri ")
Accumulo materiale, accumulo bagagli, accumulo liquidi. Scelgo, guardo, maneggio, riappoggio, metto nel carrello, faccio il checkout, ci ripenso, sostituisco.. ma, soprattutto, accumulo.
Ho un nuovo telecomando. Bye bye, lunga e gommosa costante nera sul mio comodino. Scusa per essere stato talmente pigro da non aver programmato il codice del mio televisore in questi anni. Quattro e tre mesi, per l’esattezza.
Ti ho consegnato fiducioso nelle mani di qualche antennista. Un po’di antiossidante, un trattamento igienizzante di quei "Rentokil" che abbiamo imparato solo dai cessi pubblici, due nuove batterie per cestinare per sempre l’energia rimasta nelle precedenti, ed un’altra famiglia felice a comandare un - non - nuovo decoder per fare vedere ai bambini la stessa semplice merda a trecento canali.
Il tuo successore ti è simile, fatta eccezione per qualche tasto rosso. Una "erre" rossa e un play/pause, in primis. Per scegliere cosa accumulare, per partire, per fermarsi, per ripartire.
Un altro tasto collega la serie. Per evitare di perdere le coincidenze successive, una volta saliti su un treno. Gli occhi non sono "due più uno", bensì due e strabici. Uno guarda un canale, uno ne guarda un altro. Posso guardare il presente, posso guardare il passato.
Non posso vedere il futuro, ma posso mettere in pausa il presente. Non un semplice strumento per andare in bagno senza remore da fil rouge perduto. Non un banale optional tecnologico. Un terzo occhio che si riapre. In me, nella mia mano, sul polpastrello del dito che preme la regia degli altri occhi.
Mettere in pausa il presente, mettere in pausa un minuto di vita o forse due. Rivederlo quanto voglio, senza poterlo mettere su dvd, per restare fedeli al medesimo scatolotto con pochi accorgimenti. Sapere di poter rivivere i momenti messi in pausa, e di poter raggiungere il presente per scambiarci due chiacchere, accelerando il modo di rivedere il passato.
Ripercorrere il passato per fotogrammi solo finché è necessario, o fornirgli un’altra velocità. Studiare o eliminare gli elementi di disturbo, apprezzare artefatti e modifiche cromatiche, adorare primi piani e contorni. Ed un altro accrocchio tecnologico su una peritelevisione diversa, visto che il nome ’scart’ fa cagare.
Sfogliare un album con un tasto ’my’, andando per titoli e descrizioni di altri, per poi far partire immagini non sempre accompagnate da un suono, o suoni non sempre seguiti da immagini. Perché anche la tecnologia è imperfetta.
Imperfetta come un computer i cui tasti stanno perdendo l’odore di cannella assurdamente assorbito in pochi attimi, ed in modo ancora più assurdo in grado di riaffiorare solo in determinati momenti.
Imperfetta come un frastuono ed un caos non desiderati, imperfetta come frasi uscite probabilmente da un culo, che entrano in un’orecchia e nuovamente da un culo si preparano ad uscire, avvolte di nuova forma, di nuova firma. Come una nave, in un tempo senza spauracchi di tensioattivi e carburante, avrebbe lasciato la firma sua.
Ben incastrata come tre amici in giro per bar, con lavoro, sogni e sette note tra testa e cuore, bicchiere in una mano, gesti nell’altra, accompagnati da tecnologie visive che fissano ricordi. A volte in movimento, a volte fissi. Ma non per questo fermi. Fissati, semmai. Come un angolo impossibile da lasciar descrivere fino in fondo.
E NON CESSA DI GIRARE LA MIA TESTA IN MEZZO AL MARE - MARLENE KUNTZ Cosa faccio? Cosa non faccio? Cosa penso? Cosa non penso? La mia mente è un delta e porta dove niente + niente = niente + niente = niente + niente = niente + niente = Tutto Fatto Di Niente
otto-nove-dieci fa uguale perchè tempo non mi da pace in ogni caso E’ forse la bandiera bianca? Si e no, ma non ha importanza Guarda! La sveglia segna due del giorno: è quando il sole danza Non c’è nulla in me che avanza E oggi è uguale e a ieri E oggi è uguale all’altro ieri E sarà domani a fare fuori Tutto Fatto Di Niente
Tempo è un treno che passa e non è un dramma dire che è vero ma si sa che ci manca la faccia (quella giusta!) per prenderlo al volo
E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare
Per esempio una serata a parlare con mio padre che guarda le partite in tv. Facendo esattamente ciò che spesso chiamiamo NIENTE. Che, nel mio microcosmo, stasera significa ad esempio scremare i messaggi dei telefoni. Un Nokia usato per lavoro con 2 Gb di memory card inizia a lamentarsi dei messaggi mai cancellati, ma li archivio nel computer. Un Samsung nuovo di pallino (grazie, punti di ricarica) si lamenta, invece, spesso. Non sono come miss Portini che copia i messaggi in un quaderno. Ne tengo giusto qualcuno. Qualcosa di ridicolo, qualcosa che ricordi pietre miliari della mia esistenza, ad esempio frasi storiche di storie passate (no, niente di strappalacrime, solo emerite stronzate), messaggi ancora utili per denunce e simili, testi utili a ricordare a persone che riemergono, eventualmente, che sono delle teste di cazzo.. e messaggi GPS. I messaggi GPS sono quelli più belli. Traduco. Quando si va a un festival, ci si muove in gruppo. Regolarmente il gruppo si sfalda a metà del secondo concerto della giornata. I messaggi GPS sono quelli, deliranti per alcool, fumo o semplice slang, ricevuti per ritrovarsi in mezzo alla bolgia. E’bello, dopo mesi, rileggere capolavori ermetici del calibro di:
Birra buona? Sta a me = "Vieni all’unico baracchino del Pukkelpop dove vendono una birra che non sia piscia, c’è la doppio malto, ti ricordi che ieri l’abbiamo bevuta? Ecco, vieni proprio lì, ci vediamo tra due minuti. Devo offrire io il giro, perché ieri hai pagato tu. Quindi non andare a cambiare soldi con drankbonnen, i buoni drink del Pukkelpop. A presto!"
Fai la passerella con disinvoltura siam qua = "Abbiamo proprio fatto una cagata a seguire quello stronzo in infermeria. Ci stava solo provando con me e voleva far la figura del malato per suscitare in me compassione. Quindi, ora, con molta nonchalance percorri il fronte-palco incurante della security, e torna dov’eravamo prima. Poco importa che tu abbia fatto tutto il giro prima, visto che i pass oggi erano contati! Dai, che ti stiamo aspettando!"
Rivemo! = "Non temere. Non resterai solo. I tempi cambiano, anche noi cambiamo. Abbiamo deciso di muoverci da dove ora ci troviamo. Stiamo avvicinandoci, anzi, che dico, stiamo venendo verso di te! Attendi ancora qualche istante e potremo finalmente riabbracciarci!"
Noi entro paura! = "Capisco che tu sia uscito, perché il padiglione dancehall è davvero afoso, ma noi siamo dentro a ballare con i Justice. E’davvero bello, e la gente ormai è disumanata. C’è una festa fastastica qui, proprio non immagini ciò che ti stai perdendo!"
No! La morte! Pop Levi! = "Non sono completamente d’accordo con i tuoi gusti musicali, riguardo la scelta del concerto che stai vedendo ora. Ci sono otto palchi, perché proprio lì? Non potreste, invece, ricongiungervi a noi che stiamo guardando Pop Levi’s show? Non è male, eh!"
Pop levi. Siam seduti davanti fuori... Come delle mine! = "Devo ammettere che quel fumo era davvero buono. Siamo impalati di fronte al padiglione, incapaci di entrare, troppo stonati. Ma dentro Pop Levi. Non male, eh. Se solo fossimo ancora in grado di muoverci. Ci puoi trovare, come al solito, vicino al cartello indicatore del padiglione"
Da che parte siete?-mara = "Credo di aver perso le certezze. O almeno il senso dell’orientamento, o la memoria. Non capisco dove vi troviate, e vi chiedo aiuto in tal senso. Intendo anche dirvi come mi chiamo, ma ho qualche problema con i segni d’interpunzione e di spaziatura del mio nuovo cellulare. Rivoglio il precedente!"
Siamoappena fuoridelclub. Sul prato. Venite= "Ci siamo un po’persi, è solo il primo giorno. Siamo davanti ad un tendone chiamato CLUB, ma di fronte ad esso c’è un prato, nonostante il Pukkelpop sia universalmente conosciuto come il festival del fango. A proposito del termine <<fango>>, interessante sarebbe anche una discussione etimologica su esso. Ma non voglio rubarvi altro tempo: incontriamoci qui as soon as possible"
Noi x ovviare al freddo siamo in tenda sui gradini ad aspettare archite = "C’è una temperatura realmente ostile. Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere oggi, dopo essere stati graziati nei precedenti due giorni. Eppure è arrivato. Ci troviamo comunque all’interno del padiglione Boiler, seduti comodamente sulle gradinate, attendendo il prossimo concerto. Suonano gli Architecture In Helsinki e non sono per niente male"
Avanti a dx = *chiaro messaggio di matrice politica*
Ci si vede da Jamie T? = *ci hanno invitati a bere un caffè*
Ma il migliore è Anche noi. Che significa come cazzo facciamo a non vederci in sto buco?
Chi manda molti messaggi GPS consuma parecchio il tasto 1 o *, a seconda del telefono. Per il punto esclamativo, essenziale conclusione di un messaggio GPS deciso che si rispetti.
Altri messaggi, di diversa natura, non verranno citati. Magari anche perché sono troppo belli. E perché non sono cose su cui scherzare, chiaramente. Certo è che oggi riguardare i messaggi conservati in un telefono ha più o meno lo stesso effetto di rileggere diari ed agende di molti anni prima. Sembra un’altra vita (spesso, per fortuna). Sempre che il proprio cellulare non abbia pochi giorni. In tal caso, contattate uno psichiatra.
SABATO 6 OTTOBRE @UNWOUND "THREE GUYS FROM BELGIUM" DJSETS DI MOMO, CARLO PASTORE, DENGUE
ANOTHER SUNNY DAY - BELLE AND SEBASTIAN
Another sunny day, I met you up in the garden You were digging plants, I dug you, beg your pardon I took a photograph of you in the herbaceous border It broke the heart of men and flowers and girls and trees
Another rainy day, we’re trapped inside with a train set Chocolate on the boil, steamy windows when we met You’ve got the attic window looking out on the cathedral And on a Sunday evening bells ring out in the dusk
Another day in June, we’ll pick eleven for football We’re playing for our lives the referee gives us fuck all I saw you in the corner of my eye on the sidelines Your dark mascara bids me to historical deeds
Everybody’s gone you picked me up for a long drive We take the tourist route the nights are light until midnight We took the evening ferry over to the peninsula We found the avenue of trees went up to the hill That crazy avenue of trees, I’m living there still
There’s something in my eye a little midge so beguiling Sacrificed his life to bring us both eye to eye I heard the Eskimos remove obstructions with tongues, dear You missed my eye, I wonder why, I didn’t complain You missed my eye, I wonder why, please do it again
?The lovin is a mess what happened to all of the feeling? I thought it was for real; babies, rings and fools kneeling And words of pledging trust and lifetimes stretching forever So what went wrong? It was a lie, it crumbled apart Ghost figures of past, present, future haunting the heart
Momo’s assets: - un nipote appena ’arrivato’. benvenuto, Leonardo - colei che mi concepì sotto i ferri domattina. stringere denti e stringibile - le ore di libertà previste da quello che doveva essere il viaggio a Londra nel silenzio, a pensare - dei dischi bellissimi, vecchi e nuovi, da condividere. prima con chi conta, poi con una pista. che conta, intendiamoci - i kilometri sotto le mie ruote. a spasso, spesso senza direzione, in cerca dei colori che mi vanno - cose per niente banali - inizio ad amare i sabati. e il prossimo sarà particolare, defezioni a parte. piccoli pezzi di un progetto che iniziano ad incastrarsi. e ricomincia tutto pure per il mio fratellino. buona stagione, vecio. e grazie. tu sai
Sorrido. Forse me lo posso permettere davvero, un po’alla volta.
CUT OFF THE TOP - BEATSTEAKS
check the meaning don’t stop the teasing now watch the ceiling crashing down to the floor if you want it get it coming after dark guess we’ll make it faster than you ever thought
climb this mountain to cut off the top damage first i swallow then i throw up damage come and try me falling apart damage climb this mountain to cut off the top damage
stripped to the bone ready to go you can never tell getting hell from being well so let me spell it’s me against the world
i see at least you live by the rule Now that you’re stuck to the groove
stop the fuss now pray for love raise your head now say goodbye a sudden rush covers up my doubts you never know how the drugs work out come down watch the whole thing explode damage
- Acceca un altro stronzo se ne hai il coraggio Effettivamente dello stronzo successivo non me n’è mai fregato un cazzo. Nemmeno nelle storie, non ho mai creduto a Cocciante per cui "povero diavolo, che pena mi fa!" non è mai stato nelle mie corde. Chi crederebbe ad un cespuglio di capelli nano che nasce in Vietnam, vive in Francia, caga camembert ed evade il fisco in Italia? Ciò non toglie che lo shuffle passi un Colloquium Vitae. Il caso sbaglia traccia.
- Sorry sunshine it doesn’t exist, it wasn’t in the top 100 list Ogni tanto c’è l’alba. Ed è bello addormentarcisi assieme, facendoci due chiacchere, fumandoci una sigaretta. E’un’alba diversa da quelle delle classifiche. Ne sta fuori per rimanere pura, nuova, diversa.
- Vorrei che invecchiassero gli specchi anzichè io Forse per ridere senza rughe di certi strani casi della vita. Per esempio, quando qualcuno ti viene a dire "oh, ho saputo.. ho letto.. ma una volta non eravate in buoni rapporti?" Sono in grado di tendere un braccio a mezza altezza schiena e a fare in modo che una guancia "baci" un’altra. Sono stato in grado di parlare di Leibniz a un esame senza averlo mai sentito nominare prima, non sarò forse in grado di fare il simpatico anche quando la merda ’x’ che mi capita davanti non lo merita? Oh sì, cazzo. Perché ho cinque lettere nel nome, o quattro in questo nomignolo del menga che mi porto appresso. E valgono ben più della tua lettera che ti rende variabile nella mia vita, un solo nome diverso per chiamare lo stesso fetore. Entri, magari dalla bocca, ma esci solo dal culo.
E quindi esci tu con le tue minacce da piccola ras del quartiere fallita, perché non sai mentire neppure alla tua persona e si fida di te sempre meno malcapitata gente.
Esci tu, che non sai voler bene a nessuno, e si vede dai segni che porti addosso, e che meriti. Per tutta la merda che getti in faccia alle persone, per come parli male anche di chi ti ha messo al mondo, per la tua sostanziale inutilità all’ecosistema Terra, per la pochezza delle tue parole, per la noia che è salita dopo poche sole settimane nello starti accanto, mascherata da "bene" da semplice compassione, per il tuo essere un’opportunista del cazzo. E per il mio essere un po’più grande, intelligente e furbo da non darti più di quanto meriti: un cenno di mento. Quel cenno di mento che spesso, accompagnato da una rarissima espressione di superiorità, vuol dire proprio che non meriti nemmeno un saluto che implichi il movimento di troppi muscoli. Continua a scrivere monologhi deliranti di cui altri mi parlano. Perché sprecare un solo byte, per te, è una bestemmia.
Esci tu, un errore mio e solo mio. Perché non ho saputo capire i miei errori di valutazione. Come quando, per esempio, mi sono rovinato 6 giorni nel posto più bello del mondo a pensare a come non fare errori con te. E chiedermi perché ti comportassi come una perfetta stronza. Salvo poi scoprire che lo stronzo, in vacanza, sarei stato io. Rido. Ora.
- Più lo si invoca meno ce n’è Dicotomie. Due coglioni che si abbracciano. La Nippona e IL Boaro di Treviso. Una vacca che ha distrutto un genio troppo impegnato a drogarsi e comporre per rendersi conto del cauterio di casa sua, un idiota razzista della peggior Lega. Si abbracciano mentre una dedica le sue opere a colui che l’altro definisce malati. Gianni e Pinotto erano più comici. O due cretini, a cui cambiare la consonante solo per caso. Marco a parlare di vita di piazza mai fatta, Sante ad affrontare una battaglia almeno in parte condivisibile sul ring della volgarità mediatica per eccellenza.
- Abbiamo perso tanto tempo smarriti nella città? Non ho mai sentito così tanti pezzi italiani in una sequenza casuale. Non pensavo nemmeno che il caso, magari appena appena istruito, fosse così bravo a costruire puzzle di gioia. Per certe cose esiste il Tom Tom. Per sorridere basta una sua scritta.
Aria. Grazie ai vecchi bloc notes. Alle frasi sconnesse e incomprensibili memorizzate nei promemoria, nelle bozze del telefonino. Magari da sbronzo. Magari, ancora peggio, sotto forma di clip audio registrati sul fondo di uno stereo a palla. Grazie alla Moleskine. Grazie a Jim Walsh. Grazie ai promemoria della mia dashboard. Grazie alla mia cattiva vecchia abitudine di iniziare la fase rem ad occhi aperti. Perché per dormire non c’è tempo, per stare svegli ce n’è troppo.
THE PAINTER AND THE ANTHROPOLOGIST - MY AWESOME MIXTAPE please don’t go, please don’t go please don’t go, please don’t go
remember the last week we spent here in madrid that night, that attic that night, that party
where we first fell in love where we first fell in love please don’t go please don’t go
we love the night of our first rendez-vous we love night after night of our dejà-vous
what a conjuction of events what a funny coincidence studying the anthromorphism of life drawing changing in season and in time
that was 4 years since we met the first time our eyes still in front of each other our eyes pearl of moonlight and ladder our eyes rang ladder that reach the stars
we love the night of our first rendez-vous we love night after night of our dejà-vous
let’s the baby fell asleep, let’s the baby fell asleep in this hot appartment a 3 mt appartment
against the will of our parents, against all the pragmatic previsions against the will of our parents that a sort of shakespearian love between
a painter and his anthropologist a painter and his anthropologist a painter and his anthropologist a painter and his anthropologist
E’il penultimo giorno. Che somiglia all’ultimo, in realtà, visto che domani sarò un turista che con il suo valigino torna verso Centraal, prende un treno per Schiphol, fa le ultime foto idiote, compera i tulipani e prende l’aeroplanino. E fino ad ora ho fatto il turista, il fan, il dumbsterdam, il migliore cliente della pancake bakery.. Nella stanza a fianco dormono due persone che non svegliare, quindi sono temporaneamente bloccato in una casa. Ho appena visto far le pulizie di una casa in una barca qui sotto. Strano. Come tante cose che qui succedono. Come tante che se ne vedono. Come dopo il vaporizzatore del Bluebird. Come tante altre cose che non capitano. Come la musica sentita. Come le conferenze. Come in certi luoghi sia la testa ad essere più predisposta ad ascoltare che a parlare. E ci si senta davvero interessati a ciò che si ascolta.
Stasera per me Raveonettes e forse pure Holloways, sempre al Paradiso.
Domani Canadians all’Unwound. A presentare un album che fa parlare di sè da ben prima della presentazione. Salire a bordo in tempo è la parola d’ordine. Kais e Mist le tag. I Finley nel DNA. Che è chiuso.
hai la rivoluzione in te mi convinci a risorgere gioia sperimentale le tue mani sopra di me l’errore più geniale l’errore più geniale
giocattolo vibrante in te cola miele che sa di me
hai la rivoluzione in te mi convinci a risorgere gioia sperimentale le tue mani sopra di me l’errore più geniale l’errore più geniale l’errore più geniale in cui cadere
cos’hai per me che sa di te?
sei la rivoluzione che mi convince a risorgere gioia sperimentale le tue mani sopra di me l’errore più geniale l’errore più geniale l’errore più geniale in cui cadere
E quindi alle 22, a cinque minuti da qui, Afterhours. Saluti dalla città dei canali.
E grazie per sabato notte.
ICEBOX - AFTERHOURS See me falling See me falling Cold as ice The love inside me Love inside me Turned to ice Im falling Im falling Cold as ice The love inside me Love inside me Turned to ice... Tuurned to ice... Im cold as ice
Solo un paio di cose
(categoria: " Accadde Domani ")
Perché un conto è SAPERE che stai meglio, un altro è rivederti in mezzo a noi. Bentornato Ste. Grazie per il regalo.
Stasera riapre l’Unwound. Siete i bentornati o i benvenuti. Kais e Mist condurranno le danze il venerdì, il sottoscritto Momo il sabato (tranne l’ultimo del mese), domani con un gradito ospite a me molto familiare, e una volta al mese con i signori Dengue, dj e noto giornalista musicale, e Carlo Pastore, dj e vj di Mtv (prima data: 6 ottobre). Quindi domani vi aspetto. E poi Amsterdam, dove arriverò domenica ad ora di pranzo. Perché lunedì sera, in questo posto qui, suona un gruppo che io amo giusto un po’, chiamato Afterhours. E giovedì, nello stesso posto, i Raveonettes. Ci si rivedrà venerdì 28 sera per la presentazione dell’album dei Canadians all’Unwound. E poi.. chi lo sa.
La mia vita cambia. Parecchio.
VITA MIA - IL TEATRO DEGLI ORRORI Maestro? Maestro, si accomodi la prego. Possiamo incominciare? Mia vergine santissima, immacolata concezione non si era mai sentito niente del genere e allora musica maestro, musica maestro... Vita mia a noi due!
Vita mia noi due: giochi il rosso ed esce sempre il nero. La fortuna è si cieca cosi come è cieco il tuo amore. (stuck in the middle with you) Vita mia noi due... vita mia noi due... vita mia noi due sei tu la mia malattia, sei la mia medicina, vita mia ti prego non andare via. Tu non puoi lasciarmi, non proprio adesso.
Vita mia noi due, vita guardami negli occhi ancora, andremo a Parigi e berremo Pernod in boulevard, voleremo gli oceani e davvero vedremo l’America, poi di corsa faremo l’amore con tutta New York... NEW YOOOOOORK!
vita, vita non lasciarmi, non puoi lasciarmi proprio adesso, dove vai vita? Dove vai? Vita mia noi due... Vita mia noi due... Vita mia noi due faremo grandi cose. Vita mia, vita mia noi due... vita mia noi due faremo la rivoluzione,
ma che cosa c’è? C’è che non ho più voglia di scherzare, voglio respirare ancora quel vento fresco che mi fa sentire via, o meglio ancora, sparire qui. Voglio vedere se c’è o no un paradiso, è improbabile... E poi l’inferno! Adesso si che ci siamo. Ciao Lucifero. Uno, dieci, cento, mille inferni.
E’ il pensiero che conta: che noia? Che barba. (was: Pungi.)
(categoria: " Pensieri ")
L’incubo od oscuro miraggio di restare glabro per tutta la vita, o almeno per tutta l’adolescenza, mi perseguitava. Paolo G., classe 1975, mio vicino di casa, portava un visibile baffo alla Hitler dall’età di 9 anni, credo. Anzi, nei miei ricordi lui ha sempre avuto i baffi. Qualcosa è andato storto negli omogeneizzati distribuiti dai supermercati arcellesi, con esiti e fortune diverse: a "Omogeneizzati" sono cresciute le tette ed ora è una fatalona, a Paolo il baffo a cinque anni.
I miei compagni di classe iniziavano a presentare leggera peluria facciale, e persino qualche compagna sembrava mettere in cantiere una copertina per il freddo inverno sulle loro gote non ancora rosso-vino.
Io mi disperavo, arrivavo a casa e fissavo lo specchio, o la mia immagine allora trasparente in esso riflessa. Non c’era mai nessuna novità da festeggiare. Le aree più scure del mio viso erano, in realtà, riflessi di moscerini o polvere posati sul vetro.
Continuavo a sentirmi inferiore nei confronti dei virili (nonostante non conoscessi il significato di tale termine) compagni di classe, di doccia dopo gli allenamenti di rugby, di merende (quelle sane, non quelle divertenti di adesso).
Un Natale non così poi lontano, probabilmente stavo già studiando per la patente.. in realtà avevo 10 anni, l’inquilino del piano di sotto mi regalò un rasoio a lametta. Forse come atto propiziatorio verso gli dei del fammi crescer du’peli davanti. Avevo cambiato i denti da latte in una settimana, mi rendevo conto che qualcosa tra le mie gambe dava segni di vita ma, quanto a peluria, si prospettava per me un freddissimo inverno.
Contemporaneamente, lo sfigato bimbo viveva un dramma nell’ansia. La lama del rasoio gli incuteva timore. La schiuma da barba gli stimolava un’aria da soffocamento, almeno cinque anni prima dei primi sintomi del reflusso. Il manico stesso di quel rasoio giallo evocava in me film horror con clown protagonisti, forse ben prima che lo stesso Stephen King li concepisse.
Fu così che, per il Natale successivo, lo stesso vicino di casa, con il senno di poi feticista del pelo (e potete interpretare tale frase come vi pare, sarà comunque corretta), mi regalò un potentissimo rasoio elettrico da viaggio. La tata di mia nonna, santa Nina, pace all’anima sua, mi svelò che "i peli più li tagli, più crescono".
Madornale errore. Come un Grissom dei primordi, iniziai ad ispezionare il mio viso a distanza sempre più ravvicinata, fino a fare l’amore con lo specchio. Ogni giorno assistevo allo sviluppo di uno, due, tre puntini sul mio viso, ammirandoli con la diligenza del buon padre di famiglia e rasandoli con accuratezza-laser non appena la loro dimensione fosse apprezzabile.
Iniziò così una lunghissima opera da giardiniere di me stesso, mancava soltanto un diario pilifero. Il mio sogno: crescere villoso, barbuto ma, soprattutto, con un notevole pizzetto.
Il rasoio di allora è diventato più che maggiorenne, ed ancora non riesco ad avere un pizzetto completo, di quelli simil-circolari, per quel gap tra i baffi ed il mento che le mie ghiandole pilifere ancora non sono riuscite a colmare.
I miei peli, in compenso, crescono più della marijuana nei campi della bassa padovana. Non avevo pensato che quel "più li tagli, più crescono" prima o poi si sarebbe avverato, ma, soprattutto, sarebbe diventato un problema.
La mia adolescentia divisa est in partes due: il periodo Braun ed il periodo Philips. I rasoi Braun sono straordinari, ti danno l’impressione di tagliare un sacco di cose, grazie probabilmente ad un suono di pelo potato incorporato nella testina. Possiedono inoltre affascinanti strumenti, detti testina oscillante o simili.
Questo conduce a due scomode verità: 1) le testine si rompono ogni due mesi e costano un patrimonio 2) il rasoio Braun, spesso, non tagliava un emerito cazzo
Con un certo ritardo, chiesi a mio padre un rasoio Philips. Dopo 15 giorni di ferite di guerra sul mio collo e notevoli irritazioni al viso, dovute alle pericolosissime testine rotanti, che facevano molto Goldrake o Epilady, ero un campione. Nessun pelo scappava alla triade, nessuna forma sporgente sul mio viso, fosse anche un brufolo, sopravviveva al suo passaggio.
La natura, gli ormoni, le mezze stagioni stavano facendo il loro dovere. Una discreta imitazione di foresta pluviale cresceva rigogliosa sul mio viso. Una sorta di osceno pizzo da caprone, che oggi voglio pensare fosse di moda all’epoca, faceva capolino dal mio mento. Mi sembrava la cosa più virile e sexy al mondo. Forse ora capisco perché la mia fortuna con le donne non è mai decollata realmente.
Soprattutto, i miei peli iniziavano ad impensierirmi. Nonostante essi sembrassero cattedrali nel deserto, distanti anche centimetri interi l’uno dall’altro, questi stronzi ricrescevano. Nessuno, a parte Nina, me l’aveva detto. Ma ricrescevano IN GIORNATA. Li tagliavo la mattina, la sera spuntavano di già. Me lo dovevate dire, pezzi di merda, che non aspettavate altro che il primo stronzo che si prendesse cura di voi. Peggio della mia ex morosa - parassita. Almeno lei con mezzo regalo la settimana era contenta e si chiudeva in camera con me per ore. E ne uscivo magrissimo. Voi no, stronzi. Tornavate sempre.
E ogni abbraccio o bacio, pochi, a dire il vero, era seguito da un pungi.
La frase che ci siamo sentiti dire più volte nelle nostre vite da uomini dopo non vorrei rovinassimo la nostra amicizia e adesso no, amore, non sto benissimo.
Pungi. Come CAZZO faccio a pungere, se ho fatto la barba dieci minuti fa? Come è possibile, se ho passato un’ora davanti allo specchio ed il test del quoziente intellettivo mi ha chiamato vincente?
Pungo. E capisco che è ora di una soluzione drastica: vincere l’astio e la paura da soffocamento verso la schiuma da barba e passare alla lametta.
Gillette, nota troia francese d’alto bordo, mi viene incontro e crea il gel da barba, che dà la sensazione di non soffocare. Poco importa che, una volta spalmato, diventi ancora più compatto e schiumoso, è il pensiero che conta.
Inizio a prendere confidenza con termini più fantasiosi dei nomi dei goldoni: Contour, Sensor e via così. Non notandone, peraltro, alcun effetto, ritardante o stimolante che fosse.
Mi taglio la barba con un sacco di cura, e puntualmente mi taglio o lascio lì peli.
Questo stato perdura anche ad oggi, settembre 2007, dopo anni di partita IVA, più di 14 anni di esperienze lavorative alle spalle, tradimenti fatti e subiti, ex diventate lesbiche e anoressiche, un paio di psicopatiche, un concerto di Gianni Morandi e dieci anni di pensione integrativa mgf vita italia (auguri, amore. è bello stare con te).
Non sono in grado di farmi BENE la barba. Questo è un dato di fatto. C’è sempre qualcosa che non va. Scordo il contropelo? Mi taglio? Dimentico aree del viso vaste come la cassa self-service dell’Auchan?
Devo fare la barba due volte al giorno. C’è sempre qualche problema. Forse sono io.
Sono uscite su "Zero" le mie recensioni di Bonde do Role, Architecture in Helsinki, My Awesome Mixtape. Tra 4 giorni apre il sabato Unwound. Tra tre il venerdì. Egoisticamente, forse, vorrei solo saltassero i 2manydjs sabato a Trieste. Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta. Grazie, Ende.
DIPENDO DA TE - TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI Yeh! E sei uscita così Sbattendo la porta Mi hai detto “non mi cercare, io per te sono morta” A me che vivo per te E che dipendo da te Da quando non ci sei più La stanza ti respira Sei diventata un fantasma Come ti devo chiamare Hai il nome di sempre Ti chiamerò come sempre Perché dipendo da te Dai tuoi begli occhi neri Dalle mani, dai piedi Li voglio mangiare Dipendo da te Dai tuoi desideri Dai denti bianchi Dai capelli e dai fianchi Dalle unghie ai vestiti Dalle tue sigarette Dagli stivali di pelle Dal gusto che hai Dalle storie che muovi Dai baci profondi E da quelli che neghi Dipendo da te Dipendo da te Dalle labbra sottili Dai lobi e dal collo Dalla pelle del seno Dai buchi del naso Dai tuoi begli occhi neri Dalle mani, dai piedi Ah ah ah ah ah Li voglio mangiare, eh eh… Mi hanno detto che vivi con un altro Ma so che non è così Ti ho chiusa nella mia testa E non ti farò uscire Non ti farò uscire mai più Mai mai, mai mai più Mai mai, mai mai più Mai mai, mai mai più Mai mai, mai mai