OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD

5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
ESTRAGON AFRAID EVENTS
FANPAGE (Facebook): Momostock
BOOKING: momo@allagrandissima.com

il mio MySpace:
<<IF YOU DON’T LIKE MY FIRE
THEN DON’T COME AROUND
CAUSE I’M GONNA BURN ONE DOWN>>
Ben Harper
WEB: www.allagrandissima.com
EMAIL: momo@allagrandissima.com
MYSPACE: www.myspace.com/momostock
BUZZ: byebyebombay.buzznet.com
SKYPE: marcomomo
(questo BLOG è stato visitato 173254 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
mercoledì 9 novembre 2005 - ore 15:07
Over the curve, through the fields, into the house of Mary (was: Berlin nights)
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Moon-bugo-otica

la famiglia è la famiglia

frontiere aperte ad arsego

cippy è morto, cognata

paolo und jonathan

moonbooti-cam #1

moonbooti-cam #2

buon compleozzy + corradino

momo + alice

momo + ale-stanca

guerra + mar-co-da-mi

daniel + glenda

you are the bluest light
Insomma, questa sera c’è il Pachuca.
Che dire...
Il kebab è buono. Il secondo kebab sembra persino più leggero del primo. Congratulazioni a Stefania - shamee per la sua laurea.. e grazie ai locali che ospitano qualsiasi serata io abbia. Ed alle persone che.. ci sono. La birra, dopo soli tre giorni, ha un sapore diverso. Più buona, più fresca. E non ho voglia di scrivere molto, oggi... tranne che questa sera c’è il Pachuca. E non ci sono giustificazioni per non esserci 
PS Grazie per la canzone, che stavolta non è mia 
VERY LOUD - THE SHOUT OUT LOUDS
And I wanna build Build it high for you
But the cost like other costs I can’t afford you
But I always take the wrong way
This is why this love can’t stay
And I wanna change, change the way we always have
And to make different plans and try not to make desire
But I always choose another way
This is why this love can’t stay
Little by little
You gonna hear me cry (Hear me cry)
Why
But I wanna smell, smell the way you do
And to wear those clothes, the clothes your friends do
But I always choose another way
This is why this love can’t stay
Little by little
You gonna hear me cry (Hear me cry)
Why
And I know that it started somewhere
And I really like it now, Yes I really like it now
Like it now
I got a plan
A plan to get us out of here
If we only can use your money
we can definatly get get out of here
But I always screw it up someway
This is why this love can’t stay
Little by little
You gonna hear me cry (Hear me cry)
Why
And I know that it started somewhere
And I really like it now, Yes I really like it now
Like it now
And we know it started yet, it started right there
And you were very loud yes you were very loud
But I really like that, very loud,
like that yeah you were very loud
LEGGI I COMMENTI (15)
-
PERMALINK
martedì 8 novembre 2005 - ore 12:42
Fenomenologia dell’indie (special thanks to Mist)
(categoria: " Riflessioni ")
C’era la musica commerciale, e c’erano i locali di città, le discoteche, i pub da concerti. C’erano le cover band e c’erano i dj che mettevano la musica commerciale. Contemporaneamente, fuori dai confini urbani, qualche piccolo club viveva inseguendo un sogno: fare conoscere altre realtà musicali, di "nicchia". Poi il Signore dei Dischi (grazie a Roberto "Freak" Antoni per codesta definizione) decise che era finito il tempo delle vacche grasse.
I locali notturni per eccellenza entrarono in crisi, l’era dell’acquario non riguardava più solo quattro stravolti invasati dal musical Hair e sembravano tornati di moda gli anni ’70. Consideriamo infatti lo strano fenomeno culturale degli anni ’80, decennio che vedeva per la prima volta la musica adattarsi alle mode, e non viceversa: si vocifera infatti che Simon Le Bon si trovasse in condizione ispirata per comporre solo annusando a lungo le Timberland di John Taylor. Lo stesso Joey Tempest trovava vena creativa in ogni suo nuovo ricciolo, ed i risultati quando andarono di moda i capelli corti furono disastrosi.
Era necessario un return to innocence, ma gli Enigma dovevano ancora nascere: Michael Cretu, infatti, stava tentando di spremere fino all’ultima goccia di dollaro (in Romania il denaro era veramente liquidità) la moglie Sandra, con le sue Everlasting love e Maria Magdalena).
Nacquero quindi realtà alternative, band spesso organizzate da giovani leggermente sfigati con un solo obiettivo in mente. Se pensate alla musica, sbagliate di grosso. Ebbene sì, proprio quella parte anatomica.
Questi coltivatori intensivi della vagina in erba componevano musica allo scopo (non giocate con gli accenti, vi sento) di contrastare il latifondismo pop con le sue stesse armi. Il pop, infatti, è una musica fondamentalmente triste, lo ha detto pure Hornby, involontario fornitore di assiomi. E l’indie voleva esserlo. Pensiamo ai primi R.E.M., che non sono diventati belli e famosi in tutto il mondo con la splendida Fall on me o Don’t go back to Rockville. Il mondo era destinato ad una sola, scioccante verità: giovani uomini magri, introversi e con gli occhiali tentano di scoparsi giovani donne magre, introverse e con gli occhiali tramite l’ascolto comune dei belle & sebastian. Se, a questo punto, state pensando ad un cane bianco con un bambino, andate a vedere un concerto dei Beehive.
L’abbigliamento è fondamentale.
La donna indie vuole luccichio. Ovunque. L’uomo indie vuole essere tristemente serio e, contemporaneamente, dare segni di allegria. Un po’come un apprendista suicida che, una volta sul ponte, si fa di Prozac per tornare dagli amici. Le Adidas stanno al Britpop come le Converse stanno all’indie. Molteplici sono le motivazioni originarie di tutto questo: erano finiti i soldi per la droga, ed i frequentatori dei locali trovavano i dindi solo per residuati anni ’80, questo è certo.
Ma Derek Zoolander ed i suoi nemici-amici ci hanno insegnato che dietro ogni misfatto mondiale c’è il mondo della moda e così è (anche se non vi pare): Julian Casablancas degli Strokes è il figlio di John Casablancas. Fortuna che certe mode nascono all’estero, in Italia cosa avremmo fatto con Franco Battaglia e la sua New Faces? Probabilmente un uso massiccio di chirurgia plastica, a furia di cercare volti nuovi.
Ho bisogno però di aiuto. Voglio parlare con il gran visir dell’indie. Un uomo che ha abolito i termini italiani per quanto gli sia possibile, che quando trova i sofficini sul piatto li rifiuta in quanto mainstream. Intervisterò quindi il dj Mist
- Ciao, Riccardo
Hi
- Che cos’è per te l’indie?
"Indie" è un grande equivoco: chi l’indie l’ha visto nascere storce il naso di fronte a chi abusa del termine, indie sono i clap your hands say yeah, gli amusement parks on fire, gente che - come si può notare - continua a chiamare la propria band con nomi uncool
- E l’Amusement Park, in zona Guizza a Padova?
La piscina è mainstream, le rampe sono indie
- Io ho il camper in una rimessa lì davanti.
Il camper è valido solo se Volkswagen, immatricolato prima del 1980
- Parlami ancora dell’indie
il termine indie è stato sradicato ai suoi creatori da una generazione di giovani proto-fighetti che non sapevano come chiamarsi ed erano troppo pigri per inventarsi un nome, chiedete ad uno qualsiasi di essi cosa significhi indie, vi risponderà in modo vago, confuso, farfugliando qualcosa tipo "musica indipendentsdghajdgj"
- Quindi non sa / non dice?
Proprio cosìndie
- Indietro tutta?
a suo modo
- I più Indie d’Italia?
Paolo Meneguzzi e Paolo Limiti
Vado a farmi prescrivere del Prozac. Da un medico indie. Ci vediamo sull’argine del Brenta a Pontevigodarzere.
GLAMOUROUS INDIE ROCK N’ROLL - THE KILLERS
Glamorous indie rock ’n’ roll is what I want
It’s in my soul, it’s what I need
Indie rock ’n’ roll, it’s time
Two of us, flipping through a thrift store magazine
She plays the drums, I’m on tambourine
Bet ya your bottom dollar on me
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
It’s indie rock ’n’ roll for me
In a clutch, I’m talking every word for all the boys
Electric girls with worn down toys
Make it up, break it up, what do you care
Oh what do you care?
I take my twist with a shout
A coffee shop with a cause, man I’ll freak you out
No sex, no drugs, no life, no love
When it comes to today
Stay if you wanna love me, stay
Oh don’t be shy, let’s cause a scene
Like lovers do, on silver screens
Lets make it, yeah, we’ll cause a scene
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
It’s indie rock ’n’ roll for me
In a clutch, I’m talking every word for all the boys
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
Make it up, break it up, what do you care
It’s indie rock ’n’ roll for me
Two of us, flipping through a thrift store magazine
It’s indie rock ’n’ roll for me
It’s all I need
Make it up, break it up, what do you care
It’s indie rock ’n’ roll for me
LEGGI I COMMENTI (14)
-
PERMALINK
lunedì 7 novembre 2005 - ore 02:33
Certa musica ha bisogno di aria, abbassa il finestrino
(categoria: " Cinema ")
Cose vietate, cose dannose, cose pericolose, cose semplici, cose senza conseguenze, cose da lasciare perdere, cose da tenere, cose da imbottigliare e fare navigare dentro di te in una giornata durante la quale non hai fatto entrare nemmeno la nicotina. Mi è concesso di innamorarmi al primo istante, di vedere qualcosa e volere approfondire, cogliere qualche suo piccolo aspetto in mezzo a quanto costituisce la sua scenografia, scavarci dentro a mio modo, trovare ad ogni esame nuova linfa per la pulsione che mi ci spinge addosso. Sentendo voci contrastanti dall’uomo della strada, dall’amico, da chi sa sempre tutto, da chi molto ne sa davvero, dall’avventore del bar che fa un crudo commento, dettato a volte dalla saggezza popolare, altre da preconcetti, altre da un bicchiere di grappa di troppo. Succede con una persona interessante, succede con un libro, succede con una canzone. Succede anche con un film. Succede che qualcosa che arriva nel momento in cui meno te lo aspetti balzi in testa alla tua top five "a caldo", pronto ad incassare critiche o compiacimento. Questa sera ho visto ElizabethTown. Ero carico di preconcetti ottimistici. Ho cercato di spogliarmene mentre aprivo l’eskimo per appoggiarlo sul sedile libero dell’ultima fila di un cinema, qualcuno è finito in tasca con i telefoni spenti, altri sono caduti, scivolati a terra durante una partenza solo apparentemente lenta ed insignificante, altri, come è giusto per salvarmi dal cinismo, mi sono rimasti addosso.
Dire che non sono stato deluso è nulla. Con solo quattro ore di sonno alle spalle non sono riuscito a chiudere gli occhi nemmeno per quel decimo necessario a sbatterli. Non ce l’ho nemmeno fatta a stare appoggiato ad un seppur comodo schienale, né a tenere le mani lontane l’una dall’altra. Le mani si stringevano spesso, in ogni momento nel quale ciò che vedevo mi stava dando qualcosa, ed i muscoli ora quasi fanno male da quanto ho stretto. Non vedevo la gente intorno, andavo a tastoni per cercare il mezzo litro d’acqua, non staccavo gli occhi dallo schermo per un attimo. Crowe ha realizzato un piccolo grande gioiello di 133 minuti. Volati. Ma non ha senso parlare di un Orlando Bloom "umano", o di una Susan Sarandon persino commovente nell’unica parte di film che la vede davvero protagonista, oltre le numerose ed esilaranti sue comparsate. Per queste cose servono i critici. Servono le recensioni. Servono i giornalisti. Servono gli elogi pubblici. A me non è servito molto, se non quello che delle immagini su un video, una sceneggiatura davvero "intima", colori perfetti ed una colonna sonora straordinaria sono riusciti a farmi arrivare, facendomi tremare come un telefonino "chiamato all’ordine" dal ripetitore più vicino che lo sta cercando. Riuscendo persino a farmi venire spontaneo il battere i piedi durante Pride, nonostante quella sua chitarra marchio di fabbrica che mi infastidisce al punto di non farmi mai apprezzare gli u2. Sono andato a vedere quel film perché quel film, in qualche modo, mi aveva chiesto di vederlo. E lo rivedrò, spero presto, magari nuovamente su grande schermo, prima che sui ventotto pollici di casa.. e lo vorrò rivedere più di una volta. Facendo tesoro degli ultimi sguardi per cercare di evitare di sentirsi supplenti.
Piove, sono stanco, ho il raffreddore e pure una discreta quantità di nervi che chiedono tregua.. ma vedere questo film mi ha cambiato la giornata, e ciò che resta dentro cambierà in parte il corso della storia. La mia.
FREE BIRD - LYNYRD SKYNYRD
If I leave here tomorrow
Would you still remember me?
For I must be travelling on, now,
’cause there’s too many places I’ve got to see.
But, if I stayed here with you, girl,
Things just couldn’t be the same.
’cause I’m as free as a bird now,
And this bird you can not change.
Lord knows, I can’t change.
Bye, bye, it’s been a sweet love.
Though this feeling I can’t change.
But please don’t take it badly,
’cause lord knows I’m to blame.
But, if I stayed here with you girl,
Things just couldn’t be the same.
Cause I’m as free as a bird now,
And this bird you’ll never change.
And this bird you can not change.
Lord knows, I can’t change.
Lord help me, I can’t change.
LEGGI I COMMENTI (14)
-
PERMALINK
sabato 5 novembre 2005 - ore 15:09
L’amore è una hostess che ti segue
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E’uscito ElizabethTown. E come ogni volta che c’è un film di Cameron Crowe nell’aria fremo all’idea di vederlo. Amo alla follia "Singles" ed "Almost famous", ho apprezzato Jerry Maguire e Vanilla Sky nonostante il settaiolo protagonista e ritengo "Non per soldi.. ma per amore" una meraviglia. Senza la necessità di essere troppo di parte. Crowe è poi un ex-giornalista di Rolling Stone e, per sua ammissione, un feticista musicale a cui piace parlare d’amore.
E non credo mi deluderà questo nuovo film, del quale faccio fatica, ammetto, a ricordare il nome ogni volta che ne parlo, un po’come mi succede con le regole della briscola.
Ora manca solo il quando, il dove ed il con chi, ma spero entro l’ultimo spettacolo di domani o al massimo entro un paio di giorni di riuscire a coronare questo mio sogno su grande schermo. Nel frattempo so che questa sera ascolterò la house dei Moonbootica, festeggiando un paio di compleanni.. Male che vada mi metto in coda fuori dal cinema appena esco dal Pachuca, aspettando il primo spettacolo, per provare per l’ennesima volta ad innamorarmi di un film.
YOU CAN’T STEAL MY LOVE - MANDO DIAO
I was walking down the street
with my chains tied up to my feet I leaned
instead of jiggie with the sidewalk
Now this street tells the same old boring tale
that has failed in so many ways of life
To trust its stories you’ve got to be dull as them
And all the love I’ve got in here
You’ve just killed you peasants didn’t even care
The love I had in store you raped for more
And all the dreams I had in here
you’ve just stolen You peasants didn’t even care
But the dreams I had for her you cannot touch,
my golden hand ’Cause it’s guarded by your promises
I met her in a crowded room
where the bookshelves help you
and knowledge takes your hand
I watched her beauty from an armchair
I said "Hey girl have you seen that film
with those kids in New York in the eighties
Oh, you have – Well, can I watch it with you anyway"
And all the love I’ve got in here
You’ve just killed you peasants didn’t even care
The love I had in store you raped for more
And all the dreams I had in here
you’ve just stolen You peasants didn’t even care
But the dreams I had for her you cannot touch,
my golden hand ’Cause it’s guarded by your promises
Congratulation Mr. Major you savior,
betrayer, you stinking master of trusts
How does it feel to ride all those horses
You cannot touch our hearts when we’re in bloom
I assume that we’ll win over the heads again
We conceal non, you’ll feel none, that’s what I promise
And all the love we’ve got in store,
you can’t kill You peasants! We won it all
And the love I have for her you cannot
touch, my golden hand,
‘Cause it’s guarded by your filthy promises
And all the love I’ve got in here
You’ve just killed you peasants didn’t even care
The love I had in store you raped for more
And all the dreams I had in here
you’ve just stolen You peasants didn’t even care
But the dreams I had for her you cannot touch,
my golden hand ’Cause it’s guarded by your promises
Honey I love you, like the summer falls
And the winter crawls
you’re above and beyond me
LEGGI I COMMENTI (15)
-
PERMALINK
venerdì 4 novembre 2005 - ore 10:54
Makes much more sense to live in the present tense
(categoria: " Pensieri ")
Sulle note degli Otto Ohm inizia un venerdì di una strana settimana, mentre nel bar Sport dei messaggi in bottiglia di questo sito si consuma la battaglia di Tresette all’ultimo slogan. Ogni tanto ripenso a quando mi sono iscritto qui, da un ufficio di Pieve di Cento, cercando una foto di uno spritz da mostrare alle mie colleghe, sbuffando perché la "neve" che cadeva sul sito in ossequio al Natale bloccava il Netscape del Cubo Mac che usavo all’epoca. C’erano pochi utenti, i blog non c’erano, io avevo più capelli ma le mezze stagioni non esistevano più già da un po’. Ed erano gli unici momenti in cui avevo nostalgia di Padova.. un po’perché, anche se in un bilocale diviso con una persona dai modi un po’rozzi (eufemismo per dire che spesso non puliva i servizi), vivevo da solo, un po’per gli amici di qui che c’erano comunque, che mi venivano a trovare per fare improbabili scorribande per Bologna e provincia, un po’per il lavoro in un mondo di luci, colori, belle facce e caramelle che avevo assaggiato dal ’97 in poi.
L’aria era un’altra, io stesso ero un altro. Il pensiero ricorrente verso Padova era simile ad un se penso a come ho speso male il mio tempo, di battiatiana memoria, in mente pensieri su persone a cui avevo dedicato troppo, su milioni di buone idee prese in considerazione e mai trasformate in qualcosa di concreto, su treni persi e carrette prese. Quando vai via riesci a pensare quasi sempre solo al brutto di ciò che lasci, per poi amare maledettamente ciò che non vivi più, ed apprezzare anche solo le due frasi del cazzo che sa dirti il tuo lattaio la mattina quando, dopo il giornale, ti fermi a bere un caffè.

Lì non erano solo la zeta e la ’c’ ad avere un suono diverso, suonava diversamente lo stesso disco, il citofono, costruito a Padova, non era fastidioso, sembrava una dolce melodia, persino la pasta e fagioli sembrava più buona. Era più bella anche la musica, qualsiasi musica, riuscivi a trovare un motivo di lode per qualunque artista. Sono cagate, ad essere raccontate. E cagate sono anche nella realtà dei fatti. Come quando sei partito, in tutti i sensi, per Roma, per mesi. Alla ricerca di quello che non c’è, e fingeva di esserci. Qualcuno ti è venuto a prendere, ti ha fatto vedere un depliant di "vita da film", ti ha fatto firmare un "contratto" per tenerti legato a sè e se n’è tornato giù. E tu per sette mesi hai vissuto in funzione di quattro ore e cinque minuti di Eurostar, di posti da prenotare su un treno in una determinata posizione per collegare l’ibook e ricaricarlo prima di tornare alla vita di tutti i giorni, di telefono dalle bollette milionarie, di strìa e focacce comprate in extremis per sopperire al frigo perennemente vuoto. I finti amici di Padova esistevano anche a Cento, con l’estetista vacca che raccontava i cazzi tuoi al primo che le capitava, farcendoli di invenzioni assurde, tra un punto nero ed un altro, costruendo simpatici aneddoti sulla tua vita.
Sono passati anni, e sei di nuovo a Padova, con l’unico inconveniente che consiste nel fatto che il "trasloco temporaneo" a casa dei tuoi tanto temporaneo non è stato. Verranno tempi migliori, sicuramente. Ma anche con un appartamento condensato nella tua vecchia camera da letto, con i lavori che si accavallano come un bicchiere di brancamenta nella mano destra, con parecchia merda da mandar giù ogni giorno si vive lo stesso. E ci si rende conto che, per quanto le ami tuttora, Bologna, Cento, Roma non ti hanno visto piangere abbastanza, non ti hanno visto ridere abbastanza. O, più che altro, non ti hanno visto vivere abbastanza, da non farti sentire un turista ogni volta che ci torni. Di gente di merda ce n’è ancora, ma sei talmente abituato a tale odore che il tuo naso manco prova fastidio. Su spritz.it ci sei ancora, e funziona bene anche sul Mac .)
Stasera i miei ragazzi Pornopilots suonano al DNA. Domani c’è il Pachuca, altro caposaldo fuori discussione che a Bologna mi mancava non poco. E dal 29 dicembre con ogni probabilità sarò ad Amsterdam a fare da guida a qualche veneto. Chi s’aggrega è perduto .)
Ed un dubbio che definire esistenziale è riduttivo... mi faccio la barba?
NON CAMBIARE MAI - PAOLO MARTELLA
Ogni volta che vedo un aereoplano
mi vien voglia di saltarci su
senza sapere dove sta andando
anch’io da un po’non me lo chiedo più
E questo mio eterno ripartire senza arrivare mai
ma questa ed altre mille cose
di me tu già lo sai, vedrai, vedrai
Occhi grandi come il mondo,
magari il mondo fosse come te,
sarebbe certo un grande posto
per chi si sente fuori come me..
che anche se cado non m’aggrappo mai
per questo te ne vai,
pensando di non essere importante
ma solo uno dei miei guai, vedrai...
invece il mondo è un posto arido
e io mi sento un po più fragile di te,
in questo posto troppo arido,
se stiamo insieme è un po’più facile..
Ti guardo sorrido, tutto bene qui vicino
NON CAMBIARE MAI!
Ti guardo sorrido, tutto bene qui vicino...
NON CAMBIARE MAI!
ogni volta che annuso un fiore
mi sento vivo un po’di più
sono quelle grandi piccole cose
che mi hai insegnato tu
quanta altra terra al di là del mare
quale è la rotta che navigherò?
Un posto per ricominciare,
un nuovo nome ti regalerò
invece il mondo è un posto arido
e io mi sento un po più fragile di te,
in questo posto troppo arido,
se stiamo insieme è un po’più facile..
Ti guardo sorrido, tutto bene qui vicino
NON CAMBIARE MAI!
Ti guardo sorrido, tutto bene qui vicino...
NON CAMBIARE MAI!
LEGGI I COMMENTI (9)
-
PERMALINK
giovedì 3 novembre 2005 - ore 05:52
che anche se cado non m’aggrappo mai
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Paolo Martella nello stereo, Leila-a-Padova, Fede psicologa con 110 e lode, kebab, piadine di Eugenio per tutti, un miracolo, amici, musica, musica, musica, musica, musica, musica, musica, musica, musica. Al resto penserò.
99 LUFTBALLOONS - NENA
Hast Du etwas Zeit fuer mich
Dann singe ich ein Lied fuer Dich
Von 99 Luftballoons
Auf ihrem Weg zum Horizont
Denkst Du vielleicht grad’ an mich
Dann singe ich ein Lied fuer Dich
Von 99 Luftballoons
Und dass sowas von sowas kommt
99 Luftballoons
Auf ihrem Weg zum Horizont
Hielt man fuer UFOs aus dem All
Darum schickte ein General
Eine Fliegerstaffel hinterher
Alarm zu geben, wenn es so war
Dabei war da am Horizont
Nur 99 Luftballoons
99 Duesenjaeger
Jeder war ein grosser Krieger
Hielten sich fuer Captain Kirk
Das gab ein grosses Feuerwerk
Die Nachbarn haben nichts gerafft
Und fuehlten sich gleich angemacht
Dabei schoss man am Horizont
Auf 99 Luftballoons
99 Kriegsminister
Streichholz und Benzinkanister
Hielten sich fuer schlaue Leute
Witterten schon fette Beute
Riefen: Krieg und wollten Macht
Mann, wer haette das gedacht
Dass es einmal soweit kommt
Wegen 99 Luftballoons
99 Jahre Krieg
Liessen keinen Platz fuer Sieger
Kriegsminister gibt es nicht mehr
Und auch keine Duesenflieger
Heute zieh ich meine Runden
Seh die Welt in Truemmern liegen
Hab’ nen Luftballoon gefunden
Denk’ an Dich und lass’ ihn fliegen
LEGGI I COMMENTI (9)
-
PERMALINK
mercoledì 2 novembre 2005 - ore 11:57
L’uccellaio naif
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da piccolo una persona impara le diciture più improbabili per le categorie di lavoratori. Quasi tutti i termini finiscono con aio. Si inizia con coloro che stanno vicini a te, solitamente. Marco, questo è il benzinaio, questo il tabaccaio.. Ed in mezzo a persone senza la medesima desinenza, quindi probabilmente alieni, come prostitute e fruttivendoli, non c’è da scordare l’uccellaio.
Strana categoria di venditore, l’uccellaio vende, appunto, uccelli, cibo per animali, dalla formica ballerina all’elefante bonsai, gabbie, piante.. e parole.
L’uccellaio dell’Arcella, infatti, proprio qui vicino, è sempre fuori dal negozio a parlare. Anche fuori dall’orario di chiusura, con la serranda già abbassata. Molti insinuano che questo suo comportamento derivi da una seria intenzione di ridurre i consumi. Passando meno tempo in casa possibile, infatti, risparmia sul riscaldamento.
Generalmente, in quartiere i negozianti "storici" si riconoscono dal nome. C’è Stefano il fiorista, Lollo il benzinaio, Marco il tabaccaio, Elia il veterinario, Sara la barista..
L’uccellaio è lì da prima che io nascessi, ma nessuno conosce il suo nome di battesimo. Sempre che qualcuno lo abbia battezzato.
La sua vita sociale è caratterizzata da un quasi morboso rapporto con la madre. Tale donna dimostrava almeno settant’anni quando ancora non andavo a scuola. Superfluo dire che è ancora viva, ed è presenza costante all’interno del negozio. Va detto anche che definire quel posto ’negozio’ è un complimento simile al chiamare ’cantante’ DJ Francesco.
Un negozio, infatti, è composto da alcuni elementi fondamentali
- discreta metratura
L’uccellaio ha a disposizione una superficie calpestabile di circa 16 metri quadri. Comprendendo anche il suo corpo e quello della madre.
- aria respirabile
Chi abbia provato una sola volta ad entrare in tale bugigattolo sa che nell’aria si respira una profumazione molto esotica, riprodotta di recente in un bagnoschiuma della Compagnia delle Indie, della quale l’uccellaio ignoto è membro onorario. L’aroma è un misto tra
a) vitobel (cibo per pesci)
b) semi di canapa (mangime per uccelli)
c) materiale organico (termine elegante per "cacca")
d) segni di vita dei microorganismi nei capelli dei ’padroni di casa’
- lessico adeguato e savoir faire
Tale locuzione francese viene considerato dall’uccellaio e dalla madre alla stregua di un nome di un dolce che non conoscono, di quelli che si ordinano una volta nella vita. La vecchia ha qualche problema di muco. Per dirla in termini tecnici, scatarra. Lui ha ereditato qualcosa dalla madre, ed ha perennemente il naso pieno. Tra un fazzoletto e l’altro, a volte, trova il tempo di salutare i clienti che entrano. Altrimenti la situazione in cui si trova l’avventore occasionale è quella di totale libertà, quasi un archetipo di self-service. Puoi aprire la gabbietta e passare la testa del canarino sulla cassa a guisa di codice a barre. E, magari, nel frattempo, degustare un’ottima crocchetta per gatti. Le bestemmie sono numerose come le stelle del cielo, tra madre e figlio i nostri santi possono dire di godere di un folto campionario di connotazioni. Del resto, se non conoscono gli animali quei due..
- customer satisfaction department
Il motto è se no te va ben, me despiaxe. Ai tempi della morte della mia tartaruga Gedeone per overdose di pianta di canapa indiana (non pensate male, avevo solo 5 anni, era la figlia della padrona di casa in montagna la coltivatrice), i miei genitori mi regalarono un pesce rosso, che con molta fantasia chiamai Abramo. L’uccellaio mi consigliò una bellissima vaschetta con vegetazione in vera plastica. Il pesce ha rischiato tre o quattro volte di morire incastrato in tale ecosistema, ancora all’interno del negozio. Non volevano cambiarmi la vaschetta, in quanto usata. Erano però pronti a vendermi un altro pesce rosso, in caso di morte prematura di Abramo. Non mi prospettarono, chissà perché, il noleggio di un piranha per divorarne la carcassa.
- volume di affari
Si suppone che un negozio abbia un certo numero di clienti, abituali e non, giornaliero, anche se Ruco Line ci ha abituati al contrario. L’uccellaio non ha clienti, solo amici che giocano a briscola. L’Interpol sospetta traffici illeciti di merce nascosta nei capelli della vecchia.
Il terrore aleggia nelle strade dell’Arcella. Soprattutto al pensiero di quale oscura entità sostituirà i due matusa, un giorno. Nel frattempo, spero che qualche associazione animalista voglia liberare quei poveri esseri senza colpa, prima che diventino oggetto di culto della canuta mistress of dark.
QUESTA SERA .... PACHUCA CLUB! HAPPY HOUR TIL 00:30, INGRESSO GRATUITO CON BADGE UNIVERSITARIO O TESSERA ERASMUS
CARNIVAL - THE CARDIGANS
I will never know
cause you will never show
come on and love me now
come on and love me now
Carnival came by my town today
bright lights from giantwheels
fall on the alleyways
and I’m here
by my door
wating for you
I will never know
cause you will never show
come on and love me now
come on and love me now
I hear sounds of lovers
barrel organs, mothers
I would like to take you
down there
just to make you mine
in a merry-go-round
LEGGI I COMMENTI (11)
-
PERMALINK
martedì 1 novembre 2005 - ore 13:06
Look into my tired eyes see someone you don’t recognize
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una bella serata. Giro in avanscoperta al DNA, poi un po’di tempo con persone che non vedevi da un pezzo grazie alla crici-ospitalità, cercando di intimidire un manipolo di bulletti in cerca di cibo. Altro tuffo indietro nel tempo, con un usuale salto ad uno strapieno City Hall, dove dopo poco avrebbero suonato gli Allarme Rossi. Compagni di tante serate e trasferte negli anni scorsi, e di tanti Halloween tra quelle quattro familiari mura.
Solo che ieri sera c’era una serata di tutto rispetto in programma.. che non si è smentita. Le casse dell’auto sembrano esplodere mentre raggiungi il locale, ma Mellon Collie merita tutti i decibel del mondo. La gamba di Vanessssa in saletta, tre gruppi sul palco, ritorno sulle scene dei Club compreso, due dj pronti a mettere i loro pezzi, con un set che per intensità e tensione musicale ricordava forse un contest od un vs. Mio fratello dietro le spine della birra, Roby di nuovo in forma.. tanta, tanta musica. Gente conosciuta e sconosciuta, e ti passa davanti qualsiasi cosa, due ragazze che sentono la primavera sui divanetti, qualcuno che ha litigato, facce che valgono poco, conoscenti, amici, persone interessanti, bicchieri.. Aiutacomplessi che rubano mascottes di gruppi, nemmeno fossero miss Penny Lane o Polexia. Ok, ho visto troppe volte "Almost famous", anche se non mi basta mai.
Ed i ricordi di una serata in cui l’unico lato negativo era la stanchezza che avevi accumulato nelle notti precedenti restano fotografate in testa, in uno slideshow accompagnato dalle note di un sacco di - belle - canzoni, che non avresti cambiato nemmeno fossi stato Dio. Che, come i Faithless insegnano, è un dj. Canzoni "tue" (anche le Chicks ed una Black Star
), Disco2000, riscatto dopo una Common People persa durante un.. break.. and much more. E, dopo un kebab a metà serata, un’oretta da Alfien Delon, fuori dal suo bar delle meraviglie, dove ogni sera succedono eventi di portata cosmica. Datando con il carbonio-14 le cellule andate di un gruppo di ultras dell’Hellas Verona, la cui gaffe più grande è stata quella di aprire bocca. Pittoresche persone in una notte dipinta di bei momenti, altro che streghe.
BLACK STAR - RADIOHEAD
I get home from work and you’re still
standing in your dressing gown
Well what am I to do?
I know all the things around your head
and what they do to you
What are we coming to?
What are we gonna do?
Blame it on the black star
Blame it on the falling sky
Blame it on the satellite that beams me home
The troubled words of a troubled mind
I try to understand what is eating you
I try to stay awake but its 58 hours
since that I last slept with you
What are we coming to?
I just don’t know anymore
Blame it on the black star
Blame it on the falling sky
Blame it on the satellite
that beams me home
I get on the train and I just stand about
now that I don’t think of you
I keep falling over I keep passing out
when I see a face like you
What am I coming to?
I’m gonna melt down
Blame it on the black star
Blame it on the falling sky
Blame it on the satellite
that beams me home
This is killing me
This is killing me
LEGGI I COMMENTI (13)
-
PERMALINK
lunedì 31 ottobre 2005 - ore 11:49
Il tempo non fa il suo dovere e a volte peggiora le cose
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Modena è una città strana. Di quel posto ricordo soprattutto il ristorante di un caro amico ed il grande casino per muoversi in città. Svincoli assurdi e, soprattutto, limpossibilità di affidarsi a chi ti dice quando ti trovi a un bivio vai... A Modena non esistono bivi. O, meglio, ci sono alcuni cartelli stradali - pochi, a dire il vero, che preannunciano le direzioni consigliate. Ma le strade non sono lì, sono dove capita. E perdersi è semplicissimo. Rinunciare ad andare nel luogo desiderato può essere unopzione, andare a tentativi unaltra, arrivare altrove ed essere contenti comunque unipotesi che quasi fa sorridere. Girare a vuoto per ore il destino più probabile. Senza, magari, arrivare in tempo.
Cerchi di andare da un cliente, magari hai investito denaro per il viaggio ed altro per il tempo nel quale ti sei preparato. Gettato via, diciamo. Vuoi andare ad un concerto, sei carico, hai preso il biglietto mesi prima.. Inutile.
I cartelli arrivano troppo tardi, o non arrivano affatto. Come quando in autostrada sorpassi un camion e nel frattempo hai perso lo svincolo per luscita che ti interessava.
Da Modena passo comunque spesso, e cè una Modena in tutta Italia, in tutto il mondo, forse. Deviazioni, delusioni, illusioni, disillusioni. Che due - grossi - coglioni.
FIRST OF THE GANG TO DIE - MORRISSEY
You have never been in love,
Until youve seen the stars,
reflect in the resevoirs
And you have never been in love,
Until youve seen the dawn rise,
behind the home for the blind
We are the pretty petty thieves,
And youre standing on our street..
...where Hector was the first of the gang
with a gun in his hand
and the first to do time
the first of the gang to die. Oh my.
Hector was the first of the gang
with a gun in his hand
and the first to do time
the first of the gang to die. Oh my.
You have never been in love,
Until youve seen the sunlight thrown
over smashed human bones
We are the pretty petty thieves,
And youre standing on our street..
...where Hector was the first of the gang
with a gun in his hand
and the first to do time
the first of the gang to die. Such a silly boy.
Hector was the first of the gang
with a gun in his hand
and a bullet in his gullet
and the first last lad to go under the sod.
And he stole from the rich and the poor
and the not-very-rich and the very poor
and he stole all hearts away
he stole all hearts away
he stole all hearts away
he stole all hearts away
LEGGI I COMMENTI (4)
-
PERMALINK
domenica 30 ottobre 2005 - ore 13:37
Revolution is just a t-shirt away
(categoria: " Pensieri ")
Se è possibile che Capello dica che il Milan ieri sera non esisteva in campo, ho ragione di non meravigliarmi di nulla. Anche della serata di ieri. Terminata con un grande piatto di pasta alla pizzaiola, prossimi al collasso, ad un orario indefinito, credo alle otto. Non ricordo con quale fuso orario. Di sicuro, fuso. Complimenti a Corradino, con il suo miglior programma musicale di sempre... ed un plauso al Silvestrin, che è venuto al locale (in compagnia di Giuseppe, il "Pio" di un film a caso su una vacanza in Grecia ed attore di un meraviglioso ’come te nessuno mai’, come mi ha ricordato qualcuno .)) nonostante una gamba fresca di rottura ed ha fatto un grande show.




Che faccia da bravo putin. Grazie al volante della mia macchina, che ogni tanto fa miracoli.
Muccino’s creatures for dummies qui
18 AND LIFE - SKID ROW
Ricky was a young boy, He had a heart of stone.
Lived 9 to 5 and worked his fingers to the bone.
Just barely got out of school, came from the edge of town.
Fought like a switchblade so no one could take him down.
He had no money, oooh no good at home.
He walked the streets a soldier and he fought the world alone
And now it’s
18 and life You got it
18 and life you know
Your crime is time and it’s
18 and life to go
Tequila in his heartbeat, His veins burned gasoline.
It kept his motor running but it never kept him clean.
They say he loved adventure, "Ricky’s the wild one."
He married trouble and had a courtship with a gun.
Bang Bang Shoot ’em up, The party never ends.
You can’t think of dying when the bottle’s your best friend
And now it’s
18 and life You got it
18 and life you know
Your crime is time and it’s
18 and life to go
"Accidents will happen" they all heard Ricky say
He fired his six-shot to the wind that blew a child away.
LEGGI I COMMENTI (16)
-
PERMALINK
> > > MESSAGGI PRECEDENTI