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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
giovedì 24 marzo 2005 - ore 21:50
Che force!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Al Pedro con gli Skandalo...oddio, metà Skandalo: voce, sax (e io alla batteria)...
Comincia ad entrare gente in saletta e ci mettiamo a fare una specie di jam-session...
Un tipo mi ferma e mi fa "Tienimi un pò il doppio colpo.." Preoccupatissima mi concentro nel mio
tu pa tu tu pa. Alla fine il tipo fa: "Vorremmo registrare un demo...ma ci manca la batteria...se tu ti esercitassi un pò..."
che force!
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PERMALINK
sabato 19 marzo 2005 - ore 22:38
12 dicembre 1969
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Era il 12 dicembre 1969, piazza Fontana lì accanto. Quando sono entrato in cucina, il giornale radio aveva già spiegato che in una banca di Milano c’era stato uno scoppio, forse una caldaia, e che c’erano dei morti... Il pomeriggio del 12 Dicembre in piazza del Duomo ce l'avete illuminato ma in via del Corso non ci sono le luci per l'Autunno caldo il comune le ha levate In piazza Fontana il traffico è animato c'è il mercatino degli agricoltori sull'autobus a Milano in poche ore la testa nel bavero del cappotto alzato Bisogna fare tutto molto in fretta perché la banca chiude gli sportelli oh come tutto vola così in fretta risparmi gente tutto così in fretta No, no, no, non si può più dormire la luna è rossa e rossa di violenza bisogna piangere i sogni per capire che l'unica giustizia borghese si è spenta scende Dicembre sopra la sera sopra la gente che parla di Natale se questa vita avrà un futuro metterò casa potrà anche andare Dice la gente che in piazza Fontana forse è scoppiata una caldaia la nella piazza 16 morti li benediva un cardinale No, no, no, non si può più dormire la luna è rossa e rossa di violenza bisogna piangere i sogni per capire che l'unica giustizia borghese si è spenta Notti di sangue e di terrore scendono a valle sul mio paese chi pagherà le vittime innocenti? chi darà vita a Pinelli il ferroviere Ieri ho sognato il mio padrone a una riunione confidenziale si son levati tutti il cappello prima di fare questo macello No, no, no, non si può più dormire la luna è rossa e rossa di violenza bisogna piangere i sogni per capire che l'unica giustizia borghese si è spenta Sulla montagna dei martiri nostri tanto giurando su Gramsci e Matteotti sull'operaio caduto in cantiere su tutti i compagni in carcere sepolti Come un vecchio discende il fascismo succhia la vita ad ogni gioventù ma non sentite l'urlo sulla barricata la classe operaia continua la sua lotta No, no, no, non si può più dormire la luna è rossa e rossa di violenza bisogna piangere i sogni per capire che l'unica giustizia borghese si è spenta No, no, no, non si può più dormire la luna è rossa e rossa di violenza bisogna piangere i sogni per capire che l'unica giustizia borghese si è spenta......
Banda Bassotti
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PERMALINK
sabato 19 marzo 2005 - ore 13:08
Tu, mio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Stò leggendo un libro troppo bello!
"Tu, mio" di Erri De Luca...
Ho aspettato tutta la mia durata di vita di arrivare a proteggerti... E' davvero dolce...
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lunedì 14 marzo 2005 - ore 19:24
Ah, ah, ah..........
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Com'è divertente...volevo fargli la sorpresa e dirli che mia mamma m' ha comprato la web cam...
E s'è messo con una...ah, ah, ah...
Per la serie: diciamo
ti amo alla prima persona che passa per strada...evviva! Vaffanculo...
Wahhhh!!!
LINKBy Yago (per tutti i piccoli emo depressi)
LINK
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PERMALINK
sabato 12 marzo 2005 - ore 21:14
Ok, ho la febbre...e mi annoio! (cap.7)
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Si risvegliò come da un sogno, seduta sul letto dell’ostello di Milano, di nuovo ventiduenne.
Le ci volle qualche secondo per ricordarsi cosa ci faceva lì. Non aveva fumato ne bevuto, ma quei ricordi l’avevano portata indietro, facendola perdere nel suo passato.
Matteo era l’unica persona a cui avesse voluto bene davvero e l’aveva perso. Dopo di lui aveva deciso che l’amore era un sentimento scomodo ed era diventata ancora più fredda di quello che era.
Non si sarebbe più avvicinata a nessuno, avrebbe dimostrato la sua forza cavandosela da sola.
Guardando fuori dalla piccola finestra sporca della stanza poteva vedere uno squarcio di Milano, milioni di macchine che sfrecciavano, tutte uguali. Un senso di vuoto che però in quel momento le dava sicurezza.
Ripresasi del tutto dal salto nei suoi ricordi, Daniela si mise la giacca di pelle e decise di andare ad esplorare la città. Uscendo si accorse che il portiere la fissava con uno sguardo lungo, non più spaventato come prima, solo incerto forse. Ma tanto lei era sola, nessuno sguardo avrebbe potuto minimamente interessarla. Camminando per le strade grigie il tempo sembrava come rallentato, anche i suoni sembravano arrivarle in ritardo.
Il ripensare a Matteo però non l’aveva scalfita, affidarsi a qualcuno non solo era pericoloso, secondo Daniela si poteva rischiare di diventare addirittura un peso per l’altra persona.
Scrollandosi di dosso tutta la tristezza si chiese cosa avrebbe potuto fare ora.
Lei aveva questo difetto, che allo stesso tempo era anche un pregio, non riusciva a pensare oltre il presente e i suoi problemi venivano dimenticati in pochissimo tempo, non si soffermava mai a chiedersi cosa sarebbe potuto succedere, le cose le faceva d’impulso.
La sua idea di futuro arrivava al massimo al giorno dopo, non riusciva proprio a essere più lungimirante, in quel momento per esempio, non era preoccupata di cosa avrebbe fatto una volta finiti i soldi e di come avrebbe pagato l’ostello.
Entrò in un bar e ordinò una birra. Gli sguardi degli uomini si diressero tutti verso di lei, ma non se ne accorse nemmeno. All’improvviso si alzò in piedi, poggiò due euro sul tavolo e corse fuori.
Aveva questa specie di memoria a flash back, le era tornata in mente un immagine di quando a pochi anni di vita, nell’orfanotrofio, qualcuno stava parlando di sua madre, prima che l’argomento diventasse tabù. Fino a quel momento se l’era dimenticato, ma in quel discorso avevano parlato di Milano. L’idea la gettava nel panico, si chiedeva se per caso, inconsciamente non la stesse cercando. Cominciò a sudare, si appoggiò ad un muro. Il fatto che in quella città, per quanto grande, potesse esserci sua madre l’attirava e la spaventava. In poco tempo sarebbe riuscita a trovarla se avesse voluto.
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venerdì 11 marzo 2005 - ore 20:20
Ho ritrovato una foto troppo dolce!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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PERMALINK
martedì 8 marzo 2005 - ore 22:09
Ascoltando i Rancid...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ok...credo che mi stia venendo l'ulcera...
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PERMALINK
venerdì 4 marzo 2005 - ore 20:49
Che la neve abbia avuto effetti strani in abruzzo?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La schizofrenia e' un problema grave...
In ogni caso...terza prova! ARGH!!!


La mia emo-fever del cazzo...
come mi gira la testa...ma perchè?
E perchè tutto è sempre così complicato?
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PERMALINK
giovedì 3 marzo 2005 - ore 18:11
E il 3000?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Uhm...dovrò decidere un bel premio per il N°3000...

P.S. "I
NO USE FOR A NAME NON PARTECIPERANNO AL DECONSTRUCTION QUES'TANNO E VERRANNO SOSTITUITI DAI MAD CADDIES..."
Noooooooooooooooooooo!!!!!!!
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PERMALINK
giovedì 3 marzo 2005 - ore 14:37
E vinceee!!! (non diciamo chi! ;p)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E per tutti i fan di Daniela (che non somiglia a me...magari...) ecco il capitolo 6!!!

Dopo alcuni mesi inaspettatamente Daniela e Matteo erano ancora insieme. Lui, che aveva saputo sciogliere il ghiaccio che regnava nel suo cuore le era rimasto accanto. Si vedevano spesso, un po’ nel mini appartamento di Daniela, un po’ nella casa che lui divideva con il suo batterista.
La vita di lei però non era semplice, già allora infatti fra un lavoretto part-time e l’altro, aveva preso l’abitudine di commettere piccoli furti. Lui era un po’ spaventato da questo: ad ogni concerto prendeva una piccola somma, ma questo non bastava per mantenere anche lei.
Così Daniela aveva continuato e lui non riusciva a dirle nulla.
Un giorno mentre leggeva un giornale di musica lei l’aveva guardato con uno strano luccichio negli occhi e gli aveva detto: “Perché non rapiniamo una banca?”
Matteo prima si era messo a ridere, poi aveva capito che Daniela non stava scherzando.
Era passato qualche giorno e non avevano più toccato l’argomento, ma Daniela non trovava più lavoro e l’ultimo concerto di Matteo era saltato. Non sapevano cosa fare e avevano veramente bisogno di soldi.
Matteo chiese a Daniela se voleva vivere con lui e il suo batterista, così non avrebbe più dovuto pagare l’affitto del mini appartamento. Ma non era così semplice e una scelta così le sembrava troppo definitiva e imprigionante.
Matteo la capiva, o almeno si sforzava di capirla. Senza volerlo probabilmente si era innamorato di lei e ora si ritrovava faccia a faccia con tutti gli strani lati del suo carattere.
Innamorasi di Daniela era stata la cosa più sconvolgente della vita di Matteo, si sentiva sempre impreparato e fuori posto, ma ormai non poteva farci molto.
Mentre un giorno stavano girando per un supermercato, cercando i prodotti più economici Matteo l’aveva guardata e le aveva detto: “Va bene, lo facciamo!”
A casa avevano cominciato a buttare giù delle idee, e nei giorni seguenti avevano studiato pianta e allarmi di una piccola banca della città.
I soldi erano sempre meno e un giorno Daniela disse: “Domani, Matteo, lo facciamo domani!”
La mattina si erano quindi svegliati pieni di sentimenti contrastanti, eccitati, impauriti (nel caso di Matteo forse proprio terrorizzato). Si erano preparati accuratamente, con tanto di passamontagna sulla faccia. Era troppo tardi per tirarsi indietro.
“Mani in alto questa è una rapina!” aveva gridato Daniela, forse ancora più convinta di quanto credeva di poter riuscire ad essere.
Le pistole che avevano in mano però erano finte, ne lui ne lei avevano abbastanza soldi per riuscire a procurarsene di vere. La banca era piccola e in quel momento al suo interno ci saranno state una decina di persone contando gli impiegati e il direttore.
Daniela aveva urlato di stendersi per terra senza toccare nulla ma un ragazzo aveva lo stesso fatto a tempo a premere il pulsante dell’allarme. Nelle orecchie di Daniela le sirene della polizia si facevano sempre più vicine.
Matteo avrebbe voluto scappare lontano, aveva davvero paura, però non voleva lasciare Daniela che pareva come paralizzata con la pistola giocattolo puntata contro il ragazzo che aveva azionato l’allarme.
Un poliziotto, che per puro caso si trovava già in zona, era entrato all’improvviso nella banca. La poca gente scappava in tutte le direzioni.
“Poggi a terra la pistola e venga verso di me” aveva detto il giovane poliziotto a Daniela. Era in servizio da poco, non si era ancora trovato in una situazione così apparentemente pericolosa e non sapeva bene come comportarsi.
Lei era ancora in stato di trance e non accennava a muoversi, presa dal panico aveva anzi cominciato ad arretrare. “Non mi costringa a sparare..” Daniela si era girata di scatto verso il poliziotto che colto alla sprovvista aveva sparato un colpo verso di lei.
Aveva sentito l’aria spostata dal proiettile, sempre più vicino e poi si era ritrovata sbalzata a terra. Matteo stava vicino a lei con una mano sul petto da cui aveva cominciato a scendere un rivolo rosso di sangue. Il giovane poliziotto era troppo sconvolto dall’accaduto per poterle badare, si era chinato su Matteo che stava perdendo i sensi.
“Scappa Daniela….ti amo..” Erano le ultime cose che era riuscito a dire.
Con le lacrime che le rigavano le guance, Daniela, che non aveva mai pianto, era corsa fuori dalla banca, e poi ancora fino a fare perdere le sue tracce.
Era scappata nel suo mini appartamento con il cuore che le faceva male, e un senso di vuoto nostalgico ancora poco chiaro che le si agitava dentro. Ma non poteva rimanere lì a lungo, l’avrebbero trovata.
Si era fatta coraggio e la notte, facendo molta attenzione era entrata nella vecchia casa di Matteo. Aveva girato per le stanze sentendo quell’aria di vissuto di quando Matteo era ancora lì. Era andata in camera e aveva preso il basso. Se l’era stretto contro ed era corsa fuori, portandolo con se.
Con il passare del tempo i giornali avevano smesso di parlare della rapina e di Matteo e la sua vita era ritornata più o meno quella di prima di conoscerlo, con la differenza però che ogni tanto si sedeva sul letto e suonava un po’ quel basso rovinato a cui teneva tanto…
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