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“Scopo del mio Blog non è solo quello di parlare di me stessa e di quello che mi piace, ma anche quello di diffondere una mia grandissima passione:il palio di Siena...ed in particolare la mia contrada (il NICCHIO)!

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mercoledì 18 febbraio 2004
ore 19:06
(categoria: "Musica e Canzoni")


voglia di ballare!


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mercoledì 18 febbraio 2004
ore 18:40
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-14°puntata
...(continua)IL SETTECENTO: IL BANDO DI VIOLANTE E LE REGOLE DEL PALIO MODERNO

Niccolò Nasoni. Il Palio dell'Agosto 1713. Siena, coll. privata

In contrasto con il clima rarefatto del Corteo e le astrazioni dei suoi carri allegorici, la corsa alla tonda avvenne sempre secondo i canoni del più ruvido e immediato realismo espressionista.
Già i cavalli erano spesso reclutati d'imperio dal Comune che talvolta per reperirne un numero adeguato obbligò tutte le Poste del circondario a mandarne almeno uno alla tratta, che dal 1761 si svolse in Comune, alla porta di Biccherna. Cavalli e cavallai di questo secolo furono raramente di nobili origini. Si ricordano il cavallo di Savino Oste, il baio del Bagnacci, il bianco del Mascagni e il morello del Giannetti, cappellaio di Piazza detto il Bomba.
L'inserimento dei fantini nella nuova coreografia illuminista e nel nuovo contesto scenico del Palio risultò impossibile, quali che fossero i tentativi per omologarli al gusto del tempi. Si cercò di obbligarli a sfilare paludati sull'"asso" o soprallasso da parata.
Giovan Battista Stratio, dell'Accademia dei Rozzi, nel 1775 scrisse un'ode olimpica al fantino vittorioso, Vittorio Alfieri pochi anni dopo si infiammò di passione per il Palio, portò i suoi cavalli sul campo e compose versi su Bastiancino e Carnaccia. Nel 1793 scriveva a Siena chiedendo "chi è l'eroe tra i fantini" e l'anno dopo si lamentava col suo amico Bianchi "neppur dopo il 15 agosto mi si scrive due versi per dirmi come so' ite le feste? per narrarmi le glorie dei Bastiancini, Batticuli e simili?"
I fantini dell'epoca in realtà mal si prestavano a carmi e odi pindariche. Le Contrade già adombravano i sempre temuti "monti" o cosche segrete tra i fantini con lo scopo di manipolare l'esito delle Carriere e dividere i guadagni, ufficiali o meno che fossero.
Tra i membri dei "monti" l'emulazione era tutt'altro che olimpionica e si manifestava in risse e assalti, minacce e furiose colluttazioni come quelle che tra il 1787 e il 1788 opposero il "monte dei senesi" e il "monte dei maremmani" che faceva capo a Isidoro Bianchini detto Dorino, un maremmano che vinse tredici Palii per nove diverse Contrade. Dopo clamorose trattenute e furiose nerbature, con vendette alla corsa successsiva, il 2 luglio 1778 Dorino, Ciocio e il fantino della Pantera si affrontarono alla Mossa a nerbate con tale furore che rovinarono a terra dove "si azzuffarono per anche uccidersi se la truppa civica non li avesse separati menando i fantini della Lupa , e Pantera in carcere". I fantini furono scarcerati il giorno successivo, con l'ingiunzione di lasciare la città all'istante.
Ma queste guerre erano come i litigi dei proverbiali ladri di Pisa. Un esempio ne fu Dorino, forse il fantino più grande del secolo, che preso per le briglie dalla Lupa nel 1787, vi corse l'anno seguente, nerbato a sangue dalla Civetta, le vinse un Palio due anni dopo; vinto un Palio nella Tartuca nel 1786 corse l'anno seguente nell'arcirivale Chiocciola e benché assalito dalla Tartuca, due anni dopo tornò a corrervi e a vincere; nerbato solennemente dall'Onda nel 1787 ne indossò il giubbetto nel 1790 e lo portò alla vittoria.
Questi fatti sarebbero occorsi nei secoli successivi fino ai nostri giorni, a mostrare come il Palio dei fantini sia sempre stato l'antiolimpiade per eccellenza: l'importante è vincere, non partecipare.
Ma la fine del secolo vide a Siena, e proprio in Piazza del Campo, fatti di ben altra drammaticità e violenza. Dopo l'occupazione francese, nel 1799 giunsero a Siena le squadracce aretine della reazione, al grido di Viva Maria.
In Piazza del Campo, sui pezzi del distrutto albero della libertà, furono bruciati dieci cadaveri.
Nel luglio 1799 il Palio fu sospeso per fatti gravissimi di ordine pubblico. Ma presto si capì che per l'ordine pubblico sarebbe stato più pericoloso vietare il Palio che farlo effettuare.
Il drappellone con la sua Madonnna di Provenzano fu assegnato nella Carriera d'agosto. Ancora una volta il Palio era il segno che la vita della città continuava.(FINE)


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mercoledì 18 febbraio 2004
ore 16:27
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-13° puntata
...(continua)IL SETTECENTO: IL BANDO DI VIOLANTE E LE REGOLE DEL PALIO MODERNO

Un ritratto idealizzato di Violante di Baviera.
Busto in alabastro (sec XIX). Siena, coll. privata

Un altro bando di questi anni sarebbe rimasto come pietra miliare nella storia del Palio. E' il bando sui nuovi confini delle Contrade promulgato nel 1729 da Beatrice Violante di Baviera, Govenatrice di Siena, per porre fine alle continue controversie tra Contrade aventi per oggetto non solo i confini tra di esse ma anche il loro numero ed entità demografica.
Nella seconda metà del secolo precedente erano scomparse sei di quelle Contrade che avevano avuto una vita effimera e irregolare, quasi da "società delle feste", occasionalmente partecipando a spettacoli e pubblici giochi in Siena. La leggenda di una loro soppressione per aver insultato i giudici, che riscosse qualche credito nella tradizione orale e presso qualche erudito, è quantomai improbabile. Così con tutta probabilità incorporate da più attive e organizzate vicine - rivali, Leone, Gallo, Quercia, Orso e Spadaforte uscirono di scena per morte naturale. I loro cavalieri sfilano ancor oggi nel corteo storico, con la celata abbassata, a portare una nota al tempo stesso carnevalesca e sinistra alla rievocazione splendida della Siena che fu, quasi un "memento mori" come quelli che venivano continuamente sussurrati all'orecchio degli eroi negli antichi trionfi romani.
Per poco la stessa sorte non toccò all'Aquila, la quale dopo aver vinto le bufalate del 1610 e del 1622 era rimasta a lungo assente dai pubblici spettacoli senesi.
Quando nel 1718 l'Aquila volle nuovamente partecipare alle feste d'agosto, incontrò la decisa opposizione delle contrade confinanti, Onda, Tartuca, Pantera e Selva, che accampavano diritti su territorio e popolazione di una Contrada da tanto tempo dormiente.La controversia fu portata davanti alla Biccherna e il suo potrarsi attirò l'attenzione della decisa e tenace governatrice di Siena. Il suo "bando", tenuto presente anche un criterio di equilibrio demografico, fissò numero e confini delle 17 Contrade di Siena, "tolta la facoltà di ritrovarne o di assumerne delle nuove". A oltre due secoli e mezzo di distanza, il Bando di Violante fa ancora legge a Siena almeno per il territorio che copre, quello della città murata di allora. Forti di questa divisione definitiva le Contrade del Settecento proseguirono la loro crescita. Tutte si dotarono di capitoli, ossia costituzioni, che ne regolarono la vita associata.
Acquisirono in comodato, in uso perpetuo o in proprietà sedi e oratori, approfittando anche della soppressione leopoldina delle compagnie laicali decretata tra il 1770 e il 1780.
Su Siena Pietro Leopoldo lasciò, scritte di suo pugno, una serie di osservazioni sobrie, illuminate e acute: "la città di Siena è divisa in molte Contrade, ognuna delle quali ha un suo Capitano, le sue insegne e la sua Cappella, che è di rado uffiziata, ma servono per dirvi il rosario la sera e per fare le deliberazioni per la corsa del Palio.
Questi anticamente erano i luoghi ove si adunavano e sotto le cui insegne andavano alla guerra e per quanto non ne sussistano più le ragioni, pure sono attaccatissimi i Senesi a quelle chiesine di privativa loro, che sono piuttosto sale di adunanza per le deliberazioni della corsa del Palio."
Come notava il Granduca, sacro e profano si univano in una sorta di "surrogato del culto della patria indipendenza" (così lo definisce Roberto Barzanti, un altro notabile storico del Palio). Ma bisogna subito aggiungere che le riunioni in tali luoghi sacri non furono improntate da una supina devozione, prova tra le molte ne è il rescritto col quale l'autorità ecclesiastica concedeva l'uso della Chiesa della Giraffa raccomandando che "sopra tutto, in caso di adunate, non seguino in detta Cappella tumulti o altro che alla giornata suol succedere in tali occasioni". Quasi in risposta, in molte Contrade invalse l'uso di coprire le sacre immagini durante le riunioni in Chiesa "perchè non vedessero e non sentissero" quanto aveva luogo nelle tumultuose adunate indette al suono della campana, nelle quali come oggi si cercava il bene comune e si mandavano a partito le proposte votandole a palle bianche e nere come in antico.
Questa partecipata forma di governo popolare e laico della quale le Contrade hanno sempre menato vanto, non impediva alla città di rendere solenni onori ad alti prelati o teste coronate in visita a Siena con "ferie repentine" cortei, luminarie, fiaccolate e soprattutto con un Palio straordinario.
Per l'ingresso di Violante di Baviera si fecero splendide feste nel 1717. Ce ne resta un Veridico Ragguaglio, illustrato e chiosato di recente da Ranuccio Bianchi Bandinelli, che resta una fonte primaria per conoscere la storia del Palio.
Nel 1739 , quando Francesco II passò per Siena, si corse un Palio straordinario, e un altro gli fu dedicato quando nel 1745 salì al trono imperiale. In quell'occasione il premio fu eccezionalmente portato a sessanta talleri. Per Pietro Leopoldo si corse il 13 maggio 1767 con una coreografia particolarmente sorvegliata e ricercata. Entrarono insieme "le Contrade in Piazza a l'uso militare con sua picca in mano, cappelli bordati e sottovesti di vari colori secondo l'insegna della Contrada". Le allegorie dei carri erano invece inedite "ne veniva un bellissimo carro con la munificenza, la felicità, la miseria, Siena festeggiante e i due fiumi...".
Una regia sempre più attenta mandava in Piazza, insieme ai carri storici e classici, le nuove allegorie care all'illuminismo e alle sue branche che in pubblico e in privato si sapevano care al sovrano e alla sua visione del mondo: i carri divennero segno del suo tempo. Nel Palio del 1786 dopo il Tempio della Felicità (vi prendevano posto con infelice scelta le Contrade che non correvano) si videro in Piazza le personificazioni di Religione, Scienza, Agricoltura e Giustizia. Scritte allusive si riferivano al Granducato e alle sue città: Siena l'antica, Firenze la bella, Livorno la potente, Pisa la florida.
Nel 1792 filarono in Piazza la Pubblica Felicità tra pastori e pastorelle e soprattutto il commercio risollevato da Pietro Leopoldo, figura allegorica ardua da significare mimicamente senza cadere in effetti indesiderati di involontaria comicità...(continua)


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mercoledì 18 febbraio 2004
ore 09:39
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-12°puntata
IL SETTECENTO: IL BANDO DI VIOLANTE E LE REGOLE DEL PALIO MODERNO


Il secolo dei lumi si aprì con un'innovazione decisiva e congeniale, l'introduzione di un secondo Palio delle Contrade accanto a quello alla lunga che continuava a svolgersi il 15 agosto, ma era divenuto spettacolo soppiantato nel cuore, nelle passioni e nella partecipazione dei senesi dalla corsa alla tonda, con la sua forma compiuta, con la sua intima teatralità.
L'idea venne dall'Oca che, vincitrice nel Palio del luglio 1701, chiese di "ricorrere il Palio vinto" ossia di rimettere in Palio la vincita, facendo svolgere un'altra carriera il 16 agosto per le feste dell'Assunta.
La suggestione antica delle feste in cui l'estate senese giungeva come oggi al suo zenith, la voglia di dar loro nuova linfa vitale, il desiderio delle Contrade di diventare sempre più protagoniste della festa e della sua organizzazione, l'ambizione orgogliosa di un popolo grande di affermarsi primus inter pares con un gesto, un dono, un'idea, tutto fece sì che il Palio di agosto iniziasse subito la sua storia. L'Oca mise a disposizione i 60 talleri vinti, che andarono 20 per le spese e 40 alla Contrada vincitrice.
Il processo fu all'inizio spontaneo, e se qualche anno la vincitrice di luglio non volle correre il Palio, ci fu subito un'altra Contrada che le si sostituì, con generosità e una punta di polemica emulazione. Quando nel 1747 l'Oca rinunciò, fu naturalmente la Torre a farsi subito avanti, oppure, come nel 1750, fu l'intera cittadinanza a farsi carico delle spese con una colletta.
Nel 1774 il Comune omologò l'organizzazione dei due Palii.
Il Palio trovò anche la sua regolamentazione definitiva. Il 16 maggio 1721 il collegio di Balìa emise un bando che costituisce il moderno regolamento del Palio.
Nei sedici comandamenti, con illuminato equilibrio, si riassumono bandi, ordinanze e capitoli dei secoli precedenti e si dà loro organicità ed univocità. "Bando senese non dura un mese" suona un maligno proverbio toscano, eppure questo durerà fino ai nostri giorni pur con i continui aggiornamenti resi necessari dall'evolversi di una festa che non cesserà mai di essere parte vitale e specchio fedele di una città.

1-si fissano gli orari delle prove della vigilia: un'ora la mattina e un'ora nel pomeriggio.

2-i palchi potranno erigersi solo dalla parte delle botteghe.

3-per il corteo prima del Palio, le Contrade dovranno far sfilare almeno ventiquattro "soldati vestiti civilmente" ossia monturati.

4-nel corteo dovrà sfilare il fantino, con debita insegna.

5-i fantini dovranno usare solo un "nervo ordinario" e andare alla mossa dopo lo sparo del mortaretto.

6-il premio spettante ai fantini sarà "solamente di dieci lire, e di dieci scudi nel caso che vincano il Palio e non altrimenti né in alcun altro modo.

7-i monturati dovranno recarsi dopo il corteo intorno alla pista nei luoghi loro assegnati.

8-nessuno può percuotere o incitare da terra i cavalli quando saranno alla mossa

9-nessuno può aiutare un fantino caduto a rimontare a cavallo.

10-vince il cavallo che compiuti i tre giri arriva primo al palco dei giudici.

11-il palio sarà ritirato dai rappresentanti ufficiali della Contrada vincitrice.

12-i fantini devono fermarsi allo sparo del mortaretto e altresì fermare il cavallo in caso di cattiva mossa, anch'essa segnalata dal mortaretto.

13-le Contrade devono iscriversi alla tratta.

14-Per correre il Palio ne saranno estratte a sorte dieci e solo dieci.

15-le Contrade depositeranno una somma che andrà al padrone del cavallo.

16-le contrade seguiranno la stessa sequenza prestabilita sia nel corteo che alla mossa.

17-nessuno può dar fastidio ai cavalli una volta data la mossa...(continua)


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martedì 17 febbraio 2004
ore 16:58
(categoria: "Vita Quotidiana")


voglio questo!


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martedì 17 febbraio 2004
ore 16:24
(categoria: "Vita Quotidiana")


uffa!
mi sono rotta le palle...VOGLIO ANDARE IN VACANZA!

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lunedì 16 febbraio 2004
ore 12:38
(categoria: "Vita Quotidiana")



buon pranzo a tutti!

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lunedì 16 febbraio 2004
ore 11:29
(categoria: "Vita Quotidiana")


il computer
ACCIDENTI,il computer si è spento e non si è salvato un pezzo del documento!
maledetto!sono incazzatissima...evviva la penna ed il calamaio!


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lunedì 16 febbraio 2004
ore 10:38
(categoria: "Vita Quotidiana")


il pirata

mi dispiace che sia morto il pirata nazionale.Anche se non seguivo il ciclismo,mi dispiace che sabato si sia spenta una stella per lo sport italiano!


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lunedì 16 febbraio 2004
ore 09:43
(categoria: "Vita Quotidiana")


week end
ma è possibile che non mi riesce di passare un fine settimana secondo i miei programmi?
Sabato: sabato pomeriggio sono finalmente andata al cinema a vedere l'ultimo episodio de Il Signore degli Anelli...e fin qua il programma è stato rispettato...per la serata erano previste festa single al parterre e serata disco al les palais!Niente di tutto questo niente!mentre ero al cinema sono stata pacconata da una mia amica...ho passato il San Valentino a casa.
Domenica: al mattino ho dormito e verso le 12 ho pulito casa (ma quando avrò una donna delle pulizie?) e di pomeriggio in centro ed a Prato della Valle per il mercatino dell'antiquariato.


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