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Rozzo, 29 anni
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STO LEGGENDO

Premettendo che leggo UN SOLO libro alla volta, gli ultimi acquisti sono:

Le nozze di Cadmo e Armonia - R. Calasso
Poesie - E. Dickinson
Dexter il vendicatore - J. Lindsay
Il trono di spade - G.R.R. Martin
Quando Teresa si arrabbiò con dio - A. Jodorowsky
La spada di Shannara - T. Brooks

HO VISTO

Un ammasso di merdacce sioniste ANNICHILIRE una popolazione, e passare da gente perbene.

STO ASCOLTANDO

Gli altri IO, dentro di me, che urlano per venire fuori...

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

C’è chi, con molto talento, sta pensando di portare migliorie, sotto questo aspetto... ma questo è... solo aspetto.

ORA VORREI TANTO...

Avere il coraggio...

STO STUDIANDO...

Me stesso, ma niente da fare non riesco ad andare oltre la pagina 11

OGGI IL MIO UMORE E'...

Rosso, rossissimo, quasi nero.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata



...e mi costrinsero a vagare in questa terra da solo, io sono Nessuno...

"le persone che parlano per metafore, dovrebbero farmi uno shampoo allo scroto"

Sono manganelli e sassi, ma alla fine ti ritrovi a far parte del sistema contro cui manifestavi...
Ma lui amava la sua diversità, che non lo voleva posto dentro questa società...





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martedì 30 ottobre 2007 - ore 10:57


La presunzione dettata dall’indisponenza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Coltivare un’utopia nel mondo di internet è come portare fiori al cimitero: un gesto di inutile bellezza…

Credo che sia insito nell’essere umano, il coltivare un qualche genere di utopia, si chiami essa anarchia, ecologismo o semplicemente amore.
Credo che il bombardamento mediatico cui siamo sottoposti lasci poco spazio all’immaginazione e alla fantasia, e in un mondo in cui si sa tutto di tutto (tranne beceri segreti di palazzo), ai bambini è concesso solamente il lusso di adorare semi-dei quali Harry Potter, o padre Pio. Solo i libri e la religione riescono ancora ad attizzare i ceppi spenti della cultura, uccisa dalla televisione-spazzatura, ammesso e non concesso che esista della valida televisione… Un discreto programma, leggermente copiato come Lucignolo, non poteva occuparsi a lungo della realtà italiana, non ha audience, è meglio che si parli di signorine dai facili costumi (quando casualmente ne indossano), invece dell’ammorbante serietà inflitta dalla realtà… Lasciamo ai film, il compito di parlare del vicende storiche come l’omicidio Calvi (Il banchiere di Dio), e atteniamoci al parere interpretativo di un attore, per sentire parlare del disastro del Vajont, i telegiornali sono troppo occupati a dar voce a buffoni politici, vengano essi da Bologna, Arcore o Ceppaloni… In Italia è in aumento la povertà, ma è meglio interessarsi agli omicidi nelle villette, anziché parlare dei venti euro al giorno che si guadagnano lavorando in una manifatturiera nel napoletano… Lasciamo che il nostro presidente della repubblica parli di Europa , in un paese dove esiste un ceto politico che lo vuole dividere e dove un paese di montagna si sente in diritto di “spostarsi” di regione… Lasciamo credere ad un comico fallito di poter perpetrare una rivoluzione, cambiando tutto per non cambiare niente… Succede che uno possa rompersi i coglioni e scappare all’estero, dove forse non ci sarà una storia come quella italiana, ma probabilmente ci sarà una libertà maggiore di quella italiana, dove c’è una coalizione di partiti che dovrebbe lottare per la libertà… Ho paura, non so se riesco ancora a resistere…


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venerdì 26 ottobre 2007 - ore 12:01


Autunno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei fermare il tempo prima che sia troppo tardi,
per non rinchiudere i miei sogni nell’album dei ricordi,
resisterò, io resisterò, cascasse il mondo mi aggrapperò saldo,
al traguardo arriverò, pronto a scommettere quello che ho…


L’autunno quaggiù è sferzato da raffiche di scirocco, che fanno assomigliare gli olivi carichi e bagnati alla mia testa, sempre più selvaggia, tra dread e ricci, apprezzo le temperature di questo periodo ma non vado per niente matto per l’autunno, troppo umido e opaco, ma del resto mi piace guardare le gocce di pioggia che scivolano su di un vetro, e ribadisco che questo mondo non si contraddice abbastanza, non quanto me… Troppa politica, troppo lontana, troppa gente che crede di sapermi gestire meglio di come farei io stesso… Basta… Smetterò di sognare quando le mie mani non avranno più cicatrici, cioè solo da morto… L’autunno è la stagione peggiore perché non si è abbagliati dal sole estivo e la terra appare per quello che è: umida, sporca, e coperta di grigio…
Vivo di colori, del giallo acceso di un post-it su cui è scritto “alabama”, del trionfo del sole poco prima di essere ucciso dalla notte, della maestosità della luna tra le nuvole… Già scritto, mi ripeto, a me piace così…



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giovedì 11 ottobre 2007 - ore 09:06


Come si fa a non amare questa donna?
(categoria: " Vita Quotidiana ")






Toi mon petit rayon de soleil
Qui illumine mes jours
Et qui hante mes nuits

Toi qui es présent dans chacun de mes rêves
Qui me fais oublier chacun de mes soucis
Et qui me fais vivre les rêves des plus merveilleux

Toi qui me rend heureuse rien qu’en me parlant
Qui me parle gentiment
Et qui me comprend

Toi qui est toi-même
Qui est simplement gentil, attentif, attentionné...
Et qui s’occupe si bien de moi

Toi qui es tendre et si doux avec moi
Qui es un ange tout simplement
Et qui ne fait que des choses bien

Toi qui émerveille ma vie
Qui éclaire mes nuits et mes jours
Et qui ne fais que des choses merveilleuses

Toi qui es simplement toi-même, un ange
Qui fais tout ce qu’il peut pour rendre les gens heureux
Et qui es tout simplement un amour.


Un piccolo omaggio...

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giovedì 27 settembre 2007 - ore 12:45


bah...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questi giorni, vi sarà capitato di sentire la notizia del rapimento dei due agenti del SISMI, da parte di un’orda di briganti afgani. Poche ore dopo il rapimento, è stata impiegata una squadra della coalizione NATO e i due sono stati liberati, anche se uno dei due riporta gravi ferite ed è tutt’ora in fin di vita… Se vi ricordate bene, qualche anno fa (non ricordo esattamente), in un cinema di Mosca, dei separatisti ceceni presero in ostaggio una cinquantina di persone per chiedere l’autonomia della regione, ricca di risorse energetico-minerarie e oppressa con pugno di ferro dal regime russo… In quell’occasione le forze speciali russe fecero irruzione usando tra le altre armi, dosi di gas nervino, uccidendo oltre ai cosiddetti “terroristi” anche buona parte degli ostaggi. In un’altra occasione, a Beslan, una città dell’Ossezia del Nord (repubblica autonoma della regione del Caucaso, nella federazione russa), dei militanti islamici, coadiuvati da un gruppo di ceceni, presero in ostaggio circa 1200 persone, all’interno di una palestra scolastica, dopo due giorni e l’impiego di varie forze speciali russe e federali, il tutto si risolse con la morte di 386 persone (tra cui molti bambini) e circa 750 feriti. Il blitz della NATO dell’altro giorno si è svolto all’incirca alla stessa maniera. Credo che il metodo Putin, per risolvere una situazione che implichi degli ostaggi, non sia esattamente la migliore, sicuramente non dovrebbe essere l’unica alternativa… Però ovviamente, l’arroganza di chi è al potere e autorizza blitz di questo genere, non è minimamente placata dal sangue umano, quindi forse la questione sorgerà quando i morti saranno nell’ordine di decine di migliaia… Pax vobis

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venerdì 21 settembre 2007 - ore 10:51


...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


oggi abbandono la teatralità poetica, me rode er culo, ammazzerei qualcuno garrotandolo...

mi sono rotto il cazzo di molte cose, molte, molte, molte, molte...


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giovedì 20 settembre 2007 - ore 11:03


Panico e sconforto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cosa potrei scrivere? Potrei scrivere un’altra storiella fantasiosa come quelle qua sotto, potrei scrivere il mio pensiero riguardo la classe dirigenziale italiana, e della nausea che mi provoca,
potrei scrivere che è inutile fare la raccolta differenziata, quando il nostro paese è uno di quelli che non rispetta il patto di Kyoto, lo ha sottoscritto ma non lo rispetta, alla maniera tipica degli italiani,
che pur avendo un numero di leggi maggiore di quasi tutti gli altri stati del mondo, trova ogni volta il modo di aggirarle, oppure di condonare le “furbate”. Anche il termine “furbetto” poteva essere solo italiano, in altre parti del mondo, uno come Ricucci sarebbe nominato con la parola “criminale” oppure “figlio di puttana” oppure “ladro”, qua diventa “furbo”… Grillo sputtana la maggior parte dei bastardi che siedono in parlamento e loro su cosa discutono? SULLA SUA VOLGARITA’!!!!!! E’ sorto il problema dell’ anti-politica, io sono profondamente anti-politico, mi fa schifo che un uomo come me, non migliore spesso peggiore, possa comandarmi, mi fa rivoltare le budella, ma credo che ancora una volta i nostri “dipendenti” (sempre citando Grillo) abbiano travisato la voce del popolo: non sono contro la politica, sono contro questi politici, non è la stessa cosa… Più passa il tempo, più mi accorgo di essere un folle, che vive della sua idea, del suo mondo, come uno schizofrenico, vivo in un mondo parallelo dove tutte le capacità della gente vengono messe in mostra, dove esiste la MERITOCRAZIA, dove i soldi non esisterebbero, vivendo nel socialismo più stretto, senza però l’ombra dello Stato che ruba. Io non l’ho mai fatto e voglio dirlo a voi: NON CI SERVE UNO STATO!
NON CI SERVE una classe politica che ci prenda per il culo, sia essa capace o incapace come nel caso italiano.
NON CI SERVONO confini, gli stranieri sono quanto di più bello possa esistere al mondo.
NON CI SERVE un dio, l’uomo è già abbastanza spirituale di per sé.
NON CI SERVE la religione, perché ammesso che un qualunque dio esista, se è onnisciente e ubiquo, non si esprime tramite le parole di un libro o di un uomo.

Non abbiate paura, evolvete, il medioevo è alle porte…


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martedì 11 settembre 2007 - ore 11:26


Una data particolare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


…e in quel mite giorno di fine inverno, sembrava che la città si fosse fermata: regnava un silenzio strano ed era come se contemporaneamente tutti si fossero fermati ad attendere lo scoppio, come in presenza di un petardo. Non si vedevano neanche gli insetti volare, e il cielo era terso da ogni nuvola, ma quella apparente calma non ispirava tranquillità, bensì angoscia e quel terribile presentimento che anticipa ogni evento funesto. Era l’alba, e Marcelo aprì gli occhi, disturbato da quel sole che filtrava attraverso le veneziane rosse della sua casa a Valparaiso, era stata una notte dolce con la donna che amava affianco a lui nel letto. I ricordi si accavallarono e gli tornò in mente la prima volta che si erano conosciuti, in quel locale dove si erano incontrati ed erano andati oltre le solite chiacchiere di circostanza e in lei aveva scoperto il mondo… C’era un tramonto surreale quella sera: lunghe nuvole di un grigio piombo si stagliavano all’orizzonte, lasciando però pulita la linea d’orizzonte, che si colorava di tutte le tonalità di rosso, un buon segno… Erano andati a mangiare in un ristorante e l’atmosfera, resa magica dalla sua voce, dal vino e da quella strana fuga del sole, erano entrati in confidenza, regalandosi a vicenda paure, amori e fughe che forse sarebbero rimaste tra loro due… Ritornò al presente e si accorse che anche Laura si stava svegliando e lo guardava abbracciata al cuscino in una posizione talmente sensuale che pensò che quel giorno avrebbe anche potuto rimanere lì insieme a lei, e prendersi un giorno di pausa dal lavoro…
L’abbracciò e la baciò cento volte e poi cento volte ancora, come se la sua bocca fosse l’unica fonte da cui potesse dissetarsi, e ridevano e volevano ancora far l’amore, come si conviene a due innamorati come loro…
Ma la strana calma di quel giorno venne spezzata da un colpo di fucile, poi un altro e un altro ancora, e mille grida di persone si elevarono al cielo a chiedere pietà… un altro colpo, poi un altro, poi un altro, fino allo stremo, fino all’esaurimento… Poi il silenzio, quel silenzio che segue una sparatoria, in cui si fa il conto dei caduti e dei feriti e si lascia il palcoscenico alla paura di ciò che succederà dopo. Aveva paura Marcelo, avevano paura tutti e due, non c’era più posto per l’amore. All’improvviso un forte rumore di legno spezzato lo fece girare alla sua destra e rabbrividì alla sola vista di un soldato che alzava il calcio del suo fucile per farlo finire sulla sua faccia, sentì il gusto dolciastro del proprio sangue sulla lingua, e dopo il buio, después desapareciò…

A parte i nomi che rappresentano un omaggio a due care persone, questa è pura fantasia, o almeno, vorrei che lo fosse. L’11 settembre non ha cominciato ad esistere nel 2001, quando due torri e 2800 persone furono trattate come la falce tratta degli steli di grano: quella stessa data rappresenta anche il giorno in cui Augusto Pinochet, coadiuvato dalla CIA, mise in atto un golpe militare in Cile, destituendo il presidente legittimamente eletto, comunista, Allende. In seguito a quel fatto, venne messa in atto una politica barbara e senz’altro immotivata, per cui molte migliaia di cileni venne “fatti sparire”, torturati e uccisi dalle squadracce del dittatore, e poi seppelliti come cani in grandi fosse comuni, dove sono restati fino alla morte del tiranno. Questo breve racconto è per la loro memoria, per tutte le vittime della dittatura, cosiddetta “rossa” o cosiddetta “nera”, l’abominio ha lo stesso colore, quello della vergogna. Volevo con queste righe provare a far capire a chi non la pensa come me, cosa significhi avere una vita distrutta senza alcun motivo, se non quello terroristico fine a sé stesso. Spero che la storia non ripeta questi errori, credo nell’uomo, spero di non sbagliare…


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lunedì 10 settembre 2007 - ore 12:09


Vari pensieri
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ciao.
Giorni fa, ascoltando vecchie canzoni, mi sono tornati in mente gli anni del liceo. Pensavo all’evoluzione delle idee di un adolescente, alle ragazzate (certe veramente pesanti) e a cosa mi hanno lasciato sulla pelle, nella mente, negli occhi. Le ammonizioni del biennio, i danni a cui si è scampati nel triennio, le fughe al Terminillo o al mare nel quinto anno e così via…
Pensavo ai vecchi professori, che come ingegneri generalmente avevano una seconda attività, ai giovani promettenti che ci hanno “abbandonato” per conseguire il master in ingegneria aerospaziale alla UCLA, e che avevano solo un paio di anni in più rispetto al più vecchio di noi, che però stava ottenendo il secondo diploma. O a quel professore che aveva progettato l’impianto termico-idraulico del Sant’Andrea, uno degli ospedali della capitale, o a un altro giovane che aveva parecchia esperienza pratica sull’istallazione e il mantenimento di centrali eoliche in Africa… Oppure ai “vecchi”, che a pensarci bene erano forse i più giovani mentalmente: a quello che si incazzava come una biscia quando avveniva uno dei tanti torti imposti dal governo precedente, a quello che aveva avuto come compagno di classe Renzo Arbore (a sua detta “un frescone”), e col quale si parlava di piazza Fontana in classe, mentre gli altri cercavano di portare a termine il compito in classe che io non avrei mai consegnato, ma era il nostro patto tacito, non sarei diventato un ingegnere, perciò non ce ne fregava più di tanto della progettazione. Adesso sta lottando con un tumore, lo stesso che s’è portato via il vicepreside con cui andavamo d’accordo…
Io non credo di essere cambiato tanto, sono quattro anni che mi sono diplomato, e a parte la cresta che è diventata una folta chioma di ricci-dread e qualche chilo in più, sono rimasto tale e quale.
Invece qualcuno dei miei compagni è cambiato radicalmente, dal vestire, dal rendimento scolastico, dalla musica, dalla testa. Mi chiedo, è giusto restare fedeli a sé stessi o è meglio cercare di cambiare, arrivando a rinnegare quello che sei? Ai posteri l’ardua sentenza…

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giovedì 6 settembre 2007 - ore 16:41


Sguardi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


…e cerco di allontanare il suo sguardo da lei, rivolgendolo ad una luna di un’impressionante chiarore. Sembrava che il vento avesse spazzato le nuvole minacciose del pomeriggio e nell’aria rimanevano solo dei drappi color ametista, sullo sfondo nero della notte. Il tempo si era fermato, e lo aveva ritratto a guardare lo sfavillio caparbio delle stelle lontane, che emergevano dall’immenso specchio d’acqua che era il cielo in quel momento, dove la luna si stava ritagliando un cammeo da protagonista, quasi fosse plenilunio. Cercò di distogliere lo sguardo, perché sapeva bene quello che sarebbe successo di lì a poco, e quell’emozionante sciocchezza che era stata tra loro si sarebbe trasformata in qualcos’altro, forse migliore, forse peggiore, sembrava che l’unico a poter dare una risposta a questa domanda fosse solo il tempo, che però era intento a dipingere una delle più belle notti che erano state ritratte, una di quelle che si possono sentire, senza bisogno della vista, quando la percezione del vento e degli odori dell’aria bastavano a intessere un arazzo nella memoria di ogni uomo…
Ad un certo punto, però, i suoi occhi finirono per tornare su quelli della donna che gli stava davanti:
occhi che sapevano di riflessione e di graffi nell’anima, di viaggi intrapresi e poi interrotti e di tanti altri che sarebbero venuti in seguito. Sapevano di emozioni donate e subite in maniera travolgente, senza paura, solo con una sincerità ingombrante, quella che ti mette a nudo davanti a tutte le persone che si prendono la briga di esplorare con lo sguardo, di osservare anziché guardare. E lui era una di quelle persone, aveva combattuto a lungo con i suoi demoni interiori per avere la mente sgombra da sentimenti altruisti, era capace di guardare nell’anima e capire le vere intenzioni di una persona solo per puro spirito di osservazione, per studiare gli altri e regolarsi di conseguenza. Ma con lei non riusciva a mentire a sé stesso, doveva ammettere che l’immagine che aveva davanti agli occhi era frutto esclusivo di un sentimento che aveva messo in disparte per troppo tempo, e che adesso sembrava entrare nel suo mondo come la visione dell’alba, dopo una vita vissuta di notte.
Era amore, ora lo sapeva, e sentiva il suo cuore sobbalzare ad ogni frase di quella voce calda e tranquilla, e ad ogni movimento delle sue labbra provava la stessa sensazione che un assetato prova davanti ad un bicchiere pieno. Ad un tratto quelle labbra si fermarono e capì che le stava fissando da un tempo eccessivo, così gli bastò alzare gli occhi per incrociare quelli di lei, che lo stava guardando, in un sentimento misto tra divertimento e sfida… Quello fu l’attimo fatale, la prese e la baciò, e in un gesto semplice come quello c’era tutto, c’era il mondo che adesso guardava loro due diventare una cosa sola, due corpi e un’anima…

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giovedì 23 agosto 2007 - ore 19:59


Pensieri in divenire...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore, non è il mio mestiere… non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre. Dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca per le cose più abiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi, la macchina dell’abbondanza ci ha dato la povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi: pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto… L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora, la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo: milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico:
-Non disperate, l’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati, non cedete a dei bruti: uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie, NON VI CONSEGNATE A QUESTA GENTE SENZA UN’ ANIMA, UOMINI-MACCHINA CON MACCHINE AL POSTO DEL CERVELLO E DEL CUORE, VOI NON SIETE MACCHINE, VOI NON SIETE BESTIE, SIETE UOMINI!
Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, non odiate perché coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma LA LIBERTA’! Ricordate, nel vangelo di san Luca è scritto “il regno di dio è nel cuore dell’uomo”, non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di TUTTI gli uomini, voi. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci TUTTI! Combattiamo per un mondo nuovo, che sia migliore: che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose, dei bruti sono andati al potere, MENTIVANO! Non hanno mantenuto quelle promesse, E MAI LO FARANNO! I dittatori forse son liberi, perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. SOLDATI, NEL NOME DELLA DEMOCRAZIA, SIATE TUTTI UNITI!”


No, non ho scritto io queste parole, queste sono le parole uscite dalla bocca di quel piccolo grande uomo di Charlie Chaplin ne “Il grande dittatore”, parole degne della migliore cultura umanista di cui sono un fervido sostenitore, perché anche io credo nell’uomo, in tutto quello che può essere…
Non in un dio, non in una stupida bandiera, non in una regime di emarginazione razziale o sessuale, non nella miserabile ricerca della felicità nel denaro. Provate a pensare a quanto possa essere bello vivere in un mondo in cui l’unica guerra possibile sia quella contro le malattie, contro l’ignoranza, contro la povertà d’animo… Sono un utopico, lo sono sempre stato e sempre lo sarò, e NE SONO FIERO. Se fossi capace di urlare, strillerei al mondo di ricercare la bellezza delle cose, la saggezza di uno sguardo privo di pregiudizi, la purezza delle emozioni. Non so gridare al mondo, ho quella voce bassa e incerta di chi si parla troppo dentro, quindi questo rimarrà un semplice e sommesso gorgoglio di chiara matrice folle… Ma ve lo volevo scrivere, vi volevo chiedere di non fermarvi alla prima faccia delle cose, esplorate, andate fino in fondo, avete l’intelligenza per farlo! Non so parlare, ma mi rendo merito di cercare di capire le persone, sempre. Qualcuno ha detto “diffida di chi non ha nemici”, se seguite questa regola vi consiglio di dimenticare quanto ho scritto, ma se come me non volete nemici, non indugiate, insegnatelo ai vostri figli e ai figli dei vostri figli, io credo in voi…

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