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IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cose interessanti


OGGI IL MIO UMORE E'...
nzomma


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)





“Da parte mia, contro il male di vivere del topo nel tostapane o della falena spiaccicata sul radiatore non posso oppormi, ma contro il male fatto di proposito dai miei simili su altri miei simili, sì, mi sento di dover combattere: è poca cosa e non so a quali risultati porterà, ma so che è mio dovere farlo. ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


martedì 30 settembre 2003
ore 13:31
(categoria: "Poesia")



GUARDAMI NEGLI OCCHI….

"Guardami negli occhi, sono l'amico tuo migliore
e non ti ho mai chiesto più di quel che mi puoi dare
guardami negli occhi quando ti siedo accanto
e non so nemmeno se sei un re, un barbone oppure un santo
e non c'è bastonata che io non ti perdoni
ma guardami negli occhi quando m'abbandoni."


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martedì 30 settembre 2003
ore 13:30
(categoria: "Riflessioni")



The Herald
30 Settembre 2003
di Damien Henderson

Ieri gli scienziati americani hanno dichiarato che mangiando carne rossa e latte s'introduce nel tessuto del corpo umano una molecola potenzialmente pericolosa, che sembra presente, in particolare, nei tumori. La molecola, un tipo di zucchero che si trova sulla superficie delle cellule dei mammiferi non umani, non viene prodotta naturalmente negli umani. I test hanno pero' mostrato che, negli umani, viene assorbita nei vasi sanguigni e nelle cellule secretive.
I ricercatori della University of California di San Diego (UCSD) hanno scoperto che la presenza di questa molecola estranea, chiamata Neu5Gc, provoca una risposta immunitaria che può causare un'infiammazione nei tessuti umani, associata con "diverse patologie".
Le ricerche precedenti hanno collegato il consumo di carni rosse con cancro e malattie cardiache, ma erano focalizzate essenzialmente sui grassi saturi contenuti nella carne e sulle sostanze chimiche che si sviluppano cuocendola.
Tuttavia, il team della UCSD, scrivendo nei Proceedings of the National Academy of Sciences, ha sollecitato ulteriori analisi per investigare le possibile connessione con la patologia umana, che ammette essere, per ora, "ipotetica".
Il Professor Ajit Varki, autore del report, ha dichiarato di non pensare che l'ingestione di Neu5Gc possa essere la causa primaria della patologia umana. Però, ha aggiunto: "E' possibile che, nell'arco di tutta la vita, un assorbimento graduale di Neu5Gc da parte delle cellule del corpo, conseguentemente legato alla produzione degli anticorpi che contrastano il Neu5Gc, possa contribuire al processo infiammatorio che si verifica in diverse patologie."
I ricercatori, inoltre, hanno avanzato l'ipotesi che le molecole di Neu5Gc, accumulandosi in tessuti normali, possano contribuire allo sviluppo di patologie immunitarie, in cui il nostro corpo attacca per errore i suoi stessi tessuti. Tra queste patologie, sono inclusi il diabete di tipo 1 ed alcuni tipi di artriti. "A questo proposito, e' interessante notare che le diete vegetariane si sono dimostrate benefiche per l'artrite reumatoide", come scrivono i ricercatori. In natura, la molecola scoperta dai ricercatori sulla superficie delle cellule e' presente negli agnelli, nei maiali e nei bovini. E' presente anche, in minori quantita', nei prodotti caseari e, in piccolissime quantita', nella frutta, nei vegetali, nel pollame, nelle uova e nel pesce. In ogni caso, gli umani non possiedono il gene responsabile della sua produzione.
Il report e' la prima prova del fatto che le persone che ingeriscono il Neu5Gc lo accumulano nei tessuti, producendo una risposta immunitaria contro di essa. Le ricerche preliminari condotte dal team della UCSD, hanno dimostrato la presenza della molecola in campioni di tumori umani e, in misura molto minore, in tessuti sani, in cui sviluppa una proteina che puo' attecchire ad essi. Per dimostrare che puo' essere assorbita per ingestione, il Professor Varki ed altri due membri del team di ricercatori hanno bevuto una soluzione contenente molta Neu5Gc-rich, estratta da un maiale. Due giorni dopo, dagli esami delle loro urine, del loro sangue, dei loro capelli e della loro saliva, i livelli risultavano tra le due e le tre volte piu' alti del normale.
Un altro possibile campo d'indagine aperto dalla scoperta, secondo i ricercatori, potrebbe essere il rigetto della molecola da parte del sistema immunitario umano, che potrebbe contribuire a spiegare le difficolta' dei trapianti di organi animali negli umani. L'animale attualmente preferito per questo genere di trapianti - chiamati xenotrapianti - e' il maiale, che ha alti livelli di neu5Gc. La produzione di anticorpi contro questa molecola potrebbe contribuire al suo rigetto da parte degli umani, sostengono i ricercatori. Commentando le conclusioni preliminari del report, la Cancer Research UK suggerisce cautela, in quanto i risultati sono preliminari e basati soltanto sulle analisi di tre persone. Tuttavia, la dottoressa Julie Sharp, responsabile dell'organizzazione, sostiene: "Condurre degli studi su ampi campioni della popolazione sarebbe necessario per verificare se questa molecola abbia un ruolo nella patologia umana, cancro compreso."
La Vegan Society ha accolto favorevolmente le scoperte contenute nel report. Rick Savane, il suo direttore esecutivo, si dichiara convinto che verra' seguito da altri studi, che "sottolineeranno i benefici di una dieta a base vegetale, rispetto ad una basata su prodotti di origine animale."


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martedì 30 settembre 2003
ore 13:28
(categoria: "Fotografia e arte..")




CUCCIOLO D'ORSO - Ha otto mesi, si chiama Ljubo e vive nell'«orfanotrofio» per cuccioli d'orso che si trova ai piedi del monte più alto della Croazia, il Velebit. L'area è circondata da un filo ad alta tensione. Ma non per proteggere i turisti dagli orsetti quanto il contrario: i cuccioli sono innocui, vista la tenera età (Reuters)


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lunedì 29 settembre 2003
ore 16:43
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 29 settembre 2003
ore 14:05
(categoria: "Fotografia e arte..")


immagine




stupendi...


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domenica 28 settembre 2003
ore 23:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



Animali e bambini: una contrapposizione "made in Italy"

"Gli animali? Ma perché non pensiamo prima ai bambini?". In Italia (e non solo in Italia, perché all'estero non c'è mai stata contrapposizione fra impegno umanista ed impegno animalista) c'è sempre un cretino di turno che appena sente parlare di animali (e solo quando sente parlare di animali) si ricorda dei bambini e si scioglie in lacrime.
Rispondere a questo cretino è tempo sprecato, ma se si volesse farlo bisognerebbe fargli notare quant'è ipocrita quel "prima" riservato ai bambini per lasciare intendere che "poi" si potrebbe anche pensare agli animali: un "poi" che in realtà non si avvererebbe mai perché, quand'anche si riuscisse nell'impossibile impresa di assicurare a tutti i bambini del mondo le migliori condizioni di vita (cominciando dai bambini italiani o da quelli del Kossovo? o da quelli Utu e Tutsi? con precedenza per i neonati o per quelli in età scolare?), nel frattempo sarebbero scomparsi dalla faccia della terra non solo gli animali ma anche tutte le altre categorie di emarginati destinati a cedere il passo ai bambini nella rivendicazione dei loro diritti.
In realtà nessuno deve cedere il passo a nessuno. Sofferenza e dolore non valgono di più o di meno a seconda di chi soffre, altrimenti bisognerebbe stilare una graduatoria in cui nessuno accetterebbe il posto assegnatogli e tutti quanti odierebbero coloro che fossero riusciti ad avere un posto più favorevole. Sofferenza e dolore sono uguali in tutti gli esseri senzienti sono uguali di fronte alla sofferenza e al dolore: il piccolo scimpanzé catturato mediante l'uccisione della madre come il bambino succube di un pedofilo, i cani seviziati in un asilo trasformato in camera di tortura come i malati di mente che si rotolano nei propri escrementi senza che nessuno si curi di loro.
Impegnarsi per gli animali uccisi per sport, torturati per diletto o rinchiusi in canili-lager che gridano vendetta di fronte agli uomini, vale esattamente quanto l'impegno in favore degli anziani condannati alla solitudine (non è un caso che molti di loro trovino conforto proprio nella compagnia di un animale), o dei malati che non hanno chi li assista (non è un caso che per molte malattie il contatto con animali abbia effetti terapeutici), o dei bambini che crescono in ambienti degradati (e neppure è un caso che uno dei modi più efficaci per reintegrare questi bambini nella società si sia rivelato quello di accostarli a dei piccoli animali bisognosi di attenzioni e di affetto).
Non c'è da scegliere fra questo e quello, non c'è da discutere se prima o se dopo, c'è solo da agire, in direzione ed a beneficio di chi, solo la storia personale di ogni individuo ha titolo per stabilirlo. Non è immorale combattere una sofferenza anziché un'altra, è immorale non combatterne nessuna.


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domenica 28 settembre 2003
ore 23:08
(categoria: "Riflessioni")



Pet-therapy

Una bambina autistica che "giocando"col gattino lo sbatte al muro o gli stringe la testina con le sue mani forti e inconsapevoli; un alcolista che compra un cucciolo di cane e poi lo lascia crescere perennemente alla catena, nemmeno lunga come previsto dalla legge, senza mai una carezza, un gioco, una passeggiata; un tossicodipendente che si fa comperare dai genitori un alano da esibire agli amici e forse a se stesso come elemento sostitutivo alle proprie fragilita', poi lo tiene sempre chiuso in casa in una stanza.
Questi sono alcuni casi in cui vengono affidati animali da compagnia a scopo terapeutico quando in realta' si rivelano essere veri e propri casi di maltrattamento di animali previsti dalla legge 473/93 che modifica l'art. 727 del C.P.
Non dimentichiamoci di quell'idea davvero peregrina del "cane spazzino" di cui si parlo' tempo fa ed esibito in TV. Una sorta di delega all'animale di risolvere il problema degli sporcaccioni e, preconizzando gia' l'assenteismo ingiustificato degli operatori ecologici.
Almeno in quel caso il buon senso ha prevalso: e' necessaria una forte "attenzione" ai propri fallimenti. L'uomo sembra teso a delegare agli animali la soluzione, o gran parte di essa, ai problemi che egli stesso crea. I disturbi del comportamento e i disagi mentali hanno radici lontane, ma e' inconfutabile che oggi nella graduatoria delle "malattie del progresso" sono posizionate ottimamente.
Gli animali sono ammessi in ospedale . Anzi, sono richiesti. A Padova hanno deciso, i sapienti medici-scienziati che dirigono l'ospedale, che maiali, oche, conigli, cani, gatti, ecc. circolando nelle corsie esercitano una influenza benefica e terapeutica sui pazienti, soprattutto sui bambini.
Ogni qual volta si parla degli animali "amici dell'uomo", utili cioe' a qualcosa d'altro che a fornire bistecche o a far da bestie da soma, o da cavie o da giullari nei circhi e nelle fiere, ogni qual volta che appaiono notizie su come gli animali aiutino i ciechi, o i disabili, o i malati psichici, si avverte dai giornalisti o da chi riferisce, un curioso spirito paternalistico. Par che dicano: " in fondo questi esseri inferiori possono far parte del nostro mondo, ovviamente sotto la nostra tutela e controllo". Sembra che per essi, forse per molti altri, l'essere utile al benessere materiale, innalzi almeno un poco di dignità di questi esseri schiavi, ne giustifichi almeno in parte l'esistenza. Comunque li rende degni della nostra benevolenza. Tornando all'ospedale di Padova, la notizia e' demenzialmente assurda. Assurda perche' la premessa necessaria della terapeuticita' della relazione uomo-animale e' un rapporto sufficientemente libero e armonioso. Vi immaginate quei maialini, cani, gatti, conigli, papere, strappate a forza dai loro truogoli o aie, insomma di loro ambienti di vita, e portati di peso in corsia, in pavimenti artificiali, tra odori di medicinali e di malattia, e fetori umani? Gli faranno una disinfezione e disinfestazione perche' diventino asettici animali giocattoli? Che buontemponi questi medici e che utili idioti quelli che prestano il loro facile entusiasmo per queste trovate!
E' paradossale e schizofrenico pensare che dei bambini possano avere un salutare rapporto con gli animali e chiedere al contempo di vederli gioire nel vederli dietro le sbarre dello zoo o sollecitati con pungoli elettrici a saltare nell'arena del circo. A meno che per terapeutico ed educativo non si intenda un rapporto che consoli e diverta durante la degenza ospedaliera e coltivi ad un tempo atteggiamenti di indifferenza e sadismo. Quegli zelanti medici che gridano al miracolo nello scoprire che la vicinanza con il mondo animale giova alla salute dei loro pazienti si sono pronunciati ed impegnati come al solito alla medicina di rimedio e non di prevenzione.



Vegano è meglio

Sul nostro pianeta 2 milardi di persone malnutrite versano in condizioni di estrema poverta' e 7,5 milioni di uomini, ogni anno, muoiono di fame.
I paesi industrializzati impiegano ben 2/3 della loro produzione cerealicola per l'allevamento del bestiame e si accaparrano le terre migliori del terzo mondo per coltivare cereali destinati agli animali da allevamento.
Se tutti i terreni coltivabili della Terra venissero utilizzati per produrre cibo vegano(o vegetariano), si potrebbe sfamare una popolazione 5 volte superiore a quella attuale, risolvendo il problema della fame nel mondo.
I miliardi di animali di allevamento vivono la loro breve esistenza in condizioni atroci, costretti in box e gabbie e utilizzati come macchine per produrre. Per loro, la macellazione e' l'ultimo atto orribile di una sequenza di atrocita', compiute all'insegna delle "sacre" tradizioni culinarie, quando e' accertato che il notevole consumo di carne, tipico della nostra alimentazione e' una delle cause principali di malattie cardiovascolari e tumorali.
Per questi esseri, vittime di tante ingiustizie e quotidiane violenze, puoi fare sicuramente qualcosa. Commuoversi non serve, vegano(o vegetariano) si puo'.



Riflessione

"Nessuno pensa che i maiali desiderino morire. Il maiale sente il desiderio di vivere e il dolore per essere ucciso esattamente come gli esseri umani; l'unica differenza e' che non puo' dirlo a parole. Le grida dei maiali mentre vengono uccisi sono terribili. Si dice che sembrino grida umane. Con esse i maiali comunicano un grandissimo timore. Recentemente un manzo che veniva portato al mattatoio si imbizzarri' quando giunse abbastanza vicino da sentire le voci angosciate degli animali. Esso fuggi' attraverso la citta' come un prigioniero condannato a morte. Il suo improvviso desiderio di liberta' indusse tutti, persino l'autista del furgone della morte, a una pausa di riflessione. Era giusto mandare a morire un animale che desiderava disperatamente vivere? Forse si poteva fare un eccezione e risparmiarlo. Ma che dire degli altri? Non hanno tutti gli stessi sentimenti? Se si deve rispettare la resistenza, la mancanza di resistenza conferisce un diritto di uccidere? Noi sappiamo che cosa vuole il manzo: esso vuole vivere. Non vuole sacrificare se stesso per nessunissima ragione.
Quando gli esseri umani rifiutano di infliggere dolore ad altri esseri umani, e' senza dubbio perche' suppongono che essi sentano. Noi rispettiamo i limiti fisici di un'altra persona non perche' puo' pensare, ne' perche' puo' ragionare, e neppure perche' puo' parlare, ma perche' puo' sentire.........Esattamente come un animale.


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domenica 28 settembre 2003
ore 11:42
(categoria: "Vita Quotidiana")


Che schifo
fanculo anche ieri sera!!!
Non ci metteremo più piede in quel posto del cazzo, fanculo.
Delusione assoluta.
Delusione.


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giovedì 25 settembre 2003
ore 18:12
(categoria: "Riflessioni")








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giovedì 25 settembre 2003
ore 17:37
(categoria: "Riflessioni")


La Pelle, di Curzio Malaparte


Un giorno Febo uscì, e non tornò più. Lo aspettai fino a sera, e scesa la notte corsi per le strade, chiamandolo per nome. Tornai a casa a notte alta, mi buttai sul letto, col viso verso la porta socchiusa.
Ogni tanto mi affacciavo alla finestra, e lo chiamavo a lungo, gridando. All'alba corsi nuovamente per le strade deserte, fra le mute facciate delle case che, sotto il cielo livido, parevano di carta sporca. Non appena si fece giorno, corsi alla prigione municipale dei cani. Entrai in una stanza grigia, dove, chiusi in fetide gabbie, gemevano cani dalla gola ancora segnata dalla stretta del laccio del chiappino. II guardiano mi disse che forse il mio cane era rimasto sotto una macchinai o era stato rubato, o buttato a fiume da qualche banda di giovinastri. Mi consigliò di fare il giro dei canai, chi sa che Febo non sj trovasse nella bottega di qualche canaio?
Tutta la mattina corsi di canaio in canaio, e finalmente un tosacani, in una botteguccia di Piazza dei Cavalieri, mi domandò se ero stato alla Clinica Veterinaria dell'Università, alla quale i ladri di cani vendono per pochi soldi gli animali destinati alle esperienze cliniche. Corsi all'Università, ma era già passato mezzogiorno, la Clinica Veterinaria era chiusa. Tornai a casa, mi sentivo nel cavo degli occhi un che di freddo, di liscio, mi pareva di aver gli occhi di vetro.
Nel pomeriggio tornai all'Università, entrai nella Clinica Veterinaria. Il cuore mi batteva, non potevo quasi camminare, tanto ero debole e oppresso dall'ansia. Chiesi del medico di guardia, gli dissi il mio nome. II medico, un giovane biondo, miope, dal sorriso stanco, mi accolse cortesemente e mi fissò a lungo prima di rispondermi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi.
Apri una porta, entrammo in una grande stanza nitida, lucida, dal pavimento di linoleum azzurro. Lungo le pareti erano allineate l'una a fianco dell'altra, come i letti di una clinica per bambini, strane culle in forma di violoncello: in ognuna di quelle culle era disteso sul dorso un cane dal ventre aperto, o dal cranio spaccato, o dal petto spalancato:
Sottili fili di acciaio, avvolti intorno a quella stessa sorta di viti di legno che negli strumenti musicali servono a tender le corde, tenevano aperte le labbra di quelle orrende ferite: si vedeva il cuore nudo pulsare, i polmoni dalle venature dei bronchi simili a rami d'albero, gonfiarsi proprio come fa la chioma di un albero nel respiro del vento, il rosso, lucido fegato contrarsi adagio adagio, lievi fremiti correre sulla polpa bianca e rosea del cervello come in uno specchio appannato, il groviglio degli intestini districarsi pigro come un nodo di serpi all' uscir dal letargo. E non un gemito usciva dalle bocche socchiuse dei can i crocifissi.
Al nostro entrare tutti i cani avevano rivolto gli occhi verso di noi, fissandoci con uno sguardo implorante, e al tempo stesso pieno di un atroce sospetto: seguivano con gli occhi ogni nostro gesto, ci spiavano le labbra tremando. Immobile in mezzo alla stanza, mi sentivo un sangue gelido salir su per le membra: a poco a poco diventavo di pietra. Non potevo schiuder le labbra, non potevo muovere un passo. Il medico mi appoggiò la mano sul braccio, mi disse: "coraggio". Quella parola mi sciolse il gelo delle ossa, lentamente mi mossi, mi curvai sulla prima culla. E di mano in mano che progredivo di culla in culla, il sangue mi tornava al viso, il cuore mi si apriva alla speranza. A un tratto, vidi Febo.
Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi guardava fisso, e gli occhi aveva pieno di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. "Febo" dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. "Febo" dissi a voce bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un gemito.
Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: "Non potrei interrompere l'esperienza" , disse, "è proibito. Ma per voi... Gli farò una puntura. Non soffrirà".
Io presi la mano del medico fra le mie mani, e dissi, mentre le lacrime mi rigavano il viso: "Giuratemi che non soffrirà".
"Si addormenterà per sempre", disse il medico, "vorrei che la mia morte fosse dolce come la sua".
Io dissi: "Chiuderò gli occhi. Non voglio vederlo soffrire. Ma fate presto, fate presto!".
"Un attimo solo" disse il medico, e si allontanò senza rumore, scivolando sul molle tappeto di linoleum. Andò in fondo alla stanza, apri un armadio.
Io rimasi in piedi davanti a Febo, tremavo orribilmente, le lacrime mi solcavano il viso. Febo mi guardava fisso, e non il più lieve gemito usciva dalla sua bocca, mi guardava fisso con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Anche gli altri cani, distesi sul dorso nelle loro culle, mi guardavano fisso, tutti avevano negli occhi una dolcezza meravigliosa, e non il più lieve gemito usciva delle loro bocche.
A un tratto un grido di spavento mi ruppe il petto: "Perchè questo silenzio?", gridai, "che è questo silenzio?".
Era un silenzio orribile. Un silenzio immenso, gelido, morto, un silenzio di neve.
Il medico mi si avvicinò con una siringa in mano: "Prima di operarli", disse, "gli tagliamo le corde vocali.


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