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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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mercoledì 6 maggio 2009 - ore 09:39
Ordinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non mi piace vedere le cose socchiuse. Porte, finestre, sportelli, finestrini, oblò. Ma anche pacchi di pasta con un angolino aperto, no, non tollero il socchiuso. Fa disordine. E devo avere sempre addosso un richiamo di colore, nel senso che se ho una sciarpa arancione e una maglia viola, come ieri, state certi che avevo i calzini a righe viola e arancioni, anche se non si vedeva. E fra i rombi delle mutande (kitsch, ovvio) c’erano anche i colori viola e arancione. È una questione di ordine. Come non metto mai accessori in antitesi o in opposizione, ed è sempre questione di ordine. E non mangio mai tre tipi di biscotti nello stesso arco temporale. Se uno dei pacchi di biscotti è un misto, tipo le Minivoglie non fa testo, vale per uno. Aprire due diversi pacchi di biscotti va bene, il terzo no, crea disordine. E l’ordine è il principio a cui mi ispiro. L’ordine delle cose, non solo materiali. Devono stare al loro posto, essere come le voglio io.
E oggi non so che ordine dare alla mia giornata.
È un pezzo che non so quale ordine dare alla mia giornata.
Ma non nel senso che pensate voi. E neanche nell’altro, quello che non avete ancora pensato.
Perché l’ordine è una questione mia, e dubito che qualcuno di voi riesca ad avere la mia stessa concezione della parola ordine.
E va beh, anche questo sproloquio è gratis.
Quando arrivo alle 60 mila visite faccio pagare il biglietto d’ingresso.
Tanto scrivo così poco, ultimamente, che non sarà un problema per nessuno dei miei cinque lettori.
E metto una mia foto, un po’ datata in realtà (lo si può notare dalla sciarpa di lana e dal cappotto, ma anche dal leggero rigonfiamento del mio mento che ancora subiva le gonfie conseguenze di un dente strappato due giorni prima).
Dopotutto sono la regina degli abbinamenti, ed è ora che anche voi lo capiate.
Sì, ho mandato in vacca tutta la parte seria.
Lo so, è unazione consapevole. Fa tutto parte del mio ordine.
Sembro una psicopatica se scrivo così spesso la parola ordine? Ma è solo un sinonimo.
Di una parola che non conosco.
Foto scattata da Beatrice, a Lio Piccolo.
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PERMALINK
lunedì 4 maggio 2009 - ore 08:51
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dallalbum Uffà! Uffà! (1980)
Così non va, Veronica - Edoardo Bennato
Così non va, Veronica
non ci sto più!
Quella tua trita polemica
non mi va giù!
Lo sanno tutti, chi mi ha ridotto così
sei stata tu!...
Sei diventata, isterica,
dal giorno che
ti hanno bocciata all’esame di guida
e sai perché?
Non ti bastava più il giro alla sera
insieme a me!....
Io me ne andrò in Giamaica
l’8 di agosto,
e vado con un volo charter perché
in nave, non c’era più posto,
tanto, che fa, se arrivo a Kingston
un po’ più presto!...
Cosa farò!... io non lo so!
so solo che, l’importante per ora
è scappare via
via, il più lontano possibile da te
via da te!...
Senza di te, Veronica
mi arrangerò!
sarà un po’ dura all’inizio
non dico di no,
ma voglio imparare a suonare il
sassofono, e ci riuscirò!....
.... Voglio imparare a suonare il
sassofono, e ci riuscirò!... si!
si, perché senza di te è tutto
più facile! Non ho più palle al piede
potrei fare qualunque cosa, si, potrei
anche imparare a suonare il
clavicembalo, si.... però il sassofono
.... il sassofono.... il sassofono è sempre
stato il mio so... il mio sogno proi...
proibi!....
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PERMALINK
mercoledì 29 aprile 2009 - ore 09:23
Stagionismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una cosa voglio capire: dov’è finita quella stagione che stava fra l’inverno e la primavera, quella mezza stagione che mia madre ripeteva come una preghiera ogni marzo.
“Bisogna che te toemo na iacheta da mesa stajon”. Dove si è cacciata quella mezza stagione ricordata dalle vecchie generazioni come una spilla da appuntare sulla giacca; ora si lamentano che le mezze stagioni se ne sono andate, e noi giù a ridere perché certe frasi ripetute allo svenimento sanno più di arteriosclerosi che di meteorologia. Ma pensateci, avevano ragione gli anziani col cappello e le bretelle appoggiati allo steccato bianco davanti alla fattoria di Mr Watson, che seguivano con lo sguardo i ragazzini col giubbotto di pelle…
“Non ci sono più le mezze stagioni...”
Ma per dire,
“Piove sue palme no piove sui vovi” ha avuto la sua bella ragione. Pasqua era un giorno strepitoso. Quindi, qualcosa di vero ci deve essere, alla fine.
Fa una strana impressione ripensare ai detti popolari, che mettono di buon umore rivangando tradizioni rurali e cantilene contadine. Ma guardate fuori, e ditemi se non hanno ragione le nonne e le mamme (mamma perdonami ma sono arrivata a un’età, e tu di conseguenza pure, in cui le tue reazioni al mondo che cambia sono più vicine a quella della nonna che alle mie). Ieri sembrava che il mondo stesse per finire: il cielo sopra Treviso era una tavolozza di grigi e bianchi. Oggi è un unico timido celeste che, si vede, cerca di spararsi un po’ più forte, un contrasto primaverile con le poche foglie verdi rimaste sugli alberi dopo bufere tifoni e uragani.
Resta il fatto che ci siamo persi quella stagione meravigliosa che inizia col 21 marzo, di solito, e dura all’incirca venti giorni. Una stagione insulsa, odiosa, in cui la mattina apri i balconi della camera e ti si forma in faccia un punto di domanda:
e adesso che cavolo mi metto. Lana? Cotone? Cappotto? Piumino? Giacca? Insulsa stagione ma necessaria per prendere confidenza con la primavera che sta arrivando. Ovviamente, la primavera qui da noi oggi si sta facendo largo, ma dovrebbe iniziare venerdì, se la donna che mi partorì non ha perso la sua abilità. Ci ha fatto un gran bello scherzo qualche tempo fa, la primavera, quando baldanzosi e gaudenti abbiamo sfoggiato t-shirt e camicie. Bravi fessi. Non so voi, ma io sono 13 giorni che vado avanti col raffreddore. E continuo a vestirmi con i miei bei maglioni di lanetta e sotto i jeans i calzettoni fino al ginocchio. C’è una sola categoria umana che non sente le stagioni: le fighe. Sono settimane che hanno tolto le calze e indossato shorts bianchi e vestiti di lino. Ne ho già ampiamente discusso e non ritengo opportuno ripetermi. Ma vi lascio un
segnalibro.

Ah, la mezza stagione, quanto ci manca. Questa stagione qui è un inverno tardivo, non si può considerare mezza stagione. La mezza stagione, le discussioni e i consigli della mamma la mattina, prima di uscire.
“Te dovarissi mettarte un splolverin coa fodera”. Mamma, non ho uno spolverino.
“Compratene uno”. Mamma, il mondo sta vivendo una crisi senza proporzioni, non vado a comprarmi lo spolverino da mezza stagione.
“Te digo mi che dopo te teo metti tutta l’istà”.
Non gliel’ho mai detto, ma ha assolutamente ragione. Solo che non ho intenzione di ammetterlo. La concezione che i nostri genitori hanno dell’abbigliamento sarà la tara di tutti i nostri abbinamenti tessili. Ma ci hanno insegnato qualcosa, e cioè che non possiamo pretendere nulla dal meteo. Che ci fotterà sempre (ma non usano voci del verbo fottere, perché sono genitori e da parte loro sarebbe poco educativo).
Sono arrivata al punto massimo di sopportazione, un punto in cui sento la mia stessa voce richiedere, per favore, di avere
la mezza stagione.
C’è il sole, oggi, fuori dalla stanzetta interrata in cui giace morente il mio computer - la tastiera è un groviera, ci sono lettere che bisogna pigiare due volte per essere sicuri di costruire una parola di senso compiuto. Ho freddo ai piedi. Sono scalza, è pure vero, ma è il 29 aprile, e io il 29 aprile pretendo di girare per casa mia scalza. Lo pretendo già dal primo aprile, solitamente.
Voi, attenti lettori, mi direte: Cazzi tuoi, stella, hai il raffreddore non ti passa e giri scalza per casa con temperature pseudopolari. Eh no, ragazzi. Sono io che accuso oggi, non voi.
C’è il sole, guarda un po’. È una settimana che lo aspetto, una settimana e qualcosa come un mese. Per farla breve diciamo che lo aspetto dal 1 aprile.
Pretendo di eliminare i maglioni di lana che sono stufa di mettere, pretendo di fare il cambio di armadio e di risollevare la mia voglia di fiorellini e righette, pretendo ed esigo di andare a lavorare in bicicletta senza dover cercare parcheggio in centro, pretendo che il sole inizi a bagnare la mia pelle. Il sole ho detto, non la pioggia.
Forse l’ho scritto male, una volta. Maledetta tastiera senza L e senza O.
Piove – Jovanotti
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Hai visto che piove? Senti come viene giù!
Tu che dicevi che non pioveva più!
Che ormai non ti saresti mai più innamorata!
E adesso guardati sei tutta bagnata!
E piove! Madonna come piove
sulla tua testa e laria si rinfresca,
e pioverà fin quando la terra non sarà di nuovo piena
e poi si rasserena!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Senti le gocce che battono sul tetto!
Senti il rumore girandoti nel letto!
Uhm, rinascerà sta già nascendo ora!
Senti che piove e il grano si matura,
e tu diventi grande e ti fai forte,
e quelle foglie che ti sembravan morte,
uhm, ripopolano i rami unaltra volta
è la primavera che bussa alla porta!
E piove! Madonna come piove
prima che il sole ritorni a farci festa!
Uhm senti! Senti come piove!
Senti le gocce battere sulla testa!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Tu che credevi che oramai le tue piantine
si eran seccate e non sarebbero cresciute più!
Hai aspettato un po, ma senti come piove
sulla tua testa! Senti come viene giù!
Non eri tu che ormai ti eri rassegnata
e che dicevi che non ti saresti più innamorata?
La terra a volte va innaffiata con il pianto,
ma poi vedrai la pioggia tornerà!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
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PERMALINK
sabato 25 aprile 2009 - ore 17:30
Felicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Non mi pare ci sia altro da aggiungere.
E poi, giusto per fare un po la figa e la figa e la
Paolo Bitta della situazione.
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PERMALINK
lunedì 20 aprile 2009 - ore 20:27
Sushismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che io ami il sushi è cosa risaputa.
Magari voi non lo sapete, ma chi mi conosce lo sa.
Adesso ho scoperto che amo la cucina giapponese in genere. Cruda e cotta. Eh sì, perchè ho mangiato gli spaghetti udon saltati con verdure e gamberi, e credo di essermi innamorata.

Praticamente ho deciso cosa ordinerò al giapponese nei prossimi anni. Ho anche deciso dove mangerò cosa, e con chi. Al Bento il sushi, allAurora il cotto.

La tempura però è meglio al Bento, dove in teoria dovrei mangiare solo crudo. E diventa un problema, perchè la tempura è cotta. Rinunciare? No, è fritto, e il fritto è la vita.
Anche la morte se assunto in quantità eccessive, ma soprattutto la vita.

Mangiare gli spaghetti coi bastoncini è una prova di forza, abilità e pazienza. Il sushi ancora ancora, i ravioli al vapore se proprio non ce la fai li infilzi e zac!! tiri su e intingi nella soia.
Ma danno una soddisfazione che descriverla è difficile.
E io amo la cucina etnica, e amo la cucina.

Oh, era tanto che non parlavo di cibo nel mio blog, cominciavo a sentirmi a disagio.
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PERMALINK
domenica 19 aprile 2009 - ore 10:26
Simpatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Silvia ama il suo unico giorno libero.
Silvia ama il fatto che proprio nel suo giorno libero il sole giochi a nascondino.
E che faccia freddo.
Non abbastanza però da essere condivisibilmente fastidiosi.
Silvia ama anche aver preso il raffreddore ad aprile dopo un inverno indenne.
Silvia la scorsa settimana ha messo via i maglioni di lana.
Silvia infatti ama gli abiti primaverili ma, come si dice in gergo, ha
cagato fuori dal vaso.
Sì, Silvia è anche molto fine.
Elegante, oserei dire. Anzi,
finetta.
Silvia ama svegliarsi con le occhiaie e un cadavere di faccia.
Silvia ama trascorrere le notti in bianco perchè la respirazione viene impedita da un naso totalmente congestionato.
E ama svegliarsi e fare i vapori sulla pentola dacqua bollente con un asciugamano in testa.
Ma almeno apre i pori del viso.
Silvia riesce ad essere incredibilmente ottimista nonostante la sfiga.
Devesserci qualcosa che non va.
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PERMALINK
venerdì 17 aprile 2009 - ore 18:00
Trevisismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono scomparsa? Sì.
Ragazzi, ch’ho bisogno di respirare. Approfitto di questi pochi minuti prima di cominciare a lavorare per mostrarvi che sono sana salva e colorata, e che sono realmente a Treviso.
Nonostante alle mie spalle si intraveda una giostra coi cavalli, posso assicurarvi che è la piazza dei Signori di Treviso.
E siccome Mattia vive e lavora a Treviso, non ci sono dubbi sul fatto che sia Treviso.
Le mie scarpe da ginnastica potrebbero confutare la tesi che io sia a Treviso, in quanto le ragazze della mia età non mettono più le scarpe da ginnastica, a Treviso. Ma la foto è tagliata, le scarpe sono un dettaglio fuori inquadratura ed è impossibile negare che io sia a Treviso.

Per le foto si ringrazia il buon Crosato, che non si sa perché le ha fatte, ma ha fatto bene.PS: oggi è arrivato un regalino. Da Treviso. Mi è arrivato quando stavo andando a lavorare, e la giornata di buono aveva solo il sole. Venerdì 17 non è poi così male, alla fine.
E sorrido, sorrido e sorrido.

Ti basta poco, mi dite voi.
Invece è tanto, vi dico io.
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PERMALINK
lunedì 13 aprile 2009 - ore 10:40
Prima Pagina
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Walter Matthau a Susan Sarandon
"Sposi un becchino, sposi un contrabbandiere, sposi un borsaiolo, ma un giornalista non lo sposi mai. Dia retta a me..."
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PERMALINK
domenica 12 aprile 2009 - ore 11:01
Easter what you want
(categoria: " Vita Quotidiana ")
dicasi anche
PasquismiNon sono una di quelli che ci credono nel senso religioso del termine, mi ricordo della Pasqua solo quando comincio a vedere la gente con le colombe sotto braccio e la carta luminescente che sbarluccica al sole uscendo dalle borse del Conad.
Comunque, a chiunque,
Buona Pasqua.
Vado a rendere guardabili la mia faccia e e miei capelli. E maledico la pizza di ieri sera che mi sta ancora sullo stomaco, e ho il pranzo. Ho un pranzo e nella mia pancia gira ancora la pizza con lo stracchino. Ma dimmi te.

In compenso quest’anno ho ricevuto l’uovo: non mi succedeva da una decina d’anni. E ci ho trovato un portachiavi a forma di quadrifoglio. Ce la metterò tutta perché la fortuna arrivi davvero. Perché a questo mondo bisogna sapersi arrangiare. E io lo so.
Che mi riesca ad arrangiare è un altro conto, ma lo so.
Christmas with the yours
I am in the room waiting for Santa and for Claus
suddenly by night they will arrive
can’t you feel the typical cling cling cling cling cling
presents for the good coal for the bad
proprio come diceva mia mamma
Christmas with the yours
Easter what you want
Peace between Blur and Oasis
Christmas with the yours
Easter what you want
Dont’t throw atomic bombs becouse it’s christmas time.
Panettone is on the table and everybody’s drinking Moscato
Go to buy a tree but not a true tree becouse otherwise it would die die die die die
Panettone is on the table but it is another one
infatti e’ quello senza canditi
Christmas with the yours
Easter what you want
Peace between Lino e Cecchetto
Christmas with the yours
Easter what you want
don’t drop atomic bombs at least at christmas time.
Proprio come diceva mia mamma
sai come diceva mia mamma.
Christmas with the yours
Easter what you want
Peace between Lino e Cecchetto
Christmas with the yours
Easter what you want
leavin’ the refreshing world of Christmas
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PERMALINK
giovedì 9 aprile 2009 - ore 10:04
Senapismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
I pantaloni non sono shopping. Mmmmm, no, non lo sono.
Se sono pantaloni lunghi e tra il beige e il senape (mi piace la precisione), classici e sobri, non vanno considerati shopping. Se li compri per far bella figura al pranzo di Pasqua e non per sfizio non sono shopping, sono acquisti. Di cui hai bisogno (basta convincersene) e che non ti tolgono dalla testa tutto quello che vedi nelle vetrine. Se per lo stesso pranzo ti fossi comprata una gonna azzurra con i fiori bianchi sarebbe stato shopping, i pantaloni beige non lo sono. Anzi, fanno sì che quel vestito meraviglioso intravisto sbirciando dalla porta d’ingresso del negozio, quella volta che non sei neanche entrata per non cedere alla tentazione, diventi l’unico scopo della tua giornata. E ti fai violenza.
E neanche il gioco
“Quanto ha risparmiato oggi la Silvia?” sortisce l’effetto sperato.
Shopping è una borsetta grigia a secchiello di Promod (che pateticamente avevo anche messo in foto qualche blog più sotto).

Shopping è una camicetta a righe, una t-shirt colorata, un cappello di paglia, un paio di shorts a pois, un pigiama con i muppets, shopping non è spendere molto e comprare tutto quello che desideri, perché non è il prezzo, e meno ancora la marca, che ti fa lo shopping. Lo shopping è uscire dal negozio con la borsetta di cartone anche leggera, ma sorridente. Una borsetta sorridente.
Un bancomat meno sorridente. Ma che ci vuoi fare, mica puoi accontentare tutti.
Pantaloni beige/senape lunghi, classici, semplici, puliti, con la riga in mezzo, col risvolto sotto, di cotone tipo jeans. Bellissimi eh? Bellissimi davvero, mi fanno anche un bel culo, stranamente. Non mi sto lamentando, questo vorrei dire. Solo che, porca miseria, ci avrei messo su anche una camicia bianca con le rouches davanti. Spettacolare. Sono sicura che mi donerebbe da morire. Con accessori rossi. Meravigliosa.
Ho davvero
buon gusto da vendere (qualcuno me lo compra che le mie finanze sono un po’ traballanti?).

Così mi sto davvero facendo violenza, ma una violenza inaudita. Forse dovrei smetterla.
Ed è tornato il cielo grigio e non ho voglia di mettermi a comprare
cose carine quando c’è brutto tempo. C’ho lo shopping meteoropatico.
Ma oggi torna la Dany, e stasera forse esco con la Sabina.
Anche solo pensare di riuscire a vedere, dopo tanto tempo, persone a cui tengo, mi fa stare meglio.
Oggi trincea.
Pronta a spalare, spalare, spalare. Ricevere e poi ricambiare.
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