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shaula, 32 anni
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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giovedì 25 maggio 2006 - ore 09:53


Modismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si sa che le mode sono passeggere. Si sa che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. Si sa che l’abito non fa il monaco. Si sa che tanto va la latta al lardo che ci lascia lo zampino. E si sa che non è la gente comune a fare la moda, ma il vip.
Errore. Sono le fighe in generale che fanno fashion. Sono delle vere e proprie top model, da sfilata. Pancia in dentro, petto in fuori, libri in testa. Non sono i creativi, gli artisti a lanciare le mode, come poteva essere un dandy o un 68ino. Adesso il fattore ideologico e il significato degli accessori indossati non seguono nessuna logica, ma sono assoggettati al potere della MODA, questa divinità stolta e scostante, impertinente, classista, rovinosamente caduca, incoerente, mai rivoluzionaria e sempre più massificata.
A passare le giornate in biblioteca, non servirebbe nemmeno guardare i negozi per informarsi sulle mode correnti. Mi ero comprata una maglia a righe a febbraio, bellissima, in un negozietto a Padova. Mi sono sempre piaciute le righe, una volta non se ne trovano molte, mi era toccato comprare una canotta a righe a NY perché a Treviso non ne trovavo di belle. Così pagobancomat e divento titolare di una maglia con incrocio a righe rosse e grigie.
Ingenua. Ovvio che l’ho trovata facilmente, questa è l’estate delle righe. Un’esplosione di righe, e mettere quella maglietta (costatami enormi sacrifici in quanto sto passando un brutto periodo economico) mi mette in difficoltà. Mi sono trovata alla moda. Mi sento una figa non figa, non so se mi spiego. Quelle che contano hanno tutto il guardaroba a righe. Quest’autunno faranno un enorme falò di righe, ma per l’estate si sono munite anche di borse a righe, lenzuola a righe, penne a righe, capelli a righe, unghie a righe, benzina a righe. Cosa non si fa per la moda. Sono sicura che la prima a mettere una maglia a righe era una figa (cioè, quella dopo di me con una maglia a righe) che ha detto: lanciamo le righe quest’anno, chi mi ama mi segua. E pedissequamente, volontariamente, una massa di lobotomizzati a righe dalla testa a i piedi.
Ma le righe mi piacciono, le posso reggere, sopportare: la sorpresa è un’altra, e si chiama Superga. Adesso le vere fighe di Treviso calzano Superga rigorosamente bianche, con i lacci stretti, che fanno un piedino piccolo e grazioso. Ma questo vale per le fighe bionde. Le fighe more invece puntano sulle All Star, di colori non uniformi, con fantasie floreali o geometriche, e soprattutto tinte pastello. Ma questo vale solo per le more. Poi ci sono le bionde che vogliono fare le alternative, e si mettono le All Star. E alcune more bionde dentro che comprano Superga bianche. Nike? Ma da che mondo vieni? Sei un marziano? Sei proprio antidiluviano. Adesso vanno le Superga. Superpiatte, superleggere, supermoda. Mi sto lanciando in ricerche sociologiche e di costume per capire i giovani d’oggi, questi sconosciuti, dei quali a breve farà parte il mio fratellino, e devo sapere di che morte lo mando a morire. Ma non gli prenderò mai le All Star, non deve diventare un massificato. Continuo a preferire le Tiger.
Sono sicura che la prima con le Superga ai piedi era una figa. Ad esempio, io ho un amico che mette Superga tutta l’estate, sono parte della sua personalità, ma lui non fa moda – sono diventate moda con le fighe. Una un giorno ha detto: io mi metto un paio di scarpette di tela bianca, vediamo quanti stronzi ci sono che se le mettono pure loro quando fino all’anno scorso dicevano che facevano schifo.
E poi, a sfregio, all’improvviso, si rimette le Prada in pelle, anche ad agosto (e i lobotomizzati ci mettono un po’ ad accorgersene, ovviamente). Eh certo, adesso la moda vuole che si mettano gli stivali texani tutta l’estate, con i pantaloncini corti lunghezza mutanda, le canottiere trasparenti e l’ascella pezzata.
La moda nasce, si diffonde e sfiorisce in biblioteca. Una figa fa moda. Se una figa indossa una camicia boscaiola di flanella con i jeans strappati di Cavalli, state sicuri che il giorno dopo non dico tutti coi jeans Cavalli, ma con la camicia che il nonno usa per fare i lavori sull’orto, quello si. La figa fa moda.
E allora tutti All Star, anche alcuni semi maschi, perché le Superga sono solo per le fighe bionde.
Io non metto né Superga, né All Star, né camicie di flanella a quadrettoni gialli e blu. Vengo squadrata dalla testa ai piedi al mio ingresso. Ed entro tronfia e baldanzosa con la mia maglietta abbinata ai calzini. E i jeans comodi e non stretti sulla caviglia. E non scollata, perchè cristoddio, è comunque una biblioteca.



Eh certo, perchè c’abbiamo tutte ste gambe qui. Pretendo risarcimento morale.

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lunedì 22 maggio 2006 - ore 13:18


Bambinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’era un periodo in cui vedevo bambini e pancioni ovunque. Nessuna ripercussione sul mio già labile stato mentale, ma apparizioni pressoché costanti e inquietanti. Carrozzine spesso multiple, passeggini e abiti Prenatal. Si sta forse alzando il tasso di natalità nazionale?
Consideravo ovviamente il mio bighellonare in reparto maternità per fare visita ad amiche o parenti un esempio deviante, in quanto la probabilità di vedere neonati o donne gravide in un ospedale si elevava all’ennesima potenza. Il buio periodo di queste visioni persecutorie mi aveva abbandonato nel giro di alcune settimane, ma il luminoso volgere della neonatalità si sta proponendo nuovamente negli ultimi mesi.
Attorno a me i bambini nascono come funghi nel sottobosco prealpino. La moglie di mio cugino ha avuto una bambina, mia cugina ne avrà una a mesi, un’altra cugina acquisita partorirà a breve. Una mia amica aspetta un bambino per luglio, una ragazza che conosco da anni al mio paese l’ha avuto da poco (ed è diventata l’arca di Noè con tanto di elefanti e ippopotami a bordo). Una delle compagne di classe a cui ero più affezionata, e che ho perso purtroppo di vista qualche anno dopo la maturità, mi ha invitata al suo matrimonio per i primi di giugno. Ha messo su casa. E ha già preparato le camerette per i bambini. Felice e contenta nel pensare alla futura prole. Così ho ricominciato con le pseudo allucinazioni prenatali.
Sarà colpa delle magliette strette estive, dei pantaloni corti primaverili, soprattutto dell’ipermodernità delle future mamme che osano colori, accostamenti, abbinamenti da ragazzine. E di conseguenza ombelichi in vista, in rilievo, rilevati per l’appunto, che emergono come piccoli bottoni dalle canotte a costine colori pastello – che alle mamme in attesa stanno tanto bene. Ma vedo pancioni incinti enormi ovunque.



Sono quindi arrivata al punto di domandarmi: le vedo solo io? Esistono o sono una visionaria? E perché fioriscono a primavera? Forse perché si tromba di più in autunno? Cambiano i tempi, cambiano le donne, quindi le mamme… e i bambini, e i corredi e tutto quello che segue.
Allora brainstorming e mi viene in mente di quel blackout a NYC anni fa (uno degli aneddoti preferiti di Maury) in cui la città è rimasta senza elettricità per alcune ore. E nove mesi dopo c’è stato un boom demografico con un eccezionale ed “inspiegabile” aumento delle nascite. Inspiegabile per mia nonna, forse.

Forse ci sono solo degli incentivi alle coppie che partoriscono figli, altrimenti l’inspiegabilità si moltiplica.




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venerdì 19 maggio 2006 - ore 20:43


Photismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siccome CHE Maury si è arrabbiato perchè gli ho risposto male, perchè sta montando la libreria ed è nervoso, postiamo i fotismi che mi sono recentemente arrivati, della festa a casa di Pappa qualche settimana fa.

NB - Se ci sono donnine single che apprezzano il maschio trevigiano, o che vogliono conoscere dei simpatici bricconi che sappiano farle ridere e divertire, contattatemi, ho un po’ di ometti da sistemare. Ce ne sono per tutti i gusti. Adottateli. Sono buoni, educati e non sporcano. Ma attenzione: quello devastato è già prenotato!!

Questa è la location. Fondamentale dare indicazioni spaziali precise, per denotare la serata e la facile predisposizione all’alcolismo in un simile contesto.



Questo è Silvio che si diletta con il nuovo sport in voga ultimamente in compagnia. La proprietà di quel gioiello, arrivato in dono direttamente dall’antico Egitto, è del mio evanescente uomo.



Il resto della combriccola... Toto Fede e Pappa che si autofotano. Dietro non si vede, ma ci sono sicuramente fighe.



Questa solo perchè adoro la mia felpa comprata a Parigi e perchè è favvero fica. E perchè ero sobria, perchè guidatrice.



E poi lui, l’emblema della disperazione. Un uomo senza il suo ananas, perchè se l’era finito subito. Un uomo capace di perdersi in una siepe. Un uomo e i gavettoni di birra. Ce ne sarebbero altre di simpaticissime, ma questa mi diverte già abbastanza.



Bella festa, bella gente, begli amici. Che hanno portato a casa Maury, visto che io ero già andata a letto da un pezzo.
E si replica: 1 giugno, ci stiamo già preparando.

Amore che fai, passi tu a prendermi stasera?

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giovedì 18 maggio 2006 - ore 10:23


Pierinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io adesso posto la barzelletta. Il webbone non me ne voglia.
Metto sempre le mani avanti. E salto sempre sul carro del vincitore.
Sarei capace di dare la colpa di averla postata ad un qualsiasi avventore del mio blog. Badate a voi, non diffondete troppo.


**********************

C’era una volta Pierino che andava a scuola, faceva la quinta elementare. Erano gli ultimi giorni di scuola, e Pierino aveva tutte le materie sotto. Doveva prendere almeno un bel voto, così non veniva bocciato. Un giorno la maestra dice: per domani mi fate tutti un pensierino in rima su cosa avete fatto oggi.
Allora finita la scuola, Pierino va a casa e inizia a pensare: pensierino in rima, pensierino in rima, pensierino in rima (bisogna raccontarlo premendosi assiduamente le tempie nello sforzo del ragionamento). Squilla il telefono, è Giannino, un compagno di classe di Pierino. Dai Pierino, vieni fuori che andiamo a fare un giro in canoa. Ma no, dai, gli dice Pierino, per domani devo fare il pensierino in rima! Anch’io lo devo fare, dice Giannino, ma oggi vado sul Sile a fare un giro in canoa, vieni con noi! Ti ho detto che non posso, se non faccio bene il pensierino mi bocciano! gli dice allora Pierino, e Giannino fa: ma dai, lo fai quando torni a casa, vieni con noi, ci sono anche le mie amichette, 12 anni, sono più grandi, belle, bionde, facili, dai vieni che ci divertiamo! E allora Pierino va a fare un giro in canoa con Giannino. Torna a casa tardi, prende il quaderno di italiano e comincia a pensare: pensierino in rima, pensierino in rima, pensierino in rima (sempre da raccontare spremendosi le meningi). Arriva a casa suo papà: Pierino guarda qua, ho comprato un nuovo TV al plasma, con lettore DVD e DVX, dolby surround, 5 casse, supermegaiper tecnologico, dai che ci guardiamo un film. Ma papà, non posso! dice Pierino, devo fare un pensierino in rima! Ma che te ne frega, lo fai più tardi, tanto cosa ci metti!? Ma se non lo faccio bene mi bocciano! Ma dai, cosa vuoi che ti boccino per un pensierino, vieni a guardare un film. Allora Pierino va a guardare il film con suo papà, ma quando il film finisce è troppo stanco, la giornata è stata lunga, lui ha sonno e va a letto: e non fa il pensierino.
Il giorno dopo a scuola la maestra deve correggere i pensierini. Allora, vediamo chi legge: Lucilla, leggi il tuo pensierino. (Da raccontare con la voce di uno che parla con un imbecille, con le parole scandite bene e l’espressione demente.) Allora Lucilla legge: ieri ho fatto una passeggiata, e poi ho mangiato la cioccolata. Brava Lucilla, brava!! (qui io utilizzo gli amici che già conoscono la barzelletta, che devono fare la folla che applaude spassionatamente il bambino che legge il pensierino giusto). Adesso vediamo, Faustino, leggi il tuo pensierino. E Faustino legge: ieri ho comprato la marmellata e poi me la sono mangiata. Bravo Faustino, bravo!! (ovazione dei complici che rende credibile le capacità intellettive di un bambino di 5 elementare che fa rime del genere). Adesso vediamo, dice la maestra, Giannino, leggi il pensierino? Ma Giannino ieri era via con Pierino, e non ha fatto il pensierino! (Espressione del disagio interiore di chi sa che Giannino non ha fatto il pensierino.) Giannino nel pieno di una crisi prende il quaderno, vuoto, e fa finta di leggere, tenta di mascherare la disperazione… titubante, incerto, paonazzo di vergogna, perché non pensava che cazzo lo chiedeva proprio a lui, e dice: ieri ho fatto un giro in canoa… Dio boa.
Ooohh!!! Nooooo (e raccontatore e complici con le mani tipo urlo di Munch)!!! La maestra con le mani nei capelli, si strappa le sopracciglia, sbatte la testa sulla lavagna; la classe attonita, bambine che piangono, bambini che si arrampicano sui termosifoni, e Giannino imbarazzatissimo. E la maestra gli dice: Mamma mia cos’hai detto! Vai subito dalla preside! Non voglio in classe un bambino così! Fai lo zaino e vai dalla preside! Allora Giannino mette via libri e quaderni, penne e astuccio, e va verso la porta, chiude triste e mogio e va dalla preside. Allora Pierino arrabbiatissimo si alza di scatto, mette via libri e quaderni, penne e astuccio, butta per terra la sedia e va verso la porta, incazzato nero. E la maestra fa: Pierino, ma tu dove vai? E Pierino: eh… i c’ero anch’io, porco d*o

È finita. Questa fa ridere perché Giannino e Pierino avevano fatto il pensierino in rima più creativo degli altri, e se non ci mettevano la bestemmia erano promossi tutti e due.


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mercoledì 17 maggio 2006 - ore 09:15


Parolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Basta omettere una piccolissima particella, un piccolo fonema da una frase, ed ecco che il mondo cambia forma e colore. Basta togliere un possessivo, un aggettivo tipo “mia”, e far immaginare, lasciar supporre un “nostra”. E il gioco è fatto. Le straordinarie potenzialità della lingua italiana…
Cambieremo casa, forse nel giro di qualche mese. Così ci allontaneremo dal centro di Treviso di altri 400 metri, come la prima volta che ci siamo trasferiti, senza però attenzione lasciare il meraviglioso borgo di Fontane, e accostandoci invece (di per l’appunto 400 importantissimi metri) alla piazza centrale.
Così ieri mattina, alle ore 8.30, ero già in macchina per cercare un negozio di lumi e lampade, perché l’elettricista, parlando con mia madre il giorno precedente, ci aveva consigliato di aggiungere un faretto, una piccola luce aggiuntiva nel bagno della mansarda al piano di sopra - quello che diventerà e lo dico con orgoglio il mio bagno. Insomma, il faretto è mio e mi tocca andare a comprarlo, mentre mia madre gratta via stucco dai battiscopa e pittura dalle vetrate delle finestre.
Parto con la macchina scassata e momentaneamente priva di aria condizionata (sono problemi di gestione che su una macchina di quasi 10 anni si ripropongono a intervalli regolari). Come la faccio lunga. Insomma, vado in questo negozio di lampade. Salve, vorrei un faretto da mettere in bagno. Inizia sempre così, perché se non in negozi proprio i lampade, in un sacco di altri negozi mi sono presentata così, col saluto cortese e una richiesta educata. Ma è dopo che la storia ha preso una piega diversa. Un attimo, le mando la collega. Capperi, penso, mi danno del lei. Devo essere stata molto autoritaria, e devo essere molto donna oggi, perché la settimana scorsa un tizio mi ha dato 18 anni. Arriva la collega, mi sorride, mi viene incontro e mi chiede: buongiorno signora, posso aiutarla?

Non è servito farmi uno schema mentale per non perdere il controllo della situazione, non era necessario prendere tempo per ponderare uno stratagemma difensivo e d’attacco che mi permettesse di immedesimarmi nella parte, né d’altronde mi sarei mai permessa di contraddire la commessa del negozio. Cogliere l’attimo, quello andava fatto, solamente non contraddire quella povera donna, sai poi l’umiliazione, il dolore, gli psicofarmaci. Mi sono semplicemente atteggiata da signora. Parlando in modo forbito, con toni aulici e grandissimo autocontrollo, come se cercare lampadari per una nuova abitazione fosse stato il mio hobby nei 15 anni precedenti al nostro incontro. Darei la vita per un’aplique era il mio motto. Ho optato anche per un atteggiamento diverso nei modi di fare, e quindi niente mani in tasca e chiavi della macchina che ciondolano nervosamente avanti e indietro dall’indice destro. Ma compostezza, savoir-faire ed eleganza, una vera signora. Tutto questo è stato deciso dal mio cervello nei 7 secondi successivi al saluto della commessa. Quindi, dopo una tale pianificazione razionalizzata al fine di apparire una ragazza che sta per prendere marito, ho proferito verbo: salve, sto cercando un faretto da appendere alle travi in legno del bagno della mansarda; è il bagno della camera, non quello della zona giorno, quindi pensavamo a qualcosa di economico, minuto e discreto, ma che facesse una buona luce; ho l’elettricista a casa, dovrei acquistarlo rapidamente e portarglielo, così potrà montarmelo in giornata. Il tutto, badate bene, senza arricciarmi i capelli, senza battere la punta del piede, senza mangiarmi le unghie, senza fare battute idiote che capisco solo io, senza esagerare in costruzioni iperboliche, senza sfoggiare la mia battuta preferita “l’ultima volta che ho messo una taglia S ero in terza media”, senza artifici industrialmente elaborati, e senza allusioni poco mature alla vita di coppia e giù a ridere, ma con la decisione e il rigore di una manager. Sono stata trattata come una signora, una vera donna. Niente occhiate storte dietro il banco delle due dipendenti, ma rispetto per una ragazza che sta per mettere su famiglia e cerca dei lampadari. Ho anche chiesto un catalogo (ormai mi ero generosamente calata nel personaggio) ho detto che dovevamo vedere anche delle lampade da tavolo per il soggiorno, se era così cortese da lasciarcelo per consultarlo meglio, con calma, a casa.



Bagno della camera – ho distrattamente omesso il mia, bagno della miacamera, mia perché ho 25 anni e vivo con i miei. E’ risultato bagno della camera, puramente camera, e se ho lasciato intendere nostra, se lei ha capito nostra, non è colpa mia! Non mi pareva ambigua la parola “camera”! Forse la commessa ha tratto conclusioni affrettate, ma io non ho mai parlato di un nostra camera.
Quindi pensavamo a qualcosa di economico – e certo, pagano i miei! Mica ho detto che io e mio marito pensavamo… io non ho detto noi! Ho parlato al plurale perché ne avevo discusso con i miei stamattina, non per altro. Non sarò stata precisa, ma non ho detto nulla di errato o fuorviante! Ho usato le parole corrette, quelle richieste dal contesto, non ho fatto altro che esprimere un concetto!
Lasciarcelo – mica ho detto a chi! Le ho lasciato pensare ciò che voleva, l’ho lasciata respirare serena nella sua ingenuità, nelle sue supposizioni, l’ho lasciata ragionare secondo luoghi comuni, secondo i quali non esiste noi che non sia una coppia.
E sono stata trattata come una donna, finalmente, come una vera signora. Che esperienza da ripetere. Chiedo a Maury se lo facciamo come hobby davvero. Andiamo a negozi, ci facciamo mostrare, ci facciamo trattare da signori, magari ci scappa anche qualche dramma familiare, che ne so una litigata, seguito un bacio appassionato tipo due innamoratini di Peynet, per disorientare anche le pettegole più audaci e disinvolte. Devo parlargliene. Ieri mi sono fatta grasse risate. Credo sia un passatempo divertente, per spezzare la monotonia dei neo-patentati in biblioteca e per farsi trattare da adulti. Ogni tanto. Non prendendoci troppo gusto.


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domenica 14 maggio 2006 - ore 13:40


Barzellettismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Due barzellette per voi, perchè devo dare una svolta a questa giornata grigia, tempo musso come si dice da noi.


**********
C’era una volta un vecchio pastore, che aveva tre figli e un gregge di pecore. Ma tra queste pecore ve n’era una a cui era particolarmente affezionato, senza la quale non poteva vivere: e si chiamava Yellow Pecora. Una sera, mentre contava le pecore nell’ovile si accorse che ne mancava una… e mancava proprio Yellow Pecora!! Allora guardò negli occhi il primo figlio, e gli disse: tu che sei il più saggio vai, e trova Yellow Pecora. Il ragazzo andò per mari e monti, colline e pianure, fiumi e laghi, e tornò a casa dopo 5 giorni dicendo: padre, ho cercato in lungo e in largo, ma non sono riuscito a trovare Yellow Pecora. Il padre lo guardò con amore, e gli disse: va beh. E poi gli spara in testa.
Allora guardò negli occhi il secondo figlio, e gli disse: tu che sei il più intelligente vai, e trova Yellow Pecora. Il ragazzo andò per mari e monti, colline e pianure, fiumi e laghi, e tornò a casa stanchissimo dopo 10 giorni dicendo: padre, ho cercato in lungo e in largo, mi dispiace, ma non sono riuscito a trovare Yellow Pecora. Il padre lo guardò con amore, e gli disse: va beh. E poi gli spara in testa.
Allora guardò negli occhi il terzo figlio (che un po’ a dire il vero si cagava in mano), e gli disse: tu che sei il più veloce vai, e trova Yellow Pecora. Il ragazzo andò per mari e monti, colline e pianure, fiumi e laghi, e tornò a casa distrutto dopo 15 giorni dicendo: padre, ho cercato in lungo e in largo, mi dispiace tanto padre mio, ma non sono proprio riuscito a trovare Yellow Pecora. Il padre lo guardò con amore, e gli disse: va beh.
E poi gli spara in testa.

**********

Questa fa ridere perché li ammazza tutti, capito? Cioè, la pecora era più importante dei figli, e anche quello che in teoria era il più giovane e personaggio, che nei finali vince sempre, alla fine fallisce e muore. No? Cazzo, fa più ridere raccontata a voce, perchè faccio anche finta di sparare con la pistola in testa ai figli e poi faccio i figli che cadono a terra morti, che è splatter e avvincente. Quando entro di più nei personaggi, quando mi immedesimo, le barzellette mi vengono meglio.




**********
C’era una volta Pierino in treno, seduto davanti ad una signora con un barboncino. Pierino si accende una sigaretta, e il cane comincia a tossire... Caugh! Caugh! Allora la signora prende la sigaretta di Pierino e la butta dal finestrino. Pierino allora tira fuori un grosso sigaro, e inizia a fumare. Il barboncino comincia a tossire di nuovo… Caugh! Caugh! Allora la signora prende il sigaro e lo butta dal finestrino. Pierino molto irritato tira fuori dalla tasca una grossa pipa, e inizia a fumare. Il barboncino di nuovo inizia a tossire… Caugh! Caugh! La signora chiede a Pierino di spegnere la pipa, ma Pierino non lo fa. Allora la signora prende la pipa e la butta dal finestrino. E allora Pierino prende il barboncino e lo butta dal finestrino. La signora arrabbiatissima tira la leva di emergenza e fa fermare il treno e dice: e adesso vai giù a cercare il mio barboncino! Pierino scende e comincia a chiamare: Barboncino!! Dove sei!!?? A un certo punto vede dei cespugli che si muovono, si avvicina, scosta i rami e trova











Yellow Pecora!!!

**********



Questa fa ridere perché il figlio giovane del vecchio pastore è morto, quando bastava andare in treno con Pierino.


Mi rivolgo a tutte le single. Io con questa barzelletta ho conquistato il mio uomo. A voi trarre le conseguenze. La prossima settimana vi racconto quella di Pierino e Dio Boa, fa un sacco ridere. Con quella l’uomo che desiderate cadrà ai vostri piedi. Successo assicurato.



[omaggiandone la Valevally prima di tutti...]



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giovedì 11 maggio 2006 - ore 21:10


Quando gli ismi non bastano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Perchè, ogni tanto, bisogna parlare anche di cose serie.


“(ANSA) - TORINO, 11 MAG - ’Il cda della Juventus ha rimesso il proprio mandato agli azionisti e convocato l’Assemblea ordinaria per il 29 giugno 2006’. E’ l’esito della riunione del consiglio, secondo quanto comunicato dal club”


L’ho sempre atteso, questo momento, con trepidazione, con l’ansia di un dono sotto l’albero di natale, o di una telefonata improvvisa, di un Rolex inaspetatto. Sono stata rimproverata, tacciata di invidia, di sfiducia, di cattiveria, di accidia. Sono stata derisa, colpevolizzata per aver espresso un’opinione che derivava da constatazioni realistiche e ponderate. Ora è tutto vero. Pizzicatemi, non ci credo.

Ma come ogni grande sogno che si realizza è un momento di grande gioia, e insieme di commozione.

CIAO LUCIANO.

Un link simpatico, date un occhio.
http://www.progettobolla.com/bolleonline-recent/index.php

E adesso però FORZA FIGO!!!
Personaggio, Luis sei un grande! Ha chiesto la restituzione dei 5.000 euri di multa per la soffiata su don Luciano a colloquio con l’arbitro durante Inter - Juve.
Siamo tutti con te!!

Un po’ di cari ragazzi, quelli sani.

















Sono anni che sono iscritta al sito e alla newsletter, ma questo è il giorno più bello in assoluto. L’e-mail più entusiasmante di sempre, ovviamente dopo quella di Totti per invitarmi a staccare il telefono.

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martedì 9 maggio 2006 - ore 09:18


Storicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A volte invidio coloro che popolavano questo nostro strambo pianeta nel ‘400. Ovviamente non per motivi di benessere generale, non per fattori economici politici o sociali, tutti sappiamo quanto difficile fosse vivere nel XV secolo. Ma per motivazioni puramente, meramente, unicamente storiche.
Seguitemi, il ragionamento è fortemente logico.
Niente scoperta dell’America, niente colonialismo, niente guerre mondiali, niente bipolarismo, niente capitalismo né comunismo, niente rivoluzioni, niente terrorismo, e libri di storia molto più sottili. Più veloci da studiare. La storia diventa più difficile anno dopo anno. Quand’ero alle elementari, ad esempio, si studiava la storia fino agli anni ‘80. Com’è che adesso devo studiare la storia fino al 2006? Che sono questi 15 anni di storia aggiuntiva? Perché quando ero alle elementari bastava, e ora non basta più?

Oggi la storia è molto più voluminosa di quanto non fosse quella dei nostri genitori, dei nostri nonni, e io mi batterò per raggiungere la parità di pagine. Queste sono le lotte che vanno portate avanti.



Dovrei battermi per un assestamento dei progressi tecnologici, sociali, culturali e scientifici, battermi per la parità tra gli studenti di oggi e quelli di un tempo. Devo solo trovare qualcuno che mi assecondi.

Sembra che a questo mondo ci sia solo io ad accorgermi dei veri problemi dell’umanità!


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sabato 6 maggio 2006 - ore 12:21


Improvvisismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il mio innamoratissimo accompagnatore è arrivato a prendermi a cavallo della sua sportivissima due posti, in leggero ritardo come al solito. Non è servito che si alzasse per aprirmi la portiera, al rumore dei miei tacchi l’automobile si è presentata ed ha esordito con un educatissimo buona sera principessa – i corsi al Cepu le sono stati di ottimo aiuto. Mi attendeva sul sedile un mazzo di splendide rose rosse, fiammanti come la carrozzeria della Ferrari appena uscita dal concessionario ed acquistata appositamente per recarci a Padova. In abito da sera il mio adorato era meraviglioso: il nero gli dona molto, glielo dico sempre, ma lui insiste con l’abbigliamento casual e non ascolta i miei consigli di esperta frequentatrice di sfilate di alta moda e specialista in accostamenti cromatici. In abito lungo mi sentivo inizialmente a disagio, soprattutto per la preziosissima collana di diamanti che portavo al collo, ma per andare a teatro occorrono decoro ed eleganza, e non mi sarei mai perdonata una caduta di stile. La stola di ermellino, ereditata dalla mia celebre antenata, dava all’abito lineare e moderno un tocco retrò.
L’auto come previsto bruciava l’asfalto e scivolava tra un incolonnamento e l’altro, il motore rombava di tuono e in poche decine di minuti eravamo in città. Fuori dal teatro ci attendevano i nostri carissimi amici, i marchesi di Oristano, i quali ci avevano riservato i posti migliori in balconata accanto a loro. Ho casualmente incontrato il commendatore , che io chiamo amichevolmente Enrico, sempre presente ad occasioni mondane di simile rilievo, e che ci ha invitati a passare le vacanze estive sul suo panfilo ormeggiato in Costa Azzurra – dovrò decidermi allora, non posso lasciare in sospeso la prenotazione alle Maldive. Fugace apparizione del conte Riccardim e poi lo spettacolo è iniziato. Adoro assistere a rappresentazioni teatrali di così elevato pregio, l’opera lirica mi ha sempre sensibilmente coinvolta ed emozionata quasi fino alle lacrime: le sventure dei personaggi mi ricordano le terribili tragedie del mondo, come quando da Gucci non ci sono più i fazzolettini di carta e devo andare a comprarli al supermercato.
Terminata la performance (che devo ammettere essere stata degna delle ottime critiche riportate sulle maggiori testate internazionali), ci siamo recati al cocktail di beneficenza organizzato dalla sempre impeccabile Sabina in favore dell’associazione Alfabetizzaspritz, che promuove la scolarizzazione e l’insegnamento dell’italiano tra gli aspiranti scrittori di blog. Champagne e aragosta, anche se avrei preferito del caviale, e poi di corsa a casa, in quanto Maury questa mattina è impegnato in una fondamentale riunione di lavoro, che potrebbe dare una svolta alla sua carriera. Se le cose andranno per il verso giusto, forse riusciremo ad acquistare quel favoloso ranch in Texas sul quale abbiamo lasciato il cuore l’estate scorsa. Divino.




Dal castello di Elsinore, al giardino dei ciliegi
Dal Campiello all’Agorà si riunì la teatral nobiltà.
Amleto disse scuro in viso, c’è un nuovo gioco all’improvviso
Che al testo scritto oscurerà il rispetto e la sacralità.
All’armi corse il Bergerac, oreste si appellò alla dignità
Ma Arlecchino disse “in fondo improvvisando io ho girato il mondo”.
E chi ha voglia di rischiare deve esser nostro commensale,
alziamo i calici e brindiamo,
a quel sogno che sarà, questa sera la realtà.




Hanno giocato con noi, in ordine di apparizione:
il mio realmente innamoratissimo Maury - la Fiesta di 13 anni e 200.000 km di Maury – le mie scarpe da ginnastica – io e la mia acconciatura trash - una cicca appena salita in macchina – la mia giacca a quadri stile retrò/vintage - la maledetta inverosimile coda trovata a PD, con varie cause concomitanti e perlopiù sconosciute – la Ceres e Pork – il Piccolo Teatro – Il Webbone – RickyM – il mio secondo match di improvvisazione teatrale – risate su risate - il Jetmarket, la pizzetta con la pancetta, il calzone senza pomodoro e la coca cola – il Mediaworld e la promozione Sharp – i 4 giorni che stiamo organizzando per luglio a Berlino e la settimana a settembre in NYC.


PS: Mi sono innamorata di Federico Palombarini e Antonio Vulpio. L’importante e che Maury non lo sappia. Teniamolo segreto. A tema.


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mercoledì 3 maggio 2006 - ore 21:18


Lussurismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siamo arrivati al limite della sopportazione. La bomba è scoppiata e non si può più ripristinare l’ordine precedente; quando la miccia viene innescata, solo Mac Giver la può spegnere. E a casa mia Mac Giver non c’è.
La miccia è stata Vladimir Luxuria. Si stava mangiando una delicata frittata uova ricotta e asparagi, famiglia riunita attorno al tavolo per cenare insieme. Il telegiornale propone immagini e frammenti di filmati a ciclo continuo, cosicché una persona che si appresti a seguire le notizie quotidiane viene investita da foto colori e personaggi. Uno soprattutto mi investe e mi crea un terribile trauma cranico ogni volta che mi stende. Ed è lui, o lei, ma non è questo ciò di cui voglio discutere. Mi sono sempre schierata a favore delle cosiddette diversità, sono una donna moderna, vivo nel 21 secolo e so che la diversità non è una malattia, non è una deformazione, ma una predisposizione, una caratteristica che ci portiamo dentro da sempre. E se io sono donna e mi piacciono gli uomini, non vuol dire che a tutte le donne debbano piacere gli uomini, e vice versa. Mi sono sempre opposta, a casa mia schierandomi apertamente contro i miei genitori e familiari di generazioni appena precedenti la mia, alla ghettizzazione dell’omosessuale, dello straniero, del religioso non cattolico.
Ma nel mio parlamento c’è uno che fino a un mese fa si metteva un boa fucsia e si atteggiava da troia al salottino di Costanzo e faceva il trenino con Rocco e Angela del Grande Fratello. Adesso, parliamone, insomma, non è che voglio fare la pignola, non voglio essere la guastafeste. Il diritto di voto, mica glielo nego! Mica gli chiedo di emigrare all’estero! Mica gli guardo le mani e penso a quante saponette potrei farci… siamo gente onesta, abbiamo superato gli anni bui del nazismo e del razzismo (quasi superato, e speriamo la situazione migliori). Ma cazzo.
Insomma, mio padre si è sempre schifato degli omosessuali, dei transessuali, dei travestiti. Li ha sempre disprezzati, sostenendo che non devono uscire di casa, che sono dei malati, che non dovrebbero farsi vedere dalla “gente normale”, che non devono chiedere di sposarsi perché la famiglia è sacra, che non devono avere figli perché quei bambini crescerebbero con dei problemi psicologici. E sono posizioni opinabili, criticabili, ma sappiamo che sono numerosissime soprattutto tra i nostri genitori, zii e soprattutto nonni, che non hanno avuto la fortuna che abbiamo noi, e cioè di vedere, capire, integrarsi con diverse esperienze umane.
Allora sorge il problema. Per la prima volta nella mia vita esprimo un’opinione (e anche l’esprimere un’opinione a casa mia mi è sempre stato proibito, quindi l’esperienza è stata doppiamente entusiasmante) che potrebbe essere coerente con le idee di mio padre. Io e la mamma ci lamentiamo della figura che quella donna faceva nei salotti televisivi per raggiungere la tanto agognata popolarità indossando calze a rete e minigonne di tulle. E lui, mio padre, inizia a difenderlo, che le minoranze vanno tutelate, che lui ha portato milioni di voti e che senza quei voti la sinistra non avrebbe vinto. AHA! Ecco allora!! Eccolo il fatto! La sinistra doveva vincere e quindi gli ideali di mio padre sono morti con il voto di aprile. Ha detto che finché stanno al loro posto, quei malati, a lui va bene, che basta che non passino i limiti. I limiti Luxuria non li ha passati certo in parlamento, dato che veste più sobrio della Santanchè. Ma mio padre forse non sa che devono per forza esserci stati dei compromessi tra la sinistra e la signora Luxuria, perché se non le avessero promesso il raggiungimento dei “suoi di lei” scopi e obiettivi, non avrebbe portato i voti dei suoi amici. E allora, porca puttana. Ho capito che Luxuria al parlamento non è peggio di Calderoli, che non è nemmeno paragonabile cerebralmente. Ma cazzo, questo fino all’anno scorso era a braccetto con la de Filippi e aveva i brillantini bluette sulle palpebre. Non mi sono opposta agli omossessuali in parlamento, mi pare. Solo all’esagerazione, e ho esposto democraticamente il ribrezzo che provo per Luxuria, solo per lei, lei come persona che odio. Oh, ognuno ha i suoi gusti.
Non sono xenofoba, non sono razzista, non esageriamo adesso. Ma vorrei capire perché mio padre, pur di darmi torto, non disdegna di andare contro i suoi stessi principi. Quando gli ho ricordato che l’ultima volta che abbiamo parlato di diversità sessuale ha usato termini talmente offensivi che non oso ripeterli (e ha insultato selvaggiamente sia i transessuali operati e chiaramente donne dopo aver sofferto per anni nel corpo sbagliato, sia gli omosessuali con impegno sociale culturale e politico, e che ha detto che se io o i miei fratelli gli avessimo dato una delusione simile ci avrebbe buttati fuori di casa) ha ribadito che è proprio questo il problema, che devono stare fuori da casa sua; così gli ho prontamente sottoposto il seguente quesito: e se io mi facessi operare e diventassi uomo, e poi mi facessi eleggere al parlamento, mi accetteresti? È diventato tutto rosso. Un peperone rosso come un pomodoro rosso con sopra una fragola rossa. No, fuori da casa mia. E allora vedi, che ti basta darmi contro? Che ti basta cercare la polemica? È vero, senza quei voti la sinistra non avrebbe vinto, ma cazzo, e ricazzo. Questo qui l’ultima volta che l’ho visto prima dei tailleur aveva l’espressione più stordita di Debora Caprioglio.
E adesso mi tocca chiamarlo onorevole. Chiamarla, pardon.


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