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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

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60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



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KLAXON

CONTR-AZIONE

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EINSTURZENDE NEUBAUTEN

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mercoledì 19 luglio 2006 - ore 14:44


TUTTO È COMINCIATO DA...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


... dal rapimento di tre soldati israeliani.

Mi divertirò a fare un po’ di collage, taglia e incolla tra vari articoli, presi un po’ dal blog di Beppe Grillo, un po’ da quello di Carlo Bertani e un po’ da DISINFORMAZIONE.

Dicevamo, tutta la crisi sembrerebbe nata dal rapimento di tre soldati israeliani, uno a Gaza e gli altri due sul confine libanese, ma da quando mondo è mondo i soldati non si rapiscono , si catturano .
I soldati vengono catturati e non rapiti perché i militari sono lì per fare la guerra, non per piantare margherite, ed i soldati israeliani sparano, eccome se sparano: ogni giorno che passa è uno stillicidio di vittime – moltissimi bambini – che entrano nei disastrati ospedali palestinesi, sempre che non siano colpiti anche gli ospedali – come fecero gli americani a Falluja – con la scusa della “lotta al terrorismo”.

Bambini, innocenti, di cui abbiamo una diapositiva







Naturalmente l’informazione di regime queste foto non le mostra. Eh no, Israele si difende. E chi se ne frega se per difendersi dagli attacchi dei razzi lanciati da Hezbollah – che hanno provocato ad oggi 10 vittime civili in Israele – l’aviazione di Tel Aviv ne ha ammazzate (solo i civili) 200 in Libano.
Sono state uccise intere famiglie, addirittura una famiglia canadese in visita ai parenti in Libano ed un casco blu indiano, dopo che Tzahal aveva preso di mira anche le forze ONU sul confine. E non si venga a dire che è stato un “errore” colpire due distinti raggruppamenti di caschi blu perché l’esercito israeliano, quando spara, sa bene su chi spara. Tanto, dopo si scusa. Niente paura, dopo i misfatti gli israeliani si scusano sempre: sono una nazione “democratica”, ed in “democrazia” il bon ton non deve mancare.

Per capire cosa sta succedendo in Medio Oriente è molto utile leggere un documento. È intitolato Clean Break: a new strategy for securing the realm, che significa “Taglio netto: una nuova strategia per la sicurezza del regno”. Venne elaborato esattamente 10 anni fa, dall’Istituto per gli studi politico-strategici avanzati (IASPS – Institute for Advanced Strategic and Political Studies), come relazione conclusiva, rilasciata esattamente l’8 luglio 2006, da un gruppo di studio dedicato alla Nuova strategia di Israele per il 2000: il documento fu presentato personalmente al nuovo Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

Il documento (scaricabile in versione inglese QUI ), è molto interessante in quanto, negli ultimi dieci anni, tutti gli elementi della strategia in esso delineata sono stati puntualmente realizzati: il passaggio dal concetto della pace in cambio di territori a quello di pace mediante la forza, intendendosi con questo il rifiuto di concessioni territoriali e l’imposizione di rapporti fondati sul diritto di intervento militare (hot pursuit) di Israele nei territori palestinesi; il rafforzamento del legame politico-militare di Israele con gli Stati Uniti, non più basato sulla dipendenza da questi ultimi ma sullo sviluppo di un’autonoma capacità militare e di una costante pressione politica sul Congresso e sull’opinione pubblica nordamericana; una modifica radicale nella visione strategica del ruolo di Israele che deve appunto “segnare un taglio netto, abbandonando la politica che partiva da un senso di debolezza e permetteva ritirate strategiche, ristabilendo invece il principio di azioni preventive invece che solo reattive, smettendo di incassare colpi senza rispondere”.

Per l’ennesima volta assistiamo alla solita manipolazione delle informazioni, con fiaccolate davanti alle sinagoghe, con i nostri politici che prendono le solite posizioni, e con l’aggressore che passa dalla parte della vittima.

LO STATO DI ISRAELE NON HA IL DIRITTO DI ESISTERE



LEGGI I COMMENTI (20) - PERMALINK



sabato 15 luglio 2006 - ore 14:48


The New World Order - Parte IV - 9/11: Un piano inesistente/L’alternativa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


... segue dal post del 27 maggio


Proseguo il post del 27 maggio scorso, cui potrete accedere facilmente dal link in testata (9/11:segnali di congiura), elencando le incongruenze della versione ufficiale dell’accaduto e presentrando le ipotesi alternative più accreditate dai teorici del complotto

Difesa aerea inerme

Come mai il sistema di sicurezza più sofisticato del mondo è rimasto a guardare, mentre i dirottatori scorrazzavano liberi per i cieli di mezzo Nord-America?
Inizialmente, a caldo, si disse che "non era prevista nessuna procedura specifica per un attacco di questo genere, e quindi nessuno sapeva bene cosa fare." Ed in quel momento la risposta sembrò anche bastare. Ma in seguito, ad una analisi appena più approfondita, ci si accorse che non poteva assolutamene essere andata così.
Infatti, le regole della Federal Aviation Authority in caso di emergenza prevedono che non appena un volo civile finisca di un solo metro fuori rotta scatti un allarme che si estende automaticamente anche a tutti i quadranti contigui. Nello stesso momento viene allertato il corrispondente settore di controllo aereo militare, il NORAD, che dispone a sua volta di un sistema completo ed indipendente di monitoraggio. Questo, sommato all’uso dei satelliti, permette di non lasciare una sola striscia di cielo americano fuori controllo per un solo secondo, anche perché NORAD e FAA sono perennemente in contatto incrociato, scambiandosi di continuo informazioni di ogni tipo.
Appena scattato l’allarme, i controllori civili cercano di contattare il pilota fuori rotta, e se la sua posizione si rivela un semplice errore, il tutto rientra. Ma se il problema perdura (un’avaria strumentale, ad esempio), NORAD fa immediatamente alzare due caccia dalla base più vicina (ce ne sono un pò dappertutto, disseminate in maniera strategica sul territorio), mentre i controllori civili provvedono a sgombrare uno o più "strati" di traffico attorno all’aereo fuori rotta. Entro pochi minuti i caccia, che viaggiano a quasi tre volte la velocità dell’aereo commerciale, lo raggiungono, e se questo nel frattempo non ha ripreso i contatti, gli si affiancano e cercano di fargli capire che sta creando dei problemi. Se a quel punto venissero ignorati, o se per un qualunque motivo non riuscissero a farsi capire, gli si mettono davanti e ondeggiano le ali, il che vuol dire "seguimi senza fare discussioni".
La FAA ha fatto sapere che questa procedura, relativamente comune, era già stata implementata per 64 volte nel corso dell’anno, e sempre con pieno successo. Ma quel giorno le cose andarono diversamente. Non solo il secondo aereo, che ha colpito la Torre Sud dopo oltre mezz’ora dal dirottamento, avrebbe potuto essere intercettato con comodità, ma addirittura il terzo ha scorrazzato per oltre 30 minuti in quello che è considerato lo spazio aereo meglio difeso del mondo. Il quarto aereo infine, prima di schiantarsi al suolo, aveva a sua volta viaggiato per oltre mezz’ora nelle stesse identiche condizioni.

Un piano inesistente

Si va a cercare di penetrare lo spazio aereo notoriamente più difeso del mondo, ben sapendo che nessuno è mai riuscito a volare, fuori rotta, per più di qualche minuto nei cieli americani, da quando esistono i controllori di volo. Figuriamoci quindi nei cieli di Washington, e dopo aver addirittura dirottato un aereo, su quanti minuti si potrà davvero contare per portare a termine la propria missione.
Nonostante questo imponesse, quindi, la simultaneità delle quattro azioni, da parte dei dirottatori è avvenuto l’esatto contrario: perché scegliere due aerei che partono alle otto del mattino, il terzo alle otto e venti, ed il quarto alle otto e quaranta (che ha poi finito per partire addirittura dopo le nove?)
Perché mai il 2° aereo dovrebbe oltrepassare Manhattan, e andare a prendere una rincorsa di 50 KM da Sud, quando risultava già dirottato da tempo ed era praticamente accanto al primo, che si stava dirigendo dritto sulle Torri?
Perché mai il 3° aereo dovrebbe aspettare che tutto il mondo capisca che si tratta di un’operazione congiunta - il che avviene con l’impatto nella seconda Torre - per rivelarsi anche lui come dirottato, ma ad oltre 300 Km. dal suo bersaglio? Quando poi era partito proprio da quella zona? Idem "con patate" per il 4° aereo.
E per quanto tutto questo sia accaduto, di certo i dirottatori non potevano farci conto, nel pianificare la loro azione. Ecco dove sta, la nullità intrinseca del loro piano. E c’è di più: sapendo che il centro nevralgico della difesa è il Pentagono, voi scegliereste di colpire PRIMA le Torri, ed il Pentagono solo un’ora e mezza dopo, o per prima cosa puntereste sul Pentagono, per approfittare almeno della confusione, ed aumentare di un pò le vostre speranze di arrivare in tempo fino alle Torri? Non è che i voli manchino, partendo al mattino da quella zona degli Stati Uniti.
QUELLO DEI DIROTTATORI NON ERA UN PIANO MALFATTO, NON ERA SEMPLICEMENTE UN PIANO.

Una fiammata sul muso dei boeing?

Mentre del secondo aereo che colpisce la Torre Sud esistono centinaia di immagini, fotografiche e televisive, del primo che colpisce la Torre Nord esiste un solo filmato, chiamato "Il video del pompiere". Questo video è stato girato da una troupe francese, che stava intervistando un pompiere nelle strade di Manhattan. L’operatore, che è di spalle alla torre, si accorge che qualcosa sta succedendo sopra di lui, sulla sinistra. Istintivamente volta la telecamera, e fa appena in tempo a cogliere gli ultimi secondi di volo dell’aereo, prima che si schianti nella Torre. Un attimo prima dell’impatto, sembrerebbe di vedere una specie di lampo chiaro, proprio davanti al muso dell’aereo.
La presenza di questo fenomeno, altrimenti inspiegabile (la velocità e la forza d’impatto portano le macerie verso l’interno, non l’esterno), indicherebbe una detonazione anticipata (determinata con precisione da un sensore di distanza), intesa a far esplodere l’aereo appena entrato nella Torre. Una garanzia, in un certo senso, di ottenere non solo lo spettacolare effetto voluto, ma un incendio sufficiente da giustificare in seguito il sorprendente crollo delle torri. Non avendo però altro materiale a disposizione, la questione era rimasta in sospeso, finché qualcuno ha notato che anche sul secondo aereo si verifica un fenomeno simile, anzi molto più evidente. Qui inoltre le immagini e le angolature abbondano, e c’è addirittura chi ha sincronizzato quattro filmati diversi, dei quali almeno due presentano con chiarezza assoluta il lampo sotto il muso, un istante prima di colpire la Torre.
A giudicare dal materiale a disposizione, non ci sono elementi sufficienti per sostenere che il primo aereo portasse con sé esplosivi di alcun tipo (o se li aveva, erano in quantità decisamente ridotta), mentre il secondo sembra davvero che ne fosse stracarico.
C’è infatti una notevole differenza fra le due esplosioni. Nel primo caso, questa avviene solo dopo quattro-cinque secondi dall’impatto, non mostra una potenza particolare, e la fiammata che genera è di colore prevalentemente giallognolo: esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un incendio provocato dal kerosene dei serbatoi di un aereo.
Mentre nel secondo caso l’esplosione avviene praticamente in contemporanea con l’impatto, tanto che le fiamme escono dall’edificio addirittura prima delle macerie espulse dalla massa dell’aereo, la potenza dell’esplosione è molto maggiore, e le fiamme tendono più verso il rosso, il che indica la maggiore temperatura che si svilupperebbe appunto con degli esplosivi veri e propri, e non con semplice kerosene.



Una potenza misteriosa

Infine, da dove viene la forza che lancia i detriti lateralmente, così lontano dalla Torre Sud (ed in seguito da quella Nord), creando lo spettacolare "fungo" di calcinacci che è stato registrato da mille immagini, con alcuni quintali dei medesimi che partono addirittura verso il cielo? Di solito, quando un edificio crolla per conto suo, cede prima nel punto più debole, e da lì si trascina con sé tutto il resto, ma non manda nel frattempo in orbita pareti, finestre, pavimenti e scrivanie.
Quello che vedete sotto, conficcato in un palazzo contiguo, è un segmento della struttura esterna a "T" delle Torri, in acciaio, che ad occhio e croce dovrebbe pesare almeno tre quintali. L’edificio colpito sta a più di 80 metri dalla Torre crollata.



Quale forza potrebbe mai averlo sradicato così nettamente dalla struttura portante, per poi scagliarlo a quella distanza dalla Torre stessa? In un crollo passivo, di solito, le strutture si accartocciano su se stesse, piegandosi e schiacciandosi secondo la dinamica in corso, ma non sparano certo in aria proiettili di quel peso e dimensioni, dopo averli staccato così nettamente dal resto della struttura.
È interessante notare come, dopo i primi giorni, nessuna rete TV abbia mai più mostrato le immagini dei due crolli a partire dall’inizio, ma sempre da un punto in cui il crollo era già iniziato da qualche secondi.

IN CONCLUSIONE

: Le Torri Gemelle sono crollate: a) in perfetta verticale, b) sbriciolandosi in pulviscolo finissimo, c) progressivamente, dall’alto verso basso, d) implodendo e scomparendo su sè stesse, e) dopo aver lanciato detriti di svariati quintali a centinaia di metri di distanza, addirittura verso il cielo. Vi sono inoltre molteplici immagini, filmati, e testimonianze, che indicano con chiarezza la presenza di detonazioni che avrebbero precededuto i crolli di qualche frazione di secondo.
Mentre tutte queste sono caratteristiche specifiche delle più comuni demolizioni controllate, manca una qualunque spiegazione valida sia per l’origine di un presunto crollo passivo, sia per la particolarissima dinamica dello stesso, come li vorrebbe invece la versione ufficiale.

Per motivi di spazio (non vorrei dilungarmi troppo) quella presentata qui è solo una sintesi delle contraddizioni presenti in questa pagina di storia. Un’esposizione più dettagliata la troverete sul sito di luogo comune.
Di seguito, una sintesi delle teorie alternative sul complotto.

Chi guidava gli aerei

Dopo aver stabilito come sia praticamente impossibile che i 4 aerei siano stati sequestrati e condotti a bersaglio da principianti come Attà, Hanjour, Al-Shehhi e Jarrad, dobbiamo ovviamente anche escludere che siano stati i piloti stessi, sotto una qualunque minaccia da parte dei sequestratori, a farlo. Il che, in realtà, lascia spazio ad una sola risposta possibile: Gli aerei non erano guidati da nessuno . O meglio, sono stati sequestrati elettronicamente, e poi teleguidati dall’esterno (o da terra, o da altri aerei in volo). Questa è anche la tesi avanzata dal gruppo compatto dei cospirazionisti nel mondo, e sebbene vi siano le mille variabili sul caso, la maggioranza concorda sull’uso della tecnologia congiunta "Global Hawk" e "Home-Run" alla base dell’operazione. GLOBAL HAWK, fiore all’occhiello dell’aviazione militare americana, è il nome del progetto che ha permesso il primo viaggio transoceanico - dagli USA all’Australia - completamente automatizzato (decollo ed atterraggio compresi) di un aereo senza nessuno a bordo. HOME-RUN è il soprannome della tecnologia su cui si basa il progetto, ed è preso dal base-ball, dove "home-run" è il giro completo delle basi, con ritorno a quella di partenza, compiuto dal battitore. Il sistema potrebbe teoricamente essere installato su tutti gli aerei civili (anche se il costo sarebbe proibitivo), visto che si adatterebbe alla perfezione all’evenienza, tutt’altro che improbabile, che ambedue i piloti si trovassero incapacitati a condurre l’aereo (svenimento dovuto a depressurizzazione, avvelenamento da cibo, gas soporifero, altro). A quel punto il sistema potrebbe impadronirsi da terra dei controlli, e sarebbe in grado di far atterrare l’aereo in piena sicurezza all’aeroporto più vicino. L’ipotesi Home-run non esclude che uno o più "dirottatori" siano effettivamente saliti su quegli aerei. Ma a quel punto sarebbero stati loro stessi vittime di un piano ben diverso da quello che credevano di mettere in atto. Questo spiegherebbe anche la precisione assoluta con cui sono state coordinate le inversioni di marcia dei vari aerei, impossibile invece da bordo degli aerei stessi.

Cosa ha colpito il Pentagono

A colpire il Pentagono sarebbe stato o un grosso missile con le ali, o molto più probabilmente un caccia, teleguidato, ed armato a sua volta di missili. Ridipinto, ovviamente, con colori e scritte della American Airlines. Di qualunque modello di velivolo si sia trattato, è chiaro che un aggeggio del genere avrebbe tutti i requisiti che mancano al Boeing 757 per rispondere alle esigenze rilevate finora: agilità, potenza e precisione soprattutto. Soltanto un missile/caccia infatti potrebbe essere entrato nel primo anello, dopo aver superato gli ostacoili esterni, senza scavare nessuna buca all’esterno dell’edificio. Soltanto un missile/caccia, guidato da strumenti ipersofisticati, potrebbe garantire la precisione necessaria a colpire solo ed esattamente il punto che si voleva colpire, senza rischiare danni maggiori. Soltanto un missile/caccia potrebbe sparare, al momento dell’impatto, un altro ordigno (o più di uno) che abbia la potenza di sfondamento e l’inerzia necessari - grazie alla propulsione propria - per trapassare quella selva di colonne di cemento armato, ed arrivare fino alla parete del terzo anello. Ricordiamo infine che contro i vari incendi, che sono perdurati fino a notte inoltrata, state usate tonnellate e tonnellate di acqua, mentre nel caso di incidenti aerei di tipo commerciale è assolutamemte necessario usare schiuma antincendio. (Il primo camion accorso ha usato schiuma, ma poi questa è stata sostituita dall’acqua per tutto il resto delle operazioni. Questo significa che si devono essere presto resi conto che non c’erano tracce di aerei nei paraggi. (L’acqua diluisce il gasolio, e prolunga all’infinito la durata dell’incendio. Molti lo avranno notato, nei casi in cui il combustibile fuoriuscito dalle navi cisterna prende fuoco sulla superficie del mare, e sembra andare avanti a bruciare per sempre). Con un missile/caccia teleguidato si risolverebbe infine la questione delle testimonianze oculari, che sono fortemente contrastanti fra loro. Ad un gruppo di personaggi - quasi tutti o giornalisti o militari - che sostiene di aver visto con chiarezza assoluta "un Boeing della American Airlines schiantarsi nel Pentagono", si contrappone una serie di testimonianze raccolte immediatamente dopo l’impatto, e presentate sulla stessa edizione straordinaria del Washington Post alle 5 del pomeriggio dello stesso giorno, di natura decisamente contraria: "Sembrava un aereo privato, di quelli con al massimo 8-12 persone, ma molto più veloce."
"Abbiamo sentito qualcosa che faceva un fischio come di un missile, poi c’è stata una forte esplosione."
"Un aereo dell’American Airlines, ho pensato, ma cosa ci fa così basso? Poi l’ho visto bene, voglio dire, sembrava più un missile con delle ali."
"Dal suo comportamento, dalla velocità, dalla manovrabilità, dal modo in cui ha fatto l’ultima virata, tutti noi nella sala radar abbiamo pensato che doveva essere per forza un caccia militare."
La differenza fra le due versioni è troppo netta perchè uno dei due gruppi non stia chiaramente mentendo. Ma qui il ragionamento è abbastanza semplice: se si è trattato di un caccia, allora non solo è possibile, ma diventa addirittura raccomandabile, preparare in anticipo alcune false testimonianze, che vadano immediatamente a sostenere che sia stato un 757. Nel caso invece fosse stato davvero un 757, non si capisce perchè, nè come, un determinato numero di persone, che non si sono mai viste prima nella vita, dovrebbe mettersi improvvisamente a mentire nello stesso identico modo riguardo a quello che ha visto.


- (continua e finisce nel prossimo post)


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giovedì 13 luglio 2006 - ore 10:12


ULTIMI ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


STIGMATHE - Suoni puri dalla libertà - Lo sguardo dei morti

Canzoni ritrovate, dopo tanto tempo. Ascoltate in gioventù nelle audiocassette che ci si scambiava tra amici, magari senza nemmeno scrivere titolo e nome del gruppo. "Italia brucia" mi piaceva tantissimo, non sapevo nemmeno di chi fosse.
SUONI PURI è uno dei 7" in vinile più ricercati dagli amanti del punk/hardcore italiano, e me lo sono aggiudicato all’asta dopo una battaglia al rialzo e al massacro. Non vi dico quanto l’ho pagato.
Credo che i due EP siano tutta la discografia di questa famosa e apprezzata band modenese dei primi anno ’80.
Dovrebbero arrivare in questi giorni, non vedo l’ora di riascoltarli dopo tutti questi anni.








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sabato 8 luglio 2006 - ore 13:48


... E FORSE È QUESTO IL DONO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(Avevo promesso dei post che vi facessero cadere le palle. QUESTO vi frantumerà i coglioni)



Ogni tanto ho bisogno di riconciliarmi con questa città che mi ospita e mi ha adottato.
Una città torturata quotidianamente da smog e traffico.
Una città dove regna la maleducazione, l’ignoranza e l’inciviltà di tante persone, che, complice lo stress, ti aggrediscono verbalmente, ti tagliano la strada, non rispettano la fila, parcheggiano in doppia fila o in divieto, sorpassano a destra, e quando hanno torto vogliono avere ragione.
Una città dove il caldo, amplificato da asfalto e cemento, fa ribollire gli animi di chi non può evadere.
Una città in cui mi ci vuole un’ora per raggiungere il posto in cui lavoro, a 8 km da casa mia, in un quartiere popolare e multietnico, dove si pensa solo a tirare a campare, e domani è un altro giorno.
Ma Roma è come un orso millenario che sonnecchia, e che permette alle sue pulci di muoversi sopra il suo tessuto, ma che ogni tanto dà mostra di sé, strizzando l’occhio al viandante.
Per questo ogni tanto è indispensabile fermarsi ad ammirare ciò che sopravvive agli scempi dell’uomo moderno. Nei giorni scorsi ho assistito ad una serie di concerti alla Basilica di Massenzio, ai Fori Imperiali. Bellissima la Basilica, anzi ciò che ne rimane, bellissimo lo scenario, e bellissimi i Fori, che non mi stancherò mai di ammirare.
In questi momenti può capitare di soffermarsi a pensare: “Quante storie hanno vissuto questi marmi? Quante guerre? Quanti cortei? Quante generazioni di cani hanno pisciato su queste colonne? Quanto…?” . Se ci si concentra troppo è come essere invasi dall’ondata di un fiume in piena e tentare di raccoglierne l’acqua con un bicchiere. Perché è tanto, davvero tanto. È davvero una città troppo grande e troppo vecchia, ma che può dare e soprattutto insegnare molto. Una città le cui stesse origini si perdono nel mito, quando Saturno fu scacciato da Giove e si nascose nel Lazio, insegnando agli aborigeni l’agricoltura, nella perduta età dell’oro, fondando un centro abitato sul Campidoglio ed ivi regnando insieme a Giano, che era invece insediato sul Gianicolo.
Saturno, Giano, Pico, Fauno, Latino, la stirpe dei re divini.
E poi dall’unione di Enea e Lavinia la stirpe dei sovrani semidivini, nonché un’unione ideale con il medioriente (i profughi della città di Troia).
E infine Romolo, ultimo umano dalle origini divine, ri-fondatore di Roma e primo della terza stirpe di re che sarebbero stati soltanto umani.
In quest’epoca di individualismo, di intolleranze, di vuoti discorsi sulle identità locali che servono solo a chiudersi e a disprezzare il vicino perché diverso, Roma ci dà mille informazioni sulla nostra vera identità, sulle nostre origini, su quanto abbiamo in comune con popoli distanti migliaia di miglia e che oggi consideriamo lontani, ma che sono accomunati dalle stesse origini.
La stessa origine del suo nome si perde nel mito, e non v’è certezza di quale sia quella vera.
Potrebbe essere "rumon", l’antico nome del Tevere, dalla radice indoeuropea *REU-MEN, che significa “corrente”. Ma potrebbe derivare anche da "ruma", mammella, in quanto Romolo e Remo furono allattati da una lupa. Essi furono allattati sotto un albero di fico, il "ficus ruminalis" appunto, e la stessa linfa della pianta è lattiginosa.
Si narra che proprio sotto un albero di fico Siddharta ricevette l’illuminazione, diventando appunto l’illuminato, il Buddha. La simbologia e la sacralità attribuita a questa pianta non è l’unica cosa in comune che possiamo trovare con le civiltà asiatiche. La nostra stessa lingua appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee, e le antiche popolazioni che sono migrate in Europa, tra cui soprattutto i Celti, provenivano dall’Asia Minore.
La conoscenza di ciò che abbiamo in comune con i nostri avi, di ciò che soprattutto ci accomuna con popoli di aree geografiche che sono lontane ma anche che sentiamo lontane, può aiutarci a renderci non solo più consapevoli della nostra identità, ma anche più coscienti del fatto che, nonostante le diversità, abbiamo un passato comune, e anche popoli che non si sono mai incontrati possono aver messo in pratica rituali o tradizioni simili, come se ci fosse una sorta di istinto primordiale che lega la specie umana e che la spinge a porre in essere determinati comportamenti.



Mille particolari di questa città che abitualmente passano inosservati ci testimoniano gli antichi legami della nostra cultura e delle nostre genti con l’oriente. Ad esempio i numerosi mitrei, luoghi scavati nella roccia adibiti al culto di Mithra. Molto famoso è quello sotto la basilica di San Clemente, sempre vicino all’area dei Fori.
Mithra è un dio Indo-Iraniano, venerato almeno dal 1400 AC. Nell’ induismo è glorificato con il binomio Mithra-Varuna.
Mithra occupò una posizione intermedia nel pantheon zoroastriano come il più grande degli yazatas, gli esseri creati da Ahura Mazda per aiutarlo nella distruzione del male e l’amministrazione del mondo. Egli divenne il rappresentante divino di Ahura-Mazda sulla terra ed era incaricato di proteggere i giusti dalle forze demoniache di Ahriman.
La divinità Ahura Mazda era anche detta "Spanta-Manyu", mentre il suo opposto era "Angra-Manyu", detto anche Ahriman o Ahruman.
Il termine Manyu deriva dalla radice indoeuropea *MEN-, ed ha a che fare con la conoscenza, con la mente, e ha la stessa radice di mania. Angra-Manyu è in pratica la negazione della conoscenza, il suo soffocamento. La radice indoeuropea *ANG- indica soffocamento, o “mettere a tacere”. Dalla stessa radice deriva l’inglese "to hang" (impiccare), l’antico svedese "angra" (tormentare), i vocaboli "angustia" e "angoscia". Dalla lingua che parliamo emerge la memoria della comunanza di origini. Ma non è solo questo, non è solo etimologia. Ci sono segni nel nostro passato che ci raccontano come i nostri antichi, benché distanti tra loro, avessero in comune alcuni modi di pensare, e un certo simbolismo. Abbiamo visto l’esempio del fico, pianta dal profondo significato simbolico per più di una civiltà. Un altro esempio è proprio il dio Mithra. Egli nacque in una grotta la notte tra il 24 e il 25 dicembre, proprio come Gesù. Per il fenomeno noto in astronomia come precessione degli equinozi (e dei solstizi quindi), duemila anni fa il solstizio di inverno cadeva il 24. La carica simbolica è estrema. È nella notte più lunga dell’anno, dove domina l’oscurità, che nasce il germoglio del bene, ciò che porterà la luce. Non significa che la religione cristiana abbia “copiato” dal culto di Mithra. Significa solo che anticamente il simbolismo legato alle stagioni (con il solstizio di inverno legato a riti di rinnovamento e rinascita) era comune a culture diverse.



L’uomo antico, a differenza di quello moderno (la cui esistenza si svolge ormai tutta all’interno di un orizzonte materialistico e deterministico), si sentiva parte costitutiva dell’universo, visto come un tutt’uno (universo per l’appunto...). La stessa divinità non era un ente separato dal cosmo ma allo stesso tempo creatrice e parte essenziale dell’universo.
Perciò, ogni momento di passaggio determinato dai moti celesti e dal volgere delle stagioni veniva a configurarsi come un momento sacro, caratterizzato da energie particolari, vibrazioni specifiche che risuonavano secondo regole precise nel mondo minerale, vegetale ed animale, nonché ovviamente in quel microcosmo che è il complesso umano di corpo-anima-spirito.
Questo legame indissolubile tra terra e cielo, comune agli antichi, veniva “fissato” dai romani nel momento in cui si procedeva alla fondazione della città. Le due strade principali dei fori imperiali, che sono il nucleo primario della città eterna, sono due vie che si incrociano, una nord/sud e un’altra est/ovest, che fissano tra loro simbolicamente la stabilità e l’immutabilità dell’universo, del cielo, con il ciclo di rotazione della terra, l’alternanza del giorno e della notte e delle stagioni, il cardo e il decumano. Un altro simbolismo ricorrente dunque. Dopo il cardo e il decumato veniva tracciato il perimetro sacro, il "pomerium", una specie di quadrato. Tracciare i confini in latino si dice "regere fines". Da cui il termine latino "regio" (regione), come area delimitata da confini. Questo termine deriva dalla radice indoeuropea *REG-, che significa tirare una riga. E da questo termine discende anche la parola latina "rex", il re, che era colui che tracciava la linea da seguire, idealmente ed anche praticamente. Il re, dotato dell’investitura divina, può compiere l’atto sacro della fondazione, tracciare il cardo e il decumano e definire il pomerium, come fece Romolo. Il potere regale, di investitura divina e non ereditario era chiamato "imperium", da in- + paro, che significa predisporre qualcosa affinché si compia. Anche in questo caso troviamo comunanza di lingue, simboli ed ideali. Infatti, il termine discende dalla radice indoeuropea *PER-.
Tracce di questo significato le troviamo nelle lingue di popoli diversi, dal russo antico "Perun", dio del fulmine, al greco "Perkunas", sempre dio della folgore, e la folgore è manifestazione della volontà divina, unica potenza creatrice; in anglosassone muta in PR-, ed è contenuto in "spring" (primavera), dove la terra si prepara alla nascita di nuova vita; in antico anglosassone "frythian" significa destare alla vita.
Per chi non fosse ancora convinto, anche l’organizzazione sociale tripartita sacerdote/guerriero/contadino era comune tra le civiltà europee e dell’Asia minore, tra i romani come tra i celti.
Ciò che la città eterna ci offre tutti i giorni è una vista sulle nostre origini, un passato stratificato ed evolutosi nel corso dei secoli, e tanti indizi sulla nostra vera identità, che non è lo stupido orgoglio campanilista di quattro idioti con la camicia verde che dicono “noi lombardi voi terroni”. È invece un passato comune di tutte le popolazioni europee e in parte anche di quelle asiatiche. Comuni origini di lingua, di simboli, di stili di vita e soprattutto di atteggiamento nei confronti della nostra terra e di Madre Natura. Se, oltre a correre, imprecare, intossicarci con lo smog dei gas di scarico, buttare cartacce per strada, e soprattutto mal tollerare chi vive accanto a noi, ci soffermassimo a riflettere su tutto questo, oltre ad amare di più questa città, saremmo anche più consapevoli di ciò che in passato siamo stati, più consci delle nostre origini, più uniti grazie ad un passato comune. Non ci lasceremmo dominare dal paradigma fondamentale della globalizzazione, che è omogeneizzazione di culture, annullamento del passato e delle tradizioni e riduzione degli individui a masse di consumatori di hamburger e quattro salti in padella. Un’identità debole mal tollera l’incontro con un’altra identità forte e fiera del proprio passato e delle proprie tradizioni, e si chiude nell’odio e nell’intolleranza.
Quante cose può insegnarci una città.


Teatro a cielo aperto
musa delle mi’ sere
de clacson in concerto
e de serande nere

Io scopro che quei buci
ner vecchio Anfiteatro
so’ le crepe che er tempo
ner tempo ha provocato

Basiliche de gente,
cattedrali de erori,
fontane de illusioni,
colonne de martìri,
catacombe de frodi
e der monno de sotto
su cui s’aggira ’n pubblico
nun sempre in doppio petto

Riempo co’ la vista
de quello che te eri
er vôto lacerante
de li giorni più neri

Roma, città museo
d’ogni bellezza musa,
er mito de Persèo
contro la su’ Medusa
rivivo tra li tentacoli
tui, fiera Gorgòne

A vorte nun te guardo
nell’occhi e te posseggo
a vorte per amore
allo sguardo tuo nu’ reggo
e me trasformi in pietra
fra li marmi tui, là...
e forse è questo er dono


[Maria Grazia Rinaldi - ROMA]



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martedì 4 luglio 2006 - ore 14:49


Come si diventa terrorista? Le parole di Smaïn BEDROUNI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Sono a tutti gli effetti un cittadino francese, sono nato in Francia ma ho origini algerine.
Per mezzo del portale che da tempo gestisco, sono stato il primo al mondo a denunciare l’implicazione dei servizi segreti Americani e Israeliani nell’attentato alle Torri Gemelle, il primo in assoluto a sostenere una tesi che andava totalmente contro alla realtà che volevano far credere. E così il 15 settembre 2001 i servizi e la polizia si presentarono a casa mia, accusandomi di essere un terrorista. I giornalisti dissero che ero il braccio destro di Bin Laden, che avevo messo a punto gli attentati alle Torri tramite il mio computer nel magazzino in Sardent nella Creuse. Hanno distrutto la mia impresa, la mia reputazione, hanno minacciato la mia famiglia e i miei vicini, ci hanno assillato senza pietà e mi hanno umiliato.
Ebbero la sfacciataggine di dire che ero in fuga, mentre io mi trovavo semplicemente a casa mia. Ciò che volevano in realtà era che io fuggissi davvero, in modo che i loro servizi mi uccidessero senza pietà. Una volta morto, avrebbero accontato ciò che volevano sul mio conto, senza che io avessi potuto difendermi. Hanno creato un caso di terrorismo internazionale, e io non avrei mai potuto respingere le loro accuse non avendo abbastanza soldi per poter portare avanti i processi, soprattutto poi con la stampa e l’intera opinione pubblica contro.
Mi hanno imprigionato per due giorni in una cella di isolamento, ho dormito in un letto con lenzuola e materasso umidi, faceva un freddo cane e non avevo coperte. Pur sapendo che ero musulmano mi davano da mangiare sempre del maiale.
Mi hanno sfinito, ho avuto un forte shoc e non capivo più nulla, mi sentivo molto confuso e impotente, mi hanno terrorizzato dicendo che ero io la mente di un’intera organizzazione. Proprio prima di chiudere questo dossier mi hanno accusato di evasione dell’IVA in Spagna, perché io lavoravo con delle imprese spagnole. Erano disperati, avrebbero inventato e cercato qualsiasi cosa pur di massacrarmi. Mi hanno accusato di false fatture ed è su questo che sono stato appena giudicato; ma in effetti tutti i casi erano tra di loro collegati poiché mi parlavano dicendomi che ero perseguito per terrorismo, quindi cercavano tra i miei libri contabili e i miei conti correnti i finanziamenti ad Al Qaida.
Erano diventati pazzi, non sapendo più cos’altro inventare per distruggermi. Sono trascorsi più di cinque anni di inchieste con le commissioni rogatorie internazionali, per arrivare a costruire un dossier completamente vuoto. Nonostante le autorità spagnole continuassero ad affermare che non vi era alcuna traccia delle truffe di cui mi accusavano, in Francia mi perseguivano lo stesso per la complicità di una truffa che non è mai esistita.
Il 22 Giugno 2006 sono stato liberato, e la dichiarazione della mia innocenza non è mai stata diffusa allo stesso modo della mia cattura. Ma in ogni caso, quando i giornali scrivono il tuo nome e ti descrivono come il nemico più pericoloso che abbia l’umanità, alla fine questo ti ammazzano, l’ignoranza della gente ti avvilisce e ti addita. Non hai più alcuna speranza di essere riabilitato, di ricostruire ciò che avevi. Oggi io ho perso tutto, la mia impresa è fallita e sto cercando lavoro, ma a causa di tutto questo nessuno vuole più assumermi.
Ancora oggi continuo a ricevere insulti e minacce di morte, tutte le denunce che ho depositato per difendermi e per ottenere un equo risarcimento sono state archiviate. Il più grande crimine, per il quale ho pagato un altissimo prezzo, è stato quello di denunciare apertamente che il governo Americano e Israeliano erano i soli e diretti responsabili di quegli attentati.
Io so e posso capire quanto difficile e rischioso è il lavoro che la Etleboro coraggiosamente sta portando avanti, so che non vedono l’ora di colpirla in modo da metterla a tacere. Il fatto che la Etleboro si sia organizzata e che la sua voce di espande non solo sul web ma anche tra le persone, questo li fa letteralmente impazzire. Sanno che avete coraggio e che le loro minacce non vi fanno paura.
Grazie di esistere, grazie per avermi dato questa possibilità, grazie per aver difeso la verità. Allah è grande.
Allahou Akbar !!!"


Smaïn BEDROUNI

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lunedì 26 giugno 2006 - ore 14:03


ADDIO..."BRUNO"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


BERLINO - ’Bruno’ è stato abbattuto. L’orso è stato ucciso questa notte in Baviera, non lontano dal lago Spitzing, nella contea di Miesbach (Germania meridionale). Un portavoce del ministero dell’ambiente regionale di Monaco di Baviera ha detto che un gruppo di cacciatori ha sparato e ucciso l’animale selvatico ritenuto un pericolo per gli uomini verso le ore 4.50 di questa mattina.



FORSE GRAZIE A VOI, CHE CHIUDETE GLI OCCHI
RESTEREMO I SOLI SU QUESTA SPORCA TERRA





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sabato 17 giugno 2006 - ore 10:57


VERSACE ... N’ARTRO GOCCIO (di plasma)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Meglio tardi che mai! Ieri mi sono deciso, dopo tanto tempo che avrei voluto farlo, a donare il sangue.
Credo sia una cosa giusta da fare, peraltro non costa niente e consiglio, a chi ha i requisiti, quanto meno di farci un pensierino. Basta avere un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e non avere problemi di salute, più altre condizioni che si trovano facilmente su qualunque sito internet, ad esempio quello dell’AVIS (non confondetevi con il noleggio furgoni).
Tra l’altro, penso che faccia anche bene, perché in questo modo c’è una specie di ricambio, di rinnovo del proprio sangue. E poi ti fanno le analisi gratis, quindi sei sempre sotto controllo. E, cosa importante, chi dona ha diritto a un giorno di riposo dal lavoro, che non è a carico né del lavoratore né del datore di lavoro, bensì viene rimborsato da un fondo nazionale tramite l’INPS, quindi potete tranquillamente farvi avanti in azienda e chiedere, tanto quel giorno di riposo il datore di lavoro lo risparmia.
A questo punto Rozzo direbbe “un altro pezzo di me”. Io invece dirò “fatevi due risate”.
Da piccolo ho avuto sempre uno strano rapporto con gli ospedali, le analisi e i prelievi. In pratica, svenivo. Per fortuna sono stato abbastanza fortunato. Sono nato in casa, non mi sono mai rotto niente né tagliato tanto profondamente da mettere i punti, né mai operato di appendicite o tonsille. Insomma, fino a gennaio di quest’anno il mio rapporto con gli ospedali era limitato ad un paio di volte al pronto soccorso per piccoli traumi o ustioni, niente di più. Il record è stato interrotto appunto lo scorso gennaio quando mi hanno operato di ernia in day hospital.
In verità. da un po’ di anni la “sindrome del prelievo” era già superata senza problemi, solo da piccolo mi sentivo male. Però rimane la componente emotiva se si tratta di cose più importanti. A gennaio, prima di entrare in sala operatoria, l’anestesista non trovava la vena del braccio perché il tatuaggio la nasconde, quindi ha iniziato a bucherellarmi più volte il polso, e dopo un po’ ecco ripresentarsi il solito calo di pressione conseguente a questi episodi. Saranno inconsci attacchi di fifa? Boh, razionalmente sono tranquillo e non me lo spiego.
Fatto sta che ieri sono andato al Policlinico a compiere questo dovere civico, ben conscio che avrei collassato, ma tanto sarei stato sdraiato e quindi non mi importava niente. Anzi, ero curioso di sapere quanto avrei resistito prima di collassare.
Insomma, mi sdraio su un lettino in una stanza con altre 10 persone, arriva un’infermiera obesa ma caruccia che mi infila in vena un ago che pareva una punta da 3 per il trapano. Comincio a pompare e già che ci sono la mia enorme curiosità mi induce a non girare la testa dall’altra parte, bensì a guardare per bene il tubicino che si è tinto di rosso scuro e il sacchetto trasparente che comincia a tingersi anch’esso di rosso scuro e a gonfiarsi come un palloncino, posizionato sopra una bilancia con un piatto mobile che pareva cullarlo. Il display elettronico segnava intanto il peso. 100..120 …130 … niente, ancora stavo una favola, tranquillo e rilassato. 200..210..220.. ancora niente.
Chissà come mai pensavo che il quantitativo si aggirasse sui 250 ml, quindi ero convinto di essere al termine ormai. Per curiosità chiedo al mio vicino “scusa, sai più o meno quanto ne prelevano?”
E lui mi risponde “dipende dal peso, comunque circa 450 ml.”
Mei cojoni! Quasi mezzo litro! Mi sono immediatamente pentito di aver dichiarato di pesare 80 chili, avrei potuto barare e dire 70, magari risparmiavo qualche goccia.
Continuo a guardare, quando all’altezza dei 300 ritrovo quella strana sensazione che conosco bene: la vista inizia ad annebbiarsi, uno strano torpore ti sale fino alla testa, la luce del neon che sembra più bianca, un formicolio generico e un forte senso di spossatezza. Ho rispolverato per l’occasione il motto Leopardiano “…e il naufragar m’è dolce in questo mare..” perché mi sentivo come se sprofondassi.
Nel frattempo, il sacchetto si era riempito, io ero ancora cosciente anche se probabilmente pallido come una strassa, e se mi avessero misurato la pressione avrei fatto concorrenza a una camera d’aria sgonfia.
Dopo un paio di minuti era passato tutto, ho fatto due colazioni e un pranzo abbondante, e ieri sera un bisteccone al sangue alto due dita.
La prossima volta vorrei riuscire a leggere sul display un numero più alto di 300 prima di collassare. E chissà, forse fra vent’anni riuscirò anche a vincere sull’inconscio.



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mercoledì 14 giugno 2006 - ore 14:29


ULTIMI ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")



NABAT - Live alla Morara



E con questo LP del 1992 posso ritenermi soddisfatto della discografia dei Nabat in mio possesso.
Il live del 1992 ha visto i Nabat riformarsi per l’occasione, è stata l’ultima volta che hanno suonato insieme. Avrei dovuto esserci.
Mi consolo riascoltandoli


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sabato 10 giugno 2006 - ore 10:43


MAKALU
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ammirazione, e anche un pizzico di invidia, ecco cosa provo quando leggo queste notizie.
La spedizione capitanata dai due alpinisti italiani Mario Vielmo e Tom Perry ha raggiunto la vetta del Makalu, uno degli ottomila più difficili della catena dell’Himalaya, nonché con i suoi 8463 metri, la quinta vetta più alta del mondo.



L’ha raggiunta portando con sé la fiamma olimpica, al tramonto, in un momento difficile perché la discesa è avvenuta in notturna.
Non riesco neppure a immaginare cosa si provi stando lassù. Tutte le foto e i video del mondo non renderebbero l’idea. Il pizzico di invidia è quindi inevitabile, perché so che non ci andrò mai.
Tom Perry, l’alpinista “scalzo”, ha dichiarato che vuole dimostrare che l’uomo, se vuole, può arrivare a fare cose impensabili, anche se quando scala non lo fa con spirito di conquista, ma con il rispetto di chi sa che sta comunque affrontando qualcosa di immensamente più grande di lui, che con il suo semplice respiro potrebbe annientarci.
Non condivido molto l’atteggiamento di sfida, di chi vuole continuamente superare i propri limiti per imporsi sulla natura, per dimostrare che cosa poi? Mi viene in mente la leggenda orientale della scimmietta Goku, dai grandi poteri, capace di cavalcare una nuvola d’oro e possessore di un bastone magico che poteva allungare e accorciare a suo piacimento. Un giorno un bagliore illuminò il cielo ad oriente ed apparve Buddha che lo sfidò a salire sulla sua mano. Goku accettò la sfida e chiamò la sua nuvola d’oro e schizzò veloce fino ai confini del mondo. Durante il viaggio Goku trovò cinque colonne su cui scrisse il suo nome per sigillare la sua mastodontica impresa, ma una volta tornato da Buddha, Goku scoprì che le colonne non erano altro che le sue dita. Per quanto gli sembrasse di aver corso, era sempre stato nella mano del Buddha.
Così siamo noi di fronte a Madre Natura.
E allora, queste imprese che cosa ci offrono? Ci offrono uno sguardo su quanto c’è di bello nel nostro pianeta, per poterlo amare ed apprezzare, invece di avvelenarlo ed assassinarlo lentamente come stiamo facendo.
In più, il resoconto di questa impresa in particolare ci mette di fronte ad una delle peggiori tragedie del nostro secolo, il genocidio del popolo tibetano a seguito dell’occupazione del Tibet da parte della Cina. Più di un milione di tibetani morirono, e migliaia di bambini oggi bisognosi e orfani popolano interi villaggi alle pendici di queste montagne, in questo piccolo pezzetto di mondo, che sembra esistano solo per essere scalate.



Deportazioni, omicidi, esili, distruzione di un patrimonio religioso e artistico. Riporto fedelmente le parole di un post dal blog di Beppe Grillo:

“La Cina ospiterà nel 2008 i prossimi Giochi Olimpici, un evento nato per celebrare la pace e la fratellanza tra i popoli e divenuto oggi merchandising, multinazionali, Coca Cola. La Cina non ha alcun rispetto per i diritti umani, perché celebrarvi i Giochi? Il CIO a chi risponde? La Cina ha intenzione di far partire la fiaccola olimpica proprio dal Tibet, dalla cima dell’Everest. È come se la Germania la facesse partire da Auschwitz.”

Da quelle montagne di popoli umiliati e decimati, ma non annientati del tutto, continua a ripetersi incessante la voce della protesta non violenta. Sta a noi prestarle attenzione, e imparare.


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martedì 6 giugno 2006 - ore 09:51


L’ANNO DEL BESTIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chiacchiere e discussioni triviali. Passatempo, perché no?, per un ipotetico dopocena in compagnia davanti a un bicchiere di grappa, un sigaro e una canna. Chissà perché mi vengono in mente Grezzo e Rozzo come compagni ideali… bah…

Libero flusso di pensieri. Stream of consciousness, per dirla all’inglese, citando un famoso genere letterario. Pensare a qualcosa e lasciare che la mente viaggi tra ricordi, associazioni di idee e nozioni. Il tutto senza capo né coda, giusto per passare il tempo e parlare di qualcosa.
Oggi è il 6 giugno 2006, ovvero 06/06/06. Un romano pragmatico penserebbe nell’immediato al numero del call center di Roma. Viene anche in mente il film che esce oggi al cinema. Non ho letto alcuna recensione ma credo sia un remake de Il Presagio di Richard Donner, il primo della trilogia di Damien, il cui titolo inglese era Omen (qualsiasi riferimento a personaggi di Zelig è puramente casuale).
Ad un gattofilo/gattaro com me viene in mente che ci sono un sacco di esaltati dalla testa vuota in giro che potrebbero far del male ai gatti, in particolare a quelli neri, o ad altri animali, dato che il 6 giugno 2006 ricorda il numero 666 di apocalittica memoria.
Seicentosessantasei …. Il gattofilo/gattaro cede il posto al fumettofilo/fumettaro. Con la mente vado ad un episodio di Martin Mystère, che conservo sui miei scaffali insieme a centinaia di altri albi di eroi di carta e china.
Ricordo di aver letto una teoria stravagante:
Il sistema metrico decimale prevede che ogni numero assuma una valenza diversa in base alla sua posizione rispetto agli altri. Il primo da destra rappresenta le unità, il secondo le decine, il terzo le centinaia e così via. Perciò, 222 si scompone in 2 unità + 2 decine + 2 centinaia, e si legge duecentoventidue. Allo stesso modo, 666 lo leggiamo seicentosessantasei.
Ora, questo sistema fu introdotto dagli arabi, se non ricordo male, intorno al VII-VIII sec. d.c., ben più tardi della stesura dell’Apocalisse ad opera di Giovanni, che si fa risalire a un paio di decenni dopo la morte di cristo. Perciò è impossibile che tre 6 di seguito si leggano seicentosessantasei, ma è più facile che vengano letti sei-sei-sei.
Embè? Tutto qui?
In greco antico (la lingua dell’Apocalisse di Giovanni), il 6 viene rappresentato con una lettera chiamata “digamma”, che ha questa forma



Quindi tre digamma di seguito sarebbero “il numero della bestia”.
Dal punto di vista fonetico, il digamma ha un suono simile a quello della nostra V, anzi, somiglia più ad una W.
Un profeta, se si crede che possa esistere una figura del genere, è essenzialmente due cose: un visionario; un uomo del suo tempo. Un visionario, perché vede ciò che sarà; un uomo del suo tempo, perché interpreta ciò che vede in base a ciò che egli sa, in base cioè alle conoscenze dell’epoca in cui vive.
Immaginiamo ora un uomo che, magari nei suoi sogni, o in una sorta di stato di trance, butta un occhio su un futuro molto lontano. Egli vede l’umanità che si affanna frenetica a fare cose di cui non comprende bene il significato, ma comprende tuttavia che sono cose che allontanano l’uomo dalla fede nel suo dio, quindi sono opera del maligno. E nelle sue visioni vede un simbolo ricorrente, una specie di marchio, il cui suono ricorda in qualche modo il suono che alla sua epoca si scrive con la lettera del suo alfabeto chiamata digamma.
E poi, visioni confuse … tante persone la cui MANO DESTRA non si separa mai da un oggetto. Tante persone indaffarate a comunicare, ma anche a COMPRARE e VENDERE, che utilizzano questo oggetto (…un mouse?...)
Nei suoi deliri da visionario egli vede inoltre un altro oggetto, emanante luce propria, e tanti uomini che non se ne distaccano mai. E questo oggetto con la sua luce illumina il volto e la FRONTE di questi uomini, che gli stanno incollati davanti e che con la mano destra continuano a muovere il primo oggetto, e comunicano, e comprano, e vendono (…un monitor?...).
Egli interpreta tutto questo come opera del maligno, creatura infernale, Bestia.

“Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. […]
Chi ha orecchi, ascolti: ’Colui che deve andare in prigionia’, andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada di spada sia ucciso. In questo sta la costanza e la fede dei santi. Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. […]
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla MANO DESTRA e sulla FRONTE; e che nessuno potesse COMPRARE o VENDERE senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei




Seicentosessantasei?

No… sei-sei-sei



W W W

Ci ricorda qualcosa? È questo il “marchio” della Bestia?
In fondo, di tutto ciò che è scritto può essere data un’interpretazione metaforica, oltre che letterale. In senso metaforico, la figura del maligno, dell’angelo ribelle, potrebbe essere interpretata come l’uomo che si ribella al suo creatore, prendendo coscienza di sé, ritenendo di non aver più bisogno di lui, quindi rinnegandolo. Dal rinnegare al negare il passo è breve. Sempre in senso metaforico, un’epoca in cui domina la “Bestia” potrebbe coincidere con un’epoca in cui è arrivato qualcosa che ha spinto l’uomo ad adorare altri valori, a chiudersi in sé stesso, a non passare il tempo in compagnia di altri uomini, a perdere la propria identità, ad essere schiavo del benessere e delle mode, a perdere valori importanti come l’amicizia, l’amore per il prossimo, l’amore per la propria terra e, da ultimo, l’amore e la fede nel suo dio. Un’epoca in cui gli individui non fanno altro che comprare o vendere, ridotti a masse omogenee di consumatori, eccetera eccetera…
Son saltato di palo in frasca, da fantasie fumettistiche a considerazioni di natura socio-economica. La mente vola… e facciamola volare allora. Perché non buttarsi nella Fanta-Thriller-Politica?
E se da qualche parte nel mondo ci fossero degli esaltati, estremamente credenti, che prestassero fede a questa teoria? E se questi esaltati fossero organizzati e avessero anche grandi risorse? E se essi fossero convinti di avere ricevuto un compito da dio, quello di sconfiggere il maligno e portare nel mondo una nuova epoca di pace e prosperità? Se ci fosse un’organizzazione di folli dalle grandi risorse economiche e dotate di forti influenze politiche che lavorano nell’ombra pensando di essere i “quattro cavalieri dell’apocalisse”, il cui compito è scatenare la distruzione per far sì che dopo rinasca una nuova era di pace e prosperità?.
Ma perché non il contrario? Un’organizzazione di folli dalle enormi risorse, votata non a dio ma all’anticristo, che lavora nell’ombra per diffonderne il dominio.
Si potrebbe continuare a lungo, ad esempio si potrebbe ancora disquisire su questa “Bestia che viene dal mare” (o forse, da un luogo all’epoca sconosciuto che si trova “al di là del mare?”. E quale potrebbe essere il mare? Se fosse l’Oceano Atlantico, cosa ci sarebbe per un uomo di 2000 anni fa al di là del mare, ad ovest? L’ignoto …)
Questa Bestia è stata ferita in modo grave ed è guarita, che ha il potere di decidere, in tutto il mondo, chi deve andare in prigionia e chi deve essere ucciso di spada (eppure mi ricorda qualcosa). La seconda Bestia, quella del marchio, costringerebbe gli uomini ad adorare la prima Bestia, quella venuta dal mare (o da oltreoceano?).
Si potrebbe, dicevo, continuare a lungo, ma nell’ipotetico dopocena passato ad indugiare in chacchiere da salotto, a questo punto mi sarei scolato l’ultimo goccio di grappa, Grezzo avrebbe finito il suo sigaro, e Rozzo il suo ultimo cannone.
È il momento di tornare alla realtà.
Anche se, a volte, la realtà può superare anche la più fervida immaginazione…




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tiredbrain, 46 anni
spritzino di da qualche parte in brianza
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