ONU - XX Assemblea Generale (1965): "La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza. Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
ONU - Risoluzione 1514 "L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali. Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".
Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977): "La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".
Tribunale penale internazionale "In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”: (1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità; [...] (4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".
HO VISTO
Occhi innocenti che chiedono PERCHÉ
STO ASCOLTANDO
TANTE BANDS SUI MIEI DISCHI DI VINILE
- A.O.D. - ACCUSED - ADOLESCENTS - ADVERTS - AGGNEW, RIKK - AGNOSTIC FRONT - ALL - ALLEY CATS - ANGELIC UPSTARTS - ANGRY SAMOANS - ANTI-NOWHERE LEAGUE - ANVIL BITCH - APES OF WRATH - ARTICLES OF FAITH - AVENGERS - BAD BRAINS - BAD RELIGION - BARRACUDAS - BASTA - The BIPS - BLACK FLAG - BLACK SABBATH - BLAGGERS I.T.A. - BLITZ - BOHSE ONKELZ - BROKEN BONES - The BUSINESS - CARA DE NADA - CARCASS - CARNIVORE - CCCP - CERVELLI STANKI - CHAOS UK - CHELSEA - CHEMICAL PEOPLE - CHEMICAL POSSE - CHESTERFIELD KINGS - CHRISTIAN DEATH - CIRCLE JERKS - CLAPTRAP - CLASH - COCKNEY REJECTS - COMPLESSO DI COLPA - CONFLICT - CRAMPS - CRASS - The CREEPS - CRIMSON GLORY - CRYPTIC SLAUGHTER - D.I. - D.O.A. - D.R.I. - DAG NASTY - DAILY TERROR - DAMNED - DEAD BOYS - DEAD KENNEDYS - DEATH SS - DEEP PURPLE - DESCENDENTS - DETENTE - DEVASTATION - DIE KREUZEN - DIOXINA - DIRGE - DISCHARGE - DISPER-AZIONE - DISRUPT - DOGS IN SPACE - DOWN BY LAW - EDDIE AND THE HOT RODS - EVERSOR - The EX - EXODUS - The EXPLOITED - FALL OUT - FLOTSAM & JETSAM - FOUR SKINS - FUZZTONES - GAI - GANG GREEN - GENITAL DEFORMITIES - GERMS - HARD-ONS - HARTER ATTACK - HELLOWEEN - IFIX TCEN TCEN - IGGY POP - IGGY AND THE STOOGES - IMPALER - INDIGESTI - INFECTION - INTI-ILLIMANI - IRON MAIDEN - JESUS AND MARY CHAIN - JET - JOHNNY & THE SELF ABUSER - JOY DIVISION - JUDGE - KILLING JOKE - KINA - KLASSE KRIMINALE - The KNACK - L’ATTENTAT - LAUREL AITKEN - LETHAL AGGRESSION - LIFE SENTENCE - LUDICHRIST - LURKERS - LYRES - MADNESS - MALMSTEEN, YNGWIE - MANNAIA - MANOWAR - M.D.C. - MEAT FOR DOGS - MEATMEN - MEGADETH - METALLICA - The METEORS - The MIGHTY MIGHTY BOSSTONES - MINISTRY - MINUTEMEN - MIRACLE WORKERS - MISFITS - MOLOTOW SODA - MORE BAD NEWS - MOTORHEAD - MURPHY’S LAW - NABAT - NAPALM - NAPALM DEATH - NEGAZIONE - NEW WIND - The NIPS - NIRVANA - NO FUN - NOFX - NO MEANS NO - NUCLEAR ASSAULT - The OPPRESSED - OPERATION IVY - OPPOSITION PARTY - The PARTISANS - PIL - PIXIES - POGUES - PORNORIVISTE - POTATO 5 - PULMANX - RAMONES - RAPPRESAGLIA - RATTUS - RAW POWER - REST IN PIECES - RORSCHACK - SATKINUKKE - S.O.D. - SACRIFICE - SATAN - SCATTERBRAIN - SCHIZO - SCHLONG - SCRAPS - SCREAM - SECTION 5 - SENTINEL BEAST - 7 SECONDS - SEX PISTOLS - SHAM 69 - SHIT DOGS - SICK ROSE - SHOVLHEAD - SICK OF IT ALL - SKIANTOS - SLAUGHTER & THE DOGS - SOCIAL OUTCAST - SORE THROAT - The STAB - STARK RAVING MAD - STIFF LITTLE FINGERS - STIGE - STIGMATHE - STRAHLER 80 - STRAY CATS - STUPIDS - SUBHUMANS - SUICIDAL TENDENCIES - The SWANKYS - GEORGE THOROGOOD & THE DESTROYERS - TOXIC REASONS - TSOL - TYRANT - UK SUBS - UNTOLD FABLES - VAN HALEN - VENOM - VERBAL ABUSE - VIKING - WARHEAD - WIRE - The WYLDE MAMMOTHS - X-WOOLHEAD - YARD TRAUMA - YOUTH OF TODAY - ZERO BOYS
E QUALCHE COMPILATION, SEMPRE SU VINILE
- 0721 MANICOMIO - ATTITUDINE MENTALE POSITIVA - DON’T FORGET THE PUNKS OF BANGKOK - FREE FOR ALL - GABBA GABBA HEY - GOTHIC ROCK - OI! – THE RESURRECTION - PAST MASTER SERIES VOL. 5 - PUNK – A WORLD HISTORY VOL. 1 - PUNK ON THE ROAD - PUNKS SKINS & HERBERTS - QUELLI CHE URLANO ANCORA - SHABAB - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. I - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. II - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. III - THE OI! OF SEX - VIRUS 100
(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)
Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq: We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?
Secretary of State Madeleine Albright: I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.
Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq: Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?
Segretario di Stato Madeleine Albright: Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.
(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).
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martedì 18 settembre 2007 - ore 19:06
RICORDARE SABRA E SHATILA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
[size=] A CURA DI PEACEPALESTINE
Fonte: http://peacepalestine.blogspot.com
Pubblicato su comedonchisciotte Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO
Un quarto di secolo fa [esattamente tra il 16 e il 18 settembre 1982 n.d.t.] il riconosciuto criminale di guerra israeliano Ariel Sharon, comandante delle forze di occupazione israeliana nel sud del Libano, permise ai fascisti libanesi di massacrare 3000 civili palestinesi di tutte le età nei campi profughi di Sabra e Shatila.
Tel Aviv aveva invaso il Libano nel giugno del 1982 con il completo appoggio del governo Usa di Ronald Reagan. Continuò la sua guerra di aggressione contro i palestinesi e i libanesi con lappoggio dellimperialismo Usa e dei potenti interessi del capitale finanziario che lo guidano, alla ricerca del dominio del Medioriente ricco di petrolio e di importanza strategica.
Durante lestate del 1982 lesercito israeliano bombardò senza pietà Beirut, uccidendo più di 20.000 persone, in gran parte civili. Nel settembre 1982 fu imposto un accordo di cessate il fuoco ai libanesi e ai palestinesi che resistevano allaggressione, e ciò ebbe come risultato lespulsione dal Libano di gran parte dei combattenti palestinesi.
Le forze israeliane circondarono i campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila in Libano. Sotto gli ordini di Sharon, il 15 di settembre, le forze israeliane appoggiarono lingresso nei campi delle forze fascisti libanesi. Tali forze compirono un massacro-si trattò in realtà di un linciaggio di massa-dei civili palestinesi nel campo. Gli assassini erano i fascisti libanesi; ricevettero appoggio fisico dagli israeliani; le loro pallottole erano fabbricate negli Usa.
Lattacco contro Sabra e Shatila serviva per spingere al terrore. Eppure la lotta del popolo palestinese continua ancora oggi così come la repressione brutale di uno Stato israeliano armato con armi nucleari.
Oggi lattivismo contro la guerra ha acceso i fari sul finto dibattito tra democratici e repubblicani al Congresso su di un vago piano per ridurre gradualmente lo spiegamento di truppe in Iraq. Ma entrambi i lati della barricata sulla collina del Congresso hanno finanziato la guerra brutale e loccupazione della Palestina.
Miliardi in appoggio finanziario e militare, senza i quali loccupazione della Palestina da parte di Tel Aviv non sarebbe potuta durare un solo giorno, sono stati tranquillamente sottoscritti da democratici e repubblicani--indipendentemente da quale dei due partiti della grande finanza occupasse lufficio ovale.
La battaglia del popolo palestinese richiede lappoggio dellintero movimento contro la guerra, che può sollevarsi, con ununica, chiara voce, in appoggio del diritto dei palestinesi allautodeterminazione, alla sovranità e il diritto al ritorno nella loro patria storica.
Il popolo palestinese ha combattuto per questi diritti per più di metà secolo, e oggi continua la sua battaglia mentre commemora Sabra e Shatila. Lunga vita alla Palestina.
Titolo originale: " Remember Sabra & Shatila "
Copyright sullarticolo 1995-2007 Workers World. Può essere riprodotto alla lettera e distribuito su qualunque mezzo senza pagamento di alcuna royalty a condizione che questo avviso venga riprodotto.
JOBS AND CAREERS - Gli schiavi moderni
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Attualmente lavoro in una società che opera nel campo dell’edilizia. Anzi, per essere precisi sono due società, due consociate, i soci sono praticamente gli stessi. In questo modo, possono gestire meglio le assunzioni di personale. Una delle due ha più di 15 dipendenti, l’altra ne ha una decina. Poco tempo fa uno dei capi mi disse: "in questo modo possiamo giocarcela meglio con il discorso degli invalidi, perché altrimenti saremmo obbligati ad assumere per forza una categoria protetta, e magari se ci capita un invalido come cazzo fai a mandarlo in un cantiere?" Io azzardai una bozza di risposta tipo:" beh, può assumerlo part time in ufficio no?" E lui "E se ci capita uno che ha problemi a camminare come le fa le due rampe di scale, visto che non c’è l’ascensore e sono strette?" In effetti... Comunque sia, in questo modo possono anche fare un altro giochino: possono assumere un operaio a tempo determinato, così, per provarlo. E poi possono rinnovargli il contratto una volta sola, sempre per essere sicuri. E poi una volta scaduto il secondo rinnovo possono assumerlo con l’altra società, sempre a tempo determinato, e poi possono fare un rinnovo, sempre per provarlo eh. Alla fine del gioco, uno si fa due anni a tempo determinato a lavorare nei cantieri, però almeno in due anni ci si dovrebbe rendere conto se uno è valido oppure no. O no...?
Venti minuti fa, la telefonata del mio collega al consulente esterno che si occupa delle pratiche del personale e dell’elaborazione paghe "Signorina mi scusi, allora le volevo comunicare che al signor ***** scade il contratto venerdì... ecco... l’amministratore ha detto che non lo rinnoviamo perché non possiamo più rinnovarlo ulteriormente a tempo determinato...sa, abbiamo fatto tutti i rinnovi che erano possibili. Quindi niente, scade il contratto... mi dispiace perché è un operaio molto bravo e molto serio ma sa ... purtroppo non avevamo proprio la possibilità quindi..."
Probabilmente i prossimi giorni verrà qualche nuovo candidato operaio a fare un colloquio per un’assunzione iniziale a tempo determinato. Costituirà titolo preferenziale (anzi, sarà il fattore discriminante) l’iscrizione alle liste di mobilità, perché così abbiamo vantaggi e versiamo meno contributi. Al candidato verrà detto che si farà un contratto iniziale a tre mesi, poi rinnovato per altri sei mesi, e poi se è bravo potrà avere la possibilità di lavorare stabilmente in azienda.
DIALOGO GENERAZIONALE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Appena 10 minuti fa, il collega dufficio, pensionato, che viene tre volte a settimana per ingannare il tempo e tenersi allenato, mi chiede: " Ma cosa vuol dire Logging?" E io gli rispondo "È un termine utilizzato spesso nel linguaggio di internet, significa connettersi con un determinato profilo utente e password" E poi mi sono dilungato nei miei soliti sproloqui da pomeriggio sonnacchioso: "Ma non sai che adesso parecchi termini vengono trasformati in italiano? non hai mai sentito dire la parola LOGGARE?" E lui: "Eeehh sì come no, tutti i giorni" E io "Pensa che in inglese si usa il verbo TO GOOGLE per dire che stai cercando qualcosa, non solo su internet" E lui, canticchiando: "Io GUGLO la Titina..."
LA IAEA CONFERMA LA "NATURA PACIFICA DELLE ATTIVITA’ NUCLEARI IRANIANE"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A CURA DI GLOBAL RESEARCH
(tratto da www.comedonchisciotte.org)
I passi salienti del documento a cui è stato dato poco o nessun risalto sulla stampa occidentale
I media mainstream non hanno riportato l’accordo raggiunto tra la International Atomic Energy Agency (IAEA) e il governo iraniano a riguardo del programma iraniano per l’energia nucleare. E’ stato raggiunto un accordo tra i due. La IAEA ha dato al programma nucleare dell’Iran un certificato di fine malattia.
Perché i media Usa non riferiscono questa questione? Perché gli Usa e i suoi alleati occidentali continuano a minacciare l’Iran con bombardamenti punitivi per la sua ipotetica disobbedienza [alla IAEA] quando tutto indica che l’Iran abbia un programma di energia nucleare in buona fede e non ha la capacità di sviluppare armi nucleari?
I seguenti sono i punti salienti del documento:
Articolo IV (1): Queste modalità coprono tutte le rimanenti questioni e l’Agenzia [cioè la IAEA] ha confermato che non vi sono altre rimanenti questioni e ambiguità a riguardo del passato programma nucleare e delle attività dell’Iran.
Articolo IV (3): La delegazione dell’Agenzia è dell’idea che l’accordo sulle questioni di cui sopra promuova ulteriormente l’efficienza dell’implementazione di tutele in Iran e della sua capacità di concludere la natura esclusivamente pacifica delle attività nucleari dell’Iran.
Articolo IV (4): L’Agenzia è stata in grado di verificare l’assenza di trasferimento dei dichiarati materiali nucleari dagli stabilimenti di arricchimento in Iran e ha perciò concluso che esso rimane volto ad un uso pacifico.
Il direttore generale della IAEA ha anche confermato, in un’intervista pubblicata da Profil, una rivista austriaca, che è fortemente improbabile che l’Iran persegua lo sviluppo di un programma di armi nucleari.
Il documento è uno schiaffo in faccia per l’amministrazione Bush. Alla luce di questi sviluppi non sorprende che Washington stia cercando ora di giustificare un’azione militare sulla base che l’Iran sarebbe dietro l’uccisione di truppe americane in Iraq.
Il punto della questione è che gli Usa e i suoi partner nella coalizione, come confermato da diversi rapporti, sono in uno "stato avanzato di prontezza" per compiere un’operazione militare diretta contro l’Iran. Ciò di cui hanno ora bisogno è un nuovo finto pretesto che ritragga l’Iran, agli occhi dell’opinione pubblica, come una minaccia alla pace mondiale.
I media occidentali si sono addossati una pesante responsabilità nella corrente ondata di disinformazione a riguardo dell’Iran.
Considerazione personale: Se il pretesto dell’uso del nucleare per scopi bellici viene meno o è debole, rimangono poche soluzioni. I tempi per un nuovo "attacco terroristico" agli USA che fornisca il casus belli sono forse maturi? Spero che il mio racconto di ferragosto rimanga, appunto, solo la fantasia di un disilluso che non crede più a niente.
LA VECCHIA SQUADRACCIA DELLIRAN-CONTRA FA DI TUTTO PER SCREDITARE CHAVEZ
(categoria: " Vita Quotidiana ")
DI JOHN PILGER The Guardian
Fonte originale: Fonte: http://www.johnpilger.com/ Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GUGLIELMO MENICHETTI
Ho fatto una passeggiata con Roberto Navarrete, all’interno dello Stadio Nazionale di Santiago, Cile. Sferzato dal vento freddo che soffiava dalle Ande, era deserto e lugubre. Mi diceva che molte cose non erano cambiate: la rete da pollaio, sedili spaccati, gli sgabuzzini da dove risuonavano le urla. Ci siamo fermati davanti ad un grande numero 28. "Ecco dove stavo, davanti al segnapunti. Ecco dove venivo portato per subire le torture." .
Milioni di "trattenuti o scomparsi" sono stati imprigionati dentro lo stadio, nella scia del golpe –orchestrato dagli USA- del generale Augusto Pinochet, contro la democrazia di Salvador Allende, l’ 11/09/1973. La maggior parte degli abitanti dell’America Latina, gli "abandonados", non ha mai dimenticato la lezione di storia e d’infamia tenutesi il primo "11/09". Roberto dice: "Negli anni di Allende c’era la speranza che l’animo umano potesse trionfare". "Ma il America Latina coloro che ritenevano di essere nati per governare hanno agito con tale brutalità nel difendere i loro diritti, le proprietà, la stretta sulla società da essersi avvicinati al fascismo vero e proprio. Persone ben vestite, le cui case traboccavano di cibo, manifestarono suonando pentole con tanto vigore, quasi fossero stati loro i bisognosi. Così accadde 36 anni fa in Cile. Così accade adesso in Venezuela. Chávez è come Allende, tutto ciò è così evocativo per me!".
Nel girare il mio film, "La Guerra contro la Democrazia", [ LINK ] mi sono avvalso dell’aiuto di cileni come Roberto e la sua famiglia, di Sara de Witt, che coraggiosamente mi ha condotto alle camere di tortura di villa Grimaldi, alle quali è miracolosamente sopravvissuta. Assieme a tutti i sudamericani che hanno conosciuto delle tirannie, essi sono stati testimoni del modello e del significato della propaganda che adesso è nuovamente tesa a minare il tentativo di rianimare sia la democrazia che la libertà del continente.
Quella disinformazione che aiutò la distruzione di Allende e la scalata di Pinochet e dei suoi orrori, ha agito allo stesso modo in Nicaragua, dove i Sandinisti hanno solamente avuto il coraggio di proporre alcune, modeste e populistiche riforme. In ambedue gli stati, la CIA ha dato fondi ai media che si opponevano ai riformatori, sebbene non ce ne fosse certo bisogno. In Nicaragua, il martirio artefatto della testata giornalistica "La Prensa" è diventato motivo di paura per i giornalisti liberal statunitensi di maggior peso, i quali dibatterono con decisione se uno stato di 3 milioni di persone stretto nella morsa dell’indigenza costituisse una minaccia per gli USA. Il governo di Ronald Reagan si trovò d’accordo e dichiarò lo stato d’emergenza per combattere i mostri all’uscio di casa. L’Inghilterra, il cui governo Thatcher "appoggiò totalmente" la politica USA, approvò come normale la censura per omissione. Esaminando più di 500 articoli riguardanti il Nicaragua nei primi anni ’80, lo storico Mark Curtis riscontrò una quasi universale cancellazione delle conquiste del governo sandinista, definendola "straordinaria sotto ogni punto di vista", per supportare la bugia che ci fosse una "minaccia del comunismo arrembante".
Colpiscono le somiglianze se si guarda alle campagne contro ai nascenti governi di democrazia popolare. La straordinaria virulenza con cui questi attacchi stanno avvenendo –per lo più contro il Venezuela di Chávez- danno l’impressione che qualcosa di eccezionale si stia muovendo; ed è davvero così. Per la prima volta nella loro storia milioni di poveri venezuelani sono visitati da un dottore, hanno i vaccini per i loro figli e possono bere acqua pulita. Nuove università si sono aperte ai poveri, rompendo la consuetudine che l’istruzione superiore venisse monopolizzata da una "classe media", che nel caso di questo paese non è proprio "media". Nel barrio [quartiere, borgata, ndt,] La Linea, Beatrice Balazo mi ha detto che la generazione dei suoi figli è stata la prima a godere del tempo pieno a scuola. "La loro fiducia è sbocciata come un fiore" ha continuato. Una notte nel barrio La Vega in una stanza vuota, fatta eccezione per una lampada, ho visto Mavis Mendez, 94 anni, imparare a scrivere il proprio nome.
Più di 25 mila consigli comunali sono stati eletti, a scalzare le vecchie e corrotte burocrazie. Molti sono segno di vera democrazia dal basso. Vengono eletti dei portavoce, ma decisioni, idee e spese devono essere vagliate dall’assemblea comunitaria. Nelle città, prima guidate da oligarchi e dai mezzi di comunicazione loro asserviti, questa esplosione di potere di popolo ha rivoluzionato intere esistenze, come Beatrice ha descritto.
Tale nuova sicurezza delle "persone invisibili" venezuelane ha infiammato a tal punto gli abitanti dei sobborghi detti country club. Dietro alle loro mura ed i loro cani, mi ricordano i bianchi del Sud Africa. Infatti, sono loro che per lo piùposseggono i media selvaggi del Venezuela, l’80% della radio e la telediffusione e quasi tutte le 118 testate giornalistiche sono private. Siamo arrivati al punto in cui una televisione in cerca di un titolo scandalistico ha definito Chávez una scimmia, in quanto di due "razze" diverse. Le copertine dipingono il presidente come Hitler o Stalin (il legame è che tutti e tre amavano i bambini). Tra i proprietari dell’etere che urlano più forte contro la censura, ci sono quelli i cui fondi sono controllati dal National Endowment for Democracy [Fondo Nazionale Sovvenzioni per la Democrazia, ndt.], che, se non la faccia, ha i modi della CIA. "Avevamo un’arma micidiale, i mezzi di comunicazione." confessava uno dei capi del complotto del 2002. La stazione televisiva, RCTV, mai perseguita penalmente per aver supportato il tentato golpe, ha perduto solamente i diritti di trasmissione terrestre, ma continua tranquillamente la programmazione sul satellite e via cavo.
Come per il Nicaragua, il "trattamento" dell’RCTV, nel Regno Unito e negli USA è ormai un argomento celeberrimo, per chi è offeso dal comportamento audace e dalla popolarità di Chávez, che loro tutti etichettano come "ebbro di potere" e "tiranno". Il fatto che è lautentico prodotto di un risveglio popolare è taciuto. Anche il titolo di "socialista radicale", normalmente usato come peggiorativo, ignora volontariamente la realtà che egli è un nazionalista ed un socialdemocratico, titolo che un tempo molti rappresentanti del partito Laburista inglese sarebbero stati fieri d’indossare.
A Washington, la vecchia squadraccia del caso Iran-Contra, tornata in auge con Bush, teme i ponti economici che Chávez sta lanciando nella regione, il fatto che stia utilizzando i proventi dell’industria petrolifera nazionale per spezzare la schiavitù dall’IMF. Il fatto che mantenga un’economia neoliberista, descritta dall’"American Banker" come "l’invidia del mondo bancario", è raramente addotto come valida critica alle sue riforme limitate. Naturalmente oggigiorno,ogni vera riforma sarebbe vista come "esotica". E le elite liberali sotto Bush e Blair mentre non riescono a difendere le loro principali libertà, vedono il concetto fondamentale di democrazia –che pensano essere la riserva di caccia privata dei liberal- prender campo in un continente, del quale una volta Richard Nixon disse che "alle persone non importa un cazzo " ["people don’t give a shit" ndt.]. Comunque, per quanto essi si accaniscono contro l’uomo, Chávez, la loro arroganza non riesce ad accettare che il seme dell’idea di Rousseau della democrazia diretta si sia potuto impiantare tra le persone più povere del pianeta –ancora una volta-, che sono anche, come mi diceva Roberto tornando a casa "la speranza dello spirito umano."
Titolo originale:"The old Iran-Contra death squad gang is desperate to discredit Chavez"
Esercitazione militare a Portland (Oregon) fra il 20 e il 24 agosto 2007
A CURA DI: OREGON TRUTH ALLIANCE
Questo è un avviso urgente da parte di cittadini dell’Oregon e di Washington preoccupati riguardo a un’imminente esercitazione dello U.S. Joint Forces Command, nota come NOBLE RESOLVE 07-2, che simulerà scenari terroristici o di altri disastri nel bacino del fiume Columbia meridionale, fra il 20 e il 24 agosto 2007.
NOBLE RESOLVE 07-2 è stato progettato e sarà diretto dallo U.S. Joint Forces Command (USJFCOM) e dal Ministero della Sicurezza Nazionale. Non abbiamo nessuna notizia riguardo a quest’esercitazione, ma un’indagine preliminare ha rivelato che l’esercitazione sarà condotta da funzionari della Guardia Nazionale dell’Oregon e funzionari federali. I dettagli provenienti dalle fonti ufficiali sono minimi.
Quest’avviso ha lo scopo di documentare le nostre preoccupazioni, elevare il livello di consapevolezza pubblica e spingere i cittadini all’azione sulla base dei seguenti fatti:
1. NOBLE RESOLVE è una simulazione computerizzata di una situazione di emergenza su vasta scala (per esempio un terremoto, un uragano, uno tsunami, un attacco terroristico con un’arma nucleare) il cui scopo è l’addestramento alla gestione di ogni aspetto della risposta di emergenza tramite software specifico e appropriato.
2. Le esercitazioni militari come NOBLE RESOLVE 07-2 hanno una storia recente di coincidenza con eventi letali reali. Queste coincidenze si sono verificate all’inizio di Desert Storm nel 1990 e l’11 settembre 2001, quando erano in atto cinque o più importanti esercitazioni militari o della sicurezza proprio nel giorno degli attacchi effettivi. Identico fenomeno si è verificato in occasione delle bombe di Londra del 7 luglio 2005, quando, quello stesso giorno, si stava inscenando un’esercitazione riguardante attacchi bomba multipli.
3. Il Vicepresidente Cheney, il Direttore della Sicurezza Nazionale Michael Chertoff e l’ex Senatore Rick Santorum hanno tutti messo in guardia su un nuovo attacco in stile 11 settembre quest’estate, ma non stanno offrendo nessun tipo di prova a sostegno dei loro moniti. Chertoff ha basato la sua predizione su un “gut feeling”, una “sensazione di pancia” o “a pelle”. LINK
4. La Direttiva Presidenziale NSPD 51 (HSPD 20), del maggio 2007, la quale fa riferimento alla “continuità del governo” in caso di un’emergenza di grandi proporzioni, include “allegati” segreti che sono documenti aggiuntivi pertinenti. Alcuni membri della Commissione Congressuale sulla Sicurezza Nazionale statunitense, come Peter DeFazio, hanno scritto per richiedere formalmente il permesso di prendere visione di questi “allegati” segreti e si sono visti negare per due volte l’accesso da parte della Casa Bianca. LINK
5. Questa particolare esercitazione, NOBLE RESOLVE 07-2, include uno scenario che implica un’arma – irreperibile e non meglio definita – da dieci kilotoni [equivalente a 10.000 tonnellate di tritolo, N.d.T.], esattamente come suggeriva il Vicepresidente Cheney in recenti interviste. Il capo del Ministero della Sicurezza Nazionale Michael Chertoff afferma di temere la stessa cosa. LINK
6. Il sostegno pubblico diretto al Partito Repubblicano è colato a picco, e questo ha scatenato commenti, da parte dei suoi membri e analisi della sua attuale strategia politica che puntano a un nuovo attacco in stile 11 settembre come un fattore che contribuirebbe positivamente alla salvezza politica del Partito Repubblicano. Inoltre, sembra che le leggende o le back stories che circolano siano disseminate per sostenere proprio tale evento.
La trasparenza riguardo a NOBLE RESOLVE 07-2 è vitale per l’incolumità pubblica di chiunque nel Bacino del Fiume Columbia meridionale. Richiamiamo i pianificatori, direttori e partecipanti a NOBLE RESOLVE 07-2 a essere vigili e a mantenere la trasparenza riguardo a queste esercitazioni militari. Incoraggiamo inoltre i cittadini e i nostri funzionari in carica a monitorare le attività dei partecipanti connessi a queste esercitazioni e a mettere in allerta le autorità riguardo a ogni comportamento sospetto.
La storia di queste esercitazioni ci dice che esse si trasformano in eventi reali.
Raccomandiamo che i funzionari dei Porti di Astoria, Longview, Vancouver e Portland sul fiume Columbia inferiore si prendano cura in modo straordinario del monitoraggio e dell’esame di ogni spedizione sul fiume Columbia meridionale mentre è in atto NOBLE RESOLVE 07-2. Infine, spingiamo tutte le persone coinvolte e preoccupate a dar voce a questa preoccupazione in lettere e chiamate ai funzionari eletti e ai funzionari in servizio a richiedere la piena trasparenza e la supervisione da parte dei cittadini.
Oregon Truth Alliance Fonte: http://www.oregontruthalliance.org/ Link: http://www.oregontruthalliance.org/node/3 09.08.2007
PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Breve racconto per vincere la noia di una calda e afosa giornata d’estate
Il Presidente diede un’occhiata distratta al suo Rolex d’oro. Mezzanotte e diciannove minuti, e ancora un mucchio di lavoro da svolgere. Prese il cellulare ed iniziò a premere distrattamente qualche tasto, quasi a voler, invano, stemperare la tensione. Di fronte a lui, il suo vice ingannava l’attesa riordinando il mucchio di carte e fogli sparsi sulla scrivania. Le sue dita tozze si muovevano goffamente su quel telefonino che sembrava progettato per mani da adolescente, con dita lunghe e affusolate, ma riuscì comunque ad inviare un breve sms a sua moglie. "Vai pure a dormire. Anche questa notte faremo tardi". Infine, con aria rassegnata, volse lo sguardo al suo vice.
"È tutto deciso, signor Presidente. Dobbiamo soltanto stabilire come e quando accadrà. Non possiamo più tornare indietro". "Mi chiedo come faccia a mantenere tutto questo distacco. Stiamo parlando di centinaia, forse migliaia di vite umane. Stiamo parlando di qualcosa che cambierà la nostra storia per sempre. La storia del nostro popolo, del nostro governo, della nostra democrazia. La storia del mondo che ci circonda e che ci sostiene. A volte mi domando se davvero lei si renda conto di cosa accadrebbe se un giorno i nostri piani venissero scoperti." "Non accadrà signor Presidente. E sa benissimo anche lei che è una scelta necessaria". Il Presidente chinò la testa. Da tempo decine di esperti del suo governo avevano lavorato, agito nell’ombra, predetto che un giorno sarebbe arrivato il momento, e preparato il terreno per quel momento. I suoi occhi si posarono su un foglio sopra la sua scrivania. Un elementare prospetto che riassumeva e schematizzava quanto appena detto dal suo vice.
Evento X; Intervento immediato sui mezzi di informazione; Diffusione di informazioni manipolate; Canali di informazione alternativi: sabotaggio e censura siti di disinformazione; Guerra; Controllo militare delle funzioni amministrative...
E una serie di altri schemi, freccette, parole cerchiate ed evidenziate. In verità, la parte relativa all’informazione lo preoccupava poco. I media ufficiali erano da tempo sotto il controllo governativo, e la maggioranza dei cittadini non credeva ormai più a niente, semplicemente perché era più facile non pensare. I cosiddetti cospirazionisti avrebbero alzato un po’ la voce, avrebbero detto che lo avevano previsto, ma non sarebbero stati creduti. L’opinione pubblica in fin dei conti si sarebbe affidata ai mezzi di informazione ufficiali, che li avrebbero bombardati di notizie. E soprattutto, "dopo" sarebbe stato molto più facile utilizzare lo strumento della censura.
"A chi crede che daranno ragione infine, signor Presidente?" disse il suo vice, quasi come se avesse indovinato i suoi pensieri. "A noi naturalmente. Noi potremo affermare che l’avevamo detto. Noi avevamo detto che contro questo genere di nemico c’è solo una valida risposta: andare all’offensiva, restare all’offensiva e portare la battaglia a casa loro (1). Noi abbiamo detto che far esplodere un piccolo ordigno nucleare in una grande città potrebbe arrecare danni incalcolabili a centinaia di migliaia di persone, agli affari e all’economia (2). Noi, e non loro, abbiamo ricordato in maniera costante alla popolazione americana e a tutto il mondo che gli attacchi imminenti saranno pari o superiori a quelli dell’11 settembre(3). In tutti questi anni abbiamo ripetuto questo messaggio alla popolazione. E "dopo", signor Presidente, sarà a noi che crederanno."
"Dopo"... [Una grande strage terroristica, che avrebbe portato la popolazione americana a mettere in discussione la sua stessa Costituzione, e avrebbe dato inizio alla militarizzazione dell’intero Paese ](4)
Si erano dati molto da fare in tutti quegli anni, già da tempi anteriori all’11 settembre. Già dai tempi dell’amministrazione Clinton. Un lento processo di adeguamento normativo, che a partire dall’attentato alle torri gemelle era passato un po’ in sordina, grazie ai media imbavagliati. Uno dopo l’altro, ponderosi provvedimenti normativi di centinaia di pagine erano stati approvati dal Congresso, probabilmente senza che alcuno dei suoi membri lo avesse letto a fondo, sotto la pressione dell’emergenza e della necessità di approvare misure urgenti. Una dopo l’altra, con la motivazione della "Lotta al Terrorismo", quel largo mantello che tutto copriva, venivano emanate leggi e direttive che avrebbero permesso alla Presidenza ed all’apparato governativo di esercitare il più ampio controllo possibile sulla popolazione, come in ogni Stato di Polizia che si rispetti.
Era passato poco più di un mese dall’attacco alle torri quando, il 24 ottobre 2001, il Congresso approvò lo USA Patriot Act. Qualche centinaio di pagine che sacrificano e limitano fortemente le libertà civili del cittadino in funzione dell’interesse superiore: quello della guerra al terrorismo. Centinaia di pagine...riesce difficile credere che la loro stesura sia avvenuta tutta dopo l’11 settembre, in un mese e mezzo. Ciò significa che il piano era già preordinato, e l’evento dell’attacco alle torri ne ha favorito la frettolosa approvazione. Ma in quel momento l’America era sconvolta.
[Non credo neppure per un minuto che i cittadini avrebbero volontariamente rinunciato a queste libertà, qualora avessero saputo con esattezza quel che stava accadendo.](5)
Il Patriot Act aveva gettato le basi per quel controllo globale di cui lo stato militarizzato e di polizia che stava sorgendo non poteva fare a meno, ampliando gli strumenti a disposizione degli investigatori (perquisizioni in casa, sistematico controllo dei movimenti online) pur senza alcuno specifico mandato preventivo. Grande era il potere assegnato alle forze dell’ordine. Come pure eccessivamente vaga la definizione di "attività terrorista" per la quale un cittadino non americano avrebbe potuto essere immediatamente deportato. Decisamente bassa la soglia dello standard stabilito per consentire indagini di intelligence in terra straniera. Sarebbe stato sufficiente che le indagini rivestissero la qualifica di "obiettivo significativo", in base ad una valutazione discrezionale fatta dalla stessa autorità, per dare il via ad ogni tipo di investigazione. Grazie a questa legge, l’FBI poteva controllare e passare al setaccio conversazioni telefoniche, messaggi email, movimenti sul web, cartelle cliniche, dati professionali. Il tutto con poche o nessuna garanzia giudiziaria. Il diritto alla libertà di parola, alla libertà di riunirsi pacificamente e soprattutto il diritto alla riservatezza venivano ridotti a meri privilegi.
Pochi mesi dopo l’approvazione del Patriot Act, nel 2002, il Congresso approvò un secondo provvedimento: l’Homeland Security Act. Con questa legge fu creato l’Homeland Security Department, il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS - Department for Homeland Security), un apparato burocratico dipendente dal governo con il compito di monitorare (spiare) le comunicazioni dei cittadini americani. Un altro punto a favore dello Stato di Polizia: il tracciamento di email e traffico Internet di chiunque sia sospettato di attentare alla sicurezza nazionale è permesso senza la preventiva autorizzazione di un giudice; la possibilità di chiedere agli internet providers informazioni riservate e fornire il traffico dei propri utenti è stata ampliata anche a richieste provenienti da semplici entità governative non meglio specificate, e non più solamente da agenti federali.
Le libertà e la privacy erano limitate sempre di più, ma questo era necessario ai fini della creazione dell’apparato statale e governativo che sarebbe stato necessario per gestire la politica e l’economia degli anni che sarebbero seguiti.
"Quando succederà" aggiunse il vicepresidente "il terrore si impadronirà degli americani, che non faranno alcuna obiezione quando dichiareremo lo stato di emergenza e ci appelleremo alle leggi e alla Direttiva 51. Signor Presidente, ricorda questi sondaggi? Nel Novembre 1995, un sondaggio commissionato dalla CNN rivelò che il 55% della popolazione americana era convinto che il Governo fosse diventato così potente da rappresentare una minaccia per i comuni cittadini. Invece, appena tre giorni dopo l’11 Settembre, il 74% dei cittadini dichiarò che gli americani avrebbero dovuto rinunciare a una parte delle loro libertà personali. Ben l’’86% dichiarò infine il suo accordo sull’adozione di misure di controllo altamente invasive in cambio della sicurezza.(6). Provi ad immaginare cosa succederebbe in caso di attentato nucleare..." "Lei quindi è dell’opinione che dovremmo optare per una scelta di questo tipo". "Penso sia la scelta migliore, Signor Presidente. E sarebbe coerente con quanto avevamo già annunciato a suo tempo. I nostri organi di informazione hanno più volte divulgato la notizia che un attacco terroristico con un ordigno nucleare sporco sarebbe stato possibile. È il nucleare quello che ci serve. Un piccolo ordigno che liberi sostanze radioattive all’esplosione getterebbe l’America nel panico. Non importa se il numero di vittime potrà essere inferiore a quello dell’11 settembre. La portata sarebbe comunque catastrofica, paralizzante. La gente avrebbe paura perfino di uscire di casa, e accetterebbe di buon grado qualsiasi misura restrittiva emanata nel nome della sicurezza. Il nucleare avrebbe la massima valenza simbolica e ci darebbe il migliore dei pretesti per invadere l’Iran, dando fondamento alle nostre accuse. Tutti finalmente crederanno che il nucleare in Iran servirebbe a scopi bellici. E il terrore ci darà la motivazione e il pretesto migliori per portare il nostro esercito anche su quel territorio. La popolazione sarà indignata. La nostra politica degli ultimi tempi è stata volutamente orientata all’apertura, al dialogo. Tempo fa dichiarammo che non avevamo alcuna intenzione di invadere l’Iran. Apertura al dialogo e distensione favoriscono l’illusione che la paura possa un giorno cessare. E in quel momento, quando pochi se lo aspetteranno, accadrà. Caos, paura e indignazione si impadroniranno della popolazione. Allora, nessuno obietterà quando lei prenderà il comando delle operazioni. Nessuno obietterà quando lei sospenderà il normale corso della legislatura e resterà al suo posto. Nessuno obietterà quando l’esercito assumerà il controllo. Nessuno obietterà, quando decideremo di colpire."
Qualche minuto di silenzio. Il Presidente rigirò tra le mani quei fogli di carta, schemi esemplificativi delle leggi che avrebbe dovuto invocare, e della Direttiva Presidenziale 51 emanata nel maggio del 2007. Grazie a quella Direttiva, la presidenza avrebbe assunto il controllo di tutto l’apparato amministrativo americano nel nome dell’emergenza terroristica. Grazie a quella direttiva, il suo mandato, che era quasi giunto al termine, sarebbe stato prolungato a tempo indeterminato, le elezioni presidenziali sarebbero state rinviate a data da destinarsi, ad un termine indefinito che solo lui avrebbe potuto stabilire, lui e nessun altro. A capo dell’apparato militare, egli avrebbe diretto e monitorato tutte le funzioni amministrative dello Stato, che sarebbero passate sotto il controllo dell’esercito. Tutte le informazioni sarebbero state scadagliate, le email, le conversazioni telefoniche. Il Grande Fratello non si sarebbe lasciato sfuggire nulla. Nessuna possibilità di riunirsi per manifestare, di opporsi pacificamente. Facoltà di censura sull’informazione "sovversiva", con oscuramento dei siti internet e dei blog su cui avrebbero viaggiato le informazioni alternative, quelle che da tempo annunciavano che questo momento sarebbe arrivato, e che si sarebbe trattato non di un vero attentato terroristico ma, ancora una volta, di una cospirazione.
Capo di un Governo militare a tempo indeterminato. Queste parole continuavano a rimbombargli nella testa. Nonostante la prospettiva lo allettasse, non poteva fare a meno di chiedersi, nei momenti in cui il coraggio sembrava gli venisse meno, perché dovesse toccare proprio a lui. Ma non se ne poteva più fare a meno. I dati erano lì. Oggettivi, reali, innegabili. Assecondando il libero flusso dei suoi pensieri prese quei grafici e quelle tabelle statistiche. "Non possiamo più aspettare signor Presidente. Non abbiamo più tempo" "Tempo... Sa, è strano ... non abbiamo tempo perché ci serve tempo. Non abbiamo più tempo perché non abbiamo agito prima. Ora ci serve tempo per riconvertire tutti i nostri impianti. Tempo per reperire nuove fonti energetiche. E quel tempo dovremo trovarlo."
Le risorse petrolifere avevano iniziato da tempo a scarseggiare. La popolazione mondiale doveva necessariamente ripensare il modo di fare energia, di produrre e di consumare. Cercando nuove fonti, riconvertendo tutti gli impianti di produzione. Ma per gestire il cambiamento sarebbe servita l’energia tradizionale. Il petrolio. Le fonti di energia alternativa non avrebbero mai risolto totalmente e, soprattutto, PER TUTTI, i problemi e le difficoltà a cui l’umanità stava andando incontro.
Un semplice pannello fotovoltaico è costituito di svariati elementi minerali: silicio, rame, cadmio, indio, gallio. Solo per estrarre una tonnellata di rame sarebbero serviti 8 barili di petrolio. E i mezzi di locomozione, aerei, navi, automobili... Durante tutto il processo di riconversione, le energie di cui si parlava non sarebbero mai state "alternative", bensì complementari. E questo processo sarebbe durato anni.(7) Anni in cui il petrolio sarebbe stato indispensabile nel gestire il processo di trasformazione.
Ma l’attuale scenario macroecomico e gli attuali ritmi della produzione e dei consumi non avrebbero potuto assicurare energia sufficiente a tutti. E la fonte maggiore di risorse petrolifere restava il Medio Oriente.
"L’unica possibilità che abbiamo" proseguì il Presidente "è la gestione accentrata di tutte le risorse energetiche, soprattutto petrolifere, a livello mondiale. E il petrolio, oggi, è nel Medio Oriente. Dobbiamo controllare il mercato, tutto quanto. Il processo di riconversione durerà anni, e durante questi anni ci serviranno tutte le risorse disponibili. Ci serve quel petrolio. Ci serve il controllo totale di tutta quell’area. E per far questo dobbiamo fare come abbiamo sempre fatto: dobbiamo andare in guerra. Non possiamo permettere che il nostro sistema sia messo in crisi dalla scarsità. Non possiamo chiedere rinunce. Non possiamo tornare a 50 anni fa. Significherebbe decretare il fallimento di tutto quello in cui abbiamo creduto, di tutto quello che abbiamo professato, difeso, imposto."
La Guerra Giusta. Era questa, per l’ennesima volta, la strada da percorrere. (8) E in gioco non c’erano solo interessi economici. In gioco c’era la salvaguardia del modello di vita che per secoli l’occidente e gli Stati Uniti al primo posto avevano difeso. Un modello fondato sulla competizione, sulla libera iniziativa economica finalizzata alla ricerca del profitto, sulle opportunità ma anche sulla selezione naturale, sul predominio degli economicamente forti sui deboli. Sulla creazione di un sistema di caste economiche chiuse all’interno di un sistema di facciata costruito su libertà civili dove potenzialmente chiunque poteva emergere, ma dove, per ovvi motivi, non poteva esserci spazio per tutti. Un sistema che nel corso degli anni aveva portato allo sfruttamento sistematico delle risorse del pianeta per il beneficio di pochi, e che ora doveva fare i conti con la scarsità delle risorse. Cosa avrebbero raccontato a chi aveva creduto in tutto questo? Cosa avrebbero raccontato a chi era convinto che le nostre libertà, le nostre democrazie, il nostro progresso, avevano portato a raschiare il fondo del barile? Con quale coraggio si poteva dire a quella popolazione, che aveva conquistato un sempre maggior benessere e lusso spinta dall’economia al consumo frenetico, che domani avrebbe dovuto rinunciare a gran parte di tutto questo? Qualcuno avrebbe potuto mettere in dubbio il sistema. Ben più di poche persone avrebbero rivolto uno sguardo di interesse verso modelli di vita alternativi, i quali, pur con i loro limiti, si fondavano su una più equa redistribuzione del reddito e su un maggiore controllo delle risorse. L’intero sistema capitalistico sarebbe vacillato, e forse crollato, perché con l’esaurimento delle risorse disponibili avrebbe dimostrato il suo fallimento. No. Questo non poteva essere permesso. Sarebbe stata una catastrofe ben più grande e ben più grave di un attentato terroristico. Ben più grande e ben più grave della Grande Depressione che ebbe inizio nel 1929. Il rischio era di una crisi economica globale, del crollo dei modelli economici su cui si basava l’occidente capitalista. Solo lo sfruttamento esclusivo delle risorse residue, per tutto il tempo che sarebbe servito a trovare fonti alternative e a riconvertire tutti gli impianti produttivi, avrebbe, probabilmente, scongiurato questo pericolo. Solo assicurando alla popolazione che non avrebbe dovuto rinunciare al proprio benessere per il tempo necessario a trovare altre risorse da sfruttare, solo così quella stessa popolazione avrebbe continuato a credere che quello era il migliore dei mondi possibili, che l’umanità (l’uomo occidentale) sarebbe stata in grado di rialzarsi e di rimettersi in gioco. Solo demonizzando il "nemico" ci si sarebbe potuti impadronire delle sue risorse, perché era GIUSTO, perché sono LORO che attaccano NOI e non il contrario. Perché LORO sono il MALE
In quegli ultimi tempi, la sua strategia politica era stata quella di aprirsi al dialogo. La sua strategia economica era stata quella di aprire qualche spiraglio agli investimenti in energie "alternative" e pulite. L’attenzione era deviata. Qualcuno aveva previsto un possibile secondo attentato subito dopo l’emanazione di quelle leggi. Ma non era stato creduto perché non era ancora giunto il momento giusto. Il momento sarebbe arrivato a pochissimi mesi a ridosso della scadenza del suo mandato, che sarebbe stato in questo modo prolungato indefinitamente. E quel momento, ora, era finalmente giunto.
Lentamente, versò del the nelle due tazze di porcellana che si trovavano su un vassoio ai lati della sua scrivania. Guardò di nuovo il suo rolex d’oro. Mezzanotte e quarantaquattro minuti, e ancora un mucchio di lavoro da svolgere.
Qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale
Qualsiasi riferimento a leggi esistenti e dichiarazioni rese è assolutamente voluto e non casuale. Le fonti sono riportate in basso.
FONTI NORMATIVE:
1) USA PATRIOT ACT: http://www.epic.org/privacy/terrorism/hr3162.html
(1) Discorso del Presidente George Bush alla conferenza del Comando Centrale, 1° maggio 2007. (2) Congresso degli Stati Uniti, Comitato Servizi Finanziari alla Camera, 21/06/2007. (3) Tom Ridge, segretario del Dipartimento di Sicurezza Nazionale, Dicembre 2003. (4) cfr. Intervista al Generale Tommy Franks, Cigar Aficionado, Dicembre 2003. (5) Commento dell’unico dissidente al senato, Russ Feingold, Democratico del Wisconsin, rispetto all’andamento del dibattito parlamentare. (6) Gore Vidal, La fine della libertà. Verso un nuovo totalitarismo?, Fazi Editore, Roma, 2001 (7) http://www.disinformazione.it/farsa_energie_alternative.htm (8)http://www.informationguerrilla.org/rd.php/italy.peacelink.org/conflitti/articles/art_20122.html
LETTURE CONSIGLIATE:
- LO STATO DI POLIZIA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IL MERAVIGLIOSO STRUMENTO DEL GRANDE FRATELLO –di Amy Worthington su http://www.comedonchisciotte.net/downloads/Stato_di_polizia.html
- CYBER-SORVEGLIANZA E TUTELA DELLA PRIVACY DOPO L’11 SETTEMBRE 2001 tratto da ANALISI SOCIO-GIURIDICA DEL RAPPORTO TRA SORVEGLIANZA E DIRITTO ALLA RISERVATEZZA NELL’ERA DI INTERNET Su http://www.altrodiritto.unifi.it/control/surace/nav.htm?cap3.htm
(Dal sito del Centro di Documentazione “L’altro diritto” presso il dipartimento di Teoria e Storia del Diritto dell’Università di Firenze)
... come suppongo potrebbero chiamarlo a Roma, ne ha combinata un’altra delle sue, direte voi. Ma come? "Aprire al dialogo con Hamas"? Giammai! I padroni di Israele non hanno perso un attimo a bacchettarlo, e quella che chiamano "l’opposizione", asservita al regime come tutti, ci si è buttata dietro senza pensarci due volte. Così il mortadella, evidentemente intimorito da possibili ritorsioni delle lobbies ebraiche, le quali ci metterebbero un secondo a silurarlo e a scambiarlo con un altro fantoccio asservito, è corso subito ai ripari alzando il telefono e leccando un po’ di culi, senza mancare di specificare che una cosa è il dialogo, e altra cosa è la trattativa, dalla quale Hamas è esclusa, e che deve essere fatta esclusivamente tra Israele e personaggi fantoccio dall’autorità non riconosciuta dal popolo. Hamas deve restare fuori.
Hamas. Hamas è la forza politica che nel 2006 ha stravinto le elezioni in Palestina. Hamas è la forza politica che i palestinesi si sono scelti DEMOCRATICAMENTE. Hamas oggi combatte per i diritti dei palestinesi, e si vede negato il posto che le spetta di diritto al tavolo dei negoziati, perché non di veri negoziati si tratta, ma di una bufala. Hamas, da quando ha vinto le elezioni, è stata delegittimata con la (falsa) accusa di essere un’organizzazione violenta, filoterrorista perché fondamentalista (come se fondamentalismo e terrorismo fossero la stessa cosa, come se i tre aggettivi appena menzionati fossero sinonimi). Hamas e chiunque la difenda vengono oggi denigrati, accusati ed offesi e, ove possibile, censurati (vedere post qui sotto) dall’informazione di regime, TUTTA l’informazione senza eccezioni, asservita al potere delle lobbies ebraiche finanziatrici e di Israele.
È incredibile la sfacciataggine di un governo, quello israeliano, che non prova la minima vergogna né titubanza nel redarguire l’esponente del governo di un altro stato, ordinandogli in pratica di non permettersi mai più di ipotizzare che una forza politica eletta in modo democratico possa dialogare con Israele. È incredibile e grottesco con quanta ignoranza e servilismo quella che chiamano "opposizione" si chini a baciare il culo ad Israele e non perda tempo a lanciarsi in accuse contro chiunque osi soltanto pensare di suggerire ad Israele di avviare un dialogo democratico e non truccato.
Tutto ciò dimostra, ancora una volta, l’ennesima volta, se mai ce ne fosse bisogno, innegabilmente ed incontrovertibilmente, che LO STATO DI ISRAELE È UNO STATO FASCISTA
LO STATO DI ISRAELE NON HA IL DIRITTO DI ESISTERE
LO STATO DI ISRAELE ANDREBBE CANCELLATO DALLE CARTE GEOGRAFICHE
UNA SOLA TERRA
UN SOLO STATO
PALESTINA
ERRATA CORRIGE: Avevo scritto per sbaglio, nella fretta: "Hamas, da quando ha vinto le elezioni, è stata delegittimata con la (falsa) accusa di essere un’organizzazione violenta, filoterrorista e fondamentalista"
In realtà volevo scrivere violenta e filoterrorista PERCHE’ fondamentalista ma è stato un post scritto di corsa e non me ne sono accorto. Chiedo scusa per l’errore, di cui mi sono accorto soltanto dopo aver letto i commenti di ordine
IL MANIFESTO CENSURA I PALESTINESI !!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Pubblico sul mio blog un articolo di Mauro Manno, studioso italiano del sionismo, apparso su Comedonchisciotte.
Mauro Manno riporta un articolo di Ali Abunumah, pubblicato su Electronic Intifada (http://electronicintifada.net/) così come è stato pubblicato dal quotidiano italiano il Manifesto. La redazione del giornale ha effettuato delle censure sull’originale. Nell’articolo completo di Mauro Manno viene pubblicata inizialmente la versione pubblicata dal Manifesto e successivamente, per un raffronto, la versione completa dell’articolo tradotta correttamente da Gianluca Bifolchi, seguita infine da un’ipotesi sul perché delle censure de Il Manifesto. In questo post, per esigenze di lettura (dato che i post troppo lunghi annoiano e difficilmente vengono letti fino in fondo), riporterò l’articolo integrale con in evidenza le parti tagliate (censurate) dal Manifesto, seguita dall’ipotesi di Manno. La versione integrale dell’articolo di Mauro Manno è reperibile
VERSIONE COMPLETA TRADOTTA CORRETTAMENTE DAL NOSTRO AMICO GIANLUCA BIFOLCHI. LE PARTI CENSURATE DA IL MANIFESTO VI SONO RIPORTATE IN GRASSETTO.
Battere la cospirazione contro la Palestina AUTORE: ALIi ABUNIMAH TLAXCALA, 29/07/2007 Tradotto da Gianluca Bifolchi
"Sia certo che i giorni di Yasser Arafat sono contati, ma permetteteci di finirlo alla nostra maniera, non alla vostra. E sia anche certo che... le promesse che ho fatto davanti al Presidente Bush, darò la mia vita per mantenerle". Queste parole sono scritte dal signore della guerra di Fatah Mohammed Dahlan, le cui forze sostenute da Israele e USA sono state messe in rotta da Hamas lo scorso mese nella Striscia di Gaza, in una lettera del 13 Luglio 2003 all’allora ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz pubblicata sul sito di Hamas il 4 Luglio di quest’anno.
Dahlan, che nonostante il suo fallimento a tenere Gaza, rimane un importante consigliere del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, descrive la sua cospirazione per rovesciare Arafat, distruggere le istituzioni palestinesi e rimpiazzarle con una leadership quisling servile nei confronti di Israele
Dahlan scrive della sua paura che Arafat convochi il consiglio legislativo palestinese e gli chieda di ritirare la fiducia al Primo Ministro Mahmoud Abbas, che era stato nominato agli inizi del 2003 su insistenza di Bush al fine di assottigliare l’influenza di Arafat. Dahlan scrive che "il completo coordinamento e la cooperazione di tutti" erano necessari ad impedire questo, come anche "la pressione su Arafat per indurlo a non compiere questo passo". Dahlan rivela che "abbiamo già iniziato dei tentativi di polarizzare le opinioni dei membri del consiglio tramite intimidazioni e tentazioni così che essi stiano al nostro fianco e non al suo [di Arafat]".
Dahlan chiude la sua lettera a Mofaz dicendo, "mi rimane solo da esprimere la mia gratitudine a lei e al primo ministro [Ariel Sharon] per la vostra continua fiducia in noi, e a lei tutto il rispetto".
Questa lettera è una piccola ma vivida prova da aggiungere alla già esistente montagna, della cospirazione nella quale la leadership di Abbas è compromessa. Nel mese che inizia con la nomina di un "governo di emergenza" in stile Vichy, guidato da Salam Fayad, i leader storici di Fatah, come Farouq Qaddumi e Hani al-Hassan hanno espresso la loro opposizione alle azioni di Abbas, rifiutando soprattutto il suo ordine ai combattenti della resistenza palestinese di deporre le armi mentre l’occupazione israeliana continua indisturbata.
Ciò sottolinea che la divisione tra Palestinesi oggi non è tra Hamas e Fatah, tra gli "estremisti" o i "moderati", o tra gli "islamisti" e i "laici", ma tra la minoranza che ha fatto lega con il nemico in funzione collaborazionista, e coloro che difendono il diritto dovere di resistenza.
I leader israeliani, almeno, sono molto chiari su ciò che si aspettano dai loro servitori palestinesi. Ephraim Sneh, fino a poco tempo fa vice ministro della difesa, esprime la visione dell’establishment israeliano:
"La missione più importante ed urgente per Israele a questo punto è impedire che Hamas prenda il controllo della West Bank. E’ possibile ottenere ciò indebolendo Hamas attraverso visibili progressi diplomatici; aiutando l’efficace funzionamento del governo del Primo Ministro palestinese Salam Fayad, e la creazione di condizioni per il totale fallimento del regime di Hamas nella Striscia di Gaza" ("Come fermare Gaza", Haaretz, 17 Luglio 2007).
Sneh chiarisce che "per emergere vittoriosi, le campagne militari e gli arresti non sono abbastanza .. è imperativo causare la sconfitta pubblica e politica [di Hamas] attraverso un altro elemento palestinese". Questo elemento è Fatah. Sneh elenca un numero di misure per ottenere ciò, compresa l’assunzione di più Palestinesi come lavoratori a basso costo nell’economia israeliana, il rilascio dei prigionieri di Fatah e la restituzione del denaro delle tasse rubato ai Palestinesi -- ma non dice assolutamente nulla riguardo uno stop alle costruzioni di colonie per soli Ebrei, della fine dell’occupazione militare, e dell’abrogazione delle leggi e delle pratiche razziste. Con caratteristica vaghezza afferma solo che "è necessario imbarcarsi in una discussione con il presidente palestinese circa i principi di un accordo sullo status permanente". Quattordici anni dopo Oslo, questo non ha molte probabilità di convincere gli scettici.
Da quando gli accordi di Oslo sono stati firmati, Israele ha fatto tutto quanto gli era possibile per indebolire la prospettiva di uno stato palestinese, azzoppando di continuo l’Autorità Palestinese. Cosa c’è dietro la determinazione di Israele di appoggiare la leadership quisling di Abbas? Perché non lasciarla collassare e dichiarare semplicemente vittoria?
I leader israeliani sanno che per puntellare il sostegno ad uno "stato ebraico" occorre nascondere la realtà che gli Ebrei non sono più la maggioranza di Israele, West Bank e Striscia di Gaza -- il territorio controllato dallo stato israeliano. Israele ha bisogno della foglia di fico di uno stato palestinese sovrano per cancellare milioni di Palestinesi dai suoi registri, nel modo in cui l’apartheid in Sud Africa cercò di usare il pretesto delle "patrie nere indipendenti" -- i Bantustan -- per prolungare il governo dei bianchi e dare ad esso una parvenza di legittimità. Se l’Autorità Palestinese collassa, Fatah che non ha una base popolare *, collasserà con essa.
Hamas, poi, si trova ad un incrocio. Può sopravvivere al collasso dell’Autorità Palestinese, ma cosa diventerà? E’ nata da un segmento della società palestinese -- povero, mobilitato in massa su contenuti religiosi -- trae però un sostegno più ampio per la sua resistenza contro Israele da Palestinesi abbandonati dai loro leader opportunisti ed affamati di un’alternativa basata su principi. Hamas ha la scelta di articolare un programma che sia all’altezza delle aspirazioni della società palestinese in tutta la sua diversità, o può finire nelle trappole che vengono messe davanti ai suoi piedi.
I leader di Hamas hanno fatto dichiarazioni esemplari a favore del pluralismo, di una genuina democrazia, e del primato della legge, e sono stati profondamente orgogliosi del rilascio del giornalista della BBC Alan Johnston. Ma essi devono essere giudicati dalle loro azioni, e ci sono segni scoraggianti. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani ha riportato diversi casi di abusi, sequestri, torture da parte di membri della Forza Esecutiva di Hamas, e la morte di un prigioniero tenuto dall’ala militare di Hamas. È vero che questi incidenti non accadono per caso -- Israele e i suoi alleati di Fatah continuano ad impegnarsi in diffusi atti di omicidio, tortura e sequestro diretti contro i membri di Hamas, e Hamas è impegnato in una lotta per la sopravvivenza. Ma Hamas ha conquistato la sua legittimazione mettendo fine alle brutte pratiche delle milizie di Fatah sostenute da Israele. Deve mantenere la promessa o rassegnarsi a vedere svanire l’attuale sostegno. Allo stesso tempo deve iniziare ad articolare una visione del futuro che contempli la realtà di 11 milioni di Ebrei israeliani e palestinesi che vivono in un piccolo paese.
Sappiamo a cosa Hamas si oppone, ma non sappiamo che cosa vuole.
[Paradossalmente] Hamas si sta lentamente avvicinando ad accettare una soluzione a due stati proprio nel momento in cui la realtà sta cominciando a farsi strada persino tra i più convinti sostenitori dell’industria del processo di pace di Oslo che la soluzione a due stati, necessaria a salvare Israele come enclave di privilegi ebraici, è ormai fuori portata.
Mentre una soluzione a due stati "sta diventando meno credibile", osserva Aaron David Miller, per 25 anno nel Dipartimento di Stato USA e rappresentante di alto rango dell’amministrazione Clinton al summit di Camp David nel 2000, "si parla maggiormente nel campo palestinese di una soluzione ad un unico stato -- che naturalmente non è la soluzione di tutto, e che potrebbe significare la fine di Israele come stato ebraico". ("E’ la pace fuori portata?", The Los Angeles Times, 15 Luglio 2007)
Il commentatore di Haaretz, Danny Rubinstein prevede che "prima o poi Hamas verrà meno alla sua guerra contro Israele. Ma questo non significa un ritorno ai giorni di Oslo e alla visione dei due stati". Piuttosto, egli teme, "ci sarà una crescente domanda da parte degli Arabi palestinesi, che costituiscono quasi la metà degli abitanti di questa terra, nel dire: nelle circostanze presenti non possiamo stabilire un nostro stato, e ciò che ci rimane da fare è esigere il rispetto dei nostri diritti civili in quella che è la nostra patria. Adotteranno gli slogan della lotta degli Arabi che sono cittadini di Israele, che chiedono uguaglianza e la definizione di Israele come stato di tutti i suoi cittadini". ("Niente da vendere ai Palestinesi", 16 Luglio 2007). Pertanto possiamo vedere come Abbas è attulamente l’ultima speranza di Israele nella lotta contro la democrazia. Questa patetica coalizione non può mettersi di traverso sulla via della libertà.
* A modesto giudizio del traduttore affermare tout-court che Fatah non abbia una base popolare è una esagerazione polemica dell’autore. E’ tuttavia plausibile che Fatah stia attraversando una profonda crisi di consenso e legittimità, di esito incerto per la sua sopravvivenza futura come partito politico con basi genuine nella società palestinese.
Originale da: The Electronic Intifada Articolo originale pubblicato il 18 luglio 2007 URL di questo articolo su Tlaxcala: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=3358&lg=it
IPOTESI SUL PERCHÉ DELLE CENSURE DE IL MANIFESTO
Ciak si taglia!
Il Manifesto, che si proclama giornale comunista e di sinistra è invece, secondo me, quello che si potrebbe tranquillamente definire un giornale di Sionistra. Un giornale in cui albergano un gran numero di sionisti (“di sinistra”, cioè sionistri). Il giornale non ha difficoltà a condannare il governo Bush, il governo italiano, l’oppressione capitalista, ecc. Ma quando si giunge davanti ad Israele e al sionismo, le cose cambiano. “È difficile criticare Israele” ebbe a dire in televisione Bertinotti. Se è difficile per Bertinotti, immaginiamo quanto ancora più difficile lo sia per il Manifesto.
Pensavamo che questo giornale, a cui con amici ho versato una certa somma di denaro quando, per salvarsi, esso ha fatto appello alla sottoscrizione popolare (oggi me ne pento amaramente e non ci cascherò più) si limitasse a non criticare troppo Israele (del sionismo nemmeno a parlarne). Non credevamo che sarebbe giunto a censurare coloro che la critica di Israele la fanno sul serio.
Il Manifesto ha forse ricevuto finanziamenti dallo stato ebraico che si permette di fare quello che ha fatto? La domanda è provocatoria ma si deve ammettere che il Manifesto sembra voler accumulare sempre nuove prove a suo carico. Soprattutto dopo la morte del rimpianto Stefano Chiarini.
Molti sono i sostenitori della Palestina che di questi tempi si sentono in angoscia per quello che sta avvenendo a Gaza e nei territori occupati. Molti sono i dubbi che affliggono gli amici della Palestina e gli antimperialisti in generale quando vedono le immagini di Abbas a braccetto con Olmert, con La Rice ecc. Ma le immagini potrebbero non essere tutto. Dubbi ancora più forti sopraggiungono quando si sente che Abbas scioglie il governo che aveva precedentemente concordato con Hamas alla Mecca, nomina primo ministro un tale Fayyad (un economista molto apprezzato dagli americani), attacca Hamas (come fossero loro i nemici dei palestinesi), rifiuta le profferte di dialogo degli islamici, medita di sciogliere il parlamento eletto ma a lui contrario perché dominato da Hamas, riceve armi e soldi per organizzare le sue forze di sicurezza (sicurezza di Israele si intende), imprigiona e tortura i militanti islamici della Cisgiordania, chiede ai combattenti di deporre le armi, partecipa al blocco economico della Striscia di Gaza, ecc. E tutto per che cosa?
Solo per trattare (trattare) con Israele! Di concreto, oltre alle eterne promesse di un futuro roseo da parte di Israele e degli americani, cosa ha ottenuto Abbas?
La liberazione di circa duecento prigionieri (tutti di Fatah naturalmente) che però hanno dovuto promettere di fare i bravi, cioè non combattere gli occupanti. Duecento prigionieri su 12 000! Abbas e i suoi si sono accordati con Israele per chiedere la liberazione dei fedelissimi di Dahlan e dello stesso presidente; non certo del capo dei Tanzim, Barghuti, che potrebbe svolgere il ruolo di mediatore tra Fatah e Hamas, e nemmeno dei suoi seguaci. Israele ne è felice perché i liberati vanno a rafforzare Abbas e le sue scelte sciagurate.
Mano mano che “le trattative” avanzano che “il processo di pace” viene miracolosamente risuscitato, i veri amici della Palestina vedono lentamente e tragicamente sciogliersi tutti i dubbi: Si Abbas è un traditore, il suo governo e le sue forze di sicurezza sono in mano a Israele e agli americani.
Il Manifesto che fa?
Dà una mano a Israele naturalmente e di conseguenza anche ad Abbas, il suo Quisling (per chi non lo ricorda, Quisling era il primo ministro della Norvegia occupata dai Nazisti, il quale faceva ciò che i suoi padroni tedeschi gli ordinavano).
Tutti possono capire perché il Manifesto elimina la frase, riferita a Dahlan, “che nonostante il suo fallimento a tenere Gaza, rimane un importante consigliere del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas”. Dahlan è il traditore palestinese che più di tutti quelli della sua specie si è venduto ed esposto per Israele e gli americani. Era lui che aveva promesso che avrebbe scalzato da Gaza i combattenti islamici di Hamas. Gli americani (con la complicità di Egitto e Giordania) gli avevano affidato un piccolo esercito che istruivano con loro istruttori (guidati dal generale Dayton) in Egitto e poi facevano penetrare a piccoli gruppi a Gaza. Il piano è fallito perché Hamas, giustamente, si è mosso in fretta e ha sbaragliato il complotto.
Oggi Dahlan, un servo oltretutto poco capace, è stato estromesso dal governo di Fayyad . Non lo si poteva tenere visto che gli americani e gli israeliani sono rimasti molto delusi dalla sua incapacità, ma rimane un consigliere di Abbas e ha molti amici nelle forze di sicurezza di Fatah che ha diretto per anni. Per gli americani e Israele rimane pur sempre una carta da giocare ma intanto vogliono vedere se Abbas trova una carta migliore di lui. Il suo ruolo di traditore non è finito e il Manifesto censura le denunce contro di lui per far piacere a Israele. Il giornale sionistro e i suoi “esperti” mediorientali non ci nascondono che Dahlan complottava contro Arafat, tanto loro stessi hanno partecipato all’opera di denigrazione (ideata a Tel Aviv) di Arafat, ma non vogliono che colui che agiva segretamente contro il suo presidente sia definito parte di “una leadership quisling servile nei confronti di Israele”. Quando questa leadership quisling (Dahlan, Abbas, Fayyad) si era sufficientemente rafforzata ed era pronta, ecco che i servizi segreti israeliani entrarono direttamente in scena e avvelenarono il legittimo presidente palestinese per spianare la via del potere ai traditori. Per il Manifesto è importante anche eliminare ogni ammissione da parte di Dahlan di aver operato in “completo coordinamento e cooperazione” con israeliani e americani (“tutti”) ed ecco quindi che sforbicia un’altra frase pericolosa:
Dahlan scrive che "il completo coordinamento e la cooperazione di tutti" erano necessari ad impedire questo, come anche "la pressione su Arafat per indurlo a non compiere questo passo".
Subito dopo, ancora ciak, e cade un’altra frasetta che rafforza quanto si era eliminato in precedenza: “Questa lettera è una piccola ma vivida prova da aggiungere alla già esistente montagna, della cospirazione nella quale la leadership di Abbas è compromessa”. E visto che ci siamo e con le forbici ci sappiamo fare ecco che cade anche la frase riguardo al tipo di contraddizione tra Abbas e cricca da una parte e Hamas dall’altra. Che i lettori del Manifesto non vengano mai a sapere che la contraddizione è “tra la minoranza (minoranza poi!) che ha fatto lega con il nemico in funzione collaborazionista, e coloro che difendono il diritto dovere di resistenza. Che continuino pure, i poveri lettori, a credere che la contraddizione è tra laici (buoni) e islamici (brutti, barbuti e molto cattivi, soprattutto con le donne)!
Poi nel testo compare la parola “israeliani”… apriti cielo, non sia mai, non sia mai, ciak, ciak, ciak!!! Non sia mai detto chi “i leader israeliani sono molto chiari su ciò che si aspettano dai loro servitori palestinesi”. Ciak, ciak, qua ci chiamano antisemiti! Ciak! E via pure le parole del dirigente israeliano Sneh: "per emergere vittoriosi, le campagne militari e gli arresti non sono abbastanza” è chiaro che ci vuole la collaborazione attiva di alcuni palestinesi. Tolta la frase di Dahlan sul “coordinamento e la cooperazione di tutti” va tolto anche il pendant israeliano, le parole di Sneh.
Poi viene la frase su Oslo, e sul sottinteso “processo di pace”. Ciak anche questa. “Quattordici anni dopo Oslo, questo non ha molte probabilità di convincere gli scettici” . Vogliamo che i lettori si mettano in testa che Oslo è fallita, che il processo di pace è finito, morto, sotterrato, come dice Hamas? Non è permesso neanche di essere “scettici”. Israele non ha mai cessato di costruire insediamenti e ha tirato le “trattative” per le lunghe, ma essere scettici è un crimine. Bisogna credere che il “processo di pace” va avanti e che un giorno (quando?) si giungerà ai due agognati Stati e che forse, con un po’ di buona volontà supplementare dei palestinesi si potrà deportare gli arabi di Israele (1 4000 000) nello “stato palestinese” in modo che Israele rimanga etnicamente puro (Israele come stato ebraico). Nello “Stato palestinese” si risolverà pure la questione dei profughi. In tutto oltre 10 milioni di persone nei quattro bantustans con una superficie complessiva di 2400 Km2 (metà del Molise) senza acque e senza confini propri ma in cambio ci sarà un poderoso muro tutto intorno e ferro spinato a volontà.
Vogliamo che la gente si convinca della giustezza politica della lotta per un solo Stato democratico per ebrei e palestinesi? Non sia mai: Due popoli due Stati! E basta, sennò ciak, ciak, e poi ciak.
E le dichiarazione di Hamas “a favore del pluralismo”? E no, non si può! Quelli sono solo “integralisti” e “terroristi”, non possiamo far saper all’Occidente che si sono dichiarati a favore del pluralismo. Dunque di nuovo ciak! E non ricordiamo in giro che sono riusciti a far liberare Alan Johnston della BBC da un clan che a Gaza traeva profitto del disordine e dell’anarchia. E quindi riciak!
Se infine si deve mantenere l’immagine negativa di Hamas che Israele e gli USA hanno costruito a bella posta allora bisogna assolutamente fare ciak pure con la frase “Israele e i suoi alleati di Fatah continuano ad impegnarsi in diffusi atti di omicidio, tortura e sequestro diretti contro i membri di Hamas”. Israele poi non può essere accusato così brutalmente di atti di omicidio, tortura e sequestro! Vogliamo scherzare? Israele è una democrazia. L’unica democrazia del Medio Oriente.
La verità è pericolosa, soprattutto che “Hamas è impegnato in una lotta per la sopravvivenza” e non invece, come ci vogliono far credere, in una lotta per rovesciare Fatah (che ha perso le elezioni ed è stato gia democraticamente rovesciata) e allora ancora ciak. Ah scusate! Stavo dimenticando le allegre sforbiciate per togliere di mezzo i riferimenti alle fonti (Ha’aretz, Los Angeles Times)!
Ci diranno che è stato fatto per ragioni di spazio. Ma noi non ci crediamo. Senza i riferimenti autorevoli che vengono da giornali israeliani o filosemiti, le affermazioni di Ali Abunumah potrebbero anche sembrare campate in aria ed è probabilmente quello che vuole il Manifesto.
Vergogna! Non bastano tutte le censure a cui sono sottoposti i palestinesi? Ci voleva pure il Manifesto! È proprio vero che quando cominci a perdere l’aggancio originario, sai che ti sposti a destra ma non vedi fino a dove. Il viaggio continua.