BLOG MENU:


violante, 28 anni
spritzina di Waterloo
CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese
Sono single

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO





























HO VISTO



STO ASCOLTANDO

eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




(questo BLOG è stato visitato 18053 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]





sabato 27 febbraio 2010 - ore 15:07


KALASHNIKOV
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E vedo te.
io e te.
niente.conta.crolla.



LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



martedì 16 febbraio 2010 - ore 01:21


RUE JULES VERNE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho perso l’indirizzo dell’Hotel Tivoli e mi ritrovo a Rue Jules Verne senza sapere come.
Ti ricordi che l’avevamo cercata in ogni arrondissement? Ti ricordi che abbiamo vagato giorni con quella musica in testa sulle tracce del bar con il telefono a gettoni e una dentiera sul lavandino del bagno?
Questa volta ci ha trovato lei.
Sono svenuta sulle scale.
Poi una bambina ha continuato a tirarmi per la gonna finchè non ho aperto gli occhi e le ho sussurrato che avrei desiderato solo morire di cancro all’imene.
L’utero mi serve come spazio di disimpegno per tutti i miei fallimenti.
L’utero mi serve per scavarci dentro con un cucchiaio e capire cosa è marcio.
Cosa è andato a male. Anche questa volta.
Io che metto anche la marmellata in frigo. E vomito buoni propositi.
E resto un pomeriggio intero con la faccia più bella che trovo ad ascoltarti ripetere che qualcosa si è rotto.
Poi la domestica passa e lava via il sangue dalla vasca.
Tu in Rue Jules Verne ti scopi e vieni dentro ad una che non sai nemmeno come si chiama. E quando lo scopri è già tempo di attaccare una cicca alla ringhiera e morire.
Io continuo a svenire fra le lenzuola. E ad avere fame. E a sognare l’Hotel Tivoli, e quello con la telecamera mentre mia madre mi imbocca di comprensione.
Ti prego. Portalo con te, giù dal terzo piano tutto questo dolore.



LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK



sabato 13 febbraio 2010 - ore 23:54


DIMENTICA PER QUALCHE ISTANTE IL TELEGIORNALE.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è troppa gente in questa stanza.
Fabio De Min che fa conoscenza con mio padre.
Maria Schneider, zinne al vento e solo una cravatta al collo che continua a rotolare tra il letto e l’armadio.
I Prozac che danno consigli agli onanisti.
Ho una fascia bruciagrassi intorno alla vita ed un leggero malditesta.
E quando ti spiegano che bisogna sempre cadere di culo, non capisci perchè alla fine offri il fianco, faccia e quant’altro.

Non ero io quello con la telecamera.
Per tenerti con me.



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



sabato 13 febbraio 2010 - ore 00:36


SOLO NON SI VEDONO I DUE LEOCORNI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io odio il sesto senso dei bambini.
Odio i tuoi occhi spalancati e tu che mi piangi sopra. Odio continuare a cantarti sempre la stessa canzone e tenerti in braccio e non riuscire a calmarti. Odio le mie guance umide. E la testa incastrata tra le braccia. E svenire nell’androne di casa, la nausea sui passati prossimi, la sensazione di immutabile ritardo.
E quella cucina che mi fa pesare sulle spalle tutti i miei fallimenti.
Una foto di Giulia che fa le bolle di sapone. Anna che sorride con una maglietta verde, forse al mare. Odio gli scarabocchi di un vulcano al lato del tavolo. Il seggiolone rosso, il pigiama con le stelle, quel troione della Sirenetta che se faceva a meno di mettere il naso fuori dall’acqua---
Odio tutto.
E mentre allineate i vostri piedini e Sara sentenzia che a Lillo o come si chiama non piacciono le favole, io vi leggo le storie dell’Arca e mi chiedo perchè questa notte non arrivi un altro diluvio universale.
Firmerei un testamento biologico affinchè Noè mi lasci affogare.



LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



mercoledì 10 febbraio 2010 - ore 16:32


E IL RESTO è PIOGGIA CHE CI BAGNA...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cose che succedono, penso.
Domeniche al bar col cameriere direttamente da Beverly Hills 90210, e il torcicollo e tu che sai sempre dirmi la cosa giusta mentre mezze lacrime inacidiscono la panna della cioccolata.
Io che vorrei regalarti un bambino rimbalzante e mezzo mutuo pagato per vederti felice, e invece posso solo farti segnare una data sul calendario e prometterti che saremo abbastanza primitivi del futuro per affrontare tutto.
Come i pomeriggi di Italia che chiama Germania in videoconferenza con la Spagna dove Gè esaltata annuncia di aver trovato casa e io mi commuovo quando ti inventi un Palermo-Venezia perchè brucia ogni tanto lo strappo di non averti a quattro fermate da casa, i Royksopp a palla e il tè alla mela turca.
Cosa che succedono. Come le distanze che non si accorciano. O i jeans larghi. O le lune di miele che ci aspettano, e ancora non ci credo. Come le controfigure che sbucano quando, preso il coraggio a quattro mani, ti senti pronta per... e nulla.
Non è neppure una questione di solfeggio. Ma solo di tempi che capitano. Sbagliati.
E continuo ad avere fame, ma non mangio pesce.
Odio gli acquari.



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



domenica 7 febbraio 2010 - ore 11:39


I miss you I miss you I miss you I miss you I miss you I miss you so much
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non perdiamo le buone abitudini.
E’ venerdì pomeriggio e sono mesi che facciamo così. Tu sepolta sotto la neve e la sindrome da slittino, io che ancora arranco e non riesco a combinare nulla.
E così ti dico di continuare a parlare mentre metto a bollire l’acqua, e tu stai già armeggiando con la collezione di bustine di Ariane e ci ritroviamo una di fronte all’altra, la web cam che ogni tanto si incanta a berci queste tazze di tè infinite e a concordare date e luoghi.
Destino vuole che riceviamo proposte di matrimonio proprio nello stesso giorno, e sempre più convinte della rigidità della Bossi Fini, ci convinciamo che non è amore...
La notte non dormo. I Cure invadono la mia stanza e le mie paure si fanno crescere i capelli.
Sarà che l’emozione sempre più indefinibile, ho smesso di aspettarla, e tengo per cena i resti di Buster Keaton e mezza sonata di Mozart con ancora attaccata una mano di Somenzi, per sfidare l’inappetenza.
Il guaio è che io ho fame.



LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK



martedì 2 febbraio 2010 - ore 11:54


SURA XLIX
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il finto cuore e la voglia di presentarmi fuori dalla tua porta per rifare la cosa sbagliata.
E’ il pensiero che dà fastidio. Anche se è muto come un pesce e ritorna ogni volta che fuori piove.
Sogno un viaggio, lontano.
Sogno di quella sera.
La tua testa incastrata tra le mie braccia, come se per il mio corpo continuasse ad essere innaturale l’idea di un altro. Le tue mani incastrate in quell’abbraccio, che ci ha tenuti svegli fino a due ore dopo l’alba.
Ti ho ascoltato parlare di posti che non conosco. Delle mani di tua madre e di una casa che non vedi più da troppo tempo. Ti ho lasciato invadere i miei maremoti della dolcezza dei tuoi racconti di figlio, di ostaggio di un visto in scadenza e di un flirt con una ragazza con le mestruazioni.
Mentre il vino cominciava a scarseggiare e tu restavi a sentirla respirare.

Tu non stare in pensiero, è solo finto cuore.
Ed era solo gennaio.



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



venerdì 29 gennaio 2010 - ore 02:39


SOUL KITCHEN.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Incapace a metabolizzare.
Le finte partenze di domenica all’alba. Il vino dolce di Ivo e una festa tutta per me. L’ultima volta che ho giocato a biliardo. E che tutto girava. E chi mi chiedeva prove tangibili di non reggere l’alcool. Di non amare più. Di non desiderare.
Incapace a reggere.
I tuoi occhi su di me ogni volta che aprivo i miei. Salinger che muore e io non ho ancora capito che significa essere presi nel grano. Le tue lacrime così diverse dalle mie. I finti addii e quelli veri che non ci sono stati. Stare a letto tutta la mattina dopo che ho attraversato il tuo quartiere con meno diciassette gradi e la mia valigia e l’invicta e ho bestemmiato contro la Deutschebahn.
Incapace a dimenticare.
Che per una settimana ho dormito forse dieci minuti per notte. E che mi chiedevi se ero stanca. Frank che non arrivava più a prendermi e tu hai continuato a fumare per ore. Che da te c’è Kebab Connection perchè il kebab a colazione è indigesto. E tutte le parole sussurrate che hai fatto finire dentro le mie orecchie. E svegliarsi con qualcuno che dorme sulla tua schiena.
Incapace a raccontare.
Cha la Germania dal finestrino di un furgone della Dhl ha tutto un altro fascino, soprattutto se devi dirle addio. Soprattutto se tre matte dalle loro finestre a Ludwigstrasse agitano fazzoletti gridando ’C’è posta per te’.
Che a Bolzano bruciano gli occhi se pensi che è finita.
Che la mattina dopo ti svegli e non sai dove sei e chi si è rubato i tuoi alberi, o perchè c’è così tanto spazio nel tuo letto.
Incapace a capire. Che succede.
Ma totalmente cosciente che non può finire nulla che non sia già cominciato.
E che basta solo ripartire da me.



LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



giovedì 21 gennaio 2010 - ore 00:59


CARO MARCO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando più di un anno fa mi hai spedito quella busta gialla con dentro ritagli giornale, bustine di zucchero, volantini e quel biglietto che recitava ’aspetto un’emozione sempre più indefinibile’, ho pensato che fosse per me.
Balle. Ha sintomi strani la malattia dello sradicamento.
Ieri sera ci perdiamo nella nebbia e il tram 14 gira verso Angerbrucke solo per noi. Francesca ci viene a prendere con la fame nelle tasche e ci fa scoprire il vegano-nazi frei e lo Shaub e tutte le gallerie per cui ha fatto delle foto.
E’ un quartiere strano Plagwitz. Deserto. Poi segui una lampadina rossa, sali una rampa di scale e ti ritrovi in un appartamento occupato pieno di macchine da scrivere, una riserva protetta di esemplari maschi eterosessuali (guarda! un uomo che flirta con una donna... mi dici, come se fossimo allo zoo intente in uno studio di etologia), spettacoli di burattini, il ticchettio ininterrotto dei tasti, un cane che gironzola a suo agio in mezzo a tutta quella baraonda di frangette, capelli lunghi, bottiglie di birra.
Mi siedo ad una macchina da scrivere. Ripenso a mio nonno, quello in una foto in bianco e nero che non ha una voce, un odore, quello da cui hai ereditato la passione per le tue Olivetti, la stessa passione che mi hai fatto nascere tu, papà.
E allora lo scrivo.
Lo scrivo perchè per una notte non mi va di pensare alle persone che mi hanno tradita restando zitte mentre altri parlavano male di me, a quelle persone che io continuo a proteggere nonostante ogni vicessitudine, alle valigie mezze piene o mezze vuote, a questo tempo che mi scivola dalle mani e a quello che non avrò più al mio ritorno.
Lo scrivo e ti abbraccio.
Che non aspetto più un’emozione sempre più indefinibile.
Perchè. E’. Adesso.



LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



domenica 17 gennaio 2010 - ore 01:12


WOULD YOU BE MY AMERICAN BOY?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


In quella sala d’aspetto, dopo che l’infermiere emo ti fa strada verso l’ambulatorio, io respiro tutta la mia inadeguatezza.
Non sembra nemmeno un ospedale e mi chiedo cosa ci andrà a fare la nonnetta con i capelli viola che mi siede accanto dal ginecologo.
Mi hai chiamata al telefono e non so nemmeno perchè sono uscita dal lavoro prima, per starti accanto. Per non farti affrontare tutto da sola senza proferire parola su come la penso. Senza giudicarti.
Io che mi conosco e so che non sono capace di non formulare le mie sentenze in merito, resto ad aspettarti, e ti accompagno in farmacia, e mi invento un bicchiere d’acqua per buttare giù quella merda, e quando mi chiedi di rimanere a dormire da me, preparo le lenzuola pulite, compro biscotti e rubo il tè ai miei coinquilini.
Poi andiamo ad una festa e bevo cocacola per solidarietà con un brasiliano prova ad abbordarmi e Hakan che mi prende la mano per buttarci in una mischia sudata che si contorce su American Boy.
Sono le quattro quando rientriamo a casa e facciamo colazione per prenderci avanti dopo aver abbandonato l’idea malsana dello spaghetto alle acciughe.
E non so come, ma crolliamo sfinite nel mio letto fra le lenzuola piene di briciole ed io sogno di dire al qualcosa che non sappiamo nemmeno se c’era dentro la tua pancia, che ti voglio bene.



LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30


Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:


companera incazzosa siriasun feu follet daisychain paroxysm misia Rodo Norin apina Mirò Vitto sanguez biankaneve

BOOKMARKS





UTENTI ONLINE: