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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
mercoledì 12 gennaio 2011 - ore 14:46 .an.apple.bed. Come in una canzone di Mark Linkous, sono il cane che ha mangiato la tua torta di compleanno. E annusa una maglia verde uniposca, per pulirsi il muso. Ho così poche cose di te. Che non so nemmeno se tu sia davvero stato qui. Mai. Ma ogni mattina, le mura del parco ci custodiscono intatti. Siamo sempre a bere mojito in quel bar troppo piccolo. Siamo sempre seduti davanti al tribunale, a mangiare gelati e a sperare che l’Italia vinca i mondiali. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 11 gennaio 2011 - ore 22:23 puoi darmi via.puoi farmi a pezzi in un bicchiere. Lo stomaco si svuota, appene le riconosco. E’ solo una foto e un nome storpiato. Richiesta d’amicizia, si dice così. L’immagine non mostra la faccia, ma due moke tatuate sul petto. Sai di cosa parlo bambino ciccione. Giugno torna. Torna quella notte. Adesso, qui. Due minuti fa. Tornano le tue dita che mi imboccano. Le stelle, le altalene, i Ministri. L’alba. La tua testa sul grembo di una ragazzina. La donna con le moke è diventata madre.La sua pancia era strana. Le ho detto che avrebbe avuto un maschio. Invece ho fallito. Si chiama Aida la sua bambina. Te la ricordi quella notte? mi scrive. E non saprei da che parte cominciare, le lacrime che scivolano sul blu delle piastrelle del bagno, a dirle che il vero problema è non riuscire a dimenticare più quel sabato notte che poi è diventato domenica mattina, sotto casa mia. A nuotare l’uno nella bocca dell’altra. Arresi l’uno all’altra. Mio. Tua. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 11 gennaio 2011 - ore 00:26 Anne Sexton in pigiama. Macchiala con l’anice. Dove? Ale, fermati. Sotto ai vestiti ci sono solo i resti. Del cibo che era tanto. Ma nessuno è restatoa mangiare l’estrosa abbondanza. Il pasto nudo. Gli occhi nudi nel cesso di un bar. Basile canta, fuori dalla vasca piena di acqua bollente. Porto tutto dentro le mie incubatrici, come dici tu. Come gli adolescenti, con i loro primi amori, quando mamma e papà sono fuori di casa. Ma a rugiada è andata meglio. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK domenica 9 gennaio 2011 - ore 16:04 nessuno sospettava che sul ring pensassi al solito a te Riempio lo spazio fra le braccia di Albert. Non so nemmeno come. Paolo continua ad entrare ed uscire dal locale, con un maglione improponibile e gli occhi liquidi. Ma lui può. Ci sono tanti bambini. Elia e Zeno vogliono disegnare. La mia borsa e il mio rossetto diventano l’attrazione della festa. Finiamo a sporcarci il naso di rossetto e a fare alla guerra dei cuscini, sotto al quadro che somiglia tanto alla copertina dei Northpole. Sono tuoi? mi chiede qualcuno. I miei figli, già. No, vorrei rispondergli, sono i compagni di giochi delle mie innumerevoli maternità mancate. Non ho figli, io. Nemmeno radici. Nemmeno un posto. [Ma com’è che non ho un posto? si dice in Santo. E Federica mi fa fumare. Federica che è una goccia d’acqua con Irene.] Fumo e brancamenta, rubato a Dieghetto, restano nella gola, mi disconnettono con tutto quello che non è dolore, voglia, desiderio, i Cure, attrazione. Fumo, e Albert mi psicanalizza a suon di ’cosa bevi?’, e di abbracci forti, buoni. Abbracci da salvagente. Nel cesso del locale ti ho scritto. Non dovevo, lo so. Ma ormai non so più cosa devo o non devo. Non so più se oltre il quarantasette punto otto di stamattina, la mia anima rientri tra i pesi welter della disperazione o sia solo il fastidioso venditore di enciclopedie alla tua porta. ![]() [Sospesi, Chiara Franceschi] LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 7 gennaio 2011 - ore 17:33 L’oro di Klimt. Se l’è portato via lui. Provò quella particolare e strana dolcezza che è solo dell’abbandonato , o meglio di certi istanti che l’abbandonato prova: il sentirsi cioè ancora fidanzato per il resto della propria vita, ma fidanzato in assenza: Aelred era come incollato alla sua pelle. (p.v.t.) Succede di nuovo, stanotte. E negli spasmi mi torni in mente tu, san Tommaso che ascolta solo Battisti Panella, e infila le dita fra le costole in cerca del dolore da toccare. Sembri un quadro di Schiele, mi hai detto. E poi da qualche parte sono uscite le lacrime. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 4 gennaio 2011 - ore 22:30 pur.di.averti.accanto. Dove lo nascondi il tuo Hotel Roma? La pipa, il tabacco, i francobolli. Mi prometti che riceverò una cartolina. Carlo Levi, Eboli e Fabio. Intanto la spogliarellista, la seconda di sei, appanna gli occhiali di Leucò. Qualcuno dice che sono indifesa. Non passerò l’inverno se non mi scriverai. Se non mi aspetterai sotto la pioggia, io che sono il tuo amore ballerina. L’attrice dei fotoromanzi. La ragazza della porta che si chiude e si apre un portone. Ho sbagliato vita, tutta la vita. Ho sbagliato hotel. Pernotto al Tivoli. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 3 gennaio 2011 - ore 22:55 Anatomie de l’enfer. Gli ultimi giorni dell’anno finisci a Padova. C’è il sole e ti scrivo che è troppo punk. E avrei voglia di gesti antichi: te che leghi la bici, il cappuccino dai cinesi e l’Arcella. Gli ultimi giorni dell’anno ci sei sempre tu, che ti porta il cielo, in odor di Senna e della Parigi dove non volano mosche. E mi accompagni da Amedeo, a vedere le donne senza gli occhi e con il collo lungo come il mio. Non so come succede che siamo una di fronte all’altra e io non riesco a toccare cibo, e ti dico mangiaanchedelmio. E tu mi chiedi se è mai successo prima. Che qualcuno bombardasse così le mie città invisibili e scrivesse un per sempre sulla mia pelle. Telepatica ed empatica come una farfalla. E io sento che vicino a te sono a casa. Vicino a te, sarebbe più facile non spiegare ogni cosa. Ma poi i primi giorni dell’anno iniziano male. Iniziano con il corpo che si ribella. Iniziano con Malibu ed io e Angela che balliamo come sorelle, e finiscono sul pavimento di un bagno, a leccare piastrelle, sotto gli spasmi di un corpo che il primo del giorno dell’anno mi vuole male. Il vomito, che viene chissà da dove, e nemmeno per l’alcol e per il cibo che non ho mangiato, ma che ho rubato e nascosto dentro un tovagliolo, è diverso da quello autoindotto, quello che ti provochi con le dita, per liberarti dopo mangiato. Il vomito, lo stomaco che continua a vuotarsi, sono la vendetta di un corpo esausto, stanco, arrabbiato. Possiamo fare a meno di questo amore? mi dice. Possiamo fare a meno di farci sbattere un telefono in faccia e di pregare un uomo soltanto di incontrarlo, soltanto un momento, il primo giorno dell’anno, rincorrendo un treno, pagando un taxi, arrivando anche a Rieti? Possiamo fare a meno di prendere ordini da un fascista che decide tutto? Quando farti spogliare su un letto, quando darti dell’amica, quando invaderti, quando fare finta di avere gente a casa? Possiamo fare a meno di questo fascista che non ti vuole, ma ti vuole bene e ti vuole salva lavandosi le mani dell’inferno che ti ha costruito intorno? Sylvia scrive. Every woman adores a fascist. No. Continua a massacrarmi di conati per punirmi. Riempimi la bocca e i capelli e i vestiti di vomito. Fammi vergognare davanti ad uno specchio per la cera che ha, la barbie della festa... ma no, corpo mio. Io amo lui. Io amo lui. Il mio fascista. Il mio bambino ciccione. (Io amo lui. Ho gridato anche al primo della classe. E non c’è armistizio. E non c’è pace. E non c’è resa, se non la mia.) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 21 dicembre 2010 - ore 17:36 Saprei dirti a quanti passi stiamo. Ma la distanza è una ferita da slabbrare. Non ho più niente a dire. Non ho più niente da aspettare. I treni non tornano. I treni partono. Io me ne vado oggi. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 20 dicembre 2010 - ore 23:07 Nubi d’Isacco. E’ come essere allergici al mare, Albert. La vorresti tu una vita da minatore? Che poi le onde riesci a sentirle tanto dentro una conchiglia che nella pancia della terra. Le onde le porti nel sonno e ti lambiscono i fianchi. Ogni giorno guardo dentro quella finestra illuminata. Non ci ho mai guardato per inverni interi. Fino al giorno che mi hai vista passare e mi hai chiamato. Si parlava di affari sporchi. Magnum al cioccolato bianco e cartelloni. E anche se adesso lo so, che non lavori più lì, mi accoccolo al muro. Aspetto che mi chiami. Prolungo le mie notifiche dal giudice di pace, sperando che torni e mi porti via. E mi porti al mare. E mi parli come solo tu sai fare con me. E mi dici. Resta. Resta come puoi. Ma resta vicino a me. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 19 dicembre 2010 - ore 20:19 Conoscono un posto e lì io mi guarirò. Non prendere l’acme. Gira, rigira in testa. Non c’è un dopo no? Dopo il punto più alto. Resta un letto sfatto. Cinquanto gocce della mia sorellina. Svegliarsi soli. Svegliarsi nelle stanze dove è sempre buio. Caffè, o il vomito al mattino. Le dita che tremano e non suonano più. Dammi un posto. Fai posto a tutte queste parole che escono dai bordi. Che quando non le sai più ripetere, te le scrivi addosso. E se sul tuo corpo non si è mai combattuta una guerra, lo riempi di appunti e dichiarazioni d’intenti. Non prendere l’acme. Avrei dovuto dirtelo quella notte di maggio. Lascia stare le ragazzine che si svegliano di notte per bere dell’acqua dal rubinetto della cucina. Le ammalerai. Dovrai farle a pezzi, per farle smettere di piangere. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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