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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
sabato 2 agosto 2008 - ore 19:26 NOI SIAMO EGOCENTRICI COME I GATTI SCAPPATI DAI CONDOMINI Che vi avrei portato lontano era la premessa. Ma così lontano, no. I compleanni inaugurati dall’oca Caterina e Giulio Coniglio. Che lo sponsor finisce sempre ad essere la Ryanair, mentre ci litighiamo Praga ed Edimburgo davanti ad un gelato. (Le cameriere mentono, vostro onore. Il gelato al kiwi c’era. Chiamo a testimoniare il Nobel per l’ingegneria che falsifica tesine per la triennale, e il nuovo testimonial della Moleskine.) Che finiamo a votare la Repubblica Ceca senza astenuti o contrari, fino a quando a mezzanotte perdiamo scarpette di cristallo a parcheggiare contromano nei pressi dell’ospedale, e perdiamo il senno indicando biechi figuri in una Peogeot blu. E allora si corre verso casa, finestrini abbassati e i Coldplay, che imperversano, mentre qualcuno teorizza sull’ X e Y. Che se sono gli assi cartesiano manca lo zero. Ma il cerchio è l’origine? Ed io impazzisco di nuovo. Oggi che vi divertite a farmi venire l’ansia con i numeri primi. Oggi che come ieri i grafici mi inseguono, ed io compro moleskine a righe per seminarli. E poi a cercare mete a caso, tanto per scherzare. Io che verrò rimandata anche in geografia mentre ipotizzo Tampere vicino a Gijòn, e a quegli amori mai passati. Che passa così tanto tempo che nemmeno ce ne accorgiamo. Cassiamo Praga senza ritegno. Edimburgo la mettiamo in un angolo. Io che provo ad intenerirvi con moine da femminuccia, per Goteborg, ma niente. Si decide per quello, mentre la fata Turchina mi strizza l’occhio. Hanno usato le nostre teste come zucche per le carrozze delle Cenerentole. E se mi promettete che andiamo lì, ti porto anche ai musei, Phil, dentro agli hangar dello Zeppelin. LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK venerdì 1 agosto 2008 - ore 15:22 KISS KISS MOLLY’S LIPS Prendo in prestito identità come vestiti, e consiglio libri meglio di Lucarelli sul catalogo dell’Euroclub. Oggi ti ho guardata più da vicino. Mi sono sentita come il lupo travestito da nonna davanti a Cappuccetto Rosso: tu,neppure per un momento indifesa. Mi sono aperta la pancia da sola, che il Cacciatore è rimasto imbottigliato in tangenziale e muore di stenti tra pacchetti di tuc finiti ed acqua minerale sgasata. Mi sono aperta la pancia senza neppure averti mangiata. Ne avevo voglia. Si usa così. Appena dopo che il telefono era squillato. Appena dopo aver cantato Tricarico sottovoce. Lo so, cosa manca, e non è nemmeno quello che penserebbe adesso Antisexy. Che Cappuccetto mi prestasse il suo cesto da portare alla nonna. Perdermi nel bosco. Baciare Hansel. Usare il napalm con Gretel. Farmi una birra con la Strega della casetta di marzapane. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK mercoledì 30 luglio 2008 - ore 20:32 TULIPANS ARE TOO EXCITABLE La scomparsa del Festivalbar. Non so se riuscirò a sopravvivere. E passare intere giornate a letto, a parlare con le lenzuola ed il compagno Berlinguer, ad ascoltare Vasco vaneggiando, senza gli arachidi che mi avevi promesso, con il marcio in bocca dei commenti poco graditi. Ciondolare per casa. Lazzurro delle vene. Mastro Lindo a farti la corte davanti allo specchio del bagno, mentre constati le nuove conquiste dellacne iuvenilis e della ritenzione idrica. Ho voglia di farmi bionda. È un problema. E non tanto per la ricrescita. Ho voglia che il telefono suoni e di lasciarlo suonare. Tu che mi dici che ti senti troppo anni sessanta oggi. Io che leggo Sylvia Plath. Forse aveva solo freddo. Vado a mettere la testa dentro al forno. Chiamatemi quando è pronto. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK martedì 29 luglio 2008 - ore 20:10 BROKEN FLOWERS La spalla fracassata. Svenire dal dolore, in bagno, stanotte. Che io non lo sopporto il dolore fisico, ed il mio corpo lo sa. Che le dipendenze sono il mio forte, ed il mio corpo lo sa. Eppure si rompe. Eppure mi costringe, vostro onore, a recitare i foglietti illustrativi e le posologie a memoria. Che se va tutto a monte giuro che... Tu che mi cerchi oggi. Chiedi cosa significhi che ho i ricordi chiusi in te. Dici che i Bluvertigo non te li ricordi. Ti prendi il centro della mia vita, ti prendi i pochi momenti decenti mentre il Voltaren mi anestetizza. Mi parli di quella che sta con te. Mi parli di quella stanza, le lenzuola con i koala. Penso a tutti gli uomini che mi hanno ceduto il loro letto mentre ti inseguivo per lEuropa. (Che io li odio certi gesti. Come quando luomo paga al posto mio.) Penso a quanto sia assurdo, mentre allimprovviso nel bel mezzo delle mie domande dici che ti sta chiamando un cliente e sparisci. (Che io non ho mai avuto paura della verità, te lo dicevo anche allora.) Domani, lo sogno quasi senzocchi. Gli spaventapasseri a farla finita nei cessi degli autogrill. LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK lunedì 28 luglio 2008 - ore 16:51 BASTONATURA PUNITIVA Se ha secado el rìo que me llevò a tì. Oggi può accadere anche questo. Sprofondare in treno ad ascoltare Pau, tracciando con un dito sul finestrino le linee dei campi in lontananza. Assistere a come le questioni relative al rapporto tra divorzio e nullità canonica facciano perdere la testa alla ragazza in lista prima di te, allesame. (Un “buongiorno” nervoso, quello rivoltomi dal professore.) Aspettare le cinque per sentirsi meglio. Lora del te. Lora del me. Benedire la Cameo e le sue torte. E suor Nausicaa. Che avevo troppo trucco addosso, diceva lo specchio delluniversità. Me he perdido en el camino que contigo aprendì. ...y ya no brilla la luz que me llevò a tu vera. Che ero più bella quando stavo con te, mi dicevi sempre. Lo dicevano anche i Baustelle. Però. ...che cosa vuol dire però? Tuve tanto frìo estando a tu lado. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 26 luglio 2008 - ore 19:05 ESILIO E NUVOLE Vinicio mi invade la stanza. Tolgo i vestiti dalla sedia, gli faccio posto. Oggi le parole in saldo di paroxism mi fanno bene, anche se fuori non è ovatta e passi svelti di portuali. Oggi c’era un vestito blu in vetrina. E gli specchi non dicevano nè supponevano dove fossi. Mi mordo una guancia come Laura da Rimini, se penso che suonava a Venezia ed io non c’ero. Che Giulia ieri mi ha detto in un orecchio che mamma e papà erano andati a vederlo. Che si chiamava concerto, dov’erano andati. Con-cer-to, sìa. Io che cerco ancora la libreria e la donna china sul giornale, mentre la città non resta a mezza strada indecisa sul da fare. Io che mi chiedo ancora quando verrà il tempo per dirtele queste parole seppellite. Chiudo la finestra per non sentire nient’altro. Niente gitanes arrotolata. Soltanto Amburgo. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK giovedì 24 luglio 2008 - ore 11:46 L’AMORE AI TEMPI DI VASCO BRONDI. CHE SE TI AMO C’è UN PERCHè. Hai scritto sulla sabbia che mi pensi raramente. Su una spiaggia africana sproporzionata alla bic nera che ti eri portata dietro. E i bambini che cuocevano dei pesci piccolissimi sulla riva, secondo le statistiche sulle prospettive di vita ora dovrebbero essere diventati fiumi oppure terre un po’ meno aride oppure oceani. Quando gli ecomostri calabresi non sono riusciti a spaventarci anzi erano accoglienti per i tossici e per la nostra sottospecie di amore. E si zittirono le chitarre in tutte le spiagge del Montenegro, arrivavano da Bari i traghetti a basso costo. e inciampavamo sulla sabbia finta per le tequila a un euro. Ci cadono in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l’estate di tre anni fa. Raccogliendo con il metaldetector i desideri, sulle spiagge dei lidi ferraresi. E le macchine degli ex-operai della fiat, in coda per andare in Liguria al mare, aprivano un buco nell’ozono. Su quella strada costruita apposta per loro. Quando negli anni sessanta si sono inventati le spiagge con dei decreti. e i tedeschi sul lago di Garda sono stati i primi a fare il bagno, quelli del posto ci andavano solo a pescare, a lavare i cani e i vestiti. C’erano camion in giro che trasportavano quintali di sabbia e li depositavano sulle paludi facendo finta di niente. Quintali di sabbia che ti entrerà nelle scarpe. Quando ci siamo annegati per riuscire a non vederci più. Quando anche le stelle sono state trasportate coi tir e appiccicate al cielo col timer per farle cadere con le granate di san Lorenzo. Precipitare sulle nostre due settimane lorde di vacanze. Quando strattonavamo il mare dove andavamo a farci male. Quando gli attori e i calciatori si compreranno tutte le isole del mediterraneo e del pacifico. Quando ti ho portata al mare d’inverno e sembrava di essere sulla luna ma mancava la bandiera americana. Buonanotte fiorellino e l’anello non resterà per molto sulla spiaggia, sarà stato venduto al negozio dell’oro usato. L’altamarea ci porterà via, credimi. Quando pensavo di riuscire ad intravedere la Jugoslavia sull’altra riva, e invece non si vedeva, e invece non c’era già più. Tu che hai fissato i soli, camminato sulle conchiglie sui chiodi e sui preservativi usati. Arrivavano a riva delle bottigliette con dentro arrotolati dei fogli di carta che credevi fossero delle poesie ma erano delle multe e delle bollette da pagare. E sei diventata pallida. C’era un vento incredibile quella sera, ci siamo portati lo stereo a pile in spiaggia perché la scoperta del punk è ingestibile in una stanza. Ho chiuso ermeticamente il vento in un sacchetto di plastica e te l’ho regalato. e se gli alberghi appena costruiti coprono il tramonto tu non preoccuparti. Siamo rimasti incastrati nella malta delle nostre spiagge improvvisate sull’argine del Po, con la corrente forte e l’acqua limpida che a noi sembrava proprio pulitissima. E abbiamo fatto il bagno vestiti, ubriachi fradici a quindici anni, gridando a squarciagola canzoni che sapevamo a memoria solo noi due. Inni nazionali per pochissimi. E abbiamo vomitato in sincrono nel mare adriatico. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono neanche più di ritornare. E durante i temporali stavamo in mezzo alla spiaggia, arrampicandoci l’uno sull’altro sperando che un fulmine illuminasse qualcuno di noi. Invece ci ha solo divisi. ci hanno divisi tutti. E le canzoni non servono a niente. i gabbiani s’inseguono e bevono dalle nuvole per non far piovere ma poi piove lo stesso. La spiaggia di Ostia, l’uccisione dei poeti e dei magistrati. Caro diario questo è il monumento in ricordo di Pier Paolo Pasolini e un pianoforte sotto, che toglie le parole. Fuori dalle discoteche ti cercano il fumo addosso. E passa qualcuno a raccogliere le siringhe sulla spiaggia con speciali attrezzature, sui tre metri di spiaggia libera in cui ci siamo trasferiti da tre anni. Distribuendo giudizi universali sui turisti sulle riviste coi pettegolezzi sui discorsi da bar sulla realtà. Sulle vite virtuali dei nostri coetanei. Il cortocircuito tra i turisti e i naufraghi sulla stessa spiaggia a Lampedusa. i cadaveri verso ovest, la respirazione artificiale dei finanzieri e i carabinieri e gli aiuti umanitari distribuiti con le mitragliatrici e i medicinali scaduti. E cazzo si è insabbiata la macchina, facciamo il bagno nudi per festeggiare una notte di sbattimenti. in una spiaggia stupenda. ma era proprietà privata. E la mafia e la mafia e la mafia. Le giornate che si accorciano. Milano marittima e i mutui per gli happy hour. E in India i bagni sacri nel fiume lasciano addosso l’odore di benzina. E non ho mai avuto il coraggio di suonarti niente, figurati. Lasciaci tornare ai nostri temporali, Genova ha i giorni tutti uguali. I falò si spengono uno dopo l’altro dopo l’altro. Ci siamo nascosti per scopare male tra i fazzoletti di carta e le resine dei pini, e siamo tornati che gli altri erano già andati via. D’altronde era mattina inoltrata. C’era un pesce morto sulla riva e mi ha fatto ridere una cosa che hai detto inerente alla nostra colazione. Una riga nera lunga venti chilometri coincideva con la fine del nostro mare. del mare che avevamo a disposizione. Le colonne d’Ercole scomparse dalle cartine geografiche sono rimaste alte nelle nostre teste, per delimitare le nostre aspirazioni e arginare le nostre delusioni. La realizzazione del nostro potenziale vitale, come lo chiamava Mao sparando a vista nelle campagne cinesi alle donne che si tagliavano i capelli. Avevo perso le scarpe cinque o sei ore prima, eravamo brutti come nelle fototessere e il mare era troppo salato da affrontare e noi troppo graffiati. Poi cominciarono ad arrivare i bagnanti mattinieri del quindici agosto. E siamo scappati e non siamo tornati più. V.B. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK giovedì 24 luglio 2008 - ore 00:07 FORME PASSIVE Lo straordinario che latita. Mi innamoro di nemmeno troppo loschi figuri, che vengono intervistati al tiggì della sera su raiuno e che mi spiegano i numeri primi. È allora che mi chiedo su quale treno viaggi il numero uno. Che a dividersi solo per se stessi, i giorni hanno spigoli e soffitti bassi. Porte, scalini, pareti di cartongesso costruite per dare ordine ai sentimenti da vivere solo a determinate ore del giorno. Come i portapillole. Oggi non è successo niente. Meglio così. L’uno mi dividerebbe in due. (Che poi a pensarci, tutti i numeri divisi uno, danno se stessi.) (E se poi mi divido per me stesso, il risultato è uno. Al solito... non ho capito nulla.) Perplessità da sussidiario delle elementari. Vado a ripassare peso netto, lordo e tara. Che poi...perchè dovrei dividermi? Da domani sera, cambio canale. Si vive meglio. Senza contare. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 22 luglio 2008 - ore 19:01 PER CHI SUONA LA CAMPANA? Stanchezze accumulate. Ho voglia di tante cose. Delle girelle gommose alla liquirizia, una boccia di vetro per i pesci rossi che non ho comprato, di un pomeriggio di sole su quella collina. A volte penso a Cristoph. Penso a quell’estate difficile a casa. Penso al milanese con cui ci sentivamo da mesi, e a come ha insistito perchè partissi con i suoi amici per andarcene in Francia, salvo poi non rivolgermi più la parola, passata la frontiera, perchè, cito, da noi a Milano si usa fare così. Ricordo quei giorni folli. Il telefono morto. Le padovane conosciute in coda per il cibo. Scroccare viaggi di ritorno ai vicentini. Farsi invitare ai matrimoni di quelli di Seveso. Fare mattina, su quella collina o all’Ojak a mangiare gouffres al cioccolato. E poi Christoph. I suoi capelli biondi come l’oro del grano. Come un piccolo principe nel tempo delle mele. Christoph che era figlio di un pastore protestante e tutti i perchè avevano risposta nella Bibbia, anche il montaggio di una cassettiera dell’Ikea. Chistoph che più lo guardi e più ti sembra la fotocopia tedesca di Ken e tu che passi quei giorni a elaborare il trauma infantile di non essere mai stata come una Barbie. Christoph che c’erano quattromila persone, eppure ci si rincontrava sempre e si andava alla sorgente, o a fare merenda alle cinque, a suonare i bonghi. Ed Emanuela ed Emanuele, promessi sposi, a ghignare che... Ricordo l’ultima sera. Siamo rimasti fuori fino a tardi. Mi hai portato nel punto dell’entrata laterale poco più in là dove Roger è morto. Eravamo distesi a parlare. E al solito quel maledetto arancione, che a pensarci bene adesso, mi ha sempre portato una gran rogna. Ci siamo presi la forma delle mani su un foglio. Ancora oggi lo tengo e non lo capisco. Cruccherie romantiche? È stato allora che mi hai guardato negli occhi, mi hai preso la mano e mi hai detto che avevi da dirmi una cosa importante. (Le sentite anche voi le campane, quando succede?) Che dovevi dirmelo perchè quei giorni per te erano stati importanti. (Che Barbie Superstar in quel momento non aveva nemmeno più il fegato e si era appena inserita nella lista trapianti.) Io, sguardo sognante in stile Fantaghirò, batticuore e tremore alla mano. Momento catartico. Voglio consacrarmi a Dio. Apnea di delusione ma successivo sospiro di sollievo. (E che problema c’è? Che è un vizio di famiglia a quanto pare... ma per fortuna che il pastore protestante può prendere moglie.) No, non hai capito...voglio entrare in monastero. Encefalogramma piatto. E solo per quella notte, Barbie Superstar non mi ha fatto pesare che sulla sua gonna c’erano più stelle di quelle appese nel cielo che sbirciavo dalla mia tenda, pensando che lestate successiva sarebbe stato più opportuno prenotare a Jesolo. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK lunedì 21 luglio 2008 - ore 14:48 THE ONLY ONE I LOVE, SHE WAS A SUPERSTAR I racconti da Stoccolma nel nostro cinema di riduzioni per studenti. Tu che alla cassa porti con disinvoltura meno di ventisei anni, che non hai più, ed il libretto universitario per fingere di essere un fuoricorso estroso. Che la sala era vuota come in un sogno che non faccio più da molto tempo. Poi le nonne dietro di noi, che si sono sedute a raccontarsi del corso di nuoto al lunedì mattina, della sagra dellanatra a Morgano, del tailleur che non si intona con la maglia rossa. Non cera Stoccolma, in quel film. Non cera nemmeno quella denuncia politica di come in realtà non sia una città così tollerante. Non cera niente di quello che ho letto. E mi ha fatto piacere. E mi sono tranquillizzata mentre mi ingozzavo di arachidi ed aranciata. Nessuno ce la porterà via. Lo sai. Che se mai tornassi, correrei a Maria Torget a sbirciare che fine hanno poi fatto i fiori che abbiamo piantato, a salire sullalce dei bambini, a bere il succo di mela frizzante, a Landholmen con la vecchia bici di Sebastian che continuerà a passare i suoi week end a cercare il colore giusto per le piastrelle della cucina, mentre i gatti si suicidano in soggiorno, se esistono conigli rossi che fanno luce. Che se mai tornassi, forse riuscirei ad essere di nuovo felice, impararei a fare il bryg caffè, ascolterei Asha Ali ed i Broder Daniel nella pausa pranzo, finirei con Anna a sollevare le sorti di donne e bambini disagiati, frequenterei il nostro bar a SoFo e la cameriera con i capelli blu. Che se mai tornassi, forse lo sentirei ancora come in quei giorni, forte, palese, intenso. Che è lì. Il mio posto. 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