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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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mercoledì 4 giugno 2008 - ore 22:12


COME LA DIFFERENZA TRA ANDARE E VENIRE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tutta la pioggia che ci è caduta addosso.
Faceva male come se si fossero sciolti i primi mille articoli del codice civile, preleggi comprese, e ci piombassero sopra la testa, comma per comma, parola per parola.
Il coma.
Che non si è mai stabilito se capire Battiato rientrasse tra i diritti fondamentali, o ci fossero cause di giustificazione esimenti, quando di notte blateravi stringendomi, qualcosa sullo sperare nel ritorno dell’era del cinghiale bianco.
Patetico, aver aspettato. Non la glaciazione, non il disgelo.
Patetico averti aspettato, e non averlo mai capito. Battiato.
Ed è triste sapere adesso di avere ancora qualcosa in comune, come un passato, delle conoscenze che ci contendiamo manco fossero casa e figli in una causa di separazione, degli imbarazzi da tempo delle mele.
E continuo ad aspettare di vedere, vestiti tutti uguali, gli studenti di Damasco.
Continuo ad aspettarlo. Il tuo cadavere da chiudere in una valigia. Non il ritorno dell’era del cinghiale bianco.



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martedì 3 giugno 2008 - ore 16:00


BUT THE CHILDREN ARE BETTER FOR IT THE COW MILK’S CREAM AN INCH THICK
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(Nel mentre lei. un’affituaria fin troppo discreta. sopravvissuta alla precarietà di questa vita dalle pareti sottili e a un week-end post moderno. a Ricaldone, le dissi. a Ricaldone devi andare. qui non c’è. Tenco. no, non c’è. ma dubito che abbiano chiesto il suo parere.)

Ho trovato scritto.
Lei ha scritto.
Lei che è sempre così bella. O almeno lo era in quei giorni. Pareva quasi fosse l’umidità del boulevard a renderla così sottile, gli occhi grandi, le sue scarpe rosse allineate all’ingresso. Quell’accento buffo, il fondotinta dimenticato sul lavandino.
La paura mi faceva muovere come un animale marino silenzioso in quell’appartamento.
La paura mi rendeva un bambino che guarda senza poter toccare... i suoi libri ordinati, i suoi gesti distratti, la mattina che inavvertitamente mi sono ritrovata a spiarla nel dormiveglia (quella maglia gialla, il the bevuto in fretta prima di uscire), quel suo essere femmina che mai mi riesce così bene, che sempre mi sta stretto, che mi dichiara guerra ogni volta che ci provo.
Difficile dirti che a volte è stato disagio, per il francese e la tua frangia sempre perfetta, per quel sentirmi senza un compito, per il vostro mondo, per quello spettacolo in bianco e nero che inscenavate ogni giorno...
Paolo e la sua macchina fotografica, i picnic alcolici, i riccioli biondi di Nanà, speranze una in fila all’altro messe ad asciugare come panni stesi ad un balcone.
E ho paura anche adesso. Per quando leggerai di come mi sono sentita senza occhi, io che assomiglio così poco alla Jeanne di Modigliani.
Perchè, come con Rodo, il modo giusto per cominciare a capirti era lasciarti biglietti in giro per casa, il frammento di un verso di Sylvia Plath, tristezza e afasia barattate con una tisana, la prima sera.
The tulips are too excitable, it is winter here.
“I bisturi crescono con i papaveri se li vedi veramente rossi”, replicò il marito.



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lunedì 2 giugno 2008 - ore 23:44


CON ME NON DEVI ESSERE NIENTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La parola “Parigi” è stata nominata solo due volte questa sera.
L’abbiamo evitata fin da quando sei passato a prendermi sotto casa.
Ti è sfuggita su una panchina, e lì l’hai dimenticata.
Strano è stato trovarmi a raccontare a Companera di quella sera di vino e facce sconosciute, in quell’appartamento in cui ogni gesto, ogni rossore in volto, ogni parola pronunciata non trovava posto. E solo gli Strokes in sottofondo sembravano giustificare o rendere credibile la mia presenza in quella situazione.
Strano perchè avrei voluto farlo con te. E invece è toccato a lei che a poco a poco mi legge dentro in quel brail difficile, senza tatto, senza sensi... pura coincidenza, parola ed emozione.
Strano perchè questo era sempre stato il nostro compito...profondo perchè in superficie i puntini sarebbero sembrati la smerigliatura di un bicchiere, o la testa dei chiodini con cui da piccola mi piaceva giocare.
Strano perchè anche questa sera siamo finiti a cercarci come due ciechi, senza nemmeno farci a pezzi e la pioggia sapeva di sale.
Lascia che ti dica ancora, quanto non ci sia nella mia vita niente di più forte.
(...e ho sorriso a vedere la quattordicenne capelli rosa-biondi, scavalcare la recinzione della chiesa vecchia, come tu tante volte mi hai proposto di fare).
Lascia che stanotte ti scivoli addosso come una carezza.
Come il grigio e la pioggia di quel nostro 18 ottobre.
Come la consapevolezza che staremo di nuovo bene. Ad ogni modo, in qualche modo...insieme.



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lunedì 2 giugno 2008 - ore 10:48


JE NE T’AIME PLUS, MON AMOUR
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le luci mancate solo di qualche giorno a Parigi, e dormire su divani affittati a casa di compagni di scuola di Vasco.
Destino che non si raccapezza.
Felicità persa con l’ultima metropolitana dopo mezzanotte, e la crudele sensazione di non avere un posto.
Che non ci sia posto lì, per me.
Che divoro le notti sulla Senna come film di Godard.
Che mi nascondo dalle mie paure sotto le gonne di Monna Lisa al Louvre.
Che non ho parole per il disagio provato così poco bohemien, di questi giorni sigillati, sottovuoto, prodotti e consumati in atmosfere protette.
E gli occhi di Nico.
E quella ferita. Tu sai quale.
Io non so spiegare.
La difficoltà di abitare gli altri.
Fare i conti con pittori rinnovati e neocatecumenali, diplomatici in erba ed in odor di rivoluzione.
La difficoltà di non avere nulla da dire in merito.
Respirare la Senna e morire tra un sorso di pastisse e la buona volontà a colazione.
L’assenzio.
Rubare il sonno per darlo ai ciechi.
Sopravvivere di sfiducia e d’acne e delle valigie di Tondelli nei corridoi.
Morire ancora per scelte obbligate, per quello che può vaneggiare un pittore ubriaco. Per le verità che mi tengono sobria.
...
E mi manca solo quel letto. Una finestra sul soffitto che rimanda cielo fatto a pezzi dall’ombra delle scale. Il posto più sicuro dove restare a Parigi.
Per non morire.



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mercoledì 28 maggio 2008 - ore 17:18


BISOGNA STUDIARE BAUDELAIRE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ultime ore.
Sonno rancido che si appiccica agli occhi.
Lo scaccio con un dito e lo posticipo a quando non ci sarà terra sotto i piedi e da sola in quell’aereo giallo e blu non resterà che girarsi i pollici.
Ho paura di scordare a casa un pensiero.
La moleskine nera nella borsa.
I sensi di colpa stampati sulla carta d’imbarco.
Anche se non c’è un perchè a questo andarsene altrove.
Almeno non un perchè con un nome di uomo.
C’è solo Morgan che canta Jeff Buckley.
E la cerniera che si incastra se penso alla lontananza di questi giorni.
E tu non capisci.
Rispiegami gli aggettivi ed i pronomi possessivi, Companera.
Vasco Brondi farà il resto.
Adieu.



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martedì 27 maggio 2008 - ore 00:56


LUEGO ME VOY PARA SIEMPRE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Penetro la notte con i miei passi verso casa.
Il film era francese.
Il film raccontava di otto personaggi ciascuno incastrato in una ragnatela di sentimenti stantii, paura per il vuoto, disagio per il tempo che muta la forma dei corpi e la consistenza delle emozioni.
E ciascuno muoveva passi timidi collidendo inesorabilmente con la precarietà delle situazioni altrui.
(Un circo di equilibristi in bilico su una fune e sotto la Senna e Parigi coperta di neve.)
La sala era quasi deserta. E c’eravamo io ed il mio malumore.
(Ho scritto.
Il giorno che sei andato via, senza sbattere la porta.
Solo quiero decirte adiòs, pensavo.
Sui titoli di coda di un film francese.)

Strano dirti oggi che vado a Parigi a cercare Nico.
Strano dirtelo senza nessuna emozione.



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lunedì 26 maggio 2008 - ore 14:38


AVVISO A CHI VUOL FARE BISBOCCIA...O A CHI NE FA LE VECI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Discussioni trite e ritrite.
Qualcuno che ti da della “capra”. A me, capite?
Io che mi sciacquo la bocca prima di nominare invano il nome altrui.
Io che su Spritz faccio male quanto una mosca al Polo Nord, per le attenzioni che non chiedo e la gioia che non do.
Io che mi sono rotta di chi si intrufola, chiede il diritto di parlare e poi non sa stare al gioco, mi fa sudare per quanto ha imparato bene le battute (io che ho la memoria traviata da un calcio in testa e quindici giorni di ospedale e un braccio mezzo andato...e dopo non state a chiedermi perchè non sopporto Allevi...la natura è ingiusta. A volte meno del destino).
E’ accaduto oggi, che il fastidio sia traboccato.
Io che sempre chiedo il permesso prima di entrare, anche in una parte.
Io che insegno ai bambini la buona educazione.
È traboccato per uno con un nick anche accattivante.
È traboccato perchè quando uno mi chiede “Forte!E’ da tanto che sei così?” è normale strapparsi i capelli e rispondere attingendo all’ultima vena di ironia che ti è rimasta, con qualcosa come “No, ho dovuto fare un’operazione”.
Come si colleghi il resto con le capre...è un mistero di maschile risentimento.
Volevo solo raccomandare al pubblico non pagante di astenersi dal perdere tempo con me.
Che non bevo lo spritz. Che non ho msn. Che la foto sul profilo non c’è, e non è come le guaine da televendita per quarantenni appesantite, che c’è ma non si vede.
E comunque.
Io, sarò pure ipoteticamente capra.
(Bocca Sciacquata.)
Tu, ente che fa domande insulse.
(Cuffia blu in testa.)
Ma come parla?? le parole sono importanti!!!!!!!



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sabato 24 maggio 2008 - ore 17:46


MA POSSO ANCORA FINGERE DI AVERE DUE POSTI PRENOTATI AL MIO DOLORE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Paranoie sulla porosità dei biscotti inzuppati nel latte o sulla consistenza dei vestiti da nascondere nella valigia.
Io che sono intollerante al latte.
Io che metto solo cotone e il dubbio si sposta su altri profili problematici.
Maniche lunghe o corte.
Essere o avere.
Giudicare è sentire.
Lui la amava non per quello che aveva, ma per quello che era: ricca.
Tutti in fila si approvvigionano alla fonte delle mie instabilità.
Ero più bella quando stavo nella strada sbagliata con le cattive compagnie. Come un madonna di jeans strappati e nero sotto gli occhi. E Giulio Casale con la solo estetica funzionale di apparire con me nelle foto, o a cantare a caso parole a cui solo il tuo intimo era legittimato a dare un senso.
Pensavo a questo stamattina, mentre mi lavavo i denti.
(Credevo a cose orribili e feroci.)
(Ora ho mollato tutto ai tuoi occhi.)
Mi manchi M.
Mi manca quella che non sarai mai più.



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giovedì 22 maggio 2008 - ore 14:52


JE T’AIME. MOI NON PLUS.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sono pronta per andarmene di nuovo.
E non è ipocrisia. Anche se non ho mai saputo dire la verità.
La stanza in sobbuglio. Io che controllo dove hanno seppellito Tenco.
In Italia??
Vorrà dire che allora andrò a trovare Gainsbourg.
Un certo Julio Cortazàr a prepararmi le valigie.
Non sarà mai come...
Lo sai, come.
Forse è per quello che abbiamo smesso.
Di usare verbi coniugati al futuro.
E che abbiamo imparato.
Ad usare parole.
Come.
Insostituibile.
L’amour physique est sans issue



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martedì 20 maggio 2008 - ore 16:00


E UN BEL GIORNO DIRE BASTA E ANDARE VIA...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una certa leggerezza, nell’ultimo viaggio in treno.
Le persone che perdono importanza quando si ha qualcosa a cui pensare.
I loro occhi, la contrazione delle loro labbra, le ombre di mascara sporco sotto gli occhi dopo le 2 del pomeriggio..quando si ha qualcosa a cui pensare.
Quando non è nemmeno pensiero.
Pura stanchezza di guardare avanti.
Puro senso di straniamento per verità che non hanno ancora i piedi ben piantati a terra.
Violante Placido a cantare di nuvole di spinaci per gentile concessione di Bugo.
Daisychain, forse mi avrà anche riconosciuto...
La sensazione concreta di avere una possibilità.
Andare a riprendere il mio cuore.
A quel SevenEleven.
...
Lasciate che sia io la prima, a dare la notizia a Greta Garbo.



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